LA STORIA SURREALE DELLA FAMIGLIA NEL BOSCO SPIEGA PERFETTAMENTE COSA SIA IL GOVERNO MELONI
TRE ANNI FA MELONI VOLEVA IL CARCERE PER CHI NON MANDA I FIGLI A SCUOLA, OGGI DIFENDE UNA MADRE CHE NON VUOLE CHE I FIGLI SIANO ISTRUITI E ABBIANO RAPPORTI CON I COETANEI… STUMENTALIZZAZIONE DELLA CRONACA PER CARPIRE IL VOTO AI FUORI DI TESTA
Facciamo tre passi indietro. È novembre del 2023. A Caivano, in provincia di Napoli, una banda
di minorenni violenta due bambine di 10 e 12 anni. Il governo Meloni, sull’onda emotiva di quel fatto di cronaca sforna un decreto legge – il “Decreto Caivano” – per l’appunto, per contrastare la criminalità giovanile e l’abbandono scolastico.
In quel decreto il governo introduce un nuovo reato, quello di“inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori”. Se fino a quel momento i genitori che non mandavano i figli a scuola rischiavano al massimo una multa, ora per loro si aprono le porte del carcere.
Adesso facciamo tre passi avanti.
C’è una donna australiana residente in Italia, Catherine Birmingham che ha tre figli e che decide – mettendolo nero su bianco sul suo sito internet – che non debbano avere alcuna istruzione se non quella guidata dai soli interessi del minore e che il legame dei suoi figli coi coetanei porterebbe loro a depressione ansia stress e suicidio. Per questo, assieme al marito, l’inglese Nathan Trevallion, isola i tre bambini in una casa nel bosco senza acqua, luce e servizi igienici; rifiutando ogni controllo medico, evitando ogni contatto dei bambini con i loro coetanei, tanto che i bambini non sapevano né leggere, né scrivere e a malapena conoscevano la lingua italiana.
Cosa vi aspettereste, a questo punto, dal governo del decreto Caivano?
Rispondo io per voi: che la madre finisca in carcere. E i figli in una casa famiglia.
E invece no. Perché la vicenda, già diventata un caso mediatico, viene gestita dal tribunale dei minori, mettendo madre e figli assieme in una casa famiglia, dove ai bambini sia concessa un’istruzione e magari, qualche forma di rapporto coi loro pari età. Oltre, ovviamente, a garantire loro le minimali condizioni di igiene che non mettano a rischio la loro salute.
Poi succede che educatori e assistenti sociali si accorgano che la madre, che del rifiuto dell’istruzione ai figli ha fatto la sua ideologia, saboti apertamente questo tentativo, in ragione dell’influenza che ha sui figli. A quel punto, come accade in altri casi, viene disposto l’allontanamento della madre dai figli, e i bambini vengono trasferiti in un’altra struttura.
È un trauma per i bambini? Sì.
È un provvedimento che rappresenta l’ultima spiaggia? Sì.
Ma è tutto perfettamente coerente con il nostro ordinamento. E se non lo è, è perché la donna non viene messa in prigione, come invece vorrebbe il decreto Caivano del governo Meloni.
Ora state bene attenti.
Perché secondo voi Giorgia Meloni si definisce “senza parole” di fronte a questa scelta del tribunale dei minori? Perché annuncia che il ministro della giustizia Nordio ha disposto delle ispezioni? Perché il vicepremier e ministro dei trasporti Matteo Salvini ha annunciato che andrà a mettere le tende in Abruzzo per seguire da vicino questo caso?
Perché la madre non è stata incarcerata?
Perché i giudici non sono stati abbastanza duri coi genitori Trevallion che non osservavano l’obbligo di istruzione per i figli?
Che ci crediate o no, è l’esatto contrario.
Il governo del decreto Caivano sta compatto con la famiglia Trevaillon e con le scelte educative di Catherine Birmingham, perché separare figli e genitori “non credo faccia stare meglio questi bambini” che “vivevano nella natura”; ha detto Meloni a Fuori dal Coro, su Retequattro.
E niente, potremmo anche chiuderla qui.
Ma forse vale la pena di ricordarlo, che il 22 e 23 marzo c’è un referendum sull’autogoverno della magistratura. Che a disporre l’allontanamento della madre
dai tre figli è stato un giudice. E che questo governo è cintura nera di strumentalizzazione di casi di cronaca per il proprio tornaconto. Carcere a genitori e minori quando bisogna mostrare il pugno duro. Carezze per chi non manda i figli a scuola, quando bisogna menare duro sui giudici.
Dal governo Caivano al governo del bosco è un attimo, insomma. Ma se questa è buona politica, diteci voi cos’è la cattiva politica, allora.
(da Fanpage)
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