LE CONSEGNE DEI RIDER CON I 40 GRADI DI ROMA: “SENZA STIPENDIO IMPOSSIBILE FERMARSI”
GLOVO SOSPENDE IL RIDICOLO “BONUS CALDO” PER I RIDER, CHE AVEVA FATTO INCAZZARE SINDACATI E OPINIONE PUBBLICA MA I RIDER COMUNQUE DOVRANNO LAVORARE NONOSTANTE L’AFA, PER PORTARE A CASA LA PAGNOTTA
Ore 13, picco di afa a Roma. Quaranta gradi da termometro, folate di calore che salgono dall’asfalto, aria che sembra un muro da spostare a ogni passo. Chi ha l’aria condizionata – in ufficio o a casa -se la tiene stretta e evita di uscire. Per loro fortuna esistono le app. Pochi secondi, si digitano le lettere sul cellulare, si invia l’ordine e non resta altro da fare che aspettare che il pranzo arrivi mentre qualcun altro affronta il caldo.
In quel preciso istante il cellulare di Youssef Wuslati si illumina. È alla decima consegna della mattinata. Sta uscendo dal palazzo di un signore che lo ha costretto a salire a piedi fino al sesto piano. «Nemmeno una mancia mi ha dato». Sul display appare l’ennesimo indirizzo: il McDonald’s di via degli Stradivari, al confine tra i quartieri di Trastevere e Testaccio.
La luce acceca per quanto è bianca. Youssef indossa gli occhiali
da sole, il casco, accende il motorino e parte. Cinque minuti dopo è al “Mac”.
Youssef suona il campanello, un commesso apre una finestra, registra il codice dell’ordine, consegna Big Mac e nuggets di pollo. Youssef conferma di aver ricevuto i pacchi e si passa al rider successivo. Tempo totale impiegato, due minuti.
Youssef è pronto ad andare ma da ore non fa altro che correre. Si lascia convincere a fermarsi cinque minuti per una chiacchierata. Cinque anni di studio in Tunisia, tre anni e mezzo di lavoro come soldato, poi ha preferito l’Italia.
«Lì non riuscivo a trovare il lavoro che volevo e allora ho preso un aereo e ho seguito i consigli di un amico che era già a Roma.
Niente barconi, sia chiaro, ho un permesso. Tutti noi che lavoriamo per le piattaforme dobbiamo essere regolari».
Ogni giorno lavora dalle 11 alle 15 e poi dalle 19 a mezzanotte. «Sono gli orari di punta del cibo», spiega. In questa stagione però l’ora di pranzo è molto calda, 15 regioni hanno emesso un’ordinanza che vieta il lavoro all’aperto se la temperatura supera una determinata soglia. I rider (con l’unica eccezione del Piemonte) non sono compresi.
«Meno male – risponde Youssef – Che cosa facciamo noi se non lavoriamo? Non siamo stipendiati, guadagniamo solo se andiamo in giro. Qualsiasi sia il clima, freddo, caldo, alluvioni».
Anche se si rischia la vita? «Questo è il lavoro. Prendere o lasciare». E quanto ha guadagnato andando in giro da stamattina sfidando temperature che il ministero della Salute e qualunque medico considera proibitive? «Il guadagno dipende da molti fattori. – risponde Youssef – Se si va su una bici elettrica si ha un’autonomia di un certo numero di ore, dopo le quali bisogna fermarsi. Con uno scooter si può lavorare di più ma bisogna considerare il prezzo del carburante. Più o meno guadagno 8 euro l’ora nei momenti di punta come questo».
Otto euro e nessuna alternativa. «Se non parli italiano hai solo
alcuni lavori che ti vengono offerti: cameriere, colf e rider: Non c’è altro», conclude Youssef prima di correre dal cliente successivo.
«Non sono d’accordo», avverte Ugo Luini, 62 anni, accento romano, capelli bianchi lunghi che escono fuori dal casco. «Io sono italiano, faccio questo mestiere dall’inizio, dal 2018. Ho fatto più di 50mila consegne. E continuerò a farle se mi lasciano nella mia posizione di lavoratore autonomo». Il caldo? «E che è un problema? – risponde Ugo – Ora ci danno un bonus in base alle temperature, abbiamo acqua gratis e pure le borracce. Da stamattina ho già fatto una quindicina di consegne. Sono un rider di zona, non mi sposto troppo e ormai conosco tutto e tutti, mi capita spesso di tornare più volte nelle stesse case».
Alle due l’asfalto in strada sembra sciogliersi, il flusso di rider non si è mai interrotto. Arriva un altro italiano, Sante Tosti, 30 anni. Il caldo? «Io sono un dipendente di Glovo. Dovrei indossare il giubbotto catarifrangente. Per fortuna ci hanno detto che in questa stagione nelle ore più calde il giubbotto è solo consigliato. La sera invece è obbligatorio. Però non è il caldo che mi preoccupa. Stanno chiudendo la sede dove lavoro, tra poco mi lasceranno senza contratto, dovrò tornare anche io a lavorare come gli altri senza alcuna tutela».
(da agenzie)
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