LE SARDINE SONO APARTITICHE, NON APOLITICHE E CI SONO ANCHE PERSONE DI DESTRA TRA GLI ANIMATORI
AI SOVRANISTI FANNO PAURA PER DUE RAGIONI: HANNO INTERROTTO LE BALLE SALVINIANE E HANNO DIMOSTRATO DI SAPER MOBILITARE LE PIAZZE IN MODO PACIFICO CONTRO LA DERIVA DELL’ISTIGAZIONE ALL’ODIO
Chi ha paura delle Sardine?
Apparentemente Matteo Salvini, poi c’è una variopinta e variegata schiera di sovranisti, sovranari ed esperti di complotti globali (e globalisti) che invece sembra aver ancora più timore .
Quelli che partecipano ai flash mob delle Sardine sono persone accomunate da un rifiuto per la propaganda leghista. Una delle caratteristiche del “movimento” è quello di essere un gruppo apartitico (non apolitico, perchè anche fare il flash mob è una forma di manifestazione politica).
Questa cosa deve essere incredibilmente difficile da capire in certi ambienti.
Ad esempio la giornalista de Il Primato Nazionale Francesca Totolo (cui dobbiamo la scoperta di numerosi complotti ai danni degli italiani come quelle delle unghie di una migrante che erano colorate di rosso) ha iniziato da qualche giorno a “denunciare” gli amministratori di alcuni dei gruppi delle Sardine.
Il punto è che — ma forse questo Totolo non lo sa — una volta nate le Sardine all’interno di quel movimento sono confluite varie forze e movimenti. E il fatto che ad esempio alcuni abbiano collaborato alla famosa raccolta fondi in sostegno di Carola Rackete nulla dice riguardo una loro eventuale iscrizione ad un partito (in taluni casi non sono proprio iscritti a partiti politici).
E la dimostrazione del fatto che le Sardine sono davvero un movimento apartitico la fornisce proprio la cronista del giornale di CasaPound nella sua ansia di schedare gli amministratori.
Tra gli admin del gruppo di Roma e di Milano c’è infatti Filippo Rossi, fondatore del Festival Caffeina ma — a dispetto di quello che suggerisce il cognome — non è di sinistra: è di destra.
Solo che la sua è una destra “antisalviniana” una “buona destra” che scriveva Rossi qualche tempo fa ha queste caratteristiche: «pacata, realista, raffinata. Colta. Una destra che non ostenta cappi e canottiere, che non fa la faccia cattiva per nascondere il suo vuoto di contenuti».
La presenza di Rossi tra gli admin è la dimostrazione che le Sardine sono un movimento apartitico, aggettivo che significa “che parte da presupposti non partitici o svolge un’azione non influenzata dai partiti politici”.
E fino ad ora nonostante gli sforzi nessuno ha ancora dimostrato che dietro le Sardine ci sono i classici poteri forti (dal PD a Soros passando per Romano Prodi).
Il fatto che siano apartitiche non significa che al loro interno non ci possano essere persone iscritte a partiti politici. Anzi l’essere apartitici significa proprio essere aperti sia ai contributi di chi non è iscritto ad alcun partito sia di chi ha in tasca una tessera di partito.
Ma perchè è così interessante tutto questo processo di “schedatura” delle Sardine?
L’aspetto interessante è che parallelamente alla diffusione dei gruppi delle sardine alcuni gruppi (come quello principale e quello di Milano) sono stati oscurati da Facebook.
Come scrive Arianna Ciccone di Valigia Blu su Facebook Sembra abbastanza evidente che la chiusura dei gruppi sia dovuta a segnalazioni di massa che hanno spinto l’algoritmo del social di Zuckerberg a oscurare le pagine e i gruppi.
Un meccanismo che abbiamo visto in azione già altre volte e che non è legato a decisioni autonome da parte di Facebook (come nel caso dei provvedimenti che hanno colpito i canali di CasaPound).
La giornalista di Valigia Blu segnala inoltre che questo “metodo” evidenzia una disparità di trattamento tra politici (le cui pagine non possono essere segnalate) e cittadini comuni che rappresenta uno dei problemi di democraticità dell’algoritmo del social tutto blu.
Ma non basta un post da una settantina di condivisioni da parte della famosa “Dama Sovranista” per poter dare vita ad una campagna di segnalazione di massa. Probabilmente ci sono stati più “focolai” organizzati di persone che hanno iniziato a segnalare le pagine e i post in modo da spingere l’algoritmo di Facebook ad intervenire sospendendo la funzionalità dei gruppi.
Non è servito a molto in realtà , pagine e gruppi vengono riaperti, e le persone vanno in piazza, dove non possono essere segnalate “a Facebook”.
Da qui la necessità di un dossieraggio per ribadire l’ovvio: chi va in piazza con le Sardine non ama nè la Lega nè Salvini.
Chissà quali altri scoop ha in serbo la stampa sovranista.
(da “NextQuotidiano”)
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