L’INDUSTRIA AMERICANA CONTRO TRUMP: DALLA SILICON VALLEY AI GIGANTI DELL’HI-TECH
VOLANO DIMISSIONI TRA CHI FINO A IERI AVEVA SOSTENUTO TRUMP
Trump silurava l’accordo storico di Parigi, e Steve Bannon, il consigliere stratega ultra conservatore della presidenza, sorrideva tra le rose del giardino della Casa Bianca. L’America è fuori dallo storico accordo di Parigi.
L’industria statunitense non ci sta e si fa sentire.
“Caro presidente Trump, come rappresentanti delle più grandi aziende americane, le chiediamo vivamente di tenere gli Stati Uniti dentro all’Accordo di Parigi.” La lettera, scritta e firmata dal gotha dell’industria americana, non è servita a niente.
L’appello, apparso per diversi giorni su New York Times, Wall Street Journal e New York Post, prima dell’annuncio ufficiale di ieri sera, è stato firmato non solo dai giganti della Silicon Valley, ma da tutti i top manager dell’economia statunitense. “Stiamo investendo nelle tecnologie innovative che possono aiutarci a conquistare una transizione verso l’energia pulita – continua la lettera – E proprio in virtù di questo passaggio, il Governo deve supportarci”.
C’era ancora la speranza che Trump ci ripensasse. Non è successo.Le reazioni indignate sono state immediate. Il pianeta Twitter è stato inondato di emozioni, dissensi e dimissioni.
Tre tra i nomi più prestigiosi del gruppo dei consiglieri economici della Casa Bianca, hanno lasciato lo staff.
Primo fra tutti, Lloyd Blankfein. Il CEO della Goldmnan Sachs, che per l’occasione ha twittato per la prima volta in vita sua: “La decisione di oggi è un ostacolo per l’ambiente e per la posizione della leadership americana. E il suo dissenso non è poco, visto che in molti si sono sempre riferiti all’amministrazione Trump con l’appellativo “Government Sachs”, dato il numero impressionante di personaggi sbarcati alla Casa Bianca.
Secondo a lasciare, Elon Musk. Il numero uno di Tesla, che aveva già minacciato provvedimenti seri se Trump avesse silurato l’Accordo, ha twittato: “Lascio i consigli presidenziali. I cambiamenti climatici sono reali. Lasciare Parigi non è una buona idea nè per l’America nè per il mondo”
Terzo, ma non meno influente, l’Ad della Disney. Robert Iger ha lasciato Trump twittando: “Mi dimetto per una questione di principio”
E visto che Twitter è la piattaforma su cui si sta riversando dissenso, delusione e dimissioni, il CEO di Twitter, Jack Dorsey, è entrato nel vivo con un “Thanks Bob”, riferendosi a Iger, e continua: “Siamo tutti insieme sullo stesso pianeta e dobbiamo lavorare tutti insieme”
Il coro di voci si allunga sempre di piu, di ora in ora.
Emozionale il commento del miliardario sir Richard Branson, patron della Virgin: “Mi viene da piangere. Questo è un giorno triste”.
E ancora. Jeff Immelt, numero uno di General Electric: “Molto deluso dalla decisione di oggi (ieri, ndr) sull’Accordo. I cambiamenti climatici sono un problema reale. L’industria adesso deve andare avanti da sè e non dipendere dal Governo”.
E c’è chi non si fa intimidire.
Il numero uno della Exxon, una delle principali compagnie petrolifere statunitensi, Darren Woods, nel corso della conferenza annuale della Compagnia di mercoledì scorso, ha ribadito la sua ferma convinzione di portare avanti gli impegni presi e gli obiettivi di Parigi.
“La necessità di energia è una funzione vitale per la popolazione e per gli standard di vita. Per quanto riguarda la politica, l’obiettivo dovebbe essere la riduzione delle emissioi al costo più basso possibile per la società “.
Un lato positivo però va messo in conto e se ne attendono gli sviluppi. Oltre ai confini americani, il mondo tutto, si sta unendo in un’unica voce e con a creazione di nuove alleanze: l’Europa e la Cina si sono allineate per soluzioni comuni; l’Unione europea e quella africana insieme hanno ribadito il loro forte impegno alla piena attuazione dell’ Accordo di Parigi e chiedono a tutti i partner di mantenere lo slancio creato nel 2015”. E sottolineano, in un comunicato congiunto, che “il vertice Africa-U” del prossimo 29-30 novembre a Abidjan, sarà l’occasione per confermare la forte solidarietà con i più vulnerabili al cambiamento climatico” e di “lavorare insieme per costruire economie forti e sostenibili”.
(da “La Repubblica”)
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