L’ITALIA CHIUDE BOTTEGA. MA IL GOVERNO DEI PATRIOTI NON SE NE È ACCORTO: NEL 2025 NEL NOSTRO PAESE HANNO CESSATO L’ATTIVITÀ 17 MILA NEGOZI, OVVERO 46 AL GIORNO
LA CRISI MAGGIORE È PER ALIMENTARI (-3,8%), EDICOLE, LIBRERIE E NEGOZI DI GIOCATTOLI (-3,6%) – L’ALLARME DI CARLO SANGALLI, PRESIDENTE DI CONFCOMMERCIO: “LA DESERTIFICAZIONE COMMERCIALE È DIVENTATA UN’EMERGENZA CHE PENALIZZA LE AREE URBANE, CON MENO SERVIZI E MENO SICUREZZA”
Lo scorso anno in Italia hanno cessato l’attività 17mila negozi, circa 46 al giorno. Il trend
delle chiusure è in accelerazione perché nel 2025 lo stock di attività commerciali è calato di quasi il 3,2% mentre in passato era al 2,2 per cento.
«Il fenomeno della desertificazione commerciale accelera, con il rischio che da qui al 2035 avremo città meno illuminate, alcuni quartieri-dormitorio, una popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e l’ipotesi di un maggior degrado delle città», ha detto Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, prima di presentare l’undicesima edizione dell’analisi “Città e demografia d’impresa”, che
ha scandagliato l’andamento di aperture e cessazioni per 18 tipi di attività in 107 capoluoghi di provincia e nei 15 comuni più popolosi.
Alimentari tra i più penalizzati Lo scorso anno tra le attività con la maggiore quota di chiusure ci sono, per esempio, i negozi di alimentari (-3,8%), edicole, librerie e negozi di giocattoli (-3,6%), computer e telefonia (-3,3%), abbigliamento e calzature (-2,6%). Il commercio ambulante ha perso quasi 4mila licenze (-6,4%), tanto che il sistema del commercio al dettaglio segna un -3,2% con poco più di 517mila imprese.
I ristoranti sono stabili, i bar vedono un -2,2% ma sovente diventano ristoranti. Per quanto riguarda l’ospitalità i b&b sono quasi 46mila con un +6,5% negli ultimi dodici mesi.
Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, va direttamente al punto. «La desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza – dice –. Va avviato il nostro progetto Cities con i sindaci su tre priorità: disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica». Cities, a cui collabora anche l’Anci, potrebbe essere l’antidoto alla desertificazione aprendo un confronto costruttivo con sindaci e assessori.
Tra le proposte c’è il riconoscimento per le imprese di prossimità di essere attori del governo urbano, integrando politiche di sviluppo economico e urbanistica, attraverso l’attribuzione di deleghe a un’unica figura politica o a una cabina di regia inter-assessorile per favorire il raccordo tra gli strumenti di pianificazione urbanistica e la programmazione commerciale
Si auspica la creazione di un osservatorio permanente sul tessuto economico urbano, integrando le fonti amministrative tradizionali con fonti innovative, come le Cities Analytics di Confcommercio sui flussi pedonali nelle vie del commercio.
La lunga crisi
Più pesante il bilancio di lungo periodo dell’analisi “Città e demografia d’impresa”. «Tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, oltre un quarto del totale – continua Bella –. Crescono solo le
imprese del comparto alloggio, in modo particolare quelle legate agli affitti brevi, i B&B e ristorazione (+19mila) e aumenta il numero di locali commerciali sfitti».
Nello stesso lasso di tempo c’è stata la crescita impetuosa dell’ecommerce. «Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali dei beni acquistabili e il 18,4% dei servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta commerciale» rimarcano da Confcommercio prima del confronto sulle performance tra on e offline.
(da agenzie)
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