NEL PAESE DEL MALAFFARE ECCO MAZZETTE E SINDACI IN MANETTE
ORMAI NON SI CONTANO PIU’ GLI ARRESTI DI PUBBLICI AMMINISTRATORI E IMPRENDITORI
Ormai non si contano più le inchieste e gli arresti di pubblici amministratori e
imprenditori (legati anche alla criminalità organizzata) per corruzione e appalti truccati. Da Nord a Sud non sono molti i comuni o le regioni immuni da fenomeni di corruzione nella concessione degli appalti, nel rilascio di licenze per costruire, di permessi per aprire attività commerciali, ecc.: gli episodi corruttivi e le turbate libertà degli incanti si contano a centinaia forniscono il quadro di una Pubblica amministrazione corrosa dal fenomeno delle tangenti
L’arte della corruzione nasce e si sviluppa negli uffici pubblici e in quelli di imprese private: la collettività è danneggiata enormemente dalle innumerevoli “cricche” locali, più o meno stabili nel tempo. I “colletti bianchi” della corruzione considerano, invero, il territorio alla stregua di una preda da scarnificare.
Molto frequente è che il corrotto indossi la fascia tricolore di un sindaco. Succede di continuo, ma le tante storie di corruzione locale spesso non escono dai confini provinciali, eppure, messe insieme, esse tratteggiano il quadro in cui il municipio, simbolo più immediato della democrazia, viene svenduto a interessi privati. In tale contesto corruttivo si collocano le recenti inchieste che hanno portato: a) all’arresto del sindaco di Paestum Franco Alfieri – presidente della Provincia di Salerno e fedelissimo di De Luca che lo ha definito “il re delle fritture di pesce” per le sue capacità clientelari – colpito da ben due ordini di arresto, uno per i reati di corruzione e turbata libertà degli incanti, l’altro per il reato di voto di scambio politico-mafioso; b) all’arresto del sindaco di Sorrento Massimo Coppola, colto in flagranza di reato perché intascava una “mazzetta” per un appalto pubblico di un valore complessivo a base d’asta di oltre 4,5 milioni di euro, dopo essere stato in precedenza colto a nascondere 14 mila euro in un panettone; c) all’arresto del sindaco di S. Marina, cittadina che si affaccia sullo splendido golfo di Policastro, Giovanni Fortunato di FI per aver incassato una tangente di 100 mila euro per il rilascio a un imprenditore di una concessione edilizia illegittima per costruire un complesso turistico. La Procura di Lagonegro ha dato atto che già nel 2023 erano stati sequestrati 160 mila euro e ha “delineato l’esistenza di un sistema di gestione della “cosa pubblica” orientata al perseguimento di interessi privati”
L’unica radicale soluzione possibile per contrastare questo cancro è quello di sottrarre ai Comuni la gestione del territorio. È assolutamente necessario togliere loro tutte le competenze in ordine ai piani regolatori e di lottizzazione, alle varianti urbanistiche, al rilascio delle concessioni edilizie e dei successivi certificati di staticità, agibilità o abitabilità e per i cambiamenti di destinazione di uso degli immobili e attribuirle a organi statali quali gli uffici tecnici provinciali delle Sovraintendenze e del Genio civile, integrati tra loro e opportunamente potenziati con uomini e mezzi.
Così come deve essere restituita ai prefetti e ai questori la competenza in tema di rilascio di licenze e autorizzazioni per gli esercizi commerciali. Ma è bene dire subito che una tale riforma, che va a incidere su rilevanti interessi politici ed economici poco trasparenti, difficilmente sarà attuata, considerato anche che l’attuale maggioranza parlamentare è impegnata a garantire sempre più spazi di impunità a pubblici amministratori abrogando il reato di abuso di atti d’ufficio e riducendo irresponsabilmente al minimo la durata delle intercettazioni pur sapendo che si tratta di uno strumento indispensabile per l’accertamento dei reati.
(da ilfattoquotidiano.it)
Leave a Reply