NUOVE CARTE, PAPA’ RENZI RESTA INDAGATO E INGUAIATO
IL GIUDICE RIMANDA DECISIONE, SPUNTA UNA COMUNICAZIONE INTERNA AL CREDITO COOPERATIVO DI PONTASSIEVE: “LA CHIL VENDUTA A PRESTANOME”
Ieri il giudice Roberta Bossi ha deciso che non è ancora il caso di archiviare l’inchiesta per la
bancarotta della “Chil Post srl”, società di cui Renzi senior è stato amministratore e che a Genova aveva la sua sede.
Non solo: uno dei potenziali creditori di Tiziano ha sfoderato un documento che allunga parecchie ombre sulla effettiva estraneità del padre di Renzi, anche se formalmente era uscito dalla società .
Tale creditore è Vittorio Caporali, titolare della genova Press, ditta che mise a disposizione di Chil alcuni locali in città tra il 2003 e il 2005.
Quando gli inquilini se ne andarono lasciarono le stanze semidistrutte, danno poi quantificato da un giudice in 5.000 euro e mai riottenuto dal Caporali.
Perciò si è insinuato al passivo della procedura fallimentare.
E ieri il suo legale ha sfoderato un documento choc: una comunicazione interna al Credito Cooperativo di Pontassieve, banca amica dove nel board sedeva Matteo Spanò, fedelissimo del premier, e tra i funzionari c’era Marco Lotti, padre dell’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca, altro braccio destro di Matteo Renzi.
Tale banca concesse a Chil post nel 2010 un prestito di oltre 500.000 euro, poco prima che Tiziano renzi si sfilasse dalla società .
Ecco che spunta un report, sequestrato dalla Guardia di Finanza, firmato dal presidente e dall’amministratore delegato in cui si legge che la operatività di Tiziano di fatto non sarebbe cessata: “Per poter acquisire quote di mercato la Chil Post deve essere formalmente venduta a terzi, che all’atto pratico figurerebbero da prestanome…”
A questo punto si puo’ dire che papà Renzi non avesse nulla a che fare con gli amministratori dai quali la sua ex azienda è stata mandata all’aria, con annessi debiti?
La risposta del giudice tra qualche settimana.
(da “il Secolo XIX”)
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