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LUCA ZAIA VICESEGRETARIO DELLA LEGA? E’ UN’IPOTESI CHE CIRCOLA NEL CARROCCIO MA L’EX GOVERNATORE DEL VENETO NON VUOLE UN RUOLO DI RAPPRESENTANZA MA OPERATIVO, CON DELEGHE DI PESO

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

“L’ESPRESSO”: “UN INCARICO SIMILE COMPORTEREBBE UNA REDISTRIBUZIONE INTERNA DELLE RESPONSABILITÀ E DEI PESI POLITICI. NON TUTTI, NEL PARTITO, GUARDANO CON FAVORE A UN RAFFORZAMENTO DELLA COMPONENTE VENETA, A COMINCIARE DA SALVINI CHE NON VORREBBE RAFFORZARE TROPPO UN POSSIBILE FUTURO RIVALE PER LA SEGRETERIA DEL PARTITO”

L’ipotesi prende corpo nelle ultime ore, ma resta avvolta nella cautela. Luca Zaia potrebbe accettare la vicesegreteria della Lega, lasciata vacante da Roberto Vannacci, a una condizione precisa: poter svolgere un ruolo effettivo, con margini di iniziativa politica chiari e non meramente formali.
Zaia, forte di un consenso consolidato e di un profilo amministrativo riconosciuto anche oltre i confini del centrodestra, rappresenterebbe una figura capace di rassicurare l’ala più istituzionale e territoriale del partito. Il diretto interessato, per ora, non commenta.
Il governatore non sarebbe disposto ad assumere un incarico simbolico. L’eventuale via libera passerebbe dalla definizione di competenze puntuali: coordinamento politico sui territori, interlocuzione con gli amministratori locali, contributo alla definizione della linea su temi economici e autonomisti. In altre parole, un ruolo operativo e non di rappresentanza.
La questione si intreccia con la più ampia riflessione in corso nella Lega sulla propria identità. Un segnale significativo, in questo senso, è la scomparsa del termine “remigrazione” dai documenti preparatori della riunione. Una scelta lessicale che molti leggono come la volontà di evitare sovrapposizioni con le posizioni più identitarie sostenute da Vannacci
Salvini è chiamato a gestire una fase complessa. Da un lato, la necessità di mantenere coesa la base più sensibile ai temi della sicurezza e dell’immigrazione; dall’altro, l’esigenza di consolidare il radicamento amministrativo e il dialogo con il mondo produttivo del Nord. In questo quadro, la figura di Zaia potrebbe rappresentare un punto di equilibrio.
Resta però il nodo degli spazi di autonomia. Un incarico con deleghe reali comporterebbe una redistribuzione interna delle responsabilità e, inevitabilmente, dei pesi politici. Non tutti, nel partito, guardano con favore a un rafforzamento della componente veneta, già influente sul piano territoriale. A cominciare da Salvini che tutto vorrebbe tranne che rafforzare troppo un possibile futuro rivale per la segreteria del partito.
La tempistica è un altro elemento da considerare. Non c’è, al momento, una scadenza formale per la nomina del nuovo vicesegretario. Questo consente al vertice leghista di calibrare la decisione in funzione degli sviluppi politici nazionali e degli equilibri nella maggioranza di governo.
Per Zaia, la scelta avrebbe anche una valenza personale e strategica. Accettare significherebbe entrare in modo diretto nella gestione del partito a livello nazionale, con un ruolo che potrebbe incidere sulle prospettive future della Lega. Restare fuori, invece, gli permetterebbe di preservare un profilo autonomo
(da lespresso.it)

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LASCIATELI CANTARE: PIU’ PARLANO, PIU’ CONFESSANO

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI VORREBBERO CANTARSELA E SUONARSELA DA SOLI, VISTI I RISULTATI, LASCIATELI CANTARE… OGNI VOLTA CHE NORDIO PARLA AUMENTANO I “NO” AL REFERENDUM

Più parlano, più confessano, più gli elettori capiscono. E la rimonta del No procede inesorabile. Fino al soprasso, stando agli ultimi sondaggi: con un’affluenza al 46,5% la riforma Nordio che demolisce il Csm sarebbe bocciata con il 51,1% dei voti contrari (YouTrend per Sky Tg24).
Sono bastate un paio di uscite del guardasigilli, estensore della (pessima) novella costituzionale, tipo lo spiegone a Schlein (“Mi stupisce che una persona intelligente” come lei “non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”), e del vice premier Tajani (“Non basta la separazione delle carriere, non basta la riforma del Csm. Serve completare. Penso alla responsabilità civile, penso anche ad aprire un dibattito se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati.
Discutiamone, parliamone”) a lanciare la rimonta del No. Ammettendo il vero obiettivo (nascosto) della riforma: subordinare il pm al potere esecutivo.
Intanto il Nordio si dice “sconcertato” e propone i test psicoattitudinali per i magistrati come Gratteri, reo di aver detto un’ovvietà. E cioè che “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere” voteranno Sì. Il ministro non ha invece patito lo stesso sconcerto di fronte alla penosa campagna social pro-riforma (l’immagine del bacio tra un’attivista dei centri sociali e un magistrato, sotto la scritta “Una relazione tossica”) per associare i violenti (tipo quelli di Torino) ai milioni di italiani che voteranno No al referendum. Siamo messi così. A destra vorrebbero cantarsela e suonarsela da soli. Visti i risultati, facciano pure.
(da lanotiziagiornale.it)

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DRAGHI STRIGLIA DI NUOVO I LEADER EUROPEI AL VERTICE DI ALDEN BIESEN E RIFILA L’ENNESIMO AVVERTIMENTO: “L’ECONOMIA PEGGIORA, È URGENTE AGIRE”

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

L’EX PRESIDENTE DELLA BCE HA SUGGERITO DI PROCEDERE CON UN’EUROPA A DUE VELOCITÀ PER “ANDARE PIÙ RAPIDAMENTE” IN ALCUNI SETTORI STRATEGICI. HA RICHIAMATO ALLA NECESSITÀ DI INVESTIMENTI EUROPEI (ALLINEANDOSI A MACRON) E ALLA RIFORMA DEL PROCESSO DECISIONALE DELL’UE. L’ALTERNATIVA? “UNA LENTA AGONIA” DEL CONTINENTE”

Nel suo intervento davanti ai leader europei Mario Draghi “ha evidenziato il deterioramento del contesto economico da quando ha presentato il suo rapporto e l’urgenza di affrontare tutte le questioni che aveva sollevato in quella occasione”. E’ quanto riferisce un funzionario Ue.
L’ex premier italiano “si è concentrato su diversi temi chiave: la necessità di ridurre le barriere nel mercato unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare il risparmio europeo, il costo dell’energia, la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori e, infine, sul processo decisionale, con la possibilità di ricorrere — se necessario — alle cooperazioni rafforzate per procedere più rapidamente su alcuni di questi dossier, come previsto dai trattati”, spiega ancora la fonte.
Dopo l’intervento di Draghi è seguito un confronto che viene definito “molto sostanziale” con i leader, che hanno posto domande su questioni quali “le sfide agli investimenti, l’Unione dei risparmi e degli investimenti, il funzionamento del settore energetico, le linee guida sulle fusioni e il ruolo internazionale dell’euro”.
Nel suo confronto con i leader Ue, l’ex premier Mario Draghi è intervenuto con forza per almeno un quarto d’ora sui temi degli investimenti. E’ quanto riferiscono fonti diplomatiche, evidenziando come già nel report Draghi fosse ben evidenziata la necessità di investimenti e di agire con il debito comune.
Non è più un semplice rapporto, uno studio. Il Piano Draghi, con il pre-summit di ieri, si è spostato dal piano semplicemente tecnico. Non è ancora un progetto: la natura informale dell’incontro con i leader europei ha però permesso una discussione più libera e insieme già politica, e prepara il passo successivo, che non esclude un’Europa a due velocità anche su competitività e investimenti.
Le fonti diplomatiche sentite da agenzie e siti politici che seguono le vicende europee riferiscono un invito di Mario Draghi a esplorare un’Europa a due velocità per «andare più rapidamente», soprattutto nei settori strategici.
L’ipotesi sarebbe quella di usare la cooperazione rafforzata, prevista dai trattati, che consente a un gruppo più ristretto di Stati membri di avviare iniziative separate, che non richiedano l’unanimità. Come è avvenuto – primo caso in politica estera – per il prestito da 90 miliardi all’Ucraina, al quale non hanno partecipato Ungheria, Slovacchia e Cechia.
L’ex presidente della Bce, raccontano le fonti, «ha evidenziato il deterioramento del quadro economico da quando ha presentato il suo rapporto e l’urgenza di affrontare tutte le questioni che aveva sollevato in quel momento».
Draghi si è quindi concentrato, oltre che sul processo decisionale «su diversi temi chiave: la necessità di ridurre le barriere nel mercato unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare il risparmio europeo, il costo dell’energia, la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori».
L’alternativa, ha detto l’ex presidente del Consiglio italiano, è «una lenta agonia» del continente europeo.
(da agenzie)

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LA MAFIA HA MESSO LE MANINE SUL PROGETTO DELLA TRANSIZIONE DIGITALE FINANZIATO CON I FONDI DEL PNRR SENZA CHE LE SOCIETÀ PARTECIPATE DEL GOVERNO ITALIANO GARANTISSERO GLI ADEGUATI CONTROLLI PER IMPEDIRLO: DAL 2022 LA SEMIS SRL, CONTROLLATA DAL MESSINESE MARIO AQUILIA, CONDANNATO PER MAFIA, HA INCASSATO 4,5 MILIONI DI LAVORI DA DUE SOCIETÀ CHE A LORO VOLTA AVEVANO RICEVUTO L’APPALTO DALLA NON INDAGATA OPEN FIBER SPA, PARTECIPATA PER IL 60% DAL MEF

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

MA, PER I PM, LA SIEMIS “LAVORA ANCHE IN LOMBARDIA E HA RAPPORTI DI FORNITURA E COLLABORAZIONE CON SOCIETÀ CHE OPERANO PER CONTO DEL GOVERNO IN APPALTI PUBBLICI PER IL POSIZIONAMENTO DELLA FIBRA OTTICA”

Non solo il nuovo Ponte sullo stretto, ora la mafia punta dritto anche al grande progetto della transizione digitale finanziato con i fondi del Pnrr e cioè il Piano strategico banda ultra larga (Bul). E’ un inedito assoluto a livello nazionale quello che emerge dall’indagine della Dia di Milano coordinata dal colonnello Giuseppe Furciniti. Ed è un inedito che se pur non coinvolgendole direttamente apre uno squarcio sulle modalità di controllo delle società partecipate dal governo italiano che sono garanti del piano strategico per il paese.
Per quattro anni, infatti, a partire dal 2022 la Semis srl controllata di fatto dal messinese Mario Aquilia, condannato per mafia e per aver favorito il clan di Barcellona Pozzo di Gotto, seppur già interdetta in via definitiva ha incassato 4,5 milioni di lavori da due società, la Telebit spa e la Inpower Group Consorzio Stabile, che a loro volta avevano ricevuto l’appalto dalla non indagata Open Fiber spa, partecipata per il 60% dal ministero dell’Economia e delle Finanze.
E così a finire in amministrazione giudiziaria per un anno da oggi sono Telebit e Inpower […] Alle quali si aggiunge un sequestro preventivo per 1,5 milioni a carico di Mario Aquilia.
Ma il dato che inquieta è ben sottolineato dalla Procura di Milano quando spiega che la Siemis il cui titolare è legato alla potente frangia di Cosa nostra della provincia di Messina “lavora sul territorio lombardo e ha rapporti di fornitura e
collaborazione con società che operano per conto del governo italiano in appalti pubblici sul territorio nazionale per il posizionamento della fibra ottica”.
Ora, per come ricostruito dall’antimafia, la Infratel Italia spa, partecipata al 100% dal ministero dell’Impresa e del Made in Italy, “ha presentato tre bandi di gara per la costruzione e la gestione in concessione della rete pubblica a banda ultra larga. Tutti e tre i bandi sono stati aggiudicati dalla società Open Fibre spa”, quest’ultima, come detto, controllata dal Mef. Questo general contractor ha così “sub-appaltato i lavori per il Lotto 3 Lombardia alla società Inpower Group, che, a sua volta, si è avvalsa della Semis srl per la materiale esecuzione di alcune opere in numerose cittadine della provincia di Lecco, di Como, di Monza Brianza e di Pavia”.
L’unico espediente adottato da Aquilia è quello di aver intestato l’azienda alla moglie. Un escamotage, l’intestazione fittizia, piuttosto elementare.
Le due società sono accusate non penalmente di non aver controllato. Non solo, dal provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano emerge che lo stesso Aquilia, vero regista della società, ha avuto interlocuzioni con gli stessi manager di Inpower e Telebit.
Tanto che il pm rileva “un’evidente inadeguatezza delle regole cautelari, che con riferimento al rischio di commissione di reati di criminalità organizzata (…). non individuano procedure specifiche. Risulterebbe, altrimenti, del tutto singolare la presenza, tra i fornitori della Inpower della Semis, posto che, il suo effettivo titolare, soggetto, tra l’altro, con cui gli stessi dirigenti della committente hanno intrattenuto rapporti diretti nelle trattative circa la fissazione del prezzo e della tipologia delle prestazioni, risulta condannato per associazione mafiosa”.
(da ilfattoquotidiano.it)

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IL 39% DEI VOTI DI CHI SAREBBE DISPOSTO A VOTARE “FUTURO NAZIONALE” ALLE POLITICHE ALLE ULTIME ELEZIONI HA VOTATO FRATELLI D’ITALIA, SOLO IL 26% PER LA LEGA

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO DI “IZI” PER “L’ARIA CHE TIRA”: QUANTO VALE IL PARTITO DI ROBERTO VANNACCI? IL BACINO POTENZIALE DELL’EX GENERALE POTREBBE ARRIVARE AL 4,9%, MA 2 ELETTORI SU 5 SI DICONO NON INTERESSATI, E IL 75% NON VOTEREBBE PER IL MILITARE CON LA PASSIONE PER LA X MAS

Quanto vale il neonato partito di Vannacci? Se si votasse oggi per le elezioni politiche, Futuro Nazionale potrebbe raccogliere il 4,9% di voti degli italiani ma 2 elettori su 5 si dicono non interessati ed il 75% non voterebbe per il Generale.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira condotta da David Parenzo su La 7.
La base elettorale di Vannacci si conferma essere di destra e la maggioranza dei voti proviene da Fdi: il 39% di chi sarebbe disposto a votare Fn alle politiche ha votato il partito di Giorgia Meloni alle ultime elezioni, quasi il 26% aveva invece votato la Lega ma c’è anche un 20% di base elettorale che proviene da altri partiti ed un 15% che nel 2022 non aveva votato.
Per quanto riguarda la coalizione di appartenenza del partito di Vannacci tra gli elettori di governo meno della metà ritiene che dovrebbe far parte dell’attuale maggioranza mentre gli elettori di Vannacci in larga maggioranza , il 61%, vogliono Fn dentro la coalizione di centrodestra .
(da agenzie)

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IL CORAGGIO E LA DIGNITA’ VALGONO PIU’ DELLE MEDAGLIE: ONORE AL PATRIOTA (VERO, NON COME I PATACCARI ITALICI) VLADI

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

L’AMICO CHE NON C’È PIÙ, I COMPAGNI SOLIDALI: COSÌ VLADI È DIVENTATO UN EROE PER LA SUA GENTE

Ukrainian Lives Matter. Si mettono dei caschi neutri. Bianchi, fanno notare loro, «come quelli che usano gli atleti russi e bielorussi senza bandiera». Vuoti, dicono, «come le ragioni che hanno fatto cacciare Vladi dalle Olimpiadi». Alla fine della loro prova in staffetta, i sei slittinisti ucraini sollevano i caschi e s’inginocchiano «Non è una protesta. Vogliamo solo mostrare il nostro supporto. Contro una profonda ingiustizia giuridica, sportiva e storica».
Molti di loro avrebbero voluto fare come Vladyslav Heraskevych, che non ha rinunciato al suo collage con le immagini degli atleti morti in guerra. Ma a quel punto, tutta la delegazione ucraina si sarebbe dovuta ritirare. Uno strappo mai visto. «Abbiamo un pensiero, prima che dei muscoli», solidarizza Daniel Barefoot, campione americano dello skeleton: «Ammiro Heraskevych, è fedele a ciò in cui crede. All’inizio, pensavo: dice la verità e non si tirerà indietro. Ma pensavo pure che il Cio avrebbe fatto un passo indietro e l’avrebbe lasciato fare. Sono sotto choc. Lui è uno dei migliori slider al mondo. Stavolta, ha creduto che le sue idee fossero più importanti delle sue scivolate».
C’è un momento che spinge un uomo a dire no? Quello di Vladi fu l’uccisione d’un amico del cuore, Dmytro Sharpar, pattinatore di qualche speranza. Il pilota di slittino l’incrociava spesso, fuori Kiev, al campo d’allenamento. Avevano anche frequentato un po’ d’università insieme, Vladi laureato in fisica, l’altro partito per il servizio militare. Anche papà Heraskevych, l’uomo fotografato in lacrime, conosceva quel ragazzo
L’allenatore lettone di skeleton, Ivo Steinbergs, sta raccogliendo firme fra le nazionali perché sia riammesso alle gare. Molti però si son girati dall’altra parte: «La ragione — dice un atleta ucraino — è che i russi di Gazprom sponsorizzano indirettamente molti sportivi occidentali. E nessuno vuole davvero mettersi contro lo zar» .
(da Corriere della Sera)

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LA SQUALIFICA DELLO SKELETONISTA UCRAINO VLADYSLAV HERASKEVYCH, PER IL CASCO DECORATO CON LE FOTO DEGLI ATLETI UCRAINI MORTI IN GUERRA, DIMOSTRA LA PAVIDITA’, L’INETTITUDINE E L’IPOCRISIA DEL COMITATO OLIMPICO

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

HERASKEVYCH, PREMIATO IN PATRIA CON UN’ALTA ONORIFICENZA, HA MESSO A NUDO L’IPOCRISIA DEL CIO: “QUESTA SITUAZIONE È IN LINEA CON LA PROPAGANDA RUSSA. NON HO VOLUTO UNO SCANDALO, L’HA CREATO IL CIO CON LA SUA INTERPRETAZIONE DELLE REGOLE”

Incontro all’alba, com’è nelle tregue. A Cortina, alle 8,15. In un angolo dell’area riservata agli atleti dei Giochi, si siede la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry. Di fronte c’è Vladyslav Heraskevych, portabandiera e portatore di grane, accompagnato dal padre. La questione è chiara: il campione di skeleton s’è messo in testa l’idea d’un casco decorato con le foto degli atleti ucraini morti in guerra, il Cio vuole che se lo tolga. I due parlano un’ora e un quarto.
Kirsty ci prova, vuole convincere Vladi a mollare: non gli basterebbe una fascia nera sul braccio, simbolo che in base alla Carta Olimpica — articolo 50: vietato manifestare in gara, con parole o con atti, le proprie convinzioni politiche o religiose — sarebbe comunque una concessione? Di più, non è possibile e il Cio, da Losanna, è irremovibile: Heraskevych abbassi la testa. O rinuncia, o sarà squalificato.
«Siamo già stati dalla tua parte nel ’22 — ricorda la Coventry —, quando a Pechino avevi esposto il cartello contro la guerra. Ma qui è diverso…». Alla fine, l’ucraino s’alza e se ne va. La Coventry è in lacrime. Il padre di Vladi raggiunge il bordo pista e piange. Stop. Non gioca più. Il comunicato esce pochi minuti dopo: Vladi è squalificato, Olimpiadi finite.
Inutile parlarsi, lo skeletonista ha ripetuto che il casco secondo lui è regolarissimo e che pure altri atleti ucraini, adesso, sono disposti a metterne uno. «Negli ultimi giorni — spiega la capa del Cio —, abbiamo consentito a Vladyslav d’utilizzare il casco durante gli allenamenti. Nessuno, io in particolare, è in disaccordo con il messaggio. È un messaggio potente di commemorazione, un messaggio di memoria, e nessuno lo contesta. Non si tratta del messaggio, ma di regole».
È la tesi ufficiale: «Non è il messaggio che conta — aggiunge un portavoce —, bensì il luogo dove viene espresso. Ci sono 130 conflitti in corso nel mondo. Durante la competizione, non possiamo mettere in primo piano 130 conflitti diversi, per quanto terribili siano. Noi vogliamo che Heraskevych gareggi».
Lui, lo skeletonista, non si fa intenerire dalla commozione della Coventry: «questa situazione è in linea con la propaganda russa. E non promette nulla di buono. Non ho voluto uno scandalo col Cio: il Cio l’ha creato con la sua interpretazione delle regole, che molti considerano discriminatorie».
È una giornata di sgarbi e cortesie: all’atleta viene ritirato pure l’accredito olimpico, salvo ripensamento (e restituzione) nel pomeriggio; da Kiev, gli arriva l’onorificenza dell’Ordine della Libertà, massimo abbraccio del presidente ucraino. In patria, Vladi è già un simbolo: «Lo sport non è indifferenza, siamo orgogliosi di lui e del suo gesto — dice Volodymyr Zelensky —. Il coraggio vale più delle medaglie: 660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia durante la guerra. Centinaia dei nostri sportivi non potranno più partecipare ai Giochi. Eppure, 13 russi in Italia partecipano ai Giochi sotto bandiere “neutrali”, anche se nella vita sostengono pubblicamente l’aggressione russa. Sono loro, da squalificare».
(da Corriere della Sera)

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“MA COSA DEVONO FARE QUESTI POVERI RAGAZZI PER CAMPARE, NUTRIRSI, AVERE UN ALLOGGIO? DELINQUERE?”: UN LETTORE SCRIVE A “REPUBBLICA” PER RACCONTARE QUANTO SIA DIFFICILE ASSUMERE UN IMMIGRATO

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

“DUE ANNI FA, USUFRUENDO DEL CLICK DAY, HO CHIESTO DI FARE ARRIVARE DAL PAKISTAN UN LAVORATORE PER LA MIA AZIENDA AGRICOLA. DOPO UN MESE È ARRIVATO, VIA PEC, IL NULLA OSTA DEL MINISTERO SIA A ME SIA ALL’AMBASCIATA ITALIANA IN PAKISTAN. IL NOSTRO UOMO SI È RECATO ALL’AMBASCIATA PER RITIRARLO, MA NON LO HANNO FATTO ENTRARE. DOPO NUMEROSI TENTATIVI, AIUTATO ANCHE DA QUI, HA DOVUTO PAGARE ALCUNE PERSONE ESTERNE ALL’UFFICIO. E COSÌ È STATO PRONTAMENTE RICEVUTO. SI È IMBARCATO”

Due anni fa, usufruendo del click day, ho chiesto di fare arrivare dal Pakistan un lavoratore per “l’azienda agricola Leonello Diversi”. Dopo un mese è arrivato, via pec, il nulla osta del ministero sia a me sia all’ambasciata italiana in Pakistan. Il nostro uomo si è recato all’ambasciata per ritirarlo, ma non lo hanno fatto entrare. Dopo numerosi tentativi, aiutato anche da qui, ha dovuto pagare alcune persone esterne all’ufficio. E così è stato prontamente ricevuto. Si è imbarcato e poi, a Lucca, aveva 7 giorni per presentarsi in questura.
Ha chiesto l’appuntamento. E gli hanno dato la data a sei mesi. Nel frattempo non avendo codice fiscale non poteva lavorare né aprire un conto in banca. In questo caso gli abbiamo dato assistenza, ma cosa devono fare questi poveri ragazzi per campare, nutrirsi, avere un alloggio? Delinquere? Vagare in città a mendicare, o peggio, così poi li possiamo vituperare accusandoli dei peggiori misfatti? Non le sembra che questo sia un blocco navale con altri mezzi? Quanti di questi casi ci sono in Italia?
Leonello Diversi – Trine di Barga (Lucca)
Risposta di Francesco Merlo
Caro Diversi, ci sono, nel suo racconto, di cui condivido l’amara filosofia generale, due dettagli inquietanti: la crudele lentezza operativa della questura di Lucca, ch
ha “sospeso” per sei mesi la vita dell’immigrato in possesso del nullaosta, e il “pizzo” pagato dal suo lavoratore per essere ricevuto all’ambasciata italiana a Islamabad dove c’era per lui un nullaosta ministeriale.
Il primo sembrerebbe il solito menefreghismo connaturato alla nostra burocrazia, la sua inerzia ostruzionista (“strunzionismo” lo chiamava Matteo Renzi). Il secondo sembrerebbe un reato consumato attorno alla nostra ambasciata a Islamabad.
(da Repubblica)

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IN ITALIA UN ADOLESCENTE SU QUATTRO VITTIMA DI VIOLENZA NELLE RELAZIONI: IL RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN

Febbraio 13th, 2026 Riccardo Fucile

UNO/A SU TRE GEOLOCALIZZATO/A DAL PARTNER, META’ DELLE RAGAZZE IMPORTUNATE

Alla vigilia di San Valentino, mentre in tutto il mondo viene celebrato l’amore, i dati del nuovo rapporto di Save the Children – intitolato “Stavo solo scherzando” – fotografano una realtà ben diversa nelle relazioni tra adolescenti italiani: comportamenti aggressivi, controllo ossessivo e violenze che vengono sempre più spesso normalizzati. Uno su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti come schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione. A più di uno su tre il partner si è rivolto con linguaggio violento fatto di grida e insulti.
L’indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, mostra come queste dinamiche abbiano radici profonde e si manifestino sia nella sfera privata che in quella pubblica, online e offline. Un adolescente su tre è stato geolocalizzato dal partner, il 28% ha subito pressioni per inviare foto o video intimi. Ma la violenza non si ferma alle relazioni sentimentali: più di quattro adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e approcci sessuali indesiderati – percentuale che tra le ragazze sale al 50%. Al 28% è capitato che sue immagini intime fossero condivise senza consenso e il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati.
Le ragazze le più colpite
A pagare il prezzo più caro secondo il rapporto di Save The Children sono proprio le ragazze, e sia in termini di rischi, che di rinunce e stigma. Il 66% ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada e quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Una limitazione della libertà che diventa strategia di sopravvivenza.
I dati Istat confermano la gravità del fenomeno: le adolescenti e le giovani donne sono le più colpite dalla violenza maschile. Il 37,6% delle 16-24enni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni, quasi dieci punti in più rispetto al 2014. L’aumento è trainato soprattutto dalle violenze sessuali, passate dal 17,7% al 30,8%. L’incremento più forte riguarda gli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e gli uomini non partner come parenti, amici, conoscenti e sconosciuti (dal 15,3% al 28,6%).
Il peso del contesto familiare
Il rapporto evidenzia come il contesto familiare giochi un ruolo decisivo. Vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza porta spesso alla riproduzione degli stessi modelli. Le percentuali di adolescenti che subiscono o mettono in atto ricatti emotivi, atteggiamenti violenti o di controllo sono sistematicamente più alte tra chi vive in un clima familiare teso o conflittuale. Il 39% di questi ragazzi usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto atteggiamenti violenti verso il partner, contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale.
“Paure ed esperienze di molestie, umiliazioni, ricatti e aggressioni attraversano luoghi e momenti diversi della vita degli adolescenti, dalle relazioni intime agli spazi pubblici, sia fisici che digitali”, spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children. “Ragazzi e ragazze in molti casi imparano e riproducono copioni di un repertorio violento, con il risultato che dinamiche di possesso, controllo e aggressività rischiano di venire giustificate e normalizzate”.
Controlli e ricatti nelle relazioni
Quando interrogati su comportamenti violenti e di controllo, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che ragazzi e ragazze affermano di aver subito e ciò che dichiarano di aver messo in atto, sebbene siano più spesso i ragazzi ad ammettere questi atteggiamenti. Il 28% ha usato linguaggio violento, altrettanti hanno fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa il partner, il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi.
Al 44% degli adolescenti è capitato che il partner chiedesse di non uscire con alcune persone, al 43% di non accettare contatti sui social, al 40% di non vestirsi in un certo modo, al 29% di condividere le password. Il ricatto emotivo è diffuso: il 29% ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura. La fine del rapporto è un momento particolarmente critico. Il 27% dichiara di aver cercato con insistenza l’ex partner, il 20% di aver minacciato di farsi del male in caso di rifiuto, altrettanti di aver condiviso o minacciato di condividere messaggi o foto private per vendetta.
Incontri occasionali, giochi e sfide sessuali
La ricerca di Save The Children mette in luce anche la diffusione di pratiche che possono diventare terreno di vulnerabilità. Al 28% degli intervistati è capitato di avere incontri intimi occasionali dopo aver bevuto troppo senza ricordare bene le circostanze il giorno dopo. Il 40% ritiene diffuso tra i coetanei bere in modo esagerato per disinibirsi sessualmente, il 24% usare sostanze o farmaci, il 23% partecipare a giochi o sfide sessuali di gruppo. Percentuali che schizzano rispettivamente al 49%, 36% e 44% tra chi vive in un clima familiare negativo.
Aumenta la consapevolezza, ma non cambiano i comportamenti
Rispetto all’indagine del 2023, gli adolescenti – soprattutto le ragazze – sembrano più consapevoli. È calata la percentuale di chi ritiene “normali” alcuni atteggiamenti di possesso: se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d’amore, oggi è sceso al 23% (16% tra le ragazze). Il 73% ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere password o posizione, il 68% che il consenso non sia mai scontato.
Tuttavia, questa maggiore consapevolezza non si traduce in un cambiamento dei comportamenti. Anzi, alcuni atteggiamenti sono in aumento: chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti è passato dal 19% al 25%, chi ha subito linguaggio violento dal 31% al 36%, chi ha subito ricatti dal 22% al 31%.
Violenza negli spazi pubblici e online
Anche fuori dalle relazioni sentimentali, i ragazzi affrontano un clima di violenza pervasiva. Il 29% si è trovato in una situazione in cui si è sentito costretto ad atti sessuali indesiderati. Il 49% ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da coetanei, il 38% ha subito comportamenti violenti sia offline sia online dalla stessa persona.
Sul fronte digitale, il 37% ha ricevuto richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo. Commenti sessisti e discriminazioni sono parte del vissuto quotidiano: il 63% ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo, il 60%
commenti giudicanti sul modo di vestirsi o comportarsi, il 36% insulti per motivi legati al genere o all’orientamento sessuale.
Le strategie di autoprotezione delle ragazze
Le ragazze sviluppano strategie di prevenzione che limitano di fatto la loro libertà. Il 60% sceglie di non andare in luoghi isolati, il 49% di non prendere mezzi pubblici da sole la sera, il 42% di evitare feste dove non conosce nessuno, il 21% di non prendere taxi da sole. Il 45% finge di essere al telefono per sentirsi più sicura tornando a casa, il 38% condivide la posizione con qualcuno di cui si fida, il 32% finge di aspettare qualcuno quando si sente minacciata.
Fiducia nella famiglia, ma poca conoscenza dei servizi
L’85% degli adolescenti parlerebbe con qualcuno in caso di violenza: il 60% con la madre, il 39% con il padre, il 24% con le amiche. Solo l’11% conosce correttamente il numero antiviolenza 1522. Meno della metà (47%) ha fatto educazione sessuo-affettiva a scuola, per lo più percorsi brevi. Eppure il 79% pensa che un corso obbligatorio sarebbe utile per contrastare la violenza di genere.
“I passi avanti nella consapevolezza sono importanti, ma ancora troppo pochi e troppo lenti”, dichiara Raffaela Milano, direttrice ricerca di Save the Children. “È necessario rafforzare l’impegno affinché tutti i ragazzi e le ragazze possano crescere in un contesto di rispetto, libero da stigma e paure. Questo deve partire dalla scuola, con corsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva”.
Con la campagna #Facciamoloinclasse, l’ONG torna a chiedere una legge che preveda percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità, risorse per garantire sostegno psicologico alle vittime minorenni e un sistema nazionale di raccolta dati sulla violenza di genere.

(da Fanpage)

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