Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO I SERVIZI SEGRETI AMERICANI, DIFFICILMENTE L’IRAN ACCETTERÀ UN ACCORDO A BREVE. ANZI, È BEN FELICE DI CONTINUARE A ROMPERE I COJONI A TRUMP IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MEDIO TERMINE
Dopo sei mesi di guerra, l’Iran e’ diventato piu’ sicuro della sua capacita’ di attaccare
obiettivi in Medio Oriente e sembra determinato a continuare il conflitto per esasperare gli Stati Uniti. A riferirlo e’ un rapporto dell’intelligence statunitense di cui ha dato notizia il New York Times.
Secondo i sevizi segreti americani, difficilmente l’Iran accettera’ un accordo a breve. Anzi, e’ ben felice di dare filo da torcere al presidente Donald Trump in vista delle elezioni di medio termine. Nelle prossime settimane, l’Iran potrebbe tornare ad attaccare basi militari americane in Medio Oriente o compiere azioni di guerra ibrida.
Gli 007 ritengono che hacker legati all’Iran siano stati molto probabilmente responsabili di attacchi informatici su oltre 100 sistemi idrici in tutti gli Stati Uniti alla fine di luglio. E ora punterebbero a colpire infrastrutture petrolifere.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
UN MESE FA, ERANO DI 1,997 E 2,097. LA CRESCITA È STATA DI 5,5 CENTESIMI AL LITRO PER LA VERDE E 6,7 PER IL DIESEL. E TANTI SALUTI ALLO “SCONTO” SULLE ACCISE VARATO DAL GOVERNO (2,5 MILIARDI BUTTATI NEL CESSO)
I prezzi dei carburanti aumentano ancora. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, oggi sabato 5 settembre 2026 il prezzo medio in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,052 euro al litro per la benzina (2,046 euro il prezzo di ieri) e 2,164 euro al litro per il gasolio (2,157 euro il prezzo di ieri).
Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,138 euro per la benzina e 2,237 euro per il gasolio. Esattamente un mese fa, il 5 agosto, i prezzi sulla rete stradale erano di 1,997 euro al litro per la benzina e 2,097 euro al litro per il gasolio. L’aumento è stato dunque di 5,5 centesimi al litro per la verde e 6,7 centesimi al litro per il diesel.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
A QUESTI SI AGGIUNGONO 135 CONTRATTI A TERMINE IN SCADENZA CHE NON SARANNO RINNOVATI – LO SCIOPERO È STATO PROCLAMATO DOPO DUE GIORNI DI TRATTATIVA AL MINISTERO DEL MADE IN ITALY
Fim-Cisl, Fiom-Cgil, e Uilm hanno proclamato uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti di Electrolux, dopo che la multinazionale svedese ha confermato la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona) e ha annunciato 1.450 esuberi in Italia al posto dei 1.719 previsti all’inizio. A questi, ricordano i sindacati, si aggiungono 135 contratti a termine in scadenza che non saranno rinnovati. […]
La maggior parte degli esuberi riguarda gli stabilimenti di Porcia (Pordenone) e Susegana (Treviso). Lo sciopero è stato proclamato dopo due giorni di trattativa al ministero delle Imprese e del Made in Italy, durante la quale Electrolux «ha chiesto di superare gli accordi sindacali sulla organizzazione del lavoro», offrendo «solo modifiche limitate al piano industriale», spiegano i sindacati. […]Il Pd chiede al governo la convocazione del tavolo con il ministro delle Imprese Adolfo Urso, le Regioni, i sindacati e gli enti locali coinvolti. Per i dem «è grave che a fronte di richieste pesantissime ai lavoratori l’azienda continui a mettere sul tavolo tagli».
(da Corriere della Sera)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
STAVOLTA HANNO PORTATO VIA UNA AFFETTATRICE… “SONO SEMPRE LE STESSE PERSONE E NON SONO STRANIERI”
Quarto colpo in dodici mesi al Bar Mora di Sottomarina, a Chioggia. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, dei ladri sono entrati nel locale portando via per la seconda volta in un anno l’affettatrice (acquistata di recente in sostituzione di quella rubata a settembre 2025), oltre a gelati, caramelle e una bottiglia di scotch whisky.
Esausto dai continui danneggiamenti, il titolare Matteo Boscolo Bragadin ha affisso un cartello rivolto direttamente ai responsabili, lanciando anche un messaggio via social: «Te la ricompro, stesso prezzo come nuova. Se io non lavoro, tu non troverai più nulla da portare via. Se ti servono soldi, posso offrirti un lavoro. Se passi ti offro un caffè».
«Prendono sempre le stesse cose, tranne il vino»
Una provocazione diventata virale e pensata per sensibilizzare la cittadinanza sui ripetuti episodi di microcriminalità che colpiscono le attività commerciali della zona. Sul caso si è mosso anche un blogger locale che avrebbe consegnato nomi e targa del veicolo usato nel furto ai carabinieri.
«L’ho chiamato, mi ha detto di aver fatto denuncia formale proprio ieri mattina, con tutto il materiale. Io non l’ho visionato, non mi sono fatto dire nulla: saranno i carabinieri a verificare se è vero», spiega il titolare a Repubblica. Il gestore si dice convinto che dietro le incursioni ci sia sempre la stessa mano: «Secondo me sono le stesse persone, e non sono stranieri. Prendono sempre le stesse cose: gelati, bibite, birre. Il vino non gli interessa: quindici cartoni, non ne hanno preso uno», racconta a Repubblica.
La solidarietà di Chioggia
Nonostante i costi economici e psicologici, il locale – una storica balera dell’Adriatico attiva da 43 anni – ha ripreso l’attività per il finale di stagione anche grazie alla solidarietà della comunità. «Il materiale immediatamente vendibile, come i gelati, l’ho già rimpiazzato stamattina: il caldo aiuta, la gente viene ancora al mare anche fuori weekend. L’affettatrice la recupereremo da amici. Ci penseremo con calma per la prossima stagione. Adesso bisogna prendere un po’ di respiro, tornare più sereni», spiega Bragadin. «Una signora – racconta – è venuta a offrirci la sua affettatrice, mi ha detto che non la usa e che, se avessi voluto, me la avrebbe regalata. Mi ha spiazzato: non ho saputo cosa risponderle, se non offrirle un caffè».
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
L’OCCUPAZIONE “PIÙ ALTA DI SEMPRE”? È “ANZIANA”. E I SALARI REALI SONO PIÙ BASSI DEL 6% RISPETTO AL 2021, IL DATO PEGGIORE DELL’OCSE – IL VERO RECORD È QUELLO DEI GIOVANI INATTIVI – I 20 MILIARDI PER IL TAGLIO DEL CUNEO? IL FISCAL DRAG (LE TASSE SUGLI AUMENTI) SE N’È MANGIATI 25 – I TAGLI ALLE ACCISE CHE AVVANTAGGIANO I RICCHI, LE COLPE SCARICATE SUI PREDECESSORI
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Bari vanta 1,3 milioni di contratti di lavoro, la
centralità riconquistata in Europa, ma glissa sulla Casa Bianca. E poi scarica sui predecessori il fallimento sulle liste d’attesa nella sanità pubblica. Argomento per argomento, cosa non torna nel discorso autocelebrativo della premier.
Politica estera. Vanta la presunta centralità ma tace su Trump e Ucraina
Privata dell’unico asso nella manica della politica estera — la special relationship col presidente americano, che da mesi non è più special e probabilmente nemmeno più relationship — Meloni preferisce elidere il tema.
Silenzio su guerre e crisi internazionali. Trump mai nominato. Come se il blocco di Hormuz, che fa schizzare in alto il prezzo della benzina anche in Italia, fosse acqua passata. Come se il conflitto in Ucraina, più longevo persino del suo governo, non continuasse ad essere il primo cruccio dell’Europa, e il sostegno con armi e finanze a Kiev la più aspra frizione con la Lega.
Del resto, cosa potrebbe rivendicare la premier? Esclusa dal tavolo del Volenterosi, rimane un partner per Zelensky ma senza più l’allure della interlocuzione privilegiata con la Casa Bianca, la ragione per cui il leader ucraino non mancava mai di includere Roma nei suoi tour europei.
«Stiamo recuperando centralità nel Mediterraneo», rilancia Meloni. Anche in questo caso, tutto questo recupero non si vede. Il dossier libico dimostra come siano altri Stati a esercitare influenza. La strategia energetica con l’Algeria, infine, non nasce con lei, ma con Draghi che nel 2022 ha preparato la sostituzione della Russia come principale fornitore di gas.
Economia e conti pubblici. Nessun cenno alla manovra quoziente familiare addio
La sorpresa è che l’annuncio sulla manovra non c’è. Alla festa del record, Meloni non anticipa nulla sulla quinta legge di Bilancio, quella elettorale. L’unica novità è una Zes annacquata per il Nord: «Vogliamo applicare questo meccanismo a tutta Italia». Ma parla solo di sportello unico e semplificazioni, non di estendere credito d’imposta e aiuti di Stato riservati al Sud.
Ignora invece il taglio dell’Irpef al ceto medio: sugli stipendi bassi promette «intendiamo perseverare». Definisce la stabilità «la prima grande riforma»: anche perché di altre realizzate se ne sono viste poche o nulla. Rivendica lo spread sceso dai 233 punti dell’insediamento a «stabilmente sotto 80», con «miliardi di interessi risparmiati». Il calo è reale e premia la stabilità politica, ma si deve anche al Bund salito al 3,3%, mentre il Btp resta sopra il 4%.
E i risparmi maturano solo rifinanziando il debito, non finiscono subito nelle tasche degli italiani. Molti bonus alle famiglie, infine, ma silenzio tombale sulla grande promessa mancata del 2022, il quoziente familiare. E sul no della maggioranza al congedo paritario delle opposizioni: singolare per una premier che rivendica di aiutare donne e madri.
Lavoro e precariato. Sale l’occupazione over 50 salari reali in calo del 6%
«Occupazione più alta di sempre», 63,2%. E «mai così tante donne al lavoro», rivendica Giorgia Meloni. Vero. Ma la crescita è “anziana”. Dall’insediamento del governo gli occupati aumentano di un milione 117mila, quelli over 50 di un milione 282mila, con 251mila di almeno 65 anni: pesano la stretta sulle pensioni e la cancellazione di Opzione donna.
Sotto i 50 se ne perdono 165mila. Il tasso femminile ha toccato il 54,6%, record. Ma resta 17 punti sotto quello maschile e 13 sotto la media Ue: l’Italia è ultima. Vero: «I contratti precari sono diminuiti».
Quelli a termine sono scesi di 510mila. Ma tra i 15-34enni i disoccupati calano di 213mila, gli occupati salgono di 70mila e gli inattivi di ben 280mila. Tra i 15-24enni si perdono 139mila occupati e gli inattivi crescono di 342mila (altro record): non studiano e non cercano un posto.
Anche i salari sono cresciuti «più del decennio precedente». Vero per le retribuzioni nominali: +11,9% dall’ottobre 2022 contro +10%. Ma gli aumenti sono stati divorati dall’inflazione. Il governo rivendica 20 miliardi per il taglio del cuneo. Il fiscal drag – più tasse sugli aumenti nominali – se n’è mangiati 25. I salari reali restano del 6,1% sotto il 2021, il peggior divario tra le grandi economie Ocse. Italiani più poveri.
Energia e carburanti. Decreto bollette al palo benzina e diesel senza freni
Meloni rivendica di avere «protetto» famiglie e imprese dai rincari energetici con «oltre 60 miliardi», il bonus sociale a 315 euro e bollette più leggere. Il bonus per i vulnerabili è corretto: circa 200 euro ordinari più 115 una tantum. Non tornano i 60 miliardi attribuiti al suo governo: gli atti ufficiali ne consentono di ricostruire circa 35 fino al 2025. Per arrivare a 60 bisogna includere risorse varate da Mario Draghi.
Le accise mobili sono costate oltre 2 miliardi, ma non hanno impedito a benzina e diesel di restare sopra i due euro. E sono regressive: premiano più chi riempie il Suv che chi usa un’utilitaria. Intanto il decreto Bollette è al palo: dei 5 miliardi di «risparmi strutturali» promessi da Meloni è partito soprattutto il bonus. Fermi il taglio dello spread tra gas italiano ed europeo e il disaccoppiamento dell’elettricità dal gas. I rincari invece corrono.
Sicurezza. Più reati, celle sovraffollate nuove rotte per gli immigrati
Rivendicazioni sui numeri degli arresti. Un riferimento agli sbarchi: «Abbiamo protetto i confini di questa nazione», «ci hanno dato degli estremisti e ora ci copiano in tutta Europa».
In realtà, numeri alla mano, la sicurezza resta un tallone d’Achille del governo Meloni. All’inizio della legislatura i reati erano aumentati; negli ultimi mesi si è registrato un calo, ma il risultato più evidente delle politiche del governo è stato finora il sovraffollamento carcerario, accompagnato da una moltiplicazione delle fattispecie penali: secondo le Camere penali, dal 2022 sono stati introdotti 57 nuovi reati, una sessantina di aggravanti e aumenti di pena per circa 500 anni di carcere.
Meloni ha rivendicato poi il calo degli sbarchi, che nel 2026 effettivamente c’è stato ma che, come ha fatto notare Sos Mediterranee, è legato anche a un cambio delle rotte, in particolare verso la Grecia, mentre è aumentata la mortalità in mare: il tasso è passato dall’1,5 al 2,6 per cento
Sanità. I ritardi sulle liste d’attesa rovesciati sugli altri governo
«Secondo voi le liste d’attesa le ha create il governo Meloni? Sono iniziate con il governo Meloni? No, esistevano anche 15 anni fa e sono aumentate… La sinistra le ha lasciate a noi». E ancora: «Su dieci prestazioni sanitarie, otto sono erogate nei tempi previsti e due no: sono troppe, ma almeno ora sappiamo dove intervenire».
È l’autodifesa e sono i numeri che Giorgia Meloni snocciola dal palco di Bari parlando della sanità e della Piattaforma nazionale, ideata dal governo, per monitorare le liste d’attesa. Ed è sulla base di questa piattaforma che Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, nel luglio scorso, ha pubblicato un bollettino che sintetizza lo stato dell’arte.
Se è vero che le prenotazioni complessive sono salite a 14,9 milioni (di cui 8,4 milioni di prime visite e 6,6 milioni di esami diagnostici), con un incremento di 1,6 milioni di prestazioni garantite rispetto ai 13,3 milioni del primo semestre 2025, è anche vero che ci sono ancora circa 2,8 milioni di cittadini che, nei primi sei mesi dell’anno, hanno dovuto attendere oltre i limiti previsti. E il 20% delle visite urgenti, quindi da garantire entro 3 giorni, non viene effettuato nei tempi stabiliti.
(da Repubblica)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
CERNOBBIO, MARIO MONTI ATTACCA VANNACCI
«Oramai sono vecchio, ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo». A dirlo è l’ex presidente del consiglio Mario Monti concludendo il dialogo con il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci al forum Teha di Cernobbio. Un faccia a faccia che ha messo al centro due visioni opposte sui temi caldi della politica, dall’integrazione europea all’identità nazionale, passando per demografia, difesa e declino industriale.
Monti e il fascismo di Vannacci
«Non vedo in lei la ricostituzione del Partito fascista ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto. Trovo in lei la ricostruzione della narrativa, della retorica dello spirito del fascismo, più o meno si dichiara la superiorità dell’Italia, degli Italiani e, vogliamo dire, della razza italiana», ha detto Monti rivolgendosi a Vannacci.
«Non ho mai ritenuto la popolazione italiana a priori inferiore, ma non necessariamente superiore alle altre popolazioni. Ho il terrore di una ricostruzione psicologica di una “Italietta” e del fatto che siccome non riusciamo con i governi attuali a dare più crescita ai nostri cittadini perché ci importa il loro voto non il loro benessere, allora la popolazione dovrà essere soddisfatta dando corda alla sua identità», ha spiegato.
«Il mio incubo è vedere le mie figlie in battaglia con Macron»
Vannacci, dal canto suo, ha difeso una posizione fortemente critica nei confronti dell’attuale assetto dell’Unione europea.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
MELONI RESTA DELL’IDEA DI VOTARE IN PRIMAVERA
Con un bizzarro tempismo, il centrodestra festeggia il record di durata del governo
litigando su quando farlo finire. Meloni, Tajani e Salvini scelgono proprio la giornata della grande celebrazione sul porto di Bari per ricordare agli italiani che la longevità, in politica, non è sempre sinonimo di armonia: si può durare, anche bisticciando a ciclo continuo, persino sulla data di scadenza.
La premier ha fretta di archiviare la legislatura. I fedelissimi confidano sottovoce: «Fosse per Giorgia, si voterebbe fra tre mesi». Cioè subito dopo il varo del controverso Melonellum, sempre che i deputati di maggioranza non facciano altri scherzi col voto segreto quando il testo tornerà a Montecitorio. Votare a dicembre non si può, ovviamente, c’è una legge di bilancio da approntare, anche se Giancarlo Giorgetti sta già mandando messaggi in bottiglia, direzione Palazzo Chigi: pure stavolta è difficile immaginare una manovra davvero espansiva. Tradotto: scordiamoci misure d’impatto su larga scala buone per la campagna elettorale.
Dopo la manovra, comunque, Meloni vuole sterzare verso il voto. Nella sua cerchia le ripetono da dopo il referendum: più passa il tempo, più Vannacci rischia di crescere e la coalizione di perdere consensi. Non esclude un voto nella prima metà dell’anno prossimo il capodelegazione di FdI al governo, Francesco Lollobrigida, passeggiando tra gli stand di panzerotti e spaghetti “all’assassina” piazzati dietro al palco del comizio della leader a Bari. «Si voterà a maggio? Nessuna preclusione, si vota quando è necessario – risponde il ministro dell’Agricoltura – Prima c’è da approvare la legge elettorale, poi ne discuteremo».
Problema: gli alleati la pensano all’opposto. Scrutano gli stessi sondaggi di Meloni con apprensione, vedono che Futuro nazionale ha già sorpassato sia la Lega che FI. Però anziché fretta, predicano calma. Vorrebbero più tempo, per attrezzarsi e tentare un recupero, che alla premier sembra improbabile. Dunque per una volta Salvini e Tajani si ritrovano a giocare di sponda contro le volontà della leader, anziché a scornarsi tra loro come accade di solito, dalle tasse sulle banche alle bizze della politica estera.
Il primo a esporsi è Salvini, in mattinata, a margine di un punto stampa a Milano. «Stiamo festeggiando il governo più longevo della storia della Repubblica, perché interrompere prima l’enorme lavoro che tutti stiamo facendo? C’è una scadenza ed è nell’autunno 2027». Poi torna sul ballottaggio, per esprimere la sua contrarietà: «Giusto andare al voto con un solo turno». Anzi, lui il secondo turno lo abolirebbe anche per le Comunali: «One shot, chi vince governa». Poi insiste: «Ho tante cose da fare, tanti cantieri da portare avanti e vorrei arrivare fino all’ultimo giorno». A partire ovviamente dal famigerato Ponte sullo Stretto, sogno del ministro dei Trasporti impallinato da inchieste e controlli della magistratura. Salvini spera ancora di posare la prima pietra entro il voto. Ma considerata la ridda infinita di rimandi, non è detto. Pure Tajani si allinea, a domande dei cronisti a Cernobbio, anche se con meno enfasi del capo lumbard: «La data? Per me è la fine della legislatura, si vedrà. Non ho problemi a votare un mese prima, due mesi prima, ma forse la data giusta è quella di fine legislatura».
Il ministro degli Esteri conferma anche quanto anticipato da Repubblica nei giorni scorsi: la premier sta pensando di accorpare elezioni nazionali e comunali nelle grandi città, visto che l’anno prossimo si voterà a Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. «Ci saranno problemi forse con l’election day per ragioni economiche – ammette Tajani – Ma non c’è stata ancora una decisione». E prenderla, se queste sono le premesse, non sarà una passeggiata.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
MA SE HA PAURA DI PERDERE VUOL DIRE CHE LE COSE NON VANNO COSI’ BENE COME VUOLE FARCI CREDERE
Sarà anche il più longevo della storia della Repubblica, il governo di Giorgia Meloni, ma di certo non ha battuto nessun record di coerenza, sincerità e modestia, perlomeno nel discorso autocelebrativo che la premier ha recitato a Bari.
Andiamo con ordine, però.
“La sinistra inventa ogni giorno una nuova emergenza”, esordisce Meloni. E mentre lo dice, ci chiediamo chi abbia inventato l’emergenza rave, l’emergenza maranza, l’emergenza anarchici, l’emergenza centri sociali, l’emergenza ambientalisti, l’emergenza migranti-in-arrivo-dalla-Spagna e tutti i relativi nuovi reati che sono stati inventati per contrastarle.
Alla sinistra, Meloni attribuisce anche di “non finirla” con “tutto questo complottismo”, e anche qui forse varrebbe la pena di ricordare a Meloni chi è che vedeva complotti ovunque, da quelli della “finanza internazionale” a quelli dell’immarcescibile George Soros, fino a quelli dell’ideologia gender e dell’ideologia green .
E mentre dice alla sinistra, sempre, che “battere Meloni non è un programma elettorale”, verrebbe da dire alla premier che anche inventarsi una legge elettorale per non essere battuta non tocca esattamente i vertici della politica.
E se rischia di essere battuta, Meloni, è anche per colpa di un tizio, Roberto Vannacci, che va in giro con il ciondolo di Ordine Nuovo, che chiama “badogliani” i traditori, e che sta mietendo voti a colpi di “me ne frego” e altre fascisterie varie. Forse, fossimo in lei, eviteremmo di definire l’antifascismo come un “arma di distrazione di massa”.
E se rischia di perdere, Meloni, è anche perché forse le cose non vanno così bene come dice la premier. Sul fronte economico, soprattutto, dove la crescita è zero e il debito è alle stelle. Su questo Meloni tace, dal palco di Bari. E il silenzio, in questo caso, è più bugiardo di mille parole. Tanto più ieri, in Puglia, dove sono arrivate le prime 2500 lettere di licenziamento ai lavoratori dell’indotto dell’Ilva.
Una cosa vera, però, la dice, Giorgia Meloni, quando parla di migranti e dice che le proposte di Fratelli d’Italia erano “fuori dalla civiltà giuridica europea” mentre oggi “ sono la civiltà giuridica europea”.
È vero, per l’appunto, che Meloni è riuscita, con la complicità dei popolari europei e delle destre più estreme a far diventare legge ciò che fino a qualche anno fa era ritenuto un abominio umanitario: l’idea, cioè, che l’Europa non sia più solidale al suo interno nella gestione dei richiedenti asilo, cosa che va contro gli interessi dell’Italia, peraltro. E che li possa parcheggiare in campi di prigionia in Paesi terzi, in attesa di decidere se accoglierli o rimpatriarli.
Tutto vero, sì. Peccato sia l’unica cosa per cui non c’è niente di cui essere fieri.
(da Fanpage)
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Settembre 5th, 2026 Riccardo Fucile
SE IN CASA VANNACCI SI FANNO LE PRIMARIE, IO VOTO PER LA MOGLIE
Solo una donna può fermare quell’uomo e non è Meloni e nemmeno Schlein, ma Camelia
Mihailescu, sua moglie. Il video in cui, mascherata da contadina della steppa, la signora Vannacci si scola un bicchierino di vodka alla salute dell’«amico Vladimir» ci rivela un paio di cose fondamentali.
La prima è che, nell’era dei social, la comunicazione politica ha perso ogni residuo accento di gravitas e non procede più neanche per slogan ma per scenette (sembrano tornati i tempi di Carosello: oggi Gino Bramieri sarebbe candidato premier).
La seconda è che si è finalmente capito chi detta la linea da quelle parti. Non sappiamo infatti se dietro ai libri al contrario e ai video in toga e colbacco del Generale ci siano davvero i mestatori russi, ma di sicuro c’è un’avvocata rumena.
La tostissima Camelia, al cui confronto il marito è solo una copia di mille riassunti (scritti, tra l’altro, in buona parte da lei).
A volte viene quasi il sospetto che Vannacci vagheggi il ritorno del patriarcato mediterraneo per sottrarsi al giogo di un matriarcato del Mar Nero. Ma l’uomo è intelligente e gli starà benissimo così.
Il problema, semmai, riguarda i nostalgici che lo osannano: con due lauree, una carriera brillante, un carattere spigliato e persino una vena sarcastica, Camelia si direbbe il tipo di donna che piace più agli elettori degli altri partiti che a quelli di suo marito. E comunque, se a casa Vannacci si fanno le primarie, io voto per lei.
(da il Corriere della Sera)
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