Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
AL FESTIVAL DEL CINEMA HA RICEVUTO IL LEONE D’ORO ALLA CARRIERA
Un Leone d’Oro alla carriera accolto tra gli applausi della Sala Grande, ma anche un lucido
e sferzante atto d’accusa contro l’amministrazione di Donald Trump. Questa l’inaugurazione della 83ª Mostra del Cinema, dove George Clooney pur non citando mai esplicitamente il Presidente Usa, l’attore e regista sessantacinquenne traccia un ritratto impietoso dell’America attuale.
«Non è facile vivere in un Paese guidato dalle persone meno capaci di farlo. Questa è ‘kakistocrazia‘, il governo dei peggiori», scandisce Clooney. L’artista guarda con speranza alla scadenza elettorale autunnale: «A novembre ci sono le elezioni di midterm, un momento fondamentale per tirare le somme. Se andrà tutto bene, torneremo a una situazione di maggiore normalità e decenza».
I grandi temi dell’attualità: media, clima e intelligenza artificiale
Figlio del giornalista tv Nick Clooney, la star hollywoodiana analizza con preoccupazione i mutamenti dell’informazione e le grandi sfide del presente. «Il fatto che gli uomini più ricchi del mondo possiedano il Washington Post, Twitter e la maggior parte delle fonti d’informazione è davvero preoccupante. Ma resta ancora spazio per il buon giornalismo», dichiara. E ancora: «Quest’estate a Como abbiamo vissuto incendi ed ed episodi di caldo secco estremo. Chi nega il cambiamento si sbaglia: riconoscerlo creerebbe migliaia di posti di lavoro ‘green’ e farebbe bene a tutti». Spazio anche ai pericoli dell’intelligenza artificiale: «Ho visto video in cui io, senza averlo mai fatto, dicevo cose mai pronunciate. Sarà sempre più difficile distinguere la verità e il rischio di essere ingannati è enorme».
Infine sul traguardo dei 65 anni, ammette con sottile ironia una punta di malinconia: «Invecchiare ti fa guardare allo specchio con nostalgia, ma mi sento un uomo incredibilmente fortunato. Ho una moglie straordinaria come Amal che amo e che mi ama, due figli spettacolari e la libertà di lavorare quando voglio. La vita è bella, anche se molte cose nel mondo non vanno per il verso giusto».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI CHIEDE INTERVENTI STRUTTURALI E UNA DETRAZIONE DEL 19% SUI LIBRI
Zaini, astucci, quaderni e tutto il materiale necessario durante l’anno: nel 2026 il corredo scolastico costerà in media 673,60 euro per ogni studente, il 2,3% in più rispetto allo scorso anno. A calcolare gli aumenti è l’Osservatorio nazionale Federconsumatori. La stima riguarda l’acquisto di materiale nuovo e comprende anche i ricambi necessari durante l’anno scolastico. Tra le voci che incidono di più si confermano gli zaini, soprattutto i modelli tecnologici dotati anche di power bank.
Il conto aumenta quando si aggiungono libri, mensa, trasporti e attività scolastiche. «Il rientro a scuola rappresenta ogni anno un momento di forte pressione sui bilanci delle famiglie», avverte Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari.
Quanto costa iniziare le medie e le superiori
La spesa cresce soprattutto nelle classi di ingresso. Al corredo bisogna aggiungere 545,66 euro in media per i libri di testo obbligatori e due dizionari, l’1,6% in più rispetto al 2025.
Per uno studente che comincia la prima media, Federconsumatori stima 561,61 euro per libri e due dizionari. Sommando il materiale scolastico, il conto arriva a 1.235,21 euro. Ancora più alta la cifra per chi entra in prima superiore: 805,15 euro per testi e quattro dizionari che, insieme al necessario per l’anno scolastico, portano il totale a 1.478,75 euro.
La richiesta: detrarre il 19% dei libri
È un peso che, secondo Bordignon, va inserito in un problema più ampio: le spese obbligate rappresentano, secondo i dati Confcommercio citati dal Forum, il 41,7% dei consumi familiari. «Sono uscite difficilmente comprimibili», sottolinea il presidente, «che riducono lo spazio disponibile per risparmiare, affrontare gli imprevisti o investire sui figli».
Per questo il Forum chiede che «l’inizio delle lezioni smetta di trasformarsi in una fonte di ansia economica per le famiglie» e sollecita «interventi strutturali per ridurre il costo dei servizi, fino ad arrivare all’azzeramento della spesa per i libri nella scuola dell’obbligo».
Un primo passo, secondo Bordignon, potrebbe essere una detrazione fiscale del 19% sull’acquisto dei libri.
Il fondo per i libri di testo c’è ma manca il decreto attuativo
La richiesta arriva mentre il governo ha già previsto un nuovo sostegno per l’acquisto dei testi. La legge di Bilancio 2026 ha istituito un fondo da 20 milioni di euro l’anno destinato alle famiglie con Isee fino a 30 mila euro per comprare i libri, anche digitali, degli studenti delle superiori. Manca, però, il decreto attuativo che dovrà stabilire modalità e criteri di ripartizione delle risorse.
«Supportare le famiglie oggi nei loro compiti educativi significa investire nel futuro del Paese e creare le condizioni perché i giovani possano crescere e costruire il proprio futuro con maggiore fiducia», conclude.
(da agenziE)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
DOPO IL “O LEI O NOI” DEGLI INVIATI, LA CANDIDATA FA UN PASSO INDIETRO IN CAMBIO DELLA CONDUZIINE DI UN PROGRAMMA SU RAI 3
Giulia Presutti guiderà un programma tutto suo come risarcimento per la rinuncia alla
conduzione di Report. Mentre Daniele Piervincenzi è destinato a seguire la seconda parte della trasmissione, Report Lab. Sarebbe questo secondo Repubblica l’accordo definito tra il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini e la redazione della trasmissione di RaiTre nell’incontro di ieri.
L’addio di Presutti
Su Presutti nei giorni scorsi erano circolate molte accuse costruite secondo lo schema della macchina del fango. In particolare l’accusa di aver “inventato” un dossier della Guardia di Finanza sulla strage di Cutro a causa di un logo antico inserito da un grafico nel servizio pubblicato all’epoca su Agorà. La giornalista era stata dipinta anche da Sigfrido Ranucci oltre che dagli inviati di Report come traditrice. Perché mentre difendeva il conduttore nelle chat intanto trattava con Rossi sulla conduzione. «O lei o noi», avevano detto gli inviati.
Chi condurrà Report?
A questo punto l’ipotesi sul tavolo è quella di una conduzione a rotazione degli inviati storici. L’azienda, dopo aver ottenuto il passo indietro di Presutti, attende una risposta dalla redazione entro oggi. «Per quanto mi riguarda», ha scritto la giornalista in fondo alla mail spedita a Corsini, «sono a disposizione dell’azienda che tanto mi ha dato e alla quale intendo dare con passione tutto il mio impegno». Piervincenzi, intercettato all’uscita dalla Rai, alla domanda se ci fosse stato un incontro con la redazione, ha risposto: «Non ancora, purtroppo».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
STIAMO A ROMPERE LE PALLE A CHI PROVIENE DALLA SPAGNA E POI FACCIAMO ENTRARE UN TERRORISTA RUSSO
L’uomo coinvolto nel tentato attacco russo all’aeroporto di Lipsia dello scorso 4 agosto è entrato nello spazio Schengen con un visto italiano. Sono in corso ulteriori verifiche e approfondimenti. Il bielorusso avrebbe precedenti criminali nei Paesi baltici.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti tedeschi, aveva ottenuto ad aprile scorso un visto turistico presso l’ambasciata italiana a Minsk. Il passepartout che gli avrebbe poi consentito di entrare nell’Area Schengen e raggiungere e poi lasciare così indisturbato la Germania.
A quanto sembra si tratta dell’uomo che avrebbe portato fisicamente il drone dotato di esplosivo sulla pista dell’aeroporto di Lipsia, dove è poi stato ritrovato la notte tra il 4 e il 5 agosto vicino ad alcuni aereo cargo ucraini.
Non esplose, a quanto pare, per un difetto del detonatore. «Controlleremo, se è così cercheremo di capire perché è stato concesso quel visto», ha reagito prudente per ora il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di una riunione Ue in Irlanda.
La notizia diffusa dai media tedeschi rischia di rinfocolare le tensioni tra Paesi europei sulla durezza delle misure da adottare nei confronti della Russia. Da mesi è in discussione tra i governi Ue una proposta per restringere la concessione di visti turistici a cittadini russi, per lo meno quelli che hanno prestato servizio militare e dunque contribuito nei fatti all’aggressione militare all’Ucraina. A spingere su questa strada sono soprattutto i Paesi nordici e baltici, ma pure Olanda e Repubblica Ceca. Nelle ultime riunioni Ue prima dell’estate però non se n’è fatto nulla per l’opposizione soprattutto di Paesi come Italia, Francia e Grecia, che temono di perdere i ricchi introiti derivanti dal turismo russo sulle loro coste.
Chi era il secondo agente di Mosca e cosa succede ora
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti tedeschi, il secondo uomo al soldo di Mosca sarebbe entrato in Germania ancor più facilmente, in quanto aveva in tasca oltre al passaporto russo anche uno lettone, dunque europeo. Questo secondo agente sarebbe stato il «coordinatore logistico» ed istruttore dell’agente operativo. Sarebbe arrivato in Germania a fine luglio, volando su Berlino e poi guidando fino in Sassonia su un’auto a noleggio. Dopo aver preparato il terreno per l’attacco a Lipsia, avrebbe lasciato nuovamente la Germania in aereo, due giorni prima del «fattaccio». Si tratterebbe secondo i media tedeschi di un individuo con legami con un’agenzia di intelligence russa. Le indagini proseguono, ma gli investigatori sembrano consapevoli che non potranno mai arrestare i sospettati: si pensa siano oggi al sicuro in Russia.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
NON BASTA TOGLIERE IL “NORD” DAL NOME PER CANCELLARE GLI ANNI DI RAZZISMO
Catania, 11 agosto 2019. Sono passate due settimane da quando la nave Gregoretti è
rimasta bloccata al porto con a bordo più di cento migranti. La crisi di governo sta per deflagrare e Matteo Salvini, accusato per la seconda volta di sequestro di persona dopo aver impedito uno sbarco, gira trionfante per la Sicilia tra comizi, rosari e frecciatine. Alle europee il suo partito ha preso il 34 per cento, la bandiera giallo-verde si è irreparabilmente strappata.
In quel pomeriggio dell’ultima estate di “normalità”, intesa in termini anticovidiani, mi recai al Palazzo degli Elefanti, sede del municipio del capoluogo etneo nonché luogo di incontro tra il Capitano e la giunta dell’allora sindaco Salvo Pogliese, armata di molta curiosità nei confronti di quel popolo siculo-salviniano che avrebbe accolto il vicepremier. Non erano tanto le contestazioni, che ci furono e non furono affatto sottotono, a intrigarmi, quanto più le facce, gli umori e gli slogan accorati di quei catanesi leghisti adunati in ammirazione del ministro dell’Interno e del suo progetto, l’asse Ionio-Papeete.
Perché? Ci chiedevamo in tanti. Perché, se non per autolesionismo, un meridionale dovrebbe supportare un partito che nasce sulle ceneri di slogan sintomatici dei propri valori come «Forza Etna».
Basta davvero togliere il “Nord” dal nome a cancellare gli anni di razzismo e indirizzarlo verso chi sta più giù di Lampedusa? Tra gli effetti positivi del subbuglio nella Lega di oggi, con i nordisti che rivendicano le priorità fondative del Carroccio, disvelando così la truffa demagogica del progetto nazional-salviniano, c’è che forse chi ha creduto nel meridionalismo padano, di fronte a questa ennesima beffa, potrebbe ricredersi. Tra quelli negativi, come ormai è evidente, c’è che un voto in meno per Salvini al Sud potrebbe essere un voto in più per Vannacci. Ma questo è tutto un altro «perché?».
(da EditorialeDomani)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
A SCOPPIO RITARDATO IN FDI CRESCE LA DIFFIDENZA SULL’EX GENERALE
La pistola fumante, quella decisiva per sciogliere i garbugli dei noir, dentro FdI, nessuno ce l’ha. Il sospetto, invece, ce l’hanno in tanti. E non certo da ieri, dall’inchiesta pubblicata dal Financial Times, che tratteggia Roberto Vannacci come il «cavallo di Troia di Mosca» che «mette alla prova» Giorgia Meloni.
Sussurri e sfoghi, una ridda di voci e timori che arriva fino alle orecchie della premier. Non a caso, da mesi, a cronisti e parlamentari che chiedono ai big di via della Scrofa, sottotraccia, perché s’impuntino così a mettere il veto sull’alleanza con le truppe dell’ex generale – che a Cartabianca ieri sera si è sbilanciato parlando della leader come di un possibile “ottimo capo dello Stato”- si aggiunge sempre una risposta estranea alle considerazioni tutte partitiche, sul temuto travaso di consensi all’interno della maggioranza.
E suona così: «Poi Vannacci non si sa a chi risponde». O ancora, più tranchant: «Non vorremmo poi dover rispondere a Mosca». Alle domande successive, se ci siano prove inoppugnabili di un legame tra l’ex parà e addentellati del Cremlino, scrollate di spalle. «È complicato». Insomma no, non alla luce del sole almeno.
Il Copasir ormai riceve ogni mese dal governo un report sull’impatto della disinformazione nel nostro Paese, ad opera di attori stranieri, a partire dalla Russia. «Guerra ibrida». Pure su Lipsia è stata chiesta un’informativa urgente ai servizi, il comitato che vigila sull’intelligence si riunirà la settimana prossima. Nei report che trasmette Palazzo Chigi sulla cosiddetta “Fimi” (Foreign Information Manipulation and Interference) si parla soprattutto di campagne social, non di soggetti politici italiani.
Però tra i Fratelli il timore resta. Sottotraccia, si cerca di capire – e non ci si spiega con canoni tradizionali – come Vannacci sia riuscito a macinare prima visibilità e poi soldi in tempi record.
Nelle chat di FdI, da fine luglio, circola uno studio pubblicato sulla piattaforma Substack, che approfondisce proprio questo aspetto: l’ascesa dell’ex generale, la pagina di Wikipedia a lui dedicata, che viene modificata «sistematicamente» molto prima del libro “Il Mondo al contrario” e proprio quando l’attuale capo di Fn «è a Mosca – si legge – in missione da addetto militare presso l’ambasciata italiana. Un uomo invisibile».
Il report pone domande anche sui flussi di denaro, che secondo la tesi circolata nelle chat di FdI potrebbero ricondurre anche «alla galassia Maga».
La spirale di crucci e diffidenze sui legami all’estero incrocia un altro tema: la tenuta di un esecutivo con Vannacci dentro. A parole, Meloni non vuole rinnegare la posizione scelta a difesa dell’Ucraina e della resistenza di Zelensky dallo scoppio del conflitto, quando sedeva ancora ai banchi dell’opposizione. E certo, quest’anno, a differenza dei precedenti, non è ancora stato spedito nemmeno un pacchetto di aiuti militari in direzione Kiev. Si lavora al tredicesimo, con tempi tutt’ora incerti.
Ma a gennaio il Parlamento ha rinnovato il “decreto cornice”, che autorizza l’esecutivo a inviare munizioni per tutto l’anno. E proprio dentro FdI in queste ore ricordano che il primo, clamoroso strappo di Vannacci con Matteo Salvini risalga a quelle settimane lì. Sul finire di dicembre, dopo mesi di trattative tribolatissime tra Guido Crosetto e gli sherpa leghisti (in testa Claudio Borghi), la coalizione di governo riuscì ad acciuffare un accordo al fotofinish per prorogare le autorizzazioni.
Venne inserito nel testo che in via «prioritaria» il sostegno avrebbe riguardato mezzi ad uso «civile». Più le armi, come sempre. Mentre la Lega brindava, Vannacci, ancora vicesegretario del partito, ruppe per la prima volta col vicepremier: «Acrobazie lessicali, con questo decreto si continua una guerra persa, basta armi all’Ucraina». La scissione, formalizzata un paio di mesi dopo, cominciò da lì, dalla guerra a Kiev.
Col senno di poi, per i “Fratelli” non è stato forse un caso. Anche per questo Meloni frena sull’alleanza: perché con Salvini, raccontano i suoi, alla fine si trova sempre un accordo. Mentre Vannacci «è uno che stacca la spina», se non accontentato. Dunque non si può imbarcare. Anche se si rischia di farsi male alle politiche: l’ultimo sondaggio riservato commissionato dalla maggioranza – e che impazza nelle chat di Forza Italia – lo proietta al 12%.
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
FUBINI: “IL TITOLO DECENNALE GIAPPONESE HA TOCCATO TASSI DI MERCATO AL 3% PER LA PRIMA VOLTA DA TRENT’ANNI. IL BUONO DEL TESORO USA, TRADIZIONALMENTE PRINCIPALE BENE RIFUGIO, RESTA L’ÀNCORA. QUANDO I SUOI RENDIMENTI SALGONO, DEVONO FARLO ANCHE QUELLI DEGLI ALTRI PAESI INDEBITATI PER CONTINUARE AD ATTRARRE INVESTITORI SU DI SÉ”
Quando nel 2025 Donald Trump annunciò dazi a tappeto, molti prevedevano che il
presidente degli Stati Uniti avrebbe danneggiato l’economia europea con le sue guerre commerciali. E’ passato più di un anno e quell’analisi appare in parte sbagliata: Trump fa male all’economia europea, ma i suoi dazi non sono la minaccia principale.
Il debito pubblico americano lo è. Lo è una tripletta di fattori che sta contribuendo ad alzare i tassi d’interesse di mercato in tutto il mondo su famiglie, investitori e soprattutto sui governi del G7: pesa un debito pubblico americano che cresce senza un piano di risanamento leggibile per i mercati; pesa una guerra del Golfo priva di una credibile strategia di uscita, destinata ad alimentare ancora l’inflazione; pesa una banca centrale degli Stati Uniti in ritardo nell’alzare i tassi di fronte all’accelerazione dei prezzi […]
Questo insieme di ingredienti alimenta nei mercati l’aspettativa di un deficit e di un debito pubblico più alti, in un futuro dove anche l’inflazione potrebbe scendere poco o niente.
Già oggi gli Stati Uniti, in proporzione al prodotto lordo, condividono un primato con la Francia: hanno il disavanzo di governo più alto del G7 e fra le trentotto democrazie avanzate dell’Ocse, prima di pagare gli interessi sul debito.
Il deficit “primario” che sfiora il 3,6% del Pil […]. E gli investitori se ne sono accorti: sono sempre più riluttanti a comprare, se il premio al rischio non sale. Ieri hanno portato i rendimenti decennali dei titoli americani quasi al 4,8%: un picco che non si vedeva da 19 anni (tolto un breve episodio nel 2023), sopra i livelli che hanno innescato un tentativo di intervento del segretario al Tesoro Scott Bessent il 19 agosto per limitare il costo del debito.
Altri Paesi del G7 sono esposti per la fragilità della loro finanza pubblica: in ordine di intensità dello stress di questi giorni, la Gran Bretagna, la Francia, il Giappone e anche l’Italia. Ma il buono del Tesoro americano, in quanto tradizionalmente principale bene rifugio, resta l’àncora.
Quando i suoi rendimenti salgono, devono farlo anche quelli degli altri Paesi indebitati per continuare ad attrarre investitori su di sé. Ieri il titolo decennale giapponese ha toccato tassi di mercato al 3% per la prima volta da trent’anni. Poiché l’inflazione sta salendo e lo yen debole la esacerba, la Banca del Giappone dovrebbe alzare i tassi; invece esita, perché un aumento dei rendimenti può innescare una spirale pericolosa su un debito pubblico che sfiora il 250% del Pil. Probabile dunque che Tokyo ricorra presto a nuove forme di “repressione finanziaria”, forzando i fondi pensione nazionali a investire in debito pubblico.
In difficoltà anche la Francia, dove i rendimenti (al 4,25) viaggiano ai massimi da 18 anni; ma proprio l’attuale aumento del costo di debito minaccia di gonfiare la spesa pubblica di circa nove miliardi l’anno – rispetto ai piani attuali – complicando la legge di bilancio nel pieno una compagna elettorale dominata da una leader antisistema come Marine Le Pen.
Non che l’Italia se la passi bene. Oggi è il solo Paese del G7 ad avere un surplus “primario” nei conti pubblici e ciò l’ha tenuta relativamente fuori dai radar dei mercati. Ma il debito continua a salire oltre il 137% del Pil e ora lo fa anche il suo costo: nel 2025 il rendimento medio del debito era al 2,8%, oggi è quasi a quel livello già solo il buono a un anno. Rispetto ai piani di aprile scorso, rischiano di aggiungersi almeno 4-5 miliardi di interessi in più all’anno. E se i margini di bilancio sono ai minimi, il governo può ringraziare (anche) Trump.
(da Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
L’ACCUSA ESPLICITA DEL GOVERNO MERZ, CHE HA ACCUSATO MOSCA DELL’ESPLOSIONE DI UN DRONE ALL’AEROPORTO DI LIPSIA, È UN “VAFFA” ALLA MORBIDEZZA DI SCHROEDER E MERKEL: PER ANNI I LEADER TEDESCHI HANNO COCCOLATO PUTIN, CONVINTI DELLA TEORIA DELLA “PACE ATTRAVERSO IL COMMERCIO”. COSÌ, HANNO REGALATO A “MAD VLAD” IL MONOPOLIO ENERGETICO SULL’EUROPA, PER POI SCOPRIRE CHE GLI SERVIVA PER DESTABILIZZARLA E DISTRUGGERLA… PER PUTIN C’È ANCORA UNA SPERANZA: I POST-NAZI DI AFD…
Sono stati necessari più di quattro anni, perché la Grande Illusione giungesse veramente al suo epilogo. In fondo, non c’era riuscita neppure l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, con il crollo di tutte le certezze e i presupposti che avevano sorretto il modello politico ed economico della Germania per quattro decenni.
Ancora fino a un anno fa, era infatti opinione diffusa tra politici, diplomatici e imprenditori tedeschi che, una volta passata la tempesta, prima o poi negoziata una tregua se non una pace tra Kiev e Vladimir Putin, allora tutto o quasi sarebbe potuto tornare all’antico con la Russia: il gas, le esportazioni, i rapporti politici in nome dell’ordine europeo, le relazioni culturali.
Certo, c’era stata la Zeitwende , la svolta epocale del cancelliere Scholz che per primo aveva avviato il riarmo della Germania. Era stata brutalmente troncata la dipendenza economica, con la definitiva chiusura dei gasdotti del Mare del Nord. Mentre Berlino aveva decisamente assunto la guida degli europei, nelle sanzioni e nello sforzo degli aiuti militari ed economici all’Ucraina.
Ma sotto traccia rimaneva, almeno in una parte della classe dirigente, una segreta speranza che non tutto fosse perduto della lunga storia di odio e amore che lega i due Paesi: da Caterina II, la principessa tedesca che si fece zarina; a Vladimir Lenin, il padre della Rivoluzione d’Ottobre, riportato in patria dentro un vagone blindato dai servizi segreti di Berlino per rovesciare il regime zarista; al Patto Molotov-von Ribbentrop che vide Stalin allearsi con Hitler, salvo poi sfuggire all’abbraccio mortale nazista al prezzo di 27 milioni di morti.
C’erano state poi la Ostpolitik di Willy Brandt, i rapporti di buon vicinato con l’Est e l’Urss durante la Guerra Fredda e, dopo la caduta del Muro, il Wandel durch Handel , il cambiamento attraverso il commercio, di cui Gerhard Schröder, poi passato al libro paga del Cremlino, e Angela Merkel erano stati i più ferventi assertori.
Ora l’inganno è finito. Il cancelliere Merz e il suo ministro degli Esteri prendono il coraggio a quattro mani e accusano pubblicamente il Cremlino di essere dietro il drone pieno di esplosivo, trovato e disinnescato ai primi di agosto nell’aeroporto di Lipsia, uno degli hub usati per portare gli aiuti a Kiev.
Quello della Sassonia è l’ultimo e forse più grave episodio di una lunga ordalia che nel solo 2025 ha visto ben 320 tentativi di sabotaggio a infrastrutture fisiche, come quello del 3 ottobre scorso quando droni non autorizzati bloccarono il traffico sopra l’aeroporto di Monaco di Baviera, lasciando a terra più di 10 mila passeggeri.
Nello stesso anno, i servizi contro la criminalità informatica hanno individuato 334 mila casi di attacchi cibernetici, in massima parte attribuibili a organizzazioni di hacker collegate ai servizi e altre entità statali della Russia. Il danno economico causato all’economia tedesca da queste incursioni è stato stimato intorno ai 200 miliardi di euro. Fra gli obiettivi preferiti, i sistemi di controllo del traffico aereo, alterati e messi sotto stress con gravissimi rischi per la sicurezza.
Ma non è solo questo. Come e più che in altri Paesi, il Gru, l’intelligence militare russa, ha condotto sofisticate operazioni di disinformazione, tese ad influenzare i cicli elettorali tedeschi a livello federale, regionale e locale, puntando a polarizzare l’opinione pubblica sugli aiuti all’Ucraina.
Che queste attività non cadano in un vuoto politico è evidente nella linea e nelle promesse di Alternative für Deutschland, il partito dell’ultradestra nazionalista
La leader di AfD, Alice Weidel, sostiene apertamente non solo la fine degli aiuti a Kiev, ma anche il ripristino di legami economici e di rapporti politici con la Russia di Putin.
(da “Corriere della Sera”)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 3rd, 2026 Riccardo Fucile
I MESSAGGI CHE SIGNORELLI INVIAVA A “DIABOLIK”: “MORTACCI LORO E DEGLI EBREI”. DAVA DEL “PORCO” A GAD LERNER E CONFESSAVA IL SUO AMORE PER IL PAGANESIMO: “IO FESTEGGIO IL SOLSTIZIO. I PRETI? SONO I PEGGIO. BRUCEREI LE CHIESE”. QUANDO VENNE A SAPERE CHE IL BOSS ALBANESE ELVIS DEMCE FU ASSOLTO SCRISSE: “FANTASTICO, DAJE” … LA DESTRA NON LASCIA A PIEDI NESSUNO: LA BARTOLOZZI, SCARICATA DA NORDIO, È STATA ASSUNTA DAL MINISTRO FOTI. PIERO TATAFIORE SI ERA DIMESSO COME PORTAVOCE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DOVE E’ STATO RIPRESO COME CONSULENTE. EMANUELE MERLINO, GIÀ CAPO SEGRETARIA DI ALESSANDRO GIULI, DOPO L’ALLONTANAMENTO, LAVORA CON ABODI
Paolo Signorelli, dopo due anni, torna a capo della comunicazione del ministro Francesco
Lollobrigida. Lo anticipa un articolo del Corriere.it che ripercorre le vicende del giornalista quarantenne, dimessosi dal ruolo di portavoce di Lollobrigida nel giugno del 2024 dopo la pubblicazioni delle chat (risalenti al 2018-19) fra lui e il narcotrafficante Fabrizio Piscitelli, il capo ultras della Lazio, detto Diabolik, ucciso in un agguato, a Roma, nel 2019.
Chat con “gravi battute antisemite” che poi “finirono nell’inchiesta della Procura sulla morte di Diabolik e vennero ritenute penalmente irrilevanti in quanto giornalista è risultato totalmente estraneo alle indagini”, ripercorre il sito del Corsera.
A cui Lollobrigida conferma: “Oggi ho salutato il mio capo della comunicazione Edoardo Garibaldi che torna a lavorare in Rai in Puglia la sua regione di nascita. Un ottimo giornalista, con cui ho avuto la possibilità di lavorare apprezzandone le qualità umane e professionali.
A seguito di questa sua scelta di vita, ho deciso di chiedere a Paolo Signorelli di tornare a ricoprire il ruolo che aveva deciso di lasciare per salvaguardare la sua serenità e quella del Ministero circa due anni fa”. E ancora: “Rispetto alle polemiche giornalistiche e le insinuazioni di allora nulla è emerso che sia di impedimento allo svolgimento di una attività professionale per le quali Signorelli incarna tutte le caratteristiche sostanziali e formali”, rimarca l’esponente di FdI.
“A due anni di distanza come ben sapevo, ma ora è un fatto oggettivo, non è emerso nulla che possa mettere in discussione la mia onorabilità personale e la mia professionalità. Così quando il ministro mi ha chiesto di prendere il posto di Garibaldi ho accettato”, il commento dello stesso Signorelli.
“Nel 2024 avevamo chiesto la rimozione di Paolo Signorelli dopo la pubblicazione di chat con gravissime espressioni antisemite. Oggi Lollobrigida lo richiama alla guida della comunicazione del ministero: una scelta scandalosa e politicamente indecente. Il ministro revochi subito l’incarico. Lollobrigida continua a confondere la fedeltà personale con l’interesse delle istituzioni. E, viste le sue numerose gaffe, forse il problema non è trovare chi le comunichi: è trovare qualcuno che riesca a impedirgli di farle”. Lo dichiara in una nota Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »