Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO “LE FIGARO”, A DIVIDERE I DUE È LA PROPOSTA DI RILANCIARE LA TRADIZIONALE BATTAGLIA CONTRO IL VELO ISLAMICO … GIÀ A GIUGNO BARDELLA AVEVA SCONFESSATO LA LINEA TRACCIATA DALLA STORICA LEADER DEL “RASSEMBLEMENT NATIONAL” SULLA RIFORMA DELLE PENSIONI
La ripresa della campagna elettorale per le presidenziali di Marine Le Pen è “agitata” e i progetti della leader del Rassemblement National (RN) non si sviluppano come previsto, secondo quanto scrive oggi Le Figaro.
In particolare, aumentano i motivi di disaccordo con il presidente Jordan Bardella, che avrebbe dovuto correre per l’Eliseo se la leader fosse stata impedita a farlo dalle sue noie giudiziarie. Dopo l’ormai accertata differenza di vedute sulle proposte sull’età pensionabile, emersa con evidenza già ad inizio estate, è la proposta del RN di rilanciare la tradizionale battaglia contro il velo islamico ad aver aggiunto tensione
Inoltre, la rottura con il consigliere speciale di Bardella, François Durvye, che ha lasciato l’incarico per insanabili divergenze con la leader, ha contribuito – secondo Le Figaro – a creare un clima di sfiducia.
La decisione di rispolverare la tradizionale battaglia per vietare il velo islamico è maturata in estate ed è stata annunciata domenica scorsa, anche se nel partito non tutti la considerano una buona idea. In particolare, sembra di difficile realizzazione, nella Francia attuale, sanzionare con multe tutte le donne musulmane che indossano il velo in strada.
Eppure è proprio questo che ha annunciato domenica il deputato RN Jean-Philippe Tanguy. La mattina dopo, il dirigente di RN, Andréa Kotarac, si affrettava a precisare che “non ci saranno ammende alle donne velate dal giorno dopo le elezioni”.
Fra le condanne unanimi di tutti gli altri partiti, da La France Insoumise ai Républicains, Bardella ha corretto: “Non si tratta di mettere in piedi una politica dell’abbigliamento, saranno i francesi a decidere”. Oggi Le Monde, nel suo editoriale, scrive che “mentre il RN resta fermo nelle sue ossessioni”, il paese “esce da un’estate asfissiante, da violenti incendi con una siccità mai vista, gli indicatori economici mostrano una possibile recessione e un indebitamento record”.
(da agenzie)
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LORENZO PREGLIASCO: “BUONA PARTE DEGLI ELETTORI DEL GENERALE AL BALLOTTAGGIO VOTERANNO PER LA COALIZIONE CHE SENTONO ‘PIÙ VICINA’, QUINDI PER MELONI. IPOTIZZIAMO PERÒ CHE UN ELETTORE SU TRE DI VANNACCI NON TORNI AL SEGGIO, PERCHÉ QUEL VOTO È IN PARTE UN VOTO DI PROTESTA”
Il ballottaggio non è una garanzia per il centrodestra. È questo un aspetto della riflessione,
dati attuali alla mano, dell’analista e sondaggista politico Lorenzo Pregliasco, cofondatore del centro studi YouTrend.
Anche se, evidentemente, approvando una legge elettorale con doppio turno e premio di maggioranza, «la coalizione punta sul carisma di Giorgia Meloni, e sulla percezione che gli elettori possono avere sul secondo turno, come una sorta di sistema presidenziale, c’è però il rischio di un effetto boomerang».
Partiamo dai dati: «Oggi –—spiega Pregliasco — il centrodestra, senza Vannacci, che è al 7%, si attesta al 42%. Il centrosinistra al 44%, senza Calenda, che è attorno al 3,5%. Parliamo naturalmente di intenzioni di voto che non tengono conto dell’eventualità del ballottaggio, di cui si discute in questi giorni.
Ma, ipotizzando questi numeri, il problema per il centrodestra potrebbe essere quello di perdere elettori tra il primo e il secondo turno». Per Pregliasco, le Comunali offrono un terreno di studio significativo.
«Storicamente, alle Comunali il centrodestra perde elettori al secondo turno perché il suo è un elettorato meno militante, con un interesse per la politica medio-basso. Se è una bella giornata di sole, magari va al mare, tanto per intenderci.
Se ipotizziamo quindi che tra primo e secondo turno il centrodestra perdesse il 3 per cento, a quel punto, con i dati di oggi, quasi non basterebbe neppure tutto l’elettorato di Vannacci, se confluisse interamente nel centrodestra. Tra perdita e acquisto di punti percentuali, l’attuale compagine governativa si attesterebbe al 46%».
D’altra parte, ragiona Pregliasco, il centrosinistra, oggi al 44%, «potrebbe giovarsi al secondo turno di un 2% raccolto tra una parte degli elettori di Calenda, che restano nell’area di centrosinistra, e altre formazioni politiche, come liste civiche e altre formazioni come Potere al popolo. A quel punto siamo al 46% per entrambe le coalizioni. Con il premio di maggioranza, basta un voto in più a decidere la vittoria dell’una o dell’altra».
«Naturalmente buona parte degli elettori del generale al ballottaggio voteranno per la coalizione che sentono “più vicina”, quindi per Meloni — argomenta Pregliasco —. Ipotizziamo però anche qui che un elettore su tre di Vannacci non torni al seggio, perché quel voto è in parte un voto di protesta, a cui non interessa che vinca Meloni». La sfida per il centrodestra, quindi, ma anche per il centrosinistra, sarebbe di convincere tutti i loro elettori a non disertare il doppio turno.
«Sì, il ballottaggio, che il centrodestra vuole in funzione anti Vannacci, per entrambe le coalizioni porta con sé il rischio di una erosione di punti». Sembra comunque difficile fare previsioni finché non si conosceranno meglio le intenzioni di voto degli elettori nel momento in cui il ballottaggio dovesse diventare legge, spiega.
(da “Corriere della Sera”)
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“LE PRIMARIE POSSONO DIVENTARE UNA LOTTA FRATRICIDA, COME POSSONO ESSERE L’OCCASIONE PER COSTRUIRE UNA COALIZIONE VERA; MI PERMETTO PERÒ DI DUBITARNE, PERCHÉ I CINQUESTELLE NASCONO CONTRO IL PD, I DUE ELETTORATI RESTANO MOLTO DISTANTI SU TANTI PUNTI. DECISIVE SARANNO ANCHE LE REGOLE: I CINQUESTELLE SPINGONO PER IL VOTO VIA WEB, IL PD PER I GAZEBO; CONTE HA BISOGNO DEL TURNO UNICO, IL PD DEL DOPPIO TURNO”
Nessuno ha mai votato un partito, una coalizione, un leader in base al programma. Si vota per interesse, o per appartenenza, o sull’onda della tendenza del momento. I programmi di partito non li legge nessuno.
In realtà, la scelta del leader è molto importante. In tutte le democrazie moderne la figura del candidato premier è decisiva. Non è affatto la stessa cosa se a guidare la coalizione sarà Elly Schlein o Giuseppe Conte o Silvia Salis. Le primarie possono diventare una lotta fratricida, come possono essere l’occasione per costruire una coalizione vera; mi permetto però di dubitarne, perché i Cinquestelle nascono contro il Pd, i due elettorati restano molto distanti su tanti punti, e non sempre partiti diversi riescono a sommare i loro voti.
Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se imporrà di indicare il leader della coalizione, il centrosinistra non se la potrà cavare indicando un diciottenne e un partigiano.
Decisive saranno anche le regole: i Cinquestelle spingono per il voto via web, il Pd per i gazebo; Conte ha bisogno del turno unico, il Pd del doppio turno .
(da “Corriere della Sera”)
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL SECONDO SOSPETTATO, UN UOMO DI ORIGINE RUSSA CON PASSAPORTO LETTONE, AVREBBE LEGAMI CON I SERVIZI SEGRETI DI MOSCA
Secondo quanto riporta la Bild, il bielorusso con passaporto russo, sospettato per l’attacco
all’aeroporto di Lipsia, sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto italiano.
Il secondo sospettato, un uomo di origine russa con passaporto lettone, avrebbe svolto un ruolo chiave nella preparazione dell’attentato e, secondo le informazioni dell’Ard, avrebbe legami con un servizio segreto russo.
A seguito dell’attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia/Halle, gli investigatori hanno identificato due sospetti con legami con la Russia. Come riportano la Sueddeutsche Zeitung, la Ndr e la Wdr, si tratta di un uomo di origine russa con passaporto lettone e di un uomo bielorusso con passaporto russo.
Secondo le informazioni della Bild, gli investigatori stanno cercando almeno quattro persone coinvolte, di cui le autorità sono riuscite a rilevare tracce di Dna o a individuare i cellulari nelle celle di rete.
(da agenzie)
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IN BALLO L’EX PRESIDENTE DI ASSOLOMBARDA ALESSANDRO SPADA, MARTA MARSILIO, PRESIDENTE DELL’ISTITUTO NEUROLOGICO CARLO BESTA O IL GIORNALISTA GIOVANNI TERZI, MARITO DI SIMONA VENTURA … PER IL CENTRODESTRA, A MILANO, IL TEMPO STRINGE. ANCHE PERCHÉ IL PARTITO DI VANNACCI LA SUA MOSSA L’HA GIÀ FATTA, CON LA CANDIDATURA DELL’EX GENERALE DEI CARABINIERI CARMELO BURGIO…
Il no sarebbe arrivato due giorni fa, durante il vertice romano incentrato sulla nuova legge elettorale, ma nel quale sarebbe stata affrontata anche quella “questione” Milano che agita da mesi le acque del centrodestra. E che da ieri è ancor più attuale, vista la discesa in campo (quasi) ufficiale di Mario Calabresi per il centrosinistra, che richiede di fare presto.
Giorgia Meloni ferma la candidatura di Maurizio Lupi nel capoluogo lombardo: il leader di Noi Moderati è il profilo che da oltre un anno viene sponsorizzato da Ignazio La Russa, ma rispetto al quale, da sempre, sono molte le perplessità di Forza Italia — che teme una crescita di Nm alle urne, a discapito dei berluscones — e della Lega, negli ultimi mesi in difficoltà tra l’ascesa di Roberto Vannacci e le rivendicazioni dei nordisti che continuano a indebolire la leadership di Matteo Salvini.
La decisione definitiva sarebbe stata rinviata a un nuovo tavolo. Ma, già adesso, a emergere è la nuova linea scelta dalla premier, puntare non su un politico ma su un civico, come chiesto dai forzisti e dai salviniani più e più volte. Pescando, in particolare, tra uno dei profili indicati dal Capitano, come l’ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada o la guida dell’istituto neurologico Carlo Besta Marta Marsilio, docente universitaria il cui nome (seppur da lei smentito) era già circolato a inizio estate.
O il giornalista Giovanni Terzi, in questo caso un profilo che con i forzisti potrebbe dialogare con agilità, visto il passato da assessore di Letizia Moratti. Oggi Terzi è protagonista delle cronache più leggere, tra il matrimonio con Simona Ventura, la partecipazione a Ballando con le Stelle (proprio davanti a Milly Carlucci, Terzi si inginocchiò per chiedere la mano di SuperSimo) e le incursioni tra social e tv.
L’idea di FdI, insomma, sarebbe quella di mollare su piazza Scala — una partita tutta in salita, i sondaggi raccontano di un vantaggio di partenza di (almeno) dieci punti del centrosinistra — e di guardare piuttosto al 2028 e a Palazzo Lombardia. Che il centrodestra governa da oltre 30 anni, e su cui l’anno scorso FdI e la Lega hanno stretto un accordo chiaro, il Veneto al Carroccio con la candidatura (e poi l’elezione) di Alberto Stefani, e il Pirellone a FdI.
In questo caso, peraltro, La Russa potrebbe avere l’ultima parola, incassando la candidatura del presidente della Fondazione Fiera Milano Giovanni Bozzetti, a cui è legato da un antico rapporto. E le cui quotazioni oggi sarebbero più alte di quelle del presidente di Coldiretti Ettore Prandini, sostenuto da Francesco Lollobrigida e dai romani, ma meno gradito all’ala lombarda dei Fratelli.
Certo è che per il centrodestra, a Milano, il tempo stringe. Anche perché Futuro Nazionale la sua mossa l’ha già fatta, con la candidatura dell’ex generale dei carabinieri Carmelo Burgio, «se gli chiedessimo di rastrellare Rogoredo saprebbe come farlo», Vannacci dixit.
(da agenzie)
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
L’EX SEGRETARIO BENEDETTO DELLA VEDOVA VUOLE L’INGRESSO NELLA CASA RIFORMISTA DI RENZI, IL PRESIDENTE MATTEO HALLISSEY GUARDA VERSO AZIONE – LA RESA DEI CONTI ARRIVERÀ DOMANI, ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO, CHE ALLE POLITICHE DEL 2022 HA RACCOLTO IL 2,9 PER CENTO DEI VOTI
Arriva l’ora della verità per Riccardo Magi, segretario di +Europa, da mesi messo sulla
graticola da una parte dei suoi. Il paradosso è che arriva proprio mentre lui è uno dei più affidabili leader del campo largo, alleato di Elly Schlein sugli aiuti militari all’Ucraina (presto sarà all’ordine del giorno il programma della coalizione), il più scatenato nella battaglia contro il Melonellum in generale e, in particolare, contro la norma “anti cespugli”.
L’appuntamento è l’assemblea nazionale del partito convocata domani 3 settembre alle 18 in prima chiamata, e dopodomani in seconda. A disarcionarlo ci ha già provato Angelo Cenicola, imprenditore già vicino a Silvio Berlusconi e Roberto Formigoni, e poi al grillino Federico Pizzarotti: da +Europa lo ha seguito in Azione alle europee. Poi è tornato indietro. E oggi è il curioso uomo-partita di +Europa.
Nel 2025 ha finanziato Forza Italia (nel 2024 Azione) ma ha partecipato al congresso +europeista, e fatto ricorso contro l’esito. A inizio agosto è arrivata la sentenza: sul segretario Magi gli ha dato torto.
Ora il finanziatore di FI è l’alleato interno del deputato Benedetto Della Vedova e di Matteo Hallissey, presidente del partito, che con Magi hanno dissensi di linea profondi, ma divergenti. Il primo pende verso Italia viva, e propone l’ingresso del partitino nella Casa riformista, cioè quello a cui punta Matteo Renzi.
Il secondo crede nel terzo polo di Azione. Divisi nella prospettiva, a unirli però è la necessità di togliere di mezzo Magi, che è decisamente tendenza centrosinistra, con la benedizione di Emma Bonino, ma cauto sull’alleanza con Renzi (ha già dato nel 2022, quando Calenda in zona Cesarini decise di strappare con +Europa e di presentarsi con Iv, disse di non aver capito che nel centrosinistra c’era anche Avs).
Tommaso Rotella, presidente dell’assemblea, “cenicoliano”, ha convocato domani l’assemblea per discutere di un congresso straordinario. Magi ha affidato al costituzionalista Andrea Pertici un parere pro veritate che lo esclude: per lo Statuto, il congresso ordinario si fa ogni tre anni, e quello straordinario solo in caso di segretario defunto, dimesso o sfiduciato con i due terzi dei voti.
In assenza del quorum – secondo il pallottoliere di Magi non c’è – se venisse approvata la richiesta di congresso straordinario, e il presidente Hallissey tentasse di convocarlo subito, al segretario non resterebbe che impugnare l’atto in tribunale con provvedimento urgente.
+Europa, con i suoi 790mila voti raccolti nel 2022 (il 2,9 per cento), sarebbe un bel tesoretto per chi potesse portarlo in dote: di qua o di là, a Renzi o a Calenda.
(da Domani)
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL CASO DI UN CARABINIERE E UN MILITARE DELL’AERONAUTICA COME REFERENTI DI DUE COMITATI
Un comitato a Roma, un altro a Villafranca di Verona. In mezzo, due militari ancora in servizio e una domanda destinata ad aprire un nuovo fronte giudiziario attorno a Futuro Nazionale: fin dove può spingersi l’attività politica di chi indossa una divisa?
Dopo la procura ordinaria, il movimento di Roberto Vannacci finisce così anche davanti alla magistratura militare. L’esposto è stato depositato ieri dal Sindacato dei Militari e segue quello presentato il 28 agosto alla procura di Roma sul movimento e sul suo programma politico. Ma questa volta il terreno è diverso. Non si chiede ai magistrati militari di stabilire se le idee di Futuro Nazionale siano sovrapponibili a quelle del Partito nazionale fascista. Si chiede di accertare quale ruolo abbiano avuto alcuni uomini delle Forze armate nella macchina politica costruita attorno a Vannacci.
I casi indicati nell’esposto sono due. Un militare dell’Aeronautica, ancora in servizio, compare come referente del comitato numero 329 “Villafranca”. Un carabiniere, anche lui in servizio, è associato invece al comitato numero 1333 “Roma”. Il primo, secondo i documenti allegati alla denuncia, l’11 aprile scorso avrebbe partecipato alla costituzione del comitato di Villafranca di Verona alla presenza dello stesso Vannacci. È qui che si apre la questione. Il Sindacato dei Militari, guidato da Luca Marco Comellini, non contesta il diritto di un militare ad avere idee politiche. Lo mette nero su bianco nello stesso esposto: opinioni, iscrizione o semplice appartenenza associativa non fanno scattare automaticamente alcuna responsabilità.
La Procura dovrà invece ricostruire cosa sia accaduto tra Roma e Villafranca: quali incarichi siano stati assegnati, quali poteri comportassero e quanto siano durati. Ma soprattutto come quei ruoli siano stati esercitati: se durante il servizio, in uniforme o all’interno di strutture militari; se sia stata utilizzata la qualifica militare e se, in quelle condizioni, sia stata svolta attività politica o di propaganda. L’esposto non si ferma ai due nomi.
Comellini chiede di passare al setaccio la struttura di Futuro Nazionale per individuare altri militari in servizio che figurino come referenti di comitati, componenti di organismi direttivi o comunque organicamente inseriti nel movimento guidato da Vannacci. Da qui la richiesta di acquisire elenchi dei referenti, statuti, programmi, post e comunicazioni pubblicate su siti, social e piattaforme digitali.
(da Repubblica)
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“NON MI RICONOSCO PIÙ IN UNA LINEA POLITICA E IN ATTEGGIAMENTI CHE CONSIDERO TROPPO SPESSO CARATTERIZZATI DALLA PROVOCAZIONE E DALLA SPREGIUDICATEZZA. LA DESTRA NELLA QUALE CREDO NON HA BISOGNO DI RINUNCIARE ALL’UMANITÀ PER AFFERMARE I PROPRI VALORI”
Lettera aperta di Luca Bellotti, già sottosegretario ed ex parlamentare al Generale Roberto
Vannacci
Caro Roberto, (Vannacci)
ti comunico la mia decisione di restituire la tessera e di concludere la mia adesione al tuo movimento.
Quando ho aderito, l’ho fatto con convinzione, mettendo a disposizione la mia esperienza e contribuendo, nella mia provincia, all’adesione di oltre 500 persone.
Credevo di poter contribuire alla costruzione di una destra rigorosa sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, della legalità e del merito, ma anche capace di mettere al centro umanità e rispetto verso le persone dí qualunque credo o colore. Purtroppo avevo visto male.
Non mi riconosco più in una linea politica e in atteggiamenti che considero troppo spesso caratterizzati dalla provocazione e dalla spregiudicatezza. La destra nella quale credo non ha bisogno di esasperare i toni per dimostrare la propria forza, né di rinunciare all’umanità per affermare i propri valori.
Ho chiesto più volte un confronto diretto con te, per discutere nel merito, senza mai riuscire ad ottenerlo. Questo ha contribuito alla mia decisione, ma il motivo principale è politico: non mi sento più rappresentato dalla direzione intrapresa da Futuro Nazionale.
Ci sono delle prese di posizione del Partito che nel Terzo Millennio non hanno veramente senso vedi ad esempio il rifiuto tout court del mondo islamico in quanto tale come dimostra anche la vicenda del cimitero islamico a Rovigo.
Io sono per il rispetto di tutte le etnie e di tutte le religioni e sono convinto che ci possano essere margini per una integrazione intelligente che non cancelli le nostre radici ma arricchisca la nostra cultura.
Il discrimine per me non è il colore ella pelle o il credo professato ma e’ tra chi si comporta bene e chi si comporta male. Le società saranno sempre più multietniche per cui la politica sulla integrazione deve essere intelligente. Massimo rigore sul rispetto della legge, massimo rigore per garantire la sicurezza, ma nessun tipo di discriminazione.
E certe esternazioni gratuite che creano profonde divisioni andrebbero evitate, anche per non dare l’alibi alle frange più estremiste di potersi sentire discriminate così da trovare adepti nel propagandare odio anti Occidente.
Io resto convintamente un uomo di destra, con le mie idee, la mia storia e le mie convinzioni. Proprio per questo ritengo doveroso essere coerente e non seguire un progetto nel quale non mi riconosco più.
Da oggi chiedo che il mio nome non venga più associato politicamente al tuo movimento, soprattutto dopo la rilevanza pubblica data alla mia adesione.
La mia decisione non nasce dal desiderio di lasciare la destra, ma dalla volontà di restare fedele a quella destra nella quale ho sempre creduto e alla quale ho cercato di dare il mio contributo.
Un doveroso saluto,
Luca Bellotti
ex parlamentare
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Settembre 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LA LEGA DI SALVINI E’ NEL CAOS, ECCO COSA STA SUCCEDENDO
La Lega di Salvini è nel caos, dopo l’iniziativa lanciata ieri da alcuni ex parlamentari leghisti, tra cui Gianluca Pini: è stato creato il Comitato per la convocazione del Congresso federale della Lega Nord per l’indipendenza della Padania, per scongelare il vecchio partito, di cui era presidente a vita Umberto Bossi, e resuscitare il vecchio simbolo. Ira di Salvini: “Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?”.
Il partito di Salvini è nel caos. Alcuni ex parlamentari leghisti sfidano il leader nel tentativo di far risorgere la vecchia Lega Nord, il partito di cui era presidente a vita Umberto Bossi. La mossa di un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali, che hanno creato il Comitato per la convocazione del Congresso federale della Lega Nord per l’indipendenza della Padania, dopo 9 anni di silenzio, ha generato un terremoto nel Carroccio.
Non si stiamo parlando appunto di un eventuale Congresso della ‘Lega Salvini premier’, ma di quello che resta della vecchia Lega, congelata dal 2017 – anno di fondazione della Lega per Salvini premier da parte dell’attuale segretario – e mantenuta in vita come “bad company”, costretta pagare i 49 milioni che il Carroccio deve restituire allo Stato.
Il piano del Comitato per il Congresso, che si è costituito il 28 agosto a Forlì, promosso tra gli altri dall’ex parlamentare leghista Gianluca Pini, punta a mettere fine alla gestione commissariale di Igor Iezzi, molto vicino al Capitano, eleggere un segretario del partito e presentarsi così alle elezioni politiche 2027 contro la Lega targata Salvini.
Il pericolo per Salvini sarebbe dietro la porta, perché un eventuale sdoppiamento della Lega potrebbe portare gli esponenti leghisti insofferenti e delusi della sua leadership a spostarsi in una nuova-vecchia Lega, completamente rinnovata e più orientata a soddisfare gli interessi dei territori del Nord.
Che nella Lega si agitassero tensioni e malcontento per la guida Salvini era chiaro da un po’, sopratutto da quando nelle scorse settimane il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha messo sul tavolo di un possibile passo indietro del segretario, condividendo i dubbi sulla leadership con altre figure di spicco nella galassia leghista, come Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Massimiliano Romeo e Maurizio Fugatti. La fronda ‘nordista’ è sempre più preoccupata per la gestione Salvini, che ha fatto scivolare la Lega sotto il 5%, e per l’avanzata del partito di Vannacci, Futuro Nazionale.
Ora però Fontana giura che non c’entra con questa nuova operazione. “Ho sentito anche io di questa iniziativa, ma non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti con Salvini”, ha commentato ieri subito dopo l’ufficializzazione dell’iniziativa degli ex parlamentari della Lega Nord, che ha scatenato l’ira del capo.
Sfida aperta a Salvini, Lega nel caos
Gli obiettivi dell’iniziativa promossa da Pini sono chiari: convocare il congresso Federale della Lega Nord, resuscitare il simbolo con l’Alberto da Giussano, “prestato” alla nuova Lega di Matteo Salvini, e da lì rilanciare una linea politica che abbandoni “il sovranismo fallimentare” che ha portato avanti l’attuale vicepremier e ministro dei Trasporti. Dal 2017 come dicevamo la Lega Nord è congelata. L’inchiesta sulla presunta sparizione di 49 milioni di euro di rimborsi elettorali, che secondo gli inquirenti sarebbero stati utilizzati in modo illecito, ha portato al sequestro dei conti e a una condanna alla restituzione allo Stato. Salvini per potersi proiettare sulla scena politica, ha fondato un soggetto nuovo, la ‘Lega Salvini premier’, nata anche per sancire un cambio totale di linea, costruendo un partito in grado di parlare anche al Centro e al Sud.
Nel frattempo la Lega Nord è rimasta formalmente attiva, proprio perché è il soggetto tenuto a saldare i 49 milioni: quel debito viene saldato in modo graduale tramite trattenute e rate mensili costanti, spalmate per i prossimi 67 anni. Pini a quanto risulta, da tre giorni sta raccogliendo le firme per costringere il commissario della Lega Nord, il fedelissimo salviniano Igor Iezzi, a convocare il Congresso: “Siamo a oltre 200 firme in pochi giorni, e ora che la notizia è deflagrata non potranno che aumentare rapidamente”, è il ragionamento di Pini.
Da 9 anni infatti, dal 31 gennaio 2020 gli organi federali della Lega Nord sono commissariati: l’ultimo congresso del partito nordista è stato celebrato nove anni fa.
La reazione dei salviniani
Salvini non ha commentato direttamente l’operazione, ma ha affidato la sua replica a fonti del partito a lui vicine. È evidente però che il ministro e vicepremier sia in difficoltà, e lo si vede anche dalle sue ultime dichiarazioni, nelle quali ha rispolverato uno dei vecchi cavalli di battagli del partito, la castrazione chimica, evocata ancora una volta come soluzione contro gli stupri nella vicenda della scarcerazione del molestatore 42enne di Torino.
Dalla Lega ieri hanno fatto filtrare un sentimento di “sorpresa” di fronte all’iniziativa di Pini. A proposito di chi ora chiede un congresso della Lega Nord, fonti dell’entourage di Salvini ganno notare “che coloro che hanno rischiato di uccidere laLega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione – si osserva ancora – è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?”.
“Il Nord – proseguono le stesse fonti – chiede soluzioni, risposte e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi. C’è una Lega che lavora, con oltre 500 sindaci, governatori, migliaia di amministratori locali in tutta Italia, decine di migliaia di iscritti, eletti e militanti. C’è una Lega che lavora per organizzare una due giorni a Roma i giorni 8-9 settembre su temi economici in vista della manovra e per una Pontida con numeri da record. E poi – concludono le fonti della Lega – c’è chi passa il tempo tra polemiche e ricorsi, pensando più al proprio interesse che a quello del territorio”.
Pini replica all’attacco della Lega di Salvini
“Se ci permettono di fare attività politica, saremo anche in grado di pagare i debiti”, è la replica di Pini. Che chiarisce come l’iniziativa non sia collegata alla fronda ‘nordista’ che fa riferimento ai governatori leghisti: “È un’operazione dei militanti, non ci sono big in mezzo, non sono stati contattati nè informati. Sono i militanti della Lega che non riescono a fare attività politica perché bloccati da Salvini e dal suo commissario Iezzi”.
Lo scopo, insiste Pini, “è puramente pratico, non c’entra niente con il discorso che stanno portando avanti i governatori. Vogliamo solo ottenere la convocazione del congresso della Lega Nord, per riappropriarsi di un simbolo che non c’entra col sovranismo fallimentare di Salvini. Poi si vedrà chi si candiderà per fare il segretario, con quale linea politica. Magari si potrà anche cambiare il nome, ‘Lega per l’Italia federale’, come disse una volta Umberto Bossi…”.
(da Fanpage)
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