COME E’ STATO POSSIBILE VOTARE SALVINI AL SUD?
NON BASTA TOGLIERE IL “NORD” DAL NOME PER CANCELLARE GLI ANNI DI RAZZISMO
Catania, 11 agosto 2019. Sono passate due settimane da quando la nave Gregoretti è
rimasta bloccata al porto con a bordo più di cento migranti. La crisi di governo sta per deflagrare e Matteo Salvini, accusato per la seconda volta di sequestro di persona dopo aver impedito uno sbarco, gira trionfante per la Sicilia tra comizi, rosari e frecciatine. Alle europee il suo partito ha preso il 34 per cento, la bandiera giallo-verde si è irreparabilmente strappata.
In quel pomeriggio dell’ultima estate di “normalità”, intesa in termini anticovidiani, mi recai al Palazzo degli Elefanti, sede del municipio del capoluogo etneo nonché luogo di incontro tra il Capitano e la giunta dell’allora sindaco Salvo Pogliese, armata di molta curiosità nei confronti di quel popolo siculo-salviniano che avrebbe accolto il vicepremier. Non erano tanto le contestazioni, che ci furono e non furono affatto sottotono, a intrigarmi, quanto più le facce, gli umori e gli slogan accorati di quei catanesi leghisti adunati in ammirazione del ministro dell’Interno e del suo progetto, l’asse Ionio-Papeete.
Perché? Ci chiedevamo in tanti. Perché, se non per autolesionismo, un meridionale dovrebbe supportare un partito che nasce sulle ceneri di slogan sintomatici dei propri valori come «Forza Etna».
Basta davvero togliere il “Nord” dal nome a cancellare gli anni di razzismo e indirizzarlo verso chi sta più giù di Lampedusa? Tra gli effetti positivi del subbuglio nella Lega di oggi, con i nordisti che rivendicano le priorità fondative del Carroccio, disvelando così la truffa demagogica del progetto nazional-salviniano, c’è che forse chi ha creduto nel meridionalismo padano, di fronte a questa ennesima beffa, potrebbe ricredersi. Tra quelli negativi, come ormai è evidente, c’è che un voto in meno per Salvini al Sud potrebbe essere un voto in più per Vannacci. Ma questo è tutto un altro «perché?».
(da EditorialeDomani)
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