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CON LO SHOW SGUAIATO DI BARI, GIORGIA MELONI HA DATO IL VIA ALLA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE POLITICHE 2027. E SI APRE UN NUOVO FRONTE NELLA MAGGIORANZA: LA DUCETTA VORREBBE ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA, I SUOI ALLEATI SONO CONTRARI

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

SORGI: “TAJANI E SALVINI NON SONO FAVOREVOLI ALL’IDEA DI ANTICIPARE LA SCADENZA DELLA LEGISLATURA, PREVISTA A OTTOBRE ’27. IL RAGIONAMENTO SUI TEMPI È LEGATO ALLA POSSIBILITÀ CHE QUALCHE MESE IN PIÙ PORTEREBBE LA CRESCITA DI VANNACCI A SGONFIARSI. MELONI È ABBASTANZA SICURA CHE ALLA FINE SI FARÀ COME DICE LEI”

A molti dei presenti a Bari il discorso di Meloni per la celebrazione del governo più longevo della storia repubblicana è sembrato anche quello d’avvio della prossima campagna elettorale. E non perché la premier in questi quattro anni abbia mai rinunciato a un certo tasso di propaganda […], ma perché da tempo sta schedulando la sua agenda su una data del voto che non dovrebbe cadere oltre maggio.
E sta riflettendo sull’ipotesi di accorpare le urne delle politiche a quelle delle grandi città, dove le amministrazioni sono in scadenza. Si sa anche che Tajani e Salvini non sono proprio favorevoli all’idea di anticipare la scadenza della legislatura, prevista a ottobre ’27. Il ragionamento sui tempi è legato alla possibilità che qualche mese in più porterebbe la crescita di Vannacci a sgonfiarsi.
Ma non c’è niente di matematico in questa previsione, gli è stato fatto osservare da Meloni, abbastanza sicura che alla fine si farà come dice lei: al momento, anzi, il generale appare tonico e anche una parte del pubblico di Cernobbio lo ha ascoltato curiosa, pur riservando a Monti applausi più forti.
Meloni è consapevole che gli aspetti più rischiosi dell’ultimo anno che precede le elezioni non sono affatto facili da affrontare: non c’è, al momento, una ragionevole speranza che la crisi di Hormuz determinata dalla guerra Usa-Iran possa risolversi; restano alti i prezzi dei carburanti, da cui soprattutto originano i rincari nei generi di prima necessità a causa degli aumenti dei trasporti, sebbene il barile di petrolio non superi i 100 dollari.
Di qui la sua spinta per accelerare, subito dopo l’approvazione della legge elettorale e di quella di stabilità. Infine la premier ritiene che anche in caso di vittoria il centrosinistra non andrà lontano; e come accadde a Berlusconi in passato, lei può consentirsi un passaggio all’opposizione senza mettere a repentaglio la sua leadership. Cosa che invece è meno probabile per i suoi alleati Tajani e Salvini. E questo spiega le loro resistenze sul voto primaverile.

Marcello Sorgi
per “La Stampa”

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CERNOBBIO BOCCIA TRUMP SENZA APPELLO. GLI OLTRE DUECENTO IMPRENDITORI E MANAGER, RIUNITI A VILLA D’ESTE PER IL FORUM AMBROSETTI, STRONCANO LA POLITICA ESTERA DI “THE DONALD”, IL 90% DEGLI INTERVISTATI ATTRIBUISCE UN VOTO INSUFFICIENTE ALLE SCELTE SCELLERATE DELLA CASA BIANCA

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

SI REGISTRA UNA FORTE IMPENNATA PER IL PUNTEGGIO MINIMO (“MOLTO NEGATIVO”), SCELTO DAL 58,5% DEI PARTECIPANTI, QUASI TRIPLICATO RISPETTO AL 20,5% DELLA RILEVAZIONE 2025

Netta bocciatura della politica estera condotta dall’amministrazione Trump da parte della platea di oltre 200 imprenditori e manager riuniti a Villa d’Este per la 52° edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” organizzato da Teha Group, The European House – Ambrosetti a Villa D’Este, Cernobbio. È quanto emerge dal sondaggio elettronico condotto durante la seconda giornata di lavori.
Chiamati a esprimere un giudizio sulle azioni di politica estera della Casa Bianca su una scala da 1 (“molto negativamente”) a 9 (“molto positivamente”), oltre il 90% degli intervistati (il 90,2% complessivo) attribuisce un voto insufficiente compreso tra 1 e 4. Nello specifico, si registra una forte impennata per il punteggio minimo “1” (molto negativamente), scelto dal 58,5% dei partecipanti, quasi triplicato rispetto al 20,5% della rilevazione 2025.
Completano la fascia dei voti negativi il punteggio 2 con il 17,1% (in calo dal 23,1% del 2025), il punteggio 3 con il 12,2% (dal 12,8% del 2025) e il punteggio 4 con il 2,4% (in netta discesa dal 15,4% del 2025). Si attesta al 4,9% la quota di chi assegna un voto intermedio 5 (rispetto al 7,7% del 2025).
Contrazione marcata per i giudizi positivi (punteggi da 6 a 9), che scendono complessivamente al 4,8% (rispetto al 20,5% registrato nel 2025): il punteggio 6 si attesta allo 0% (dal 5,1% del 2025), mentre i voti 7 e 8 si attestano entrambi al 2,4% (rispettivamente dal 5,1% e 10,3% dell’anno precedente).

(da agenzie)

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AVVISATE TRUMP E MELONI: IL CONTO E’ SALATISSIMO PER I SEI MESI DI GUERRA ALL’IRAN! GLI STATI UNITI CI HANNO RIMESSO 100 MILIARDI

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

“MOODY’S ANALYTICS” CALCOLA CHE OGNI FAMIGLIA AMERICANA HA GIÀ SPESO IN MEDIA 200 DOLLARI IN PIÙ AL MESE PER I COSTI INDIRETTI, TRA RINCARI ENERGETICI E INFLAZIONE… L’EUROPA PAGA LE CONSEGIENZE DI UNA GUERRA CHE HA SUBITO. L’ITALIA HA SPESO 14 MILIARDI – TRA IL PRIMO MARZO E IL 31 AGOSTO, IL MAGGIORE ESBORSO DI CITTADINI E AZIENDE PER CARBURANTI, ENERGIA ELETTRICA E GAS È STIMATO IN CIRCA 11,6 MILIARDI DI EURO RISPETTO AI LIVELLI PRECEDENTI ALL’ESPLOSIONE DELLA CRISI

Il riaccendersi del conflitto in Iran torna a far salire i prezzi di benzina, gasolio e gas. Nei distributori italiani si sono registrati i prezzi più alti dall’8 luglio 2022. Ieri 3 settembre il prezzo medio della benzina in autostrada era di 2,124 euro al litro, in aumento di 14 centesimi al litro, come riportano Fausta Chiesa e Andrea Ducci.
Per il diesel è ancora attivo il taglio delle accise di 17 centesimi Iva inclusa (che però scade tra pochi giorni, salvo rinnovo), senza il quale il prezzo medio arriverebbe a 2,316 euro, superando di gran lunga il record di 2,229 euro del 17 marzo 2022.
Anche il prezzo del gas è salito e peserà sulle bollette del riscaldamento del prossimo inverno: il Ttf di Amsterdam il settembre ha superato i 75 euro al megawattora, il livello più alto da gennaio 2023, con un costo più che raddoppiato rispetto all’inizio degli attacchi contro l’Iran. Il problema è che l’alto prezzo dei carburanti e dell’energia non solo pesa sul portafoglio degli italiani, ma è destinato ad aumentare il costo di produzione e distribuzione di quasi tutto il resto, con il rischio di effetti a catena.
Dopo sei mesi di guerra il conto è salato. Secondo la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) il conflitto è già costato all’Italia quasi 14 miliardi di euro. Tra il primo marzo e il 31 agosto, il maggiore esborso di cittadini e aziende per carburanti, energia elettrica e gas è stimato in circa 11,6 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti all’esplosione della crisi.
A questo vanno aggiunti i 2,3 miliardi di euro di interventi pubblici, sborsati dallo Stato per ridurre le accise, offrire crediti d’imposta e altre misure per alleviare i costi del carovita. Non sorprende che secondo i sondaggi il costo della vita sia in testa alle preoccupazioni degli italiani (insieme con il peggioramento del sistema sanitario pubblico, la sicurezza e l’immigrazione). L’Europa paga le conseguenze di una guerra che ha subito, senza neanche essere consultata, anche se è stata iniziata da due suoi alleati storici, Israele e Stati Uniti (così come aveva subito l’invasione russa dell’Ucraina, che aveva provocato gli aumenti del 2022-23).
Ma il costo della guerra è pesante anche per gli Stati Uniti, che la guerra l’hanno scatenata pensando di poterla concludere in poche settimane, e invece continuano a combattere. Il New Yorker ha provato a calcolare quello economico (a cui vanno aggiunti i costi umani, inestimabili, e quelli politici), sommando le spese militari con quelle dell’energia e con i costi indiretti, come l’aumento dei tassi d’interesse sui prestiti.
Solo la spesa militare americana sarebbe tra gli 80 e i 100 miliardi di dollari, di cui 26 miliardi spesi in munizioni e 9,2 miliardi per i danni causati dai bombardamenti iraniani alle basi americane in Bahrein, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Sono cifre altissime, se si considera che una manovra finanziaria italiana è intorno ai 30 miliardi di euro (circa 35 miliardi di dollari) all’anno.
La spesa in più degli americani per l’energia è stata ancora più alta. «Secondo un monitoraggio dei costi energetici condotto dal Climate Solutions Lab della Watson School of International and Public Affairs della Brown University, se si sommano gli aumenti dei prezzi della benzina e del gasolio, l’impatto finanziario sugli americani dall’inizio della guerra ammonta a circa 93 miliardi di dollari» scrive il New Yorker. A questo va sommato l’aumento generale dell’inflazione – che, rispetto all’inizio della guerra, è aumentata di un punto percentuale, al 3,4% – e dei tassi di interessi.
Secondo Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, ogni famiglia americana ha già speso in media 200 dollari in più ogni mese per i costi indiretti di una guerra di cui non si riesce a vedere la fine.

(da Corriere della Sera)

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REMIGRAZIONE, NAZIONALISMO, DIALOGO CON PUTIN

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

CHI E’ ULRICH SIEGMUND, IL LEADER AFD CHE PUO’ TERREMOTARE LA GERMANIA, FAVORITO ALLE ELEZIONI IN SASSONIA

Oggi la Sassonia-Anhalt, uno dei sedici Länder della Germania, sarà chiamata alle urne per eleggere il nuovo parlamento regionale. Diversamente da quanto accade in Italia, il sistema federale tedesco assegna ai Länder una grande autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria. Per questo il risultato potrebbe avere conseguenze anche sulla politica nazionale. Per la prima volta nella storia della Germania del dopoguerra, infatti, un partito di estrema destra potrebbe arrivare alla guida di un Land. A scommettere sulla storica vittoria è l’Afd, Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), data in testa nei sondaggi con più del 40%. A trainare il risultato c’è anche il suo leader locale, il 36enne Ulrich Siegmund, definito dal settimanale Der Spiegel «l’uomo più pericoloso della Germania», che potrebbe diventare il nuovo governatore della regione.
Chi è Ulrich Siegmund
Siegmund ha 36 anni e prima di entrare in politica lavorava come venditore di deodoranti per ambienti. La sua carriera politica è iniziata durante il secondo governo di Angela Merkel, quando si iscrisse alla Cdu, l’Unione Cristiano-Democratica. Nel 2014 passò all’Afd e dal 2016 è deputato nel parlamento regionale della Sassonia-Anhalt. Negli ultimi mesi è riuscito a conquistare una posizione sempre più centrale all’interno del partito grazie alle sue capacità oratorie e a una forte presenza sui social, dove presenta e difende le proprie idee politiche. Dietro una comunicazione particolarmente efficace, però, c’è un programma radicale e fortemente concentrato sui temi dell’immigrazione e dell’identità nazionale. Siegmund è stato inoltre legato agli ambienti neonazisti tedeschi. Quattro dei suoi più stretti collaboratori sono infatti ex membri della Heimattreue Deutsche Jugend, un’organizzazione neonazista messa al bando nel 2009.
Il programma di Siegmund
Uno dei piatti forti del programma è quello della remigrazione, ovvero l’idea di espellere con la forza le persone straniere considerate indesiderate, anche quando sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Il progetto prevede inoltre che i richiedenti asilo siano obbligati a svolgere lavori socialmente utili e che vengano eliminati i sussidi statali alle chiese che hanno accolto migranti ai quali è stata respinta la domanda d’asilo. La stessa impostazione emerge nelle proposte sulla politica estera: Siegmund vuole eliminare le sanzioni contro la Russia, interrompere il riconoscimento degli ucraini come rifugiati di guerra e introdurre corsi di lingua russa nelle scuole pubbliche. Una parte importante del programma riguarda poi l’identità tedesca con l’obiettivo di riportare al centro della società la cultura e la storia nazionale, anche attraverso la celebrazione di figure legate alla Sassonia-Anhalt come Otto von Bismarck. Allo stesso modo il leader Afd vuole cancellare il Bauhaus, il movimento artistico e architettonico nato proprio nel Land e sciolto dai nazisti nel 1933 perché considerato vicino alla sinistra e «non tedesco». Infine, tra le proposte più discusse ci sono la creazione di classi separate per i bambini rifugiati e per quelli con disabilità, una modifica dei programmi scolastici per presentare come modello la «famiglia tradizionale, composta da un uomo e una donna» e il taglio dei finanziamenti ai media pubblici.
Perché l’Afd è così forte
La forza dell’Afd in Sassonia-Anhalt non nasce però soltanto dalla popolarità di Siegmund. Il partito ha beneficiato della crescita dei consensi registrata negli ultimi anni soprattutto nella Germania orientale, dove si trova. In più la Sassonia-Anhalt è una regione in gran parte rurale, con una delle popolazioni più anziane e in più rapido calo demografico dell’intera Germania. In molte aree si è inoltre sedimentata nel tempo una forte insoddisfazione nei confronti delle decisioni prese a Berlino. A questo si aggiunge la sensazione di insicurezza, particolarmente presente nelle città di Magdeburgo e Halle e nelle zone che negli ultimi dieci anni hanno visto l’arrivo di un numero significativo di migranti, soprattutto richiedenti asilo. È su questo malcontento che l’Afd ha costruito una parte importante del suo consenso.
Cosa può succedere dopo il voto
Oggi la Sassonia-Anhalt è amministrata dalla Cdu, il partito del cancelliere Friedrich Merz, in coalizione con Spd e Fdp. Ma i sondaggi fotografano oggi una situazione molto diversa da quella delle precedenti elezioni con l’Afd arrivata quasi al 42% e la Cdu ferma intorno al 23%. Ma anche una vittoria dell’Afd non significherebbe necessariamente che Siegmund possa governare. Se l’Afd dovesse arrivare prima senza ottenere la maggioranza assoluta, dovrebbe quindi trovare altri partiti disposti a sostenerne il governo. Ed è qui che il risultato elettorale potrebbe creare un problema politico molto più ampio. La Cdu, seconda nei sondaggi, potrebbe infatti trovarsi davanti alla necessità di costruire una maggioranza alternativa per impedire all’Afd di governare. Il problema è che il partito di Merz si è impegnato a non collaborare con la Linke, la sinistra radicale, il cui sostegno potrebbe però diventare necessario per formare una coalizione. Si aprirebbe così una situazione particolarmente complicata, perché da una parte l’Afd potrebbe ottenere un risultato storico, dall’altra gli altri partiti dovrebbero trovare una maggioranza senza ricorrere a un’alleanza con l’estrema destra e senza infrangere i propri impegni politici.
Il rischio per Friedrich Merz
Il voto di domenica arriva in un momento delicato per Friedrich Merz, che deve già fare i conti con una fase difficile della sua esperienza da cancelliere. Secondo Politico, qualunque sarà l’esito delle elezioni, Merz rischia di perdere consenso e credibilità. Il colpo sarebbe ancora più forte se l’Afd riuscisse a ottenere abbastanza voti da conquistare la maggioranza assoluta e governare il Land da sola. La Sassonia-Anhalt potrebbe quindi diventare un banco di prova non soltanto per l’Afd, ma per tutta la strategia con cui i partiti tradizionali tedeschi hanno cercato finora di tenerla fuori dai governi. E il risultato potrebbe essere ancora più importante perché quello di domenica non sarà l’unico appuntamento elettorale significativo per l’estrema destra. Il 20 settembre si voterà infatti anche a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania, due Länder nei quali è attesa un’ulteriore crescita dell’Afd. Se il partito dovesse confermare i risultati dei sondaggi, il voto in Sassonia-Anhalt potrebbe quindi rappresentare l’inizio di una nuova fase della politica tedesca, nella quale diventerà sempre più difficile ignorare il suo peso nei governi regionali.

(da agenzie)

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CERNOBBIO E’ NEL PANICO: TRA LA FUFFA E LE FRECCE C’E’ PURE LA GUERRA IBRIDA

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

LE SOLITE INUTILI CHIACCHIERE DELL’ESTABLISHMENT IN UNA CITTA’ BLINDATA

Appena passate, in addestramento, le Frecce Tricolore a scavallare il Monte Bisbino, dalla bella località di Cernobbio, in pieno territorio di guerra ibrida, mi telefona un amico, che ha fatto scorta di acqua potabile, tonno e fagioli in scatola per fare fronte alla segregazione imposta dal celebre appuntamento annuale organizzato niente di meno che dallo Studio Ambrosetti, specializzato in alte consulenze geopolitiche, strategie finanziarie, diplomazia economica e insonne produzione di così tanti “position papers” per governi e miliardari, da avvolgerci intere carriere e interi fallimenti.
Da luogo di aperitivi, chiacchiere e rimorchio, Cernobbio s’è voltato in fortino. Lo avvolge una fitta rete di posti di blocco, stesa per la sicurezza nazionale che è la posta in gioco, anzi la preda, di ogni guerra ibrida che si rispetti: russa, russofila, cinese, se non addirittura spagnola e Antifa.
Tre cinture di sorveglianza si allargano per cerchi concentrici. Le formano ingenti forze di polizia, drappelli di carabinieri: ogni incrocio è presidiato. Ogni parcheggio svuotato. Ogni cestino dei rifiuti è perquisito. Interdette finanche le graziose, ma infide rive del lago, dove da cinque giorni è proibito avvicinarsi a meno di 800 metri dalla riva. Transitano motoscafi e sommozzatori. Volano elicotteri e droni. Cani addestrati annusano. Microspie ascoltano. Telecamere registrano.
In attesa che il nemico minacci o agisca, nei sontuosi saloni di Villa D’Este – 1500 euro a notte la stanza più scamuffa, ma sono tutti in conto spese – s’addensano gli gnomi dell’alta finanza, i banchieri, i faccendieri, 200 manager a caccia di denari, la stampa ronzante. È arrivato a illuminare il dibattito Tajani Antonio che con Salvini Matteo guida il drappello di governo, mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte scortano la marcia delle opposizioni. Ma ci sono anche star internazionali come il francese Jordan Bardella, l’ex sindaco di New York Bill de Blasio e in collegamento il trilionario Larry Fink, quello di Black Rock, che dice una cosa inedita: “Europei svegliatevi!”. Ma persino lui passa in secondo piano quando s’avanza il legionario Vannacci, questa volta non a torso nudo, ma armato di sonanti “Me ne frego!” quando il mite senatore Monti lo avvisa: “Combatterò la sua retorica fascista”.
Importa a nessuno che siano già stati tutti in tv per l’intera estate, alla Versiliana, alla sagra del Porcino e in piazzetta a Capri a spacciare selfie. È Villa d’Este il luogo che conta, dall’anno 1975, anche se le molte chiacchiere transitate nei 52 incontri precedenti sono finite negli archivi delle “parole al vento”. Un po’ come capita al prestigioso Cnel guidato da Renatino Brunetta, lo sfortunato economista che meritava il Nobel e ora si accontenta di uno stipendio con autista.
Il Forum, a differenza del Cnel, è privato, ma gode di altrettante generose sovvenzioni, comprese quelle necessarie per il sorvolo delle Frecce Tricolore a segnalare “l’altissimo profilo dell’evento” che vale il saluto istituzionale e i 160 mila euro spesi dal ministero della Difesa per il carburante e i piloti. “Non ci credo!” strilla il mio amico al telefono da Cernobbio. “Io sono qui a mangiare tonno e fagioli, controllato a vista, mentre loro giocano con i Jet”.
Sorvolano lo spirito dei tempi e del Forum, gli dico. Sono armi da parata che evocano la guerra, quella che i ricchi non vedono l’ora di scatenare, mentre si addestrano con i fantasmi di quella ibrida. La sola cosa che contava, qui a Cernobbio, l’ha quasi detta il presidente Mattarella nel suo messaggio registrato: “Mentre una parte del mondo lotta per la vita”, nell’altro emisfero “si affaccia la pretesa predatoria delle risorse”. Solo la pretesa, presidente? E quale sarebbe l’emisfero? Il monito non lo dice, ma a Villa d’Este fischiavano le orecchie.

(da ilfattoquotidiano.it)

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L’ASSASSINO E’ IL PADRONE

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

IL MOVENTE PADRONALE DEI FEMMINICIDI

Lette le cronache dell’atroce delitto di Firenze, viene da fare memoria a noi stessi, come comunità, di un paio di cose. Tutti, proprio tutti i femminicidi, pur avendo esecutori spesso molto diversi l’uno dall’altro, hanno un movente identico, immutabile: tu sei mia, e poiché rifiuti di esserlo ti uccido.
È un movente padronale, esplicito e rivendicato. A volte seguito dal suicidio dell’assassino, incapace di immaginare anche se stesso svincolato da quel rapporto carcerario. A volte no, bastando al boia avere eseguito la sua sentenza.
Difficile immaginare, dunque, un crimine più “politico” del femminicidio: crimine contro la libertà, quella delle singole vittime e per esteso quella del genere femminile. Crimine tipicamente reazionario nel senso tecnico del termine: ammazzando te, reagisco alla pretesa inaccettabile che una femmina possa appartenere solo a se stessa. Una specie di “delitto esemplare”, ammazzarne una per educarne cento. A ben vedere, una pratica terrorista, ne sia o non ne sia cosciente il suo autore.
Ne consegue che ogni provvedimento di legge, ogni ausilio psicologico, ogni azione educativa (nelle scuole, nei centri di cura, ovviamente anche nelle famiglie) non può che fondarsi sulla intangibilità della libertà di ciascuna e ciascuno, come ambizione e come diritto. E sulla ripulsa dell’idea stessa di controllo e di dominio che molti maschi tendono a esercitare sulle femmine.
Ma questa sarebbe politica allo stato puro: risposta politica a un delitto politico. Difficile che avvenga, per l’ovvia ragione che un pezzo rilevante della politica e della società non è affatto convinto che la libertà delle donne sia compatibile con l’ordine sociale.

(da Repubblica)

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MASSIMO FINI: “CHI NON ASCOLTA I DIVERSI FA LE GUERRE E POI LE PERDE”

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

COME GLI AMERICANI RIESCONO A PERDERE TUTTE LE GUERRE

“Il contrario di ignoranza non è cultura, è curiosità”, scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 1° settembre. I genitori di Shakespeare firmavano con la X, ciò non ha impedito loro di formare forse il più grande poeta della storia, non solo anglosassone. Evidentemente avevano inoculato nel loro pargolo qualcosa che è molto più importante della cultura: la curiosità, come scrive Cazzullo, che è fondamentale nella vita dell’uomo al pari della sensibilità, ma mentre la sensibilità implica sofferenza la curiosità è uno slancio vitale. Un uomo che perde la curiosità ha un tasso di vitalità pari allo zero. È già morto. L’uomo curioso è il vero rivoluzionario perché, attraverso la sua curiosità, mette in dubbio il già dato. La curiosità si lega strettamente alla capacità di ascolto. Scendiamo un po’ di livello: curiosità e capacità di ascolto dovrebbero essere le doti, non solo dell’“uomo comune”, espressione già di per sé razzista, ma dell’intellettuale e in particolare del giornalista.
Noi uomini moderni, creduli che l’intelligenza artificiale ci dà e ci darà ancor più nel prossimo futuro tutte le risposte di cui abbiamo bisogno, abbiamo perso non solo la curiosità, ma anche la capacità di ascoltare e capire il diverso. Se dopo l’ultimo conflitto mondiale gli americani – allora ancora sufficientemente ignoranti per avere curiosità, sufficientemente bambini per rimanere affascinati dal grande gioco del mondo tenendosi stretti nel loro, di mondo, fatto di bisonti, di cowboy, di Winchester – hanno perso tutte le guerre, è proprio per una mancanza di curiosità, di volontà di ascoltare e capire il diverso.
Hanno attaccato il Vietnam senza conoscere la cultura e i costumi dei vietnamiti. Dirà il lettore: ma il Vietnam aveva alle spalle la Russia, altra cultura altra sensibilità di cui pure non abbiamo mai capito nulla, nonostante la lettura dei grandi scrittori russi, da Dostoevskij a Gogol a Tolstoj, ce ne desse la possibilità. Vero. Ma hanno anche attaccato un’infinità di altri popoli, insieme a un’imponente congrega di loro accoliti, fra cui non potevano mancare gli italiani, specialisti – come scrive Flaiano – nel salire sul carro dei vincitori di quelli che credono siano i possibili vincitori. Il fascismo era un fenomeno originariamente nostro, anche se a qualcuno spiacerà ammetterlo, ma si appecoronò davanti alla corrente nazionalsocialista della Germania di Hitler, con i risultati che conosciamo. Ma la sconfitta più bruciante è avvenuta quando abbiamo affrontato l’universo afgano-talebano senza conoscere nulla di quel mondo. Eppure, a supporto degli afgano-talebani, non c’era nessuno, anzi si può dire che gli afgano-talebani avessero contro, per motivi ideologici e geopolitici, il mondo intero. E dopo vent’anni di invasione e occupazione abbiamo rimediato la più bruciante delle sconfitte.
Nel 1999 abbiamo attaccato la Serbia socialista di Slobodan Milosevic, che pur era stato uno dei firmatari della pace di Dayton, senza tenere in minimo conto che la Serbia è profondamente legata, per motivi culturali e anche linguistici, al mondo russo, oltre al cirillico, che per altro adesso nessuno usa più in Russia e pochissimo in Serbia (a parte la corrente ipernazionalista che fa idealmente riferimento a Novak Djokovic): moltissimi sono i vocaboli della lingua serba che sono identici a quelli russi, o viceversa. E ciò avvenne due anni prima degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono, che in base alle rivelazioni del Wall Street Journal e del Times (tutto sommato bisogna ammettere che, in generale, la stampa americana è più libera della nostra, ci vuol poco) io penso fossero opera o godessero di complicità degli stessi Usa, per avere un buon pretesto per attaccare successivamente non solo l’Afghanistan, ma anche l’Iraq. È un po’ la storia dell’attacco kamikaze giapponese a Pearl Harbor, che fu il pretesto che consentì agli americani di intervenire nella Seconda guerra mondiale contro i Paesi dell’Asse, Germania, Italia, Giappone.
Recentemente abbiamo attaccato pure l’Iran senza tenere minimamente conto, anche qui, che l’Iran è l’antica Persia. Cioè abbiamo preteso di eliminare di colpo con un paio di bombe una società bimillenaria. Donald Trump proclama un giorno sì e uno no, in contraddizione con se stesso come sua abitudine, di avere sconfitto e distrutto l’Iran. Ma l’Iran è sempre lì. E da potenza regionale si è trasformata in una potenza che, grazie ai legami con Russia e Cina, determina i ritmi della politica mondiale.
Intanto, a causa di questa guerra, in Europa i prezzi di tutti i generi essenziali, alimentari ma non solo, sono saliti alle stelle (petrolio, pasta, riso ecc…). Chi salda il conto di questi sperperi inauditi di risorse? Il cittadino comune in Europa, ma anche negli Stati Uniti. “E sempre sia lodato quel fesso che ha pagato”.

Massimo Fini
(da ilfattoquotidiano.it)

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IL GENERALE DELLA FOLGORE MAURIZIO FIORAVANTI: “DA MOSCA TENTATIVI DI INFLUENZARE LE NOSTRE FORZE ARMATE”

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

“CI STANNO PROVANDO, MA NON RIUSCIRANNO A FARE BRECCIA NELL’ESERCITO”… “VANNACCI E’ STATO IN SERVIZIO A MOSCA, HA AVUTO LE SUE FREQUENTAZIONI”

“Sono convinto che i russi stiano tentando operazioni di influenza nelle nostre forze armate: lo hanno sempre fatto. Ma sono certo che non stiano ottenendo risultati”. Lo dice in una intervista a Repubblica il generale Maurizio Fioravanti, comandante della Folgore e dei reparti speciali. La vicinanza alle posizioni del Cremlino espressa da Roberto Vannacci è, secondo lui, un’eccezione: “È stato a Mosca e di sicuro ha avuto le sue frequentazioni. Ritengo però che in questo caso parli più da politico che da militare”. Il capo di Stato maggiore dell’Esercito, Carmine Masiello, ha raccontato di avere ricevuto la mail di un sedicente soldato russo, che spiegava in perfetto italiano di combattere in Ucraina per la pace e di amare il nostro Paese.
“Non mi sorprende — risponde il generale Fioravanti — Sin dalla nascita dell’Urss, Mosca ha sempre investito molto in queste attività per condizionare il morale del personale avversario: adesso hanno solo aggiornato gli strumenti privilegiando i social e altri canali. Sono iniziative che le forze armate di tutta la Nato monitorano e contrastano. Io sono convinto che in Italia non ottengano ascolto: a quel che so, tra i nostri militari c’è la consapevolezza che i russi siano gli invasori di uno Stato sovrano che hanno violato ogni legge internazionale. Non riscontro simpatie verso ‘l’uomo forte’ del Cremlino o verso il suo esercito, che non sta certo brillando per efficienza e manda i fanti al massacro. Dal 2022 ci sono unità di Aeronautica, Esercito e Marina impegnate in missioni Nato o Ue sul fronte della crisi aperta dall’invasione russa e portano avanti il loro lavoro con professionalità: credo che questa sia la prova migliore”.
Della linea filorussa del generale Vannacci, Fioravanti spiega: “Lui è stato in servizio a Mosca, ha avuto le sue frequentazioni e non so dire quanto abbiano pesato sulla formazione delle convinzioni che esprime. Ho la sensazione che parli più secondo un calcolo da leader di partito che da militare. E non è l’unico a farlo: pure Matteo Salvini e Giuseppe Conte sono su posizioni molto simili per quello che riguarda l’Ucraina. Chiedono di sospendere il sostegno alla resistenza e di negoziare. Ma se è proprio Putin che non vuole trattare: l’attacco alla sede dell’intelligence di Kiev alla vigilia della trasferta dei mediatori americani è un segnale chiarissimo”.

(da agenzie)

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GIORGIO MULÈ, VICINO A MARINA BERLUSCONI, AVVISA TAJANI: “ALTRO CHE CONGRESSI. SE NON UNITARI, COME QUELLO IN CAMPANIA, VANNO RINVIATI: RISCHIA DI DILANIARE IL PARTITO. CONCENTRIAMOCI SU COSE CONCRETE PER DIFFERENZIARCI”

Settembre 6th, 2026 Riccardo Fucile

“UN’ALLEANZA CON VANNACCI SAREBBE COME UN TENTATIVO DI TRASFUSIONE TRA GRUPPI SANGUINI INCOMPATIBILI CHE RISCHIA DI UCCIDERE LA COALIZIONE” … “UN COINVOLGIMENTO DEI FIGLI DEL CAV? A ME NON RISULTA SIANO INTENZIONATI A SCENDERE IN CAMPO, MA CERTO IL LORO CONTRIBUTO DI IDEE È FONDAMENTALE PER IL PARTITO. E FORSE, DAI VERTICI DEL PARTITO IN GIÙ, DOVREBBERO TUTTI FARE MAGGIORMENTE PROPRIE LE LORO RICETTE E SOLUZIONI” (ANTO’, TI FISCHIANO LE ORECCHIE?)

“Per Forza Italia questa è una fase di transito, ma non puoi fare come a ‘Monopoli’: stai fermo tre giri e poi riparti. E quindi altro che congressi. Se non unitari, come quello in Campania, vanno rinviati: rischia di dilaniare il partito. Concentriamoci su cose concrete per differenziarci”.
Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera ed esponente di primo piano di FI, parla al Foglio per favorire una svolta, un rilancio: “Guardiamo alla legge di Bilancio. Il nostro faro deve essere Silvio Berlusconi. Ritorniamo alla sua ‘maggiorazione sociale’ per dare di più alle pensioni minime. Per arrivare a oltre un milione di persone serve un miliardo”. Il fine vita? “Guai a fermarsi”. I figli del Cav.? “Chiunque, da chi sta più in alto in giù, ascolti i loro suggerimenti”.
Nei giorni in cui Vannacci viene definito “cavallo di Troia di Putin in Italia” si può immaginare una coalizione col generale?
Risposta secca: “I valori sul tavolo sono troppo diversi. Un’alleanza sarebbe come un tentativo di trasfusione tra gruppi sanguini incompatibili che rischia di uccidere la coalizione. Poi, certo, so bene che la politica è l’arte della mediazione e del compromesso.
Ma Vannacci intercetta esattamente il camaleontismo che ricercano i russi, che sono già tra noi anche se facciamo finta che non sia così, con le continue ingerenze che subiamo da Mosca da ben prima dell’invasione in Ucraina. Certo se lui è un cavallo di Troia, ci sono tanti poni e ciuchini nel campo largo che non gli sono da meno”.
Anche Salvini però allude alla russofobia.
“Ma c’è una differenza tra le analisi e quel che si vota in Parlamento. E non credo ci sarà alcuna crisi sulla politica estera”, replica Mulè.
Torniamo a Forza Italia. A luglio il ministro Zangrillo aveva polemizzato con il segretario Tajani manifestando un grande scontento per la stagione congressuale. Condivide?
“Io dico che alcuni congressi come quello in Campania, per altro convocato il 9 settembre nelle stesse ore in cui staremo votando in Senato la nuova legge elettorale, vadano rinviati.
Rischia di essere un congresso dilaniante. Così come sono d’accordo che il congresso nazionale vada fatto solo dopo le elezioni. Non c’è bisogno di colpi di mano o accelerazioni. Congeliamo tutto e guardiamo, come detto, alla prossima legge di Bilancio e poi alle elezioni. Aggiungo anche che nelle città, in regioni come la Sicilia, dobbiamo scegliere adesso i candidati, altrimenti è troppo tardi. Perché perdere tempo o continuare a trastullarsi con le cene a casa di La Russa?”.
Lei per la Sicilia ci sarebbe?
“L’ho sempre detto, sono a disposizione, qualsiasi sia la scelta del partito. Ma tempus fugit…”.
Tempo addietro si vaticinava una Forza Italia al 20 per cento. Per essere così ambiziosi serve il coinvolgimento di uno dei figli di Berlusconi?
“A me non risulta siano intenzionati a scendere in campo”, conclude allora Mulè. “Ma certo il loro contributo di idee è fondamentale per il partito. E forse, dai vertici del partito in giù, dovrebbero tutti fare maggiormente proprie le loro ricette e soluzioni”.

(da ilfoglio.it)

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