L’ASSASSINO E’ IL PADRONE
IL MOVENTE PADRONALE DEI FEMMINICIDI
Lette le cronache dell’atroce delitto di Firenze, viene da fare memoria a noi stessi, come comunità, di un paio di cose. Tutti, proprio tutti i femminicidi, pur avendo esecutori spesso molto diversi l’uno dall’altro, hanno un movente identico, immutabile: tu sei mia, e poiché rifiuti di esserlo ti uccido.
È un movente padronale, esplicito e rivendicato. A volte seguito dal suicidio dell’assassino, incapace di immaginare anche se stesso svincolato da quel rapporto carcerario. A volte no, bastando al boia avere eseguito la sua sentenza.
Difficile immaginare, dunque, un crimine più “politico” del femminicidio: crimine contro la libertà, quella delle singole vittime e per esteso quella del genere femminile. Crimine tipicamente reazionario nel senso tecnico del termine: ammazzando te, reagisco alla pretesa inaccettabile che una femmina possa appartenere solo a se stessa. Una specie di “delitto esemplare”, ammazzarne una per educarne cento. A ben vedere, una pratica terrorista, ne sia o non ne sia cosciente il suo autore.
Ne consegue che ogni provvedimento di legge, ogni ausilio psicologico, ogni azione educativa (nelle scuole, nei centri di cura, ovviamente anche nelle famiglie) non può che fondarsi sulla intangibilità della libertà di ciascuna e ciascuno, come ambizione e come diritto. E sulla ripulsa dell’idea stessa di controllo e di dominio che molti maschi tendono a esercitare sulle femmine.
Ma questa sarebbe politica allo stato puro: risposta politica a un delitto politico. Difficile che avvenga, per l’ovvia ragione che un pezzo rilevante della politica e della società non è affatto convinto che la libertà delle donne sia compatibile con l’ordine sociale.
(da Repubblica)
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