CON LO SHOW SGUAIATO DI BARI, GIORGIA MELONI HA DATO IL VIA ALLA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE POLITICHE 2027. E SI APRE UN NUOVO FRONTE NELLA MAGGIORANZA: LA DUCETTA VORREBBE ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA, I SUOI ALLEATI SONO CONTRARI
SORGI: “TAJANI E SALVINI NON SONO FAVOREVOLI ALL’IDEA DI ANTICIPARE LA SCADENZA DELLA LEGISLATURA, PREVISTA A OTTOBRE ’27. IL RAGIONAMENTO SUI TEMPI È LEGATO ALLA POSSIBILITÀ CHE QUALCHE MESE IN PIÙ PORTEREBBE LA CRESCITA DI VANNACCI A SGONFIARSI. MELONI È ABBASTANZA SICURA CHE ALLA FINE SI FARÀ COME DICE LEI”
A molti dei presenti a Bari il discorso di Meloni per la celebrazione del governo più longevo
della storia repubblicana è sembrato anche quello d’avvio della prossima campagna elettorale. E non perché la premier in questi quattro anni abbia mai rinunciato a un certo tasso di propaganda […], ma perché da tempo sta schedulando la sua agenda su una data del voto che non dovrebbe cadere oltre maggio.
E sta riflettendo sull’ipotesi di accorpare le urne delle politiche a quelle delle grandi città, dove le amministrazioni sono in scadenza. Si sa anche che Tajani e Salvini non sono proprio favorevoli all’idea di anticipare la scadenza della legislatura, prevista a ottobre ’27. Il ragionamento sui tempi è legato alla possibilità che qualche mese in più porterebbe la crescita di Vannacci a sgonfiarsi.
Ma non c’è niente di matematico in questa previsione, gli è stato fatto osservare da Meloni, abbastanza sicura che alla fine si farà come dice lei: al momento, anzi, il generale appare tonico e anche una parte del pubblico di Cernobbio lo ha ascoltato curiosa, pur riservando a Monti applausi più forti.
Meloni è consapevole che gli aspetti più rischiosi dell’ultimo anno che precede le elezioni non sono affatto facili da affrontare: non c’è, al momento, una ragionevole speranza che la crisi di Hormuz determinata dalla guerra Usa-Iran possa risolversi; restano alti i prezzi dei carburanti, da cui soprattutto originano i rincari nei generi di prima necessità a causa degli aumenti dei trasporti, sebbene il barile di petrolio non superi i 100 dollari.
Di qui la sua spinta per accelerare, subito dopo l’approvazione della legge elettorale e di quella di stabilità. Infine la premier ritiene che anche in caso di vittoria il centrosinistra non andrà lontano; e come accadde a Berlusconi in passato, lei può consentirsi un passaggio all’opposizione senza mettere a repentaglio la sua leadership. Cosa che invece è meno probabile per i suoi alleati Tajani e Salvini. E questo spiega le loro resistenze sul voto primaverile.
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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