PEDRO SANCHEZ E IGNACIO LULA HANNO CHIAMATO A RACCOLTA A BARCELLONA LE FORZE DEMOCRATICHE PER DIMOSTRARE CHE È POSSIBILE RESISTERE ALL’URTO DEI SOVRANISTIE CHE STANNO SCONVOLGENDO IL MONDO
ALLA GLOBAL PROGRESSIVE MOBILITATION PRESENTE ELLY SCHLEIN, UNICA LEADER DELLA SINISTRA ITALIANA INVITATA: “LA VITTORIA DEL NO ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA HA SUSCITATO GRANDE SPERANZA IN EUROPA. DALL’ITALIA ABBIAMO INIZIATO A FERMARE I NAZIONALISTI”
El pueblo unido si aggira euforico per i padiglioni della Fira, chiamato a raccolta da
Pedro Sánchez e Ignacio Lula in quel di Barcellona per dimostrare che le forze democratiche e progressiste — nonostante tutto — esistono e resistono all’urto delle destre nazionaliste che stanno sconvolgendo il mondo.
Fanno rete e per la prima volta si ritrovano, insieme, per dire no alla guerra; «contrastare l’ondata reazionaria e guarire le ferite che altri hanno aperto», esortano i due presidenti; organizzare una risposta in grado di frenare l’Internazionale nera capitanata da Donald Trump, che comincia a manifestare le prime crepe.
Il momento non è scelto a caso: la batosta subita da Meloni al referendum e la sconfitta di Orbán in Ungheria provano che «la spinta propulsiva dei sovranisti si sta esaurendo», annota il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Obiettivo: creare «un’alternativa» al nuovo disordine globale imposto con le bombe.
Parola cara a Elly Schlein, a dispetto di Giuseppe Conte l’unica leader della sinistra italiana invitata alla Global progressive mobilitation dove ha portato una ventata di ottimismo.
«La vittoria del no alla riforma della giustizia ha suscitato grande speranza in Europa. Dall’Italia abbiamo iniziato a fermare i nazionalisti». Il cui tempo «è finito», decreta la segretaria dem: «Loro alimentano guerre, stanno devastando l’economia e aumentando la povertà. Toccherà a noi, adesso, costruire un altro mondo». Perciò «è bellissimo ritrovarsi qui, tutti insieme», sorride, «per far vedere che condividiamo la stessa agenda e le stesse battaglie, per la pace e la giustizia sociale».
Ma quando i cronisti le chiedono se è dunque lei a rappresentare l’Italia nell’ampio fronte anti-destra appena battezzato a Barcellona, Schlein preferisce glissare: «C’è molta attesa rispetto a quanto sta accadendo nel nostro Paese e a quel che potrà succedere alle prossime politiche».
Nessuna polemica con il capo 5S che le insidia la premiership: sta nei fatti, nei numeri che danno il Pd prima forza della coalizione, non c’è bisogno di insistere.
(da Repubblica)
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