PENNACCHI SHOW ALLA CAMERA: LO SCRITTORE PRESENTA LA SUA LISTA CON BOCCHINO E GRANATA E SONO FUOCHI ARTIFICIALI
“UNO COME BERLUSCONI, MUSSOLINI LO AVREBBE PRESO A BASTONATE E MANDATO AL CONFINO”…”PARAGONARE BERLUSCONI A MUSSOLINI E’ UN’OFFESA PER IL DUCE: ANCHE MUSSOLINI ANDAVA A MIGNOTTE, MA NON LE FACEVA MINISTRE O DEPUTATE”…”VOGLIONO CHE COMUNISTI E FASCISTI SI SPARINO TRA LORO, COSI’ BERLUSCONI CONTINUA A FARSI I CAZZI SUOI”…”DOBBIAMO RICOSTRUIRE L’UNITA’ DEL POPOLO. I TRADITORI SONO LORO, NOI SIAMO IL FUTURO”
Da futuristi a ‘fasciocomunisti’. Dalla marcia su Roma alla marcia su Latina.
Metti un pizzico di Mao, una manciata di bonifiche fasciste, quanto basta di Togliatti e Guareschi, abbondanti strali contro Berlusconi e Tremonti, una spolverata di Dante Alighieri.
E’ il manifesto del ‘fasciocomunista’, già libro di successo di Antonio Pennacchi, e da oggi pamphlet orale per chiamare a raccolta l’Italia che non si riconosce nel governo di Silvio Berlusconi (fatto anche di “mignotte” e lussuria) e che ha voglia di ricostruire il Paese.
Pennacchi, sessantenne natio di Latina, ci mette la firma ma non si candida: la corsa di Futuro e libertà per la città dell’agro pontino sarà sponsorizzata dallo scrittore premio Strega nel 2010.
Seduto in mezzo allo stato maggiore del partito, tra Italo Bocchino e Fabio Granata (“non è un progetto nostalgico – dice quest’ultimo – ma una sorta di provocazione futurista”), Pennacchi arriva alla Camera per presentare la candidatura a sindaco di Latina di Filippo Cosignani e la lista finiana che lo appoggia. “Pennacchi per Latina” è il nome del progetto elettorale, e la scritta spicca in bella vista dentro al cerchio col simbolo di Fli. Caratteri fascisti, in puro font “mostra”.
Quando comincia l’intervento, si capisce subito che ne avrà per un bel po’: il manifesto del ‘fasciocomunista’ è colorato, un po’ grezzo, ma di ampio respiro. “Io non potrei fare politica – premette – perchè in politica si litiga 7-8 volte al giorno: io che soffro di cuore finirei per prendermi un infarto…”.
Qualche minuto dopo, Pennacchi affonda, sempre col suo romanesco: “Il progetto parte da Latina perchè la situazione lì è para para a quella nazionale. Berlusconi non ci può vedere, non sopporta che fascisti e comunisti si mettano insieme. L’altro giorno, quando hanno sparato a quello di CasaPound, io ho subito pensato che si trattasse dei servizi. Il messaggio è chiaro: fasci e comunisti non devono parlare, ma devono solo litigare e spararsi. Così Berlusconi è libero di farsi i cazzi suoi…”.
Ovvio che il manifesto del ‘fasciocomunista’ debba fare i conti con la diaspora nera, con gli ex missini e ex aennini che oggi sono divisi tra Pdl e Fli.
“I traditori non siamo noi – chiarisce Pennacchi – il fascismo era rubare ai ricchi per dare ai poveri, oggi stare con Berlusconi vuol dire rubare ai poveri per dare ai ricchi. Il vero traditore è chi sta con Berlusconi: uno come lui i fascisti l’avrebbero preso a bastonate, l’avrebbero spedito al confino”.
E mica è finita qui: “Paragonare Berlusconi a Mussolini – dice ancora – è un’offesa a Mussolini. E’ vero, anche il duce andava a mignotte, ma poi mica le faceve ministre o deputate…”. S
ul palco i maggiorenti di Fli se la ridono alla grande, la platea applaude.
Non mancano considerazioni o osservazioni neppure all’operato di Giulio Tremonti. “Quando lo vedo – rivela Pennacchi – spengo la tv. Quindici anni fa parlava del tempo della ricchezza, diceva che eravamo sulla strada giusta. Oggi dice ‘ve l’avevo detto che arriva la cris’. Ma quando? ma quando l’ha mai detto? è incredibile questa gente – aggiunge – io mi chiedo dove si lavi la faccia la mattina. Forse nel bidè…”.
Ma il ‘fasciocomunista’ si limita a criticare e distruggere?
No, assicura Pennacchi: “dobbiamo ricostruire un nuovo pensiero forte collettivo, uno spirito unitario, quello che univa pure Togliatti e Guareschi. Dobbiamo ricostruire l’unità del popolo, quella di Mao, dobbiamo ricostruire la libertà : ma di tutti, non solo quella di Berlusconi e della sua famiglia”.
Ci prova, ma a tratti non ce la fa: il cavaliere ricorre prepotente nella sua invettiva.
E per spiegare cos’è l’Italia al tempo di Berlusconi, cita pure il canto V dell’Inferno di Dante.
Quello di Paolo e Francesca, quella dei lussuriosi. “L’italia di Berlusconi – sancisce – è l’italia di Semiramide”.
La regina a metà tra storia e leggenda che fece una legge per permettere a tutti la libido nel suo Paese e quindi non essere biasimata nella sua condotta libertina.
Per Pennacchi, iscritto al Pd, non c’è il rischio di un conflitto d’interessi?
“Io ho ancora la tessera, forse ora mi cacceranno… Ma il mio sogno non è che mi caccino, ma che si sciolgano, così facciamo un partito nuovo tutti insieme, perchè separati non si vince niente…Vince solo il padrone”.
Eccoli che ritornano: il padrone, i traditori, gli eredi del fascismo.
“Chi pensa che il fascismo sono le leggi razziali, se lo tenga pure. Per me è il fascismo è pure una città costruita dal nulla, con le mani, dai miei padri, dai miei zii”.
Per il ‘fasciocomunista’ del terzo millennio, insomma, non tutte le camicie nere sono da mettere in soffitta.
Ci sono valori e valori: “Nell’asse ereditario a noi ci sono toccati l’unità dello Stato, lo stato sociale, la redistribuzione dei redditi: se stai con Berlusconi non sei erede di queste cose. Ditelo a Gasparri: nella divisione dei beni a lui sono rimaste le leggi razziali e le guerre perse… Ci andasse pure a ‘fanculo…”.
La rivoluzione ‘fasciocomunistà parte quindi da Latina.
Pennacchi per la sua città , che Granata e Bocchino bollano come “malgovernata da anni” (e poco importa che da due decenni sia in mano al centrodestra), ha le idee chiare: parla di rimboschimento delle frange antivento (“se so’ venduti pure gli eucalipti…”), di piste ciclabili (“è tutta pianura ma non pedala più nessuno. A me l’ultima volta m’hanno messo sotto…”), di cimiteri di campagna, di piano regolatore (“Ma non per costruire dappertutto”).
Questa volta non si marcerà su Roma, ma nelle migliori intenzioni si marcerà da Latina verso tutta l’Italia.
“Se c’è una possibilità sola pe’ ‘sto Paese d’aripijasse – assicura Pennacchi – nasce da qua”.
Un’onda un po’ rossa e un po’ nera, ‘fasciocomunista’ appunto, capace di travolgere e achiviare l’era Berlusconiana.
Se poi si trovasse una scorciatoia, argomenta ancora Pennacchi, lui non farebbe le barricate.
Anzi: “L’idea di Asor Rosa mi è piaciuta, era una vera e propria provocazione artistica. E poi sarebbe pure ora che i carabinieri se l’andassero a pijà a quello lì…”.
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