PERCHE’ SOLO IL 60% DI PRODOTTI VENETI NEI LOCALI DI PADOVA E NON IL 100%?
L’ENNESIMA ORDINANZA INCOSTITUZIONALE DEL SINDACO BITONCI NON NASCONDE PER CASO LA NECESSITA’ DI PERMETTERE AI RISTORANTI PADAGNI DI USARE OLIO TUNISINO, POMODORI MAROCCHINI E CARNI DELL’EST EUROPEO PER IL RESTANTE 40% ?
«Prima i Veneti». Schiere di aspiranti primi cittadini marchiati Lega Nord, nati e cresciuti in seno alla ridente Padania, ci hanno ricamato sopra intere campagne elettorali.
Dalle case, alle scuole, al lavoro. La padovanità e la trevigianità , tanto per fare un esempio, sono diventate valore aggiunto per avere un alloggio, un banco a scuola e quant’altro.
Massimo Bitonci, primo cittadino di Padova, con l’ultima ordinanza, ha superato se stesso: ha declinato il primato veneto in chiave alimentare.
Da «domani», chiunque voglia aprire un bar, un ristorante, un chiosco, dovrà esporre sul bancone il 60 per cento di prodotti veneti doc: dal baccalà ai bigoi in salsa, dall’oca in onto alla polenta in tocio passando per la sopa coada.
«È consentito esclusivamente l’insediamento e il trasferimento di attività artigianali/commerciali di preparazione e/o vendita di prodotti alimentari, qualora l’esercente ponga in vendita nella misura di almeno il 60% di prodotti filiera veneta o comunque tipici del territorio e della tradizione storico culturale della città di Padova e della Regione Veneto» si legge all’articolo 4 bis del provvedimento, che sarà probabilmente quello che farà scattare l’ennesima denuncia e relativo annullamento.
L’obiettivo è chiaro, tanto che l’ultima trovata di Bitonci è già stata soprannominata ordinanza anti-kebab.
C’è un ma: se la legge è uguale per tutti, nel menu di un qualsivoglia nuovo ristorante giapponese non potranno mancare le sarde in saor o il bisato in tocio (anguilla in umido, per i non appassionati del genere)….
«Per esser chiari, è una norma antikebab che la nostra giunta ha deciso di intraprendere per difendere le attività che vendono prodotti di qualità » ha sottolineato il braccio destro di Bitonci, Eleonora Mosco, presentando i contenuti del regolamento.
In sostanza, chiunque vorrà aprire un’attività nel centro storico di Padova che preveda il commercio d’asporto (kebabbari, pizzerie, gastronomie, generi alimentari, rosticcerie e take away), dovrà dimostrare di vendere almeno il 60% dei prodotti provenienti dalla filiera veneta. La giunta si è premurata di annunciare che «sono previste deroghe».
Ma, manco a dirlo «verrà effettuata un’analisi caso per caso», partendo comunque dal veto della giunta. Un regolamento che è solo l’ennesimo spot demenziale della Giunta leghista e che non reggerà alla prima contestazione di fronte a un tribunale.
Sorge una domanda spomtanea: perchè poi solo il 60% di prodotti della filiera veneta?
Forse per permettere ai ristoranti padagni di usare olio tunisino, pomodori marocchini, arance spagnole e carni polacche per il restante 40%?
(da agenzie)
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