RAMPELLI: “E’ SURREALE DIRE CHE IO GUIDI UNA OPPOSIZIONE INTERNA” (QUANDO MAI…)
“MELONI INTERPRETA L’UNICA LINEA POSSIBILE PER UNA DESTRA CHE VOGLIA ESSERE MAGGIORITARIA”: TRADOTTO DAL POLITICHESE: PER PRENDERE VOTI SI RINUNCIA ALL’ANIMA SOCIALE DEL MSI E SI CORRE DIETRO A REAZIONARI, LOBBY, EVASORI FISCALI E XENOFOBI
Fabio Rampelli è considerato l’oppositore dentro Fratelli d’Italia. E non è un mistero che al vice presidente della Camera stia stretto il ruolo che Giorgia Meloni gli ha riservato: ieri però si è fermato apposta con i giornalisti per dire che era «surreale» immaginarlo a capo di una opposizione interna.
Rampelli, lei dichiara che dentro FdI non esistono correnti. I suoi Gabbiani, vogliamo chiamarli “anime”?
«Mi pare ovvio che chi ha iniziato un percorso di impegno politico insieme, si consulti e condivida le proprie esperienze. Sarebbe impossibile e ingiusto recidere i legami umani, tanto quanto catalogare come correnti le comunità locali. Non ci sono correnti in FdI, tanto meno io ne guido una di opposizione. È un’idea giornalistica semplicemente ridicola. Ho creato la comunità che ha poi fondato FdI e tanto mi appaga».
Soddisfatto che il congresso sia rinviato a dopo le Europee? Il vostro statuto non lo prevedeva prima?
«Abbiamo fatto due congressi nazionali e diverse conferenze programmatiche, l’ultima di tre giorni a Milano. Se non ci sono linee politiche e leadership alternative a quella di Giorgia Meloni non ha molto senso fare congressi, ancor meno in una stagione elettorale decisiva come questa. Ne parleremo dopo le Europee. Vanno invece benissimo i congressi territoriali».
FdI nasce per rivendicare le primarie e la contendibilità degli incarichi. Quando Berlusconi nel 2012 non concesse le primarie, voi usciste dal Pdl. Pensa che sia ancora valido per voi quel ragionamento sulla contendibilità degli incarichi?
«Il ruolo del presidente nazionale è perfettamente contendibile, ma non ci sono sfidanti perché oggi Giorgia Meloni interpreta l’unica linea possibile per una destra che voglia essere maggioritaria e non marginale. Sicuramente si può fare meglio nel favorire la partecipazione, ma l’era dei social e l’urgenza di formulare risposte in tempo reale rende questa esigenza difficile da concretizzare».
Accusa di familismo. Non è solo una invenzione dei giornali nemici. Ci sono al vertice del partito o delle istituzioni troppi cognati di, sorelle di, cugini di. Senza nulla togliere al valore delle persone, non pensa che sia un danno reputazionale per FdI?
«La domanda che proviene dal vostro mondo è legittima, ma poi ci sono le risposte, di cui occorrerebbe tener conto senza stucchevoli cantilene che durano mesi. Se ci sono persone valide che esercitano il loro impegno politico da quando avevano 15 anni non ritengo giusto vengano sacrificate su pressione dei media a causa di legami di parentela. Che facciamo, discriminiamo persone per il cognome che portano?».
Parliamo allora di Arianna Meloni: nell’intervista al Corriere della Sera ha detto che «oggi c’è la fila di persone che si propone, chiede incarichi. Ma sono in grado? Non stiamo giocando, qui si lavora per l’Italia». Ha anche lei ha la stessa impressione delle dinamiche interne in atto?
«Non mi pare una grande novità, sono fatti storicamente sempre accaduti. Occorre a mio giudizio cercare persone che abbiano la nostra stessa visione della società, non solo persone competenti. Altrimenti la rivoluzione dolce non si concretizzerà mai e l’Italia ne ha bisogno».
In ultimo: è evidente che FdI ha avuto una accelerazione di consensi che forse nemmeno voi vi aspettavate così impetuosa. La reazione del vertice sembra essere quella di chi ne è intimorito e si blinda affidandosi a una cerchia strettissima. Non si rischia, così facendo, di perdere di vista le competenze?
«Siamo stati chiamati a cambiare l’Italia, il nozionismo professorile privo di una stessa visione del mondo non è funzionale a questo obiettivo. Rischieremmo di chiuderci nel solito recinto di boiardi collaudati facendo l’operazione opposta: cercare competenze asettiche che non garantiscono il cambiamento».
(da La Stampa)
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