REFERENDUM, IL SOGNO TRADITO DI BERLUSCONI
TAJANI, IL FUTURO ORA A RISCHIO, IL SEGRETARIO HA FALLITO, MA L’ALTERNATIVA OCCHIUTO E’ RIUSCITO A FAR VINCERE IL NO IN CALABRIA
Un sogno tramontato. L’esito della consultazione referendaria non vale neanche una
dichiarazione pubblica per Antonio Tajani. Il segretario di Forza Italia, dopo la certezza del risultato, affida il suo pensiero a una nota in cui spiega che «per il governo non cambia nulla». Il leader degli azzurri cerca di allontanare i fantasmi di elezioni anticipate e regolamenti di conti interni. E guarda al 2027: «Gli italiani decideranno se abbiamo lavorato bene o male. E di sicuro troveranno ancora una volta insieme Forza Italia con le altre forze del centrodestra». Nel merito, aggiunge, «la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai a occuparcene. Durante la campagna per il voto tutti hanno riconosciuto che questa necessità esiste, pur dividendosi sulle soluzioni».
Dopotutto il provvedimento aveva un valore particolare per Forza Italia. Un’occasione di realizzare il “grande sogno” di Silvio Berlusconi. Domenica, intercettata al seggio, sua figlia Marina aveva parlato della possibilità di dedicare un’eventuale vittoria del Sì a suo padre. Aggiungendo che «è questione di esercitare un voto oggi per poter dare un contributo positivo al futuro di questo paese. È un’occasione quella di oggi che non possiamo farci sfuggire, la dedica è agli italiani, sperando che prevalga il Sì per un’Italia civile democratica e moderna».
§Non è andata così. E di sicuro la cosa non ha fatto piacere alla presidente di Fininvest e a suo fratello Pier Silvio. Che già avevano mostrato una certa insofferenza nei confronti di Tajani.
Eppure Forza Italia ci ha creduto fino all’ultimo. E il partito ha addirittura aperto la sala stampa a Montecitorio in attesa del risultato. Man mano che procedeva lo spoglio, però, i parlamentari, più che festeggiare, hanno dovuto trovare modi sempre più eleborati per spiegare la sconfitta. «I referendum confermativi storicamente vedono la vittoria dei No», ha detto il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri. Mentre la sottosegretaria Matilde Siracusano è arrivata addirittura a parlare di «elettori abbindolati da una campagna di terrorismo».
Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, a capo del comitato per il Sì, dopo settimane di campagna, si è affrettato a spiegare che «non è una sconfitta di Forza Italia. Sono stati messi sul tappeto temi che non c’entravano nulla con il referendum, abbiamo la consapevolezza di aver fatto quello che andava fatto». In ogni caso, per evitare problemi con gli alleati, ha aggiunto: «Non muoviamo alcun rimprovero agli amici della maggioranza».
A guardare i dati elaborati nel corso del pomeriggio dal consorzio Opinio per la Rai, non sembra un messaggio casuale: il 18 per cento degli elettori di Forza Italia avrebbe votato No. Poca disciplina di partito o l’effetto di una politicizzazione inevitabile?
Certo è che, quantomeno nel corso dell’ultimo mese, il merito è finito in secondo piano e il referendum si è trasformato in un voto su Giorgia Meloni. A quel punto sono anche tornati a galla i malumori di FI nei confronti degli alleati di FdI, che in parte hanno sposato la riforma sulla separazione delle carriere soltanto per utilizzarla come trampolino di lancio per il premierato. Peraltro in opposizione alla storica linea giustizialista degli eredi di Giorgio Almirante.
Il futuro
Resta da vedere su quali temi possa puntare adesso Forza Italia per avere un asset da usare nella campagna per le elezioni politiche. Di certo, la famiglia Berlusconi ha, da oggi in poi, un motivo in più per chiedere un rinnovamento del partito.
A mettere il dito nella piaga è Francesca Pascale, ex compagna delm Cavaliere: «Mi dispiace moltissimo perché nel simbolo di Forza Italia c’è scritto “Berlusconi presidente” e quel cognome o si onora e si rispetta oppure si mette il cognome di chi rappresenta quel partito. Quindi, se Tajani è così forte all’interno di Forza Italia, se è stato così bravo a fare il tesseramento – cosa che Berlusconi non amava, non amava il partito delle tessere – se è così forte metta il suo cognome e vediamo quanti voti riesce ancora a prendere Forza Italia. Per me non ha mai avuto la leadership».
E ancora: «C’è una comunità che non si sente rappresentata. Non voglio puntare il dito contro gli altri ma purtroppo i partiti sono chiusi e mi dispiace fortemente che Forza Italia continui a essere un partito chiuso. Molti ci provano, Occhiuto ad esempio, ad avanzare e a scalare il partito, a immaginare di dare un aspetto diverso e più progressista, però si fa fatica».
Un assist al presidente della Calabria, che ha promesso di non volersi candidare al congresso pre elezioni di inizio 2027 e che non ha certo brillato in questa tornata referendaria (nella sua regione il No ha superato il 57 per cento). Ma la sua posizione, ora, acquisisce tutto un altro peso.
(da editorialedomani.it)
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