ROBERTO, EX DETENUTO: “QUANDO SONO USCITO, VIVEVO PER STRADA. OGGI AIUTO CHI MI HA PERMESSO DI RICOMINCIARE”
“ORA FACCIO DEL BENE PER RIPAGARE IL MALE CHE HO FATTO”
“Tanti anni fa sono finito in carcere e mi sono fatto una lunga detenzione. Ero stato condannato
a 10 anni, ne ho fatti 8, più due di buona condotta. Quando sono uscito, ho provato a reinserirmi nella società, ma mi sono ritrovato senza niente. I miei genitori erano morti, le mie sorelle e i nipoti si vergognavano di me, sono rimasto solo”.
A parlare a Fanpage.it è Roberto Mirco, ex detenuto che una volta uscito dal carcere si è trovato solo, a vivere per la strada. In questa situazione però ha avuto la fortuna di incontrare Alfonso Di Nicola, fondatore del progetto ‘Sempre Persona’ che segue e aiuta detenuti, ex detenuti e le loro famiglie.
Oggi Roberto è un volontario dell’associazione che gli ha dato una seconda possibilità e cerca di restituire ciò che ha ricevuto. L’ingresso in carcere Roberto Mirco lo definisce “un colpo duro”. Prima della condanna, arrivata quando aveva circa 40 anni, era un cuoco apprezzato. Dopo un primo periodo nel carcere di Regina Coeli, è stato chiamato alla Gorgona.
“Quando sono uscito dal carcere, sono rimasto solo e vivevo per strada”
“Lì mi hanno messo a lavorare nella mensa, sapendo che ero un cuoco. – ci racconta – Mi guadagnavo da vivere, stavo con le persone e stavo bene, il momento più brutto è stato quando sono uscito. Ricordo di aver bussato a tante porte, ma
erano tutte chiuse. Per la gente ero un poco di buono, ero inaffidabile. Così mi sono trovato a vivere per strada, da senzatetto”.
Un giorno però un amico di Roberto gli parla di Alfonso e dice: ‘Se vuoi posso chiamarlo’. “Così ci siamo incontrati. – ricorda l’ex detenuto – E le parole di Alfonso sono state: ‘Se vuoi ricominciare, vediamoci domani, anche se non ti prometto niente'”.
Sono passati 12 anni da allora e Roberto è fiero di dire che la sua vita è cambiata: “Ho avuto di nuovo quella dignità che si perde stando in strada e sono riuscito a dare un senso alla mia vita facendo del bene per poter ripagare un po’ del male che ho fatto”.
“Non mi sarei mai aspettato che quel senzatetto che veniva allontanato, umiliato, insultato, potesse ricominciare”, aggiunge. Nel 2016 al Villaggio per la Terra, organizzato a Roma da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari, di cui Alfonso fa parte, Roberto ha anche avuto la possibilità di incontrare e abbracciare Papa Francesco.
“Il Santo Padre mi ha detto: ‘Coraggio figliolo, Dio ti ama, voi siete quelli che possono trasformare il deserto in foresta’. È stato un colpo al cuore”. E aggiungo: “Non mi vergogno di dire quello che ero, oggi sono orgoglioso di quello che sono grazie a tutte le persone che mi hanno aiutato. Noi abbiamo sbagliato, ma possiamo non farlo più e ricominciare”.
Il fondatore del progetto: “Sono sempre persone, anche se hanno sbagliato”
“Io non volevo fondare niente, dico la verità. ‘Sempre Persona’ è nato grazie a un mio amico magistrato che anni fa mi ha chiesto di aiutare alcuni detenuti che avevano bisogno, ma per cui non poteva esporsi in prima persona. Così sono entrato in carcere”, ricorda invece Alfonso, 81 anni, che oggi come allora, con la stessa grinta, porta avanti il suo messaggio.
“Tanti mi parlavano delle famiglie, mi dicevano che loro non avevano colpa e mi chiedevano di fare qualcosa per aiutarle. Ho iniziato così. A un certo punto mi sono accorto che non ce la facevo da solo e in questi 30 anni tante persone mi hanno dato una mano”, aggiunge.
Alfonso ricorda una signora, mamma di un detenuto, alla quale il figlio gli chiese di portare un bacio: “Quando le ho detto questa cosa, ha pianto, mi ha detto che suo
figlio non era cattivo, ma che era cresciuto in strada, visto che lei doveva lavorare. Mi chiese di stargli vicino e di non abbandonarlo”.
L’idea alla base della sua iniziativa è proprio nel nome del progetto: “Per noi sono sempre persone, anche se hanno sbagliato. In tanti dicono che vanno chiusi in carcere e che va buttata la chiave, ma non è vero. Quando facevo i colloqui con i detenuti, e ne ho fatti tanti, piangevo con loro perché forse nelle loro stesse condizioni avrei fatto peggio”.
In questi anni alcuni di loro gli hanno anche chiesto cosa fare per ‘essere come lui’: “Devi fare il bene, gli rispondevo. Se sei qui, in carcere, è perché hai fatto qualcosa che non va, ma se fai il bene, vedrai che starai bene tu e farai stare bene anche gli altri. Alcuni hanno capito, altri no”.
Ma per un detenuto sapere di poter contare su qualcuno è importantissimo, ci dice ancora Di Nicola: “Mi chiedevano: ‘Quando esco, ci sei?‘, e io gli rispondevo: ‘Certo che ci sono, basta che mi telefoni e ci sentiamo’, e gli parlavo dell’associazione. Sono contento di lavorare in questo campo e di poter raccontare quello che abbiamo fatto e facciamo”.
Il presidente di ‘Sempre Persona’: “Bisogna entrare nelle vite delle persone, sospendere il giudizio”
A raccogliere il testimone di Alfonso è Emanuele Fortuzzi, 30 anni, oggi presidente di ‘Sempre Persona’, che ha scoperto l’associazione anni fa. Ci racconta che con molte delle persone che ha incontrato grazie a quest’esperienza ha stretto amicizie vere, capaci di trasformare la sua vita.
Insieme a Emanuele parliamo dello stigma e del pregiudizio che spesso impedisce agli ex detenuti di reinserirsi nella società, come accaduto a Roberto Mirco. “Penso che l’unico modo per superare efficacemente lo stigma nei confronti di queste persone è entrare nelle loro vite, toccare con mano, stare loro vicino, ascoltarle”.
“Solo così ci si può allontanare dalle proprie convinzioni, entrando in empatia e comprendendo la loro situazione. Non c’è nessun tipo di giustificazione per quello che hanno fatto queste persone, ma bisogna sospendere il giudizio per fare questo servizio”, aggiunge.
Emanuele sottolinea ancora l’importanza di non far sentire sole queste persone, di dare loro una speranza dentro e fuori dal carcere: “Non si può pretendere che una persona ami, in senso generale, se prima non è stata amata. Bisogna fare un passo verso di loro”.
“Capisco che può essere difficile, – aggiunge – ma se non si silenziano tante voci che arrivano dall’esterno e non si entra con delicatezza nella storia di queste persone, le cose continueranno ad andare avanti nello stesso modo”.
(da Fanpage)
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