SADDAM HAFTAR, CHE APPENA UN MESE FA SI AGGIRAVA IN ITALIA ACCOLTO CON LE TROMBETTE DA TRE MINISTRI (PIANTEDOSI, TAJANI E CROSETTO), SAPEVA BENISSIMO CHE BRUXELLES NON POTEVA DARE LEGITTIMITÀ AL ‘’GOVERNO DI TOBRUK’’
CI VOLEVA IL PUBBLICO “FATTACCIO” DI RISPEDIRLI A CASA COME “PERSONE NON GRATE”. E PIANTEDOSI E COMPAGNI SONO CADUTI NEL TRAPPOLONE DI HAFTAR… COME MAI L’INTELLIGENCE ITALIANA NON HA FIUTATO IL TRAPPOLONE? COME MAI QUESTA VOLTA NON HA FUNZIONATO L’ITALICO PIEDE IN DUE STAFFE?
Non si era mai visto un ministro italiano respinto alla frontiera come un clandestino
qualunque.
L’indecorosa scenetta avvenuta ieri a Bengasi (il ministro Piantedosi con i suoi colleghi di Grecia e Malta, insieme al commissario europeo Magnus Brunner rispediti a casa dagli uomini di Haftar) lascia, oltre a una figuraccia epocale, molte perplessità tra diplomatici e 007 su come sia stata preparata la visita della delegazione europea, guidata dall’ambasciatore dell’Ue in Libia, Nicola Orlando.
A creare le maggiori perplessità è soprattutto il consolidato rapporto tra il governo italiano, in particolare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e Saddam Haftar, figlio dell’ottantenne generale Khalifa e vera guida politica della Cirenaica.
Il figlio del baffuto militare, venti giorni fa, è stato accolto con tutti gli onori in Italia, dove ha incontrato il capo del Viminale, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il capo di stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano e il ministro Guido Crosetto.
Possibile che, durante i numerosi faccia a faccia, non sia stato affrontato il tema della organizzazione del viaggio di ieri?
Le diplomazie e i servizi di intelligence non si erano adoperati per far filare liscio il viaggio di Brunner e dei tre ministri
Possibile che l’ambasciatore dell’Ue in Libia, Nicola Orlando, prima della partenza, non abbia chiarito ben bene con gli Haftar i termini protocollari dell’incontro, essendo il governo di Tobruk, che controlla la Cirenaica, non riconosciuto dall’Onu e dall’Unione Europea?
Non era mai accaduto in precedenza che Haftar andasse a ricevere una delegazione all’aeroporto di Bengasi. Il Ras libico,forte del sostegno della Russia, è sempre rimasto comodo nel suo compound.
La prassi vuole che a mostrarsi nelle foto opportunity siano le istituzioni formalmente investite dal parlamento fantasma di Tobruk, che in Cirenaica conta meno di niente. Ci si stringe la meno e poi si raggiunge Haftar.
L’ambasciatore Orlando ha creduto di poter aggirare una
procedura rodata e un protocollo collaudato? Oppure, in barba agli accordi diplomatici, Haftar ha archittetato un bel trappolone per sputtanare i tre ministri europei più commissario all’immigrazione?
Quello che è certo è che i rappresentati dei paesi dell’Ue più interessati dal flusso migratorio proveniente dal Nord Africa non si sarebbero mai imbarcati per la Libia se avessero sapuo che ad accoglierli all’aeroporto internazionale di Benina ci sarebbe stato il premier della Cirenaica, Osama Saad Hammad, scortato dai ministri degli Esteri e dell’Interno di Bengasi.
Su “La Stampa”, Ilario Lombardo puntualizza: “Anche Bruxelles ha le sue regole.
E queste prevedono che un membro del governo europeo non possa sedersi a discutere amabilmente di fronte a rappresentanti
di un governo non riconosciuto.
È quello che stava per avvenire a Bengasi: il vero motivo di questo incidente che ha trasformato tre ministri e un commissario europeo in «persone indesiderate»”.
E’ chiaro che Haftar non è un pirla: sapeva benissimo che Bruxelles non poteva dare legittimità alle teste di legno del governo di Tobruk, una ”cerimonia ufficiale” era impossibile e
tutto sarebbe finito nel cestino, e nel più completo silenzio mediatico.
E no! qui ci vuole il pubblico “fattaccio” di rispedirli a casa come “persone non grate”. E zac!, per motivi a noi ignoti (pressione di Putin?), Piantedosi e compagni sono finiti nel trappolone di Haftar.
”È una prova di forza: viene certamente vissuta come tale, dagli
ospiti europei. Un dispetto, confesseranno poi, uno sgarbo accuratamente macchinato”, scrive “La Stampa”.
A questo punto sorge un’altra domanda sul ruolo dell’intelligence italiana capitanata dal generale Gianni Caravelli. Per gestire gli sbarchi dei migranti in partenza dalla Libia, l’Aise ha avuto ed ha rapporti strettissimi sia con i padroni della Tripolitania che con i ras della CirenaicaTant’è che il luglio del 2022, nonostante fosse inseguito da un mandato di cattura Interpol, emesso dell’autorità giudiziaria spagnola, Saddam Haftar con quattro guardie del corpo, atterrò con un jet privato a Genova, presentando alle autorità doganali documenti falsi.
All’epoca ci pensò il governo Draghi, attraverso l’autorità delegata ai servizi Gabrielli, a sistemare la faccenda Haftar sottraendolo dall’arresto.
Gli 007 dell’Aise organizzarono la sua “esfiltrazione” imbarcandolo all’aeroporto di Capodichino su un volo per Tobruk, il successivo 2 agosto.
Dopo un colpo al cerchio, non può mancare uno alla botte: sono sempre gli 007 dell’Aise che riportarono con un volo di Stato a casa Almasri, il torturatore della Tripolitania filo-turca, da
Come mai questa volta non ha funzionato l’italico piede in due staffe? Perché l’intelligence de’ noantri non è venuta a conoscenza del trappolone da bieca propaganda di Haftar? Oppure, come si sussurra alla Farnesina, non corrono buoni rapporti tra l’ambasciatore Nicola Orlando e l’Aise di Caravelli?
Eppure, appena un mese fa Saddam Haftar si aggirava tranquillo in Italia, sotto lo sguardo vigile degli agenti dell’Aise, accolto
con le trombette da tre ministri: Piantedosi, Tajani e Crosetto (si veda l’articolo a seguire).
C’è un’altra ipotesi: che Putin volesse a tutti i costi sabotare il dialogo per la gestione dei migranti tra Europa e Haftar, proprio per continuare a mettere sotto pressione l’Unione attraverso il controllo dei flussi e delle partenze, su cui la brigata Wagner esercita un forte controllo sia in Libia che nei paesi dell’Africa sub-sahariana.
(da Dagoreport)
Leave a Reply