SALVINI CADE NELLA TRAPPOLA DI TOSI: “E’ DECADUTO”, IL SINDACO REPLICA: “E’ UN CAINO CHE SI TRAVESTE DA ABELE”
ORA LA LEGA RISCHIA LA DISFATTA IN VENETO: “SE VINCE LA MORETTI, LA SCONFITTA L’AVRA’ SULLA COSCIENZA SALVINI E CHI CAMBIA LE REGOLE”
Alla fine, dopo una giornata di tira e molla , di contatti tra “pompieri” che cercano di mediare, di lettere che si annunciano ma non arrivano, Salvini dice la parola finale: “Prendo atto della decadenza di Tosi”.
Poi mente spudoratamente: “Ovviamente le liste per il Veneto saranno fatte solo dai veneti, dal commissario Gianpaolo Dozzo”, fimgendo di dimenticare che il documento di Tosi (segretario della Liga veneta) era stato votato da 15 consiglieri su 18).
Durissima la replica di Tosi: “Salvini mente sapendo di mentire. Mai avrei pensato di vedere in Lega il peggio della peggior politica. Un Caino che si traveste da Abele”.
Lo stesso Tosi aveva annunciato, nelle ore precedenti: “Se la Lega mi dice ‘devi lasciare la fondazione’ e ‘in Veneto c’è un commissario che decide sulle liste’, a quel punto non potrei far altro che dimettermi da segretario della Liga Veneta. Da uomo libero potrei anche candidarmi. Se vince la Moretti la colpa è di chi cambia le regole”.
Flavio Tosi non ha arretrato di un passo nella querelle che lo contrapponeva a Matteo Salvini e alla Lega Nord.
Smentendo nei fatti la voce che fonti parlamentari leghiste avevano fatto girare nel pomeriggio secondo cui il sindaco di Verona aveva scritto al segretario Salvini, proponendogli un accordo, nero su bianco.
La partita, quindi, si conclude con l’espulsione, di fatto, di Tosi dalla Lega.
Dietro le quinte, la questione è ben più delicata: Salvini è caduto nella trappola di Tosi, come hanno ben capito Bossi e Maroni.
Il sindaco di Verona ha gestito con abilità la partita (dove aveva pienamente ragione dal punto di vista dell’art 39 dello Statuto che demanda alla Liga Veneta, da lui presieduta, la gestione delle liste): preso atto che Salvini voleva piazzare tutti i suoi uomini in lista ed escludere quelli di Tosi, ha portato Salvini all’angolo.
Non è Tosi che se ne va, è Salvini che lo ha espulso arbitrariamente.
Non solo, e qui sta l’abilità di Tosi, “è stata una manovra contro il Veneto da parte dei Lombardi”.
Salvini ha regalato a Tosi un’arma micidiale: poter andare su tutte le piazze a infiammare gli indipendentisti veneti contro la Lega lombarda ladrona e i suoi reggistrascico locali come Zaia.
E il sondaggista di fiducia della Lega, Amadori, ieri aveva avvisato Salvini: attenti, la Moretti sta rimontando, è a 5 punti da Zaia e Tosi può arrivare al 10%. Se poi gli date l’arma dell’ingiustizia contro il Veneto può succedere di tutto.
Ma Salvini è un arrogante e i media gli hanno dato alla testa: pensa di essere un gran politico, ma oggi ha dimostrato di essere un povero pirla.
Saranno due mesi di fuochi artificiali: se Zaia fosse sconfitto, Salvini potrebbe solo fare una cosa, dimettersi.
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