SALVINI È FINITO ALL’ANGOLO, NELLA MORSA VANNACCI-PASCALE: DA UN LATO IL GENERALE CHE MINACCIA L’ADDIO ALLA LEGA E LA CANNIBALIZZAZIONE DEI VOTI. DALL’ALTRO L’EX FIDANZATA DI BERLUSCONI, PASIONARIA LGBT+, CHE INVITA IL CARROCCIO AD APRIRSI SUI DIRITTI CIVILI
IL FUNAMBOLO SALVINI CI PROVA CON IL METODO DEL PATCHWORK: ULTRADESTRA, TRUMPUTINISMO, CONCORRENZA A FDI, E ADESSO PERFINO L’APERTURA SUI DIRITTI (CHE ERANO “ROBA DA COMUNISTI”)
Tra l’incudine e il martello. Anzi fra il Generale e la Pascale. Proprio una vita
spericolata. È quella di Matteo Salvini segretario della Lega
§Nella sua carriera politica ha compiuto una parabola – con triplo salto carpiato – che lo ha condotto dagli esordi giovanili da “comunista padano” e un po’ “leoncavallaro” (all’interno del Carroccio bossiano) all’intesa con Casa Pound. Sino al “patriottismo” nazionalpopulista di questi anni, slalomista compiaciuto di un fronte antieuropista che annovera tra i camerati di viaggio Marine Le Pen, l’Afd e Orban (con abbondanti strizzate d’occhio al padrone del Cremlino).
Un campione della destra-destra che, per risollevare le sorti zoppicanti del suo partito cesarista, aveva estratto una folgore dal cilindro, il Roberto Vannacci recordman di preferenze alle ultime europee, incrementando esponenzialmente i mal di pancia dell’ala pragmatica.
Un accordo di reciproco interesse, perché Salvini aveva bisogno dei suoi voti e Vannacci di un “partito-omnibus” (come avrebbero detto i padri tardo-ottocenteschi delle scienze politiche), un veicolo per fare un pezzo di strada dentro il sistema politico italiano data l’impossibilità della corsa solitaria. L'”entente cordiale” tra il Capitano e il Generale sembrava (tendenzialmente) solida, poi con la Caporetto del secondo in Toscana – dove il vicesegretario dalla lealtà a geometrie molto variabili era assurto a plenipotenziario del primo – gli scricchiolii hanno cominciato a farsi sentire.
E da qualche giorno spira il venticello della possibile scissione, che ha trovato anche lo spiffero pronto a convertirsi in tornado. Ovvero, l’intervento alla convention leghista di Francesca Pascale, posizionata quale vessillifera dei diritti
civili e delle istanze Lgbtq+ in un destracentro che lei preferirebbe trasmutato in centrodestra più liberal e “inclusivo”.
L’ex fidanzata di Silvio Berlusconi si era dichiarata stupita per l’invito, e (comprensibilmente) molti con lei. Difatti, che c’azzecca con un happening della Lega celodurista questa battitrice libera made in Forza Italia (ma sintonica sotto vari profili con Luca Zaia)?
La kermesse “Idee in movimento” (e Salvini in mezzo…), apparecchiata da Armando Siri e Claudio Durigon, è naturalmente l’ennesima tappa della campagna elettorale permanente di un partito in moto perpetuo alla incessante ricerca di segmenti di consenso. A cui riuscì di acchiappare, nel 2018, la finestra di opportunità di diventare il “partito della nazione” votato da un terzo degli italiani.
Un passato fattosi assai remoto, i cui fasti non sono neppure lontanamente riproducibili nel presente. E, allora, il funambolo e ipercinetico Salvini ci prova con il metodo del patchwork: ultradestra, trumputinismo, concorrenza a FdI, “corrente bavarese” dei governatori e adesso perfino l’apertura sui diritti (che erano “roba da comunisti”). Guerra di posizion(amento) elettorale, giustappunto.
E un potenziale casus belli per il generalissimo Vannacci che, fallito il Blitzkrieg di annettersi la Lega, potrebbe optare per la secessione di qui a poco. Veni, vidi, non vici tra i celti padani: ergo, me ne vado.
(da La Stampa)
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