“SE GRILLO DICE SI’ A RENZI, PER IL PD SONO CAVOLI…”
DEMOCRATICI PREOCCUPATI PER LA RINUNCIA AI RIMBORSI IN CAMBIO DELL’APPOGGIO SU SENATO E RIFORMA DEL VOTO… MA BEPPE GLI TOGLIE LE CASTAGNE DAL FUOCO
“Bravo, complimenti — applaude — Ma ora se per caso Grillo accetta la proposta di Renzi e il Pd in cambio deve rinunciare alla rata elettorale sono cavoli suoi”.
Così commentava Emanuele Fiano, parlando con i suoi vicini di Assemblea, l’elezione del neo tesoriere democratico, Francesco Bonifazi, fedelissimo del sindaco, ora deputato, ex capogruppo al comune di Firenze.
“Matteo” ha lanciato l’hashtag #Beppefirmaqua chiedendo ai Cinque Stelle di “scendere dal tetto” e votare con i Democratici legge elettorale e abolizione del Senato.
Ma per ora Grillo non ha nessuna intenzione di accettare.
E così ha tolto anche le castagne dal fuoco del Pd, che si sarebbe dovuto confrontare con i fatti: 25 milioni di euro in meno l’anno prossimo per mandare avanti il partito. Sarà anche per questo, ma la “provocazione” del neo segretario è piaciuta ai Democratici, anche a quelli più insospettabili, che fino a qualche mese fa erano pronti a fare le barricate in difesa del finanziamento pubblico.
“La battaglia l’abbiamo persa quando Bersani ha inserito l’abolizione negli otto punti: non si baratta un’idea di politica con un governo”, commenta Matteo Orfini, giovane turco entrato in direzione nella minoranza cuperliana.
La “mossa” di Renzi è sdoganata.
Non fosse altro perchè viene valutata vincente dal punto di vita politico-propagandistico praticamente da tutti.
Spiega David Ermini, renziano della primissima ora, deputato, da ieri membro della Commissione di Garanzia del Pd: “La strada presa da Matteo nei confronti di Grillo è giusta. Perchè così dimostra che lui, oltre a fare battute, non è in grado di fare altro. Non ha una proposta, non è capace di governare il paese”.
È abbastanza evidente a questo punto che la lotta è sul terreno del “grillismo”: “Io li ho visti quelli che sono venuti a votare per Renzi — ancora Ermini — molti erano del Pd, ma molti erano elettori dei 5 Stelle, delusi del Pdl, o gente che non ne può più. È lì che bisogna pescare”.
E se alla fine si dovesse davvero arrivare alla rinuncia? “Faremo un’opera di dimagrimento”.
Tagli alle consulenze, tagli al budget di Youdem, cambio di sede, al limite anche tagli all’organico.
Bonifazi non dice nulla, ma mercoledì vede l’ex tesoriere Antonio Misiani. Poi si parte. Misiani non si sbilancia: lo sa bene lui che vuol dire gestire il Nazareno.
Fa quasi impressione sentir parlare invece uno come Ettore Rosato, ora in direzione in quota Renzi, come uomo di Franceschini, in passato tesoriere del gruppo Pd alla Camera. Uno che i soldi pubblici li ha gestiti. “Vorrà dire che il partito si pagherà in altri modi. Per esempio, con i fondi che versano i parlamentari, 1500 euro al mese a testa”.
Soldi che già versavano per la verità e che da soli non sono mai bastati.
Dunque, licenziamenti ? “Se ci sono meno soldi, si spende meno. D’altra parte era una scelta che avevamo già fatto”.
Persino il bersaniano Alfredo d’Attorre (anche lui entrato in direzione con Cuperlo) è pronto a dire che “la maggioranza ha deciso”.
E dunque, “vorrà dire che se Grillo dovesse accettare la segreteria farà una grande campagna di fund raising”.
Però, rivendica di aver fatto inserire nel decreto governativo che gradualmente taglia i rimborsi elettorali una serie di correttivi, tra cui cassa integrazione per i dipendenti dei partiti, che “sono lavoratori anche loro”.
L’unica voce davvero dissonante è quella di Beppe Fioroni (che guadagna 3 posti in direzione, a fronte dei circa 15 che aveva prima): “Sono convinto che Renzi stia facendo delle forti provocazioni a Grillo”. E fin qui tutto bene.
Però, “Matteo converrà con me che lui è l’altra faccia del populismo con Berlusconi. E anche se “competition is competition”, competere con i populisti non ha mai prodotto buoni risultati”. Intanto, le teste d’ariete del renzismo sono indefessamente al lavoro.
Ed ecco Dario Nardella scontrarsi in diretta al Tg la 7 con la grillina Barbara Lezzi de ricordare: “Abolire il Senato vuol dire risparmiare un milione di euro. Altro che i 46 milioni delle prossima rata”.
Il nuovo verso renziano per ora paga: il Pd balzerebbe al 31% guadagnando ben 1,4%, secondo il sondaggio Emg per la 7. L’M5s starebbe al 21,7% (-0,6%).
Competition is competition.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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