“SE MELONI PERDE IL REFERENDUM, È UNA VERA SCONFITTA POLITICA. DIFFICILE FISCHIETTARE”
“LA STAMPA”: “IL CONFRONTO SI STA TRASFORMANDO IN UN VOTO POLITICO. IL PUNTO È CHE GIORGIA MELONI HA DATO AI SUOI AVVERSARI L’ASSIST CHE VOLEVANO. AVREBBE POTUTO STARE FUORI DALLA PUGNA E DEDICARSI AL GOVERNO. INVECE OGNI EPISODIO, IN PARTICOLARE SULLA SICUREZZA, VIENE UTILIZZATO IN FUNZIONE ANTI-GIUDICI. E, VEDRETE, DOPO LE OLIMPIADI E SANREMO SARÀ UN CRESCENDO IN PRIMA PERSONA”
Sulla pagina Instagram di Atreju (Fratelli d’Italia, dunque), compare da ieri un
fotomontaggio ove sono immortalati, mentre si danno un tenero bacio sulle labbra, una giovanotta “antifa” – bandana e felpa di un centro sociale – e un canuto giudice della Cassazione, di ermellino vestito. Tecnicamente, una toga di velluto rosso, con evidente gioco evocativo.
Foto accompagnata dal titolo: “Una relazione tossica per l’Italia”. L’immagine riassume il racconto messo in campo, da quelle parti, dopo i fatti di Torino. E ha a che fare col referendum, ove si fa di tutta l’erba un fascio, dai centri sociali ai giudici della Cassazione.
La foto fa il paio col profluvio dichiaratorio degli ultimi giorni e con l’altra immagine, sempre sui social di FdI: incappucciati che picchiano il poliziotto con la scritta «se non sei come loro, vota sì». Poiché il minoritarismo e la propaganda (becera) sono rigorosamente bipartisan, questa, a sua volta, era la risposta alla speculare genialata del Pd: post sulle camicie nere di Casa Pound che «votano sì».
Fossero solo i social, poco male. Il problema è che sono diventati il paradigma di una politica rivolta alla parte più scalmanata delle curve. Sempre “contro” e mai “per”
Pensate alla pazienza di Sergio Mattarella. Da un lato, dopo aver sostenuto che era
giuridicamente ineccepibile la decisione (del governo) di integrare il quesito referendario dopo l’altrettanto ineccepibile pronunciamento della Cassazione, si ritrova da destra toni scomposti sull’Alta Corte.
Ecco, c’è un appuntamento referendario, ma il confronto è su tutto fuorché sui contenuti. Si sta trasformando, malamente, in un voto politico. Il punto è che Giorgia Meloni ha dato ai suoi avversari l’assist che volevano. Avrebbe potuto, come nelle intenzioni iniziali, stare fuori dalla pugna, offrire la riforma al paese e dedicarsi al governo.
Invece ogni episodio, in particolare sulla sicurezza, viene utilizzato in funzione anti-giudici. E, vedrete, dopo le Olimpiadi e Sanremo sarà un crescendo in prima persona, per mobilitare i suoi, dopo che, politicizzando la partita, ha scaldato i cuori degli altri, offrendo un bersaglio più unificante del sorteggio al Csm (che trovava dei favorevoli a sinistra).
Insomma, è cambiata la dinamica. E cambieranno gli effetti. Se la premier vince, lo scacco è micidiale per gli altri (che si inventano dopo l’allarme democratico?). Ma se, su questi presupposti, perde, è una vera una sconfitta politica. Difficile fischiettare.
Alessandro De Angelis
per “La Stampa”
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