SONDAGGISTI SPIAZZATI DALL’ALTA AFFLUENZA AL REFERENDUM: “PUO’ SUCCEDERE DI TUTTO”
NESSUNO AVREBBE IPOTIZZATO UNA PARTECIPAZIONE INTORNO AL 60%… UN 10% CHE AVEVA DETTO CHE NON SAREBBE ANDATA A VOTARE SI E’ RECATA ALLE URNE…QUESTA VOLTA I GIOVANI SONO ANDATI A VOTARE… IL VOTO ALL’ESTERO DETERMINANTE?
Il dato definitivo sull’affluenza al referendum sulla giustizia nei 61.533 seggi alle 23 è del 46,7%. Molto più alta del previsto anche (o forse: soprattutto) senza un quorum da raggiungere. E considerando che si vota anche oggi dalle 7 alle 15. Si studiano i dati territoriali per prevedere i risultati. La regione con più elettori al voto
è l’Emilia-Romagna (53,70%), quella con il dato più basso la Sicilia (34,94%). Mentre a Roma l’affluenza più alta è stata nel II municipio (quartieri Parioli, Trieste, Salario) con il 59,41%, seguito dal Centro storico con il 54,46%. Mentre alla periferia di Tor Bella Monaca nel VI municipio a votare è andato il 41,20%. Ma cosa dicono i sondaggisti su questi numeri? Come influenzeranno i risultati?
Referendum, affluenza e risultati
Intanto la previsione per le 15 di oggi è che l’affluenza arrivi al 60%.
Secondo Salvatore Vassallo, politologo che dirige l’Istituto Cattaneo, «una tale misura si raggiunge solo quando i motori si accendono in entrambi i campi. Alla fine si è parlato tanto dei tecnicismi della riforma, ma nelle ultime settimane la sfida ha generato nel quotidiano dei cittadini, nel vissuto familiare, negli ambienti di lavoro una quantità inedita di discussioni e punti di vista».
La questione è interessante perché quasi tutti i sondaggi prima del silenzio elettorale spiegavano che c’erano due scenari favoriti: la vittoria del no in base alla bassa affluenza oppure quella del sì in base all’alta affluenza.
La vittoria del sì e la vittoria del no
A Repubblica Renato Mannheimer spiega che però bisogna «guardare all’orizzonte certo. Il centrodestra che ha la maggioranza dei voti, se riesce a mobilitare tutti i suoi al massimo per il sì, può vincere; ma nello stesso tempo c’è un fronte del no che ha macinato tanti chilometri e consenso in varie aree».
Mentre Antonio Noto di Noto Sondaggi dice di non aver mai pensato che il diverso tasso di affluenza portasse a una vittoria dell’uno e dell’altro: «Ciò che ci colpiva è l’impennata improvvisa: negli ultimi giorni c’è stato un balzo di 10 punti, coloro che avevano deciso di andare a votare sono passati dal 41 al 51 per cento in una settimana, e comunque era impossibile prevedere un 60 per cento finale».
E secondo lui un segnale importante potrebbe arrivare dall’elettorato dei giovani: «Mentre nei sondaggi delle Politiche, solitamente i ragazzi ti dicono “non so, non ci capisco nulla”, stavolta partecipavano e si sentivano un po’ più coinvolti».
Numeri oltre le tifoserie
E così, mentre sul web c’è chi scrive che oramai «è fatta» e chi pronostica che il dato dell’affluenza non sia un buon dato per il sì, c’è chi è convinto che si tratti di «numeri che vanno oltre le tifoserie del Sì e del No. L’affluenza è alta e trasversale. Al Centro-Nord alle 19 era già attorno al 43%, alta tanto nelle regioni di destra che
di sinistra: in Emilia, Veneto, Lombardia. Se guardiamo alla distribuzione per abitanti, è più alta nei comuni medio grandi, quelli sopra i centomila abitanti», dice Lorenzo Pregliasco di Youtrend a La Stampa.
Il quadro, spiega il sondaggista, è frastagliato: «Al Nord l’affluenza è alta sia nei comuni in cui è forte il Partito Democratico, sia in quelli dove prevalgono Fratelli d’Italia e Lega».
Il voto d’opinione
Mentre al Sud «l’affluenza è più bassa, ma resta complicato vedere una tendenza. Le faccio un esempio: alle 19 nei Comuni in cui è forte Forza Italia era al 34%, in quelli dei Cinque Stelle al 32».
E i laureati? «Nei comuni con oltre il 20 per cento di laureati i votanti sono il 44%, in quelli con meno del 10, il 34». Quindi l’unica tendenza chiara è che il voto d’opinione è altissimo. E una partecipazione così alta significa che gli italiani giudicano la consultazione un voto politico.
E Pregliasco alla fine rifiuta anche di fare un pronostico: «Onestamente non riesco a capire cosa stia succedendo, e le spiego tecnicamente il perché: è andata a votare molta gente che in un primo momento non sembrava intenzionata a farlo, e dunque è difficile capire come valutarla. Nell’ultima settimana la partita è diventata molto più intensa, è uscita allo scoperto la premier. Resta da capire se ha fatto la scommessa che la farà vincere o perdere».
Gli instant poll
L’analista di Youtrend fa sapere che negli instant poll hanno chiesto ai votanti se hanno considerato il referendum una consultazione sulla riforma o un voto politico: «Oggi sapremo come è andato, di certo questo referendum somiglia molto a quello del 2016 sulla riforma Renzi del Senato». Ma il paragone non va preso alla lettera perché ci sono differenze tra lui e Meloni: «Allora il premier Renzi nei sondaggi sui leader era già molto più impopolare di quanto non lo sia oggi la Meloni. Non mi stupirei di un risultato molto stretto, e a fare la differenza potrebbe essere il voto dei residenti all’estero».
Il voto degli italiani all’estero
Infine, potrebbe essere decisivo il voto sugli italiani all’estero, che sulla carta sono quasi 5 milioni: «Su questo oggi non abbiamo dati di affluenza, ma sappiamo che saranno certamente più di un milione, tenuto conto che all’ultimo referendum voluto dalla Cgil sul Jobs Act – la cui affluenza fu piuttosto bassa – votarono 1,2 milioni di loro. Se il risultato del voto nazionale fra Sì e No fosse molto vicino, anche una piccola percentuale in senso opposto dall’estero potrebbe fare la differenza». Tanto che qualche tempo fa, a urne ancora chiuse, già si ipotizzavano brogli.
(da Open)
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