SONO FINITI I TEMPI DI ROMA LADRONA, ORA SALVINI SI COMPRA UNA MEGAVILLA IN AMBIENTE ESCLUSIVO NELLA CAPITALE
LA DIMORA DI 28 VANI E 674 METRI QUADRI PAGATA APPENA 1,35 MILIONI: NELLA ZONA IL VALORE DEGLI IMMOBILI E’ QUASI IL DOPPIO
Gli stilisti, le stelle del calcio, i vip, le ville di lusso avvolte nel silenzio e nella totale
riservatezza. L’ultimo arrivato nel cuore di Roma nord, tra ricchezza e discrezione, è Matteo Salvini, il ministro delle Infrastrutture e numero due del governo. Proprio alla Camilluccia, zona rinomata e ambita, ha comprato una villa regale insieme alla compagna Francesca Verdini, figlia dell’ex senatore e pluricondannato, Denis: l’immobile di 674 metri
quadri, con 28 vani più due box, è stato pagato 1,35 milioni di euro. In pratica una reggia, pagata 2mila euro a metro quadro: come un appartamento in zone periferiche e meno centrali della Capitale. Quei prezzi infatti, emerge da una verifica sui siti specializzati, si trovano in quartieri distanti dal benessere della città. Insomma il ministro ha ottenuto un super prezzo per la zona in cui si trova e per le dimensioni dell’immobile.
L’acquisto sancisce definitivamente la romanizzazione del leader leghista, che entra così nei salotti dell’alta società della Capitale. Le carte del grande affare, che Domani ha letto, sono un viaggio lungo 30 anni. Ma andiamo con ordine e raccontiamo prima di tutto il gran colpo di Salvini.
Che affare
La cifra chiesta al leader leghista era già stabilita dai proprietari, che avevano affidato la procura agli avvocati dello studio Previti: fondato dall’ex ministro della Difesa (il fedelissimo di Silvio Berlusconi, Cesare Previti), ora in mano al figlio Stefano (totalmente estraneo alle vicende berlusconiane). Salvini ha infatti sborsato 1,35 milioni di euro, 300mila euro li ha versati con due bonifici; il resto con un mutuo. Un’occasione imperdibile visto che la casa vale certamente di più. Alla fine è
costata 2mila euro a metro quadrato mentre in quella zona la media è di 3.800 euro a metro quadrato, come emerge dai dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate di ottobre 2025.
Salvini ci tiene a precisare che nulla sapeva riguardo la proprietà della villa. «Matteo e Francesca hanno individuato l’immobile sul noto sito specializzato immobiliare.it, e da lì sono entrati in contatto con l’agenzia Rivolta che aveva il mandato per vendere la casa. È proprio l’agenzia che ha seguito in prima persona tutte le fasi della vendita insieme al notaio, comprese quelle con avvocati o mediatori che hanno affiancato esclusivamente i venditori. A proposito del prezzo, si precisa che è stata pagata esattamente la cifra pubblicizzata nell’annuncio visibile sul web e quindi accessibile a chiunque. La proprietà era sul mercato da tempo, era stata visitata da numerosi altri potenziali acquirenti e necessitava di numerosi interventi, di tipo urbanistico e strutturale», ci scrive lo staff del ministro.
Dal bilocale ai 28 vani
Sono lontani gli anni del Salvini uomo del popolo con la microcasa: «Buona Pasqua, semplicemente. È un video di ringraziamento fatto dal mio prestigioso bilocale di Milano. Sono in un condominio come tanti, alle mie spalle palazzi, dal
piano di sotto arrivava il profumo di torta. Più che una casa, è un accampamento. Ecco la sala da massimo venti metri quadrati», diceva nel 2020. La villa romana è tutt’altra cosa: si eleva su «quattro livelli, ai piani seminterrato, terra, primo e secondo, collegati tra loro mediante scala interna, con annessa area circostante di pertinenza ricompresa nell’unitaria consistenza del villino, della estensione catastale complessiva di vani 28 (ventotto) compreso accessori», più la titolarità di due box auto.
Per ricostruire la storia di questo immobile di prestigio bisogna tornare indietro a metà anni Novanta. Quando inquirenti rovinarono il sogno di vita di Giovanni Acampora e consorte, in procinto di sposarsi. Le cronache raccontarono l’arrivo dei poliziotti per cercare tracce di bonifici e conti correnti. La donna nulla c’entrava con le indagini. La villa era di proprietà di una società che aveva sede in Lussemburgo.
La lussuosa dimora, infatti, acquistata dalla coppia Salvini-Verdini era della famiglia di Giovanni Acampora, scomparso lo scorso anno. Acampora era un avvocato, uno degli uomini fidati di Previti, anche lui come l’ex ministro e fondatore di Forza Italia indagato e condannato nei processi Imi-Sir e lodo Mondadori: una delle più grandi corruzioni della storia italian
Insomma, la storia di questa reggia finita in mano al ministro ci porta a uno dei più potenti e influenti uomini d’affari e politica del nostro paese: Cesare Previti, tessitore di relazioni e trame, l’uomo che con Marcello Dell’Utri sussurrava al presidente Berlusconi. Quel Berlusconi che non lo ha mai abbandonato nonostante le inchieste con le condanne definitive scontate tra domiciliari e servizi sociali. Il tutto grazie alla legge Cirielli, una norma ad personam, la ribattezzarono opposizioni e giuristi, visto che salvava dal carcere gli ultrasettantenni, tra questi anche l’amico di sventure. In fondo Previti attraversò processi e sentenze con l’unico scopo di proteggere l’impero imprenditoriale di Berlusconi.
Nel nome di Acampora
Il 2011 è un anno cruciale per il destino di quella che diventerà villa Salvini-Verdini. In quell’anno la signora Mary Badin, compagna di Acampora, sposta la sede della Valim in Italia: entrano come socie le figlie e in pancia della srl viene trasferita anche la proprietà della dimora da sogno. È il 2016 quando la società Valim srl viene messa in liquidazione. A liquidarla c’è Giovanni Acampora in persona, l’uomo del Cavaliere. Nell’assemblea dei soci si decide di trasferire la villa dalla srl
alle socie, Giulia e Valeria Acampora. Nel 2018 arriva un primo guaio con un pignoramento che viene poi cancellato quattro anni dopo.
C’è un altro contenzioso che si apre. Il trasferimento dell’immobile alle due Acampora viene contestato da un creditore, la società Meit di Terni che chiede al tribunale di revocare l’atto: l’immobile è quanto di valore in possesso dalla società in liquidazione. Di questo contenzioso si trova traccia nei bilanci di Valim. La Meit aveva effettuato lavori nell’immobile ritenuti in parte non pagati, il tribunale aveva condannato inizialmente Valim a pagare 53mila euro, decisione poi appellata. Il trasferimento della dimora di lusso dalla Valim alle due Acampora alla fine si formalizza definitivamente.
«Non ci siamo occupati di prezzo né di aspetti commerciali, interamente gestiti da un’agenzia immobiliare come da prassi. Le venditrici vivono all’estero e per questo motivo ci siamo occupati di rappresentarle davanti al notaio. Ovviamente non c’erano questioni pendenti che potessero impedire la stipula dell’atto», chiariscono a Domani dallo studio Previti.
Proprio le due proprietarie firmano una procura speciale agli avvocati Stefano Previti, Carla Previti, Daniele Franzini perché
vendano la villa «in suo nome, vece e conto, chi vorranno, per il prezzo complessivo di Euro 1.350.000», si legge. E alla fine l’atto viene siglato. A sottoscriverlo ci sono Franzini, per la parte venditrice, Verdini Fossombroni e Salvini come acquirenti.
Per il ministro, un tempo padano, è il definitivo salto nell’alta società di quella che un tempo definiva «Roma ladrona». Gli insulti, spiegò Salvini, non erano rivolti alla città, ma al sistema di potere che la regge. Il sistema di potere che abita negli atti della sua villa da sogno.
(da Domani)
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