SPARI DEI CRIMINALI LIBICI SU OCEAN VIKING, PARTONO AZIONI LEGALI A LIVELLO INTERNAZIONALE DELLA ONG. RICHIESTA AI MAGISTRATI ITALIANI DI INDAGARE PER TENTATO OMICIDIO PLURIMO E TENTATO NAUFRAGIO
L’ATTACCO E’ PARTITO DALLA MOTOVEDETTA DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA “CORRUBIA HOUN 664 (UNA DI QUELLE REGALATA DALL’ITALIA AI TRAFFICANTI)… SE FOSSIMO UN PAESE NORMALE SAREBBE GIA’ IN FONDO AL MARE, INVECE FINANZIAMO I CRIMINALI
Gli audio originali delle conversazioni con i libici e delle comunicazioni con la Guardia
costiera. Nuove immagini. Le email inviata a tutte le autorità marittime competenti. Sono tutte le nuove prove che Sos Méditerranée, a dieci giorni dall’attacco armato dei libici contro la Ocean Viking, ha allegato alla denuncia formalmente depositata in procura. Un fascicolo che si aggiunge a quello aperto dalla procura di Siracusa e va oltre.
Denuncia in Italia, altre azioni legali a livello internazionaleAi magistrati, i legali dell’ong francese chiedono di indagare per tentato omicidio plurimo, tentato naufragio, danneggiamento di un’imbarcazione, nonché qualsiasi altro reato che l’autorità giudiziaria ritenga applicabile. Altre azioni legali, anche a livello internazionale saranno avviate per individuare le precise responsabilità di tutta la catena di comando all’interno della Guardia Costiera libica, come delle istituzioni e degli Stati che continuano a finanziarla, equipaggiarla e addestrarla. Italia in primis.
Attacco partito dalla motovedetta Corrubia Houn 664
Gli elementi su cui lavorare gli investigatori li hanno. In larga parte è stata la stessa Sos Méditerrané a fornirli, consegnando foto, video e audio registrati in quelle ore, oltre che la fitta corrispondenza elettronica con le autorità competenti. La motovedetta – nelle immagini si vede chiaramente – è la calle Corrubia Houn 664, una di quelle che l’Italia ha donato alla Guardia costiera libica. A bordo, gli agenti avevano il volto
coperto da passamontagna, ma non dovrebbe essere complesso per gli investigatori risalire agli ufficiali in turno. Sulla carta, non si tratta di una milizia, ma di un apparato di uno Stato con cui l’Italia ha rapporti di “proficua collaborazione”, come ha ricordato non più tardi di ieri il ministro Piantedosi. “Devono essere perseguiti”, chiedono dall’ong francese, che nella denuncia sottolinea come sia necessario risalire e vagliare le responsabilità di tutta la catena di comando che ha permesso a una nave istituzionale libica di sparare su una nave umanitaria, con a bordo anche un presidio fisso della federazione internazionale di Croce Rossa.
Nelle comunicazioni radio, la cronaca dell’attacco
Gli audio che oggi Sos Méditerranée ha reso pubblici lo dimostrano. La nave umanitaria, in coordinamento e su autorizzazione delle autorità italiane, si stava dirigendo verso un altro barchino in difficoltà, che era riuscito a inviare un mayday. Il capomissione Angelo Selim lo ha spiegato all’ufficiale della motovedetta libica, che ha solo continuato a urlare: “Andate via, andate via”. Anche quando Ocean Viking ha cambiato rotta, i messaggi via radio non sono cambiati: “Zero, zero (significa mettere la prua a Nord ndr) Fuori dalla Libia”. Una bugia, come dimostrano le coordinate che il capomissione Selim comunica al centro di coordinamento e soccorso mentre sul ponte piovono proiettili. “Ci stanno sparando, li sentite gli spari? Mayday,
mayday”, dice in modo concitato al telefono. “Chiamate Tripoli e dite che richiami la motovedetta. Le persone qui sono in pericolo”, aggiunge. Dalla Roma arriva un laconico: “teneteci aggiornati”. Solo dopo oltre venti minuti di raffiche, continuate anche mentre la nave si dirigeva verso Nord, i libici si sono allontanati.
Attacco deliberato contro una nave umanitaria
“Si è trattato di un attacco armato senza precedenti, deliberato e mirato contro i sopravvissuti, gli operatori umanitari e le risorse di salvataggio in acque internazionali”, denunciano da Sos Méditerranée. “Gli 87 naufraghi così come l’equipaggio umanitario della Ocean Viking, sono stati messi in pericolo di morte, nonostante la nave rispettasse rigorosamente il diritto marittimo internazionale e fosse in costante coordinamento con le autorità italiane”.A dimostrarlo sono i danni che i proiettili hanno provocato: quattro finestre del bridge distrutte, così come le antenne di comunicazione, galleggianti devastati, rhib, i gommoni veloci di soccorso, irrimediabilmente forati. I fori rimasti a testimoniarlo sono più di cento, sul ponte superiore molti sono ad altezza uomo.
“Gli umanitari in mare non possono essere lasciati senza protezione”
“Sebbene non siano stati segnalati feriti, sia i sopravvissuti che l’equipaggio sono stati esposti a un pericolo mortale immediato,
subendo un impatto psicologico significativo. Per la prima volta nei dieci anni di storia della Ocean Viking è stato dichiarato il massimo livello di allerta sicurezza: un incidente di sicurezza di livello 3”.“Questo attacco – afferma Bianca Benvenuti, responsabile dell’advocacy internazionale – deve servire da monito. Gli operatori umanitari e i sopravvissuti non possono essere lasciati senza protezione in mare mentre gli Stati europei continuano a esternalizzare il controllo delle frontiere a un’autorità libica che ha ripetutamente dimostrato il suo disprezzo per il diritto internazionale”.
L’appello di Sos Méditerranée
E’ una delle richieste dell’ong francese che pubblicamente chiede un’indagine indipendente e trasparente sull’attacco e l’assunzione di responsabilità sia da parte dei responsabili che di coloro che li hanno aiutati, la sospensione di tutto il sostegno – finanziario, materiale e operativo – dell’UE e dell’Italia alla Guardia Costiera libica, l’abolizione del Memorandum d’intesa Italia-Libia del 2017 e la cessazione del programma SIBMMIL e la sospensione e la revisione del riconoscimento della regione di ricerca e soccorso libica da parte dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO). Parole al momento cadute nel vuoto. Sui venti minuti di raffiche di mitra che hanno raggiunto Ocean Viking, il governo non ha ancora detto una parola.
(da Repubblica)
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