“SVUOTO L’NCD E IL GOVERNO DIPENDERA’ DA ME”
SOTTRAENDO UN TERZO DEI SENATORI AD ALFANO, BERLUSCONI DIVENTEREBBE DETERMINANTE PER ASSICURARE LA MAGGIORANZA
La missione “caccia grossa” scatta a settembre, Silvio Berlusconi ne ha parlato con i più fidati prima di lasciare Roma e chiudersi ad Arcore, da dove non si muoverà .
«Dobbiamo prosciugare il gruppo del Nuovo centrodestra al Senato, Verdini mi dice che è possibile, sono spaccati al loro interno, è l’unico modo per mettere Renzi di fronte al fatto compiuto e costringerlo a collaborare», dice il leader ringalluzzito dal passaggio della riforma coi voti determinanti di Forza Italia.
Sente di essere tornato in partita e vuole farlo a tutto campo.
Le modifiche costituzionali gli stanno strette, ora che pregusta il «recupero dell’agibilità politica ed elettorale» come scriveva due giorni fa ai parlamentari.
C’è solo un ostacolo sulle sue mire espansionistiche su maggioranza e governo.
Il presidente del Consiglio ha già fatto capire che non ha alcun bisogno di accettare la collaborazione.
L’ex Cavaliere, già alle prese con dieta Dukan, lunghe camminate e ginnastica nella tenuta di Villa San Martino (dalla quale del resto non può muoversi anche per Ferragosto), con Francesca, figli e nipoti, nelle poche telefonate filtrate di dirigenti ha ribadito il ruolo «fondamentale di Forza Italia: senza di noi non si sarebbe arrivati a questo risultato che per senso di responsabilità abbiamo portato avanti».
Ma l’unico modo per far pesare ora quella responsabilità – nella sua strategia – è quello di alleggerire il peso specifico dell’Ncd, far perdere pedine alla maggioranza a Palazzo Madama. Un po’ come avvenuto nel 2006-2008, allora per far cadere il governo Prodi, stavolta per entrarci, in qualche modo, nel governo.
Del resto, il leader forzista si è ormai convinto che “Angelino” non abbia alcuna intenzione di tornare in un centrodestra con forte imprinting berlusconiano.
Perfino le alleanze in vista delle amministrative d’autunno sono tutt’altro che scontate. Figurarsi tornare insieme al governo.
«Ora bisogna mettere la testa sull’economia, perchè le famiglie e le imprese sono davvero allo stremo» è il messaggio di Giovanni Toti al Tg1. Renato Brunetta, col suo “Mattinale”, si spinge oltre: «Occorrono riforme shock all’economia, la nostra è una proposta di collaborazione seria. Renzi faccia propria l’agenda Berlusconi».
Ma sono inviti destinati a cadere nel vuoto.
E allora la caccia può partire. Nel mirino il gruppo dei 32 senatori alfaniani, acquisirne almeno un terzo e capovolgere gli equilibri a Palazzo Madama.
Ma è davvero fattibile? Gaetano Quagliariello, che del Nuovo centrodestra è il coordinatore, oltre che una delle colonne al Senato, si fa una risata.
«Nel nostro gruppo non si muove nulla, rispetto agli attuali 32 potremmo anche crescere, ma non è quello che ci interessa – spiega – Se Berlusconi pensa ancora di risolvere così i suoi problemi, vuol dire che è rimasto all’era dei “responsabili”. Abbiamo capito un anno prima quel che lui ha capito adesso, ma non è colpa nostra».
La strategia di Alfano e dei suoi prevede altro.
Nei primi quindici giorni di settembre si riunirà l’intergruppo di tutti i parlamentari di area moderata della maggioranza extra pd.
Al Senato vuol dire dar vita a una formazione di una cinquantina di parlamentari, destinata a diventare il secondo gruppo (i Cinque stelle sono 40).
L’affondo sferzante di ieri di Angelino, proprio all’indirizzo del suo ex partito, lascia intendere quale sia lo stato dei rapporti.
Sulle riforme, dice, «paradossalmente, la nostra scelta ha favorito anche Forza Italia che ha potuto rimettersi in carreggiata dopo il testacoda dello scorso autunno e oggi può dire di avere partecipato alla grande sfida del cambiamento dopo essersi allontanata proprio da quella sfida nello scorso novembre».
Suscitando le immediate reazioni forziste. «Ma quale testacoda – gli ribatte Licia Ronzulli – al tavolo delle riforme, Renzi-Berlusconi, lui non si è nemmeno seduto».
La guerriglia continua.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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