TRA BOSSI E MARONI E’ SOLO TREGUA ARMATA
IL MINISTRO DEGLI INTERNI AMAREGGIATO PER LA MINACCIA DI ESPULSIONE LANCIATA SABATO DAL SENATUR: “SBAGLIA CHI MI ACCUSA DI COMPLOTTI”….COTA MEDIA TRA MARONITI E CERCHISTI MAGICI, MA SUL TERRITORIO LA BATTAGLIA DIVAMPA
“La gente ci vuole vedere uniti, dobbiamo dare retta alla base”. 
Umberto Bossi cerca di mettere pace nella Lega.
Il movimento è sempre più spaccato, la tensione tra colonnelli storici e Cerchio magico è alle stelle, con la guerra civile che ormai serpeggia anche sul territorio.
Il Senatùr sulle rive del Ticino riflette ad alta voce. Intorno a lui ci sono militanti e dirigenti.
“Ora metto in riga tutti – ringhia – ognuno deve fare il suo mestiere senza ingerenze, perchè qua il capo sono io”.
Il Capo cerca la tregua, anche se armata. E un’idea gliela fornisce il vulcanico Calderoli, che a casa sua a Bergamo lavora al documento che dovrebbe pacificare il movimento.
Dopo essersi sfogato con i suoi Bossi dice alla stampa che “Maroni ha sbagliato, ma ci siamo chiariti”.
Un modo ruvido per placare gli animi dopo che sabato sera, a Magenta, aveva sparato sul ministro dell’Interno e sui suoi minacciandoli di espulsione per via delle firme in favore di Stucchi al posto di Reguzzoni come capogruppo alla Camera, portando il livello di scontro ben oltre i limiti di guardia.
Maroni non commenta la correzione di tiro di Bossi, ma con un amico si dice soddisfatto: “Per me il caso è chiuso”.
Un bel sospiro di sollievo, visto che fino a poco prima lo stato d’animo che descriveva ai suoi interlocutori era di “sorpresa e amarezza” per un attacco che riteneva “ingiustificato”.
Si racconta che in realtà un chiarimento a quattr’occhi tra Bossi e Maroni potrebbe arrivare solo oggi in via Bellerio, in occasione della segreteria politica convocata per parlare di manovra e rifiuti.
Fin qui il paciere sarebbe stato il governatore del Piemonte Roberto Cota.
Con lui Maroni si è sfogato ieri mattina, dopo avere letto i giornali con le parole di fuoco del Senatùr, ripetendo per la millesima volta che le firme per Stucchi “non erano contro Bossi”, ma la semplice richiesta di mantenere la promessa di avvicendamento a Montecitorio fatta un anno fa.
“Non c’è stata nessuna ingerenza, nessun complotto come invece qualcuno ha cercato di fargli credere”.
Sottinteso, quel qualcuno sono i tre del Cerchio, Reguzzoni, Bricolo e Rosy Mauro, che i big accusano di avere troppo peso sulle decisioni del Capo.
Il messaggio Cota lo recapita a Bossi lungo il Ticino, dove i leghisti celebrano (con molta sfortuna) il tiro alla fune tra le due sponde del fiume.
Ma la tregua è fragile.
Lo sa Calderoli, che dopo la parziale retromarcia di Bossi su Maroni proverà a sfruttare il clima più disteso, portando in segreteria un documento pacificatore.
La sua proposta mette nero su bianco lo spazio e i ruoli di ogni dirigente all’interno del partito, in modo che ognuno abbia il proprio spazio senza invasioni di campo. Fondamentalmente Bossi deciderà bilateralmente con i ministri e i dirigenti le questioni di loro competenza, senza che nessun altro si sovrapponga.
Un modo per evitare nuovi attriti, ma anche, secondo molti, per limitare lo spazio del Cerchio. “Se si consiglia con loro si deve consigliare anche con noi”, riassume un deputato vicino alla Lega dei colonnelli.
Ma se uno dei leader cerchisti ieri sera gongolava dicendo che “Bossi ha voluto riaffermare la sua leadership e sono spariti tutti”, vuol dire che anche sull’altro versante si sentono vincitori.
Insomma, lo scontro potrebbe riaccendersi in qualsiasi momento. Già oggi. Per mano di una o dell’altra fazione.
Sullo sfondo la rabbia dei deputati che hanno firmato per Stucchi e che si sono sentiti trattare come traditori da Bossi.
Se, come altri dirigenti, erano pronti ad andare fino in fondo anche lasciando la Lega, dopo le parole di Magenta lo sono ancora di più.
Chiederanno i congressi regionali entro ottobre-novembre, “così vediamo chi conta nel movimento e chi tradisce”, dicono sicuri di avere i numeri in tutte le regioni.
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