VENEZIA, SALTA LA CANDIDATURA ALLE COMUNALI PER FDI DEL PORTAVOCE DELLA COMUNITA’ BENGALESE: IL VERGOGNOSO DIETROFRONT DEL PARTITO DELLA MELONI
BASTANO LE PROTESTE DI FORZA NUOVA E LEGA PER FAR CAMBIARE IDEA AI VERTICI LOCALI DI FDI… LA FOGNA RAZZISTA VUOLE VIETARE ANCHE LA LIBERTA’ DI CULTO
Il progetto della moschea di Mestre spacca la coalizione di centrodestra, agita la Lega,
imbarazza Fratelli D’Italia e fa cancellare la candidatura a consigliere comunale del portavoce della comunità bengalese Prince Howlader, padre del piano per la costruzione del luogo di culto.
È successo tutto nelle ultime ore. Howlader, entrato nel coordinamento di FdI accanto al senatore Raffaele Speranzon l’anno scorso, è un serbatoio potenziale di voti per la coalizione alle amministrative di Venezia, capace di muovere tremila preferenze alle urne.
La comunità bengalese della terraferma veneziana, infatti, in una decina d’anni è cresciuta esponenzialmente, oltre ad essersi rafforzata e strutturata acquistando alberghi, case, negozi, money transfer e agenzie, muovendo milioni di euro di rimesse in madrepatria.
Da tempo chiede un luogo di preghiera adeguato, individuato da Howlader nell’ex segheria Rosso di via Giustizia, un’area abbandonata da vent’anni e fortemente degradata
Lo scontro con Forza Nuova
Negli ultimi giorni, dopo due anni di trattative dietro le quinte con il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e dopo che il portavoce dei bengalesi è riuscito per primo a strappare una proposta d’acquisto alla proprietà, con l’obiettivo di riqualificarla a proprie spese e togliere lo spazio a delinquenza, occupazioni abusive e spaccio, è esploso un terremoto.
Poche sere fa, Howlader si è trovato a difendere FdI dal durissimo attacco di Forza Nuova, in presidio in via Giustizia. I militanti di destra, frenati da dieci pattuglie della digos, dai carabinieri e dalla polizia locale, con tanto di fumogeni hanno accusato i meloniani di «infiltrare l’estremismo islamico e cancellare la civiltà
occidentale attraverso il loro esponente bengalese». Poi lo hanno minacciato e schernito: «Italiano, dal diverso colore della pelle»
«Tornate a studiare la Costituzione», la risposta di Howlader, cittadino e imprenditore di seconda generazione, che italiano lo è davvero. Scosso, ma circondato da familiari e amici, professionisti e commercianti pronti a sostenere la moschea come progetto per le giovani generazioni con donazioni da migliaia di euro, ha risposto a tutte le provocazioni: «Non ho paura. FdI non tradisce – tira dritto – Se si fanno le cose, si va avanti rispettando la legge».
Ma dopo le polemiche, gli imbarazzi e le accuse, è stato escluso dalla lista di FdI, benché fosse uno dei nomi di punta del partito. E accetta questa decisione con una punta di amarezza: «La priorità per me è la comunità e quello che mi chiede, cioè un luogo in cui pregare. Andrò avanti per questo».
La fallita candidatura non dipende da Speranzon, ha spiegato lui, poiché oggi è coordinatore regionale, mentre la partita è comunale. E a sparigliare le carte ha certamente avuto il suo peso la visita a Mestre dell’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, il 25 febbraio: «Con noi al governo, la moschea non vedrà mai la luce». Le escavatrici non hanno avuto il tempo di toccare terra dentro l’ex segheria, quel giorno, mentre Cisint (circondata da assessori e consiglieri comunali della Lega) ha puntato il dito contro il cartello della moschea e la scritta «Ramadan». La «foglia di fico» della mancata intesa tra Stato italiano e Islam non ha frenato la nascita di luoghi di preghiera dei musulmani in molte città italiane. Ma subito la reazione di FdI locale è stata quella di schierarsi con Cisint. «Il suo discorso è coerente – aveva commentato il coordinatore comunale veneziano Fabio Raschillà – Serve chiarezza sui fondi, e temi come i diritti delle donne vanno affrontati».
Intanto però i giochi erano fatti e i sacrifici, per tenere salda la coalizione, già decisi. Nessun commento dal candidato del centrodestra alla successione di Brugnaro, Simone Venturini, che ha seguito dietro le quinte tutta la vicenda della moschea. Sugli 8 mila metri quadri, comprati intanto con un preliminare d’acquisto e il versamento di 150 mila euro, c’è il progetto dell’architetto Alberto Miggiani. Vale sicuramente oltre 30 milioni di euro, capace di ospitare 1.500 fedeli, e la struttura potrebbe assomigliare alla moschea di Lubiana, in legno, con mille parcheggi.
(da Corriere della Sera)
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