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IL FURTO DELLA TV, IL CARCERE, LA SCOMPARSA: CHI E’ MARIA DE LOS ANGELES GONZALES COLINET, MADRE BIOLOGICA DEL BIMBO ADOTTATO DA MINETTI E CIPRIANI

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

IL PASSATO TURBOLENTO DELLA DONNA, LE CONDANNE, IL TENTATIVO FALLITO DI RIOTTENERE L’AFFIDO DEL FIGLIO E LE INDAGINI SULLA MORTE DEL SUO LEGALE

Nessuno l’ha più vista dal 17 febbraio 2026. A quella data risale l’alert del Ministero dell’Interno uruguaiano. María de los Ángeles González Colinet, mamma biologica del bambino adottato da Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani Jr, sembra svanita nel nulla. Non ha un passato tranquillo María. Il papà di suo figlio è
detenuto e lei, nonostante abbia provato a riottenere la potestà genitoriale del suo bambino, ha perso contro Minetti e Cipriani.
La condanna per omicidio e il furto di un televisore
Nella foto segnaletica che gira in questi giorni su diverse testate uruguaiane, sfondo blu, María Colinet appare molto più giovane di come possa esser oggi. Una nuova immagine, più recente, della donna classe 1996, è stata diffusa in queste ore dal ministero. Appare con un volto più segnato. La foto sarebbe stata scattata davanti alla mensa dei poveri di Maldonado.
Secondo quanto riferiscono fonti di polizia a Montevideo Portal la donna è stata processata nel 2015 per omicidio. Per quel caso avrebbe scontato tre anni in carcere. Tornata in libertà però è stata arrestata nuovamente. Nel 2019 è stata fermata (e poi condannata) per furto aggravato. Rubò un televisore da 32 pollici e un decoder in un supermercato a Camino de los Gauchos. María de los Ángeles González Colinet, secondo quanto riporta la testata locale, è stata inoltre collegata a diversi covi di spaccio di droga a Maldonado ed è sotto indagine per traffico di stupefacenti. La donna ora ha 29 anni.
L’incendio dove morì la legale di María: Mercedes Nieto
Chi potrebbe parlare di María ma ora non può più farlo è Mercedes Nieto, che seguì lei e il padre per riottenere la potestà genitoriale del bambino. Nieto è morta carbonizzata con suo marito e collega Mario Cabrera nella loro casa vacanza a Pueblo Garzón, nel 2024. Un caso irrisolto, le cui indagini sono andate molto a rilento. Tanto che dopo il decesso, la difesa della famiglia di Nieto e Cabrera ha commissionato una perizia privata. I risultati di tale perizia, mentre alcune piste sostenevano l’esplosione di una stufa, hanno dimostrato che potrebbe non esser stato un incidente. I corpi presentavano contusioni al cranio. O perché sbalzati da una esplosione o per altra natura. Le vittime hanno bruciato per circa tre ore. Chiaramente il caso della morte di Nieto e Cabrera non può esser collegato direttamente alla scomparsa della donna e alle vicende a lei collegate. Ma giusto per dare un’idea della lentezza della giustizia nell’inchiesta nel 2025 la procura di Maldonado, guidata da Sebastián Robles, era ancora in attesa di una perizia effettuata dai vigili del fuoco: a un anno di distanza dal fatto. Juan Fagúndez, l’avvocato della famiglia, a dicembre, ha dichiarato a El Observador che un lavoro
simile non sarà ritenuto valido. «A distanza di un anno è impossibile sapere cosa sia successo. Credo che quella perizia non serva a nulla», ha sottolineato.
(da Open)

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NICOLE MINETTI “MAI VISTA” AL VOLONTARIATO PER LA GRAZIA E LA DENUNCIA SU ESCORT E DROGA POI ARCHIVIATA

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

LA PROCURA INDAGA SULLE FESTE A IBIZA, POCO IN SINTONIA AL CAMBIO DI VITA NECESSARIO PER LA CLEMENZA

Nicole Minetti «non si è mai vista» alla Casa della Carità in cui doveva fare volontariato. Mentre in questi anni è stata spesso a Ibiza. Dove lei era la regina delle feste mentre il compagno Giuseppe Cipriani aveva contatti con alcuni personaggi. E con «ambienti esclusivi, feste private, circuiti relazionali» antitetici rispetto al cambio di vita che le ha fatto avere la Grazia dal Quirinale. Mentre c’è anche una denuncia poi archiviata a Milano che riguarda un hotel in cui era «abitudinaria la presenza di frequentatrici disponibili alla prostituzione, e l’offerta di stupefacenti utili al consumo degli avventori».
Tutte questioni che avrebbero potuto far diventare impossibile la richiesta di clemenza. Ma che non sono arrivate a Sergio Mattarella prima della decisione.
Un volontariato non molto volontario
Minetti ha sostenuto nella richiesta di grazia di aver cambiato vita dopo le condanne per favoreggiamento della prostituzione del 2019 e per peculato nel 2021. L’istanza ha fatto saltare l’udienza del 3 dicembre 2025 nella quale avrebbe dovuto ricevere la pena alternativa dei servizi sociali. E in questa erano indicate le attività di volontariato dell’ex Olgettina come prova fondamentale del suo ravvedimento. Il Fatto Quotidiano però ha verificato la presenza nei tre soggetti del terzo settore. Alla Lilt di Milano e Monza Minetti si è fatta registrare come “signora Cipriani”. Ha seguito la formazione. L’attività però è cominciata ad aprile 2024 e si è conclusa a giugno 2025. Proprio mentre i suoi legali istruivano l’istanza. Da allora, «Nicole Minetti non ha più rinnovato la sua disponibilità come volontaria continuativa».
«Mai vista»
Il sospetto è che quindi Minetti abbia seguito l’attività solo nel periodo strumentale alla richiesta. E poi è sparita dopo aver mandato la pratica al Quirinale. Invece alla Casa della Carità di don Virginio Colmegna non l’hanno mai incontrata: «Mai
vista». Alla Fondazione è andata con la sua avvocata Antonella Calcaterra. Nel luglio 2025 le due avevano avviato un «percorso di conoscenza». Poi disdetto proprio da Calcaterra: «Ha chiesto di rimandare il tutto, adducendo la necessità di tempo per le cure del bambino». Infine, la Caritas di Milano. Dove doveva fare la volontaria in un doposcuola seguendo uno dei 35 ragazzi tra i 10 e i 16 anni della fondazione Pernigotti. Ma anche qui l’impegno è stato sospeso. Stavolta dopo la tempesta seguita alla domanda di grazia.
La Caritas ha precisato che quell’esperienza «non ha prodotto alcun certificato particolare e che Minetti non ha mai chiesto documenti da utilizzare per questioni personali o giudiziarie». Repubblica invece racconta di Ibiza. Sull’isola spagnola Minetti e il compagno Cipriani hanno avuto frequentazioni con ambienti e dinamiche non troppo distanti da quelli descritti nelle sentenze nei suoi confronti. Mentre sulle presunte visite al San Raffaele di Milano e all’Ospedale di Padova per il bambino ora i legali ammettono che erano consulti informali. Anche se nell’istanza vengono presentati addirittura come pareri negativi o rifiuti di operare il bimbo, poi finito sotto i ferri a Boston.
La denuncia
La storia più strana però la racconta oggi Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera. Riguarda la denuncia di una cittadina americana che ha raccontato di essere stata la fidanzata del cugino di Cipriani, Massimiliano «Max» Ferruzzi. La denuncia risale al 5 febbraio 2025. La ragazza ha raccontato di averlo conosciuto nell’agosto 2024 e poi di averlo frequentato tra «Milano, Corsica, Saint-Tropez, Cannes, Uruguay e New York» in una storia finita nella plateale cacciata della donna il 5 novembre 2024 dall’albergo di lusso «Casa Cipriani» di via Palestro a Milano. L’americana riferisce di aver «aperto gli occhi» sul fatto che «molti dei presenti, tra cui Nicole Minetti e altre donne, fossero presumibilmente coinvolti nel procurare donne per uomini ricchi».
Le escort
Di più: nell’hotel, sempre secondo l’americana, era «abitudinaria la presenza di frequentatrici disponibili alla prostituzione, e l’offerta di stupefacenti utili al consumo degli avventori». Mentre negli eventi dei due cugini c’era «una presenza
costante di prostitute, tossicodipendenti e persone impegnate in attività illecite». Tra i citati c’è anche l’ex compagno di Daniela Santanchè, Canio Mazzaro. L’indagine comincia subito. Ma proprio l’americana rovina tutto. Prima si fa dare il nome del pm e il numero di fascicolo della sua denuncia. Poi prende contatti con gli indagati «per renderli edotti della pendenza di questo procedimento», constata la procura.
L’archiviazione
A quel punto i legali dei tre indagati (Ferruzzi, il capo e un addetto della sicurezza dell’hotel) si presentano in procura per denunciare la donna per calunnia. Depositano anche attività difensive «che in nessun modo avrebbero potuto conoscere se non, appunto, per indicazione fornita dalla stessa querelante».
Il pm Andrea Zanoncelli il 24 novembre chiede l’archiviazione. «L’attendibilità delle dichiarazioni della querelante si è mostrata fallimentare, perché mossa da strumentali intenti ritorsivi e finalità risarcitorie che inevitabilmente incidono profondamente sulla credibilità soggettiva, e perché la ricerca di riscontri è stata pregiudicata dalle stesse condotte della presunta parte offesa», per il pm. Adesso lei è indagata per calunnia.
(da Open)

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MINETTI, NOI E GLI ALTRI

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

L’IMPORTANZA DEL GIORNALISMO D’INCHIESTA E COLORO CHE PENSANO CHE LE REGOLE VALGANO SOLO PER GLI ALTRI

Dall’affaire Minetti, senza entrare nel dettaglio, emergono due cose. La prima è che il giornalismo, con tutti i suoi deplorevoli difetti e la sua spocchia giudicante, a volte serve a qualcosa. La seconda è che ci sono persone congenitamente convinte — come se fosse parte del loro dna — che le regole valgano solo per gli altri. E vivono intere vite, passo dopo passo, consacrate alla scorciatoia, all’espediente, alla mossa più che abile per scavalcare la coda.
Minetti appare, anzi riappare, come una di costoro. La sua pena (meno di quattro anni) poteva essere smaltita con un minimo di stoicismo: fosse anche ingiusta, ma non risulta che lo fosse, la si poteva aggiustare con i domiciliari e con un poco di pazienza. Ancora giovane e bella, con un passato da cortigiana di successo e, dismessa quella corte, un fidanzato socialmente rilevante, poteva uscirne quasi bene, e quasi indenne. Farsi dimenticare. Vivere una seconda vita al riparo dalla bagarre politica e dagli sghignazzi degli avversari. Avremmo fatto, in questo caso, il tifo per lei.
Invece no. Ecco la domanda di grazia che fa leva su una forzatura, forse su un bluff. Lo scandalo, che coinvolge la specchiata intenzione del Quirinale e ha una ricaduta mediatica dieci, cento volte superiore alle rarefatte memorie di Minetti prima maniera. Tutto il dimenticato che riemerge. Ricostruzioni impietose di una carriera fondata sulla qualità estetica, non su altro di riconoscibile.
Ne valeva la pena? A conti fatti, no. Ma ci sono persone, ci sono ambienti, per i quali è insopportabile sottostare alla normale, banale mediocrità della vita degli altri. Non riescono, proprio non riescono a stare allo stesso gioco. A volte la fanno franca. A volte no.
(da Repubblica)

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IL MINISTERO MISE FRETTA AI GIUDICI SULLA GRAZIA A MINETTI

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

FARO SU PARTY E CONTATTI DI CIPRIANI

La fretta del ministero. E la “second life” di Nicole Minetti, unico vero elemento che potrebbe portare la Procura generale di Milano a cambiare il parere sulla concessione della grazia.
Per capire la nuova fase della vicenda Minetti è necessario tornare indietro di qualche mese. A fine novembre, quando sul tavolo della Procura generale di Milano arriva un sollecito da parte del ministero della Giustizia: «Dovete fare in fretta sulla vicenda della grazia a Nicole Minetti, stiamo aspettando il vostro parere da inviare al presidente della Repubblica», è scritto, in sintesi. Il fascicolo era arrivato a luglio e i tempi dell’istruttoria si stavano avvicinando alla soglia dei 90 giorni prevista dalla normativa per la definizione di questo tipo di procedimenti. È in quel passaggio che da Roma arriva l’accelerazione.
Il 16 dicembre il dossier viene quindi affidato al sostituto procuratore generale Gaetano Brusa, magistrato di lunghissima esperienza, già alla guida del Tribunale di sorveglianza di Genova, esponente di Area. Un profilo di grande esperienza e garanzia, difficilmente accostabile, per storia e collocazione, a qualunque sospetto di vicinanza all’ex consigliera regionale lombarda. Brusa lavora in tempi strettissimi. In meno di un mese, ai primi di gennaio, dopo aver disposto gli accertamenti previsti dal modulo standard trasmesso insieme al fascicolo, deposita un parere favorevole. Non vengono svolte indagini all’estero, anche perché la scansione temporale – segnata proprio dal sollecito ministeriale – impone una chiusura rapida della prima istruttoria. Verifiche che invece partono adesso, nella seconda tranche.
È qui che si apre il punto più delicato. Per riaprire il caso e arrivare a un eventuale nuovo parere negativo non servirà dimostrare la commissione di nuovi reati. Il nodo è la valutazione del percorso personale: capire se quella «radicale presa di distanza dal passato deviante», indicata nella richiesta di grazia, sia reale e verificabile. Nel documento si parla di un «contesto ormai chiuso e, per il corso della vita successiva, irripetibile». E nel parere del 9 gennaio 2026 Brusa sottolinea come «negli anni successivi la condannata ha dimostrato di essere oggi persona impermeabile», con una «positiva riabilitazione» dei «valori della convivenza civile» e una «concreta volontà di riscatto sociale».
È questa fotografia che ora viene rimessa sotto esame, anche all’estero, in particolare in Uruguay, attraverso gli strumenti di cooperazione giudiziaria e con il supporto di Interpol. Ma è soprattutto su un altro scenario che si concentrano gli approfondimenti, secondo quanto risulta a Repubblica: Ibiza. Le verifiche in corso ruotano attorno a una serie di presenze e frequentazioni sull’isola spagnola, un contesto già di per sé sensibile perché richiama ambienti e dinamiche non troppo distanti da quelli descritti nelle sentenze sul passato di Minetti.
E il punto non sono tanto le feste, quanto i contatti del suo compagno Cipriani con alcuni personaggi. In particolare, secondo quanto risulta, sotto osservazione ci sarebbero alcune frequentazioni riconducibili all’imprenditore: ambienti esclusivi, feste private, circuiti relazionali che riportano al tema centrale dell’istruttoria, la continuità o meno con quel passato. Contatti che però i legali di Minetti – con l’avvocato Emanuele Fisicaro – escludono categoricamente. Così come escludono procedimenti in corso. Una circostanza che, allo stato, trova riscontro anche in un primo screening, già effettuato a livello internazionale. Oltre al lavoro svolto dal tribunale di Venezia, che aveva già effettuato verifiche prima di dare il via libera definitivo all’adozione.
Resta poi il nodo delle visite tra il San Raffaele e Padova, che negli ultimi atti sono state ridimensionate a semplici consulti. Un elemento che, preso da solo, difficilmente basterebbe a ribaltare il parere positivo.
Il baricentro si sposta quindi tra Uruguay – nel ranch Gin Tonic – e Ibiza. È lì che si misura la coerenza della “second life” con la narrazione della discontinuità. Non serve un reato: basta incrinare l’idea che quel mondo sia davvero alle spalle. È su questa linea sottile che la Procura generale di Milano sta costruendo la nuova valutazione. Questa volta senza la fretta del ministero.
(da repubblica)

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MELONI CONTRO MEDIASET PER LE ACCUSE A NORDIO

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

LO SPETTRO DEL SABOTAGGIO DEI BERLUSCONI DIETRO LE ACCUSE DI RANUCCI OSPITE DI RETEQUATTRO

E’ l’Otto settembre della civiltà. Una repubblica finisce nelle mani di Sigfrido Ranucci, Diego della Palma e Mauro Corona. Dice Meloni, dopo aver visto Rete 4: “E’ uno spettacolo indegno”. Ranucci, un volto Rai, va a Mediaset, da Bianca Berlinguer, a dire che “una fonte ci avrebbe detto di aver visto Nordio del ranch di Cipriani”, il compagno di Nicole Minetti, graziata da Mattarella. Nordio, informato, telefona in trasmissione e si difende: “E’ una follia. Non è vero”. In una rete Mediaset, della famiglia Berlusconi, si consente di calunniare un ministro attraverso Minetti, l’amica del padre Silvio, e tutto per raccogliere un miserabile tre per cento di share. Tre per cento. Il “ci avrebbero detto” è lo spirito del tempo. I quotidiani informano Nordio dell’esistenza di foto di lui e Giusi Bartolozzi all’Harry’s Bar di Venezia, di proprietà dei Cipriani, e la Rai invia una lettera di richiamo a Ranucci. Siamo in pieno notturno della ragione.
Questa è solo cronaca. E’ la cronaca che il comando è saltato ovunque. Otto settembre. Ranucci, volto Rai, di Report, si presenta nella rete avversaria, Rete 4, a “E’ sempre Cartabianca”, con ospite Mario Giordano, il diretto concorrente della domenica, per annunciare che “una fonte gli ha detto che Nordio… ”, e invita a guardare la prossima puntata di Report. Giordano, un eroe, consiglia agli spettatori di non fuggire perché se proprio dovete vederla: “Registratela”. Riassumendo: il rivale di Giordano si fa pubblicità con una notizia, non verificata, nella rete dove Giordano lavora. Ah, i vecchi e sani manicomi…
Berlinguer fa sponda con Ranucci, non lascia parlare Nordio, e commenta una notizia che destabilizza un governo come se si parlasse di bigodini e mai paragone ha più valore. Ospite in studio è Diego Della Palma, vestito come un domatore di tori, e Berlinguer gli passa la parola per commentare il caso Minetti-Uruguay. A Mediaset scoppia il panico ma il programma di Berlinguer è una zona franca e la condirettrice che dovrebbe vigilare, Siria Magri (e si fa per dire) il caso vuole sia assente. La zona Berlinguer è così franca che Mauro Corona, il Sartre con la fiaschetta, l’opinionista principe, si può permettere, in diretta, di sputazzare un bicchiere di latte senza che gli venga suggerito da Pier Silvio Berlusconi, dal direttore dell’informazione Mauro Crippa: torna in video quando hai digerito. Se Mediaset fosse la Rai, i cdr avrebbero già costretto, da tempo, Berlinguer a darsi una regolata, ma Mediaset è una grande famiglia. Dice Giordano, che incredulo è rimasto al suo posto mentre assisteva al Ranucci pasolianiano, al suo io so e ho una fonte a Montevideo, che “Mediaset è la mia casa e la casa si difende sempre”. Ovviamente c’è di mezzo la Rai. L’ad, Giampaolo Rossi, neppure è a conoscenza che Ranucci è in trasferta a Rete 4. In Rai basta avere un libro in uscita (e Ranucci lo ha) per andare ospite ovunque, anche alla sagra del carciofo ammuffito, ed è sufficiente comunicarlo alla direttrice dell’offerta informativa (non si sa di chi) Angela Mariella (area Lega). Non serve neppure l’autorizzazione. Per dare la cifra dello stato del paese va aggiunto che Ranucci, volto Rai, pubblicizza il suo libro a Mediaset dove a Giordano, volto di Rete 4, viene impedito. Ranucci attacca Nordio e scatta la controffensiva di FdI. Si cerca Giovanni Donzelli, si fa ponte con Nordio. Si chiede al ministro, che viene difeso anche in una nota interna del partito, “puoi smentire questa ricostruzione?”. Nordio conferma e telefona in diretta a Berlinguer. Meloni è piena di collera perché ci vede il dolo dei Berlusconi, la voglia di sabotare il governo. A Mediaset, e direbbe Ranucci, ce “lo avrebbero detto i soldati di Cologno”, squilla il telefono di Crippa, il direttore dell’informazione, e dall’altra parte gli viene riversato qualsiasi improperio: “Mediaset sembra La7”, “con Silvio Berlusconi non sarebbe accaduto”. Lo sconcerto di Mediaset è tale, e totale, anche fra i generali di corpo d’armata ma nessuno può dire nulla e non accade nulla malgrado la puntata abbia compromesso i rapporti con Meloni. E’ una fiasco in diritto commerciale (la puntata ha totalizzato il tre per cento), in diritto berlusconiano (offesa al padre), in diritto puro (la smentita in diretta). Il direttore dell’approfondimento Rai, Paolo Corsini, rimproverato da FdI perché non sa gestire Ranucci (al punto da proporre di sostituirlo con Francesco Giorgino) anche lui sarebbe all’oscuro dell’ospitata di Ranucci. Se le regole Rai, quelle vecchie belle frasi sull’importanza del servizio pubblico e delle notizie verificate, valessero (e ora c’è chi vuole valgano) Ranucci rischia la lettera di richiamo dei legali Rai. E’ partita ma, prima che arrivi, Ranucci sarà già ospite a Tele Montevideo. Dice il viceministro della Giustizia, Paolo Sisto, che è stato il legale di Berlusconi: “Siamo arrivati alle minacce in diretta, l’invito a guardare la prossima puntata. La menzogna ha sostituito gli ideali e la menzogna resta addosso”. Una battaglia sul garantismo di un governo, e tanto più di un partito come Forza Italia, viene mandata a male in una sera. Nordio, atteso alla Camera per un evento, rinuncia. Vogliono la sua testa perché sono convinti che se cade Nordio, cade il governo. Da mesi ogni telefonata che ha un deputato con i colleghi comincia con: “Ma Crosetto?”. Se non è Nordio resta Crosetto. Si vive così. Alla Biennale di Venezia è iniziato il processo a Buttafuoco. Sono stati inviati gli ispettori per sequestrare carteggi (oltre la Russia si cerca la combutta con l’Iran) per dimostrare la colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Da ieri è cambiato il rapporto fra Meloni e Mediaset. Lo racconta FdI. I parlamentari hanno ricevuto l’ordine di prendersi una pausa di riflessione. Non andranno ospiti da Berlinguer. E’ già l’Otto settembre con Diego della Palma al posto di Alberto Sordi.
(da Il Foglio)

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“IL FATTO” HA LA “PROVA” CHE SMENTISCE NICOLE MINETTI: NELL’ISTANZA DI GRAZIA PRESENTATA DALL’EX IGIENISTA DENTALE IL BAMBINO ADOTTATO INSIEME AL COMPAGNO, GIUSEPPE CIPRIANI, VENIVA DEFINITO “ABBANDONATO ALLA NASCITA”, MA NON È COSÌ

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO PUBBLICA LA SENTENZA DEL TRIBUNALE URUGUAIANO CHE STABILÌ LA “SEPARAZIONE DEFINITIVA” DEL PICCOLO DALLA FAMIGLIA DI ORIGINE: IL BIMBO NON FU MAI “ABBANDONATO”, MA AFFIDATO ALL’ENTE STATALE “INAU” DALLA MADRE INDIGENTE… LA BATTAGLIA LEGALE FU COMBATTUTA CON ARMI IMPARI: I GENITORI BIOLOGICI VIVEVANO IN MISERIA E NON POTEVANO PERMETTERSI UN AVVOCATO. A RAPPRESENTARE IL MINORE ERA MERCEDES NIETO, MORTA CARBONIZZATA NEL GIUGNO 2024 IN CIRCOSTANZE ANCORA MISTERIOSE

“Separacion Definitiva, adopcion plena y perdida de patria potestad”. Inizia così la Sentencia del 15 febbraio 2023 emessa dal Tribunale di Maldonado. Un documento che il Fatto è ora in grado di mostrare.
Questa sentenza costituisce la prova di quanto abbiamo ricostruito: il bimbo non era affatto “abbandonato alla nascita”, come viene definito nell’istanza di grazia, ma aveva due genitori biologici, poveri e pieni di problemi.
A costoro la patria potestà è stata sottratta a seguito di una causa civile intentata da Nicole Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani, durata più di tre anni.
L’oggetto della causa è l’adozione piena e la perdita della patria potestà per la famiglia naturale.
Le carte ripercorrono la difficile vita del bambino, nato nel dicembre 2017. Nel 2018 non era stato abbandonato in strada, ma affidato all’ente statale Inau come misura estrema e per massimo 45 giorni a causa della madre indigente e della reclusione del padre in carcere. Il testo illustra l’ingresso dei due italiani, presentatisi inizialmente come volontari presso l’ente per l’infanzia Inau.
Anche grazie alle loro ingenti risorse, ottengono a fine 2020 una “licenza” per trasferire il minore nella tenuta la Chacra Gin Tonic a La Barra, dove – secondo le testimonianze raccolte dal Fatto – si svolgevano le feste con “chicas”, anche minorenni. E Minetti avrebbe fatto da “madama” come ad Arcore e a Ibiza.
Il documento mette poi a verbale che il 12 ottobre 2021 la coppia porta il bambino negli Usa, al Boston Children’s Hospital, per sottoporlo a un delicato intervento chirurgico. Anche se la potestà piena arriverà solo nel luglio 2023.
A far vincere questa clamorosa battaglia legale è stata anche la schiacciante disparità di mezzi economici. I genitori biologici vivevano in miseria assoluta, tanto che usufruivano del beneficio dell’ausiliatoria de pobreza. Non potevano permettersi un avvocato. A rappresentare il minore era Mercedes Nieto, trovata carbonizzata nel giugno 2024 in circostanze ancora misteriose per cui si indaga per omicidio.
La giudice elenca i vantaggi che la coppia italiana poteva offrire. Non solo la possibilità di sostenere l’intervento a Boston a loro spese. Il bambino poteva vivere con un tenore di vita altissimo, “frequentare l’International College Punta del Este” e godere di tutti i privilegi che il lusso dei milioni di Minetti e Cipriani potevano permettergli.
Lo scandalo, intanto, ha varcato l’oceano ed è arrivato in Parlamento. La senatrice uruguaiana Graciela Barrera de Novo dichiara al Fatto: “Ho presentato una formale richiesta di informazioni a diversi ministeri in merito alle notizie emerse sull’adozione del bambino. Per una risposta ci vorranno 20 giorni lavorativi”.
Le crepe di questa fiaba si allargano a dismisura: testate locali come La Diaria De Maldonado e FM Gente hanno raccolto testimonianze sull’irregolarità di questa adozione, allargando l’inchiesta al dramma delle adozioni forzate e al licenziamento dell’ex direttore dell’Inau di Maldonado, Daniel Guadalupe.
Si indaga sulle pressioni interne a un ente finito al centro di una bufera per 114 minori morti negli ultimi cinque anni. Una gigantesca “fabbrica di orfani” da cui due milionari hanno pescato, indisturbati, la chiave per ottenere la grazia di Stato.
(da il Fatto Quotidiano)

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ISRAELE E’ UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, ORA ASSALTA LE NAVI IN ACQUE EUROPEE, VICINO A CRETA: MINACCE VIA RADIO, POI L’ASSALTO NEI CONFRONTI DELLA MISSIONE NAVALE UMANITARIA

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

CINQUANTA NAVI SEQUESTRATE E 400 ATTIVISTI IN ARRESTO, COSTRETTI A METTERSI IN GINOCCHIO SOTTO LA MINACCIA DELLE ARMI: QUESTA E’ PIRATERIA… INVECE CHE “CONDANNARE” UN’AZIONE DA GANGSTER, UN GOVERNO CON LE PALLE OGGI AVREBBE SEQUESTRATO TUTTE LE NAVI ISRAELIANE NEI PORTI ITALIANI E BLOCCATO ACCESSO E USCITE ALL’AMBASCIATA (COME PRIMA RISPOSTA, POI ALTRE A SEGUIRE…)

Intercettati e bloccati nel cortile di casa dell’Europa. Accerchiati e fermati a settanta miglia da Creta, in acque internazionali su cui Atene ha competenza. Con un blitz, rivendicato dalle autorità dello Stato ebraico, ancora una voltala Global Sumud Flotilla, la trentasettesima missione navale umanitaria partita per rompere l’assedio israeliano a Gaza e portare aiuti, medicine e professionisti per la ricostruzione, è stata fermata.
“La marina – riporta Al Jazeera – afferma di aver sequestrato circa 50 imbarcazioni con a bordo 400 attivisti a centinaia di chilometri dalle coste israeliane e di aver informato le persone a bordo di essere in arresto. Si tratta dell’operazione militare condotta più lontano da Israele che la storia ricordi”, commentano con malcelato orgoglio le autorità israeliane.
“Le azioni di Israele di questa sera – si legge – segnano un’escalation pericolosa e senza precedenti: il rapimento di civili in mezzo al Mediterraneo, a oltre 960 chilometri da Gaza, sotto gli occhi di tutto il mondo. Questa è pirateria. Il sequestro illegale di esseri umani in alto mare condotto con totale impunità, ben oltre i propri confini, senza conseguenze”.
Che la nuova missione, la più grande in termini di navi e partecipanti mai organizzata, rischiasse di essere fermata prima di raggiungere Gaza, tutti i volontari saliti a bordo delle prime 58 navi della flotta lo sapevano. E molti con preoccupazione avevano letto della riunione straordinaria al quartier generale militare di Kirya, a Tel Aviv, a cui nel pomeriggio di mercoledì 29 ha partecipato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo aver chiesto e ottenuto di interrompere il controinterrogatorio nel processo a suo carico.
Ma nessuno avrebbe mai pensato che l’Idf e la Marina israeliana entrassero in azione così presto, tre giorni dopo la partenza, di fatto alle porte dell’Europa. Un’azione subito rivendicata dalle autorità israeliane, mentre dall’Italia la Farnesina con una nota ufficiale chiede “spiegazioni”.
Sparpagliati sulle navi della flotta umanitaria, partita per portare aiuti necessari per dare respiro alla Striscia sotto assedio, ci sono circa cinquanta italiani. “Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto immediatamente all’Unità di Crisi, all’ambasciata d’Italia a Tel Aviv e all’ambasciata d’Italia ad Atene di assumere informazioni con le autorità israeliane e greche per definire i contorni dell’operazione in corso e permettere al Governo italiano di mettere in atto le azioni necessarie a tutelare i cittadini italiani imbarcati”, fa sapere con una nota la Farnesina.
Proteste in tutta Italia
Dal centro di coordinamento a terra della missione, che per la giornata del 30 aprile ha convocato manifestazioni in tutta Italia, parte invece la protesta. “L’Unione europea è al corrente di quanto sta accadendo? La prossima volta verranno ad arrestarci direttamente a casa?”, attacca la portavoce italiana, Maria Elena Delia, mentre le operazioni sono ancora in corso e i social si riempiono dei video degli attivisti che raccontano il blitz.
L’attacco a sorpresa in acque internazionali
Tutto è iniziato attorno alle 21.30. Mentre le 58 barche della flotta umanitaria navigano in acque internazionali a circa settanta miglia da Creta, dalle prime vele della formazione scatta l’allarme.
“Alcune motovedette che si sono identificate come israeliane hanno bloccato le prime barche”, è il messaggio passato rapidamente da barca a barca. Subito, uno sciame di droni inizia a volare sempre più basso sulla flotta, mentre le comunicazioni radio diventavano impossibili, le frequenze vengono intercettate e disturbate.
Rapidamente, a bordo si diffonde il panico. Corre rapida la notizia di un’intercettazione in corso, di equipaggi costretti a inginocchiarsi davanti a mitra spianati, c’è chi ricorda quando i reparti speciali dell’Idf a settembre hanno bloccato la flotta in acque internazionali, catturando tutti gli attivisti poi portati ad Ashdod e da lì in un carcere nel Negev.
Droni a bassa quota e radio fuori uso
“La situazione è molto confusa – spiegava in serata Dario Salvetti, del collettivo di fabbrica Gkn – di certo la comunicazione è resa estremamente difficile, le comunicazioni sono disturbate, persino il canale 16 delle emergenze salta. Sulla nostra testa sentiamo diversi droni che sorvolano la flotta”.
Passa poco tempo perché il timore diventi certezza. Da diverse barche gli attivisti lanciano l’allarme: “le motovedette sono sempre più vicine, ci sono uomini armati che ci puntano contro laser e armi“. Nel giro di un’ora, undici barche spariscono dal tracker, il segnale radio si spegne. Diventeranno ben presto cinquanta.
Le minacce via radio di Idf
Chi è a bordo racconta di droni che volano a bassa quota e barche piccole e veloci che tagliano la rotta alle vele. Poi via radio arriva una comunicazione: “Se il vostro intento è portare aiuti a Gaza, dirigetevi verso Ashdod, altrimenti desistete”, si sente dire in inglese a un uomo con marcato accento israeliano. “Qualsiasi tentativo di proseguire verrà considerato azione ostile”, afferma, nonostante le navi veleggino in acque internazionali di competenza greca, su cui – almeno sulla carta – la Marina israeliana non ha sovranità.
Fucili puntati e equipaggi in ginocchio
Poi le telecamere di bordo, iniziano a mostrare le immagini in diretta del blitz: equipaggi con le mani alzate, davanti a uomini armati, che urlano e prendono rapidamente il controllo delle barche.
“I governi devono agire ora per proteggere la Flotilla e ritenere Israele responsabile di queste flagranti violazioni del diritto internazionale e del genocidio in corso contro il popolo palestinese”, è uno degli ultimi messaggi che arriva dalla flotta in mare. Un messaggio che viene subito rilanciato dai cosiddetti equipaggi di terra. “Con una spregiudicata azione militare le forze armate israeliane hanno intercettato alcune navi della Global Sumud Flotilla”, confermano dal centro di coordinamento a terra della Flotilla. “Si tratta di una ulteriore escalation del metodo repressivo e della violazione delle norme internazionali da parte di Israele”.
(da agenzie)

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CASO MINETTI, LA POLITICA URUGUAIANA GRACIELA BARRERA: “IN QUESTA STORIA TROPPI DETTAGLI PREOCCUPANTI”

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

LA PARLAMENTARE PRESENTA INTERROGAZIONI AL GOVERNO

La politica uruguaiana vuole vederci chiaro sul caso di Nicole Minetti, della grazia ricevuta ma soprattutto dell’adozione internazionale che le è servita, di fatto, per ottenerla. «Oggi ho inoltrato diverse richieste di rapporti a vari ministeri e una di accesso alle informazioni alla Procura Generale della Nazione, per fare luce su questo caso». L’annuncio è quello della deputata Graciela Barrera, del Frente Amplio, che ha presentato una serie di pedidos de informes, ovvero le nostre interrogazioni, ai vari ministeri.
Barrera: «Vogliamo capire se c’è stata una forma di tratta delle persone e se bambini dell’Inau sono stati portati lì»
Barrera, contattata da Il Messaggero ha spiegato: «In questa storia dell’adozione del bambino da parte di Giuseppe Cipriani Jr. e Nicole Minetti ci sono troppi dettagli preoccupanti. Qui in Uruguay ora dobbiamo fare chiarezza». Preoccupa la morte in uno strano incendio dell’avvocata che seguiva il bimbo, nel 2024, e soprattutto la scomparsa della madre naturale , su cui c’è un alert della polizia locale. «Questa
storia ha attirato la nostra attenzione – spiega al Messaggero la deputata – per quello che abbiamo capito potrebbe esserci stato un bambino che è stato adottato in forma non regolare. Per questo abbiamo chiesto informazioni all’Inau, l’istituto che si occupa dell’assistenza dei bambini e degli adolescenti». «Vogliamo capire se siamo di fronte anche a una forma di tratta di persone. Pare che ci fossero appuntamenti in uno stabilimento dove si facevano feste e vogliamo capire se davvero lì fossero stati portati minori che erano seguiti dall’Inau», sottolinea Barrera.
Cosa chiede Barrera
Nell’interrogazione al Ministero dell’Interno, Barrera chiede informazioni sulla scomparsa di Maria de los Angeles Gonzalez Colinet, mamma naturale del bimbo adottato da Minetti e Cipriani e secondo cui non ci sarebbero notizie da mesi. E maggiori dettagli sul rogo in cui hanno perso la vita gli avvocati Mercedes Nieto e Mario Cabrera, risalente al 15 giugno del 2024, che hanno curato gli interessi dei genitori biologici. Al Ministero dell’Economia viene inoltre chiesto di elencare le operazioni finanziarie legate al Cipriani Ocean Resort Residences & Casino e se ci siano stati trasferimenti bancari, nel 2006, a un conto di Punta del Este da un altro conto collegato a Jeffrey Epstein (secondo gli articoli emersi sul Fatto Quotidiano). Infine c’è anche un’interrogazione per il Ministero dello Sviluppo sociale: forse la più importante. Si chiede se l’Inau (che segue minori in difficoltà e che si occupa anche delle adozioni) ha relazioni con Cipriani Jr. o con la sua proprietà in Uruguay. Se ha ricevuto donazioni dall’imprenditore e compagna.
(da agenzie)

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VIOLENZE, ORDIGNI, INTIMIDAZIONI: TUTTI HANNO FATTO FINTA DI NON VEDERE L’ESCALATION DELLA DESTRA EBRAICA

Aprile 30th, 2026 Riccardo Fucile

HANNO GARANTITO A DEI CRIMINALI UNA SOSTANZIALE IMPUNITA’,,, ECCO I TANTI EPISODI AVVENUTI IN ITALIA

Ieri la polizia ha fermato un giovane di 21 anni. È accusato di aver sparato contro due signori che portavano il fazzoletto dell’Anpi al collo, nei pressi di Parco Schuster al termine della manifestazione del 25 aprile. Per fortuna era solo una pistola a pallini, ma ha fatto male e poteva fare più male. In tanti abbiamo pensato che chi avesse compiuto questo atto non fosse un estremista neofascista, ma piuttosto potesse appartenere a quella parte della militanza della comunità ebraica che in questi anni è andata via via radicalizzandosi.
Dalle prime risultanze investigative sembrerebbe proprio così: il ragazzo avrebbe ammesso le proprie responsabilità, e spiegato di aver agito in quanto appartenente alla “Brigata Ebraica”.
La radicalizzazione della militanza della destra della comunità ebraica ha conosciuto un’accelerazione negli ultimi anni. In pochi lo abbiamo denunciato, in pochi lo abbiamo fatto facendo attenzione a non generalizzare cercando un costante dialogo con il dissenso ebraico anche in Italia, non riducendo un universo plurale ad alcuni elementi dell’ebraismo istituzionale.
Le istituzioni, la politica e i media hanno fatto finta di non vedere fino ad oggi. Eppure sono stati tanti, tantissimi gli episodi di violenza, squadrismo, intimidazioni che si possono ricondurre alle frange più radicali della destra della comunità ebraica, quella più vicina all’attuale governo di Israele (quanto al governo italiano in carica). Alcuni episodi sono stati apertamente rivendicati, rispetto ad altri non c’è mai stata nessuna presa di distanza. Provo a farne un elenco parziale.
24 ottobre 2023: l’influencer e attivista italo palestine Karem Rohana (“Karem From Haifa”), viene picchiato appena appena sbarcato a Roma dalla Palestina. Prima di prendere il volo in delle storie aveva raccontato di stare rientrando.
2 novembre 2023: nei pressi di Piazza Bologna una famiglia che espone la bandiera della Palestina alla finestra riceve intimidazioni e scritte di minaccia sulla porta.
6 novembre 2023: la rete di solidarietà con la Palestina Yalla denuncia come sia stato sfregiato ripetutamenteil murales dedicato alla giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. Insulti e sfregi sono rivendicati con delle stelle di David.
8 maggio 2024: un gruppo di giovani con il volto coperto compiono un blitz all’interno dell’Università La Sapienza. Obiettivo la targa per un fisico palestinese morto a Gaza, rivendicando il gesto con delle stelle di David.
15 maggio 2024: Gabriele Rubini (noto anche come Chef Rubio), viene aggredito fuori la sua abitazioneda un gruppo di uomini con il volto coperto.
4 agosto 2024: un militante di Rifondazione Comunista viene picchiato da un uomo con un manganello telescopico in piazzale degli Eroi mentre affigge manifesti in solidarietà con la Palestina. L’aggressore si qualifica come “israeliano”.
5 ottobre 2024: studente di 18 anni viene aggredito mentre si allontana da una manifestazione a sostegno della Palestina.
21 febbraio 2025: a Monteverde un gruppo che si firma come “Brigata Vitali” che organizza giovani ebrei che si definiscono sionisti, sigilla la scuola con catene, silicone e striscioni contro il collettivo di sinistra e pro Palestina.
25 aprile 2025: tensione tra manifestanti pro Palestina e della Brigata Ebraica. I militanti della Brigata ripetutamente lanciano oggetti e insultano i manifestanti.
27 aprile 2025: l’opera della street artist Laika realizzata a Garbatella viene vandalizzata e distrutta insieme ad altre installazioni in solidarietà con la Palestina e che ricordano la Resistanza partigiana. L’azione è rivendicata con adesivi pro Israele.
11 settembre 2025: un ordigno artigianale viene fatto esplodere sul portone del centro sociale La Strada a Garbatella. sul muro uno striscione con scritto”Di Battista putt….na di Hamas”.
2 ottobre 2025: al Liceo Caravillani un gruppo di appartenenti alla Comunità Ebraica aggredisce gli studenti colpevoli di stare tenendo un’assemblea sulla guerra a Gaza. Aggrediti anche i professori intervenuti in difesa degli alunni.
2 ottobre 2025: all’ospedale Spallanzani volontario dei Sanitari per Gaza viene colpito con un casco al voltoda tre aggressori e rapinato della bandiera per la Palestina.
25 aprile 2026: militante pro Israele a bordo di una moto spara con una pistola a pallini contro due manifestanti che lasciano il comizio ferendoli
28 aprile 2026: blitz squadrista in un’aula autogestita dagli studenti a Roma Tre e ribattezzata “Aula Gaza”. Manifesti strappati e scritte pro Israele sui muri.
La stupefacente progressione di episodi qui raccolti (con tutta probabilità parziale), tutti rimasti senza che fossero individuati i colpevoli, ovviamente non esime dal bisogno di denunciare e isolare l’antisemitismo (certo non come è stato fatto equiparandolo alle critiche a Israele). Ma è ora di smettere di garantire impunità allo squadrismo di questi gruppi che si organizzano per colpire e fare male, e soprattutto di discutere il problema a viso aperto nella nostra società, senza far finta di non vedere.
(da Fanpage)

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