Destra di Popolo.net

L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL’ARMATA BRANCA-MELONI: SFANCULATA L’OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE, PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO

Marzo 23rd, 2026 Riccardo Fucile

E ORA L’UNDERDOG DE’ NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: “ANDREMO AVANTI”, MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI… SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA … LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO)

L’Italia ha detto “No”. La scriteriata riforma della Costituzione by Nordio-Meloni è stata sonoramente bocciata dai cittadini. Un risultato che porta con sé alcune considerazioni:
1. Il consenso politico ed elettorale della premier e del suo partito non sono per sempre: la destra si può battere.
2. Giorgia Meloni ha mobillitato l’elettorato ad andare le urne, ci ha messo personalmente la faccia e ha accettato la politicizzazione del voto. E infatti, secondo YouTrend, un italiano su tre ha scelto di votare “No” per “dare un voto di opposizione al governo”
3. La vittoria del “no” è ancora più rilevante visti i “sabotatori” interni. Nel centrosinistra ci sono state infatti alcune defezioni: dai riformisti per il sì (Picierno, Giachetti, Ceccanti) a Matteo Renzi, che non si è mai esposto (e ora salta sul carro della vittoria, proclamando la “sonora sconfitta” del Governo).
4. Ne consegue che la sconfitta del “Sì” è ancora più bruciante visto che persino l’elettorato tradizionalmente giustizialista e pro-toghe di Fratelli d’Italia ha risposto all’appello di Giorgia Meloni ed è andato, allineato e coperto, a votare “Sì”.
Che farà ora la Statista della Sgarbatella? A caldo, Giorgia ha abbozzato e balbettato: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo
avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”.
Ha sempre slegato la sua permanenza a Palazzo Chigi dal risultato del referendum, ma ora deve fare i conti con una sconfitta che sta assumendo i contorni di una batosta.
Con lo sguardo alle politiche del 2027, il primo passo per Giorgia Meloni sarà strambare in politica estera.
L’abbraccio mortale a Donald Trump si è rivelato letale anche in patria: non può non aver influito sull’esito del referendum l’ostilità crescente degli italiani verso il tycoon e le sue follie (guerra, dazi, offese agli alleati…).
Secondo un sondaggio citato da Piazzapulita giovedì scorso, su La7, dopo l’attacco a Teheran solo il 19% degli italiani approva il presidente Usa. Un anno fa, il consenso era quasi il doppio.
Il secondo tassello della strategia di sopravvivenza di Giorgia Meloni è accelerare verso l’approvazione di una nuova legge elettorale: nel 2022 il centrodestra vinse con il Rosatellum solo grazie all’imperizia politica di quella pippa al sugo di Enrico Letta che, non alleandosi con il M5s, regalò Palazzo Chigi a Fratelli d’Italia.
Ora, Giorgia Meloni ha capito che il campo largo può batterla e non può che correre verso una legge elettorale che cancelli i collegi uninominali (dove il centrosinistra unito può ottenere ottimi risultati) e conceda un forte premio di maggioranza alla coalizione in vantaggio.
Certo, ora che ha perso il referendum, la premier sarà molto meno baldanzosa con Lega e Forza Italia nella definizione della legge elettorale: dovrà scendere a compromessi.
Avesse vinto il “Sì”, avrebbe marciato come un caterpillar anche sui suoi stessi alleati
La scadenza della legislatura è prevista per l’autunno del 2027: manca un anno e mezzo, ma Giorgia Meloni vorrebbe anticipare le elezioni politiche alla primavera (d’altronde si è sempre votato in quel periodo dell’anno).
Con il consenso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si potrebbe organizzare un election day in coincidenza con il voto amministrativo nelle tre grandi città italiane: Torino, Milano e Roma.
Qualcuno, nella “fiamma magica” intorno alla Ducetta, ha però segnalato che le comunali in quelle metropoli solitamente premiano il centrosinistra. Meglio
dilazionare le tornate elettorali per non concedere agli avversari un vantaggio strategico.
Di certo, dopo la scoppola referendaria, partirà la caccia ai caproni espiatori, già individuati tutti in via Arenula: il ministro Carlo Nordio, la “zarina” Giusi Bartolozzi e il sottosegretario-ristoratore Andrea Delmastro.
Tre cacciaballe che con le loro gaffe, esondazioni verbali e gli affari opachi coi prestanome del clan Senese, hanno danneggiato la campagna elettorale e l’immagine del centrodestra, dilapidando un vantaggio che solo pochi mesi fa era dato al +20%.
Una figuraccia storica che non potrà non avere effetti sul fututo dell’Armata Branca-Meloni. E qualche testa rotolante (si sa, se la vittoria è di tutti, la sconfitta ha un solo colpevole: Giogia Meloni).
(da Dagoreport)

argomento: Politica | Commenta »

INTERVISTA AL POLITOLOGO MARC LAZAR: COSA DICONO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE SUL DOPO-MACRON

Marzo 23rd, 2026 Riccardo Fucile

TUTTI I PRINCIPALI PARTITI CANTANO VITTORIA, MA CIASCUNO HA I SUOI DILEMMI E PUNTI DEBOLI

La sinistra tira un enorme sospiro di sollievo e tiene Parigi, Marsiglia e Lione, così come Strasburgo, Nantes e Montpellier. La destra repubblicana si prende centri come Clermont-Ferrand, Poitiers e Besançon e si tiene stretta Tolosa.
Mentre il Rassemblement National dopo Perpignan fa sue solo Mentone e Carcassonne e piazza un suo stretto alleato, Eric Ciotti, alla guida di Nizza.
Quanto alla sinistra radicale della France Insoumise, può rivendicare successi a Saint-Denis e Roubaix e in diversi altri piccoli centri. Risultato, a poche ore dalla chiusura delle urne per le elezioni amministrative in Francia sembrano cantare tutti vittoria.
Ciascuno sottolinea l’energia della sua «onda», provando a spingerla in realtà in vista del vero appuntamento elettorale, quello che ad aprile 2027 deciderà il successore di Emmanuel Macron alla guida della Francia.
Ma chi ha davvero le carte migliori? Cosa dice il voto locale delle dinamiche nazionali? Open lo ha chiesto a Marc Lazar, politologo, attento osservatore della politica tanto francese quanto italiana e professore a Sciences Po e alla Luiss di Roma.
Prof. Lazar, chi ha vinto davvero?
«Per prima cosa, va detto, l’astensionismo. Oltre il 42% degli elettori non è andato a votare. È il nuovo record alle amministrative e sorprende: tradizionalmente i francesi hanno un rapporto stretto, di fiducia, coi loro sindaci, ma questo dato dimostra che la crisi della democrazia pesa anche a livello locale».
Un segnale anche in vista delle presidenziali 2027?
«È possibile, certo, ma non è detto. Quell’elezione ha una dinamica da “match di box” che di solito attira i francesi».
Parigi, Marsiglia, Lione. I Socialisti tengono le tre grandi città del Paese e sull’onda della commozione per la scomparsa di Lionel Jospin sognano il riscatto. Realistico?
«Il PS oggi è un partito molto debole a livello nazionale, in termini di membership così come di leadership, ma conserva una rete forte di eletti a livello locale. E si vedono i buoni risultati. Però i Socialisti emergono da questo voto con un dilemma terribile irrisolto: allearsi o no coi radicali de La France Insoumise? Fin qui hanno esitato moltissimo. Ufficialmente il segretario Olivier Faure ha detto no all’alleanza sul piano nazionale, lasciando aperta una porta a livello locale a condizione di chiarezza sui contenuti del programma e che non fossero coinvolti membri LFI macchiatisi di dichiarazioni antisemite. Impegno rispettato? Non lo so. So però che su 26 città abbastanza importanti in cui l’alleanza s’è fatta 16 sono andate perse».
Raphael Glucksmann dato come più probabile candidato all’Eliseo quell’alleanza però la esclude.
«Certo, ma non dimentichiamo che lui non è membro del PS, c’è dunque chi lo osteggia. Un sondaggio molto interessante dimostra che l’elettorato aspira all’unità delle sinistre per battere la destra, ma si rende conto che oggi sono troppo divise, e non vuole in ogni caso Jean-Luc Mélenchon. Insomma la sinistra riformista è divisa, non ha un leader naturale e dunque è molto in ritardo per le presidenziali».
Chi invece si prepara da anni a quella sfida è il Rassemblement National. Come esce da questo voto?
«Ha avuto un buon risultato in diverse piccole e medie città, in particolare nel Sud e nell’Est del Paese. E alcuni suoi candidati erano stati eletti sindaci direttamente al primo turno. Ciò dimostra che l’RN inizia ad essere radicato nei territori. Ma gli resta il limite delle grandi città. Sperava di prendere ad esempio Tolone e Nimes, nulla da fare, e l’unica città importante in cui fa festa è Nizza, dove però ha vinto un suo alleato (Eric Ciotti, ndr). Insomma l’RN ha allargato la sua base un po’ in tutti gli strati, ma fa fatica nelle grandi città dove si addensano redditi e livelli d’istruzione più alti: non è la sua sociologia elettorale».
Può essere un limite nella corsa per l’Eliseo?
«Sì, può esserlo. L’RN dice che la Francia non è solo le grandi città – è vero, c’è tutto un mondo di piccole e medie cittadine. Ma se ti manca quel pezzo di consenso la vittoria è a rischio».
Resta il dubbio su chi sarà il candidato: Marine Le Pen o Jordan Bardella?
«La decisione finale della giustizia francese (sul ricorso contro la condanna a 4 anni per appropriazione indebita di fondi pubblici, ndr) è attesa in estate. Ma mi stupisce molto che Le Pen ormai è molto discreta. Dicono i bene informati che la condanna l’ha colpita anche psicologicamente, che sia stanca della battaglia politica, e che sia ormai rassegnata all’idea che non potrà essere candidata. Persino ieri sera ha fatto solo una piccola dichiarazione sotto tono, mentre Bardella già pochi minuti dopo le 20 declamava la sua da leader».
D’altronde nei sondaggi lui è lanciatissimo, accreditato di oltre un terzo dei voti.
«È così, anche perché nei fatti lui è più liberale, sembra più aperto ad un’alleanza delle destre, anche se non può dirlo, perché Marine Le Pen ha ancora influenza nell’apparato del partito. E poi lei è già stata battuta tre volte alle presidenziali e il dramma della sua vita sta nel suo cognome. Per quante distanze abbia preso rispetto alla linea di suo padre, l’elemento psicologico è forte: chi è tentato di votare RN avrà più facilità a scrivere sulla scheda “Bardella” piuttosto che “Le Pen”».
A contendergli l’Eliseo al ballottaggio alla fine potrebbe essere l’ex premier Edouard Philippe, rieletto ieri sindaco di Le Havre?
«Oggettivamente lui è l’unico a salvare un po’ il campo del centrodestra più legato a Macron, il quale è rimasto praticamente fuori dalla partita. Philippe aveva legato la sua eventuale candidatura all’Eliseo alla rielezione a Le Havre, quindi ora è sicuramente rafforzato rispetto ad altri papabili di quell’area come Gabriel Attal o Gérald Darmanin. Resta da capire cosa faranno però i Républicains (destra gollista, ndr) che ieri hanno avuto un ottimo risultato conquistando molte medie città e hanno ora a loro volta un dilemma: puntare a destra sul proprio presidente Bruno Retailleau o convergere verso il centro su Philippe?»
In che tempi si aspetta saranno sciolti tutti questi nodi per la corsa all’Eliseo?
«Tutti i giochi si faranno dopo l’estate, in funzione dei sondaggi».
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

IL SECONDO TURNO DELLE ELEZIONI LOCALI FRANCESI E’ STATA UNA VITTORIA DEI SOCIALISTI

Marzo 23rd, 2026 Riccardo Fucile

HANNO VINTO NELLE GRANDI CITTA’ COME PARIGI E MARSIGLIA, I VERDI CONFERMANO LIONE, I LEPENISTI SI DEVONO ACCONTENTARE SOLO DI NIZZA (VINTA CON UN PRESTANOME)

Domenica in Francia il Partito Socialista ha vinto nelle quattro principali città in cui si teneva il secondo turno delle elezioni locali: Parigi, Marsiglia, Lille e Lione. Nelle prime tre l’ha fatto senza allearsi con i candidati della France insoumise (LFI), il partito di estrema sinistra che negli ultimi mesi ha adottato posizioni sempre più radicali, a causa delle quali i Socialisti avevano rifiutato di stringere un’alleanza nazionale, pur permettendo quelle locali.
In altre città in cui queste alleanze sono state fatte però le coalizioni di sinistra hanno perso, come a Tolosa, Poitiers, Limoges e Tulle.
Questo è stato un duro colpo per La France insoumise, che non ha potuto dimostrare di essere essenziale per far vincere la sinistra, anzi. Di questi risultati, e dell’alleanza fra sinistra ed estrema sinistra, si continuerà a parlare nei prossimi mesi con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027.
Le vittorie più importanti dei Socialisti sono state quelle di Parigi e Marsiglia, entrambe già governate dalla sinistra, ma tutt’altro che scontate. A Parigi, dove i Socialisti governano da 25 anni, il candidato Socialista Emmanuel Grégoire ha battuto con il 50,5 per cento dei voti la candidata dei Repubblicani, Rachida Dati, che era stata sostenuta sia dal centrodestra che dall’estrema destra. Grégoire ci è riuscito dopo aver rifiutato la proposta di alleanza della candidata di LFI Sophia Chikirou, una scommessa che non era sicuro di vincere, dato che complessivamente i voti di destra e centrodestra al primo turno superavano i suoi.
Dopo aver saputo di aver vinto Grégoire è andato al palazzo del Comune in Vélib’, il servizio delle bici della città che è stato uno dei progetti che ha più sviluppato la precedente amministrazione della sindaca Anne Hidalgo, di cui Grégoire è stato vicesindaco dal 2018 al 2024.
A Marsiglia, la seconda città più grande del paese, il candidato Socialista Benoît Payan ha battuto con il 54 per cento dei voti il candidato del Rassemblement National (RN), di estrema destra, Franck Allisio, che al primo turno aveva preso quasi gli stessi voti. Anche in questo caso Payan si era rifiutato di allearsi con La France insoumise. Marsiglia è una città storicamente di sinistra, ma da qualche anno la destra è in crescita e il Rassemblement National l’aveva scelta come il suo principale obiettivo di queste elezioni locali.
Se al primo turno il Rassemblement National aveva ottenuto dei risultati buoni, anche se non ottimi, questo secondo turno è stato una mezza sconfitta per il partito: il Rassemblement National è di gran lunga il partito più popolare in Francia, secondo i sondaggi, e sperava che questa forza a livello nazionale gli permettesse finalmente di radicarsi anche a quello locale, ma non è successo.
Da una parte, RN è riuscito a vincere in decine di comuni più piccoli, cosa che fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile, ma dall’altra non ha vinto in nessuna città di medie o grandi dimensioni. L’unica eccezione è stata Perpignan, dove aveva già vinto nel 2020. Ha comunque rivendicato come sua la vittoria, a Nizza, di Eric Ciotti, ex presidente dei Repubblicani e ora leader dell’Unione delle destre per la Repubblica, un partito satellite di RN.
Hanno ottenuto invece buoni risultati i Repubblicani, vincendo in diverse città di medie dimensioni finora governate dalla sinistra, fra cui in particolare Brest, Clermont-Ferrand e Besançon. I Repubblicani sono il partito che incarna la destra storica francese e ormai sono piuttosto irrilevanti a livello nazionale, ma continuano ad andare molto bene a quello locale. Per questo non è detto che questo risultato si tramuterà in un aumento di voti alle prossime elezioni presidenziali.
Infine, dopo un primo turno deludente, è riuscita ad assicurarsi qualche vittoria anche la coalizione centrista del presidente Emmanuel Macron. A Bordeaux il candidato di Renaissance (il partito di Macron) Thomas Cazenave è riuscito a vincere contro il sindaco uscente dei Verdi, Pierre Hurmic. A Le Havre è stato riconfermato l’ex primo ministro Édouard Philippe, leader del partito di centrodestra Horizons, alleato di Macron, che aveva creato nel 2021 dopo aver lasciato i Repubblicani. Philippe, che ha detto di volersi candidare alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo, aveva governato Le Havre dal 2010 al 2017 e poi di nuovo dal 2020
Un altro ex primo ministro di area macronista che era tornato a fare il sindaco e che invece non è stato riconfermato è François Bayrou, che ha perso a Pau contro il candidato Socialista Jérôme Marbot. Bayrou era stato primo ministro per meno di un anno, dal dicembre del 2024 a settembre del 2025, ed era stato sfiduciato durante i complicati negoziati per l’approvazione della legge di bilancio per il 2026.
(da Il Post)

argomento: Politica | Commenta »

SONDAGGISTI SPIAZZATI DALL’ALTA AFFLUENZA AL REFERENDUM: “PUO’ SUCCEDERE DI TUTTO”

Marzo 23rd, 2026 Riccardo Fucile

NESSUNO AVREBBE IPOTIZZATO UNA PARTECIPAZIONE INTORNO AL 60%… UN 10% CHE AVEVA DETTO CHE NON SAREBBE ANDATA A VOTARE SI E’ RECATA ALLE URNE…QUESTA VOLTA I GIOVANI SONO ANDATI A VOTARE… IL VOTO ALL’ESTERO DETERMINANTE?

Il dato definitivo sull’affluenza al referendum sulla giustizia nei 61.533 seggi alle 23 è del 46,7%. Molto più alta del previsto anche (o forse: soprattutto) senza un quorum da raggiungere. E considerando che si vota anche oggi dalle 7 alle 15. Si studiano i dati territoriali per prevedere i risultati. La regione con più elettori al voto
è l’Emilia-Romagna (53,70%), quella con il dato più basso la Sicilia (34,94%). Mentre a Roma l’affluenza più alta è stata nel II municipio (quartieri Parioli, Trieste, Salario) con il 59,41%, seguito dal Centro storico con il 54,46%. Mentre alla periferia di Tor Bella Monaca nel VI municipio a votare è andato il 41,20%. Ma cosa dicono i sondaggisti su questi numeri? Come influenzeranno i risultati?
Referendum, affluenza e risultati
Intanto la previsione per le 15 di oggi è che l’affluenza arrivi al 60%.
Secondo Salvatore Vassallo, politologo che dirige l’Istituto Cattaneo, «una tale misura si raggiunge solo quando i motori si accendono in entrambi i campi. Alla fine si è parlato tanto dei tecnicismi della riforma, ma nelle ultime settimane la sfida ha generato nel quotidiano dei cittadini, nel vissuto familiare, negli ambienti di lavoro una quantità inedita di discussioni e punti di vista».
La questione è interessante perché quasi tutti i sondaggi prima del silenzio elettorale spiegavano che c’erano due scenari favoriti: la vittoria del no in base alla bassa affluenza oppure quella del sì in base all’alta affluenza.
La vittoria del sì e la vittoria del no
A Repubblica Renato Mannheimer spiega che però bisogna «guardare all’orizzonte certo. Il centrodestra che ha la maggioranza dei voti, se riesce a mobilitare tutti i suoi al massimo per il sì, può vincere; ma nello stesso tempo c’è un fronte del no che ha macinato tanti chilometri e consenso in varie aree».
Mentre Antonio Noto di Noto Sondaggi dice di non aver mai pensato che il diverso tasso di affluenza portasse a una vittoria dell’uno e dell’altro: «Ciò che ci colpiva è l’impennata improvvisa: negli ultimi giorni c’è stato un balzo di 10 punti, coloro che avevano deciso di andare a votare sono passati dal 41 al 51 per cento in una settimana, e comunque era impossibile prevedere un 60 per cento finale».
E secondo lui un segnale importante potrebbe arrivare dall’elettorato dei giovani: «Mentre nei sondaggi delle Politiche, solitamente i ragazzi ti dicono “non so, non ci capisco nulla”, stavolta partecipavano e si sentivano un po’ più coinvolti».
Numeri oltre le tifoserie
E così, mentre sul web c’è chi scrive che oramai «è fatta» e chi pronostica che il dato dell’affluenza non sia un buon dato per il sì, c’è chi è convinto che si tratti di «numeri che vanno oltre le tifoserie del Sì e del No. L’affluenza è alta e trasversale. Al Centro-Nord alle 19 era già attorno al 43%, alta tanto nelle regioni di destra che
di sinistra: in Emilia, Veneto, Lombardia. Se guardiamo alla distribuzione per abitanti, è più alta nei comuni medio grandi, quelli sopra i centomila abitanti», dice Lorenzo Pregliasco di Youtrend a La Stampa.
Il quadro, spiega il sondaggista, è frastagliato: «Al Nord l’affluenza è alta sia nei comuni in cui è forte il Partito Democratico, sia in quelli dove prevalgono Fratelli d’Italia e Lega».
Il voto d’opinione
Mentre al Sud «l’affluenza è più bassa, ma resta complicato vedere una tendenza. Le faccio un esempio: alle 19 nei Comuni in cui è forte Forza Italia era al 34%, in quelli dei Cinque Stelle al 32».
E i laureati? «Nei comuni con oltre il 20 per cento di laureati i votanti sono il 44%, in quelli con meno del 10, il 34». Quindi l’unica tendenza chiara è che il voto d’opinione è altissimo. E una partecipazione così alta significa che gli italiani giudicano la consultazione un voto politico.
E Pregliasco alla fine rifiuta anche di fare un pronostico: «Onestamente non riesco a capire cosa stia succedendo, e le spiego tecnicamente il perché: è andata a votare molta gente che in un primo momento non sembrava intenzionata a farlo, e dunque è difficile capire come valutarla. Nell’ultima settimana la partita è diventata molto più intensa, è uscita allo scoperto la premier. Resta da capire se ha fatto la scommessa che la farà vincere o perdere».
Gli instant poll
L’analista di Youtrend fa sapere che negli instant poll hanno chiesto ai votanti se hanno considerato il referendum una consultazione sulla riforma o un voto politico: «Oggi sapremo come è andato, di certo questo referendum somiglia molto a quello del 2016 sulla riforma Renzi del Senato». Ma il paragone non va preso alla lettera perché ci sono differenze tra lui e Meloni: «Allora il premier Renzi nei sondaggi sui leader era già molto più impopolare di quanto non lo sia oggi la Meloni. Non mi stupirei di un risultato molto stretto, e a fare la differenza potrebbe essere il voto dei residenti all’estero».
Il voto degli italiani all’estero
Infine, potrebbe essere decisivo il voto sugli italiani all’estero, che sulla carta sono quasi 5 milioni: «Su questo oggi non abbiamo dati di affluenza, ma sappiamo che saranno certamente più di un milione, tenuto conto che all’ultimo referendum voluto dalla Cgil sul Jobs Act – la cui affluenza fu piuttosto bassa – votarono 1,2 milioni di loro. Se il risultato del voto nazionale fra Sì e No fosse molto vicino, anche una piccola percentuale in senso opposto dall’estero potrebbe fare la differenza». Tanto che qualche tempo fa, a urne ancora chiuse, già si ipotizzavano brogli.
(da Open)

argomento: Politica | Commenta »

SALTO NEL VOTO PER GIORGIA: UNA VITTORIA NETTA DEL “SÌ” AL REFERENDUM PERMETTEREBBE A MELONI DI ACCELERARE VERSO LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, METTENDO A TACERE GLI ALLEATI. E LA DUCETTA POTREBBE RISPOLVERARE L’OPZIONE DEL PREMIERATO

Marzo 23rd, 2026 Riccardo Fucile

IN CASO DI SUCCESSO DEL “NO” SALVINI E TAJANI FRENEREBBERO PROPRIO SULLO STABILICUM. E SCATTEREBBE L’IPOTESI DI UN VOTO ANTICIPATO DI QUALCHE MESE, PER EVITARE UN LOGORAMENTO DELLA MAGGIORANZA – QUALUNQUE SIA L’ESITO DEL REFERENDUM, DA OGGI PARTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE POLITICHE

Due certezze per Giorgia Meloni, due soltanto di fronte a un dato sull’affluenza che stravolge e spiazza Palazzo Chigi, destabilizza le opposizioni, consiglia prudenza ai sondaggisti.
La prima: stavolta chi perde si farà male. La seconda: comunque vada, parte da oggi la campagna elettorale per le prossime politiche, e sarà corsa aspra e senza esclusione di colpi.
Una valanga del genere può avere il potere di proiettarla verso un controllo pressoché assoluto della coalizione, del quadro politico e del Paese. Oppure incastrarla in una crisi da cui sarebbe complesso divincolarsi.
C’è una profezia che rimbalza nelle chat del governo, quando su Roma cala il buio e i dati sull’affluenza delle 19 già promettono che la partecipazione lascerà segni indelebili sui protagonisti della contesa.
È quella offerta da Ignazio La Russa, due settimane fa: «L’esito del referendum sulla riforma della giustizia una valenza politica comunque la avrà – aveva detto il presidente del Senato, che in Fratelli d’Italia resta il massimo esperto di numeri, sistemi elettorali ed elezioni – ma dipenderà anche da quanti la esprimeranno. Se andrà a votare una cifra vicino al 50% degli elettori avrà un senso, ma sotto il 45% ne avrà un altro»
Tutto, però, viene stravolto in poche ore. Gli sherpa meloniani speravano in un’alta affluenza per vincere e avevano fissato nel 48-50% la soglia di sicurezza. Ma con questi numeri, difficile sbilanciarsi.
Il dato della partecipazione al Nord è l’elemento che più rassicura la premier. L’Emilia Romagna, però, è la percentuale che preoccupa. E comunque, si ammette
ai vertici del governo, se è possibile che un testa a testa avrebbe forse un effetto non troppo destabilizzante, la vittoria netta di uno dei due contendenti – per di più con questa partecipazione – scuoterebbe profondamente le coalizioni.
Un trionfo, questo almeno è il piano, significherebbe accelerare verso la nuova legge elettorale, senza vincoli e senza freni. Potrebbe rispolverare l’opzione del premierato. Di più: avrebbe in mano l’intera coalizione e sarebbe lei a dettare anche i tempi del ritorno alle urne.
E se invece prevalesse il no? Una preoccupazione inizia a farsi largo, nel suo fortino: gli alleati potrebbero frenare proprio sulla riforma elettorale. L’idea di garantirsi un pareggio avrebbe presa, a quel punto. E nulla, neanche un voto anticipato di qualche mese, potrebbe essere escluso, per evitare un doloroso logoramento.
Più nell’immediato, Meloni dovrà affrontare la gestione del rapporto con la galassia della giustizia, dopo uno scontro violentissimo. Anche in questo caso, si mescolano timori e speranze. Il prevalere del sì garantirebbe all’esecutivo margini di azione inaspettati
Difficile però che la scrittura delle leggi e dei decreti attuativi necessari per tradurre la riforma possa avvenire con l’attuale squadra di via Arenula. Più ancora di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Carlo Nordio, traballa la posizione del viceministro alla Giustizia Andrea Delmastro: troppo esposto a causa delle recenti rivelazioni, così tanto da essere considerato ai vertici del melonismo comunque in bilico nel suo ruolo di governo.
(da La Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

I SERVIZI RUSSI AVREBBERO PROPOSTO UN FINTO ATTENTATO A VIKTOR ORBAN PER FAVORIRLO AL VOTO DEL PROSSIMO 12 APRILE – IL PREMIER UNGHERESE È IN DIFFICOLTÀ, IL SUO AVVERSARIO PETER MAGYAR È AVANTI IN TUTTI I SONDAGGI

Marzo 22nd, 2026 Riccardo Fucile

ALLA FINE IL PIANO NON È ANDATO IN PORTO (NON È CHIARO SE SIA ORBAN CHE NON S’È FIDATO O PUTIN CHE HA FERMATO L’OPERAZIONE)

Un mese prima delle elezioni in Ungheria un’unità del servizio di intelligence estera russo avrebbe lanciato l’allarme sul crollo del sostegno pubblico verso il premier Viktor Orban, la cui vicinanza con Mosca ha a lungo garantito al Cremlino un punto d’appoggio strategico all’interno della Nato e dell’Unione Europea.
E secondo un rapporto dei servizi russi di cui il Washington Post ha preso visione, gli agenti avrebbero proposto misure drastiche per cercare di ribaltare il risultato del voto, come un finto attentato ad Orban. Una strategia chiamata ‘The Gamechanger’, ‘la svolta, per “alterare radicalmente l’intero paradigma della campagna elettorale”.
“Un incidente del genere sposterà la percezione della campagna elettorale dal piano razionale delle questioni socioeconomiche a quello emotivo e i temi centrali diventeranno la sicurezza dello Stato, nonché la stabilità e la difesa del sistema politico”, si legge nel rapporto. Alla fine, evidentemente, il piano non è andato in porto.
Ma i legami tra Mosca e Budapest sono più stretti che mai. Secondo quanto riferito da fonti informate al Washington Post, il governo Orban da tempo fornisce a Mosca una finestra sulle discussioni più sensibili all’interno dell’Unione europea. Il ministro degli esteri Peter Szijjarto, rivelano funzionari europei, effettuerebbe regolarmente telefonate durante le pause dei consigli europei per fornire al suo omologo russo, Sergei Lavrov, “resoconti in diretta su quanto discusso” e su possibili soluzioni.

(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

LE DEMOCRAZIE NON VANNO PIÙ DI MODA, IL 74% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE VIVE IN REGIMI AUTORITARI: IL RAPPORTO “DEMOCRACY REPORT” CERTIFICA UN QUADRO ALLARMANTE DI RITIRATA DELLE DEMOCRAZIE COMPIUTE

Marzo 22nd, 2026 Riccardo Fucile

GLI STATI UNITI PER LA PRIMA VOLTA NON SONO PIÙ CLASSIFICATI COME SISTEMA LIBERALE. SLOVACCHIA, SLOVENIA E CROAZIA STANNO REGREDENDO, L’UNGHERIA DI ORBAN È UN’AUTOCRAZIA ELETTORALE. E L’ITALIA DI GIORGIA MELONI E’ SULLA BUONA STRADA

Il “Democracy Report 2026” del V-Dem Institute, appena pubblicato dall’Università di Göteborg, offre un quadro allarmante della salute del sistema democratico. Gli autori, invece di limitarsi a contare i Paesi democratici o autocratici, presentano dati su quante persone vivono sotto ciascun tipo di sistema. Il risultato è netto: il 74% della popolazione mondiale vive in autocrazie, mentre appena il 7% in democrazie liberali. Siamo tornati ai livelli del 1978.
Questa regressione non riguarda soltanto Paesi lontani o instabili. Per la prima volta in mezzo secolo, gli Usa non sono più classificati come sistema liberale. Ma il problema non è solo americano. Questo fenomeno tocca direttamente l’Europa. Il rapporto identifica diversi Paesi – tra cui Slovacchia, Slovenia e Croazia – come nuovi casi di regressione democratica.
L’Ungheria è un’autocrazia elettorale, al pari della Serbia. Albania, Bosnia-Erzegovina, Moldavia e Macedonia sono regimi ibridi.
L’Italia resta una democrazia liberale, ma sta acquisendo alcuni aspetti autocratici
il rapporto cita in particolare il peggioramento dell’autocensura dei media e l’aumento della parzialità del sistema informativo a favore del governo in carica.
Il passaggio da una democrazia liberale a una elettorale, e poi – nei casi più estremi – all’autocrazia (con o senza elezioni) avviene quando si indeboliscono i vincoli sull’esecutivo, l’indipendenza della magistratura, la libertà dei media, lo spazio della società civile.
Il rapporto mostra dove si concentra il declino. La libertà di espressione peggiora in 44 Paesi, mentre nel 2000 migliorava quasi ovunque. La censura dei media e la repressione della società civile sono diventate pratiche diffuse nei Paesi in regressione. Anche la tortura come metodo di controllo della popolazione è in aumento
Un libro del 1991 descriveva la «terza ondata di democratizzazione nel mondo» come ineluttabile. Il Democracy Report individua una traiettoria opposta. Le speranze di un pieno consolidamento liberale dopo la fine dell’Unione Sovietica si sono dunque solo parzialmente realizzate.
Oggi il 41% della popolazione mondiale vive in Paesi che stanno diventando meno democratici. Non si tratta più di deviazioni isolate, ma di una tendenza strutturale.
Stupisce molto che Ucraina e Russia rientrino nella categoria delle autocrazie elettorali. Gli studiosi della Russia oggi non hanno dubbi a classificarla come una “autocrazia chiusa” e l’Ucraina come una democrazia anche se imperfetta (anche il caso del Regno Unito, classificato solo come democrazia elettorale, richiede cautela interpretativa).
La qualità del sistema politico in un Paese andrebbe messa in rapporto a una rinnovata aggressività sovranista. Lo slittamento che osserviamo oggi nella politica estera americana è, almeno in parte, il riflesso di questa trasformazione interna. Lo stesso vale per la Russia. Politica estera e politica interna non sono mai disgiunte.
Roth e Lewis avevano intuito che i sistemi democratici possono erodersi dall’interno, spesso con il consenso di una parte dell’elettorato. Oggi disponiamo di dati che, pur con alcuni gravi limiti, confermano quella intuizione. La domanda non è più se «può succedere qui». In modi e forme diverse, sta già accadendo.
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

L’EUROPA SI RISCOPRE FRAGILE E IMPAURITA: I MISSILI BALISTICI SCAGLIATI DALL’IRAN NELL’OCEANO INDIANO, VERSO LA BASE AMERICANA NELL’ISOLA DI DIEGO GARCIA, FANNO CAPIRE CHE TUTTA L’EUROPA, ITALIA INCLUSA, E’ NEL RAGGIO D’AZIONE DELLA RAPPRESAGLIA DI TEHERAN

Marzo 22nd, 2026 Riccardo Fucile

“REPUBBLICA”: “È INDUBBIO CHE TEHERAN ABBIA SVILUPPATO ARMI IN GRADO DI PIOMBARE SULL’EUROPA OCCIDENTALE. IL KHORRAMSHAHR-4 È STATO ACCREDITATO DI UN RAGGIO D’AZIONE DI DUEMILA CHILOMETRI MA SI PUÒ ALLUNGARE LA DISTANZA. IL VERO PROBLEMA È UN ALTRO. NESSUN PAESE DEL VECCHIO CONTINENTE DISPONE DI SCUDI OPERATIVI CONTRO I MISSILI BALISTICI. SOLO LA GERMANIA HA ACQUISTATO L’ARROW ISRAELIANO, CON UNA SPESA DI 8 MILIARDI. LA NOSTRA PROTEZIONE DIPENDE TOTALMENTE DA SATELLITI, RADAR E NAVI STATUNITENSI”

Da 48 ore un brivido scuote i comandi militari occidentali. I missili balistici scagliati nel mezzo dell’Oceano Indiano sono un’altra sorpresa amara. Finora si era ritenuto che la Repubblica islamica fosse in grado di condurre attacchi contro obiettivi distanti duemila chilometri, adesso questa distanza va raddoppiata: quasi tutta l’Europa, Italia inclusa, entra nel raggio d’azione della rappresaglia.
Si tratta di una valutazione condizionata da informazioni incomplete e dati segreti, sufficiente però a far suonare un altro campanello di allarme sull’evoluzione di un conflitto che dopo tre settimane continua ad allargarsi.
Le notizie ufficiali più dettagliate sono state fornite dal capo di Stato maggiore israeliano, il generale Eyal Zamir, che ha parlato di «un’arma balistica intercontinentale a due stadi, con una portata di 4mila chilometri diretta verso un
obiettivo Usa nell’isola di Diego Garcia». E ha sottolineato: «Questi missili non sono stati concepiti per colpire Israele: la loro traiettoria raggiunge le capitali d’Europa. Berlino, Parigi e Roma sono tutte minacciate».
Il generale Zamir, il principale pianificatore di questa guerra, ha detto che l’incursione è avvenuta venerdì. Fonti di Londra hanno specificato che è stato questo episodio a spingere il governo Starmer ad allargare venerdì sera l’autorizzazione ai raid dei bombardieri americani dagli aeroporti inglesi, permettendogli di bersagliare pure le postazioni che tengono sotto tiro Hormuz.
Due missili Khorramshahr-4 avrebbero puntato sull’aeroporto americano nell’arcipelago della Chagos, territorio britannico a metà strada tra le Maldive e le Mauritius. Un ordigno sarebbe finito nell’Oceano; l’altro sarebbe stato distrutto da un intercettore dell’Us Navy SM-3 Standard all’esterno dell’atmosfera. Si tratta dell’elemento chiave: se il Pentagono ha autorizzato il lancio dell’SM-3 — che costa più di quindici milioni — significa che il bolide iraniano poteva realmente esplodere sulla base americana.
Il calcolo è stato fatto dai satelliti della Space Force, che hanno avvistato l’accensione dei motori e ricostruito la traiettoria: i missili balistici escono dall’atmosfera e poi rientrano con una parabola in cui sfiorano i ventimila chilometri orari. Oltre agli Usa, poche nazioni sono state in grado di documentare l’attacco: Israele e molto probabilmente la Cina.
Lo scudo spaziale non è totalmente condiviso con la Nato, anche se Londra ha accesso completo ai dossier di intelligence.
Quanto è concreto questo pericolo? È indubbio che Teheran abbia sviluppato armi in grado potenzialmente di piombare sull’Europa occidentale. Il Khorramshahr-4 è stato accreditato di un raggio d’azione di duemila chilometri ma si può allungare la distanza riducendo la carica esplosiva — oltre 1500 chili — a vantaggio del combustibile. E questo vale per altri modelli di ordigni, senza dimenticare che la Repubblica islamica ha costruito vettori per satelliti con prestazioni addirittura superiori. Si ritiene però che per colpire Roma o Parigi la rampa di lancio dovrebbe trovarsi nell’Iran settentrionale, dove i bombardamenti sono stati sistematici e terrificanti.
Il vero problema è un altro. Nessun Paese del Vecchio Continente dispone di scudi operativi contro i missili balistici, che a gennaio i russi hanno scagliato a pochi
chilometri dal confine polacco. Solo la Germania ha acquistato l’Arrow israeliano, con una spesa di otto miliardi: la prima batteria è stata consegnata a dicembre e non è ancora in servizio.
La nostra protezione dipende totalmente da satelliti, radar e navi statunitensi: uno dei grandi limiti della difesa europea.
(da Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

I LOCALI DI MAURO CAROCCIA, PRESTANOME DEL BOSS SENESE, CAMBIAVANO SPESSO NOME: “BAFFO”, “BAFFO 2018”, “BAFFO 2 FISH”, “BAFFOLONA BURGER” FINO A “BISTECCHERIA D’ITALIA”, IL LOCALE DEL QUALE IL SOTTOSEGRETARIO DEL MASTRO ERA SOCIO TRAMITE LA SRL “5 FORCHETTE”

Marzo 22nd, 2026 Riccardo Fucile

NELLE AZIENDE DI CAROCCIA C’E’ LA CRIMINALITÀ: I LOCALI RIPULISCONO I SOLDI DELLA MALA ROMANA, CAMBIANO PELLE MA SONO SEMPRE LA STESSE COSA – NEL 2020, ARRIVANO I SEQUESTRI E GLI ARRESTI: VENGONO FUORI I CAPITALI SPORCHI, I CONTATTI CON AMBIENTI DELLA CURVA NORD DELLA LAZIO… LA FIGLIA 18ENNE ENTRA IN AFFARI CON DELMASTRO E QUATTRO POLITICI DI FRATELLI D’ITALIA

All’inizio era Baffo. Poi arrivarono Baffo 2018, Baffo 2 Fish e Baffolona Burger. E, da ultimo, la Bisteccheria d’Italia. All’inizio «c’erano i Senese», la criminalità organizzata. Poi arrivarono i figli del boss. E, da ultimo, dopo arresti e sequestri, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e altri politici di Fratelli d’Italia.
C’è la storia di rinomati ristoranti e degli assetti societari che li circondano, nelle carte dei pm romani che si occupano di mafia. Una storia che ruota intorno alla famiglia Caroccia e si sviluppa lungo una delle principali complanari di Roma Sud: via Tuscolana. Inizia nel 1994 al civico 8 di Porta Furba, quando Nicola Caroccia e la moglie Rosetta arrivano nella capitale dalla Campania e fondano “Baffo”.
Saranno i figli, Mauro e Daniele Caroccia, a cambiare passo. A trasformare il locale in una catena. Una crescita veloce. Troppo veloce, diranno le sentenze: Mauro viene condannato a 4 anni di carcere, Daniele è assolto. In aula emerge che il rapporto con il clan Senese inizia da subito, dalla fondazione della Rdm, nel 2015. L’azienda serve a gestire una nuova bisteccheria, non troppo distante dal precedente locale, in via dei Fulvi, al civico 8.
È di Mauro Caroccia, anche se la madre ne custodisce un 5%. «Mauro Caroccia ha dichiarato che quando acquisì la proprietà della società vi erano “già dentro i Senese”, che erano stati “portati” dal fratello Daniele, con il quale l’imputato aveva rotto i rapporti», spiega la sentenza.
I due si separano già nel 2017. Daniele si allontana di qualche centinaio di metri, raggiunge via Tuscolana 969 e fonda Baffolona Burger. Il fratello Mauro prima apre Baffo 2 Fish, sempre in via dei Fulvi. E poi si spinge più a sud, oltre il Grande Raccordo Anulare, in via Gasperina, dove stabilisce la sede di Baffo 2018.
Nella pancia delle sue aziende c’è la criminalità. I locali ripuliscono i soldi della mala romana. Cambiano pelle ma sono sempre la stesse cosa. […] Poi, nel 2020, i sequestri e gli arresti. Vengono fuori i capitali sporchi, i contatti con ambienti della Curva Nord della Lazio, anche con narco-ultras come Marco Turchetta e Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ucciso nel 2019. Per i Caroccia è il fallimento dell’impresa di famiglia. O quasi. Perché mentre Mauro Caroccia si difende dalle accuse, la figlia diciottenne entra in affari.
Mancano 8 giorni al Natale 2024. La ragazza fa la valigia, arriva fino a Biella e si siede al tavolo con il sottosegretario Delmastro e quattro politici importanti del partito di governo: Elena Chiorino, Davide Eugenio Zappalà, Cristiano Franceschini.bC’è anche l’imprenditrice Daniela Pelle.
Fondano la 5 Forchette Srl e con quella gestiscono un nuovo locale: la Bisteccheria Italia. I legami con il passato sono ben presenti. Mauro — prima di finire in carcere — promuoveva il ristorante. Gli adesivi “Baffo” sono appesi in vetrina e, ancora oggi, se si digita su Google “ristorante da Baffo Roma”, l’algoritmo rimanda al civico 452 di via Tuscolana, la Bisteccheria Italia.
La sede legale, invece, è a Biella, nello studio del commercialista Amedeo Paraggio, assessore al bilancio del Comune, in quota FdI. «Il sottosegretario Delmastro deve spiegare perché è entrato in società con Caroccia, prestanome del clan Senese, nel ristorante “Da Baffo” di via Tuscolana 452, poi diventato “La Bisteccheria d’Italia” — dice Angelo Bonelli, deputato Avs — Quel ristorante non era un luogo qualunque: era un punto di riferimento della destra estrema romana, frequentato da esponenti della curva della Lazio e da Diabolik, figura centrale della criminalità romana, emersa in più inchieste e in rapporti con il clan Senese e con la famiglia Caroccia». Il tutto all’insaputa di un sottosegretario.
(da La Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (38.373)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Marzo 2026 (460)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Marzo 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
    « Feb    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • GIORGIA MELONI HA PRESO UNA SCOPPOLA ANCHE NELLA “SUA” GARBATELLA, A ROMA: NELLA SEZIONE CHE COMPRENDE IL QUARTIERE DELLA PREMIER, IL “NO” HA TRIONFATO CON IL 78% DEI VOTI
    • GIORGIA MELONI HA PERSO, L’ARROGANZA NON PAGA
    • LA PRIMA VERA SCONFITTA DI GIORGIA MELONI SEGNA LA FINE DELLA SUA LUNA DI MIELE CON GLI ITALIANI: QUANDO UNA RIFORMA VIENE BOCCIATA COSÌ, CON IL 59% DEGLI ELETTORI CHE SI È RECATO ALLE URNE, NON BASTA DIRE “ANDIAMO AVANTI”, COME HA FATTO MELONI
    • AL REFERENDUM UNA BATOSTA TUTTA POLITICA: A GIORGIA NON BASTERA’ FAR FINTA DI NIENTE
    • IL NO STRAVINCE TRA I GIOVANI: IL 61% CONTRO LA RIFORMA
    • REFERENDUM, SCHIAFFO AL GOVERNO: PERCHE’ HA VINTO IL NO E COSA CAMBIA ORA
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA