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CORTE DEI MIRACOLI PARTE PRIMA: LADY BONDI E FIGLIO, MINISTERI DI FAMIGLIA

Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

IL FIGLIO DELLA ATTUALE COMPAGNA DEL MINISTRO, LA DEPUTATA PDL MANUELA REPETTI, E’ STATO ASSUNTO AL MINISTERO DELLA CULTURA… LA RIVELAZIONE DE “IL FATTO QUOTIDIANO” CHE HA INNESCATO UNA GROSSA POLEMICA POLITICA SUL MINISTRO

Il figlio di Manuela Repetti, deputata Pdl e compagna del ministro della Cultura Sandro Bondi, lavora per la direzione generale del cinema del dicastero.
Lui, laureando in architettura, non risponde, la madre tergiversa, il direttore conferma.
Possibile che Fabrizio Indaco, figlio di Manuela Repetti, deputata del Pdl e compagna di Sandro Bondi, lavori per il ministero dei Beni culturali nella direzione generale del cinema in Piazza S. Croce in Gerusalemme a Roma? E possibile, come si sussurra, che rassicuri i giovani produttori, prometta felici finalizzazioni di progetti, spenda la parentela per farsi strada in quella giungla che è il mondo del cinema romano?
Per verificare l’ipotesi, una commistione di lunare nepotismo e inopportunità  feudale, basta chiamarlo nel tardo pomeriggio al telefono del Mibac a lui intestato.
Risponde al secondo squillo: “È lei Fabrizio Indaco?” “Certo”, “Volevamo chiederle se è davvero figlio dell’onorevole Repetti”.
È qui, che il giovane Indaco, laureando in architettura (corso iniziato nel 2002, qualche lentezza nel percorso), viene assalito da un’amnesia, la sindrome Scajola: “Stavo proprio per andare via, se vuole ne parliamo domani”. Insistiamo: “Indaco, ci aiuti a non scrivere inesattezze”.
Balbetta qualcosa e poi in un lampo, tronca a tradimento la conversazione.
Ci viene qualche dubbio che proviamo a fugare parlando con la donna che gli ha dato i natali.
In Parlamento è una giornata uggiosa.
Votazioni, truppe asserragliate.
Nonostante questo Manuela Repetti da Novi Ligure, non si nasconde. “Fabrizio è mio figlio certo”. Come mai lavora nel ministero diretto dal suo compagno?”.
Qualche secondo di pausa: “Eh, come mai, ci lavora, ecco”.
Sbanda ma non crolla, Repetti.
Ha fiducia nel prossimo: “Ha un contratto interinale, in scadenza, se vuole qualche informazione in più lo chiedo direttamente a lui”.
“Con noi non ha voluto parlare”, spieghiamo: “Eh vabbè poverino, va capito, cerchi di comprendere”.
Con tutta l’umana empatia del caso, non possiamo fare a meno di domandare ancora: “Onorevole, per quale ragione un ragazzo laureato in Architettura lavora alla direzione generale cinema, non le sembrano campi d’applicazione inconciliabili?”.
Repetti dice di parlare come una qualunque madre preoccupata per il futuro della propria prole.
“Non si è laureato, ha finito gli esami, sta preparando la tesi e come tutti i ragazzi, prova a fare qualche cosa. Il suo contratto al Centro sperimentale di cinematografia, che è un ente autonomo, sta per scadere”.
Il Csc, vive grazie ai soldi del Fus.
Quasi 10 milioni di euro l’anno, non proprio un ente autonomo dal ministero, in ogni caso.
“Non so quanto duri l’assunzione temporanea e forse era sua intenzione tornare a Novi Ligure e cercare un mestiere nel suo ramo. Mentre studia, cerca di guadagnare qualcosa, non c’è niente da nascondere”. S
i irrigidisce, Repetti, solo se le parli di etica: “Non mi ponga domande come se mi trovassi davanti all’inquisizione”.
La rassicuriamo: “Le pare appropriato, mentre il suo compagno dirige il ministero, offrire nello stesso un posto di lavoro a suo figlio? Milioni di ragazzi, un regalo simile non lo avranno mai” e lei traballa: “Bè, ma intanto non sarebbe opportuno se lui non lavorasse, ma mio figlio trotta, come potrebbe essere per tanti ragazzi nella sua posizione, non ci vedo nulla di male o di strano. Se non facesse nulla o approfittasse della situazione (sic) sarebbe grave. Non penso abbia potuto avere facilitazioni”.
Il ministro non si è mai preoccupato? “Non vedo come una stranezza che un ragazzo lavori”.
Pausa: “Ho capito che è il ministero suo (sic), ma è una combinazione, non è vietato, non vedo sinceramente non capisco, è uno studente come tanti altri, ha fatto una sua esperienza lavorativa, tutto qui”. È affranta.
Stesso tono di voce quando a tarda sera interloquiamo con Nicola Borrelli, direttore generale del ministero, sezione cinema. “Indaco lavora fisicamente da noi, ha un contratto con il Centro sperimentale di cinematografia, con loro abbiamo una convenzione e gli chiediamo una serie di servizi. Con le difficoltà  di personale che abbiamo non ce la facciamo. Alcune attività  specifiche sono nella mani di ragazzi come Indaco”.
Quali esattamente, direttore?
“Fabrizio affianca i servizi della direzione generale per la realizzazione della piattaforma on line per la presentazione delle domande di finanziamento che sarà  messa in rete entro fine mese”.
Trasecoliamo. Presentazione delle domande? Magari di film sulla ricostruzione de L’Aquila o invisi al governo? Si parla di soldi erogati dallo Stato, di fondi di garanzia?
“Esattamente, per accedere ai vari contributi e alle istanze amministrative”. Anche a Borrelli, chiediamo della opportunità : “Le devo dire la verità , io gestisco le persone che arrivano dal Centro sperimentale e se le dicessi che non sapevo nulla della parentela di Indaco, sarei ridicolo. Il centro sperimentale è una nostra eccellenza e nell’apporto a questo progetto, lavorano in parallelo Fabrizio e un’altra persona. il suo lavoro è stato prezioso, però non ha questo grandissimo contratto e le preannuncio che dopo aver rilevato l’Eti, non rinnoveremo la convenzione con i ragazzi del Centro sperimentale”.
Un’altra buona notizia, per una realtà  che lentamente, sta morendo.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL MESSAGGIO DI FINI RISPONDE AD UN’ESIGENZA TATTICA: DA QUI AL 14 DICEMBRE LE COSE CAMBIERANNO OGNI GIORNO

Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

CHI VUOLE INTERPRETARE IL MESSAGGIO DI FINI COME UNA APERTURA AL PREMIER O UNA RESA, NON CONOSCE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA…LA VERA CAMPAGNA ACQUISTI O “ASSENTI IMPROVVISI” IL PREMIER LA STA FACENDO IN ALTRI AMBIENTI, NON IN FUTURO E LIBERTA’…   SE ANCHE EVITASSE LA SFIDUCIA, IN FUTURO IL GOVERNO POTREBBE ANDARE SOTTO IN QUALSIASI MOMENTO

A sorpresa ieri il leader di Futuro e Libertà  è intervenuto con un videomessaggio che stamani è stato oggetto di diverse valutazioni da parte dei commentatori politici, ognuno intento a tirare la coperta dalla sua parte. Chi ha visto nelle sue parole una retromarcia di Fini di fronte alla campagna acquisti del Cavaliere e il timore (o la certezza) di non riuscire a sfiduciarlo il 14 dicembre alla Camera, chi l’ha interpretato con un segnale di debolezza, altri di distensione.
Condividiamo una parte dell’analisi di Marcello Sorgi che su “la Stampa” scrive: “E’ probabile che il presidente della Camera abbia sentito la necessità  di un aggiustamento di tiro di fronte all’aggravarsi della crisi economica in Europa e all’allarme determinato dal peggioramento della situazione di Paesi a rischio come Irlanda e Portogallo, come se volesse chiarire che il suo non è il partito della crisi a qualsiasi costo. Ed è possibile che in questo modo abbia anche voluto calmare la fibrillazione a cui una parte dei parlamentari del Fli è sottoposta sia di fronte all’ipotesi di votare contro il governo e accanto alla sinistra, sia per le pressioni che sono riprese per convincerli a rientrare nel Pdl. A loro è come se Fini avesse detto che la rottura con Berlusconi non è più scontata come sembrava e avverrà  solo se il premier non farà  nulla per evitarla”.
Proprio nel momento in cui “il Fatto Quotidiano” denuncia stamane che “impazza il mercato delle vacche e l’asta per l’acquisto di un deputato è schizzata fino a 2 milioni di euro”, proprio di fronte a tempi ancora lunghi prima di arrivare al 14 dicembre, Fini, che fino ad oggi non ha sbagliato una mossa, come ricordava giorni fa l’insospettabile Paragone, ha semplicemente voluto rimarcare due cose.
In primo luogo che lui, a differenza del competitor, ha a cuore l’interesse del Paese e pertanto ha voluto veicolare un messaggio di moderazione e responsabilità , di fronte allo scalpiccio rumoroso altrui.
In secondo luogo a quei due, tre deputati di Futuro e Libertà  che sono restii a votare la sfiducia, ha voluto far capire che non è lui che la cerca, ma che essa diventerà  inevitabile di fronte all’arroganza della controparte.
Chi vede dietrologie non conosce Fini, l’ultimo “raffinato” democristiano per come sa muoversi nelle crisi parlamentari.
Altra cosa la strategia di Berlusconi.
Il premier non punta mai ai chiarimenti politici per una semplice ragione: di politica non capisce nulla.
E’ sicuramente invece insuperabile nella raccolta del consenso e nell’acquisizione parlamentare a botta di promesse e garanzie del posto.
Ci sono ad esempio 10 posti a disposizione, tra ministri, vice e sottosegretari, li sta promettendo a tutti.
C’è poi l’argomento: “se si va al voto, come farai a essere rieletto senza il mio aiuto?”
Ci sono ovviamente gli altri argomenti cui accennava “il Fatto”.
Quota 316 non è facilmente raggiungibile, mancano 11 deputati.
La strategia del premier si basa su due opzioni congiunte: una parte di deputati si “acquistano” direttamente alla causa, un’altra parte quel giorno saranno assenti, in modo da far abbassare il quorum.
Quindi le presunte assenze diplomatiche di un paio di finiani non sarebbero certo quelle determinanti.
Anche perchè sarà  difficile che vi siano, col rischio per costoro di essere come minimo sputacchiati dai militanti per strada.
E’ solo una copertura per Silvio dire che “molti finiani non voteranno la sfiducia” per nascondere altri giochi e contatti.
In ogni caso, acquisito il qualificato ex leghista Grassano (sotto processo per truffa aggravata ai danni del comune di Alessandria), tamponati per ora gli addii di Misuraca e Scelli, gli obiettivi sono in area centrosinistra.
Si punta su due ex Pd, Calearo e Cesario, due Idv, 2 Udc , 2 del gruppo misto e 5 radicali, tra passaggi ufficiali alla maggioranza e assenze diplomatiche.
Ma, visti i precedenti, in 20 giorni puo’ anche succedere l’opposto, che siano alcuni del Pdl a passare al fronte opposto.
Occorre abituarsi per qualche settimana a sentirne di tutte i colori.
Senza dimenticare che già  poco tempo fa Silvio fece male i conti su chi si sarebbe schierato con Fini ( pensava 4 e furono 44).
E restò col culo per terra.

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TAGLI FINANZIARIA: PROTESTANO ANCHE GLI ITALIANI ALL’ESTERO, A RISCHIO CULTURA E SALUTE PER GLI EMIGRATI INDIGENTI

Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

RISORSE RIDOTTE DA 60 A 29 MILIONI: SI COMPROMETTE LA POSSIBILITA’ DI MANTENERE UN LEGAME CON LE PROPRIE RADICI CULTURALI…PRIVATI DELL’ASSISTENZA I SETTANTENNI ITALIANI INDIGENTI CHE VIVONO AL’ESTERO E IN NAZIONI DOVE L’ASSISTENZA SANITARIA E’ A PAGAMENTO

Alcune settimane fa c’è stata la denuncia della “Dante Alighieri”, l’istituto che promuove nel mondo la lingua e la cultura italiane.
Ma i tagli che riguardano gli italiani all’estero non si limitano alla cultura, colpiscono anche il welfare, gli anziani che vivono in condizioni di indigenza, ai quali viene di fatto negata l’assistenza medica: è per questo che i rappresentanti del Consiglio Generale degli Italiani all’estero hanno deciso di scendere in piazza e hanno chiesto di essere ricevuti dal governo.
Richiesta che in effetti può suonare un po’ strana, visto che il CGIE è un ente pubblico, istituito con legge dello Stato e presieduto da un ministro della Repubblica, il titolare degli Esteri Franco Frattini.
Ma i consiglieri hanno ritenuto di non avere alternative, dal momento che “dal 2009 ad oggi le risorse per l’emigrazione sono passate da 60 milioni di euro a 29 milioni”.
“In questo modo si compromette la possibilità  stessa di una politica a favore dei quattro milioni di italiani di cittadinanza e le decine di milioni di oriundi italiani”.
Per i figli degli emigranti, cioè, magari serenamente inseriti nel Paese dove vivono, l’unica possibilità  di manterene un legame con la lingua e la storia dei propri genitori o dei propri nonni è rappresentata proprio dalla scuola italiana, dagli istituti di cultura.
Tagliarne le risorse significa, di fatto, recidere le radici.
“In particolare i tagli infieriscono sulle spese per la diffusione della lingua e cultura italiana e compromettono la possibilità  di rafforzare i legami con i giovani italiani e di origine italiana che vogliono rafforzare i rapporti con l’Italia e salvaguardare le loro radici e la loro identità  storica e culturale”.
Ma non si tratta solo di cultura: sono stati tagliati infatti, segnala il CGIE, i fondi destinati alla spesa sanitaria a favore dei cittadini italiani con oltre 70 anni e che vivono all’estero in condizioni di indigenza, un taglio che li condanna ad essere privati dell’assistenza, se vivono in Paesi dove la sanità  è completamente a pagamento.
Il CGIE chiede pertanto al Parlamento il ripristino di “un’adeguata dotazione finanziaria al capitolo italiani nel mondo”, e un passo indietro sul progetto di ridimensionamento dei consolati.
Richieste che non tengono conto della crisi?
Tutto sommato sostenere gli italiani all’estero, significa continuare a giocare un ruolo importante nella globalizzazione per il quale è imprescindibile la diffusione della conoscenza della storia e della cultura del nostro Paese.
Evidentemente a questo governo di pseudo-destra la cosa non interessa.

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PRIMA SI CHIEDE DI INDICARE A CHI DESTINARE IL 5 X MILLE DELLE IMPOSTE PAGATE, POI LO SI DESTINA DI NASCOSTO AD ALTRI SCOPI

Novembre 19th, 2010 Riccardo Fucile

FURTO DI STATO: TREMONTI TAGLIA DEL 75% ANCHE I FONDI DEL 5X MILLE ALLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO….INSORGE TUTTO IL MONDO DELL’ASSOCIAZIONISMO CHE CHIEDE IL RIPRISTINO DEI 400 MILIONI DELLO SCORSO ANNO E IL RISPETTO DEI CITTADINI…BEN 245 MILIONI SONO STATI STORNATI A FAVORE DELLE SCUOLE PRIVATE: CHI CI VUOLE ANDARE SE LE PAGHI

“Tagliare i fondi a disposizione del 5 x mille significherebbe limitare drasticamente la libertà  dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore”: lo denunciano alcune tra le principali associazioni non-profit, che hanno inviato un appello al Parlamento italiano e ai presidenti di Camera e Senato perchè intervengano sulla legge di stabilità .
Alcuni giorni fa infatti il governo ha modificato il maxi-emendamento che conteneva un fondo di 800 milioni destinato a interventi vari.
La nuova formulazione, approvata in Commissione Bilancio, a Montecitorio, ha destinato solo 100 milioni al 5 X mille, rispetto ai 400 destinati l’anno precedente, cifra che l’esperienza dimostra corrispondere alle scelte operate dagli elettori: dalle dichiarazioni dei redditi del 2008 sono stati destinati alle associazioni 397,5 milioni di euro.
Le risorse sono state dirottate al finanziamento di altre voci: sono stati aumentati per esempio i fondi per le scuole paritarie, ai quali sono stati aggiunti 245 milioni.
Le associazioni del settore sono subito insorte contro la decisione del governo: non solo con questo taglio del 75 per cento si bloccano o si limitano fortemente le attività  delle associazioni di volontariato e degli enti di ricerca (ma in realtà  l’elenco delle associazioni che beneficiano del cinque x mille è molto più vario: ci sono associazioni sportive, le fondazioni lirico-sinfoniche, enti culturali, associazioni ambientaliste, ecc.), ma si tradiscono sfacciatamente le scelte dei cittadini.
Cioè, prima si chiede agli elettori di indicare nella dichiarazione dei redditi a chi destinare il 5 X mille delle imposte pagate allo Stato, poi invece i fondi vengono stornati e destinati a ben altro, senza chiedere il parere di nessuno.
Un furto di Stato legalizzato e una vergognosa presa per i fondelli nei confronti degli italiani.

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FISCO: LE IMPRESE ITALIANE LE PIU’ TASSATE D’EUROPA

Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

E’ QUANTO EMERGE DA UNO STUDIO DELLA BANCA MONDIALE: IL PESO DEI TRIBUTI COMPLESSIVI IN ITALIA E’ DEL 68,6% CONTRO UNA MEDIA EUROPEA DEL 44,2% E QUELLA MONDIALE DEL 47,8%… SU 18 PAESI ESAMINATI, L’ITALIA RISULTA AL 167° POSTO…LE TASSE SUL LAVORO RAPPRESENTANO IL 43,4% DEL CARICO…PER ADEMPIERE AI DOVERI FISCALI IN ITALIA SI IMPIEGANO 285 ORE L’ANNO, CONTRO LE 225 ORE DELLA MEDIA EUROPEA

Un altro record negativo per il nostro Paese: Italia al primo posto in Europa per peso delle tasse sulle imprese.
Il peso complessivo di tributi nazionali e locali e dei contributi sociali è del 68,6%, il più alto tra i Paesi europei e tra i più alti al mondo.
La media europea è del 44,2% e quella mondiale del 47,8%.
E’ quanto emerge dallo studio “Paying Taxes 2011” realizzato dalla Banca Mondiale e dalla società  di consulenza PwC (PricewaterhouseCoopers).
Su 183 Paesi esaminati dal dossier, l’Italia risulta al 167° posto, ovvero tra i Paesi in cui complessivamente è più pesante il carico del prelievo.
A pesare particolarmente sono le tasse sul   lavoro che rispetto al tasso complessivo del 68,6% rappresentano il 43,4% del carico.
Ma non c’è solo il fisco a vessare le imprese italiane: ogni azienda in Italia impiega 285 ore l’anno per adempiere ai propri doveri fiscali, oltre 60 ore in più della media europea, attesta lo studio “Paying Taxes 2011”.
In Europa solo cinque Paesi hanno meccanismi più complicati mentre il minor numero di ore per pagare tasse e contributi si registra in Lussemburgo (59 ore).
Se si considerano tutti i 183 Paesi del mondo analizzati dal dossier della Banca Mondiale e PwC, l’Italia occupa la 123° posizione, calcolando che ai primi posti figurano i Paesi dove la burocrazia è più snella.
A conti fatti, senza contare le notti, un’azienda italiana impiega mediamente quasi 24 giorni per essere in regola con tutti i pagamenti all’erario e agli istituti
di previdenza.
Eppure nel programma del centrodestra era indicato come obiettivo quello di riportare il nostro Paese nel’ambito della media europea, sia in termini di tassazione che di snellimento delle procedure burocratiche.
Che Fini non abbia tutti i torti quando si lamenta che molti punti del programma non solo non sono stati attuati, ma neppure seriamente affrontati e analizzati?
E poi ci si lamenta della perdita di credibilità  di questo governo a trazione forza-leghista, solo a parole sensibile alle istanze della media e piccola imprenditoria.
Dopo 18 anni di promesse e di spot, il tempo è ormai scaduto.

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MAL DI MASI: IL DIRETTORE GENERALE DELLA RAI SFIDUCIATO DA 1.391 GIORNALISTI SU 1.438

Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

SCOPPIA IL CASO DEI RIMBORSI E DEI SERVIZI SPECIALI DEL TG1….MASI COSTRETTO A ORDINARE UN’INDAGINE INTERNA SUI RIMBORSI SPESE DI 64.000 EURO DI MINZOLINI….LA SUA POLTRONA COMINCIA A SCRICCHIOLARE: RISCHIO 650 MILIONI DI EURO DI DEBITI CHE DOVRA’ RIPIANARE IL GOVERNO

Giornata nera.
Un colpo dietro l’altro: la sfiducia dei giornalisti, il duello tra Saviano e Maroni, le spese pazze di Augusto Minzolini.
Per uscire dall’angolo, Mauro Masi ha mollato il direttore del Tg1: il dg ha ordinato un’indagine interna su Minzolini, accertamenti sui rimborsi per le trasferte e i servizi sulla Royal Caribbean (c’è puzza di pubblicità  occulta).
Il Tg1 ha organizzato un concorso per famiglie con la multinazionale americana per il varo di una nave “gigante dei mari” e, in otto mesi, ospitato per sei volte un alto dirigente della Royal.
In più: Minzolini ha usufruito di uno sconto nel lussuoso albergo “Terme di Saturnia”, poco prima il Tg1 aveva intervistato il responsabile marketing.
Masi non s’è fatto pregare: “Abbiamo una società  che può controllare chi e come promuove i marchi nei passaggi televisivi. Saranno efficienti e veloci”.
A sua volta Masi, per far tacere voci inconsulte, alza le mani: “Mi rivolgo al Collegio dei sindaci: avete i miei dati, sono a disposizione per verifiche sulla mia carta di credito”.
Un’operazione trasparenza volontaria per frenare pettegolezzi, mostrarsi casto e puro con i conti aziendali e distinguersi con Minzolini che, senza scusarsi nè pentirsi, in un anno ha speso 64 mila euro con una revolving di viale Mazzini, dieci volte in più di Mario Orfeo del Tg2.
E sulla bocciatura dei giornalisti?
Passa, nemmeno guarda.
Anche se la poltrona scricchiola e la reputazione pure: “Alla luce delle politiche aziendali esprimi fiducia al direttore generale Masi?”.
Il sindacato Usigrai l’ha chiesto a tutti i 1.878 giornalisti Rai: tra i 1.438 votanti, il 95% (1.391) ha risposto no.
L’indice di impopolarità  di Masi rasenta lo zero tra i dipendenti (sondaggi, proteste, scioperi), ma il dg rifiuta il dissenso: “Come tutte le cose prive di rilevanza formale e sostanziale, il voto può essere solo o una manifestazione politica o un tentativo di intimorire”.
Ma sembra avere pochi dubbi: “Obiettivo fallito in entrambi i casi. Il primo perchè non c’era bisogno di questo costoso evento per sapere come è schierata politicamente l’Usigrai e soprattutto nel secondo caso perchè ci vuole ben altro e ben altri personaggi per provare soltanto ad intimorirmi”.
Il segretario Usigrai, Carlo Verna, alza la posta e invoca le dimissioni: “Masi deve lasciare. Il direttore generale ha messo in atto una serie di azioni negative. Il mancato accordo con Sky, mai spiegato in modo convincente, che ci fa perdere decine e decine di milioni di euro, un piano industriale che non prende corpo”.
La Federazione dei giornalisti (Fnsi) è con l’Usigrai : “I dati sono di una chiarezza impressionante. Masi si è aggrappato all’assenza di rilevanza formale del voto. Ma la sostanza del risultato fischia nelle sue orecchie come un tempo che è scaduto”.
Masi prova a restare in piedi tra le buche, la più grossa, una voragine sono i conti: senza tagli e manovre, entro tre anni, la Rai rischia 650 milioni di euro in rosso.
Viale Mazzini cerca uscite d’emergenza perchè l’ora è disperata, Masi cerca una scialuppa di salvataggio — come scrive Milano Finanza — nelle casse del governo: il contratto di servizio che lega la Rai al ministero dello Sviluppo economico e giustifica la tassa chiamata canone di abbonamento.
Il palinsesto Rai è diviso tra “programmi commerciali” (finanziati dalle pubblicità ) e “programmi di servizio pubblico” (coperti con il canone): la gestione separata del bilancio ha provocato perdite di circa un miliardo di euro in tre anni e dunque, per scongiurare tagli di personale e settori, l’azienda presenta il conto al ministro Paolo Romani.
Il ministero ha le chiavi per aprire una fonte vitale per la Rai: in una riunione con i dirigenti, aspettando un piano industriale, Masi aveva lanciato l’allarme per i creditori e le banche.
Chi ha voglia di scommettere sulla Rai di oggi?

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)

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DOPO DUE GIORNI DI BRILLANTE CAMPAGNA ACQUISTI IN PARLAMENTO, IL PDL RIESCE A PERDERE UN DEPUTATO

Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

“SEMBRA DI ESSERE A WALL STREET” COMMENTA UN DEPUTATO DI FRONTE ALL’OFFENSIVA DEI SODALI DI SILVIO NEL TENTATIVO DI RAGGIUNGERE QUOTA 316… MA PER ORA IL PDL PERDE MISURACA CHE STAREBBE PER PASSARE ALL’UDC…ANCHE SCELLI E FRASSINETTI TENTATI DI LASCIARE IL PDL PER FINI… LA SANTANCHE’ AVEVA DETTO: “MOLTI FINIANI MI STANNO CHIAMANDO”: FORSE LE COSE CHE LE HANNO DETTO SONO IRRIFERIBILI?

“Offerte, rialzi, ribassi, sembra di stare a Wall Street” la butta lì in Transatlantico, a metà  giornata, il finiano Aldo Di Biagio.
Ci sono liste che passano di mano, deputati avvicinati dai colleghi pidiellini, telefonini che trillano, parlamentari che entrano ed escono dallo studio di Gianfranco Fini al primo di piano di Montecitorio.
Deputati e ministri del Pdl si riuniscono al gruppo con Cicchitto e tirano le somme: oggi contano su 305 deputati rispetto ai 316 necessari: parte la caccia agli undici.
Ma ne potrebbero bastare anche 4-5 in meno se altrettanti centristi o finiani, contrari alla sfiducia, il 14 dicembre se ne stessero a casa, abbassando il quorum.
Tra i falchi berlusconiani parte così la rincorsa alla mezza dozzina.
Quattro i finiani ritenuti quanto meno “avvicinabili” dalla corte del Cavaliere, un paio gli udc, tentano anche con un dipietrista, ma a fine giornata il carniere resta a secco.
Anzi, la maggioranza perde altri pezzi, anche di peso.
Dovrebbe annunciare ad ore il passaggio dal Pdl all’Udc di Casini il siciliano Dore Misuraca.
Deputato un tempo vicino a Miccichè, sta per fare armi e bagagli col suo carico di voti: la sua famiglia è titolare di una clinica e punto di riferimento politico del potente mondo della sanità  privata nell’isola. Sono segnali.
Come lo sono i giuramenti di fedeltà  a Casini degli udc pur avvicinati, da Alberto Compagnon (“Sto col leader, non ho crisi di coscienza”) ad Angelo Cera, che si schermisce: “Il corteggiamento lo detesto, sto bene dove sto”.
Il leader centrista si tiene stretti i suoi, ma anche Gianfranco Fini ha il suo bel da fare, in queste ore.
Il senatore Giuseppe Valditara gli ha portato in studio il senatore pidiellino Piergiorgio Massidda, da tempo in rotta col partito, ma ancora in bilico. Esce da Montecitorio e nicchia: “Non ho ancora deciso, c’è tempo fino al 14 dicembre”. Anche se i finiani si dicono ottimisti.
La vera partita si è aperta sulle resistenze dei 4-5 futuristi a votare la sfiducia. Carmine Patarino, indicato tra gli incerti, diventa responsabile organizzazione per il Sud di Fli.
Catia Polidori, finita nel toto “abbordabili”, diventa capogruppo in commissione Attività  produttive.
È una guerra psicologica, in aula e fuori.
A un certo punto della giornata, un ministro Pdl mette in giro la voce che l’ormai ex ministro Andrea Ronchi non voterebbe la sfiducia. Lui stronca l’indiscrezione: “Non c’è alcuna possibilità  di defezione”.
Restano tuttavia almeno un paio di ossi duri da convincere, tra i finiani. Giampiero Catone, da poco transitato dal Pdl, si dice pure d’accordo con la sfiducia “ma bisogna prima sapere cosa accade, al buio non si può andare”. E ancor più incerto Giuseppe Consolo: “Non ho ancora deciso, in Fli non siamo una caserma, ma sono baggianate le voci di compravendita che mi riguardano”.
Dal Pdl bussano anche alla porta di Ferdinando Latteri, l’ex rettore di Catania già  transitato dal Pd all’Mpa di Lombardo.
Lui resiste, “tranquilli, è blindato” assicura il senatore Giovanni Pistorio.
I berlusconiani tornano alla carica del dipietrista Antonio Razzi, che continua a rispondere come già  a settembre: “Ho una mia dignità “.
Ma le opposizioni sotto attacco mantengono le posizioni e ne conquistano. Voteranno la sfiducia Giorgio La Malfa, con un piede in Fli (il Pri di Nucara ne ha chiesto ieri l’esclusione dalla Delegazione Nato in quota Pdl), e Paolo Guzzanti.
“Campagna acquisti, chiedete alla nostra Paola Frassinetti” sbotta il ministro La Russa a chi gli chiede del pressing.
Tra lei e Fini sembra abbia fatto da tramite sempre Valditara. La deputata ammette e taglia corto: “È vero, ci sono contatti bilaterali, ma resto nel mio partito”.   Un altro possibile deputato che potrebbe abbandonare il Pdl per Futuro e Liberta’ è Scelli, ex responsabile della Croce Rossa.
Da segnalare il ruolo mediatico che si è ritagliata la Santanchè che sembra faccia tutto lei: la voltagabbana che ha cambiato tre partiti in tre anni è esperta di trattative, ma finora ha solo riferito che “sono molti i finiani che mi cercano al telefono”.
Senza precisare cosa le dicono, forse si tratta di insulti irripetibili…
Il mercato continua.

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CATTURATO IL CAPO DI GOMORRA, NONOSTANTE BERLUSCONI E MARONI

Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

ARRESTATO IL CAPO DELLA CAMORRA: SILVIO E BOBO SGOMITANO PER PRENDESI IL MERITO, MA LA PROCURA PRECISA E LI GELA: “GRAZIE ALLE INTERCETTAZIONI”… QUELLA LEGGE CHE IL GOVERNO VOLEVA CAMBIARE E CHE FINI   HA FATTO PER FORTUNA SALTARE….GLI INQUIRENTI RINGRAZIANO SOLO MAGISTRATI E POLIZIA

Ieri sera è suonata la grancassa mediatica della premiata ditta “forzaleghista” e dai Tg di regime è stato letto l’editto del sovrano al popolo non più acclamante :   “Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha chiamato il Ministro dell’Interno Roberto Maroni e si e’ congratulato con lui per la cattura del boss Antonio Iovine che figurava tra i 30 piu’ pericolosi latitanti. L’operazione odierna, ha sottolineato il Presidente Berlusconi, conferma il successo del Governo nella battaglia contro la criminalita’ organizzata”, ha chiosato il premier, con la sua tipica coda di paglia.
Lo spottone (che strana coincidenza) è capitato a fagiolo per il duo musicale (Bobo al sax, Silvio solista), dopo le polemiche sollevate dalle affermazioni di Saviano a “Vieni via con me”, circa la collusione tra mafia e politica.
Ma gli è andata male, perchè   i magistrati hanno subito precisato che sono state fondamentali proprio quelle intercettazioni che l’esecutivo voleva (e vuole ancora) cambiare, progetto fatto saltare dalla ferma opposizione di Fini.
“Questo giorno lo attendevamo dal 6 dicembre del 1995: in quella data ci fu la prima ordinanza di custodia cautelare del cosiddetto procedimento Spartacus”, ricorda il Procuratore aggiunto della Dda di Napoli Federico Cafiero De Raho.
“Gli strumenti investigativi utilizzati sono stati intercettazioni telefoniche e ambientali, strumenti tradizionali e sofisticati ma costosi: piu’ vengono utilizzati per successi come questo, piu’ si assottigliano le risorse indispensabili per questo tipo di indagini”.
“Ridurli significa diminuire la possibilita’ di vittoria dello Stato”, dice chiaramente De Raho, puntando il dito contro i tagli alle forze dell’ordine effettuati dall’attuale esecutivo.
“Da parte mia”, dice il Procuratore aggiunto, “un grazie sincero a Vittorio Pisani, capo della Mobile di Napoli, e al questore Santi Giuffre’. Iovine era tutt’altro che una scheggia impazzita nell’organizzazione dei Casalesi. Anzi, ne era il capo. Ecco perche’ oggi possiamo dire di aver decapitato il clan”.
Dal canto suo, il vicequestore Vittorio Pisani sottolinea le lunghe e delicate indagini svolte, rivolgendo un sentito “grazie ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia, chiamati giorno e notte per avere le autorizzazioni necessarie”.
Anche per il questore Santi Giuffre’ “le intercettazioni restano uno strumento fondamentale per capire anche che spesso i capoclan non vanno all’estero, ma restano nei loro territori”.
Stavolta il gioco di prendersi i meriti del lavoro altrui non è ben riuscito, qualcuno con zapping è riuscito a cambiare canale in tempo.

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SONDAGGIO DEMOS: IL PDL CROLLA AL 23,6%, IL PD AL 24,8% DIVENTA PRIMO PARTITO, FUTURO E LIBERTA’ SALE ALL’8,1%

Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile

IN CALO LA LEGA AL 10,1%, SALGONO UDC AL 6,7%, IDV AL 6,8%, SINISTRA E LIBERTA’ AL 6,6%…PER LA PRIMA VOLTA SI PROFILA UN RIBALTAMENTO DEI RAPPORTI TRA DESTRA E SINISTRA: CENTROSINISTRA 40,2%, TERZO POLO 16%,   CENTRODESTRA 37,3%

I dati dell’Atlante Politico, realizzato da Demos, e pubblicati oggi segnalano come i giudizi positivi sull’esecutivo, in netta flessione dopo l’estate, siano rimasti sui livelli di settembre (30%).
Si è invece ulteriormente contratto (- 5 punti) il gradimento del premier, ampiamente superato, nel suo stesso schieramento, da   Tremonti (46%).
In caso di caduta del governo, la maggioranza degli elettori chiede un ritorno immediato alle urne (49%).
Per una porzione non trascurabile del campione intervistato, tuttavia, sarebbe preferibile formare un altro governo (39%).
L’esito di eventuali elezioni anticipate appare oggi meno scontato rispetto alle previsioni espresse, ripetutamente, negli ultimi due anni.
Quasi metà  degli intervistati ritiene ancora probabile una vittoria del centrodestra, ma un terzo del campione intravvede possibilità  di successo per il centrosinistra.
Questi cambiamenti non si traducono per ora in una crescita delle intenzioni di voto per il Pd (24,8%), mentre crescono i consensi per i suoi alleati: l’Idv (6,8%) e, soprattutto, Sinistra e libertà  (6,6%).
La progressione del partito di Vendola, che peraltro guida la classifica dei politici più apprezzati (48%), mantiene aperti i problemi sulla leadership della coalizione, caratterizzata proprio dalla competizione tra il segretario del Pd e il governatore pugliese, con quest’ultimo in vantaggio di qualche punto. Interrogata sulla strategia delle alleanze, la maggioranza degli elettori di centrosinistra opta per un fronte elettorale ampio, che spazi dalle forze di centro fino a quelle della sinistra radicale (54%).
Ottengono minori preferenze sia l’ipotesi di una coalizione proiettata (esclusivamente) verso sinistra (29%), sia un progetto di alleanze limitato al centro (16%).
La possibile costituzione di un polo autonomo di centro – soluzione particolarmente gradita, peraltro, agli elettori dei partiti che si riconoscono in quest’area – sembra rendere lo spazio elettorale molto più concorrenziale.
Le quotazioni della nuova formazione guidata da Fini appaiono in continua ascesa (dal 6,1% di settembre all’8,1%), attraendo ex-elettori del Pdl ma anche significativi consensi provenienti da altre aree politiche. Complessivamente (considerando anche Udc, Mpa e Api), l’ipotetico “terzo polo” raggiungerebbe oggi il 16%, con un incremento di tre punti negli ultimi due mesi.
Ciò determinerebbe, indirettamente, il sorpasso del centro-sinistra (40,2%) ai danni del centro-destra (37,3%).
Si tratta, naturalmente, di somme di intenzioni di voto per partiti appartenenti alle stesse aree: il quadro potrebbe cambiare in prossimità  del voto, in relazione al tipo di coalizioni e ai leader che si confronteranno.
Ma è la prima volta, da diversi anni, che si profila un cambiamento nei rapporti di forza fra le coalizioni.
Vediamo il trend dei principali partiti.
Il Pdl crolla in due mesi dal 29,8% al 23,6%, la Lega Nord scende dall’ 11% al 10,4%.
Futuro e Libertà  sale in due mesi dal 6,1% all’ 8,1% e l’Udc dal 6,3% al 6,7%.
Vediamo la situazione a sinistra.
Il Pd scende dal 26,5% al 24,8%, ma diventerebbe lo stesso il primo partito.
L’Idv sale dal 5,5% al 6,8%, Sinistra e Libertà  dal 4,7% al 6,6%.
Stabili Prc-Pdci al 2% e Movimento 5 Stelle al 3,6%.
Nella corsa a ritroso a chi perde di più, rispetto alle politiche 2008, il Pdl lascerebbe per strada il 14% di consensi, mentre il Pd l’8%.
Guadagnerrebbero 1 punto l’Udc, 2 la Lega, 2,5 l’Idv, 3 Sinistra e Libertà .
Non erano presenti nel 2008 nè Futuro e Libertà  nè i grillini.

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