Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
HA PARLATO DA UOMO DI DESTRA, LANCIANDO LA SFIDA ALLA BORGHESIA DEL NORD: DESTRA NON VUOL DIRE DIFENDERE SOLO IL PROPRIO PORTAFOGLIO….HA PARLATO COME UN CAPO FORTE E CORAGGIOSO CHE NON DEVE RISPONDERE A NESSUNO, RESTITUENDO A MOLTI L’ORGOGLIO DI ESSERE DI DESTRA
Ieri Fini ha avuto il suo giorno da leone.
Non che prima abbia vissuto anni da pecora, ovvio: ma ieri è stato leader vero, amato e acclamato come non mai.
Ancor più di quando a Roma il suo Msi diventò il primo partito e sui colli si risentì cantare, dopo quarant’anni, «sole che sorgi libero e giocondo»; e ancor più persino di quel giorno recente in cui osò alzare il dito in faccia a Berlusconi: «Che fai, mi cacci?».
Un’ombra – quella del raccomandato, o quella del numero due, o perfino quella del traditore e opportunista – aveva sempre un po’ sporcato il rapporto tra Fini e il suo popolo.
Leader del Fronte della Gioventù, ad esempio, il ventenne Gianfranco lo era diventato non per volontà degli iscritti, ma per imposizione del suo padrino politico Giorgio Almirante.
Alle elezioni per il nuovo segretario del Fronte stravinse infatti Marco Tarchi, che portava finalmente libri e pensiero in un mondo di muscoli e teste rasate. Fini arrivò quinto, ma Almirante decise che il capo del Fronte l’avrebbe scelto il segretario del Msi, cioè lui, tra uno dei cinque più votati. I giovani camerati non hanno mai perdonato a Fini quella spintarella: lo chiamavano «dietro gli occhiali niente» e gli preferivano Rauti, che era vecchio ma volava più alto, parlava di Evola, di Brasillach, di Drieu La Rochelle, di Cèline.
Proprio Rauti, all’inizio degli Anni Novanta, strappò poi a Fini la segreteria del Msi, che al giovane «raccomandato» era stata lasciata in eredità da Almirante. Fini se la riprese poco dopo.
Ma il suo destino pareva quello del liquidatore di un partito destinato all’estinzione.
Poi, nel 1993, l’imprevedibile svolta: Fini si candidò sindaco della capitale e sfiorò l’elezione.
Ma anche qui un’ombra, quella di Berlusconi, il Cavaliere nero che aveva fatto endorsement («Se fossi cittadino romano voterei per Fini») manifestando una potenza devastante perchè con una battuta era riuscito a sdoganare un mondo che da quarant’anni stava chiuso in un ghetto.
Certo: poi Fini è diventato vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e tante altre belle cose ancora.
Ma sempre sotto l’ombrello di Berlusconi, il vero, indiscusso leader.
Di Fini si diceva che parlava bene, anche se non quanto Almirante; e qualcuno ironizzava sul suo look da impiegato di banca o rappresentante.
Anche quando ha sciolto il Msi e fondato Alleanza Nazionale, Fini non ha avuto tutto il consenso del suo popolo: in quanti gli hanno dato del rinnegato, dell’apostata.
Ma ieri no.
Anche se la grisaglia era sempre quella dell’uomo Facis, Fini ha parlato come un capo forte e coraggioso, e come un capo che non ha nessuno cui rendere conto. E’ vero: il suo è stato, più che un proporre, un opporre, nel senso che è stato soprattutto un parlare «contro» Berlusconi.
Ma il leader di Futuro e Libertà – e qui sta forse il dato più significativo di ieri – ha parlato come un uomo di destra, non come un convertito al «politically correct» quale lo dipingono i giornali vicini al Cavaliere.
Ha voluto dire che la destra può essere anche qualcosa di altro rispetto a quella incarnata dal berlusconismo e dalla Lega, lanciando così una sfida alla borghesia, soprattutto a quella del Nord.
E’ come se avesse detto: vediamo se possiamo dimostrare che non è vero che essere di destra vuol dire soltanto difendere il proprio portafogli dai comunisti, dalle tasse, dagli immigrati.
Vediamo se c’è davvero in Italia una borghesia conservatrice e liberale che sa guardare avanti e all’interesse collettivo.
Fini ha così restituito a molti dei suoi l’orgoglio di essere di destra.
Mirko Tremaglia ha detto dal palco che grazie a Fini è tornato giovane: e la giovinezza di Tremaglia è Salò, non la sinistra.
Può darsi che tra qualche mese della giornata di ieri resterà solo un pallido ricordo.
Fini rischia molto, forse tutto.
Ma è anche per questo che, fosse anche solo per un giorno, è diventato leader come mai era stato prima.
Michele Brambilla
(da “La Stampa“)
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Novembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
NE’ SCIURE INGIOIELLATE NE’ VELINE, SOBRIETA’ E ORGOGLIO FEMMINILE…LA CASERMA E’ FINITA, LIBERI TUTTI: LA CONVIVENZA DI TANTE ANIME.. I FUTURISTI PER LA DIGNITA’ NAZIONALE
Impertinenti, i futuristi. 
Una lunga, lunghissima fila porta al banchetto delle magliette cult dell’evento: faccia di Fini, dito alzato e scritta «che fai, mi cacci?».
Sorride, la giovane militante: «Dieci euro per sostenere la causa».
Ribelli, antiberlusconiani, irriverenti: «In quel momento – spiega la biondina con piglio sicuro – è finita l’azienda ed è ricominciata la politica».
La caserma è finita, liberi tutti.
Niente cianfrusaglie della memoria. Qualche spilla tricolore. E poi libri, tanti.
Destra europea, addio An e addio Silvio. Destra che va oltre. Guai a parlare di anti-berlusconismo.
Alessandro Campi, l’ideologo, sorseggia un caffè con Sofia Ventura, colei che tradusse in politologia l’invettiva di Veronica contro il ciarpame senza pudore: «L’antiberlusconismo – parlottano – ha rovinato la sinistra, noi dobbiamo costruire il dopo Berlusconi. È evidente che il premier è nella sua fase terminale, ma dobbiamo essere post e non anti».
E in attesa che qualcuno stacchi la spina, l’oltre è nelle parole, nei simboli, nei vestiti. In quelli delle donne, soprattutto. Femmine sì, ma senza gonne.
Nè sciure ingioiellate da vecchio Msi nè veline. Abiti sobri, ovunque.
Non è un dettaglio, il pudore.
Quando si diffonde la notizia che Patrizia D’Addario è stata avvistata nei paraggi, l’ufficio stampa diffonde una nota per dire che «non è gradita».
Perchè passa anche attraverso l’orgoglio femminile lo strappo futurista.
Angela Napoli teorizza che la rottura passa per un nuovo femminismo: «Gli scandali del premier, dalle escort a Ruby, sono il segno che un universo si sta sfarinando. Mi auguro ci sia un sussulto di dignità delle donne del Pdl. Non basta la legge antiprostituzione se se ne vanno dalle strade e vanno ad Arcore».
E quando la governatrice umbra del Pd Catiuscia Marini urla «la dignità delle donne italiane» viene giù la sala.
Parlano senza perifrasi, i futuristi.
Di velinismo ha parlato anche Fini nella notte bianca coi giovani. La rivoluzione parte dai costumi. Nuovo inizio, anarchico nella forma, leaderistico nella sostanza.
Sotto il capo, convivono gli opposti.
Un garofano enorme campeggia nello stand di Socialismo e Libertà , la corrente di Chiara Moroni.
Socialista convinta, ostenta sorrisi pure alla pattuglia dei «compagni futuristi» di Filippo Rossi che distribuiscono Caffeina, l’adrenalinica rivista della destra che riscopre la sinistra.
Numero speciale, per l’occasione, con intervista al vate dell’antiberlusconismo Eugenio Scalfari e un pezzo al vetriolo di Peter Gomez sull’illusione berlusconiana.
È il futurismo, bellezza!
Ronald Reagan dalle parti del gruppo liberal di Benedetto della Vedova e vecchio Msi tra i fedelissimi di Roberto Menia.
Alberto Arrighi è stato parlamentare di An, poi ha fondato con Storace la Destra. Oggi è futurista perchè antiberlusconiano: «Storace ha iniziato un percorso berlusconiano, Dio, Patria, Cavaliere. Qui c’è una nuova destra con il segno della dignità nazionale».
Passa Lucia, una biondona con croce celtica al collo e sigaro in bocca. Scusi, ma che identità avete? «Io non sono di destra, vado oltre».
È la nuova stagione finiana.
Sparisce il politburo dal palco, e la sala pare una piazza rock tra maxischermi e musica sparata.
I nuovi colonnelli sono in prima fila: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata, gli epurati del Cavaliere.
Scusi Granata una domanda… «Dopo, se mi alzo non ritrovo il posto, non sono assegnati». Dentro An sarebbe stato un affare di Stato.
Nuova stagione, appunto.
L’annuncia Luca Barbareschi quando sale sul palco per recitare il nuovo manifesto di valori. Sullo sfondo le immagini, il Pantheon. Enzo Ferrari e Rita Levi Montalcini, Cannavaro e gli eroi di Berlino, i vigili all’Aquila e Fini a Mirabello.
Quando si fermano le note di Ennio Morricone, è standig ovation di fronte a Falcone e Borsellino.
Birbanti, i futuristi. Vanno in estasi di fronte al manifesto della nuova stagione, la loro.
«Siamo l’Italia della legalità – urla l’attore alto e abbronzato – contro tutte le mafie, l’Italia del merito senza privilegi, l’Italia solidale, attenta ai più deboli, vogliamo l’Italia rispettosa, che investe nella cultura, nella ricerca, che promuove l’innovazione».
Manda baci a tutti Barbareschi, citando Whitman: «Annuncio il trionfo della giustizia, della uguaglianza e della libertà senza compromessi».
Per realizzarlo, il trionfo, andrebbe, forse, cambiato governo. Ecco che, colpo di teatro, entra Fini. Tocca a lui la decisione irrevocabile.
E lui, da consumato politico, infiamma l’attesa: «Tutto questo – dice – dimostra che c’è ancora la possibilità di una politica ideale, senza interessi, correntismi, fatta di bene comune. Nessun traguardo può esserci precluso, ogni obiettivo può essere raggiunto e abbiamo, lo dirò meglio domani, obiettivi ambiziosi». Ambiziosi, i futuristi.
Il popolo finiano vuole l’ordalia finale. Quasi tutti i nuovi colonnelli pure.
E quando Patrizia D’Addario compare in sala, la ignorano tutti.
Anche se nelle prime file i sospetti vanno verso gli ex compagni di partito: «Ci sono infiltrati, provano a rovinarci l’evento» dice la Napoli.
La escort di Gradisca presidente cerca i cronisti per annunciare che sta valutando di aderire. Attorno, gelo e imbarazzo. Benedetto Della Vedova a domanda sulla escort risponde: «Ma chissenefrega».
Altri ci vanno pesanti: «Vattene, non è il Pdl». Lei va via.
I futuristi sono intransigenti.
Quando sotto il palco compare per pochi minuti, durante il saluto di Fini, l’ex moglie Daniela Di Sotto, molti la salutano con affetto. Aderirà , forse.
Altre donne.
Futuriste.
Alessandro De Angelis
(da “il Riformista“)
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Novembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
FINI : “DIMETTITI”. BERLUSCONI: “SFIDUCIAMI” … FINALMENTE IL PDL NON ESISTE PIU’ E LA DESTRA RITROVA L’ORGOGLIO E LE SUE RAGIONI DI ESSERE
Un’ora di attesa. Di voli pindarici, attacchi sottintesi, mai troppo diretti.
Un’ora di alta oratoria, per Gianfranco Fini, dove, davanti alla sua gente radunata a Bastia Umbra, tocca tutti i temi sensibili, dalla cittadinanza per gli immigrati, fino all’economia e il lavoro. Poi la botta.
Quello che tutti aspettano: “Berlusconi si dimetta, salga al Colle e apra la crisi. Senza questo colpo d’ala la nostra delegazione non rimarrà un’ora in più al governo”.
E’ a questo punto che viene “giù” la sala.
Un boato, tutti in piedi, liberi di gridare la loro gioia, di scandire il nome del fondatore di Futuro e libertà e di mettersi alle spalle il premier.
Ecco: la due giorni perugina è tutta qui. Quarantotto ore per arrivare al punto focale, per dire a tutto il Paese: non si torna indietro, il Pdl è morto e con lui i compromessi ingoiati in questi due anni e mezzo di Berlusconi.
Noi andiamo avanti, oltre lui.
E “lui” si è fatto sentire attraverso l’agenzia di stampa Agi, che riporta alcune riflessioni fatte con alcuni dirigenti del Pdl: “No agli ultimatum, la sfiducia va votata in Parlamento”, ha detto Silvio Berlusconi: “Da parte mia non c’è nessuna intenzione di dimissioni. Se Fini vuole aprire la crisi venga in Parlamento e si assuma la responsabilità di votare la sfiducia”.
Della serie: rispetti le regole e vediamo chi si prende la responsabilità davanti agli elettori.
Comunque, a Bastia Umbra, è accaduto qualcosa di particolare che va oltre il discorso di Fini; qualcosa che nasce da prima, forse da quel 29 luglio quando il premier ha cacciato il cofondatore dal Pdl.
“Da allora — racconta uno dei delegati — ci siamo sentiti traditi, umiliati. E forse, in noi, è scattato un moto di orgoglio”. Sì, la parola chiave è orgoglio.
A settembre a Mirabello, durante la Festa Tricolore, era nell’aria, lo si percepiva chiara dalle parole dei volontari, dai gesti dei tanti amministratori locali giunti da ogni dove per spronare “falchi” e “colombe” a non tornare indietro.
Al contrario i senatori e i deputati apparivano più cauti: i vari Fabio Granata e Angela Napoli non mancavano di smarcarsi, di attaccare il premier; ma dall’altra parte c’erano i Pasquale Viespoli a raffreddare le speranze, a dire “aspettiamo a vedere”. Fino a oggi.
Il segnale è arrivato ieri, con l’introduzione dura, decisa di Italo Bocchino pronto a dire “ora vedrete cosa accadrà ”.
La certezza oggi dal palco, quando il ministro Ronchi ha rimesso il suo mandato e quello dei suoi colleghi, nelle mani di Fini.
E’ stato uno dei momenti più alti, dove si è sanato e saldato lo spirito e la volontà di Fli con la sua gente, la stessa rimasta incerta dopo Mirabello.
Ecco quindi la strada imboccata del presidente della Camera, a partire da un tema sensibile per il centrodestra: “La legalità è la condizione essenziale per la libertà . Nel nostro manifesto dei valori — spiega — c’è il rispetto per la persona umana con la tutela dei diritti civili, senza alcuna distinzione e senza alcuna discriminazione. Rispettare la persona non vuol dire distinguere tra bianchi e neri, tra cristiani, musulmani ed ebrei, tra eterosessuali ed omosessuali, tra cittadini italiani e stranieri. La persona è al centro di qualsiasi cultura politica che voglia creare i presupposti per l’armonia. E la legalità è la condizione essenziale per la libertà ”.
Quindi l’attacco al cuore del partito (“Su questi temi il Pdl a rimorchio della Lega è il partito più arretrato d’Europa”), all’informazione (“Meglio certi giornali che non bisogna leggere piuttosto che i Tg velinari, nel senso delle veline del regime e non delle belle ragazze”) e un rimpianto per alcuni dei protagonisti della vecchia politica: “Credo che anche gli italiani lo abbiamo, del rigore, dello stile, del comportamento come Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa: la prima Repubblica era anche in queste personalità che non si sarebbero mai permesse di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato”.
E ancora il rifiuto dei famosi cinque punti, riproposti dallo stesso Berlusconi, giovedì durante la Direzione nazionale del Pdl: “Il patto di legislatura è possibile solo se c’è una nuova agenda politica e un patto di governo da qui al 2013. Non basta il compitino dei cinque punti”.
Infine snocciola una serie di temi ostili per il Popolo delle libertà e la stessa Lega: “Nuovo patto sociale, fiscalità di vantaggio per il Sud e soprattutto togliere di mezzo la legge elettorale della vergogna”.
Ma per arrivare a tutto questo “Berlusconi deve avere il coraggio del colpo d’ala. Deve prendere la decisione di rassegnare le dimissioni, salire al Colle, dichiarare aperta la crisi e avviare una fase in cui si ridiscuta l’agenda, il programma e verificare la composizione del governo e la natura della coalizione”.
Una coalizione nella quale deve entrare anche l’Udc.
“Altrimenti Ronchi, Urso, Menia e Bonfiglio non rimarranno un minuto in più nel governo. Berlusconi decida se cambiare o tirare le cuoia”.
Ovazione, da tutti.
Lacrime, per alcuni.
E la voglia di vedere cosa accadrà da domani.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
MOLTI EX MILITANTI DI DESTRA, TRANSFUGHI DEL PDL, MA SOPRATTUTTO TANTI GIOVANI E NEOFITI…PERINA:”QUI C’E’ GENTE DIVERSA, IN CERCA DI UNA NUOVA POLITICA”
Ragazzi, tanti. Tantissimi. 
Sì, è vero, l’appuntamento nasce come una due giorni di Generazione Italia. Ma ora è altro; ora è il reale battesimo di “Futuro e libertà ”.
Eppure, qui a Bastia Umbra, quello che colpisce è l’età media dei seimila presenti e il loro entusiasmo: a cavallo dei trent’anni, sono arrivati da tutto il paese con mezzi propri.
Di soldi non ce n’è.
“Un esempio? — spiega uno degli organizzatori — Gran parte di tutto questo è stato pagato con le quote associative di Generazione Italia: siamo 20mila iscritti a dieci euro a testa. Si faccia i conti”.
Ecco, più o meno la convention è costata tra i 130mila e i 160 mila euro, quindi sono gli under 30 ad aver consentito a Gianfranco Fini e i suoi di diventare grandi.
E ancora: ci sono tanti G2, ovvero la seconda generazione, i figli degli immigrati ora diventati italiani.
“Sa qual è l’aspetto più bello? — spiega l’onorevole Flavia Perina — E’ che conosco pochissimi dei presenti: qui c’è gente diversa, in cerca di una nuova politica”. Vero.
E per scoprirlo basta chiedere in giro “chi sei”, “da dove vieni” o “qual è la tua storia politica”.
Le risposte sono le più diverse: c’è molta An, parti del Pdl e tanti neofiti.
Un po’ sembra di stare al primo congresso di Sinistra e Libertà , due settimane fa a Firenze.
Per carità , le differenze esistono ancora tra sinistra e destra, però meno di prima: sia nell’appuntamento toscano che in questo umbro si toccano temi simili e sensibilità affini, dalla giustizia alla legalità ; dall’ecologia ai diritti dell’uomo. Il tema dell’omosessualità è uno dei più gettonati.
E Silvio Berlusconi è meglio nominarlo a bassa voce se non si vogliono stimolare insulti o amare riflessioni.
Il tutto racchiuso dall’entusiasmo del voler esserci, del voler tornare a parlare di politica.
Oltre questi ultimi diciassette anni.
(da “il Fatto quotidiano“)
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Novembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
“VOGLIAMO ANDARE OLTRE, PORTE APERTE A TUTTI, ECCETTO AFFARISTI E CARRIERISTI”….”RISPETTO DELLE PERSONE SENZA DISTINZIONI DI SESSO O RELIGIONE”…”MAI PARTITO PIU’ ARRETRATO DEL PDL A RIMORCHIO DELLA PEGGIORE CULTURA LEGHISTA”… “OCCORRE UNA NUOVA AGENDA,UN NUOVO PROGRAMMA, UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE” … I MINISTRI DI FLI RIMETTONO IL MANDATO
“Siamo molto soddisfatti” esordisce Fini dal palco. “Fli è politicamente determinante. Un piccolo miracolo grazie a voi. Siete qui per una certa idea dell’Italia, non per fedeltà a una persona. Perchè gli uomini passano e le idee restano”
“Grazie ai giovani che sono il motore di Futuro e libertà . Intelligenti e mai estremisti. Ringraziamento ai tanti che non hanno esperienze politiche precedenti, i tanti italiani del volontariato, e a coloro che hanno alle spalle una gloriosa militanza politica della nostra destra e a chi ha alle spalle altre esperienze politiche”
“Senza alcuna presunzione e a bassa voce lo posso dire che se ci guardiamo intorno e volgiamo lo sguardo indietro possiamo davvero dire che abbiamo davvero tutto il diritto di dire che siamo molto soddisfatti”.
“C’era chi con una certa presunzione ci aveva liquidato dicendo ‘sono quattro gatti’ e dicendo che ‘non ha senso quell’avventura’. E invece a poche settimane da Mirabello siamo qui in una manifestazione che non ha precedenti. In poche settimane non siamo marginali, ma siamo politicamente determinanti per le sorti del governo per le sorti del governo e l’avvenire della nostra Patria”
“Altro che rancore personale. La nostra sfida nasce da una coraggiosa assunzione di responsabilità , del desiderio di voltare pagina, della stanchezza del popolo di centrodestra e della voglia di tornare ad essere artefici del proprio destino” dice Fini che non cita Silvio Berlusconi ma di fatto riprende punto per punto le critiche piovute su Fli dal leader Pdl, e le smonta rivendicando l’azione di chi “non vi chiederà mai di cantare per fortuna che Fini c’è”
“Non saremo una An in piccolo ma nemmeno saremo una zattera della Medusa che accoglie tutti. Non raccoglieremo naufraghi e straccioni” ribadisce Fini parlando degli obiettivi che mette davanti a Fli. “Porte aperte a tutti esclusi affaristi e carrieristi”.
“Noi ci candidiamo a realizzare il disegno di sintesi che era alla base del Pdl, nel nome del valore supremo dell’interesse generale”.
Affondo di Fini sui temi dell’integrazione, contro la Lega e il Pdl “arretrato” al traino del Carroccio. “E’ triste constatare l’arretratezza del mondo politico su cosa fare con chi arriva nel nostro Paese e mette al mondo figli che considerano l’Italia la loro terra, anche se non è quella dei loro padri. E non posso credere – incalza Fini – che tutto questo si risolva in un centrodestra che dice che i clandestini si cacciano, due cose che non c’entrano niente con chi è in regola e accetta la nostra cultura, le nostre regole e la nostra tradizione”.
“In Europa – scandisce tra gli applausi della sala – non c’è un movimento politico come il Pdl che sui diritti civili è così arretrato culturalmente a rimorchio, anche qui, della peggior cultura leghista”
“Nel nostro manifesto ci sono dei valori, c’è la legalità . La legalità non è soltanto il pacchetto sicurezza, è un abito mentale, è insegnare ai nostri figli che prima ancora di rivendicare i diritti si hanno dei doveri, è il rispetto delle istituzioni, il senso dello Stato. E’ la precondizione perchè ci sia la libertà , senza legalità non c’è libertà “.
“Un progetto che non è contro il Pdl, nessuna polemica, comprendiamo il loro disagio. Non sono i nostri avversari e per certi aspetti nomn siamo contro Berlusconi. Ambiziosamente siamo oltre il Pdl e oltre Berlusconi perchè quella pagina si è chiusa o si sta chiudendo” .
In Italia “dobbiamo colmare il divario e allinearci agli standard europei” sulla tutela tra le famiglie di fatto e quelle tradizionali, dice Fini e definisce la famiglia in Italia come “un ammortizzatore sociale. Se non fosse per la famiglia – spiega – tradizionale o di fatto, quel disagio sociale che nel Paese c’è sarebbe ancor maggiore”
“Futuro e libertà non sarà mai subalterno alla cultura politica dei nostri avversari, non saremo mai subalterni alla sinistra” e “se Berlusconi vuole qualche argomento per polemizzare, lo cerchi altrove”
“Rispettare la persona vuol dire che non si possono distinguere bianchi e neri, cristiani, musulmani e ebrei, uomini e donne, etero e omosessuali, cittadini italiani o stranieri. La persona è al centro dell’azione di qualsiasi cultura politica che voglia creare i presupposti per armonia”
“Il nostro progetto è ambizioso e si riassume nella volontà di far nascere davvero quel soggetto che era alla base dell’ambizione del Pdl. Noi dobbiamo dar vita alla rivoluzione liberale che era stata promessa e che non si è purtroppo realizzata se non in minima parte” afferma Fini. “Noi – aggiunge – vogliamo animare il liberalismo italiano, non conservando l’esistente, ma cambiando la società e ammodernando le istituzioni”
Fini riapre il fronte polemico con l’informazione di quei tg che accusa ispirati alle veline di palazzo. “Meglio leggerli i giornali – dice citando “chi dice di non leggerli i giornali”, cioè Berlusconi – anche se non parlano bene di te. Meglio quelli che certi telegiornali che sembrano arrivare da epoche di regimi in cui giravano le veline”. Risate in sala, ma Gianfranco Fini gioca sul duplice significato e chiarisce subito che sta parlando “non delle giovani signorine ma dei fogli d’ordine”
“L’Italia non è il paese dei balocchi che dipinge Berlusconi” dice Fini
“Accettiamo la sfida, abbiamo il dovere, oltre che il coraggio, di andare oltre ciò che è stato finora il Pdl, ma avrà tempo per ricredersi, se è intellettualmente onesto, chi pensa che staremo di qua o di là pur di essere determinanti”
“A Tremonti contestiamo la politica dei tagli lineari”, dice Fini che ritiene quella scelta “la migliore modalità per non scegliere dove tagliare e dove invece investire”. Fini riconosce comunque “merito” al ministro dell’Economia “per la politica di contenimento della spesa”
“Il governo Berlusconi non ha la percezione reale del Paese, non ne ha il polso, non è in presa diretta con la gente. Si potrebbe dire che governo galleggia, tampona emergenze ma ha perso di vista la rotta”, dice Gianfranco Fini. Un esempio ancora più direttamente polemico: “La dice lunga che una priorità sia il ddl sulle intercettazioni, quando sono altre le esigenze del Paese”
“Che dolore leggere del crollo della ‘domus dei gladiatori’ a Pompei, e ‘quell’altra notizia’ dell’ultima settimana: danno all’estero della nostra Italia un’immagine che non è certo quella che gli italiani meritano”
“Per troppo tempo si è sottovalutato quel pericolo strisciante che è il motore della Lega Nord: alla Lega non interessa nulla di quello che accade dal fiume Po in giù” dice Fini, e aggiunge che Il Pdl al Nord rappresenta la “copia sbiadita” della Lega
“La riforma Gelmini dell’università è giusta. Innova, toglie di mezzo alcuni consolidati assetti non più idonei. Senza denari era meglio non farla” dice Gianfranco Fini e aggiunge “se si sono trovati i denari è certo perchè Fli ha cominciato a valutare quanto accade in Parlamento sulla base delle sue convinzioni e non su un ‘credere, obbedire e combattere’ che appartiene davvero a un’altra epoca”
“Si devono mettere in campo politiche di ripresa. Non si può liquidare tutto parlando di assurde congiure o che c’è il governo del fare. Mi sembra che a volte questo governo del fare sia il governo del fare finta che tutto vada bene senza tenere conto dei problemi della società ”
“C’è una sorta di decadimento morale. Sono temi scivolosi, credo che il moralismo sia una delle peggiori attitudini di tanti sepolcri imbiancati, pronti a far la predica e mai a guardare dentro di sè” afferma Fini. “Quel decadimento che c’è nella società italiana è conseguenza della progressiva perdita di decoro di quelli che sono i comportamenti di chi è chiamato a essere di esempio perchè se si è personaggi pubblici si è obbligati a essere di esempio”
“Ho rimpianto, e credo che anche gli italiani lo abbiamo, del rigore, dello stile, del comportamento come Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa: la prima Repubblica era anche in queste personalità che non si sarebbero mai permesse di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato” dice Gianfranco Fini e scatta la standing ovation della platea
“Il patto di legislatura non è il compitino in 5 punti” dice Fini e lancia un “nuovo patto sociale”
ini entra nel vivo e dice che “al nuovo patto di legislatura proposto da Berlusconi si può dire sì” ma con forti paletti. “Il patto, non si offenda, non può essere un compitino in cinque punti che gli scolaretti in Parlamento devono approvare a pena di lesa maestà “. Al patto Fli può dire sì, scandisce Fini nel passagio centrale, “se si accompagna a una svolta chiara e la svolta richiede una nuova agenda e un nuovo percorso politico”
“Con laicità positiva cito il Papa che dice ‘la spazzatura non è solo nelle strade ma nelle anime e nelle coscienze’. Questo è il decadimento che c’è e la politica non può lavarsi le mani dicendo che non c’entra. Deve dare l’esempio” dice Fini
Nel settore della sicurezza, “l’azione del ministro Maroni, ma soprattutto quella di polizia e carabinieri, hanno segnato qualche buon risultato” dice Fini. “Questo lo dico perchè se si lamenta la carenza di mezzi non possiamo fare finta di non sentire, perchè non è con più sacrifici di chi è in prima linea contro il crimine che si garantisce lealità e sicurezza”
“Non ho problemi – dice Fini – nel dire che con la congiunturà che c’è, con alcune nubi che arrivano da altri Paesi europei di tutto c’è bisogno tranne che di una sfida tra Orazi e Curiazi o dell’ennesima campagna elettorale. Non ho esitazioni nel dire che è necessario valutare le condizioni per un patto di legislatura è che a mio vedere il patto è qualcosa in più del compitino dei 5 punti con scolaretti che devono votare altrimenti è lesa maestà “. “C’è – spiega – la necessità di un’altra politica, di superare la fase o si sta di qua o di là . Non è possibile che ogni volta che si parli di cercare momenti condivisi il tutto viene bollato come sinonimo del peggiore inciucio o di truffa agli elettori. Il bipolarismo – aggiunge il presidente della Camera – è un valore, ma finita la campagna elettorale l’altra coalizione non può rimanere il nemico da combattere con un eccesso propaganda e deficit politica”
“Chiedo un nuovo patto sociale, a partire per esempio dagli stati generali sull’economia e il lavoro nel Paese” dice Gianfranco Fini. “Mentre mancava il ministro dello Sviluppo e qualcuno pensava che non era necessario, ‘tanto pensa a tutto lui’, c’è stata una prima pagina di un nuovo patto sociale con il tavolo delle parti sociali su cinque punti d’intesa. Questo può essere un esempio”
“I fondi Fas non possono essere il bancomat a cui Tremonti ricorre quando la Lega glielo chiede per tamponare le emergenze” afferma Gianfranco Fini, spiegando: “se c’è una prova del fatto che il Pdl è afono e che la linea gliela la da solo la Lega, quella prova si vede è quando Tremomti ha preso i soldi dai fondi Fas per tacitare gli allevatori delle quote latte”
“Bisogna dare una fiscalità di vantaggio al meridione che non va contro il nord. Certo se la linea del governo la detta la Lega non credo che i nostri ministri possono dire che serve una inversione di tendenza” afferma Fini. “Chi viaggia sa che le imprese del nord delocalizzano fuori dai confini nazionali – aggiunge Fini – e non prendono in considerazione di investire al sud. Una fiscalità di vantaggio sarebbe utile anche al nord”
“Non sarà accolto con soddisfazione quello che dico, ma se si dice che bisogna rispettare lo scettro nelle mani del popolo allora non c’è patto di legislatura se non si ha coraggio di cancellare una legge elettorale che è una vergogna”, dice Fini rilanciando sul patto di legislatura
“Berlusconi rassegni le dimissioni e apra la crisi” dice Fini
Fini chiede a Berlusconi di aprire la crisi: “Abbia il coraggio di rassegnare le dimissioni e salire al Quirinale. Nuova agenda, nuovo programma”, dice ancora il leader Fli che lo invita a evitare “logiche mercantili per le quali tutto si risolverebbe con l’Udc che accoglie l’appello ai moderati e si sostituisce chi se ne va con chi entra o si fa tutto insieme se nessuno se ne va e qualcun altro arriva”. E Fini osserva che “se non arriverà questo colpo d’ala i nostri al governo non resteranno un minuto di più”
Fini ha terminato l’intervento tra gli applausi e le note dell’Inno d’Italia.
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Novembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
NAPOLITANO: “UNA VERGOGNA PER IL NOSTRO PAESE: ESIGO SPIEGAZIONI IMMEDIATE”…NON SI FA MANUTENZIONE ORDINARIA DA 50 ANNI NEL MAGGIORE SITO ARCHEOLOGICO ITALIANO CHE RICHIAMA MILIONI DI TURISTI STRANIERI… BONDI: “MANCANO RISORSE”… UN GOVERNO DI ACCATTONI CHE SPENDE 100 MILIONI L’ANNO PER LE SCORTE, MA TAGLIA DELL’80% IL BILANCIO DELLA CULTURA
Quasi duemila anni fa, prima che la tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
seppellisse Pompei, la “Schola Armaturarum Juventis Pompeiani” era la palestra degli atleti dell’antica città romana.
Ieri, poco dopo le 6, è andata completamente distrutta.
Quello che un tempo era un edificio riservato a custodire armature e trofei militari, si è trasformato in un cumulo di macerie.
Quella che dai turisti viene chiamata “la Casa dei Gladiatori” era stata costruita lungo la via dell’Abbondanza, la strada principale della città sepolta percorsa ogni giorno da centinaia di visitatori.
Un disastro che ha suscitato indignazione e sconcerto.
E lo sdegno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che l’ha definito “una vergogna per l’Italia” dicendo di esigere “spiegazioni immediate e senza ipocrisie”.
La Sovrintendenza ha reso noto che la causa del cedimento sarebbe, con molta probabilità , la pioggia abbondante dei giorni scorsi.
Circostanza confermata dallo stesso ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi: “Alla luce dei primi accertamenti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe imputabile a uno smottamento del terrapieno che si trova a ridosso della costruzione per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni e del restauro in cemento armato compiuto in passato”.
Il tetto andato distrutto durante la seconda guerra mondiale, infatti, era stato ripristinato negli anni scorsi ed è probabile che il peso non sia stato retto dalle antiche mura.
Bondi ha però sottolineato come quanto accaduto riproponga “la necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico-artistico di cui disponiamo”.
Anche il segretario generale del ministero, Roberto Cecchi, chiede fondi adeguati ricordando che “la manutenzione ordinaria non viene fatta più da almeno mezzo secolo”.
Le associazioni degli archeologi contestano “la politica degli effetti speciali, con spese di milioni di euro per istallare ologrammi virtuali e pannelli fotografici a pochi passi dalla Domus crollata”.
“Il crollo della Domus dei gladiatori è la drammatica, ma inevitabile, risposta a chi pensa che governare significhi raccontare una balla al giorno, attaccando chi a quella balla non crede perchè le cose va a guardarle con i suoi occhi. La situazione dei siti archeologici in Campania è drammatica».
Il sindaco di Pompei, Claudio d’Alessio, lo dice senza mezzi termini: «Questa ennesima brutta notizia poteva essere evitata».
Il cedimento dell’edificio, secondo d’Alessio, è un crollo annunciato: «succede quando non c’è la dovuta attenzione e cura» per un patrimonio secolare che andrebbe «preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C’è il dispiacere tipico di una comunità – ha sottolineato D’Alessio – di un territorio su cui vi è il museo all’aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato».
Sono in pratica 50 anni che nessuno provvede alla manutenzione ordinaria del sito archeologico italiano di maggiore richiamo turistico.
Si sono susseguiti vari governi di accattoni nei decenni, ma Pompei è stata dimenticata da tutti, con grave danno economico, visto il traino turistico che deriverebbe dalla sua valorizzazione.
Se Pompei fosse gestita da giapponesi o americani, sarebbe probabilmente un gioiello, oggetto di investimenti e meta di milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.
In Italia invece la politica spende 100 milioni l’anno per far scortare i suoi esponenti, paga miliardi di multa per difendere i ladroni leghisti delle quote latte, ma taglia i fondi alla cultura dell’80% rispetto all’anno scorso e di 1 miliardo i fondi per la tutela ambientale.
Da ieri all’estero ci conosceranno non solo per il bunga bunga, ma anche per la capacità di far crollare per incuria il nostro patrimonio artistico.
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Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
INIZIATA IN UN CLIMA DI ENTUSIASMO A PERUGIA LA CONVENTION DI FUTURO E LIBERTA’… PRESENTATO IL MANIFESTO DEI VALORI PER LA RINASCITA DELL’ITALIA… BOCCHINO: “APPOGGIO ESTERNO AL GOVERNO? DOMANI FINI ANDRA’ MOLTO OLTRE”
Tutti in piedi per cantare l’Inno d’Italia.
Si è aperta così a Bastia Umbra la prima conferenza nazionale di Futuro e Libertà dove seimila persone sono accorse per il primo atto della nascita del partito finiano che sarà battezzato ufficialmente a gennaio a Milano.
Prima della presentazione del “manifesto politico” della nuova formazione, Gianfranco Fini è salito sul palco per un breve saluto, prima del suo intervento previsto per domani: “Nessun traguardo può esserci precluso, ogni obiettivo può essere raggiunto e abbiamo, lo dirò meglio domani, obiettivi ambiziosi” ha detto Fini.
Poi è toccato a Luca Barbareschi illustrare il “Manifesto per l’Italia”, il testo con le dieci parole d’ordine di Fli: etica pubblica, legalità , senso civico, sussidiarietà , volontariato, famiglia, impresa, meritocrazia, ambiente e patrimonio culturale.
Ecco il testo.
Noi amiamo l’Italia, la nostra Patria e la vogliamo orgogliosa e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante e accogliente; una Nazione di cittadini liberi, che credono nell’etica della responsabilità .
Noi vogliamo un’Italia in cui i cittadini che fanno il loro dovere godano di diritti certi, garantiti da uno Stato più efficiente e meno invadente, senza burocrazia e clientele.
Un’Italia protagonista e competitiva nel mondo, aperta al mercato e alla concorrenza.
Un’Italia intransigente contro la corruzione e contro tutte le mafie, che promuova la legalità , l’etica pubblica e il senso civico.
Un’Italia del merito, senza privilegi, caste e rendite di posizione, dove tutti abbiano uguali opportunità e vengano premiati i più capaci.
Un’Italia solidale, attenta ai più deboli e agli anziani, fondata sulla sussidiarietà , che valorizzi l’associazionismo e il volontariato.
Un’Italia rispettosa della dignità di ogni persona, cosciente della funzione educativa e sociale della famiglia, garante dei diritti civili di ognuno.
Un’Italia che difenda e valorizzi l’ambiente, il paesaggio, le bellezze naturali, il suo straordinario patrimonio culturale e storico.
Un’Italia che rimetta in moto lo sviluppo economico puntando sulle imprese, sui giovani e sulle donne, sull’economia verde, sullo sviluppo della rete, un’Italia che produca più ricchezza e garantisca una maggiore qualità della vita.
Vogliamo un’Italia che investa nella cultura, nella formazione e nella ricerca, nella scuola e nell’università .
Un’Italia che promuova l’innovazione, le infrastrutture immateriali e dove arte, cinema, musica e teatro siano motore della crescita.
Un’Italia severa con chi vìola le leggi, attenta alla sicurezza dei cittadini. Un’Italia con un fisco equo, che sanzioni l’abusivismo e l’evasione fiscale, che combatta parassiti e furbi e premi la dignità del lavoro.
Un’Italia in cui la politica non sia solo scontro e propaganda, ma si ispiri a valori e programmi per garantire l’interesse nazionale e il bene comune. Un’Italia che abbia un futuro di libertà “.
“Appoggio esterno? Abbiamo progetti più ambiziosi. Fini domani andrà molto oltre” ha risposto Italo Bocchino alle domande dei giornalisti.
Ricordiamo che i lavori di Perugia si possono seguire in diretta dal sito di Generazione Italia.
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Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
SARA’ FONDATO SU DIECI PUNTI: ETICA PUBBLICA, LEGALITA’, SENSO CIVICO, SUSSIDIARIETA’, VOLONTARIATO, FAMIGLIA, IMPRESA, MERITROCRAZIA, AMBIENTE E PATRIMONIO CULTURALE….ATTESI 8.000 DELEGATI, 400 GIORNALISTI, 1.000 AMMINISTRATORI LOCALI… STASERA FINI PARLERA’ A 1.000 GIOVANI: IN DIRETTA ALLE 21 SUL SITO UFFICIALE FUTUROELIBERTA.COM
Tutto è pronto a Bastia Umbra per la prima conferenza nazionale di Futuro e libertà
dove oggi sarà presentato il “manifesto politico” della nuova formazione, ma l’attenzione è tutta puntata su Gianfranco Fini, il cui intervento è previsto per domani.
Già ottomila persone sono arrivate a Bastia Umbra, alle porte di Perugia per la convention di Fli, evento disegnato sul modello dei grandi raduni politici americani per illuminare di “modernità e futurismo” il primo atto della nascita del partito finiano, che sarà battezzato ufficialmente a gennaio a Milano.
La scenografia è imponente: un podio sospeso nel vuoto con dietro il simbolo di Futuro e libertà e a ogni lato tre maxi schermi per un totale di 50 metri di videowall.
Alle spalle, un immenso pannello elettronico che cambierà colore dando vita alle scenografie. Da questo palco Luca Barbareschi illustrerà il “Manifesto per l’Italia”, il testo con le dieci parole d’ordine di Fli: etica pubblica, legalità , senso civico, sussidiarietà , volontariato, famiglia, impresa, meritocrazia, ambiente e patrimonio culturale.
Un manifesto, che anticipano gli esponenti di Fli, sarà “veloce, efficace e futurista”.
Mentre Barbareschi reciterà il manifesto, sui maxi schermi scorrerà un video sulle eccellenze italiane al quale hanno collaborato tra gli altri la Montalcini e Michele Placido.
In sottofondo le musiche di Ennio Morricone, colonna sonora che domani probabilmente accompagnerà l’arrivo sul podio di Fini insieme all’immancabile inno di Mameli e a Bruce Springsteen.
Per stasera è previsto un incontro di Fini con i mille ragazzi che daranno vita a Generazione Giovani, un evento che vuole trasmettere un senso di novità con registrazioni rigorosamente online e gli iscritti che arriveranno a spese proprie.
Tutto l’evento sarà trasmesso in diretta sul sito del partito Futuroeliberta.com che vedrà la luce proprio a Perugia.
Sono attesi 1.000 amministratori locali e 400 giornalisti italiani e stranieri.
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Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile
RIDOTTI I FONDI DEGLI ATENEI, A DISPOSIZIONE APPENA 26 MILIONI: LA RICEVERANNO SOLO DUE STUDENTI DI DIECI CHE AVREBBERO DIRITTO ALL’ASSEGNO…IN DUE ANNI SI E’ PASSATI DA 246 MILIONI DI EURO A 25,7 MILIONI DI EURO A DISPOSIZIONE… CHE FUTURO PUO’ AVERE UN PAESE CHE TAGLIA SCUOLA, CULTURA E RICERCA?
Con un passaggio della manovra finanziaria fin qui rimasto nascosto il ministro Maria Stella Gelmini, ha decretato la fine dell’istituto della borsa di studio.
Un taglio ai finanziamenti del 90% per mancanza fondi, dopo la riduzione del tempo pieno, la cancellazione delle graduatorie dei ricercatori, la soppressione di alcuni atenei.
Era nata con il Regio decreto 574 del 1946, la borsa di studio universitaria e ha accompagnato l’evoluzione della democrazia scolastica offrendo fino al 2001 una possibilità di mantenimento a studenti in corso, fuori sede, sotto le soglie dell’Isee, meritevoli.
In due anni, con il colpo d’accetta tirato lo scorso 14 ottobre sul tavolo del penultimo Consiglio dei ministri, l’ammontare in euro delle borse da erogare è passato da 246 milioni a 25,7.
Un meno 89,55% che peggio di così c’è solo la loro soppressione.
E nel 2012 si arriverà a 13 milioni scarsi trasformando la borsa universitaria in un premio per èlite scelte.
Questa – 25,7 milioni – è la quota di finanziamento governativo per il 2011 all’interno di un sistema, quello delle università , fortemente regionalizzato.
Lo stato di crisi generale delle Regioni italiane, in particolare al Sud, abbatte le residue speranze.
Così oggi su una platea di 184.034 aventi diritto, l’80 per cento non prenderà quei mille, a volte duemila euro (si decide per bandi regionali) che spesso rappresentano una necessità per gli studenti che li ricevono.
Con una borsa di studio, oggi ci si mantiene, si paga un pezzo dell’affitto se si vive fuori dalla propria sede naturale, si paga l’abbonamento mensile alla municipalizzata trasporti.
Libri, dispense, aggiornamenti, viaggi di preparazione restano già oggi fuori da una borsa di studio.
Gli iper tagli dell’assegno universitario dicono come il fragile welfare studentesco italiano stia franando e contribuisca ad acuire le distanze tra università del Sud e del Nord.
Chi ha un reddito familiare (della famiglia di provenienza) sotto i 17mila euro, oggi può accedere alla possibilità di un finanziamento pubblico.
E se ottiene medie scolastiche sopra la media, può entrare nella graduatoria degli aventi diritto.
Nella maggior parte dei casi inutilmente: per otto studenti su dieci non ci sono soldi.
Tra l’altro, le graduatorie regionali del 2010 sono per definizione amministrativa “definitive non confermate”. Cioè, non valgono nulla fin qui: l’autunno è inoltrato e gli studenti d’ateneo ancora non sanno a chi toccherà lo scalpo della borsa di studio.
Dall’assegno universitario istituito nel 1963 e immaginato come un pre-salario – 200mila lire per gli studenti che vivevano nella loro città , 360mila lire per i fuori sede – alle norme legislative dell’aprile 2001, la borsa di studio ha seguito, e a volte anticipato, le conquiste lavorative e civili del paese.
Nelle ultime due stagioni il governo Berlusconi ha smantellato tutto.
In Italia l’80% dei meritevoli e bisognosi studenti italiani non percepisce l’assegno meritato, mentre in Francia si scende al 70%, in Germania al 60%, in Olanda addirittura al 4%.
D’altronde l’Italia, appare sempre meno un caso, resta il paese con il tasso d’abbandono universitario più alto.
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