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DIREZIONE DEL POLITBURO PDL: DALLA CRONISTORIA DEL PARTITO SCOMPARE OGNI IMMAGINE DI FINI

Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

COME AI TEMPI DI STALIN: DAL FILMATO DELLA STORIA DEL PDL   E’ STATA FATTA SPARIRE OGNI IMMAGINE DEL COFONDATORE …. L’EPURAZIONE STALINISTA DEL PARTITO DELL’AMORE E DELLA LIBERTA’ FINISCE NEL RIDICOLO: LA SANTANCHE’ INNEGGIA ALL’ORGOGLIO ETERO CON DIECI MILITONTI AL SEGUITO

Sorpresa, sconcerto in alcuni e, probabilmente, molta soddisfazione nella schiera dei falchi del Pdl: dalla cronistoria per immagini che ha aperto la direzione del partito è scomparso Gianfranco Fini.
Chissà  se a qualcuno è tornata in mente la famosa foto del comizio di Lenin durante la Rivoluzione d’Ottobre, quella della iconografia ufficiale sovietica, dalla quale Stalin aveva fatto accuratamente scomparire la figura di Trotsky, l’eroe poi caduto in disgrazia.
Berlusconi come Stalin? Di sicuro Fini come Trotsky.
Protagonista del video è   solo   il vate Berlusconi.
Ha fatto tutto lui, ovviamente solo nel bene.
La cronistoria ricorda il giorno del ‘predellino’ del novembre 2007, passando per la vittoria elettorale del 2008 e il congresso che sancì la nascita del Pdl.
I voti li ha presi solo lui, il delirio di onnipotenza continua.
Ma non è stata l’unica sorpresa nella sala.
A dare ancora colore ci ha pensato la Santanchè: a due giorni dalle dichiarazione sui gay, una decina di militonti del Movimento per l’Italia hanno manifestato la propria solidarietà  al presidente esponendo uno striscione che inneggia all’orgoglio etero: “Ormai i diversi siamo noi”.
Il Pdl contende ormai il terreno alla Lega sul celodurismo d’accatto.
Anche se in effetti concordiamo con la ex pasionaria antiberlusconiana su una verità : i seguaci della Daniela sono in effetti “diversi”, visto che sono riusciti a passare dalla “posizione verticale contro gli orizzontali” a quella prona a 90° gradi ai voleri del sultano.
Vogliamo la Daniela regina della Repubblica del Bunga Bunga.

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NAPOLITANO: “ONORE AI NOSTRI SOLDATI IMPEGNATI A PROTEGGERE LA POPOLAZIONE CIVILE”

Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

NEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA   IL COMMOSSO RICORDO DEI CADUTI CHE HANNO COMBATTUTO PER REALIZZARE L’ITALIA UNITA… LA VOLONTA’ DI ONORARE I GIOVANI SOLDATI SACRIFICATISI PER DIFENDERE LA PACE NEL MONDO E L’IMMAGINE PULITA DEL NOSTRO PAESE

«Il 4 novembre di 92 anni fa – scrive il capo dello Stato nel messaggio inviato alle Forze Armate – aveva termine il primo conflitto mondiale e si completava il grande disegno dell’Italia unita. Oggi, all’Altare della Patria, a nome di tutti gli italiani, renderò il mio deferente omaggio a tutti coloro che sono caduti per costruire un’Italia libera, democratica e prospera. In quel momento di commosso raccoglimento – sottolinea Napolitano – il mio pensiero andrà  in particolare ai tanti giovani che, anche recentemente, hanno perso la vita mentre assolvevano il proprio compito nelle missioni di pace. Il loro ricordo così vivo e doloroso in tutti noi ci deve indurre non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare gli sforzi, anche per onorare la memoria di quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio, che altrimenti sarebbe stato vano».
“Nella ricorrenza del 4 novembre, che quest’anno, nel quadro delle Celebrazioni per il 150 anniversario dell’Unità  d’Italia, assume significato ancor più profondo, rendiamo onore ai soldati, ai marinai, agli avieri, ai carabinieri e ai finanzieri che operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo. Riconosciamone l’impegno e la professionalità  e ringraziamoli per i progressi che ci hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro».
«Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro paese e della comunità  internazionale. Viva le Forze armate, viva la Repubblica, viva l’Italia», conclude Napolitano.

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IL SINDACATO DI POLIZIA (DI DESTRA) COISP: “NON NE POSSIAMO PIU’ DELLE SCORTE INUTILI”

Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

“SIAMO COSTRETTI A SCORTARE NON SOLO ESCORT, MA ANCHE GENTE IMPUTATA DI MAFIA”…”NOI, SE FREQUENTIAMO PER AMICIZIA UN PREGIUDICATO, SIAMO PUNITI, MA SIAMO COSTRETTI A   SCORTARE CHI, SOTTO I NOSTRI OCCHI, VA A TRANS O A MINORENNI”…”LA SCORTA SERVE A MOLTI PER PAVONEGGIARSI: GLI AGENTI SIANO IMPIEGATI PER DIFENDERE I CITTADINI”

La denuncia è di Franco Maccari, segretario del sindacato di polizia Coisp, area di destra: “Non solo le scorte alle escort siamo costretti a subire con riluttanza. Ma anche quelle a gente imputata di mafia o a persone (come la Pivetti) che non hanno più nulla a che fare con la politica”.
Di fronte a quanto dichiarato ieri alla stampa da alcuni carabinieri sulla crescente insofferenza da parte dei tutori dell’ordine nel fare servizio di scorta ad accompagnatrici di politici per feste varie, il segretario del Coisp è netto: “Se è così, sarebbe encomiabile un sussulto di dignità  da parte dei nostri colleghi costretti a volte a svolgere servizi che rasentano la decenza. O costretti a vedere cose ai limiti della legalità . I festini, per fare un esempio, si svolgono a un passo dalle scorte.Se davvero si rifiutassero, guadagnerebbero un po’ meno, ma almeno potrebbero guardarsi allo specchio”.
Maccari poi aggiunge: “Siamo al paradosso: noi per regolamento siamo puniti quando frequentiamo pregiudicati, anche solo a titolo di amicizia. Ma come la mettiamo con quelli che siamo costretti a scortare che hanno precedenti penali? O che, sotto i nostri occhi, vanno a transessuali o a minorenni? Non mi sembra molto edificante.”
Il segretatrio del Coisp tira le somme: “Le scorte in molti casi sono usate dalle “personalità ” per pavoneggiarsi. E’uno status symbol. Bisognerebbe avere il coraggio di metterci mano con serietà , recuperando personale da mettere a disposizione dei cittadini.Ma non c’è nulla da fare, non lo fa nessuno. E noi non abbiamo neanche i soldi per riparare le macchine o per pagare la benzina”.
Ricordiamo che attualmente sarebbero 570 i soggetti protetti, con un impiego di 2.500 uomini impegnati nel servizio e una spesa di 100 milioni di euro l’anno.
Con agenti che arrivano a sommare persino 120 ore mensili di straordinario di cui vengono pagate per regolamento al massimo 30 ore.
Una vergogna.

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I VERBALI DELL’INTERROGATORIO DI PERLA GENOVESI: FINANZIAMENTI POCO CHIARI AL SAN RAFFAELE TRAMITE ENRICO PIANETTA (PDL)

Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

COME EBBE UN INCARICO DA 10.000 EURO AL SAN RAFFAELE PER “STUDI SUL METABOLISMO DEL GLUCOSIO” SENZA SAPERE NULLA IN MATERIA…. IL DEPUTATO DI CUI ERA ASSISTENTE LE AVEVA CONFIDATO CHE BERLUSCONI E DON VERZE’ GLI DOVEVANO LA CANDIDATURA PER IL RUOLO CHE LUI AVEVA AVUTO PER FINANZIARE LE ATTIVITA’ DELL’OSPEDALE

Non solo il verbale di Nadia Macrì, la escort che ha detto di aver avuto incontri a pagamento con Silvio Berlusconi nelle sue residenze in Sardegna e ad Arcore, è stato spedito a Milano dalla Procura di Palermo.
Tra le carte trasmesse per competenza dalla Sicilia alla Lombardia c’è pure la copia di un interrogatorio reso ad agosto da Perla Genovesi, la «pentita» dell’inchiesta sul traffico di cocaina da cui sono scaturite le rivelazioni sulle feste a casa del premier.
È lo stesso verbale in cui la donna approfondisce i legami con i presunti narcotrafficanti arrestati insieme a lei nel luglio scorso nell’indagine chiamata «operazione Bogotà », e nel quale ha fatto per la prima volta il nome della sua amica Nadia svelando le frequentazioni della ragazza col presidente del Consiglio.
Prima però aveva parlato di altro: finanziamenti a suo dire poco trasparenti procurati all’ospedale San Raffaele fondato da don Luigi Verzè e alle sue fondazioni tramite la Commissione del Senato sui Diritti umani presieduta tra il 2001 e il 2006 da Enrico Pianetta, il parlamentare di cui la Genovesi è stata assistente.
«Mi disse che sia Berlusconi che don Verzè gli dovevano la candidatura – ha dichiarato la donna riferendo le parole di Pianetta, oggi deputato del Pdl -, gli chiesi il perchè e mi disse che erano stati dati parecchi soldi al San Raffaele, o meglio a Don Verzè, destinati alla costruzione di ospedali e non solo, anche nel Terzo mondo. Questi soldi erano dello Stato, e non erano stati utilizzati interamente per queste cose».
Pianetta si sarebbe confidato con la Genovesi nella primavera del 2006, quando erano in discussione le ricandidature per le elezioni politiche, e per questo – secondo la «pentita» – il senatore pretendeva la riconferma che poi ottenne; aveva agevolato, tramite la commissione che presiedeva, questi stanziamenti.
«Gli chiesi quanti soldi più o meno si erano intascati grazie a lui, e mi disse che era il valore di una finanziaria». Cioè di una legge finanziaria.
La donna Genovesi parla, genericamente, di «miliardi»; lei stessa, stando al suo racconto, credeva che il senatore esagerasse, ma lui le avrebbe confermato che si trattava di somme molto ingenti:
«La fetta più grossa, oltre a don Verzè, era stata assicurata, non so sotto quale forma, sicuramente non in maniera diretta, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lì io rimasi di stucco».
Queste dichiarazioni dell’indagata-testimone (che ora si trova agli arresti domiciliari) dovranno essere valutate per controllare se possano configurare ipotesi di reato a carico di qualcuno, e poi eventualmente verificate e riscontrate. Perla Genovesi infatti, in maniera a volte confusa e comunque in termini sempre piuttosto generici, riferisce ciò che le avrebbe detto una terza persona, il senatore Pianetti.
Al quale pure, secondo il racconto della «pentita», erano state garantite erogazioni di denaro: «Mi disse che gli avevano promesso sui centocinquantamila euro, che erano briciole in confronto a quelli che avevano preso loro e Berlusconi, che gliene avevano dati sono una piccola parte, non ricordo se venti, trenta, quaranta o cinquantamila. Mi disse che il resto non gliel’avevano più dato, e che lo stava ancora aspettando».
Gli inquirenti hanno cercato di saperne di più, ma la donna ha saputo spiegare solo che attraverso alcune delibere della commissione Diritti umani di Palazzo Madama guidata da Pianetta erano stati finanziati progetti «per costruire ospedali in Brasile, mi sa anche in altri posti», ma che «le cose che andavano a fare non erano che una piccola parte. Erano gonfiate».
Secondo la donna le opere sarebbero state realizzate solo in parte: «Da quello che so usavano ditte proprie, così i soldi rimanevano in casa. Ditte loro che sembravano ditte esterne, invece erano loro, sempre con prestanome».
Il racconto della «pentita» contiene pochi riscontri.
Uno potrebbe derivare da un particolare che sembrerebbe collegato ai rapporti fra il parlamentare di Forza Italia di cui era collaboratrice e l’ospedale fondato da don Verzè, il sacerdote novantenne molto vicino a Silvio Berlusconi.
Per farle avere un compenso, l’allora senatore Pianetta inviò Perla Genovesi proprio al San Raffaele: «Mi disse che avrei preso cinquemila euro al mese per due mesi, in totale diecimila euro».
Agli inquirenti la donna, diplomata «come tecnico dei sevizi sociali», ha mostrato una pagina del contratto di consulenza che sostiene di aver firmato.
Su quel foglio sono indicate «analisi», studi relativi «al metabolismo regionale di glucosio in oncologia» e «traduzione di testi dall’italiano all’inglese».
Ma a specifiche domande dei pubblici ministeri la Genovesi dice di conoscere l’inglese senza essere in grado di tradurre testi, e di non sapere alcunchè del metabolismo in oncologia.
Si accorse delle mansioni che le erano state teoricamente affidate al momento della firma, nell’aprile del 2006, subito dopo la rielezione di Pianetta: «Rimasi un po’ basita. Ma cos’è il glucosio?».
Afferma di aver pensato che comunque le stavano dando una possibilità  che avrebbe voluto sfruttare: «Chiesi all’impiegato che mi stava facendo firmare il contratto quando avrei iniziato, e dove sarei dovuta andare. L’impiegato mi sembrava alquanto imbarazzato alla mia domanda. Non rispose, abbassò la testa e lì capii che non sarei mai andata a fare quel lavoro».
Però i soldi li prese – tramite bonifici sul suo conto corrente, racconta – e aggiunge in maniera non molto chiara che il senatore Pianetta gliene chiese una parte, ma lei aveva già  speso quasi tutto.
Dunque avrebbe intascato dall’ospedale di don Verzè diecimila euro netti.
E a specifica domanda degli inquirenti se sia mai andata a lavorare al San Raffaele, la «pentita» risponde: «No, mai».

Giovanni Bianconi
(da “il Corriere della Sera“)

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I VERBALI DELL’INTERROGATORIO D NADIA MACRI’: “AD ARCORE C’ERANO RAGAZZE PICCOLE E FEDE FACEVA LA SELEZIONE”

Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

LA TESTIMONIANZA DELLA ESCORT EMILIANA, RESA IL 26 OTTOBRE A PALERMO… IL RUOLO DI LELE MORA ED EMILIO FEDE…TRE GIORNI A VILLA CERTOSA PER 10.000 EURO, INSIEME AD ALTRE 25 RAGAZZE: CAMERE CON CANNA…LE PRESTAZIONI CON BRUNETTA E CON IL SINDACO DI PARMA…. CONVOCATE AL MOTTO DI “AVANTI UN’ALTRA”

Le “marchette” con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Le performance sessuali nella villa di Arcore, anche con “ragazze piccole d’età , di 17-18 anni”.
E nel bel mezzo del festino persino un saluto telefonico del premier alla mamma della escort.
Nadia Macrì, ex cubista e ragazza immagine di Reggio Emilia, ha raccontato questo e molto altro in un lungo interrogatorio che il 26 ottobre scorso è stato convocato dai sostituti procuratori di Palermo Marcello Viola e Geri Ferrara in una caserma dei carabinieri di Bologna.
“Verbale di assunzione di sommarie informazioni testimoniali redatto nell’ambito del procedimento penale numero 11178/10…” .
I magistrati siciliani cercavano solo alcuni riscontri alle dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia, Perla Genovesi, ex assistente parlamentare e trafficante di droga, che è amica di Nadia Macrì.
Si sono ritrovati un dettagliato racconto, che è adesso il cuore di un’inchiesta per induzione e favoreggiamento della prostituzione.
Da due giorni, l’indagine è stata ormai trasferita dalla Sicilia alla Procura di Milano, “a carico di noti”: sono Lele Mora ed Emilio Fede.
“Ho conosciuto una persona che lavora per Lele Mora. Mi fa: “Vuoi guadagnare un po’ di soldi? Ti porto dal presidente. Guadagni, ti metti in tasca… “.
Il passo fu breve. Racconta Nadia Macrì ai magistrati: “Sono andata a casa di Lele Mora, c’erano anche altre ragazze. Da lì aspettavamo l’autista per andare dal presidente”. Ma prima, avrebbero fatto una tappa “nello studio di Emilio Fede”.
Spiega la testimone: “Fede è secondo me quello che decide. “Tu vai bene, tu non vai bene””. I pm domandano: “Perchè, lui faceva una selezione?”. La risposta è secca: “Sì”.
Questa la descrizione fatta dalla Macrì: “Sì, una selezione tipo, “Tu come ti chiami, di dove sei?”. Però, poi, siamo andate via tutte”.
Erano sette quella sera le ospiti in partenza per Arcore. C’era una festa a casa Berlusconi: “Ho visto Apicella. C’erano poi notai, avvocati, gente di prestigio – la descrizione della Macrì non è molto precisa sul punto – non me li ricordo i nomi”. Si giustifica con i pubblici ministeri: “A me interessava solo il presidente. Ero lì per lui. Dopo cena, gli altri se ne sono andati a casa. Le ragazze sono rimaste tutte insieme. Andavano con lui. Lui faceva: “Avanti la prossima, avanti la prossima””.
Ma quella prima volta, ad Arcore, non accadde nulla fra il presidente del Consiglio e la ventisettenne cubista di Reggio Emilia. “Abbiamo cenato, abbiamo chiacchierato nel salotto… lui con i suoi discorsi, trallallà , da Hitler a…, “Perchè per me è così la storia…”.
Ma io ero lì per i soldi, non è che io sono una fan di Berlusconi. Per me lui sbaglia, sbaglia parecchio, lui deve fare il presidente, non deve fare queste cosa qua. Cioè, lui è il primo mafioso”. I magistrati interrompono la testimone, non vogliono commenti, solo fatti. Lei fa una pausa e riprende: “Quella sera lui mi fa, vieni in Sardegna”. Tre giorni a villa certosa.
“Per le due prestazioni sessuali con Berlusconi ho avuto 10.000 euro in totale. I primi cinquemila, in Sardegna. Mi chiamò nel suo ufficio, per darmi una busta. Mi aveva anche prenotato l’aereo per tornare con un volo di linea”.
Nadia Macrì precisa: “La trasferta in Sardegna fu due giorni prima del terremoto in Abruzzo. Noi eravamo tutte quante lì, e lui poi se ne doveva andare a vedere il terremoto”. Erano “25-30” le ospiti di Berlusconi.
“Non davano molta confidenza, ognuna aveva la sua camera. Al massimo eravamo due in camera. Nelle stanze c’era anche dell’erba da fumare. Io mi sono fumata una canna di erba con loro. Le ragazze dicevano che l’erba la trasportavano tramite il jet di Berlusconi. Me lo dicevano le ragazze, quelle che erano giuste per lui, quelle che erano sempre sul jet”.
Nella piscina di Villa Certosa Berlusconi parla al telefono con la mamma di Nadia Macrì. “Gli dissi: “Le posso passare mia madre?” Acconsentì.
Lei quasi stava morendo d’infarto quando gli feci il nome di Berlusconi. Ma si riprese subito: “Qua stiamo morendo di fame”, disse mia madre.
E lui rispose: “Signora, cosa posso fare per lei?”. E niente – commenta Nadia Macrì davanti ai magistrati – cosa gli può dire mia mamma. Mica gli può dire “sono felice che mi figlia è a dormire lì con lei””.
Alla fine, la signora Macrì tornò a ripetere al presidente: “Qui stiamo morendo di fame”. E chiosò: “Ma tanto lei cosa fa?”. Berlusconi non rispose.
Nadia Macrì dice adesso: “Ha fatto bene mia madre a dirgli così, anche se la chiamata è stata velocissima. Berlusconi non può pagare così, in contanti. Questo è un reato ragazzi, ma stiamo scherzando? È normale che le ragazze sono d’accordo – prosegue la testimone sentita a verbale – io non sono d’accordo su questo fatto qua. Ma non per i soldi, non perchè lui mi ha pagato. Lui mi ha pagato bene, però non si paga una persona per farla stare zitta, io ragiono così…”.
Sembra un fiume in piena questa giovane, nonostante i ripetuti inviti dei magistrati ad attenersi ai fatti di cui è stata testimone. Nadia Macrì insiste: “Io non sto zitta, perchè per me comunque è uno schifo questa cosa qua. Mi fa schifo, perchè lui deve fare il presidente”.
“Pensavo che lui mi aiutasse, io gli ho parlato di mio figlio, volevo una mano da lui, lui mi dava soltanto… “.
Il racconto della giovane ragazza immagine ai magistrati di Palermo si blocca all’improvviso.
Sulle speranze di un tempo neanche troppo lontano, appena sei mesi fa, quando tornò nella villa di Arcore. Lei sperava ancora di entrare al Grande Fratello.
“Io l’avevo chiesto anche a Lele Mora – racconta – mi diceva, passa più in là . Sono passata due volte, ma zero. Basta che si sono messi soldi in tasca loro cosa gliene frega di me”.
Dopo la Sardegna, Nadia Macrì avrebbe trovato il modo di tornare ad Arcore tramite il sindaco di Parma, con cui la testimone dice di avere avuto un rapporto sessuale a pagamento.
“Gli ho detto: “Guarda, l’anno scorso, ho conosciuto il presidente in aprile, in Sardegna, gli ho lasciato il mio cellulare, ma lui non si è fatto più sentire. Tu lo conosci per caso?”. I
l sindaco mi dice: “Tra due giorni il presidente verrà  qui a Parma per una conferenza stampa. Se vuoi gli lascio il tuo numero””.
L’ambasciata sarebbe andata a destinazione: “Mi chiama il presidente – prosegue Nadia Macrì – e mi fa: “Nadia, mi ricordo di te, come stai?”. E poi da lì la seconda volta sono andata a Milano per fare un’altra prestazione”.
Accadde in piscina. “Tutte quante insieme le ragazze”, racconta la testimone. Quella volta, il presidente avrebbe detto a Nadia: “Tu parli tantissimo”. Così spiega la testimone: “Mi aveva chiesto, “cosa fai nella vita?”. Gli dissi: “Silvio, le marchette”.
E allora lui fece segno all’altra ragazza che era con me di uscire. Mi riprese: “Queste cose non le devi dire””.
Quella ragazza appena uscita dalla stanza del presidente del Consiglio “era piccola di età  – ricorda la testimone rispondendo a una domanda dei pm – molto piccola, 17-18 anni”.
“Fu Perla Genovesi a mettermi in contatto con dei politici”.
Nel 2006, Nadia Macrì cercava solo di risolvere un problema di affidamento del figlio. Berlusconi era ancora lontano dai suoi orizzonti.
“Andai con Perla nello studio di Brunetta, a Roma. E con Brunetta andai la sera stessa dall’avvocato Taormina. L’indomani, ero a casa di Brunetta, per una prestazione sessuale. E niente, mi regalò dei vestiti, dei gioielli, 2 o 300 euro. Però io volevo stare lì per essere la sua fidanzata. Ma con Brunetta è durato neanche un mese. L’ho visto due volte”.
Ma i magistrati sono interessati solo a ciò che può costituire reato.
Chiedono: “Per l’attività  di intermediazione prima degli incontri ci sono persone che hanno ricevuto soldi da qualcuno?”. La risposta: “Secondo me sì, io immagino di sì, mica lo fanno gratis”. Per certo, di soldi la giovane ha visto solo quelli che le furono dati da Berlusconi, per due prestazioni. Insistono i magistrati: “Fu lui personalmente a pagarla?”. Risposta: “Sì, con i nostri soldi, capito? Noi paghiamo le tasse e lui le fa le tasse”.

Salvo Palazzolo e Francesco Viviano
(da “la Repubblica“)

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BERLUSCONI: IL COPASIR VUOLE SENTIRLO, IL FORUM DELLE FAMIGLIE NON VUOLE VEDERLO

Novembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

IL COMITATO DI CONTROLLO SUI SERVIZI SEGRETI PROVA A CONVOCARE PER L’ENNESIMA VOLTA IL PREMIER ANCHE ALLA LUCE DELLE ESIGENZE DI SICUREZZA … IL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI   GIUDICA IMBARAZZANTE UNA EVENTUALE PRESENZA DEL PREMIER AL CONVEGNO…. E ALTRI DUE DEPUTATI PDL SONO PASSATI CON FINI

Il Copasir ha chiesto al premier Silvio Berlusconi di riferire al Comitato di controllo sui servizi segreti sul tema della sua sicurezza.
Lo ha detto il presidente Massimo D’Alema al termine della riunione di oggi.
«Come è noto il Copasir ha chiesto fin dalla sua costituzione di incontrare il Presidente del Consiglio – ha spiegato D’Alema – ma fino adesso ciò non è stato ancora possibile».
E dunque, anche alla luce delle ultime vicende riguardanti la giovane Ruby «abbiamo confermato questa richiesta».
«Ad occuparsi della sicurezza del presidente del Consiglio – ha concluso D’Alema – sono i servizi segreti e noi intendiamo tornare su questo tema e riteniamo che sarebbe giusto sentire, su questo e altri temi, il presidente del Consiglio».
Intanto una nuova grana per il premier arriva dal Forum delle associazioni familiari.
Il presidente Francesco Belletti, in vista dell’ appuntamento governativo in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi dice no alla presenza del premier che «ci imbarazza».
«La sua presenza – ha precisato Belletti – era prevista fin dall’inizio ed era un fatto che abbiamo sempre giudicato come un segno di grande attenzione alla famiglia».
Ma alla luce degli ultimi eventi «questa presenza ci imbarazza, è un fatto delicato. Il dibattito sui comportamenti pubblici e privati del premier non ci vede in sintonià  ».
Tuttavia – ha proseguito Belletti – «se Berlusconi sarà  capace di proteggere il valore della famiglia, sarà  sostenuto da noi».
«Non ce la sentiamo di dire “non si deve presentare” ma da qui a lunedì mattina, quando è in programma il suo intervento, deve mandare un segnale diverso da quanto ha fatto finora. Deve fare una dichiarazione di impegno forte di distinzione fra la vita privata e l’impegno pubblico».
Farefuturo annuncia intanto in una conferenza stampa due nuovi deputati del Pdl passati con Fli, adesioni alle quali «tra breve seguiranno altre» ha detto il capogruppo Fli alla Camera, Italo Bocchino.
Entrano in Fli alla Camera Daniele Toto e Roberto Rosso.
Toto non ha nascosto che «fino all’ultimo… abbiamo ricevuto tante e tali pressioni».

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SPROFONDO AZZURRO: LA VICENDA ESCORT DEL PREMIER NEI COMMENTI DELLA STAMPA ESTERA

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

DALL’AMERICA ALL’EUROPA, AMPIO SPAZIO E DURE CRITICHE PER LO SCANDALO RUBY E LA FRASE SUI GAY… DURI COMMENTI ANCHE DAI GIORNALI CONSERVATORI…FINANCIAL TIMES: “IL SUO DESTINO NON E’ PIU’ NELLE SUE MANI”

I media anglosassoni riportano con ampio rilievo la battuta di Silvio Berlusconi sui gay e le reazioni che ha provocato.
Ed è da notare il risalto che la notizia assume anche su giornali di orientamento moderato o conservatore, come la tedesca Frankfurter Allgemeine che le dedica una ampia foto in prima pagina. “Questa volta, lo sberleffo si ritorce su Berlusconi”, è anche il titolo di una corrispondenza dall’Italia del New York Times.
“Il successo del premier italiano viene attribuito in larga misura alla sua capacità  di connettere con la gente, talvolta raccontando barzellette spinte, ma in questo caso la sua abilità  lo ha tradito”, scrive Elisabetta Povoledo.
La frase pronunciata dal primo ministro, “meglio guardare belle donne che essere gay”, ha suscitato “un’ondata di sdegno e rinnovate richieste di sue dimissioni”, continua l’articolo, citando in particolare le proteste dell’Arcigay e del governatore “gay” della Puglia, Nichi Vendola.
“Berlusconi sta attraversando un periodo particolarmente difficile”, osserva il quotidiano newyorchese. “Ha rotto con uno dei suoi alleati chiave e la sua vita personale è diventata materiale da tabloid”.
Anche il Washington Post dedica spazio al caso, notando che “perfino i commentatori di testate sotto il controllo di Berlusconi hanno criticato” il comportamento del leader del Pdl.
In Gran Bretagna praticamente tutti i giornali parlano della gaffe del premier sui gay. “Berlusconi cerca di metterla in ridere”, è il titolo del Financial Times sugli ultimi sviluppi della vicenda, “ma il caso della minorenne marocchina   potrebbe risultare uno scandalo di troppo”, commenta il più importante quotidiano finanziario europeo.
La battuta “omofobica” su donne e gay, continua la corrispondenza da Roma di Guy Dinmore, sembra diretta non solo ai suoi avversari politici ma anche ai suoi alleati del centro-destra, “che secondo fonti ufficiali e indiscrezioni di stampa hanno concluso in privato che Berlusconi è un handicap per il governo e che dovrebbe dimettersi per permettere una ordinata transizione di potere senza convocare nuove elezioni”.
In ogni caso, conclude il Financial Times, “il suo destino non sembra più essere nelle sue mani”, bensì in quelle di Umberto Bossi e Gianfranco Fini, che avrebbero il potere di far cadere la coalizione di governo.
“Berlusconi cerca di mettere lo scandalo in ridere con una battuta sui gay” titola il Times di Londra, commentando che tuttavia il suo umorismo “non ha divertito molto”.
Il quotidiano di proprietà  di Rupert Murdoch nota le proteste dell’ArciGay e di numerosi esponenti del mondo politico e civile, sottolineando che perfino “alleati politici del premier si sono sentiti imbarazzati”, come il ministro delle Pari opportunità  Mara Carfagna, che ha ammesso che “certe battute oscurano il buon lavoro fatto dal governo per fare avanzare i diritti degli omosessuali”. Il Times riporta anche la scoperta di nuove indagini “su uso di droga e call-girls a feste nelle residenza private del primo ministro”, alludendo alle rivelazioni di una escort in Sicilia.
In un ampio articolo, il Daily Telegraph definisce la battuta di Berlusconi “un insulto anti-omosessuali”.
Il Guardian riporta la reazione dell’attrice Julianne Moore, impegnata a presentare al Festival di Roma il suo nuovo film “The kids are all right”, storia di due lesbiche che adottano un bambino, secondo cui la battuta di Berlusconi è “spiacevole, arcaica e scema”.
Il Sun, più diffuso tabloid britannico, scrive che la battuta ha messo ulteriormente nei guai il primo ministro, scatenando una vampata di polemiche.
E il Daily Express afferma che con le sue parole Berlusconi ha “provocato sdegno” e condanne.
In Germania, dicevamo, al caso è eccezionalmente dedicata prima e l’intera terza pagina della liberalconservatrice Frankfurter Allgemeine, il più influente e autorevole quotidiano di qualità  tedesco, dedicate alla “inarrestabile fine dell’èra Berlusconi”.
E sulla Sueddeutsche Zeitung, il prestigioso quotidiano di Monaco, un ampio servizio sul Rubygate.
Stamane il coverage delle vicende del presidente del Consiglio sui media tedeschi ha fatto un significativo salto di qualità . Segnale apparente del crescente allarme e fastidio dell’establishment della Repubblica federale.
La Frankfurter pubblica in prima pagina, con pesante ironia, la foto di una sala con molti monitor. Su tutti appare Berlusconi in diretta.
Il quotidiano sottolinea il suo invito a non leggere più i giornali, e ironizza, “peccato, perchè la nostra terza pagina di oggi è veramente appassionante”. All’interno un articolo a piena pagina del corrispondente Joerg Bremer. Secondo cui finora Berlusconi si è sempre dimostrato un grande manager delle crisi. “Ora, dicono molti, Berlusconi è stanco”.
Possibili sbocchi? Un 8 settembre: una caduta di Berlusconi è possibile se Casini e Fini si alleano con il Pd.
Oppure un “24 luglio”, perenne vigilia della crisi.
La Sueddeutsche “il premier irrita anche il suo partito con i suoi affaires amorosi e rischia una crisi di governo”. L’articolo mette in evidenza anche la battuta anti-gay, che qui è stata uno shock per il grande pubblico.
In Francia, Libèration in prima, a tutta pagina, ha una foto di Berlusconi che ride, con titolo sullo scandalo Ruby.
Per Le Parisien quella sugli omosessuali è la frase del giorno.
La nuova battuta è tra le notizie più lette sui siti di Le Monde e Nouvel Observateur.
Radio Europe 1 si chiede: “La fin du regne pour Berlusconi?”.
L’olandese De telegraf titola invece “Berlusconi affonda negli scandali e nella volgarità “.
Mentre lo spagnolo El Mundo tratta l’argomento raccontando di Julienne Moore, l’attrice che ieri al Festival di Roma ha dato dell’idiota a Berlusconi difendendo la paternità  omosessuale.
E poi un lungo reportage titolato “Sexo, drogas y dinero en las bunga bunga de Berlusconi”.
Il commento sul portoghese Estadao parla di “solita volgarità “, in Belgio il De Morgen dedica a Berlusconi un’intera pagina e pubblica una antologia delle sue boutade più famose.
Un immenso “sprofondo azzurro” per il nostro Paese.

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LA RIVOLTA DELLE SCORTE: “NON SIAMO CARABINIERI PER FARE LA GUARDIA ALLE ESCORT DEL PREMIER”

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

“VORREMMO LAVORARE PER LO STATO, NON PER QUESTA VERGOGNA, NON SIAMO I TASSISTI DEI FESTINI”…”NOI PER ENTRARE NELL’ARMA DOBBIAMO DIMOSTRARE DI ESSERE PULITI DA DUE GENERAZIONI, FINIAMO PER FARE LA GUARDIA A GENTE CHE PULITA NON E’ “… LA DENUNCIA AL “FATTO QUOTIDIANO”… LA DESTRA VERA LA RAPPRESENTANO LORO, NON I POLITICI DELLA VERGOGNA

“Non ne possiamo più. Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Molti nostri colleghi sono morti mentre facevano la scorta a magistrati o politici che difendevano lo Stato. E noi, invece… È mai possibile essere ridotti cosi?”.
A parlare sono alcuni “ragazzi” dei servizi di scorta.
Carabinieri allenati a difendere le “personalità ” loro affidate fino a mettere a rischio la propria vita.
“Ma qui ci fanno fare i tassisti dei festini. Per questo, dopo essere stati tanto zitti e obbedienti, ora vogliamo, a nostro rischio, far sentire la nostra voce”.
Cominciano i racconti, che si incrociano, si intrecciano e si sommano.
“Le feste ad Arcore si tengono nei giorni del fine settimana, dal venerdì al lunedì. Molte sono proprio di lunedì. Nell’estate si moltiplicano. Noi accompagniamo le personalità  fino alla villa e poi aspettiamo fuori. Vediamo un giro di ragazze pazzesco. Arrivano con vari mezzi. Moltissimi Ncc, le auto a noleggio con conducente. Alcuni pulmini, di quelli da 10-15 posti. Una volta abbiamo visto alcune ragazze scendere da due fuoristrada di quelli massicci. Alcune ragazze le porta direttamente Emilio Fede nella sua auto,
altre scendono dalla macchina di Lele Mora con targa del Canton Ticino”.
“L’estate scorsa abbiamo visto molte feste alla villa di Arcore. Altre volte abbiamo accompagnato le nostre personalità  in ristoranti di Milano, come ‘da Giannino’, in via Vittor Pisani, zona stazione Centrale. O in una casa privata di zona Venezia. Che ne sappiamo noi di che cosa succede là  dentro? Ce li immaginiamo, magari fanno uso di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: noi siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci proteggono. E che gente c’è a quelle feste? Noi per arruolarci nell’Arma dobbiamo dimostrare di essere puliti per due generazioni, i nostri padri e i nostri nonni, e finiamo a far la guardia a gente che magari pulita non è”.
“Sì, la scorsa estate ad Arcore c’era un gran via vai. Ruby? No, non me la ricordo, ma sa, sono tante, tutte uguali, tutte giovani… Abbiamo riconosciuto una giornalista. E Flo, quella che ha partecipato alla ‘Pupa e il secchione’. Poi una bionda che era stata al Grande Fratello… Molte si capisce che sono straniere, tante hanno la cadenza napoletana. Poi alcune escono a fine festa, altre si fermano lì per la notte, ma è difficile tenere la contabilità , c’è un tale via vai…”.
“Ci è capitato di fare missioni all’estero e di incontrare colleghi stranieri che fanno il nostro stesso lavoro: ci sfottono per questa storia delle feste, delle ragazze. Ma è mai possibile che dobbiamo vergognarci, noi che vorremmo lavorare per le istituzioni e difendere lo Stato? Abbiamo orari massacranti, turni di otto ore al giorno che spesso diventano dodici. Facciamo anche 120 ore di straordinario, ma ce ne pagano al massimo trenta, a 6 euro e mezzo all’ora, più un buono pasto da 7 euro. Va bene, non ci lamentiamo, è il nostro lavoro. Ma lo vorremmo fare per lo Stato, non per questa vergogna. Vorremmo proteggere le personalità  delle istituzioni, non gente che ci fa vergognare davanti al mondo”.
“Comunque non ci lamentiamo del nostro stipendio. Solo ci chiediamo se è giusto che una ragazza giovane e carina senz’altra esperienza politica prenda 15 mila euro al mese, perchè è stata fatta diventare consigliere regionale. Il presidente? Con noi è gentile. Qualche volta è venuto a salutarci, a raccontaci qualche barzelletta. Una volta ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare’. Un’altra volta ci ha portato qualche ragazza e ce l’ha presentata. Una notte ci ha mandato una ragazza che ci ha fatto la danza del ventre…”.
“A fine serata riportiamo le personalità  a casa. Vediamo alcune ragazze uscire e tornare verso Milano, altre restano nella villa per la notte. Capita che dobbiamo scortare personalità  che fanno il giro a riaccompagnare le ragazze nei residence milanesi, alla Torre Velasca o in corso Italia. L’ultima magari se la portano a casa. E noi dobbiamo accompagnare la nostra personalità  fino alla porta dell’appartamento: è imbarazzante salire in ascensore con un signore anziano e una ragazzina. Pensiamo alle nostre figlie e diciamo che non ci piace questo mondo. Sarà  moralismo, ma non ci piace”.

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PERCHE’ TUTTI CI AUGURIAMO CHE FINI “NON SI ACCONTENTI”

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

CRESCE L’ATTESA PER IL DISCORSO DI FINI A PERUGIA E LE PROSPETTIVE DI FUTURO E LIBERTA’….LA RISPOSTA DI FARE FUTUROWEB ALLE QUESTIONI SOLLEVATE DA BATTISTA SUL “CORRIERE DELLA SERA” CIRCA IL POSIZIONAMENTO DEL NUOVO PARTITO

«Cosa vuole fare?», «Con chi?».
Che ci sia davvero molta attesa per ciò che sarà  il movimento che si sta raccogliendo attorno a Gianfranco Fini lo dimostra la serie di interrogativi che (giustamente) da mesi vengono suscitati sulle intenzioni del presidente della Camera.
Alcuni di questi li ha posti Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: Fini vuole «diventare il punto di riferimento di un centrodestra “deberlusconizzato”» o invece «racimolare vantaggi effimeri con una condotta ambigua, contorta, politicista»?
Ossia intende «diventare leader di uno schieramento oppure leader di un micropartito»?
Come si vede le aspettative per le scelte di Fini sono alte.
Segno che quello che sta per nascere è un soggetto verso il quale le attenzioni degli osservatori si basano su soluzioni di sistema e non di piccolo cabotaggio.
Certo in mezzo ci sta il districarsi tra una situazione quotidiana nella quale tra la crisi del sistema politico bipolare e quelli che Battista chiama «gli spasmi in cui si dibatte il berlusconismo» lacerato dall’immobilismo, dalle liti e dagli scandali rosa del premier: impresa davvero ardua.
Per questo, dinanzi alla pratica quotidiana della fantapolitica — praticata a dire la verità  quasi ogni giorno dai suoi detrattori — Fini «deve saper parlare alla società  e non solo ai contabili dei gruppi parlamentari. Deve indicare cosa è obbligatorio che ci sia nell’agenda di governo che abbia il consenso degli elettori e non esercitarsi negli scenari astratti di controproducenti governi tecnici, delizia di politologi e retroscenisti, ma tomba di ogni velleità  di innovazione».
Ha ragione Battista, Fini è chiamato a dare risposte politiche oltre le alchimie del politichese e del gossip.
E lo deve fare su temi veri come quelli del precariato, degli investimenti nell’università , del rilancio della politica industriale.
Tutti temi cari agli interlocutori imprescindibili per un partito che dovrà  riferirsi a un blocco sociale che si sente spaesato e preoccupato dall’involuzione del progetto berlusconiano e che ha allo stesso tempo poca fiducia nella promessa (finora disattesa) di una sinistra riformista.
Quello che si chiede Battista del resto è quello che chiedono le migliaia di persone che accorreranno a Perugia alla convention di Futuro e libertà .
Sono le stesse preoccupazioni che i tanti intellettuali — anche quelli che Fini non lo voteranno mai – che hanno firmato il “Manifesto di ottobre” si aspettano dibattute all’interno di una stagione politica che metta fine a quel bipolarismo muscolare che proprio il corsivista del Corriere ha denunciato come una delle degenerazioni di questa stagione politica.
Insomma, che non sia un fuoco di paglia o peggio un progetto autoreferenziale “alla Mastella” se lo augurano in tanti.
Ma se è lo stesso Battista a riconoscere a Fini di aver saputo vincere «la battaglia della sopravvivenza» contro l’attacco senza quartiere dei pasdaran berlusconiani «perchè ha saputo resistere alle sirene del ribaltonismo» ciò significa che un passo importante è stato già  compiuto.
Lo ha spiegato e rilanciato lo stesso Fini più volte: «Si va avanti per non tradire lo spirito del Pdl».
E questo concetto, ribadito a Mirabello, non è stato solo un annuncio di comodo o una sfida a chi lo ha espulso senza contraddittorio dal proprio partito. Ma un annuncio di metodo.
Lo dimostrano le tante adesioni che continuano a provenire anche da culture politiche non riconducibili alla storia della destra italiana.
Lo dimostra una riflessione non banale dello stesso Fini sul tema delle regole della rappresentanza che passano anche per una legge elettorale che torni a dare ai cittadini la possibilità  di scegliere i propri rappresentanti .
Lo dimostra la risposta che il presidente della Camera ha dato all’amministratore delegato della Fiat da una parte e alle preoccupazioni di Emma Marcegaglia dall’altra.
E assieme a questo lo dimostra la preoccupazione verso il futuro della ricerca italiana e il mondo della cultura che è stato lanciato da tutto l’ambiente politico e intellettuale che gravita attorno a Fli.
Insomma, in questi mesi l’invettiva, quella pubblica, è stata tutta incentrata sui temi politici.
E che il nuovo soggetto non si stia conformando come un “bunker” ligio ai riti della prima Repubblica lo dimostra infine l’attenzione rinnovata all’opinione dei propri simpatizzanti.
Lo si è visto nel caso del lodo Alfano che ha aperto una discussione appassionata che ha coinvolto base e vertice in un rapporto franco, diretto, duro. In una parola democratico.
E questo, senza dubbio, è un buon auspicio.
Per questo Battista con i suoi interrogativi e le sue preoccupazioni ha sfondato con noi una porta aperta.
Perchè le sue domande e le sue aspettative sono quelle che non sono gli osservatori attenti e in buona fede si augurano risolte positivamente.
Ma, si spera, tutto il paese.

Antonio Rapisarda

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