Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
CON L’OSPITATA A “VIENI VIA CON ME” A CUI SI E’ AUTOINVITATO, A FRONTE DEI 32 MINUTI DI SAVIANO, MARONI RAGGIUNGE UNA PRESENZA IN TV IN UNA SETTIMANA DI BEN 2 ORE E 45 MINUTI…LUI NON ARRESTA NESSUNO, SI IMPOSSESSA SOLO DEI MERITI DI ANNI D’INCHIESTE DI QUEI MAGISTRATI OSTEGGIATI DAL GOVERNO E DI QUELLE FORZE DELL’ORDINE CUI HA TAGLIATO I FONDI
“Mi hanno invitato e ho accettato”.
Diciamo piuttosto che dopo una settimana da piagnone si è autoinvitato e in Rai hanno obbedito.
Dopo le esternazioni di Saviano a “Vieni via con me” in cui lo scrittore aveva sfondato una porta spalancata, rivelando che “la ‘ngrangheta non sta solo al Sud, ma anche al Nord dove cerca il potere della politica e interloquisce con la Lega”, ricordando il caso del consigliere regionale Angelo Ciocca, fotografato dalla Dia mentre incontra il boss Pino Nieri, il ministro Maroni è sembrato per giorni in preda a furore mediatico.
Recitando la parte, a uso padagni, dell’ offeso e indignato per le parole infamanti di Saviano, ha fatto fuoco e fiamme per avere”il diritto di replica” in uno show televisivo.
Alla fine in Rai si sono calati le brache, come avviene solitamente di fronte ai potenti, e stasera Bobo avrà i suoi due minuti e trenta di gloria per recitare il solito rosario di amenità .
In fondo in Italia è rimasto l’unico a pensare che sia merito suo l’arresto dei latitanti e non invece di quelle forze dell’ordine a cui il suo governo ha tagliato i fondi o di quei magistrati che il suo governo accusa di nefandezze quando vogliono arrestare Cosentino o processare Dell’Utri.
Piccolo dettaglio: se l’accusa di Saviano riguarda i rapporti tra la Lega e la ‘ndrangheta”, che c’entra poi la replica del ministro degli Interni, la cui competenza sono polizia e carabinieri?
Perchè non ci va Bossi che è il segretario del partito a spiegare che provvedimenti ha preso la Lega contro Ciocca?
Ma passiamo ad un’altra considerazione.
Maroni parla ogni giorno da tutti i Tg con una miriade di spottoni elettorali, recitando il rosario “nessuno ha mai arrestato tanti esponenti della mafia come me”.
In realtà lui non arresta nessuno, al massimo potrebbe unirsi al plauso degli italiani verso magistratura e forze dell’ordine che dirigono realmente le operazioni.
Anche perchè questo governo potrebbe vantare qualche merito se avvesse almeno promulgato norme legislative innovative contro la criminalità (il che non è), se avesse evitato polemiche contro la magistratura, aiutandola (è invece l’opposto), se avesse aumentato stipendi e mezzi in dotazione alle forze dell’ordine (mentre invece ha tagliato per 3 miliardi i fondi per la sicurezza).
In compenso, a fronte dell’intervento di Saviano durato lunedi scorso 32 minuti e 9 secondi, nella scorsa settimana, Maroni ha fatto le seguenti comparsate TV: a Matrix ospite unico per 1 ora e 15 minuti, a Porta a Porta per 21 minuti di diretta, a L’ultima parola per 36 minuti, a In mezz’ora per 30 minuti.
Totale spot di Maroni: 2 ore, 45 minuti, 44 secondi.
Altro che i 32 minuti di Saviano.
Stasera, invece che leggerci il solito elenco dei latitanti da lui non catturati, potrebbe almeno a questo punto fare qualcosa che gli è più congeniale.
Potrebbe suonare un pezzo al sax, ad esempio.
O magari spiegare agli italiani la vicenda che lo vede inquisito per le parcelle legali di alcune decine di migliaia di euro emesse per presunte “consulenze orali” a favore di un imprenditore soto inchiesta, il quale aveva anche destinato una cifra minore, per organizzare feste, alla segretaria del ministro, come riportato dagli atti giudiziari pubblicati dall’Espresso.
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
LO STATO AUMENTA GLI INTROITI: NEL 2006 ERANO DI 15,4 MILIARDI, NEL 2009 SONO SALITI A 54 MILIARDI (+400%) MA IL GIRO RADDOPPIA CON IL SOMMERSO… OGNI ITALIANO SPENDE IN MEDIA 2.000 EURO L’ANNO
Governo schizofrenico, combatte la ludopatia aumentando i giochi.
Con la mano destra il governo firma un decreto per combattere le patologie legate al “gioco compulsivo”.
Con la sinistra si impegna ad introdurre “nuove tipologie di giochi, impegnandosi ad avviare le procedure occorrenti al loro affidamento in concessione”.
Per scoprire una netta contrapposizione tra idea e azione, tra intenzioni dichiarate e fatti, non occorre incrociare dati e fare lunghe verifiche.
Basta leggere per intero il comma 78 dell’articolo uno del maxi emendamento alla legge di Stabilità , attualmente in discussione alla Camera.
La schizofrenia del governo è messa a nudo dalla commissione Antimafia, che oggi ha votato all’unanimità un testo durissimo sui profili del riciclaggio connessi al gioco lecito e illecito, in cui si manifesta “profondo allarme per le ipotesi di incremento degli strumenti del gioco”.
L’articolo del maxi emendamento, al punto f promette: “Con decreto interdirigenziale del ministero dell’Economia e del Ministero della Salute sono adottate, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, linee di azione per la prevenzione, il contrasto ed il recupero di fenomeni di ludopatia conseguente al gioco compulsivo”.
Poi, al punto m precisa: “Anche per aggiornare l’attuale palinsesto dei giochi, con decreto direttoriale dell’Aams sono introdotte e disciplinate nuove tipologie di giochi e, ove necessario, conseguentemente avviate le procedure amministrative al loro affidamento in concessione”.
Una tendenza che è oggetto di critiche da parte del Comitato sul riciclaggio (che ha curato la relazione oggi approvata in commissione): “E’ necessario fermare questa deriva — si legge nel documento — e segnalare con forza quanto possano risultare effimere tali siffatte “entrate” da “tassazione indiretta” e quanto, invece, siano progressivamente devastanti i danni e i costi per i singoli e per la collettività ”.
Nel 2006, secondo i Monopoli di Stato, gli introiti del gioco erano di 15,4 miliardi.
Nel 2009 hanno invece sfiorato i 54 miliardi, con un aumento quasi del 400 per cento.
Ma guardando le stime della Guardia di Finanza, che comprendono anche l’abusivismo, le cifre raddoppiano.
Analizzando questi dati si può dire che ogni italiano, neonati compresi, gioca ogni anno 2mila euro.
Considerando la stima per difetto di un milione di giocatori abituali, la cifra pro capite è enorme e spiega fenomeni come l’usura e la distruzione di migliaia di famiglie..
Il documento approvato dalla commissione Antimafia spiega chiaramente come il settore del gioco, anche lecito, sia infiltrato dalle organizzazioni criminali (nel 2010 sono state più di trenta le inchieste giudiziarie sul gioco, direttamente riferibili alle mafie).
Chiede maggiori controlli su licenze e concessioni.
E illustra il danno sociale provocato da questo settore: “Il settore gioco costituisce il punto di incontro di gravi distorsioni dell’assetto socio-economico quali, in particolare, l’esposizione dei redditi degli italiani a rischio di erosione; l’interesse del crimine organizzato, la vocazione “truffaldina” di concessionari che operano in regime di quasi monopolio; il germe di altri fenomeni criminali come usura, estorsione, riciclaggio. E sottrazione di ingenti risorse destinate all’erario”.
Da qui la conclusione, che chiama in causa esplicitamente forme di gioco come gratta e vinci, lotto e gioco via internet oltre, naturalmente, a slot machine e videopoker: “La diffusione estesa sul territorio delle più fantasiose forme di “tassazione indiretta”, in verità alimentano la “malattia del gioco”, invece di curarla.
Va detto che il maxi emendamento prevede anche una stretta sulla trasparenza dei concessionari del gioco.
Ad approvazione avvenuta, infatti, le società avranno sei mesi per comunicare tutte le quote di proprietà superiori al 2%.
In questo modo, teoricamente, situazioni di scarsa trasparenza societaria come quella di BetPlus, principale concessionario delle slot machine con sede nei paradisi fiscali caraibici (e mai chiarito assetto proprietario), dovrebbero essere spiegate.
Ma la soluzione appunto è teorica.
Perchè non è difficile per chi ha già elaborato una serie di scatole societarie estere, elaborare una nuova struttura con quote al 2%.
Fabio Amato e Simone Ceriotti
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
NIENTE DISCARICHE E GLI IMPIANTI NON RIESCONO PIU’ AD ACCOGLIERE LA FRAZIONE UMIDA… IN PROVINCIA DI NAPOLI SONO PRMAI 8.000 TONN. I RIFIUTI IN STRADA…ORA INIZIANO I CONTROLLI UE: SI RISCHIA AMMENDA E BLOCCO CONTRIBUTI EUROPEI
Allo stremo, dopo un mese di crisi.
Senza via d’uscita, con gli impianti al collasso.
Spaventata, perchè si temono epidemie. Ecco Napoli.
Oggi la città si sveglia con tremila tonnellate di rifiuti non raccolti. In provincia si superano le ottomila.
Cumuli di sacchetti appesantiti e sfaldati delle piogge, che occupano marciapiedi, strade, isolati e si innalzano fino a ricoprire le vetrine dei negozi con i primi addobbi di Natale o le facciate dei palazzi.
E se nel centro città l’immondizia abbandonata diventa l’amaro banchetto per gabbiani e piccioni, che si avventurano voraci per le strade cittadine, dalla periferia (Poggioreale e San Pietro a Patierno) arrivano le prime segnalazioni per le invasioni di topi.
L’attenzione è massima.
Oggi è in città la delegazione della Unione Europea.
Ispezione ufficiale.
La missione dei tecnici, guidata dalla responsabile della direzione generale Ambiente Pia Bucella, intende fare il punto della situazione nella regione, dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte europea di giustizia per il mancato rispetto delle regole comunitarie sulla gestione dei rifiuti.
Ma soprattutto l’Unione europea non ha ancora ricevuto dal governo italiano la pianificazione degli interventi necessari a mettere in sicurezza la salute e la sicurezza dei cittadini europei presenti in Campania.
I commissari vengono a verificare personalmente il livello di rischio sanitario.
“Il Comune è in stretto contatto con la Asl, a cui abbiamo chiesto di fornirci immediatamente qualunque informazione utile sugli aspetti sanitari del problema” rassicura l’assessore all’Igiene, Paolo Giacomelli.
La crisi cominciata un mese fa è diventata ormai emergenza cronica.
Napoli è paralizzata.
Come raccogliere i rifiuti?
Dove portare le tonnellate che invadono le strade?
Non ci sono più discariche e gli Stir (l’impianto di tritovagliatura dei rifiuti) non riescono più ad accogliere la frazione umida, perchè non hanno il tempo e lo spazio per trasformarla.
Ieri la situazione è peggiorata, perchè ha lavorato solo l’impianto di Caivano (che ha ricevuto 750 mila tonnellate).
Chiusi per riposo domenicale gli impianti di Tufino, Giugliano, Chiaiano e Acerra.
E Tufino, come Chiaiano, al di là del riposo di un giorno. sono strutture ormai al limite, vicine alla chiusura.
Trentasette autocompattatori hanno scaricato la spazzatura a Cava Sari, a Terzigno.
Ci sono stati dei blocchi, ma niente scontri.
Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, chiede per oggi a Regione e Provincia un incontro urgente. Da due giorni, infatti, è scaduto l’accordo di solidarietà con altre Province campane per i conferimenti straordinari e non ci sono possibilità di sversare fuori Campania.
“Abbiamo assoluto bisogno della solidarietà altre Province, il guaio è enorme”, lancia il suo sos Daniele Fortini, amministratore delegato dell’Asìa, l’azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.
“Altro incontro importante sarà mercoledì nella Conferenza Stato-Regioni. L’apporto che potrebbero dare alla Campania Toscana, Emilia, Veneto e Lombardia è importantissimo”, sottolinea Fortini che dà anche un’altra soluzione: “L’unica soluzione immediata e con un investimento inferiore al milione di euro è riarmare immediatamente a Giugliano e Tufino gli impianti di stabilizzazione della frazione umida, distrutti durante l’emergenza del 2008. Questi impianti servono a trasformare la frazione umida in frazione organica stabilizzata, trasformazione che ridurrebbe il peso dei rifiuti del 40 per cento con un beneficio ambientale ed economico”
La delegazione della commissione europea starà in città per due giorni, come confermato anche da Joe Hennon, portavoce del commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik, titolare del dossier.
Lo stesso governo italiano, ha aggiunto venerdì scorso il portavoce, ha chiesto «aiuto e assistenza» da parte dell’Ue.
Sulle riunioni che si terranno a Napoli vige il massimo riserbo. «Si tratta di riunioni tecniche e quindi non possiamo dire quando e dove si terranno», ha anticipato Hennon.
Se le autorità regionali non riusciranno a fornire spiegazioni convincenti, si profila il rischio di un secondo deferimento dell’Italia davanti alla Corte Ue di giustizia e questa volta la condanna sarebbe, inevitabilmente, accompagnata da multe.
A questo si deve aggiungere il rischio del congelamento definitivo di 145,5 milioni di fondi europei.
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO IL PM ALBERTO CISTERNA, MAGISTRATO DELLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA, “CON IL FEDERALISMO E I CENTRI DI SPESA A LIVELLO LOCALE, LE COSCHE HANNO A PORTATA DI MANO L’AMMINISTRAZIONE”….IL DISEGNO FEDERALISTA RISALE PER COSA NOSTRA A CIRCA 20 ANNI FA: SE A DECIDERE NON E’ PIU’ IL MINISTERO ALLA SANITA’ MA L’ASSESSORE, LA MAFIA SARA’ AVVANTAGGIATA: NON SERVIRANNO REFERENTI A ROMA, BASTERANNO QUELLI SUL TERRITORIO
”Con il federalismo e i centri di spesa a livello locale le cosche hanno a portata di mano
non solo la politica ma anche l’amministrazione”.
Lo sostiene in un servizio che sarà pubblicato dall’Espresso Alberto Cisterna, il procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia che sta seguendo gli sviluppi delle inchieste di Milano e Reggio Calabria sulla penetrazione della ‘ndrangheta in Lombardia, ma nel suo ragionamento allarga lo sguardo alla strategia che sembra unire la criminalità organizzata.
”Il disegno federalista risale per Cosa nostra al periodo anteriore alle stragi del 1992.
Anche in Calabria alcuni clan vennero accoppiati a movimenti autonomisti locali.
Il loro obiettivo è elementare: se a decidere non è più il ministro della Sanità ma l’assessore è chiaro che questo li avvantaggia.
Riduce il braccio: li possono raggiungere e minacciare sul loro territorio e non hanno più bisogno del referente nel governo di Roma.
E questo, stando alle indagini, è colpa anche del sistema elettorale”Paradossalmente la peggiore legge elettorale che il Paese abbia mai avuto è la migliore per quanto riguarda il contrasto alle infiltrazioni nelle politiche nazionali: candidare alle Camere soggetti vicini alla criminalità organizzata è diventato più difficile.
Una situazione che ha spinto Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta a concentrarsi sulle elezioni locali: ”Tutta la tensione applicativa delle cosche si è scaricata sul sistema federale, che sta diventando un sistema finanziario federale in cui le risorse verranno sempre più gestire a livello locale: ad esempio per il federalismo demaniale c’è il rischio che molti beni messi in vendita vengano acquistati sul territorio con il concorso degli enti locali collusi dai mafiosi.
Federalismo e business rischiano di intrecciarsi, in un meccanismo perverso che — senza forti controlli — potrebbe autoalimentarsi: «I mafiosi hanno talmente tanto denaro che il loro problema è investirlo direttamente, evitando i costi alti del riciclaggio: vogliono fare gli imprenditori, con le carte in regola. Comprendo che dopo aver regolarizzato all’estero 100 miliardi di euro grazie allo scudo fiscale, questo è un Paese che potrebbe diventare mafioso senza accorgersene: rischia di finire in mano a una fortissima partecipazione economica mafiosa, che non mostrerebbe la sua origine. Sarebbe il peggio del peggio: combatteremmo contro un nemico invisibile perchè assolutamente integrato nel sistema”.
Argomentazioni che dovrebbero indurre a serie riflessioni il nostro sistema politico che ama spacciare il federalismo come la panacea di tutti i mali.
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
ARTISTI, SCRITTORI, GIORNALISTI, REGISTI: LA SOCIETA’ CIVILE SI ASPETTA MOLTO DALLA NUOVA PROPOSTA POLITICA DI FINI…. I PARERI, TRA GLI ALTRI, DI LUCIA ANNUNZIATA, EDOARDO BENNATO, FRANCO CARDINI, DARIA COLOMBO, ILARIA CUCCHI, CARLO FRECCERO, FUKSAS, GIORGIO GALLI, FIORELLA MANNOIA, GIACOMO MARRAMAO, GABRIELE MUCCINO, ANTONIO PENNACCHI, LUCA SOFRI, ENRICO VAIME, ROBERTO VECCHIONI
Lucia Annunziata
Spero che aspiri ad essere De Gaulle e non Sarkozy.
(Giornalista)
Pierluigi Battista
I miei due consigli a Gianfranco Fini. Primo: che non si faccia irretire dalle sirene ribaltoniste, lasciandosi ingannare dalle apparenze, perchè per ottenere un guadagno immediato non si smarrisca il senso di una missione. Che, per lui, è quella di diventare il leader di un nuovo centrodestra. Ma se nei prossimi mesi fosse tentato da una scorciatoia, avrebbe le prime pagine dei giornali per un po’ di tempo e poi sparirebbe dalla scena politica non appena si vada alle elezioni. Questo è il primo consiglio. Il secondo: fare attenzione a che il valore della legalità stia sullo stesso piano di quello liberale, altrettanto importante, delle garanzie dello Stato di diritto.
(Giornalista)
Fulvio Benelli
Presidente Fini, è tempo di aprire una fase veramente nuova. E credo che non si possa uscire dal berlusconismo con gli stessi metodi di Berlusconi. Ora è tempo di coltivare di nuovo la democrazia. Che – per definizione – non può basarsi sul culto della personalità , ma soltanto sulle idee e sui programmi.
(Regista)
Edoardo Bennato
Avrei una domanda in napoletano da fargli, così, per sdrammatizzare un po’: “Mà kè munt vergine staie cumbinanno?”
(Cantautore)
Marco Brando
Gianfranco, sono un “antico” elettore di sinistra, coinvolto dal dibattito suscitato dal tuo movimento. Il berlusconismo, basato sul culto della personalità di un uomo, è un'”ideologia” sbagliata in generale e destinata ad autodistruggersi, con conseguenze imprevedibili. Una vera alternativa di governo dev’essere l’obiettivo di tutti. La politica, intesa come sfera delle decisioni collettive sovrane, ne sia l’interprete, senza rispolverare le vecchie casacche del secolo scorso. Non arretrare.
(Giornalista)
Gaetano Cappelli
Mi è piaciuto molto quello che Gianfranco Fini ha detto qualche sera fa alla trasmissione di Fabio Fazio Vieni via con me. Mi sembra che abbia fatto un discorso molto coerente e lucido. E poi ha dato l’idea di una destra finalmente moderna, pronta ad aprirsi alle istanze di modernità . E poi un discorso molto condivisibile e lungimirante sulla meritocrazia. Mi è piaciuto. Molto. A dover dare un consiglio… uno piccolo: cambiare sarto. Ovviamente, si fa per scherzare un po’…
(Scrittore)
Franco Cardini
Esorto caldamente Gianfranco Fini, e gli auguro nell’interesse suo, del nostro Paese e dell’Europa, a rivedere profondamente le scelte sulla politica orientale. Quella del vicino e del Medioriente. È un consiglio-auspicio e, nel mio piccolo, anche una minaccia. Se lui continua con questa linea, per quanto mi riguarda, avrà in me sempre un amico personale, ma un avversario politico.
(Storico)
Aldo Cazzullo
Il tema dei prossimi anni è l’unità nazionale. Costruire un “Polo Sud” sarebbe funzionale alla logica leghista. Se nascerà , un partito della nazione dovrebbe mettere radici al Nord. Che è pieno di “padani” che non votano Lega, non rinnegano il tricolore, non sono di sinistra e non sanno a chi rivolgersi.
(Giornalista e scrittore)
Filippo Ceccarelli
Cari amici del Secolo d’Italia, per favore: continuate a rimanere in cerca d’autore perchè va bene così – anche se è una dura fatica. C’è sempre più bisogno di uomini e donne che la mattina si sveglino senza sapere bene cosa pensare, che sentano la certezza del dubbio prima di andare a dormire, e temano la gravità dei loro giudizi anche nei sogni. Continuate ad avere il coraggio che non vi è mai mancato; e rimettete i vostri debiti: forse c’è davvero bisogno di modestia per riscoprire la dignità della politica.
(Giornalista)
Enrico Cisnetto
A Gianfranco Fini e al Fli consiglio di “deberlusconizzarsi”. Il che significa due cose. Primo: evitare la seppur involontaria ripetizione degli schemi comportamentali di Berlusconi. A cominciare dal leaderismo – malattia senile di un sistema politico che non esprime statisti – e più in generale dalla personalizzazione della politica. Dunque, via il cognome dal simbolo e no alle manifestazioni basate sul culto della personalità . Tra l’altro, su questo terreno è più forte lui. Secondo: evitare di cadere nella trappola dell’anti-berlusconismo. Intanto perchè ci sono già altri che lo praticano – è un caso che gli attacchi più duri a Fini siano venuti da Di Pietro? – e poi perchè da 16 anni il Cavaliere fa della sua demonizzazione, vittimizzandosi, lo strumento migliore per la raccolta del consenso.
(Giornalista)
Daria Colombo
Il messaggio che vorrei far giungere a Gianfranco Fini è questo: se Futuro e libertà riuscirà a costruire anche in Italia una destra democratica e costituzionale, questo non potrà che essere salutato come un fatto salutato con soddisfazione e accompagnato da mille auguri da qualsiasi democratico, in qualsiasi parte del panorama politico si collochi.
(Scrittrice)
Giuseppe Conte
Caro presidente Fini, le chiedo l’impossibile. Ridare all’Italia il senso perduto della propria dignità . Riportare nella politica rigore etico. Energia democratica. Giustizia & bellezza. Le chiedo spirito europeo. Rispetto per la Madre Terra. Apertura ai migranti. Attenzione ai più deboli. Gusto della sfida. Slancio verso il futuro. L’impossibile, l’unica possibilità di chi ha un sogno.
(Poeta e scrittore)
Fiorello Cortiana
Una rete aperta una politica pubblica per le sfide dell’innovazione e della globalizzazione oltre il ‘900. Fase costituente con al centro Costituzione/Parlamento/Cittadini non spettatori. Una politica per l’economia e la società della conoscenza: welfare e previdenza per le Partite Iva: flessibilità non precarietà . Qualità nei servizi/infrastrutture/ambiente,una partecipazione informata. Territorio/Cultura/Paesaggio come beni nazionali. Favorire le competenze e non le conoscenze. Laicità .
(Giornalista)
Ilaria Cucchi
Egregio presidente, quello che mi aspetto in futuro è che ci sia una maggiore trasparenza nelle istituzioni e che siano attuate delle regole più rigide che permettano meno impunità per coloro che tra le forze dell’ordine commettono soprusi. In particolare, la realtà carceraria dovrebbe assumere il ruolo di “recupero” e non di negazione dei diritti dei più deboli, al fine di reinserire nella società persone che possano così avere prospettive di vita alternative alla criminalità .
Luigi Di Gregorio
Caro Presidente, in una fase concitata e convulsa come questa, lascio la tattica a chi di dovere e provo a dire qualcosa sulla strategia, sulle scelte di lungo termine, sull’Italia che verrà . Il bipolarismo per cui tutti noi ci siamo battuti ha portato una grande novità nello scenario politico italiano, quella dell’alternanza. Una novità non da poco per un regime democratico. Il problema però è la qualità del bipolarismo in termini di efficacia, ma anche di stile e di comunicazione. Sull’efficacia dobbiamo constatare che la “rivoluzione liberale” e le grandi riforme annunciate non si sono viste, purtroppo. In termini di comunicazione e di rapporto tra classe politica e cittadini, il bipolarismo “muscolare” ha fatto emergere tutti i limiti di un paese in cui prevalgono il tifo da stadio e la cieca militanza sull’interesse nazionale. Su questo si è innestata la logica del “tutto e subito” e del presentismo, che ha trasformato la dialettica politica in una campagna elettorale permanente fatta di slogan, effetti-annuncio e norme manifesto con evidenti ripercussioni sulla scarsa efficacia delle politiche pubbliche. Le due grandi missioni, per forza di cose in un’ottica di lungo periodo, sono pertanto quelle di riportare al centro l’interesse nazionale e di rigenerare la politica. Una politica fatta di contenuti e non di contenitori, di avversari e non di nemici, di realtà e non di reality, di futuro e non di presentismo.
(Politologo)
Carlo Freccero
A Gianfranco Fini chiederei di proseguire il suo atto di nomination. Quello, cioè, che ha inaugurato il giorno in cui ha puntato il dito contro il premier e pronunciato la famosa frase «Che fai, mi cacci?», segnando la frattura fra il sogno berlusconiano e il postberlusconismo. E lo esorterei ora a declinare, fino in fondo e nei fatti, quei valori che ha elencato poche sere fa nella trasmissione “Vieni via con me” e che assomigliano stranamente al sovvertimento dell’azione di governo di Berlusconi, che ha affondato l’orgoglio nazionale con gli scandali, ha sovvertito il principio della legge uguale per tutti con le leggi “ad personam”, ha attaccato continuamente la magistratura, ha distribuito qualsiasi carica pubblica in base alla collocazione politica anzichè alla competenza e al merito.
(Autore televisivo)
Massimiliano Fuksas
La prima cosa da fare è eliminare la legge Bossi-Fini e prevedere un nuovo strumento legislativo che faciliti i contatti e il lavoro nell’ambito della ricerca, dell’università , e della collaborazione con le migliori teste del pianeta, senza limitazioni di paese, nazione, religione. La qualità e la meritocrazia alla fine vinceranno. Almeno spero.
(Architetto)
Giorgio Galli
C’è tutta una tradizione “di destra” di critica al capitalismo. Ecco, credo che sarebbe forse utile per Futuro e libertà recuperarne alcuni aspetti. Soprattutto in un’era come questa, in cui il capitalismo euro-americano è in crisi, sfidato dal modello cinese, da quello indiano e da quello brasiliano. Il presidente Fini ha citato talvolta Ezra Pound, che (senza considerare poi l’ultima fase del suo pensiero) ha espresso queste tendenze culturali. Sarebbe un recupero (ovviamente “critico” e “aggiornato”) importante, anche per non far avverare le critiche di chi, da destra, ha paragonato Fli a un “partito repubblicano senza La Malfa”. Insomma, c’è, credo, spazio per un elemento che potrebbe avere una sua importanza non solo come “fatto culturale”, ma anche e soprattutto cone fatto legato alla contingenza di questa fase storica.
(Politologo) Continua »
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Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
SI PROFILA LA SFIDUCIA, SENZA RIPENSAMENTI, I FINIANI SONO UNITI E SI GIOCHERANNO LA PARTITA DELLA VITA… SALVO CHE BERLUSCONI NON CEDA A TUTTE LE CONDIZIONI POSTE A PERUGIA: DIMISSIONI, NUOVO GOVERNO, NUOVO PROGRAMMA, ALLARGAMENTO DELL’ESECUTIVO… ARTISTI, SCRITTORI E CANTAUTORI SI SCHIERANO CON FINI….MUCCINO: “QUEST’ITALIA SMARRITA HA BISOGNO DI LEI”
«Ho un solo colpo. Non posso sbagliare». Chi ha sentito Fini in questi giorni lo ha
visto determinato e consapevole del tunnel stretto che i futuristi devono attraversare prima di vedere la luce: «Dopo le ultime vicende, compresa quella della Carfagna, è chiaro che così non si può più andare avanti. Noi faremo la nostra strada ».
Si profila la sfiducia dunque, senza ripensamenti.
Un solo colpo in canna.
Occorrono nervi saldi, poca fretta, precisione.
Mentre da Lisbona Berlusconi si reimpossessa della scena e, guardandosi allo specchio, si autocelebra, gli uomini di Fini girano il Paese per costruire il nuovo partito.
E poco si preoccupano, almeno esteriormente, del suk allestito dal Pdl per guadagnare qualche numero in vista del 14 dicembre.
«E’ anche possibile che Berlusconi ottenga la fiducia in entrambe le Camere ma poi come andrà avanti? Sarebbe una vittoria di Pirro », liquida Adolfo Urso, ex sottosegretario tornato “rivoluzionario”.
Esibizioni muscolari, come il discorso del premier di ieri, «timide aperture», come quella di Alfano sulla legge elettorale: i finiani stanno a guardare, non si impiccano ad un solo scenario.
Un Berlusconi- bis? «Nessun veto», giura Urso. Purchè il premier accetti le condizioni di Perugia: nuovo governo, nuovo programma, allargamento della maggioranza…
Pragmatici, prudenti: «Se Fini riuscisse a portare a casa una riforma di sistema, Berlusconi può stare lì ancora per un po’, tanto dopo si vota ed è fatta», dice Silvano Moffa.
La vulgata lo descrive come una cosiddetta colomba. In realtà , Moffa nasconde le unghie dietro un sorriso britannico e parla già «di una proiezione governativa post-berlusconiana».
I futuristi hanno la loro road map e il Fini apparentemente dimesso di quel videomessaggio che invita «alla responsabilità », non è un Lassie sulla strada di casa.
«Noi non cadiamo nelle trappole di un antiberlusconismo residuale che non avrebbe spazio politico», chiarisce Moffa.
Un solo colpo in canna, appunto, ma bisogna prendere bene la mira.
Sempre per metafora: «A poker puoi giocare benissimo ma sbagli l’ultima mossa e perdi la partita».
Il calciomercato sulla fiducia «è roba da Santanchè» — integra Flavia Perina, direttore del Secolo- La crisi del Pdl non è numerica ma politica. La Carfagna che si dimette rivela un disagio profondo, c’è un’area di rottamatori anche nel Pdl».
Un ciclo che finisce, un potere che agonizza: «Il berlusconismo è morto e non resusciterà — scrive Filippo Rossi, direttore del periodico online di Farefuturo — qualsiasi cosa succeda nelle prossime settimane, quel che è stato non sarà più… Si sono staccati i lustrini, si sono spente le lucine».
Va da sè che in questa situazione — dice Perina — bisogna stare attenti ad ogni mossa. Ma noi siamo adulti e vaccinati».
Non inseguono quella platea di Perugia che voleva scorresse subito il sangue, fanno quel che conta, «dal governo ci siamo dimessi o no?».
E intanto incassano il gradimento crescente verso il Capo.
Oggi il Secolo pubblicherà le «lettere a Gianfranco ».
Artisti, scrittori, cantautori.
Per esempio, Gabriele Muccino che scrive a Fini: «Quest’Italia smarrita, involgarita, ha bisogno di lei. E non solo di lei…».
Fini, al pit stop, come l’ha definito, attende il momento di ripartire: «Ho un solo colpo. Non posso sbagliare».
Alessandra Longo
(da “la Repubblica“)
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Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
“SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI MI E’ STATO IMPEDITO DI DIFENDERE LA LEGALITA CONTRO GLI INTERESSI DI PARTE…”ALLE REGIONALI HO PRESO 58.000 VOTI METTENDOCI LA FACCIA, MENTRE IL PDL FINANZIAVA LA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA MUSSOLINI”… “MI DIMETTERO’ ANCHE DA PARLAMENTARE, MA NON LASCERO’ LA POLITICA, VOGLIO LAVORARE PER NAPOLI”
“Ho scelto “Il Mattino” per spiegare le ragioni che mi hanno spinto ad assumere decisioni tanto gravi. Il mio malessere non è recente, risale a un anno e mezzo fa circa: i coordinatori del partito ricorderanno bene che più volte mi sono rivolta a loro per sistemare una situazione campana molto tesa, una guerra tra bande dove vige la prepotenza e l’arroganza. Ho inviato anche diverse lettere ai vertici nazionali, Berlusconi compreso, per segnalare che si è agito in Campania in violazione delle norme dello statuto e per escludere coloro che fanno riferimento a me, addirittura sono state cambiate le regole e modificate la date su internet”.
Inizia con questa premessa l’intervista rilasciata da Mara Carfagna a “il Mattino” di Napoli.
Alle regionali ha ottenuto un successo, 58mila voti: il partito non le è stato vicino?
Sono scesa in campo su richiesta del premier. Una sfida difficilissima in cui ho messo la faccia mentre il Pdl ha pagato i costi della campagna di Alessandra Mussolini che non ha preso neanche un terzo dei miei voti. Questo è il motivo per cui la guerra contro di me è ripresa più forte.
Le hanno detto Carfagna resta a Roma?
Ho 58mila persone che mi chiedono conto di cosa faccio per il territorio e non sono nelle condizioni di poter agire per loro. Come incidere nella procedura per realizzare i termovalorizzatori? Nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ho fatto presente la mia preoccupazione sullo scontro istituzionale tra Comune e Provincia di Salerno che rischia di portare alla paralisi assoluta compromettendo la realizzazione dell’impianto. Non posso permettere che una guerra di potere faccia saltare un’operazione di vitale importanza per la Campania con la conseguenza che, dopo Napoli, anche Salerno possa essere sommersa dai rifiuti. Di qui l’esigenza di affidare le procedure a un commissario nella persona del presidente della Regione, Stefano Caldoro, eletto nel Pdl e di indiscussa moralità e onestà . Ma quando il Consiglio dei ministri ha accettato la mia proposta, Cosentino, Cesaro e altri si sono ribellati minacciando di non fare entrare i deputati campani in aula per votare la Finanziaria. Ho incontrato il collega Iapicca arrabbiato perchè non volevano farlo entrare.
C’è un gruppo di potere in grado di condizionare le scelte del governo?
Da come è andata la vicenda rifiuti, prendo atto che la mia presenza è pressochè inutile, visto che mi viene impedita la possibilità di battermi a favore della legalità e della realizzazione di un’opera strategica per la mia regione. Questa è la considerazione amara che mi porta all’addio.
Senza ripensamenti?
Ho deciso che il 15 dicembre, all’indomani del voto di fiducia, che non far mancare a Berlusconi, rassegnerò le mie dimissioni dal partito. Lascerò anche lo scranno di parlamentare perchè, a differenza di altri, sono disinteressata e non voglio dare adito a strumentalizzazioni. Mi dimetterò ovviamente anche da ministro visto che il mio contributo pare sia ininfluente.
Si candiderà a sindaco di Napoli?
Mi amareggia essere richiesta dagli elettori del centrodestra ed esclusa dal mio partito. Con i vertici del Pdl non ho alcun rapporto, un corto circuito che va risolto.
Fuori dal Pdl continuerà quindi a fare politica.
Ho una passione vera e voglio occuparmi della Campania. So che è un lavoro abnorme, non facile, ma sento il dovere di farlo nel contatto diretto con il mio territorio. Continuerò ad occuparmi di politica, ma dove e come è prematuro dirlo.
Berlusconi le ha telefonato ma non l’ha convinta?
Dovrà farlo con atti concreti, dimostrandomi che il partito torna nella sue mani. Le dichiarazioni di Alemanno e di altri dimostrano che gli stessi coordinatori controllano il Pdl meno che mai. Poichè credo nel progetto ma il partito non è a immagine e somiglianza del premier, dovrà convincermi che si possa costruire una forza liberale, democratica e in cui non comandano bande di potere.
Caso isolato la Campania?
Purtroppo no. I casi di Miccichè in Sicilia, Bergamini in toscana e Biancofiore in Trentino sono il segnale di un malessere ben più diffuso.
Il suo rapporto con Italo Bocchino, al di là dei pettegolezzi, è per oggetto di attacchi politici visto che si tratta del più agguerrito anti-berlusconiano della pattuglia di Fli. Amicizia quantomeno inopportuna?
Non consento a nessuno di fare illazioni sul rapporto tra me e Bocchino. Per me l’amicizia viene prima della politica e sono libera di mantenere i rapporti che credo. Non consento neanche a Berlusconi di metterlo in discussione. Trovo di conseguenza veramente di cattivissimo gusto l’azione sistematica che quotidianamente viene svolta da personaggi del mio partito per delegittimarmi utilizzando un simile argomento. Oltretutto, se si toglie a me la libertà di frequentare Bocchino, gran parte del partito dovrebbe chiudersi in casa.
A cominciare da Alessandra Mussolini che le ha scattato la foto in aula con il capogruppo di Fli?
Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso. A Napoli le chiamano le vaiasse La Mussolini è colei che in campagna elettorale disegnava le corna sui miei manifesti, che ha portato i cannoli alla conferenza stampa con Alfano. In un partito serio una signora del genere sarebbe stata messa a tacere, invece mai nessuno ha avuto il coraggio di bloccarla.
Meglio transitare in Fli?
Escludo categoricamente un mio passaggio in quel partito, semmai mi interessa il progetto di Forza Sud di Miccichè e Prestigiacomo. La delegittimazione costante di Fini nei confronti del governo ha messo in ombra tutto ciò di positivo che è stato fatto. Non condivido neanche la tempistica e come si è mosso da presidente della Camera.
Veleni e inchieste giudiziarie: il Pdl campano è allora da rifare?
Rispetto il principio di innocenza fino a prova contraria, ma chi fa politica deve essere al di sopra di ogni sospetto e fare un passo indietro da incarichi di responsabilità .
Cosentino dovrebbe dimettersi?
L’ho già detto.
L’addio di Carfagna è un ulteriore colpo al berlusconismo: si assume una grande responsabilità .
Non credo di essere un simbolo: Berlusconi ha avvicinato la politica ai cittadini stabilendo un contatto diretto con la gente. Non vedo alcun tramonto e sarebbe un male per il nostro Paese. Piuttosto è il Pdl che deve tornare ad essere a immagine e somiglianza del suo leader.
Il Cavaliere sostiene che non la fa tribolare e l’ha chiamata signora
Non l’ho sentito ma ha usato il termine giusto perchè io con lui mi sono sempre comportata da signora e continuerò a comportami da signora.
Pietro Perone
(da “il Mattino“)
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Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
FILIPPO ROSSI SU “FAREFUTURO”: LA POLITICA DEVE METABOLIZZARE IL LUTTO…”GLI ITALIANI SONO STANCHI DI CREDERE IN UN SALVATORE DELLA PATRIA CHE VUOLE SALVARE SOLO SE STESSO”..”PER COSTRUIRE CATTEDRALI OCCORRONO SUDORE E FATICA”
Il berlusconismo è morto. 
Il potere berlusconiano per come lo abbiamo conosciuto, esaltato, sopportato o subìto in questi anni non esiste più.
Qualsiasi cosa succeda nelle prossime settimane, quel che è stato non sarà più.
È finito quell’intreccio indissolubile tra potere pubblico e privato, quella retorica semplificatoria e sciatta, quel senso d’intoccabilità e inviolabilità del capo supremo.
Si sono staccati i lustrini, si sono spente le lucine.
Quel che è stato non sarà più.
Quel che sembrava dovesse durare per sempre si sta inesorabilmente sgretolando sotto i colpi del buon senso, sotto i colpi di una società civile che sta riscoprendo il gusto della verità , di dire la verità .
Il berlusconismo è morto perchè gli italiani sono stanchi di speranze mal riposte, perchè sono stanchi di credere in un salvatore della patria che dà la concreta impressione di voler salvare solo se stesso, di voler salvaguardare solo il suo sistema di potere.
Perchè gli italiani sono stanchi di una politica che riesce a succhiare linfa vitale solo dalla parte peggiore del paese, che riesce a esaltarne gli istinti peggiori.
Perchè sono stanchi di una politica che urla senza pensare, che scommette sull’individualismo menefreghista, sull’edonismo, sull’apparenza invece che sull’essenza.
Il berlusconismo è morto culturalmente prima che politicamente.
Giorno dopo giorno, mese dopo mese, è diventato minoranza in un paese che – anche a causa della crisi economica – ha capito che non basta l’ottimismo di maniera per far avverare i sogni; che per costruire cattedrali servono sudore e fatica; che la volgarità non può prendere il sopravvento; che a tutto ci deve essere un limite; che la propaganda non può, non deve, scalfire i capisaldi di un laico vivere civile.
Ha capito che non tutto è perdonabile.
Che il rispetto delle istituzioni, del loro decoro, deve essere l’abc di ogni rappresentante pubblico.
Che l’Italia non può affogare in una melma barzellettiera fatta di immoralità e superficialità .
È finita una stagione.
E ogni tentativo di resuscitare il cadavere arriva da apprendisti stregoni che sperano di dar nuova vita a un Golem che gli si scatenerà contro.
Il berlusconismo è morto.
La politica deve solo metabolizzare il lutto.
Filippo Rossi
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Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
SENZA ALBERTINI INVECE, MORATTI AL 37,9%, PISAPIA AL 33,5%… I PARTITI: FUTURO E LIBERTA’ SFIORA IL 5%, IL PDL PERDE IL 6%, LA LEGA IL 2% E SCENDONO AL 30% E AL 12,4%… ALBERTINI FAREBBE RADDOPPIARE I CONSENSI AL TERZO POLO E POTREBBE AMBIRE AL BALLOTTAGGIO
Secondo il sondaggio Lorien, pubblicato un paio di giorni fa, i giochi alle comunali di primavera a Milano sono tutt’altro che scontati, come riportiamo nei titoli.
Letizia Moratti è fuori di sè.
Tutto s’aspettava fuorchè di trovarsi come possibile avversario Gabriele Albertini.
L’ex sindaco, oggi eurodeputato Pdl, è seriamente intenzionato a presentarsi alle prossime amministrative milanesi, forte del sostegno dei tanti delusi della gestione Moratti e di molti partiti politici.
Dall’Udc a Futuro e Libertà , dall’Api a una buona fetta del Pdl lombardo. Persino parte del Pd è pronta a sostenere, non ufficialmente, l’ex sindaco; gli orfani di un candidato moderato che proprio non riescono a ritrovarsi in Giuliano Pisapia.
Ed è corteggiato dall’area cattolica che ha in Roberto Formigoni il faro politico e nel cardinale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, da sempre critico dell’operato della giunta Moratti, la guida.
Albertini accomuna tutti.
Gli errori del passato, dai derivati al piano parcheggi che ha trasformato parte della città in un cantiere, sono stati già perdonati o dimenticati.
Nei milanesi sembra essere rimasta maggiormente impressa l’immagine che lo ritrae sorridente in mutande sulla passerella di Armani, piuttosto che quella del sindaco decisionista che diserta il consiglio comunale.
Insomma incarna perfettamente il “si stava meglio prima”.
Moratti lo sa bene, per questo si è rivolta direttamente a Silvio Berlusconi affinchè convinca Albertini a cambiare idea.
Ma neppure il Cavaliere può nulla.
L’eurodeputato è sempre stato uno dei pochi a non rispondere a comando alle chiamate da Arcore.
Lo scorso luglio, quando Albertini condivise pubblicamente le critiche di Gianfranco Fini sulla mancanza di dialettica nel Pdl, il presidente del Consiglio gli telefonò. “Silvio queste cose sono vere”, rispose. “Vieni ad Arcore che ne parliamo con calma”.
E lui: “Sto preparando le valigie, domani vado in vacanza; risentiamoci a settembre”, tagliò corto.
L’uomo è così, tende a smarcarsi.
E’ Casini ad aver “costruito”, insieme a Massimo Cacciari, la candidatura di Albertini. Da aprile stanno lavorando al “progetto Milano”. Poi si è aggiunto Fli.
Il diretto interessato ha inizialmente negato, pur cominciando ad attaccare Moratti. “Città malata, curiamola o muore”, disse in un’intervista a luglio, aggiungendo “sbaglia chi parla di una mia lista civica”.
Ora che Pisapia ha vinto, Albertini può puntare allo scontro diretto con Moratti al ballottaggio.
Il terzo polo dunque sembra prendere corpo a Milano.
Attorno ad Albertini, candidato più che mai trasversale.
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