Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
DAL 9 DICEMBRE IL RILASCIO DEL DOCUMENTO E’ SUBORDINATO AL SUPERAMENTO DI UN ESAME DI CONOSCENZA DELLA LINGUA ITALIANA….LA PRENOTAZIONE SI PUO’ FARE ON LINE, PECCATO CHE NON ESISTA UN PIANO DI INSEGNAMENTO…E LA BUROCRAZIA FA IL RESTO
Sai distinguere la pubblicità di un aspirapolvere da quella di un divano?
Sei in grado di dare o comprendere delle indicazioni stradali?
Se la risposta è no, scordati la carta di soggiorno.
La novità risale al 9 dicembre scorso: da quel giorno, infatti, il rilascio del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) è subordinato al superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.
Come funziona la nuova procedura?
I cittadini stranieri possono prenotare on line la prova d’esame attraverso la pagina dedicata sul sito del ministero dell’Interno.
La richiesta viene acquisita dal sistema e trasferita alla prefettura competente.
Se la domanda risulta regolare, la prefettura convoca l’immigrato entro 60 giorni, sempre per via telematica, indicando giorno, ora e luogo del test.
Le prime prove d’esame non si dovrebbero dunque tenere prima di febbraio 2011.
Il test richiede una conoscenza elementare della lingua italiana e in caso di bocciatura si può rifarlo, presentando una nuova domanda.
Dove viene svolta la prova? Presso i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, presenti sul territorio nazionale.
Chi è esentato? Non deve sostenere la prova d’esame chi ha degli attestati che certifichino la conoscenza dell’italiano a un livello non inferiore all’A2 del Quadro comune di riferimento europeo; chi ha titoli di studio o titoli professionali (diploma di scuola secondaria italiana di primo o secondo grado oppure certificati di frequenza relativi a corsi universitari, master o dottorati); chi è affetto da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico.
“Di fatto questo test – avverte il responsabile del servizio immigrazione del Patronato Acli, Pino Gulia – aggrava il lavoro già oneroso dell’amministrazione pubblica e rischia di prolungare ulteriormente le procedure per il rilascio dell’ordinaria documentazione necessaria ai cittadini stranieri, creando problemi a quanti hanno oggi in scadenza il permesso di soggiorno e sono in possesso dei requisiti per richiedere il permesso per lungo-soggiornanti”.
“L’anomalia di questa procedura – aggiunge Antonio Russo, responsabile immigrazione per le Acli – è quella di istituire una prova della conoscenza della lingua, senza aver prima previsto e progettato un piano articolato per l’insegnamento della lingua italiana. Chiediamo cioè agli immigrati di fare i test senza avergli mai fatto fare i corsi, se non quelli affidati all’iniziativa dei soggetti di volontariato”.
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Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
LETTERA DELL’EURODEPUTATO SONIA ALFANO E DI GIULIO CAVALLI E SU INTERNET PARTE IL SONDAGGIO DI MICROMEGA CHE ACCUSA DI PIETRO… IL PRESIDENTE CONTRATTACCA: “VUOLE IL MIO POSTO”
E’ stato un Natale non proprio tranquillo per l’Italia dei valori. 
Dopo le improvvise “conversioni” dei deputati Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, già antiberlusconiani di ferro che poi hanno votato la fiducia a Berlusconi lo scorso 14 dicembre, era inevitabile che sul banco degli imputati finisse nuovamente la gestione del padre-padrone del partito, quello cioè che aveva redatto le liste, Antonio Di Pietro.
Un’occasione servita sul piatto d’argento per il maggior competitor interno dell’Idv, Luigi De Magistris.
Che insieme a Sonia Alfano e Giulio Cavalli aveva scritto una lettera, durissima, all’ex pm.
Lettera presa non bene da Di Pietro che ha risposto attraverso un video pubblicato su internet.
La lettera a Di Pietro citava Enrico Berlinguer: “Nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante questione morale, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito. Senza rese dei conti e senza pubbliche faide, crediamo che mai come adesso il presidente debba reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni”. Poi De Magistris e compagni rilanciavano “la necessità di una brusca virata” chiedendo a Di Pietro “di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi un cambiamento non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Gente che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe”.
Prima il capogruppo alla Camera Massimo Donadi aveva parlato di “pugnalata alle spalle”.
Dopo la risposta dell’ex pm di Mani Pulite, che ha sì fatto mea culpa, ma poi ha contrattaccato: “Chi critica non ha sempre ragione. A volte chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato”.
Un modo insomma per ribadire la leadership e allontanare le pretese dell’eurodeputato: “Voglio rassicurare tutti sul fatto che c’è un impegno preciso del partito per una militanza trasparente del quale parleremo in un esecutivo nazionale a gennaio”.
Il sondaggio di MicroMega: la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais, sempre attenta ai temi e alle vicende dipietriste, è tornata a parlare della gestione dell’Idv e ha lanciato un sondaggio sul proprio sito.
Risultato: l’80% dei lettori opta per due delle quattro opzioni possibili che più o meno puntano il dito contro Di Pietro.
Che i cavalli su cui di volta in volta ha puntato Di Pietro si siano spesso rivelati inaffidabili non è una novità .
In passato ci fu Valerio Carrara: venne eletto con l’Idv al Senato e, veloce come un lampo, il primo giorno di legislatura passò col centrodestra.
Poi Sergio De Gregorio, uno di quelli che fece cadere il secondo governo Prodi.
Poi Pino Arlacchi. Poi Americo Porfidia.
Tutti ri-finiti a vario titolo con Berlusconi. Infine Scilipoti e Razzi.
Senza dimenticare che dei 29 eletti alla Camera nel 2008 con l’Idv ben sette se ne sono andati, direzione gruppo misto (a parte uno, Touadi, finito nel Pd). Per un movimento che fa della durissima opposizione al premier la propria ragion d’essere, non è il massimo.
In mezzo a questo marasma ci sono i sondaggi che arrivano sul tavolo dell’ex pm. E non fanno presagire nulla di buono.
Praticamente tutti gli istituti dicono che Sinistra Ecologia e Libertà è diventato il secondo partito di un ipotetico Nuovo Ulivo, con picchi dell’8%.
La flessione dell’Idv è evidente e le ultime vicende non hanno certamente fatto bene: il partito viaggia tra il 4,5 e il 7%.
Segno che secondo l’opinione pubblica l’alternativa a sinistra del Pd, in questo momento, non è più quella rappresentata da di Di Pietro.
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Dicembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
ALL’ALBA INTERVENGONO PURE I SOLDATI PER RIMUOVERE 50 TONN. DI SPAZZATURA, MA LE STRADE SONO INVASE DA 1500 TONN DI IMMONDIZIA… IL COMUNE CONSIGLIA I CITTADINI: TENETE GLI IMBALLAGGI A CASA… MENO MALE CHE LE PALLE DI SILVIO CI SONO
La pulizia della città in mano ai militari.
Da questa mattina all’alba gli uomini dell’esercito sono entrati in azione per liberare Napoli dalla montagna di spazzatura che si è accumulata nei giorni scorsi raggiungendo le 1.500 tonnellate.
Gli interventi sono stati eseguiti lungo due arterie importanti di Napoli, via Don Bosco e via Umberto Maddalena e hanno permesso di rimuovere 50 tonnellate di rifiuti, che sono state subito trasferite negli Stir, riaperti da oggi dopo la giornata di stop per il Natale.
I militari, coordinati dal generale Antonio Monaco, capo dell’Unità operativa, sono intervenuti con dodici mezzi, tra camion e pale meccaniche.
Insieme agli uomini del Genio lavorano anche quelli della Sanità militare (che fanno capo al Comando Logistico Sud), provvedento alla bonifica delle aree subito dopo la rimozione dei rifiuti.
Sono 100 le tonnellate di spazzatura in più rispetto al giorno di Natale.
Causa diretta della chiusura degli impianti di raccolta e smaltimento nel giorno di festa, che non ha consentito, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, di andare oltre le 920 tonnellate di rifiuti raccolte.
Niente festa, Terzigno desolata
La discarica chiusa. La scorsa notte, invece, a limitare il tentativo di recupero dell’arretrato sono intervenuti anche problemi tecnici alla discarica di Chiaiano che non hanno permesso di sversare oltre le 600 tonnellate.
A questo quantitativo, inferiore al solito, vanno aggiunti i trasferimenti negli Stir che però oggi funzioneranno solo per metà giornata.
In queste ore si sversa a Santa Maria Capua Vetere, dove finiranno oltre 200 tonnellate, nello Stir di Caivano, per circa 300 tonnellate, e non si esclude di conferire un quantitativo anche a Tufino, unico impianto a rimanere aperto anche di pomeriggio.
In totale a fine giornata saranno state raccolte 1200-1300 tonnellate di spazzatura, pari al quantitativo prodotto in un giorno, il che consentirà di non far peggiorare la situazione in attesa che, da domani, la raccolta possa riprendere a pieno regime.
Dal Comune di Napoli, infine, viene rinnovato l’appello a non disfarsi prima di domani della frazione secca dei rifiuti, cartoni, scatole e imballaggi.
Una situazione drammatica. Così definisce l’emergenza campana mai superata il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, puntando il dito sul premier: “Il presidente del Consiglio invece di assumersi le sue responsabilità prende in giro tutti con false teorie del complotto, sostenendo che c’è una manovra politica contro il suo operato. Siamo alle solite balle, in versione natalizia”.
L’attacco arriva dalla sua pagina personale su Facebook, dove Di Pietro aggiunge: “Napoli in questi giorni non è una città addobbata per le feste, ma una città sommersa dai rifiuti. I cittadini sono costretti a tenere in casa la spazzatura per evitare di accumularla per strada”.
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Dicembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
DAGLI INFERMIERI AI BIOLOGI, MINI ASSEGNI PER CHI INZIA L’ATTIVITA’… I GIOVANI HANNO REDDITI TROPPO BASSI PER FINANZIARE IL PROPRIO FUTURO
Andare in pensione e guadagnare metà o addirittura un quarto del proprio ultimo
reddito.
È questo lo scenario attuale per almeno metà dei due milioni di professionisti italiani in attività e per tutti i giovani che si apprestano a farne parte.
Così mentre biologi, psicologi e agrari riceveranno il 25% del loro reddito attuale, ai giovani avvocati o ingegneri spetterà circa il 50% di un reddito medio che oggi si aggira tra i 1.200 e i 1.600 euro al mese.
Tutto inizia dopo il decreto legislativo 509/94 quando tutte le casse professionali uscirono dal sistema pubblico e «conquistarono» l’autonomia. Da allora però è in corso un processo di stabilità dei conti: anche i professionisti, come il resto del paese, devono confrontarsi con un rapido processo di invecchiamento mentre i giovani hanno redditi troppo bassi per finanziare la categoria e il loro stesso futuro.
Il mondo professionale attualmente è diviso in tre grandi famiglie: chi applica il sistema reddituale, chi è passato al sistema misto e chi ha adottato il sistema contributivo.
Negli anni le casse di previdenza hanno varato interventi per garantirsi la solvibilità futura.
Così oggi tutti possono affermare, con ragionevole certezza, di non rischiare la bancarotta.
Ma quasi nessuno può garantire, a chi comincia adesso, una pensione dignitosa.
I rimedi? Tutti complicati dalla crisi.
«In Parlamento però è già arrivato un disegno di legge che potrebbe essere molto utile – spiega Antonio Pastore, membro del consiglio direttivo dell’Associazione italiana dottori commercialisti -. Si tratta della proposta di legge Lo Presti che è già stata approvata all’unanimità alla Camera. Il progetto prevede la possibilità di inserire nel calcolo previdenziale una parte del contributo integrativo versato dai professionisti. Ma si potrebbe fare di più: proporre ai professionisti di versare un po’ di più di contributo soggettivo per avere in cambio una quota di integrativo sul monte previdenziale. È un accorgimento che, senza grandi sacrifici, potrebbe far lievitare le pensioni esangui dei più giovani».
E poi ancora sgravi fiscali, patti generazionali, ritocchi all’età pensionabile, tutti interventi correttivi possibili.
Ma l’importante, per i professionisti, è prendere coscienza che il problema esiste e non può essere rinviato.
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Dicembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
QUALCHE RAGIONE PER SCEGLIERE UNA DESTRA DIVERSA
«Non c’è un cazzo di ragione per votarvi».
Così il premier Silvio Berlusconi, a margine dei saluti di Natale tra le più alte cariche dello Stato al Quirinale, ha liquidato il capogruppo Fli al Senato che si era avvicinato per salutarlo.
Ecco allora 10 possibili motivi per scegliere un’idea di destra diversa da quella populista e reazionaria incarnata dal presidente del Consiglio.
1) Al leader non verrebbe in mente di dire una frase del genere.
2) A nessuno viene chiesto di cantare “meno male che Silvio c’è”
3) Non c’è Maurizio Gasparri
4) Il portavoce non è Daniele Capezzone
5) Non è un’azienda
6) Non si fanno promesse che non si possono mantenere
7) Non c’è nessun conflitto d’interessi
8) Non si raccontano barzellette
9) Non si bestemmia
10) Si pensa al bene della nazione. Non della fazione.
Ecco, questi sono dieci motivi. Ma ce ne sono talmente tanti, che andiamo avanti:
11) I mafiosi non sono eroi
12) Il compromesso non è una bestemmia
13) I magistrati sono servitori dello stato
14) L’immigrazione è una risorsa
15) Nessuna sudditanza alla Lega di Bossi
16) Il garantismo non è solo per i potenti
17) Peppino Englaro non è un assassino
18) Putin non è un dono di Dio
19) Non si va con Gheddafi sotto il tendone
20) Non si sta zitti davanti a chi cancella l’inno nazionale
21) Non si cacciano gli “eretici” dal partito
22) Non si nomina Brancher ministro
23) Non si imbavagliano i giornalisti
24) Non c’è Daniela Santanchè
25) Non c’è bisogno di lodi o legittimi impedimenti per governare
26) Non è sempre colpa degli altri
27) Non si fa cucù al cancelliere tedesco
28) Non si fanno le corna in una foto di gruppo
29) Non si tirano in ballo capi di stato come Mubarak per fuggire le proprie responsabilità .
30) Non è sempre tutto un complotto
31) Le tette non fanno curriculum
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Dicembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
ALL’ AQUILA ESPLODE LA RABBIA: LE C.A.S.E DI BERLUSCONI PERDONO PEZZI, PROBLEMI DI RISCALDAMENTO, INFRASTRUTTURE E ALTI COSTI DI MANUTENZIONE… LE TASSE VENGONO SOLO PROROGATE PER SEI MESI… NEL TERREMOTO DELL’UMBRIA LA RESTITUZIONE DEGLI ARRETRATI FU BLOCCATO PER 12 ANNI E LA RESTITUZIONE AVVENNE IN 60 RATE CON LO SCONTO DEL 40%
Dopo l’occupazione del palazzo della Regione per protestare contro l’ennesima beffa
dell’esecutivo sulle tasse, il governo annuncia la proroga di sei mesi della sospensione della restituzione degli arretrati sulle imposte
A poche ore dal Natale all’Aquila esplode la rabbia.
Il 23 dicembre, centinaia di cittadini aquilani hanno occupato il Palazzo dell’Emiciclo della Regione, forzando i cancelli d’ingresso per protestare nei confronti dell’ennesima beffa sul fronte delle tasse: nonostante le promesse di Berlusconi, nel decreto milleproroghe non c’è la sospensione della restituzione degli arretrati.
Nel piazzale del Palazzo, anche consiglieri regionali, come il capogruppo Pdl Gianfranco Giuliante e i consiglieri Giuseppe Di Pangrazio e Giovanni D’Amico.
Mentre l’azione era in corso, giungeva la notizia che il Governo — impegnato in una trattativa dell’ultimo momento con una delegazione composta dal Presidente della Regione Gianni Chiodi, dal vicepresidente Giorgio De Matteis, dal presidente della Provincia Antonio Del Corvo e dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente —, si impegna a prorogare di altri 6 mesi.
Fino a ieri, non si era trovata la copertura finanziaria.
In ogni caso, l’assemblea cittadina ha proclamato lo stato di agitazione permanente. L’ennesima proroga a tempo, infatti non soddisfa gli aquilani, perchè avviene nuovamente mediante ordinanza: non si esce dalla logica dell’emergenza e dei commissariamenti.
E all’Aquila i cittadini sono stanchi delle elemosine.
Lo spiega bene il giornalista Giustino Parisse, che scrive su il Centro, quotidiano locale: «Quella di ieri è stata la giornata più brutta per L’Aquila dopo il 6 aprile del 2009. Il Sovrano e i suoi ministri dopo una giornata di suppliche hanno gettato dalla finestra di Palazzo Chigi le molliche avanzate dalla loro tavola imbandita»
Si tratta della terza proroga, dal 6 aprile 2009, giorno del terremoto.
Ed è da dicembre dello scorso anno che gli aquilani protestano sul tema tasse perchè le proroghe, centellinate, da un lato rivelano che manca un progetto complessivo per la ripresa economica della città .
Dall’altro, impediscono ai cittadini una progettazione a lungo termine.
Nel terremoto di Marche e Umbria la sospensione della restituzione degli arretrati venne annunciata da subito per 12 anni e la restituzione riprese in 60 rate al 40%.
Il che ha consentito ai terremotati una pianificazione del futuro.
Da tempo, gli aquilani — che dal primo luglio di quest’anno hanno ricominciato a pagare le tasse — chiedono un trattamento analogo sugli arretrati.
Non solo: lo chiedono con una legge organica.
E l’hanno anche scritta, una legge di iniziativa popolare, per la quale si raccolgono le firme dallo scorso 20 novembre 2010, giorno della manifestazione nazionale.
Ne sono state raccolte già 20mila.
La serata che si è conclusa con l’occupazione del Palazzo dopo un’assemblea cittadina, giunge al termine di un 2010 fatto di promesse mancate e numeri gonfiati: la tensione sociale, all’Aquila, è altissima.
E nel frattempo, le nuove case del Progetto C.A.S.E. hanno problemi di ogni genere (dal riscaldamento alle infrastrutture) e hanno costi di manutenzione troppo alta per il comune. Così gli sfollati che le abitano, dal 2011, dovranno anche pagare l’affitto.
Non solo: dal 31 dicembre cesserà anche l’accoglienza per coloro che sono rimasti in alberghi e caserme.
E così, il miracolo aquilano raccontato da Berlusconi perde altri pezzi per strada.
Per nascondere la realtà , le proroghe non bastano.
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Dicembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
IL LUOGOTENENTE DEL PDL IN CAMPANIA E’ ACCUSATO DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE CAMORRISTICA…IL CONTROLLO POLITICO DI COSENTINO SULLA ECO 4, LA SOCIETA’ MISTA PER LA GESTIONI DEI RIFIUTI INFILTRATA DALLA CAMORRA
Sotto l’albero di Natale il coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino ha trovato un ‘regalo’ sgradito ma atteso.
La Procura di Napoli ha emesso una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica.
Come anticipato da il “Il Mattino” e dalle pagine napoletane di “La Repubblica”, i pm della Dda Giuseppe Narducci e Alessandro Milita hanno firmato l’istanza nei confronti del deputato ed ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi appena venti giorni dopo la notifica dell’avviso conclusa indagine.
Il termine minimo a disposizione dell’indagato per presentare memorie o chiedere di essere interrogato.
Nella richiesta di rinvio a giudizio la Procura ha individuato la presidenza del consiglio dei ministri come parte offesa del procedimento.
Quindi spetta a Berlusconi decidere se costituire il governo parte civile nel processo a carico del suo luogotenente campano.
Cosentino è imputato di presunte collusioni con i clan casalesi, coi quali il politico del casertano avrebbe stretto un patto per garantirsi, tramite i suoi favori, il sostegno elettorale in tutte le competizioni alle quali ha partecipato. Un accordo i cui termini erano stati già illustrati nelle 199 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata il 7 novembre 2009 dal Gip Raffaele Piccirillo: il controllo politico di Cosentino sulla Eco 4, la società mista per la gestione dei rifiuti, infiltrata dalla camorra e utilizzata dall’esponente azzurro per distribuire nomine e appalti per il proprio tornaconto elettorale; le manovre per la realizzazione della società consortile Impregeco e del consorzio Ce 4 per costituire un ciclo dei rifiuti alternativo e concorrente a quello del commissariato di governo e dell’appalto Fibe-Fisia (gruppo Impregilo); il condizionamento esercitato sulla commissione d’accesso nel comune di Mondragone (Caserta).
Cosentino si è salvato dall’arresto grazie al salvacondotto del voto contrario della Camera dei Deputati.
Ma i ricorsi presentati in seguito dai suoi avvocati in sede di Riesame e Cassazione per chiedere la revoca del provvedimento cautelare sono stati tutti respinti.
L’ordinanza è ancora in vigore. Proprio martedì scorso la Cassazione ne ha confermato per la seconda volta la validità .
Ora i faldoni passano all’attenzione dell’ufficio Gip. Nei prossimi giorni si conoscerà il nome del Gup che valuterà la sussistenza degli indizi e deciderà se prosciogliere o rinviare a giudizio.
L’inchiesta regge sulle dichiarazioni di Gaetano Vassallo, il ‘ministro dei rifiuti’ del clan Bidognetti, e di altri collaboratori di giustizia.
Cosentino ha sempre rigettato ogni accusa, smentendo le parole dei pentiti e chiedendo più volte di essere sentito dopo che alcuni scoop dell’Espresso nell’autunno del 2008 resero di dominio pubblico l’esistenza di un’indagine a suo carico.
In base a quelle rivelazioni giornalistiche il Pd avanzò una mozione di sfiducia nei confronti dell’allora sottosegretario di Tremonti, titolare della delega al Cipe.
La mozione venne respinta anche per colpa delle numerose assenze sui banchi dell’opposizione.
A cominciare da quella del segretario del Pd Walter Veltroni, che nelle interviste invocava le dimissioni di Cosentino, ma in aula al momento di votare contro di lui non si fece vivo.
Cosentino si poi dimesso da sottosegretario nel luglio 2010.
Non per queste vicende, bensì per il coinvolgimento di un’altra inchiesta condotta dalla Procura di Roma sulla cosiddetta P3, dopo che erano emersi i tentativi di alcuni esponenti del gruppo massonico di condizionare la decisione della Cassazione sulla conferma dell’ordinanza di arresto a carico dell’ex sottosegretario, implicato anche nella produzione di un dossier che mirava a screditare Stefano Caldoro per impedirne la candidatura a Governatore della Campania, un’ambizione alla quale Cosentino non aveva rinunciato.
Ed infatti negli atti della Procura di Napoli sono confluiti anche le ordinanze romane per i capi della P3, Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, e i relativi supplementi investigativi, compreso un interrogatorio di Martino risalente al 17 settembre scorso.
Nella richiesta di rinvio a giudizio, riferiscono ‘Il Mattino’ e ‘La Repubblica-Napoli’, sono indicate tra le fonti di prova dell’accusa Antonio Bassolino e Massimo Paolucci, ex commissario e sub commissario dell’emergenza rifiuti in Campania, il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, l’ex parlamentare casertano Ds Lorenzo Diana, ex amministratori e commissari dell’emergenza rifiuti.
Secondo alcune indiscrezioni, i legali di Cosentino potrebbero chiedere il giudizio immediato e rinunciare così all’udienza preliminare.
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Dicembre 24th, 2010 Riccardo Fucile

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Dicembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
MENTRE IL PARTITO AFFARISTICO-RAZZISTA SFASCIA L’ITALIA, NON E’ POSSIBILE CHE I FINIANI FACCIANO UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO… OCCORREVA IL CORAGGIO DI DIRE COSE PRECISE: CHE NON SI VINCE PER TRE VOTI COMPRANDO I DEPUTATI, CHE CALDEROLI E BONDI ANDAVANO MANDATI A CASA, CHE SI STA CON GLI STUDENTI E NON CON IL PATERACCHIO DELLA GELMINI
Tempo di Natale, ma anche occasione di alcune riflessioni. 
Sulla mancanza di una vera destra in Italia e sulla sua sostituzione nell’immaginario collettivo di un surrogato da tempi di guerra, sull’incapacità di chi vorrebbe dire qualcosa di destra ad indicare una linea e perseguirla con coerenza (che alla lunga paga).
Continuiamo ad assistere alle esibizioni “muscolari” di un governo moribondo che sta a galla per tre voti comprati e non si ha il coraggio di mandarlo sotto ogni giorno.
Continuiamo a privilegiare una tattica che non paga, piuttosto che delineare un tracciato in prospettiva (un programma, un’alleanza chiara per fare cosa, come e quando).
Continuiamo a vivere alla giornata, rimbeccando dichiarazioni tra il sommo teatrante di Arcore e una opposizione che dorme e non sfrutta mai le occasioni.
Proprio mentre il premier sta dimostrando ogni giorno la sua cronica incapacità a governare non solo il Paese, ma persino il suo partito, mentre ogni giorno sentiamo da lui considerazioni da rabbrividire quando a supponenza e presunzione, dall’altra parte prevale l’eterna “prudenza”.
Quella stessa che ha permesso a tre soggetti di stare per mesi in Futuro e Libertà per tramare contro Fini quando avrebbero dovuto essere accompagnati alla porta.
Quella che, dopo l’assalto fallito, porta a una ritirata strategica, quando sarebbe bastato semplicemente e fermamente dichiarare: “Berlusconi non ha vinto un bel nulla: facile vincere barando, noi vogliamo vincere convincendo”.
Quella che si astiene sulla sfiducia a Calderoli, senza capire che sarebbe stata la immediata rivincita e il colpo da ko al governo.
Quella che sale sui tetti con gli studenti, ma poi prende l’ascensore della Gelmini per scendere.
La mancanza di coraggio qua è stata enorme, si è andati dietro alla stronzata che “la riforma premia la meritocrazia”, magari solo perchè i parenti dei baroni non potranno più insegnare nella stessa università (mogli a parte, tra l’altro).
E’ solo una riforma fatta di 300 milioni di tagli, norme farraginose, precari sempre più tali, il solito spottone uso gonzi minzoliniani.
E il fatto che sia stata proposta dala Gelmini esclude già a priori che premi la meritocrazia.
In politica bisogna saper scegliere, o si sta da un parte o dall’altra, a metà del guado si scontenta solo tutti.
Premesso che al governo non c’è un centrodestra, ma solo una coalizione affaristico-razzista, è evidente che una destra vera va delineata.
Una destra moderna, sociale e popolare, in grado di dare risposte al nuovo che avanza.
Che i “vecchi dentro” votino pure per illudersi di allontanare le proprie paure (la famosa “sicurezza” di poter andare a puttane la sera), ma occorre rivolgersi a tutti gli altri.
Facendo capire come, quando e cosa si vuole e con chi persegurlo.
Per fare opposizione non serve un’armata brancaleone, ma gente coesa che soprattutto sappia farla.
E delineare un progetto nuovo, che vada oltre le ataviche concezioni di destra e di sinistra.
Non ha importanza se si oscilla tra il 5% e il 9%, la Lega dove 20 anni sta ancora all’11%, ma ricatta ogni giorno il premier.
Si punti a uno zoccolo duro con un progetto chiaro e poi si crescerà anche solo per lo sfaldamento delle altrui truppe.
Ma non si va alla guerra con l’abito mentale di chi si appresta a sorseggiare un the e le idee confuse su cosa si vuole.
La destra deve svegliarsi.
Per chi dorme ci sono i ricoveri per anziani, si accomodi lì.
O in alternativa un riposino sul lettone di Putin a Palazzo Grazioli.
Buon Natale a tutti.
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