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FINI, ATTACCO FINALE CONTRO BERLUSCONI: “DOPO LA FIDUCIA, NOI ALL’OPPOSIZIONE”

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

“IL PREMIER NON VUOLE GOVERNARE, MA SOLO PROTEGGERSI DAI PROCESSI”…”BERLUSCONI NON AVRA’ LA FIDUCIA E SE CI RIUSCISSE PER UN VOTO SI LIMITEREBBE SOLO A VEGETARE: IL PAESE HA BISOGNO DI ALTRO”… “DOVEROSA L’INCHIESTA SULLA COMPRAVENDITA DEI PARLAMENTARI”…E FINI LANCIA UN GOVERNO TREMONTI

Lo scontro è pesante da mesi ma, se possibile, nella domenica di vigilia del confronto in Parlamento, la distanza tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini appare definitivamente incolmabile.
Il presidente della Camera, accompagnato da Italo Bocchino, va in televisione da Lucia Annunziata a dire la sua.
E sono parole che pesano come pietre, al di là  del risultato di martedì perchè se il governo «dovesse salvarsi con un pareggio o un voto in più sarà  ugualmente in crisi. Tirerà  a campare» e lo farà  solo perchè «vuole rimanere a palazzo Chigi» finchè c’è «il legittimo impedimento» per lui è «fondamentale restarci».
Piuttosto nell’interesse del Paese, dice Fini come in mattinata aveva già  ribadito Pier Ferdinando Casini, il premier dovrebbe dimettersi «altrimenti dal giorno dopo, saremo alla paralisi con un governo che vegeta».
E con Fli formalmente all’opposizione: da mercoledì mattina, qualunque sia l’esito del voto del 14, «saremo a tutti gli effetti un movimento politico di opposizione», anche se sempre «nell’ambito del centrodestra».
Se prevarrà  la sfiducia (Fini ne è convinto), allora per il presidente della Camera la strada maestra: «Un nuovo governo di centrodestra».
Magari guidato da Giulio Tremonti: «È il ministro cardine dell’attuale esecutivo ed è chiaro che sarebbe un nuovo governo di centrodestra, ma io non ne faccio una questione relativa al nome ne faccio una questione relativa al programma».
«Io non ho la sfera di cristallo ma Berlusconi non avrà  la fiducia», afferma Fini ma, sollecitato da Annunziata, accetta una scommessa: quella di dimettersi da presidente della Camera se la fiducia dovesse passare con 10 voti in più. Che Silvio Berlusconi possa prendere la fiducia per «dieci voti non ci crede nemmeno chi crede a Babbo Natale, nemmeno mia figlia Carolina… Io non credo a Babbo Natale… E visto che non ci credo, accetto la scommessa».
Quanto a trattative sul filo di lana, Fini stoppa così ogni ipotesi: ormai da qualche tempo c’è una «doppia personalità  che caratterizza Berlusconi» e per questo ormai non «possiamo più fidarci delle sue parole».
Fini è convinto che in Parlamento «Berlusconi dirà  tutto quello che ci vogliamo sentir dire, farà  un discorso tutto latte miele, ma noi non ci fidiamo più», perchè il «pomeriggio fa un discorso di apertura, salvo insultarci la mattina».
Per questo, ribadisce, l’iniziativa della colombe è stata «tardiva».
«Le parole -prosegue Fini- se le porta il vento. Qualunque cosa dirà  saranno impegni verbali. Discorso diverso sarebbe stato se qualche giorno fa si fosse passati dalle buone intenzioni ai fatti».
“Saremo all’opposizione ma in un’ottica di centrodestra – ha precisato -. Anzi, lanciamo un’opa sul centrodestra perchè la destra si merita di più di quello che le viene offerto oggi da Berlusconi».
«Quella di un nostro interesse per un’alleanza con la sinistra – ha aggiunto – è una barzelletta a cui ormai crede soltanto Berlusconi».
Quindi avverte quanti stanno valutando di votare la fiducia che quel voto equivarrà  ad aprire la strada al voto anticipato perchè questo «è il disegno di Berlusconi».
Infine,sulla presunta compravendita di parlamentari, per Fini è stato «gravissimo» che esponenti del Pdl abbiano considerato come un’ingerenza l’apertura di un’indagine da parte della Procura di Roma.
Ha anche parlato di Pier Ferdinando Casini sgombrando il campo dall’ipotesi che possa «tornare sotto l’ombrello di Berlusconi».
Lui, osserva, «ha fatto un enorme sforzo e ha vinto un’enorme scommessa quando è tornato in Parlamento contro il Pd e contro il blocco Pdl-Lega, quindi contro di me allora. E Casini può svendere mai la sua recente storia politica”.
Le parole del leader di Fli hanno irritato non poco il presidente del Consiglio, secondo quanto ricostruiscono diverse agenzie citando fonti del centrodestra. Il premier ha assistito all’intervista di Fini in tv e chi lo ha sentito riferisce di un premier furioso per le frasi del presidente della Camera.
«Avete visto? Fini non vuole nessuna trattativa: sa solo insultarmi e questo dimostra che il suo unico obiettivo è quello di eliminarmi» avrebbe detto Berlusconi.
Nella sua arroganza per lui è inconcepibile che qualcuno possa contestare il presidente affarista di un consiglio di amministrazione.
Ma la politica richiede qualità  e lucidità  mentale che il premier notoriamente non possiede.

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ULTIME LETTERE DI UN TRADITORE

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

PENSIERI IMMAGINARI, MA NON TROPPO, DI UN DEPUTATO PRONTO A SALVARE LA PATRIA, IL GOVERNO E SOPRATTUTTO LA POLTRONA, CAMBIANDO SPONDA E GUADAGNANDOCI QUALCOSA

Cara mamma, cara moglie mia carissima, cari figli miei adorati, vi scrivo dal fronte dei peones parlamentari in questa trincea fatta di odio, diffidenze reciproche, sospetti e rancori.
Quando leggerete questa mia lettera io sarò già  stato linciato dai giornali come un venduto, ma voi non credete a quello che scrivono.
Sono vittima di un atto di squadrismo politico, mi vogliono intimidire, ma state certi che non mi farò piegare.
Ma quale voltafaccia. Ho forse mai avuto una faccia io?
Ma quale improvviso cambio di casacca? Quando mai qualcuno di quelli
che ora mi accusano mi ha regalato una casacca?
Manco un paio di mutande, ecco.
E poi si lamentano se uno va con chi gli offre di più.
Voi soli sapete quanto sia importante per maturare la pensione che io finisca il mandato parlamentare.
E a tal proposito vorrei rassicurarvi che sarei disposto a qualunque cosa pur di rimanere seduto su questo scranno dove immeritatamente e inspiegabilmente siedo.
Leggerete che c’è in atto un indecente mercato delle vacche, ma io vedo molti altri animali in giro, specialmente lupi, maiali, squali, iene, falchi e avvoltoi. Leggerete di un mercimonio di voti, di un suk, ma voi rispondete a chi insulta la nostra famiglia che il vostro valoroso soldato è impegnato in un’operazione di ricollocamento e di persuasione politica.
Per darmi un tono penso che aderirò a questo nuova componente “Movimento di responsabilità ”.
Non chiedetemi cosa voglia dire e neppure cosa sia una “componente”.
Non lo so, probabilmente non vuol dire niente, ma l’importante per noi peones della trincea è alzare la posta.
Dal fronte berlusconiano lanciano slogan per me incomprensibili. “Difendi il tuo voto, sostieni il tuo governo”, dicono.
Bah? Io sostengo qualsiasi governo, basta che garantiscano di ricandidarmi. (Che dite me lo faccio mettere per scritto? Cara moglie, vai da Peppuccio, quello che era in classe mia alle medie e che ora fa il notaio in città  e chiedigli se basta una scrittura privata o siamo più tutelati se facciamo un contratto registrato davanti a lui).
Leggerete che il vostro caro è un traditore: ma chi potrei mai tradire, io che non ho mai creduto in niente e in nessuno?
Io che ho fatto politica perchè non sapevo che altro fare?
Io che non ho nè arte nè parte?
Voi soli sapete che non mi frega niente di tutte queste vuote parole con cui ci riempiamo la bocca in Parlamento.
Moralisti del cavolo, ecchè uno adesso fa politica per gli ideali?
Voi sapete che tutto questo lo faccio non certo per un alto senso dello Stato, ma per Voi.
Quando dicono che la soglia ormai è stata oltrepassata, ancora una volta sbagliano.

PS. Moglie mia carissima, mandami codice fiscale e Iban perchè ti ho trovato un lavoretto. Voi soli sapete quante rate mancano ancora per estinguere il nostro mutuo e finalmente poter oltrepassare la soglia vera, quella della nostra adorata casetta al mare.
E poi rassicurate anche Don Paolo, che questi insulti, questo linciaggio pubblico, io li patisco anche per lui.
Ancora una volta la Chiesa ci ha dato la sua benedizione e se il cardinal Bertone in persona ha stretto nel suo abbraccio Berlusconi, è un caro messaggio per la remissione dei peccati di tutti noi. Un messaggio natalizio che non possiamo ignorare.
Il Vostro ….

à‰ una consulenza che potrai svolgere senza impegno anche da casa e ci daranno 100mila euro l’anno.
Incredibile vero? Eppure pare che io non sia l’unico.
Se tu potessi venire a Roma nei prossimi giorni sarebbe cosa utile.
Porta anche i ragazzi e la mamma, che forse si riesce a raccattare qualcosa anche per loro.

Caterina Soffici
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“L’EX IDV RAZZI SI E’ SPESO I SOLDI DELL’ALLUVIONE DI LUCERNA PER RIFARSI I DENTI“: ORA SALVERA’ IL GOVERNO GRATIS?

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

PARLA MASSIMO PILLERA, SUO EX PORTAVOCE E GIORNALISTA SVIZZERO… “ALFANO E FRATTINI: ANCHE I MINISTRI SI SONO MOSSI PER RAZZI”… IN BALLO LA RICANDIDATURA E LA NOMINA A CONSOLE ONORARIO A LUCERNA….”PRESE PER BEN DUE VOLTE L’INDENNIZZO ALLUVIONE, DICHIARANDO IL FALSO”

“Il motivo della scelta di Razzi? L’ha spiegato lui stesso il 25 novembre durante una cena a Zurigo: Angelino Alfano gli ha garantito la rielezione e Franco Frattini gli ha permesso di segnalare un nome come prossimo Console onorario di Lucerna.
Per questo a Razzi conveniva appoggiare Berlusconi.
Anche perchè Antonio Di Pietro gli aveva già  dato il benservito a causa di un processo pendente”. Ecco qui.
Basta una telefonata per risolvere il mistero di Antonio Razzi, l’ex parlmentare dell’Idv, approdato a Noi Sud, che con il suo voto potrebbe salvare il governo e Silvio Berlusconi.
E bastano dieci minuti di intervista con Massimo Pillera, l’ex portavoce di Razzi, per capire come dietro il mercato dei deputati si muova ormai l’intero esecutivo: dal ministro della Giustizia, fino a quello degli Esteri.
Del resto Pillera chi sia Razzi, lo sa molto bene: “Ho girato un film sulla sua storia di operaio e quando è stato eletto gli ho fatto da chioccia, vista la totale inesperienza politica. Poi l’ho lasciato e sono tornato al mio lavoro di giornalista e direttore del settimanale svizzero ‘La Pagina’”.
Aspetti, in ordine cronologico : partiamo dal procedimento in corso. Di cosa parliamo?
Dei suoi problemi con il Cram, acronimo di Consulta regionale abruzzesi nel mondo. Lui ne era presidente.
E quindi?
È successo che i membri della federazione emigrati abruzzesi in Svizzera, lo hanno denunciato per appropriazione di fondi.
Quali fondi?
Nel 2005 c’è stata un’alluvione a Lucerna, e l’acqua ha danneggiato anche la struttura dove ha sede l’associazione degli abruzzesi. Razzi, come presidente del circolo, ha chiesto un contributo alla Regione Abruzzo. Richiesta accolta, con una cifra che oscillava tra i 60 e gli 80mila euro. Intanto, però, ha fatto sistemare il centro con i soldi dell’assicurazione svizzera.
Fino a quando…
Sia la Regione che l’assicurazione gli hanno chiesto un documento che attestasse di non aver ottenuto nessun’altro finanziamento.
E lui?
Ha firmato. E poco dopo, quando è stato eletto in parlamento, si è dimesso.
Come è stato scoperto?
Grazie al nuovo tesoriere dell’associazione che appena arrivato è andato a verificare i vari scontrini e ha trovato le ricevute del dentista e le spese di acquisto di alcuni televisori, uno dei quali è dentro casa-Razzi. Allora, partendo da questa anomalia, lo hanno convocato. E lui ha reagito spiegando che erano fondi della Regione che lui aveva anticipato. Insomma, è caduto in continue contraddizioni tanto da portare l’associazione a scoprire che l’Abruzzo aveva realmente dato un contributo.
Bè, però aveva dei gravi problemi di denti…
…ah, sì! Il suo dente argentato in bella evidenza nei primi manifesti elettorali, è stato sostituito da un sorriso bianco in quelli successivi.
Quale è stata la reazione dell’onorevole?
Ha portato via il computer con dentro il bilancio. Poi è partito il procedimento contro di lui.
E allora torniamo alla cena…
Sì, giovedì 25 novembre c’è stata una cena a Zurigo con alcuni amici e aderenti all’Idv abruzzese, dove Razzi ha rivelato che era pronto a lasciare il partito e che aveva intenzione di votare la fiducia a Silvio Berlusconi.
Ma come, proprio lui che a settembre aveva detto “Hanno provato a comprarmi, ma ho rifiutato”?
C’è un fatto: Di Pietro gli aveva da poco comunicato che non lo avrebbe più ricandidato a causa dei problemi con la giustizia. Quindi lui ha riferito della proposta del ministro Alfano per un posto sicuro in Italia. Anche perchè ha un mutuo di due mila euro. Non solo…
Cosa?
Contestualmente, durante la cena, ha alzato il telefono e ha chiamato una collaboratrice di Frattini. Ha preso appuntamento per il lunedì successivo a Roma (il 29 novembre). Sede: il ministero. Ai presenti ha detto che lì volevano dargli l’opportunità  di scegliere il Console onorario di Lucerna. Lui, Razzi, aveva una rosa di quattro nomi. Tenga conto che questa è una prassi totalmente fuori da ogni regola: il Console deve essere nominato dall’ambasciatore e non dal parlamentare.
Ci definisca Razzi, come uomo…
È una persona incapace di ogni ragionamento politico. Vede, io sono un giornalista che tempo fa ha realizzato una pellicola sulla sua vita da operaio del settore tessile. Poi grazie alla conoscenza con Di Pietro, nata in Canada quando il leader dell’Idv era ancora un pm di Mani Pulite, ha fatto il salto dentro Montecitorio. Però, è rimasto ancora lì.
In che senso?
Non ha approfondito, non si è dato da fare, non ha cercato di capire, di migliorare. Era ed è interessato ad altro. Vuole un esempio?
Prego…
Un giorno, quando ero il suo portavoce, ho ricevuto una telefonata mentre era su un palco a consegnare una medaglia.
E allora?
Arrivava dalla Rai e mi confermavano la possibilità  di far partecipare la moglie alla trasmissione dei pacchi.
E lei?
Mi sono avvelenato. E Razzi ha rinunciato.
Bene, grazie. Buonasera…
No, no, aspettate, voglio aggiungere una cosa…
Prego…
All’estero c’è il sistema delle preferenze. Vuol dire che gli elettori hanno scritto il nome Razzi sulla scheda, vuol dire che chi l’ha scelto, l’ha fatto perchè profondamente antiberlusconiano. Quindi c’è dietro un tradimento profondo della volontà  degli elettori.
Quanti voti?
Circa 3200 in Svizzera.
Razzi si è più fatto vedere?
No! Assolutamente. Per questo e gli altri motivi, non è più molto gradita la sua presenza dalle nostre parti.

Peter Gomez e Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CORROTTI E CORRUTTORI: POTRA’ ESSERE UN VOTO IN PIU’ O IN MENO A RESTITUIRCI UN ESECUTIVO AUTOREVOLE?

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

SERVIREBBE LA POLITICA, NON IL CALCIOMERCATO, UNA STAGIONE DI RIFORME, UN PROGRAMMA CONDIVISO…I COSTITUENTI VOLLERO GARANTIRE LA INDIPENDENZA DEL PARLAMENTARE, NON LA SUA DIPENDENZA DAL DENARO O LA LIBERTA’ DI METTERSI ALL’ASTA

Il voto di fiducia è come una messa solenne nel tempio delle istituzioni. Celebra la sacralità  del Parlamento, che attraverso questo rito sceglie un nuovo papa, o riconsegna al vecchio le chiavi pontificie.
Ma al contempo celebra i governi, innalzandoli alla gloria dell’altare.
Invece la politica italiana ha trasformato la messa in messinscena, la liturgia in commedia.
Se i santini sono questi, per noi fedeli sarà  dura raccoglierci in preghiera.
È il caso, innanzitutto, del governo Berlusconi.
Davvero c’è da attendere il 14 dicembre per decretarne i funerali?
Davvero lo stesso giorno potremmo viceversa assistere al miracolo della sua resurrezione?
È insomma un voto in meno o in più che può restituirci un esecutivo autorevole e longevo?
Evidentemente no, non è così.
Se anche Berlusconi la spuntasse per il rotto della cuffia, il giorno dopo si ritroverebbe come Prodi, appeso agli umori del trotzkista Turigliatto o della moglie di Mastella.
L’Italia ha urgenza d’una stagione di riforme, ma nessuna compagine ministeriale potrà  mai inaugurarla senza una forte base in Parlamento.
Servirebbe dunque guadagnare nuovi soci, allargare la coalizione di governo con un programma condiviso.
Servirebbe, in breve, la politica; invece a Montecitorio va in onda il calciomercato.
Signori di mezza età  corteggiati come fanciulle in fiore, adescati uno per uno. Oppure comprati con qualche lingotto d’oro, se è autentico il sospetto della procura di Roma.
Ecco, il sospetto.
Sta corrodendo la residua credibilità  del Parlamento, proprio nel giorno che avrebbe dovuto sancirne il primato.
In Italia nessun governo è mai caduto in seguito a una mozione di sfiducia (Prodi si dimise dopo una «questione» di sfiducia, che è cosa diversa): sempre crisi extraparlamentari, consumate scavalcando le assemblee legislative.
Adesso no, le Camere sono tornate al centro della scena.
Ma la crisi in Parlamento via via si è tramutata in una crisi del Parlamento, e quest’ultima ha infine messo in crisi le garanzie costituzionali che proteggono la dignità  delle due Camere.
Qual è infatti la trincea giuridica su cui si è asserragliato il centrodestra?
L’art. 67 della Costituzione, che pone il divieto di mandato imperativo.
Se ogni deputato è libero di votare un po’ come gli pare, sarà  anche libero d’accettare incenso e mirra per ogni voto espresso.
Ma libero rispetto a chi? Rispetto alla mamma, alla sorella, al Popolo della libertà ?
No, libero rispetto ai suoi elettori.
Peccato tuttavia che i nostri parlamentari, grazie al porcellum, siano stati scelti dai partiti, non dagli elettori.
Peccato quindi che la garanzia del libero mandato si sia svuotata come un uovo per assenza del mandato.
C’è però un’altra garanzia costituzionale, sta appena un rigo sotto.
Si conserva nell’art. 68, che proclama i membri del Parlamento insindacabili per le opinioni e i voti in aula.
Da qui un’irresponsabilità  giuridica, che a sua volta è di tre tipi.
Civile (se rivelo un segreto industriale, nessuno potrà  chiedermi i danni). Penale (se ti diffamo durante un discorso in Parlamento, non hai il diritto di sporgere querela). Disciplinare (se critico il ministro di cui sono dipendente, lui non potrà  applicarmi una sanzione).
E se invece voto la fiducia in cambio della cassaforte di Zio Paperone?
Alla lettera, l’art. 68 vale pure in questo caso.
Ma fu concepito per proteggere la libertà  intellettuale dei parlamentari, non la libertà  di mettersi all’asta.
La loro indipendenza, non la dipendenza dal denaro.
C’è allora una lezione che ci impartisce questo tempo di briganti.
La malattia etica che ha fiaccato la politica reclama una nuova etica politica, non le medicine del diritto, non il soccorso della Costituzione.
Anche perchè la nostra Carta è la prima vittima di questa malattia.
Ma riesce ancora a vendicarsi, sia pure mentre esala l’ultimo respiro.
Se infatti il voto del parlamentare corrotto è insindacabile, l’offerta del parlamentare corruttore no: quell’offerta non è un voto, non è un’opinione, non è protetta dal divieto di mandato imperativo.
Sicchè alla fine della giostra la procura di Roma potrebbe fare un’esperienza inversa rispetto alla procura di Milano.
Nel caso Mills c’era un corrotto senza corruttore (improcessabile); qui avremmo un corruttore senza corrotti (improcessabili). Mezzo reato per un Parlamento dimezzato.

Michele Ainis
(da “la Stampa“)

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IL BLUFF DI BERLUSCONI, COSA ACCADREBBE SE SI ANDASSE AL VOTO CON QUESTA LEGGE: CENTRODESTRA SENZA MAGGIORANZA AL SENATO

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA TRA 136 E 147 SEGGI A PALAZZO MADAMA CONTRO I 158   CHE SONO NECESSARI PER AVERE UNA MAGGIORANZA… IL PDL PERDEREBBE TRA I 22 E I 33 SENATORI, LA LEGA PERO’ NE GUADAGNEREBBE SOLO 9… E NEANCHE   ALLA CAMERA LA VITTORIA E’ PIU’ CERTA

Il premier va a caccia di voti di deputati disposti ad accordargli la fiducia “pur di non trascinare il paese alle urne”, mentre in realtà  gli interessa solo vincere la prova di forza proprio per poter poi innescare lo show-down elettorale, piaccia o no ai senatori e ai deputati pidiellini che osservano compiaciuti il mercimonio che si svolge in Parlamento.
Ma cosa succederebbe se, a legge elettorale invariata, si arrivasse davvero al voto in marzo?
Il Porcellum, oltre ad aver prodotto la pericolosa empasse politica di questi mesi, finirebbe con il danneggiare proprio il Pdl.
Stando agli attuali sondaggi sulle intenzioni di voto, infatti, nessuna delle tre possibili coalizioni (Pdl-Lega-LaDestra; Fli-Udc-MpA-Api; Pd-Sel-Idv-altri) raccoglierebbe al Senato la maggioranza assoluta di 158 seggi, come mostra una simulazione elettorale che Libertiamo ha realizzato sulla base di due recenti sondaggi sulle intenzioni di voto (Emg del 7 dicembre e Ipsos del 9 dicembre). Dai quali emerge, appunto, che se si andasse a breve alle urne in nessun caso la coalizione a guida Berlusconi-Bossi otterrebbe la maggioranza di Palazzo Madama.
Nello scenario più ottimistico (vittoria berlusconiana nelle regioni non “blindate”, Piemonte, Puglia e Calabria, oltre che Campania e Sicilia), la coalizione si fermerebbe a 147 seggi senatoriali.
Nell’ipotesi meno favorevole (con Pdl e Lega sconfitti nelle regioni in bilico) a 136.
La simulazione indica, in particolare, una perdita per il PdL di 22/32 senatori, rispetto agli attuali 134.
Sia nello scenario meno favorevole che in quello più ottimistico, la Lega guadagnerebbe invece tra i 9 e gli 11 senatori, passando dagli attuali 25 a 34/36. Insomma, quei senatori del Pdl che il 14 accorderanno la loro fiducia a Berlusconi avranno buone possibilità  di non tornare a Palazzo Madama, perchè se si andasse ad elezioni anticipate – eventualità  caldeggiata dallo stesso Berlusconi – tra un quinto ed un quarto di loro dovranno dire addio allo scranno.
Alla Camera, la forbice tra le due coalizioni è molto limitata.
Secondo Ipsos potrebbe addirittura succedere che il centrosinistra prevalga sull’attuale maggioranza.
In tal caso, i seggi di Pdl e Lega passerebbero dagli attuali 294 a 205.
E l’unico a perderci sarebbe proprio il Pdl, con 94 deputati in meno (141 contro i 235 di oggi), mentre la Lega manterrebbe la forza attuale di 59 deputati.
Neanche in caso di vittoria, tuttavia, la coalizione guidata dal Pdl, pur con l’ampio premio di maggioranza, riuscirebbe a guadagnare più di un solo deputato.
Di tutto il surplus di voti infatti si avvantaggerebbero la Lega (che passerebbe da 59 a 97).
Comunque vada, insomma, la coalizione Berlusconi-Bossi non vincerà .
Ma sarà  una “non vittoria” distribuita in modo asimmetrico tra i due partiti alleati: la Lega farà  il pieno di seggi al Senato e, nella peggiore delle ipotesi, conserverà  intatta la sua rappresentanza alla Camera, mentre per il Pdl sarà  una emorragia di seggi.
Ecco perchè il governo forzaleghista in fondo le elezioni le minaccia, ma non le vuole: più che ai “traditori” pensa a non farsi sfilare la poltrona sotto le natiche.

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“IN ITALIA DIRITTI UMANI NEGATI”: UNA CONDANNA ALLA NOSTRA POLITICA VERSO CHI HA DIRITTO ALL’ASILO POLITICO

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

CON UNA SENTENZA CHOC, LA GIUSTIZIA TEDESCA HA RIFIUTATO IL RINVIO NEL NOSTRO PAESE DI UN CITTADINO SOMALO…DA NOI “NON CI SONO GARANZIE PARI AGLI ALTRI PAESI UE” PER CHI CHIEDE PROTEZIONE INTERNAZIONALE…L’ENNESIMA BRUTTA FIGURA DEL GOVERNO FORZALEGHISTA

Un’ordinanza tedesca che per l’Italia ha il sapore amaro della condanna.
Il 9 novembre il giudice del Tar di Darmstadt, capitale dell’Assia, ha bloccato il rinvio in Italia di un richiedente asilo somalo di 28 anni, Y. E. M., perchè, si legge nella sentenza, “emergono dubbi fondati sulla capacità  della Repubblica italiana di offrire sufficienti garanzie” a chi chiede protezione internazionale.
Il regolamento di Dublino prevede che un richiedente asilo, indipendentemente da dove presenti la domanda, venga inviato nel primo Stato europeo in cui ha messo piede e che lì mandi avanti le pratiche, giovandosi però di uno standard di assistenza e protezione che dovrebbe essere uniforme in tutti i paesi Ue.
Ma non sempre è così.
In Grecia e a Malta le condizioni sono disastrose, ma anche l’Italia mostra ora lacune evidenti, come rileva il giudice tedesco nella sua ordinanza, “in particolare in riferimento alla situazione umanitaria e soprattutto economica, sanitaria e abitativa”.
“La situazione per i richiedenti asilo in Italia è peggiorata in maniera inaccettabile”, incalza Stephan Hocks, avvocato difensore del somalo. Y. E. M., che ha subito violenze nel suo Paese fino a perdere un occhio, e decide, come molti compatrioti, di scappare dal caos che ha divorato la Somalia.
Risale l’Africa e dalla Libia, nell’aprile 2009, si imbarca alla volta di Lampedusa.
Il calvario però non finisce.
Il somalo viene spostato in un campo per i rifugiati, quindi, una volta ricevuto il permesso di soggiorno, va a Roma dove trova assistenza per qualche giorno in una chiesa.
Ma dura poco e il giovane, non trovando una sistemazione decente parte per la Finlandia, da cui viene rinviato in Italia, secondo gli accordi di Dublino, a maggio scorso.
Pochi giorni vissuti per strada lo convincono a cercare in Germania l’assistenza che dovrebbe ricevere da noi.
Ma anche qui scatta Dublino e la mannaia del rinvio. “Siamo intervenuti bloccando la procedura perchè in Italia non si rispettano gli standard europei”, dice ancora Hocks.
Il suo collega Dominik Bender è stato a Roma e Torino e assieme a dei ricercatori ha preparato un dossier sulla situazione dei richiedenti asilo.
Il suo è un giudizio duro: “Mancano gli alloggi e senza residenza non si riceve il codice fiscale e la tessera sanitaria: non si può lavorare e non si ha l’assistenza medica. L’integrazione in Italia per i richiedenti asilo è un miraggio, non hanno accesso ai servizi garantiti dalle convenzioni internazionali e dalle norme Ue. Non hanno diritti e se ce li hanno, nessuno glieli spiega”.
Un’analisi confermata da Christopher Hein, direttore del Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati: “A Roma ci sono 800 richiedenti asilo in lista di attesa per trovare una sistemazione. Queste persone sono costrette a stare per strada. E parlo solo di Roma”.
“La decisione del Tar tedesco era attesa”, insiste Hein, “già  da Germania, Regno Unito, Svezia e Danimarca ci avevano chiesto di valutare se c’erano elementi per bloccare i rinvii”.
“Nei campi per rifugiati tedeschi”, spiegano ancora gli avvocati, “abbiamo raccolto 200 storie, tutte uguali: i richiedenti asilo arrivati a Lampedusa venivano chiusi nei centri per rifugiati nel Meridione per 5-6 mesi e poi, una volta avuto il permesso di soggiorno, invitati ad andare a Roma, Torino e Milano. Ma una volta lì, non trovano strutture, lavoro”.
Il caso di Y. E. M. potrebbe ora fare scuola. “Non è stato facile per il giudice tedesco”, riconoscono gli avvocati, “affrontare questo caso, c’è di mezzo un grande Paese come l’Italia, ma ha visto il nostro materiale e ha avuto coraggio nel dare la sua sentenza. Dall’Italia, invece, sono arrivate solo risposte superficiali”.
“Ora”, conclude Bendere, “speriamo che grazie a questa sentenza l’Ufficio federale per l’immigrazione blocchi i rinvii verso l’Italia, come già  fatto per la Grecia”.
Una retrocessione.

Alberto D’Argenzio
(da “l’Espresso“)

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IL 3,8% DEGLI ITALIANI COINVOLTI IN EPISODI DI CORRUZIONE

Dicembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

DAL GLOBAL CORRUPTION BAROMETER EMERGE COME 1 PERSONA SU 4 ABBIA PAGATO TANGENTI ALLE ISTITUZIONI…. OLTRE 1 MILIONE DI ITALIANI IMPLICATO….FENOMENI IN CRESCITA NEI PARTITI POLITICI

Oltre un milione di persone in Italia sono coinvolte in episodi di corruzione e il fenomeno è in crescita nei partiti politici.
E’ quanto emerge dal capitolo sull’Italia dell’edizione 2010 del rapporto ‘Barometro della corruzione globale’ (Gcb) pubblicato oggi da Transparency International (Ti).
Il Barometro, spiega l’ong, ‘mappa’, attraverso un’indagine demoscopica, la visione che i cittadini maturano del fenomeno della corruzione anno dopo anno.
Lo studio si differenzia per questo dal più conosciuto Indice della percezione della corruzione (Cpi), che invece si basa sulla percezione dei fenomeni corruttivi nelle pubbliche amministrazioni da parte di esperti e operatori privati.
Secondo il Gcb, in Italia “la percentuale di coloro che sono stati concussi o che hanno pagato tangenti si attesta sul 3,8%”.
Gli esperti di Transparency International sottolineano che “si tratta di un dato assai serio, poichè comporta che, stando a questa percentuale, oltre un milione di persone sarebbe coinvolto in fatti corruttivi”.
All’interno di questo dato, prosegue il rapporto, la suddivisione per segmento indica che il 6,4% degli intervistati ha pagato tangenti per ottenere permessi, per le utilities il 8,7%, per le imposte il 6,9%.
Inoltre, “un forte incremento si ha nelle transazioni immobiliari (12.9%) e doganali (13,9%) — sottolinea lo studio -.
Di grande impatto sono infine i dati relativi al sistema sanitario (10%) e al sistema giudiziario, per cui le risposte affermative arrivano fino al 28,8%”. L’associazione spiega poi che “le categorie percepite come più corrotte in Italia sono i media (voto 3,3 su 5), le imprese (3,7 su 5), il Parlamento (4 su 5) e il sistema giudiziario (3,4 su 5)”.
Quelle meno corrotte sono invece “le organizzazioni non governative, l’esercito, il sistema educazione e la polizia”.
Per quanto riguarda i partiti politici, l’organizzazione scrive che “mentre per Germania e Francia la corruzione è meno presente” in questo campo, “nel 2010 rispetto al 2005, in Italia cresce dal 4,2 al 4,4 su 5” punti.
Il Barometro della corruzione globale “è la vox populi e va preso molto sul serio — ha commentato la presidente di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo -. Il dato sconfortante che emerge è l’aumento della sfiducia in Italia: il 40% non si fida di nessuna delle istituzioni prese in esame”.
Il costo della sfiducia “è un costo altissimo nelle società  e nelle economie — ha proseguito la Brassiolo -. Anche a livello globale c’è una crescente generalizzata crisi di sfiducia”.
A inizio febbraio, l’ex presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro aveva denunciato: “La corruzione è un tumore maligno contro il quale non ci sono anticorpi nella pubblica amministrazione e che con gli anni addirittura sembra peggiorare. Nel 2009 le denunce sono infatti aumentate del 229%”.
“Se non c’è senso etico nell’agire — aveva detto Lazzaro — non bastano mai i giudici, i carabinieri o le altre forze dell’ordine a combattere questo male”.
Il 19 ottobre anche il nuovo presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel giorno del suo insediamento, era tornato su quello che è diventato il “leitmotiv” della magistratura contabile. “Gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche, talvolta di provenienza comunitaria, persistono e preoccupano i cittadini ma anche le istituzioni il cui prestigio ed affidabilità  sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli – aveva detto Giampaolino — E anche questo aspetto dovrebbe fuoriuscire dalle competenze della Corte” perchè di tratta di «materia penale» certo non verificabile con controlli preventivi. Controlli che, viceversa, andrebbero fatti sugli eventi eccezionali gestiti dalla Protezione Civile.
Secondo il ‘barometro sulla corruzione’, il Medioriente e il Nord Africa rappresentano l’area del mondo più corrotta, con il 36 per cento della popolazione che ha pagato una tangente.
Segue il 32 per cento di corrotti nelle repubbliche dell’ex Unione sovieta, il 23 per cento in Sud America, il 19 per cento nei Balcani e in Turchia, l’11 per cento nella regione dell’Asia-Pacifico e il cinque per cento nell’Unione europea e in Nord America.
In cima alla lista dei Paesi dove è consueto pagare tangenti si trovano l’Afghanistan, la Cambogia, il Camerun, l’India, l’Iraq, la Liberia, la Nigeria, i Territori palestinesi, il Senegal, la Sierra Leone e l’Uganda, dove più di una persona su due ammette di aver dato soldi a funzionari pubblici.
Circa la metà  degli intervistati spiega di aver pagato per evitare problemi, mentre un quarto di loro dice di averlo fatto per velocizzare delle procedure.

argomento: Costume, denuncia, economia, emergenza, Giustizia, governo, Lavoro, Politica, radici e valori | Commenta »

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