Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
BOSSI SOSTIENE DI AVER SCOPERTO, MESI FA, DELLE CIMICI AL MINISTERO E NELLA SUA CASA ROMANA: COME GIA’ FECE NEL 1993… ALLORA TIRO’ IN BALLO I SERVIZI SEGRETI E IL MINISTERO DEGLI INTERNI: ORA, ESSENDOCI MARONI, LO HA INVECE CHIAMATO PER FARGLI “MANDARE I SUOI UOMINI”, NEANCHE FOSSERO A LIBRO PAGA DELLA AVON PER LE CONSULENZE ORALI
Dopo il “grave attentato” alla sede della Lega di Gemonio dove una mano ancora ignota ha tirato due petardi di capodanno in anticipo rompendo una vetrata, ora tocca alle cimici movimentare la campagna elettorale leghista.
Mentre infatti a Gemonio uno dei due fermati, figlio di militanti della Lega, viene liberato per insufficienza di indizi (anche se rimane l’accusa di detenzione di materiale esplosivo in casa, insieme a coltello e pistola elettrica) in quanto il giudice, pur non escludendo che il giovane possa aver avuto un ruolo nella vicenda, ha ritenuto che, in questa fase preliminare delle indagini, non vi siano le basi per convalidare la permanenza in carcere del ragazzo, Umberto Bossi, chiacchierando con i giornalisti nella notte a Ponte di Legno, ha raccontato che un paio di mesi fa, nel suo ufficio al Ministero delle Riforme e nella sua abitazione romana, nella zona di Porta Pia, erano state trovate delle “cimici”.
“Abbiamo chiamato un privato per la bonifica. Non volevo far casino, tanto un’inchiesta non trova niente” ha detto il Senatur.
ll segretario della Lega avrebbe comunque avvisato Maroni “che ha mandato un po’ di suoi uomini”.
Peccato che nessuna denuncia si stata fatta a suo tempo nel merito e che un ministro degli Interni, qualora la notizia fosse vera, si sia prestato a un controllo “privatistico”, pur usufruendo dei servigi di personale dello Stato, trattandosi infatti di funzionari di polizia e non certo di colleghi della Avon, magari esperti in consulenze orali, o di guardie repubblicane padane.
Ma come spesso accade, tutto è già accaduto e il fatto stesso che riaccada vuole sempre dire qualcosa.
A proposito delle cimici trovate nella casa romana di Bossi, e da questi denunciate con opportuno ritardo, a bonifica ormai effettuata, e in un clima che vede la Lega in preteso vantaggio pre-elettorale, varrà la pena di segnalare che nei primi giorni di dicembre del 1993, pure in quel caso parlando con i giornalisti in notturna, il Senatùr fece la stessa denuncia e disse quello che ha detto ieri, compresa la scettica motivazione secondo cui su queste faccende è inutile indagare perchè tanto non si arriva a nulla.
Anche allora vennero tirati in ballo i servizi segreti e la palude romana che si opponeva al grande cambiamento:
Dopo qualche giorno Bossi ridimensionò la sua denuncia.
La posa delle microspie venne in un primo momento addebitata a ignoti, ma non ignari “mariti cornuti”, salvo poi tornare sulla pista del Viminale.
Altri tempi, allora al Viminale c’era Mancino, non il fido sassofonista che manda “i suoi uomini”.
Intanto tra microspie, dossier, strani furti, finti attentati e presunti successi elettorali la corte dei miracolati che plana tra Palazzo Grazioli e via Bellerio si prepara a cercare di salvare la poltrona.
La cimice verde può essere benedetta in questo caso, tutto quanto fa spettacolo.
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Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
TREMONTI NON FINANZIA LA RIFORMA FISCALE PERCHE’, D’ACCORDO CON LA LEGA, VUOLE TENERSI I QUATTRINI PER IL FEDERALISMO FISCALE… VUOLE LE ELEZIONI, D’INTESA CON LA LEGA, PER POI, DI FRONTE A UNA SCONFITTA DEL PDL, GUIDARE UNA GRANDE COALIZIONE E FAR FUORI BERLUSCONI
Per il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, il premier si trova “in trappola”. 
In un’intervista a “la Repubblica”, l’esponente dei finiani spiega, che Berlusconi si trova stretto tra la minaccia di voto anticipato dell’asse Bossi-Tremonti e “l’inutile accanimento terapeutico” su una maggioranza difficile da allargare.
Ma al presidente del Consiglio i finiani offrono una via d’uscita: “Siede al tavolo, accetti l’appello alla responsabilita’ e metta a punto un patto di legislatura con 3-4 riforme fondamentali per il paese”.
Bocchino spiega che “abbiamo rescisso il cordone ombelicale che ci legava a un partito che avevamo co-fondato per renderlo un grande partito moderato. Ci siamo ritrovati su un vagone estremista, con la Lega a fare da locomotiva. Ora siamo oltre, a febbraio lanceremo un grande progetto per l’Italia. Proporremo un patto repubblicano per chi ha davvero a cuore le sorti del Paese”.
La “nuova coalizione”, secondo il capogruppo di Fli, “votera’ sempre unita”, come nel caso della riforma sul federalismo che, pero’, “se consentira’ di ridurre gli sprechi, bene, ma se rischia di dividere il Paese allora lo facciano da soli, se ne sono capaci”.
Bocchino spiega, inoltre, che “proponiamo al presidente del Consiglio di trasformare una sommatoria di debolezze in un’occasione di rilancio per l’Italia”, attraverso una serie di riforme: “quella sul mercato del lavoro, la riforma fiscale, inevitabile inserire la riforma elettorale. Infine una grande riforma centrata sui giovani”.
Secondo Bocchino i leghisti “alzano il tono per spaventare Berlusconi, ottenere la riforma, l’unica che interessa loro e poi andare al voto”.
Inoltre, “la conflittualita’ tra il premier e il ministro e’ evidente.
La riforma del fisco e’ nelle mani del solo Tremonti, il quale pero’ ha altri disegni, d’intesa con Bossi: vuole andare al voto.
Perche’ alle elezioni la Lega vincerebbe, il Pdl uscirebbe a pezzi e il risultato sarebbe due maggioranze diverse tra Camera e Senato”.
La soluzione possibile?
“Andiamo dritti verso una soluzione alla tedesca. E chi meglio di Tremonti — conclude — potra’ guidare un governo di grande coalizione?”.
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Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
UN GIOCO A QUIZ: INDOVINATE I PERSONAGGI
«Voglio proporvi oggi un gioco. Un quiz, come quelli che si facevano un tempo. Lo intitolerei “Chi l’ha detto?”
E’ un quiz a tema, e questa volta il tema è la giustizia italiana.
Ma bando alle ciance. Vi spiego rapidamente in cosa consiste.
Qui sotto riporterò le dichiarazioni — letterali — sulla giustizia di due noti personaggi.
A voi l’arduo compito di individuarli, di attribuire a ciascuno la propria dichiarazione.
Per facilitare il compito, ogni dichiarazione sarà numerata.
Allora siete pronti?
Sigla iniziale: “Ta tata tatataa tatata tattattà . Chi l’ha detto?”
Dichiarazione 1: “In Italia la giustizia non è al di sopra delle parti e, d’altra parte non c’è più un’opposizione, che ora vuole vincere le elezioni tramite la magistratura”.
Dichiarazione 2: “Sono indignato perchè vedo una democrazia in libertà vigilata sotto il tacco di giudici politicizzati” .
Dichiarazione 3: “Consegnarmi alla giustizia italiana significherebbe consegnarmi nelle mani dei miei avversari politici”
Dichiarazione 4: “Sono oggetto di una inaudita catena di inchieste giudiziarie segnate dal più ostile e prevenuto accanimento”
Dichiarazione 5: “Riaffermo la mia condizione di perseguitato politico”
Dichiarazione 6: “Sono l’uomo politico più perseguitato”
Dichiarazione 7: “Rimango molto triste pensando che la storia della mia vita sia raccontata con tante falsità ”
Dichiarazione 8: “Debbo constatare con amarezza che la mia vita privata viene continuamente strumentalizzata e utilizzata mediaticamente a fini politici”
Allora avete indovinato chi sono i due personaggi misteriosi? No?
Ammetto che non sia facile, perchè probabilmente ve ne viene in mente uno solo.
Sì, giusto, quello, quello lo avete indovinato: Silvio Berlusconi.
Ma l’altro? Come? Vi serve un aiutino?
Bè, visto che non si vince nulla, l’aiutino ve lo do io.
E’ Battisti. No, non Lucio. Cesare.
No, non il patriota dell’irredentismo italiano.
Cesare Battisti, il terrorista rosso, di cui il governo reclama a gran voce l’estradizione dal Brasile, in nome della giustizia, appunto.
Le dichiarazioni contrassegnate con numero dispari appartengono a lui.
Quelle con numero pari al presidente del Consiglio.
E’ ovvio, non sto facendo paragoni di sorta, ma una domanda sorge spontanea: come è possibile che le dichiarazioni siano così simili?
Non vincerò niente neppure io, perchè la risposta non ce l’ho.
(tratto dal Libro di Vauro Senesi “Farabutto”)
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Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
LA MAGISTRATURA SCAVA NEL GRANDE AFFARE DEI CIELI… GRAZIE ALLE DICHIARAZIONI DI BERLUSCONI CIRCA UN COMPRATORE ITALIANO, IL TITOLO ALITALIA VOLAVA IN BORSA, DETERMINANDO IL RITIRO DI AIR FRANCE-KLM…ALLA FINE IL CROLLO DEL 15% DEI TITOLI E ORA L’AZIONE LEGALE DEGLI AZIONISTI DANNEGGIATI
Curiosamente è un Toto — Francesco, avvocato ed ex azionista di minoranza di Alitalia
— a mettere nei guai il presidente del Consiglio Berlusconi per la vendita della compagnia di bandiera alla cordata dei “capitani coraggiosi” della Compagnia aerea italiana, meglio conosciuta con il suo acronimo Cai, di cui un altro Toto — Carlo, imprenditore abruzzese ex proprietario di AirOne — è stato uno dei principali ispiratori nonchè beneficiari.
Talmente tanto inviluppato nelle vicende che riguardano la compagnia dall’aver provato prima ad acquistarla a fine 2007, in tandem con l’istituto IntesaSanpaolo, con un’offerta da un centesimo per azione e poi, al contrario, dall’aver ceduto a Cai, di cui è socio per il 5,31 per cento delle azioni con un posto nel consiglio d’amministrazione attraverso la Toto costruzioni generali, la sua creatura per 1.056 milioni di euro complessivi, di cui circa 600 erano suoi debiti scaricati quindi sulle spalle, o meglio sulle ali, della nuova compagnia.
Non esattamente un’operazione cristallina, dato che chi vende è anche socio di chi compra, valorizzando la “piccola” AirOne addirittura una cifra superiore a quella che Cai ha pagato le attività della ben più grande Alitalia nel dicembre 2008, ovvero 1.043 milioni di euro.
Ma tant’è: l’affare, pilotato da IntesaSanpaolo (azionista Cai per l’8,86 per cento) è fatto ed è stato accettato anche dagli altri soci nell’ottica di fare massa critica almeno sul mercato italiano.
Quel che ha mosso l’esposto alla magistratura leccese di Francesco Toto è invece tutta la ridda di voci, rumors, dichiarazioni, offerte, ma anche cordate rivelatesi poi fantasma – il caso più eclatante è quello dell’ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, sanzionato dalla Consob per 400 mila euro e sotto accusa penale – che hanno accompagnato i mesi precedenti all’entrata in amministrazione straordinaria della società e alla conseguente vendita a Cai.
Un chiacchiericcio nel quale spiccavano le continue dichiarazioni del presidente Berlusconi sulla volontà di trovare un compratore italiano alla società , perchè era importante che Alitalia rimanesse compagnia di bandiera in mani italiane.
Dichiarazioni che avevano fatto abbandonare il campo ad AirFrance-Klm, che aveva lanciato un’offerta da 35 centesimi di euro concorrente a quella di Toto e come si è poi visto alla fine è entrata in Cai col 25 per cento delle quote.
Ma quel è stato il problema?
Che in quel momento Alitalia era ancora una società quotata , e quelle rassicurazioni avevano indotto qualche risparmiatore e piccolo investitore a salire a bordo del titolo.
Uno di questi è l’avvocato Toto, che sostiene di essere titolare di 380mila azioni ora diventate carta straccia, a causa delle quali avrebbe perso 500mila euro.
Toto ha certamente di che lamentarsi: le dichiarazioni di Berlusconi facevano letteralmente volare il titolo e fornivano finte speranze sulla salvezza in bonis della società , come invece poi non è accaduto.
E la Consob?
Il presidente Lamberto Cardia, attuale numero uno di Trenitalia, monitorava la situazione e “apriva fascicoli” senza mettere fine a quelle voci come avrebbe dovuto facendosi sentire anche in Parlamento.
L’effetto sui titoli l’ha ben documentato a fine marzo 2008 Roberto Ceredi, già portavoce Consob, sul sito La voce.info.
Dove si evidenziano gli strappi al rialzo dei titoli in una settimana caldissima per la vita di borsa della società : dal 20 al 27 marzo 2008.
Proprio il 20 Berlusconi aveva dichiarato: “Dopo l’annuncio della mia contrarietà , Air France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all’ingresso di Air One, la cui regia nell’operazione considero indispensabile. Tale operazione sarà sostenuta dall’aiuto di una cordata di banche, tra le quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani, e di altri imprenditori, tra i quali vi potrebbero essere anche i miei figli”.
Sono le 9 del mattino e il titolo non riesce ad aprire per eccesso di rialzo; apre alle 15.30 con un guadagno del 31 per cento rispetto al valore di chiusura del giorno precedente, ma alle 16 uno stizzito Corrado Passera, a.d. di IntesaSanpaolo ribatte: “Il gruppo Intesa Sanpaolo non ha assolutamente nulla sul tavolo riguardo a Alitalia. Non abbiamo mai investito perchè qualcuno ci ha chiamati a farlo per questo abbiamo sempre guadagnato dai nostri investimenti. Probabilmente è un peccato per i venditori, ma le cose stanno così: non c’è assolutamente nulla sul tavolo, zero, è inimmaginabile fare una qualsiasi offerta” .
Morale: crollo del 15 per centro dei titoli.
E così di dichiarazione in dichiarazione, tra fantomatiche offerte italiane da mettere in piedi, e la volontà AirFrance —Klm di provare a restare nella partita, i titoli passano da 35 centesimi di euro a quasi 65.
I risparmiatori credono nelle parole del leader di governo, salvo poi beccarsi la sospensione finale del titolo e l’amministrazione straordinaria.
E ora sarà un Toto-Berlusconi.
Alfredo Faieta
(il “Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
E’ ANDATO NEGLI USA A TRENT’ANNI, APPENA TERMINATA LA SPECIALIZZAZIONE, OGGI E’ “STAFF SCIENTIST” AL CENTER FOR CANCER RESEARCH…”LE CONDIZIONI PER FARE RICERCA AD ALTO LIVELLO IN ITALIA NON ESISTONO”
L’oncologo Gattinoni a 30 anni è andato negli Usa: qui ti prendono sul serio a prescindere dall’età .
«Ero un medico specializzando e con alcuni colleghi riuscii a pubblicare una ricerca su una rivista importante. Avevamo trovato una terapia efficace per un paziente con un melanoma che in genere lascia solo sei mesi di vita. Fu una soddisfazione enorme. Ma quando lo raccontai al mio primario, lui mi disse “Pensa a fare cose più importanti” ritenendo che non sarebbe mai stato pubblicato».
È uno degli ultimi ricordi italiani di Luca Gattinoni, che ha lasciato l’Italia a 30 anni alla fine della specializzazione in oncologia all’università di Milano e all’Istituto Nazionale Tumori e oggi è “staff scientist” (qualcuno lo tradurrebbe con “scienziato col posto fisso) al Center for Cancer Research, la punta di lancia del settore della ricerca oncologica dei National Institutes of Health americani.
Ha ragione il presidente Napolitano a dire che in Italia le opportunità per i giovani sono soffocate?
«L’Italia è un Paese per vecchi. Una delle prime cose che ti colpiscono quando arrivi negli Stati Uniti è quanto tu venga giudicato in base a quel che vali, non alla tua età . L’insegnamento universitario in quel Paese non è affatto migliore del nostro, anzi. La mole di studio è superiore in Italia, la preparazione di base molto più ampia e di larghi orizzonti. Ma io sono sicuro che se avessi chiesto il permesso al mio primario, quell’articolo non lo avrei scritto mai».
Come nacque l’idea di scriverlo?
«Un giovane oncologo in Italia si sente spesso incastrato. Le sperimentazioni di nuove cure sono in mano ai grandi centri. A pubblicare i risultati sono in genere i primari, e la manodopera dei giovani collaboratori ha poche speranze di essere riconosciuta. Quell’episodio mi ha insegnato che è meglio chiedere scusa dopo, che non chiedere il permesso prima».
Nelle pubblicazioni scientifiche americane invece si trovano spesso nomi di studenti.
«E non solo studenti. Ora nel nostro laboratorio c’è un ragazzo che ha appena finito la laurea breve. Prima di iscriversi a medicina ha scelto di passare due anni “assaggiando” il mondo della ricerca. Ha molta voglia di lavorare e in team con altri colleghi ha già pubblicato quattro articoli di primo livello. Quel che conta negli Usa non sono i titoli di studio, ma la revisione cui periodicamente – da noi ogni quattro anni – sono sottoposti un’èquipe di ricerca e le sue pubblicazioni».
Di fronte ai tagli a università e ricerca in Italia, chi lavora negli Usa tira un sospiro di sollievo?
«Sì, ma io mi trovo in una realtà particolare. I National Institutes of Health sono un ente governativo che riceve fondi pubblici in maniera abbastanza uniforme nel tempo. In Italia invece buona parte dei finanziamenti viene dal settore privato, in particolare dall’Airc per l’oncologia».
È l’insicurezza l’ostacolo al rientro dei ricercatori?
«A volte sono tentato dall’idea di tornare, anche se gli stipendi sono nettamente più bassi. Ma quel che veramente conta per uno scienziato non è la busta paga. Sono piuttosto le condizioni per fare ricerca ad alto livello, cioè i fondi per il laboratorio e l’autonomia. Senza di quelli, bastano solo due o tre anni per uscire dal giro della scienza di primo piano. E a quel punto rientrarci è difficilissimo, si rischia di finire bloccati per sempre».
Elena Dusi
(da “la Repubblica”)
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Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
“NELLE CONTINUE BRUTTE FIGURE DELL’ITALIA IN POLITICA ESTERA, LA COLPA E’ ANCHE DI FRATTINI”… “LA LORO INCAPACITA’ E’ PALESE PER IL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO”… “FRATTINI SI DISTINGUE SOLO PER DICHIARAZIONI QUALUNQUISTE, FA RIMPIANGERE ANDREOTTI”
Non è un gas. Neanche un oleodotto, un programma tv, una macchina da lanciare sul
mercato o una linea di yacht di lusso.
No, per Silvio Berlusconi, Cesare Battisti non incarna alcun interesse economico diretto, da trattare con Putin o Gheddafi.
È “solo” politica “e in questi casi l’attenzione estera di Berlusconi diventa scarsa”.
Battisti, forse, non rientra nelle sue strategie…
Già , è così. Sta di fatto che non è stata tenuta in minima considerazione la posizione dell’Italia rispetto all’estradizione: significa che nonostante i rapporti commerciali tra nazioni siano buoni, quelli politici e diplomatici lo sono meno.
Ovvero?
Che sia il premier che il ministro degli Esteri sono poco autorevoli.
Altre volte ha riscontrato questa poca autorevolezza? Certo, con Putin, sembra tutta un’altra intesa…
Sì, è così, Berlusconi è molto bravo solo quando si deve rapportare con nazioni a lui vicine sul piano imprenditoriale. In quanto ad attività politica, pura, è un disastro.
A cosa si riferisce, in particolare?
In primis alla questione mediorientale, ai rapporti tra Israele e palestinesi: quasi quasi sono costretto a rimpiangere l’azione diplomatica della Prima Repubblica, quella di Andreotti e Craxi. Perlomeno, loro avevano un’idea, capivano la necessità di tutelare ambo le parti.
Ma al premier manca una visione globale, o interviene solo in presenza di un interesse personale?
Tutti e due. Però, attenzione: questa assenza dai grandi scenari dipende anche da un ministro che si fa notare solo per delle dichiarazioni scontate e qualunquiste. In quanto a iniziative: nulla, il vuoto assoluto nello scacchiere geopolitico internazionale.
Come giudica il Battisti-uomo?
Ho un fortissimo rispetto per la normativa che riguarda i rifugiati politici, ma non ho alcuna stima per Battisti, in particolar modo per gli atteggiamenti che ha tenuto sia sul piano processuale, che dopo. Quindi ho tifato apertamente per la sua estradizione, anche perchè le vittime reclamano giustizia. Eppoi, vista la sua storia…
A che cosa allude?
Non gli riconosco alcun alibi da rifugiato politico: non ha neanche la dignità del leader, si evita solo di non fargli fare i giusti conti con la giustizia.
Si spieghi meglio: tra i vecchi brigatisti, chi contrappone a Battisti?
Sicuramente Curcio: lui è un capo politico. Ha passato un numero smisurato di anni in carcere e non ha mai materialmente ucciso nessuno. Però ha guidato un “processo”, ovviamente da condannare, di lotta armata.
Con la questione-Battisti, come ne esce la nostra immagine internazionale?
Siamo in caduta libera, ma non da adesso.
Altri esempi?
Di certo il “bunga bunga” e la spazzatura in Campania. Vede, poi, c’è un fatto…
Quale?
Alla carenza di immagine, corrisponde anche la realtà dei fatti: una fotografia drammatica dell’Italia.
Qual è la vicenda che ultimamente l’ha fatta più vergognare?
Ma da parte di chi?
A lei la scelta…
Mmmmmm, c’è ampio spazio…
Quindi?
Va bene, allora dico Gasparri e la sua dichiarazione rispetto agli arresti preventivi per i ragazzi pronti a scendere in piazza: non capisco come si può arrivare a concepire un’idea simile.
Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
“NON SI PUO’ ASCOLTARE SENZA REAGIRE, NELLA NOSTRA SOCIETA’ NON SI PUO’ INFETTARE DI ODIO RAZZIALE I NOSTRI FIGLI”… IN MANCANZA DI UN INTERVENTO DELLE AUTORITA’, I CITTADINI SONO COSTRETTI A TUTELARSI DA SOLI… LA DENUNCIA DI “VALIGIA BLU”
Ieri sono andata in Questura. E ho denunciato Radio Padania.
Perchè non si può ascoltare senza reagire, senza fare niente: il “movimento studentesco padano” invitare i poliziotti a picchiare duro, a spaccare le ossa ai manifestanti (precisando certo dei centri sociali), “fateci sentire il crac delle ossicina del braccio…” .
Perchè non si può accettare che un ascoltatore della Guardia Padana Nazionale dica che i rom hanno nel loro DNA l’omicidio.
Bisogna ribellarsi a questo, bisogna dire no, questo non potete farlo, non vi è permesso. Nella nostra società , nella nostra democrazia non avrete nessuna possibilità di infettare di odio razziale i nostri figli.
Saranno le autorità giudiziarie a decidere se c’è o meno reato in quelle parole, ma nel vuoto politico-istituzionale che stiamo paurosamente vivendo, ho sentito il dovere di impegnarmi, di attivarmi.
Attenzione però, la denuncia a Radio Padania, non è, come qualcuno mi ha detto, attivismo, è senso civico.
Il mio compagno inglese Chris, dopo aver ascoltato gli audio, mi ha detto esterrefatto e arrabbiato: “Non dovresti essere tu a denunciare queste cose. Ci dovrebbe essere un’autorità , un’istituzione che monitora, controlla. Ci dovrebbe essere la politica”.
Già , la politica.
Ricordiamoci che Radio Padania, che è sostenuta da contributi pubblici, fa capo alla Lega Nord, è la radio ufficiale di un partito di governo.
Voglio ringraziare:
1) Daniele Sensi per il lavoro di monitoraggio che da anni fa di Radio Padania, è grazie a lui se possiamo ascoltare le registrazioni dei momenti più deliranti, gravi e pericolosi dell’emittente.
Daniele aveva caricato su YouTube i file audio, ma YouTube ha prontamente rimosso audio e chiuso account. Sull’incredibile decisione di YouTube vale la pena leggere il tragicomico scambio mail con l’ufficio stampa di Google (proprietario di YouTube) di Alessandro Gilioli (Piovono Rane, L’Espresso)
2) Current TV (al minuto 16.38) unico media nazionale che ha ripreso l’audio in cui si incitano i poliziotti a spezzare le ossa ai manifestanti.
3) Michele Serra per la straordinaria Amaca che ha dedicato alla questione e che qui riporto:
“Due giovani leghisti stanno parlando (sulla radio ufficiale di un partito di governo) delle manifestazioni studentesche. Si augurano che la polizia “massacri quei bastardi”, parlano di ossa che crocchiano, invocano il sangue. La parola “bastardi” risuona ogni tre secondi, non trova sinonimi, come in un rosario lobotomico. Le due voci sono stridule, scempiate da una cadenza dialettale imbarazzante. Il livello dialettico è bassissimo, i concetti meno che rozzi, di “politicizzato” -se la politica è anche espressione di pensiero – i due ragazzi non hanno niente.
I partiti di massa hanno sempre spalancato le porte agli ignoranti, perchè a questo servono: dare voce a chi non ne ha.
Ma hanno sempre cercato di aiutarli, educarli, se necessario contrastarli.
La Lega ha la colpa storica, gravissima, imperdonabile, di avere trasformato l’ignoranza in un vanto, in un tratto identitario, “popolare”.
Nella voce e nelle parole di quei due si avverte una spocchia oscena: quella di un popolo incanaglito e felice di essere stato sollevato dalla fatica di capire, di conoscere, di studiare.
Ho provato pena profonda per quei due ragazzini sbavanti, rabbia infinita peri loro capi, che li hanno cresciuti a loro immagine. Traditori dei loro figli, e traditori del popolo”.
Arianna Ciccone
Valigia blu
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