Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
SPOSTARE L’ATTENZIONE SULL’EVENTO PER CONFONDERE GLI ARGOMENTI, AGGRESSIVITA’ PER SVALORIZZARE L’AVVERSARIO, EVENTI MEDIATICI PER INDURRE A PARLARE D’ALTRO… VIA LIBERA ALLE URLA E AGLI INSULTI DI SGARBI E SANTANCHE’ PER CERCARE DI TRATTENERE L’ELETTORATO DISGUSTATO…FINCHE’ QUALCUNO NON RIMEDIERA’ DUE SCHIAFFI IN FACCIA
Dopo gli exploit sul piccolo schermo di Santanchè e Sgarbi, e le telefonate del premier a Ballarò e l’Infedele, il politologo Roberto Chiarini e il docente di comunicazione Francesco Siliato spiegano la tecnica del presidente del Consiglio per fronteggiare lo scandalo Ruby: “Spostare l’attenzione sull’evento per confondere gli argomenti”.
“Aggressività per svalorizzare l’avversario”, “eventi mediatici per spingere a parlar d’altro”.
È questa secondo politologi e massmediologi la strategia di comunicazione televisiva impartita da Silvio Berlusconi ai suoi uomini per fronteggiare lo scandalo Ruby.
Ed ecco che nei salotti televisivi, al fianco dei videomessaggi alla Bin Laden del premier, fanno il loro ritorno personaggi incendiari del calibro di Vittorio Sgarbi e di Daniela Santanchè.
Oltre allo stesso Berlusconi che per il momento partecipa alle dirette solo in collegamento telefonico, come ieri all’Infedele, quando il presidente del consiglio ha definito il programma di Gad Lerner, reo di affrontare nel suo salotto il tema del caso Ruby, un “incredibile postribolo televisivo”.
Ma la telefonata è solo l’ultima delle incursioni delle truppe berlusconiane da quando, lo scorso 15 gennaio, si è diffusa la notizia delle indagini per prostituzione minorile e concussione a carico del presidente del consiglio. All’Ultima parola, il programma di Gianluigi Paragone in onda il venerdì su Rai Due, Vittorio Sgarbi ha letteralmente coperto d’insulti Peter Gomez: al grido di “mafioso, sei solo un mafioso”.
Per non parlare di Daniela Santanchè e dei suoi plateali abbandoni: prima di Agorà , la striscia quotidiana del mattino di Rai Tre condotta da Andrea Vianello, se ne era andata anche da Annozero di Michele Santoro.
In mezzo non va dimenticato il fallito blitz telefonico del premier durante l’ultima puntata di Ballarò.
Giovanni Floris però non è caduto nella trappola e non ha passato la telefonata alla regia.
“La strategia di Berlusconi è chiara — dice il politogo Roberto Chiarini — Ed è quella di dare una scossa al suo elettorato che è rimasto tramortito dalle ultime vicende”.
Un’opinione condivisa anche da un altro maà®tre à penser della comunicazione politica, Francesco Siliato.
“L’obiettivo di questa campagna televisiva è svalorizzare le tesi degli avversari — afferma il docente di Sociologia, Cultura dei Media — in modo sia diretto che indiretto. Direttamente, nel non fare parlare l’avversario, rifiutando la relazione con lui, marchiandolo come colui che non sa stare con l’ospite. E indirettamente, perchè quando il premier telefona in trasmissione, oppure quando Santanchè si alza e se ne va, l’attenzione dello spettatore cresce, e viene spostata sui soggetti dell’azione. Si crea così un mini evento mediatico che catalizza l’attenzione dello spettatore”.
Per Siliato il meccanismo è collaudato, e indipendentemente dall’argomento di cui si parla può contare sulla compiacenza dei media: “La strategia — dice — è possibile solo grazie alla sudditanza dei media di fronte agli interventi del potere”.
Una sudditanza che c’è sempre stata, ma che mai come in questo caso “sposta gli argomenti di conversazione da bar, da ufficio”.
In questo modo, il premier è sempre in grado di “creare l’agenda pubblica”. Insomma, se fino a ieri si parlava di Ruby e del caso giudiziario che coinvolge il premier, oggi si parla di dito medio alzato (Santanchè), fughe dagli schermi (ancora Santanchè), insulti a profusione (Sgarbi) e di “postriboli mediatici” (Berlusconi).
I due esperti sono d’accordo anche sugli obiettivi di questa strategia a partire da una constatazione: nel quadro attuale è difficile che il premier accumuli nuovi consensi.
“Semmai — spiega Siliato — l’intento è la conservazione del grado di consenso già ottenuto”, anche se a prezzo di una radicalizzazione delle posizioni politiche.
Gli fa eco Chiarini che dice: “Il premier sta chiamando in trincea i suoi sostenitori cercando di rincuorare i più arditi”.
In compenso, la strategia tradisce la “debolezza del capo, “costretto a intervenire in prima persona per dire: ‘Sappiate che sono qui, che sono tosto’”.
Sembrano passati anni luce da quando B., di fronte al crescente consenso ottenuto dagli esponenti di Futuro e libertà , decise di rinnovare radicalmente la pattuglia dei suoi portavoce nelle trasmissioni televisive.
Al posto degli ormai sovraesposti Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Niccolò Ghedini e Maurizio Gasparri, il premier affidò il piccolo schermo a personaggi come Maurizio Lupi, volto rassicurante del cattolicesimo del Nord e Alfredo Mantovano e alla sua credibilità da ex magistrato.
Con qualche new entry: dalla deputata campana Nunzia di Girolamo ad Angelino Alfano, ministro della Giustizia e da molti indicato come successore in pectore di Berlusconi.
“All’epoca dello scontro con i finiani, il presidente del consiglio era alla ricerca di figure e linguaggi in grado di tamponare l’emorragia verso il centro innestata dalle prese di posizione del presidente della Camera”, dice Chiarini. Ed ecco che nei salotti televisivi a rappresentare il berlusconismo erano gli esponenti più moderati del Popolo della libertà .
Oggi il frame è completamente diverso e la pacatezza e propensione al dialogo dei Lupi e dei Mantovano ha lasciato il posto alle performance pirotecniche di Santanchè e Sgarbi.
Una strategia che funziona solo in tempi di crisi.
Del resto, presidiare i media, per Berlusconi diventa quasi obbligatorio se si considera l’attenzione che il caso Ruby sta raccogliendo.
Ieri sera, ad esempio, la puntata dell’Infedele ha raccolto un milione e ottocentomila spettatori, più o meno il doppio del normale.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
DAGLI ATTI DEPOSITATI AL TRIBUNALE DEL RIESAME, EMERGONO INTERCETTAZIONI SULL’EX PRESIDENTE DELLA BANCA TOSCANA… FUSI AVEVA CHIESTO L’AIUTO DELLA SANTANCHE’ PER OTTENERE FINANZIAMENTI DALLE BANCHE
Il direttore generale di Banca Mps, Antonio Vigni, è stato ascoltato in procura a
Firenze come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti fra l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente di Btp, e Denis Verdini, l’esponente del Pdl fino a luglio scorso presidente del Credito cooperativo fiorentino di Campi Bisenzio.
L’indagine è un filone di quella sui Grandi Eventi.
Il 18 gennaio i carabinieri del Ros hanno svolto una serie di perquisizioni in studi legali a Firenze e Siena.
Oggetto degli accertamenti era un mutuo da 150 milioni concesso nel 2008 alla Btp da un pool di banche: Mps, Unipol, Cariprato, banca Mb e Credito Cooperativo fiorentino.
In giornata, in procura a Firenze sarebbe stato ascoltato, sempre come persona informata sui fatti, anche un altro dirigente del gruppo Mps. Nell’ambito delle indagini, attività analoghe avrebbero riguardato rappresentanti di altri istituti di credito.
Intanto, dagli atti depositati al Tribunale del Riesame a cui hanno fatto ricorso gli avvocati Niccolò e Andrea Pisaneschi, assistiti dall’avvocato Nino D’Avirro e perquisiti la scorsa settimana nell’ambito dell’inchiesta sulle consulenze fittizie di Denis Verdini, emergono nuove intercettazioni.
«Lui ormai di banda c’è», dice il presidente della Btp, Riccardo Fusi, parlando dell’attuale presidente di Antonveneta, Andrea Pisaneschi.
E cioè: «Gli s’è chiesto un aiuto non è che ora si può scaricare».
È un passo di un’intercettazione – di cui si è avuta notizia oggi – agli atti dell’inchiesta fiorentina sui rapporti fra Denis Verdini, esponente del Pdl ed ex presidente del Credito cooperativo fiorentino, e lo stesso Fusi.
Oggetto delle indagini è un finanziamento da 150 milioni di euro ottenuto nel 2008 dalla Btp e concesso da un pool di banche: Mps, Unipol, Cariprato, banca Mb e Credito Cooperativo fiorentino.
Secondo l’accusa, Pisaneschi – «top manager del gruppo Mps e neo presidente del cda della controllata banca Antoneveneta», indagato nell’inchiesta per emissione di fatture per operazioni inesistenti – sarebbe stato l’interfaccia ufficiosa fra Btp e Mps per il finanziamento.
In un’intercettazione di qualche mese precedente alla stipula del mutuo «Fusi – scrivono i Ros – aggiorna il socio in merito ai rapporti con il Monte dei Paschi di Siena e al ruolo affidato ad Andrea Pisaneschi per superare eventuali intoppi durante i passaggi istruttori».
Durante le fasi preliminari al mutuo, «Pisaneschi – scrivono i Ros – espone come cosa gradita che venga coinvolto nella questione come interfaccia lo studio Olivetti Rason» con cui Pisaneschi collabora «rilevando lo stesso Pisaneschi il fatto che per ovvie ragioni egli non può svolgere, almeno direttamente, il compito di consulente».
A dare una mano a Fusi, compare anche l’onorevole Daniela Santanchè.
Non sa più a che santo rivolgersi Riccardo Fusi, patron della Baldassini Tognozzi, nell’estate 2008 quando cerca l’appoggio per ottenere finanziamenti dalle banche.
È sempre l’amico Verdini a fare da tramite e a mettere in contatto Fusi e Santanchè.
«Ciao Daniela, sono Riccardo, l’amico di Denis, possiamo parlare di tante cose, ti volevo spiegare il gruppo che rappresento, mi ha detto Denis di parlarne con te».
È il 10 agosto 2008.
Fusi spera di ottenere un aiuto per vendere due ville di Forte dei Marmi al magnate russo Abramovich.
Lo spiega alla sua segretaria: «Domani ho fissato che vado in barca con la Santanchè, qui c’è Abramovich che vuole comprare una mega villa a Forte dei Marmi. Tramite Denis mi sono fatto venire questa idea… Siccome lei è amica di Briatore e Briatore conosce bene Abramovich… Se mi danno 20 milioni l’una…».
Due giorni dopo Fusi parla al telefono con un socio e fa il resoconto dell’incontro con la Santanchè avvenuto in barca in Sardegna: «Santanchè m’ha parlato del fondo Carlyle come avevi detto te, subito, ha rilanciato subito. Lei mi ha detto: guarda vorrei lavorare con voi con la mia agenzia di Milano. Dice: ho bisogno di una mano perchè al partito mi vogliono fare fuori».
E alla fine conclude: «Una mano lava l’altra».
Il 13 agosto la Santanchè dice che Marco De Benedetti, in barca con lui in Sardegna, è interessato: «Gli ho parlato della cosa, dice che è interessato a fare una chiacchierata, a Milano a settembre».
Il 22 ottobre Fusi e la Santanchè si vedono a Milano.
Lei – spiega – ha preparato tutto il lavoro tramite la sua agenzia di comunicazione: «Ho fatto tutto un lavoro sul tuo gruppo e ti ho mandato tutto quello che pensavo fosse giusto fare».
Il 24 novembre la Santanchè segnala il lavoro fatto: «Non sai quanti ci hanno chiamato per la pagina vostra della pubblicità , è stupenda, secondo me avrete un grande ritorno. La mettiamo sul Riformista la settimana prossima». Pochi giorni dopo, un’intervista di Fusi finisce su «Libero Stile».
E la Santanchè elogia il lavoro fatto: «Ti ho fatto l’intervista molto bene, devo dire che sei bravo a fare le interviste perchè vengono bene. Quella di ieri di Libero Mercato era bellissima».
I rapporti continuano con la Santanchè che si attiva per fissare un appuntamento con i vertici di alcune banche.
A gennaio fissa un appuntamento con il direttore generale del gruppo Intesa San Paolo, andrà insieme a lei all’appuntamento.
All’uscita Fusi chiama il socio Bartolomei e spiega che «lei ha un grosso rapporto con questo qui, tutto confidenziale insomma.
Tutte le volte che ci sono andato, mai stato disponibile come ora.
Mi ha dato la sua mail, non me l’aveva mai data prima.
Mi ha detto: per qualsiasi cosa di cui si accorge, che le strade prese non sono state prese giuste mi manda una mail. Io le mail le leggo anche a mezzanotte. Dice che la banca vuole essere presente nelle aziende».
Antonella Mollica
(da “Il Corriere fiorentino“)
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO “RISCONTRI OGGETTIVI” LA PROCURA DI ROMA HA ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI LA RAGAZZA EMILIANA… ACCUSATO DI TENTATA ESTORSIONE ANCHE L’UOMO CHE AVEVA CERCATO DI VENDERE UN FANTOMATICO VIDEO COMPROMETTENTE… ORA SI CERCANO I MANDANTI DELL’OPERAZIONE… “LE STRANE STORIE CHE GIRANO SU FINI”, COME LE DEFINI’ BELPIETRO SU “LIBERO”, SI SONO RIVELATE L’ENNESIMA PATACCA DEGLI INFAMONI DI PROFESSIONE
Diffamazione e tentata estorsione in concorso.
Per queste ipotesi di reato Lucia Rizzo, conosciuta come l’escort ‘Rachele’, risulta indagata dalla procura di Roma.
Le accuse si riferiscono alle dichiarazioni fatte dalla donna su una presunta relazione e sugli incontri di natura sessuale con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Il pm Maria Caterina Sgrò ha proceduto all’iscrizione (ma solo per tentata estorsione) anche di un altro soggetto, un uomo, che in prossimità delle rivelazioni della escort contattò la segreteria del leader di Fli annunciando ciò che sarebbe successo e offrendosi di intervenire per fermare le dichiarazioni.
La formalizzazione delle contestazioni – è stato sottolineato – non è conseguenza soltanto della querela presentata a gennaio da Fini, ma anche, come afferma il pm, di “alcuni risconri oggettivi”.
Trentaquattro anni, da Chiaravalle, provincia di Ancona, Rachele vive ora a Reggio Emilia dove registrò quattro minuti su un sito online: “Festini? Fini è il primo che dovrebbe vergognarsi”.
Diceva di essere delusa da promesse non mantenute, evocava motivazioni etiche.
Maurizio Belpietro su “Libero” scrisse: “Girano strane storie sul presidente della Camera”, dando il via allo sputtanamento.
Nell’esposto in procura, Fini ha chiesto “l’identificazione dei mandanti”.
L’11 gennaio il suo portavoce, Fabrizio Alfano, ha raccontato di una telefonata, ricevuta da un uomo, che lo avvertiva di un video compromettente nel quale Lucia Rizzo, in arte Rachele, narrava i dettagli di tre presunti incontri a pagamento che si sarebbero svolti a novembre 2009, maggio e settembre 2010.
La Procura ha dato un nome a quella voce e l’uomo si trova ora indagato per tentata estorsione, mentre Rachele ha già fatto sapere di non avere altro da aggiungere e di non poter provare quanto sostiene.
L’ennesima patacca degli infamoni si è rivoltata contro i mandanti dell’operazione, certificando quanta malafede vi sia nel maldestro tentativo di sputtanare chi si oppone al sultano.
La macchina del fango questa volta si è inceppata e gli schizzi sono finiti sul viso di chi l’aveva messa in moto.
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
TRISTE ESIBIZIONE SUL FAR DELLA NOTTE DEL PREMIER: “LEI CONDUCE UN POSTRIBOLO TELEVISIVO, LA SUA E’ UNA TRASMISSIONE DISGUSTEVOLE E UNA CONDUZIONE SPREGEVOLE E TURPE”…DIFENDE LA MINETTI “CHE SI E’ PAGATA GLI STUDI DA SOLA” (SENZA PRECISARE COME) E CHE VALE MOLTO DI PIU’ DELLE SIGNORE PRESENTI DA LEI”.. LERNER REPLICA: “LEI E’ UN CAFONE, VADA DAI GIUDICI”
Silvio Berlusconi perde le staffe e telefona in diretta a “L’Infedele” di Gad
Lerner insultando la trasmissione, il conduttore e anche gli ospiti, o meglio le ospiti, definite “cosidette signore”.
Mentre si parlava del caso Ruby, ormai alla fine del programma, il premier chiama in studio.
Lerner non si aspetta la valanga che lo avrebbe investito di lì a poco, dopo un saluto tirato.
“Una trasmissione disgustosa, una conduzione spregevole, turpe, ripugnante”, è l’incipit del presidente del Consiglio che poi continua: “Ho sentito delle tesi false, lontano dal vero ho visto una ricostruzione della realtà lontano dal vero”.
Lerner non perde la testa e resta pacato chiedendo solo a Berlusconi perchè non va dai giudici.
Ma il premier non sente nessuno e continua la sua prepotente intemerata e al conduttore replica: “Io so quello che sto dicendo lei no”.
Poi prosegue: “Avete offeso la signora Minetti che è una splendida persona, intelligente, preparata seria. Si è laureata con 110 e lode, di madre lingua inglese e si è pagata gli studi lavorando. Vale molto di più delle cosidette signore presenti”.
Ovvero Carmen Llera Moravia, Ilaria D’Amico, Lucrezia Lante della Rovere e la “rottamatrice del Pdl” Sara Giudice ( a parte Iva Zanicchi e Maristele alle quali però il premier non si riferiva).
A questo punto Lerner replica: “Le signore non sono cosidette e lei è un cafone”.
Ma il premier è fuori dalla grazia di Dio e va avanti ribadendo ancora una volta di aver avuto solo “rapporti di amicizia e di affetto” sia con Nicole che con le altre “ospiti”.
Il finale è ancora più sconcertante. “Finisco – dice Berlusconi – invitando l’onorevole Iva Zanicchi ad alzarsi e venire via da questo postribolo televisivo”.
L’eurodeputata del Pdl si alza, difende Berlusconi ma alla fine non obbedisce e resta in studio fino alla fine della puntata.
Per il capo del governo, quella di stasera, è la terza ‘incursione’ a sorpresa in diretta televisiva degli ultimi sei mesi, non contando il tentativo respinto da Floris della settimana scorsa.
La prima, altrettanto accesa, fu il due giugno scorso quando a far andare su tutte le furie il presidente del Consiglio fu un servizio di Ballarò sulla manovra economica.
A novembre, invece – ma sempre a Ballarò – è stato un reportage sull’emergenza rifiuti.
Cambiano gli argomenti, ma cambia di poco o nulla il copione.
E anche stasera, a ‘sfumare’ lo sfogo del premier, è stato immancabilmente il suono della linea telefonica interrotta.
Patetico.
Un premier che non accetta mai il contraddittorio e usa la Tv solo per lanciare accuse a tutto il mondo è indegno di rappresentare la destra italiana.
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
“UMILIATI NELL’ESSERE USATI DA TAXI-ESCORT: PERCHE’ MARONI TACE?”…”IL GOVERNO BLOCCA I NOSTRI STIPENDI, MA NON HA TAGLIATO NEANCHE UN’AUTO BLU”…”GLI APPARATI DI POLIZIA SONO CONSIDERATI DAL PREMIER COME UN SUO STAFF PERSONALE: BARBARA GUERRA POTEVA CHIAMARSI UN TAXI”
L’ammissione della soubrette Barbara Guerra, che al Tg3 ha rivelato di essere stata accompagnata a casa, da Arcore, grazie alla scorta del premier suscita l’indignazione dei poliziotti.
Che, «umiliati per essere usati da taxi-escort», chiedono l’intervento del ministro dell’Interno.
«Se non interverrà Maroni attraverso il Dipartirnento – intima Felice Romano, segretario generale Siulp – lo faremo noi, denunciando le scorte inutili. Chiederemo conto al ministro del perchè abbia bloccato gli stipendi ai poliziotti, e a oggi non abbia tagliato neppure un’autoblu. Faremo una vera crociata contro le vergogne e gli sperperi delle scorte utilizzate dagli amici degli amici, e ora anche dalle “amiche”».
«È gravissima e inaccettabile – incalza Claudio Giardullo, segretario del Silp Cgil – questa concezione privatistica dello Stato secondo la quale gli apparati di polizia sono considerati dal premier come suo staff personale. Chiediamo che sia restituito al Paese il senso della cosa pubblica, e il rispetto delle istituzioni».
Filippo Girella, segretario dell’Ugl, il sindacato di area centrodestra, «è infastidito dal dover commentare che uomini della scorta siano distolti dai loro compiti istituzionali. È deprimente per un poliziotto di una scorta portare a casa amici o “amiche” delle personalità . È lesivo della sua professionalità . Non è giusto che gli agenti pagati coi soldi del contribuente siano impiegati in questo maniera. La signora Guerra avrebbe potuto raggiungere casa sua con un taxi».
Franco Maccari, del sindacato indipendente Coisp, vuole «un chiarimento con il capo della polizia per sapere se oltre ad accompagnare mogli a fare la spesa, mariti o figli a scuola, le scorte dovranno fare anche i tassisti alle escort. Noi diciamo basta all’uso strafottente dei mezzi dello Stato da parte degli scortati quando lo Stato non è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. Siamo indignati dal fatto che ci siano territori del Paese privi della copertura delle forze di polizia, e agenti nel contempo utilizzati per questi servizi infami».
«Siamo stufi – conclude Enzo Letizia, segretario dell’Anfp – di accompagnare donne di dubbia moralità e di subire i tagli dei fondi. L’uso improprio dei poliziotti, pagati poco e umiliati, ha superato ogni limite».
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
SPECIALIZZATA IN LEGGI CONTRO L’ADESCAMENTO DEI MINORI E CONTRO LA PROSTITUZIONE, E’ COLEI CHE PARLA CON EMILIO FEDE DI BUNGA BUNGA AD ARCORE… FREQUENTATRICE DI VILLA CERTOSA, NEL MANIERO DI TOR CRESCENZA ORGANIZZA FESTE E PREPARA LA TORTA CON SCRITTO “MENO MALE CHE SILVIO C’E'”
Fu Elvira Savino, l’onorevole “Tacco 12”, a vincere il prestigioso concorso di
Miss Montecitorio ideato da Il Giornale.
Il berlusconismo era all’apogeo e la sua deputazione femminile sembrava uscita da un concorso di bellezza; “tanta avvenenza farà aumentare la produttività ”, profetizzò impettito Umberto Scapagnini, il medico del presidente.
All’epoca, 15 maggio 2008, nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Maria Rosaria Rossi, oggi una delle consigliere più ascoltate dal premier, intercettata mentre filosofeggia sul Bunga Bunga con Emilio Fede.
Invece sarebbe bastato scorrere qualche sito campano (la signora Rossi è nata 38 anni fa a Piedimonte Catese, nel Casertano) per apprendere che Berlusconi era rimasto affascinato “dalla sua grinta” durante un comizio a Cinecittà , e questa energia l’aveva letteralmente scaraventata da oscuro consigliere circoscrizionale del Decimo Municipio di Roma — grandi casermoni ai margini della grande città — a deputato della Repubblica: stipendio netto 14,500 euro.
“Un’impressionante escalation” anche per La Discussione, il quotidiano di Gianfranco Rotondi.
Maria Rosaria Rossi fu ospite fissa di “Forza gnocca”, la rubrica di Dagospia, per via dei ciondoli con il simbolo del partito che le dondolavano nel dècolletè e gli stretti tailleur bianchi con righe stampate anni Settanta.
S’infuriò giustamente con Fabrizio Dell’Orefice de Il Tempo: “Sono una parlamentare e non posso accettare che sui giornali i soliti requisiti che mi vengono riconosciuti siano quelli di essere giovane, donna e bionda!” Aggiunse che vantava il 90 per cento di presenze in aula, e il 98 per cento nelle commissioni, e quindi attaccò la sinistra, “sono loro che hanno eletto mogli, amanti, segretarie, amiche e amichette”; infine annunciò la presentazione di un esplosivo dossier.
Nella dura battaglia parlamentare intraprese due campagne: contro la prostituzione e a contrasto della violenza sessuale.
Firmò una proposta di legge che inaspriva le pene per l’adescamento di minori, innalzando la fascia di età dei soggetti da tutelare da 14 a 16 anni. Soprattutto propose i manifesti wanted per gli stupratori latitanti.
Come in America.
“Dobbiamo coinvolgere sempre più i cittadini per svegliare le coscienze”, disse all’Ansa il 17 marzo 2009. “Se una donna prende l’autobus ha diritto di sapere che magari accanto lei c’è un pericoloso criminale ricercato”.
Ordine, buoncostume. Non venne capita.
La proposta cassata: “inammissibile”.
La scorsa estate comparve sempre più spesso accanto al Capo.
A Villa Certosa.
A Milano, a cantare con Licia Ronzulli.
A Tor Crescenza, un maniero del Quattrocento — dove Berlusconi si rifugiava per ritemprarsi dalla rottura con Fini, cenando frugalmente a mozzarella, crackers e un bicchiere d’acqua fresca — organizzò feste meravigliose. “Eravamo nella sala del governo e il premier aveva la faccia scura. Così ho radunato un gruppone di venti deputate e siamo andate a tirarlo su di morale, gli ho fatto due torte stupende con scritto “meno male che Silvio c’è”. E’ un posto bellissimo, per ragionare di politica è meglio di palazzo Grazioli”, raccontò a Monica Guerzoni del Corriere della Sera.
Era diventata la signorina Rottenmaier del berlusconismo, ad Arcore si occupava anche dei menù; “allora avverto la cucina”, dice a Fede.
Alla vigilia del voto di sfiducia del 14 dicembre, la consacrazione: in piena compravendita avrebbe svolto “un ruolo delicato” nel convincere l’idv Domenico Scilipoti a passare con la maggioranza, come rivelò Carmelo Lopapa su Repubblica.
Le battaglie per la moralità pubblica ormai lontane, le piaceva conversare in special modo con il direttore del Tg4.
Maria Rosaria: vieni solo?
Emilio: Massì, guarda erano troppo vistose, non è aria.
Maria Rosaria: no per niente, guarda, per niente, difficile pure tirarlo su insomma (…)
Maria Rosaria: va beh, allora mi devo vestire da femmina pure stasera?
Fede: stai bene anche com’eri ieri sera
Maria Rosaria: grazie come sei gentile…vabbè mi vado a vestì da femmina allora…
(da “Ritagli“)
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
DA 23,8 MILIONI DEL 2007 AI 18,7 DEL 2010, MENTRE FIUMICINO E’ PASSATA DA 32,9 MILIONI A 35….LA MALPENSA NON RIPRENDE QUOTA E PERDE IL 20% …LA LUFTHANSA, DISPOSTA A INVESTIRE SU MALPENSA, LAMENTA: “LA POLITICA ITALIANA LATITA, NON VOGLIONO CHE FACCIAMO CONCORRENZA AD AIR FRANCE”
Non è un deserto come qualcuno paventava, ma uno scalo certamente rimpicciolito.
Malpensa tre anni dopo la fuga di Alitalia, quando la Magliana in pochi giorni passa da 1238 voli settimanali a 163, è tornata a crescere.
Eppure i grandi numeri di un tempo restano un miraggio, nonostante la vulgata politica descriva un aeroporto balzato magicamente all’antico splendore, dopo aver ricacciato l’invasore francese a cui il governo Prodi voleva «regalare» la compagnia di bandiera.
A dirlo è il consuntivo di Assaeroporti.
Nel 2010 a Malpensa sono transitati 18,7milioni di passeggeri (+7,9% sul 2009).
Ma confrontati con le stime 2007, l’ultima stagione omogenea prima del de-hubbing di Alitalia, la prospettiva è diversa.Malpensa faceva 23,8milioni di passeggeri, Fiumicino 32,9.
Oggi lo scalo romano, la casa di Alitalia, ne trasporta 35 (+7,5% sul 2009), quello lombardo quasi diciannove.
Poco più della metà .
Pur recuperando i due terzi del traffico persi da Alitalia e crescendo un po’ più della media degli scali italiani (pari a +7%), l’aeroporto milanese rimane quindi 5 milioni sotto il traffico passeggeri rispetto a quando la Magliana era il suo vettore di riferimento.
Si tratta di un meno 20% che pesa perchè il gap è impossibile da recuperare se la politica non darà una mano.
Dopo tutta la fatica fatta per evitare il default, i primi ad essere arrabbiati con il governo dovrebbero essere proprio i vertici di Sea, la società che gestisce gli scali milanesi.
In questo biennio il management guidato da Giuseppe Bonomi ( in quota Lega) ha aumentato da 77 a 110 il numero di compagnie che volano da Malpensa, necessarie a tappare la voragine aperta da Alitalia, ha spinto il boom dei vettori low cost (Easyjet ha tagliato la quota record di 5,1 milioni di passeggeri) e ha sfruttato le nuove rotte aperte da Lufthansa Italia (2,2 milioni di imbarchi nel 2010).
Un attivismo che rischia però di sbattere contro un governo che continua a proteggere gli interessi della nuova Alitalia e del suo alleato francese.
Pur rinegoziando diversi accordi bilaterali (17) su Malpensa, necessari ad aprire nuove rotte internazionali, il salvataggio Alitalia si è portato dietro la sospensione antitrust sulla navetta dalle uova d’oro, la tratta Milano Linate-Roma Fiumicino, di cui il vettore tricolore dispone in monopolio.
Non bastasse, qualche settimana fa il governo ha bloccato la richiesta di Singapore Airlines di proseguire il proprio volo Singapore- Milano fino a New York.
Avrebbe garantito l’alimentazione dal ricco bacino del Far East, primo passo per tornare ad essere un aeroporto hub.
A volerlo, oltre a Sea, è soprattutto Lufthansa, che nell’aprile 2008 ha firmato con il gestore milanese una vera e propria partnership, il Piano Scala: dal gennaio 2009 i tedeschi hanno basato a Malpensa 9 Airbus A319 attivando 15 destinazioni italiane ed europee e affittato, attraverso Lufthansa Technik, l’hangar per la manutenzione aeromobili.
Lo scopo del colosso di Francoforte è diventare nel giro di 3-4 anni il nuovo hub carrier dello scalo lombardo, imbarcandolo nella sua strategia multihub (dopo Francoforte,Monaco, Zurigo, Bruxelles e Vienna).
Ma solo a patto di garantire «libera concorrenza tra tutte le compagnie aeree; nessuna distorsione attraverso monopoli tollerati a livello politico; e soluzioni efficienti dei trasporti di terra da e per Malpensa», come ripete spesso la vice presidente della divisione italiana, Heike Birlenbach.
Sull’ultimo punto qualcosa si è fatto, anche se in ritardo: è stata aperta la bretella Malpensa-Boffalora che collega lo scalo con l’autostrada Torino-Milano; è stato inaugurato il tunnel di Castellanza che riduce i tempi di percorrenza del Malpensa Express, e il collegamento dalla stazione Centrale di Milano.
«Ma sul resto la politica italiana latita », spiegano fonti tedesche.
«A Malpensa concede di riempire i vuoti lasciati da Alitalia, ma non di far basare un grande vettore concorrente di Air France sul lungo raggio capace di attrarre il ricco traffico business padano».
Che poi è la vera ragione dell’investimento di Lufthansa.
In sostanza: come fanno i tedeschi ad alimentare il proprio network italiano, rilanciando la vocazione hub dell’aeroporto ambrosiano, se il governo protegge il monopolio Alitalia su Linate?
Nel 2010 Lufthansa avrebbe potuto inserire su Malpensa un primo volo a lungo raggio, ma non l’ha fatto.
Per tappare i buchi del de-hubbing Bonomi ha dovuto vendere gli slot pregiati: se oggi una compagnia volesse basare il proprio network di lungo raggio, non avrebbe spazio per svilupparlo.
Quando Silvio Berlusconi costruì la cordata dei «patrioti» Cai Roberto Formigoni e Letizia Moratti salutarono l’evento come un successo e un punto di chiarezza dopo gli anni dell’impossibile doppio hub Milano-Roma: una nuovaAlitalia che sceglie Fiumicino come base operativa, e una Malpensa libera di attrarre un’altra compagnia di riferimento.
Ma dopo quasi 3 anni a Palazzo Chigi del governo più nordista della storia repubblicana, i numeri dicono cose un po’ diverse.
Malpensa cresce e recupera traffico ma sul medio raggio Ue e sul segmento low cost.
Ossia su destinazioni coperte con aerei più piccoli e con meno frequenze settimanali perchè alimentate «point to point» dalla sola domanda del bacino locale, senza l’apporto dei «transiti» del modello hub, che salda tipicamente network di breve-medio raggio e quelli di lungo garantiti da un vettore
Secondo il professor Roberto Zucchetti della Bocconi, fatto cento il benchmark Londra in termini di accessibilità internazionale, Malpensa dal 2005 ha perso 8 punti in connettività diretta.
Il traffico internazionale non a caso è sotto del 27% rispetto al 2007, pur crescendo nei collegamenti verso l’Asia.
Nel frattempo Alitalia incassa commissioni d’oro per far transitare 1,5 milioni di passeggeri business padani da Parigi.
Per andare a Los Angeles, Washington o Buenos Aires, oggi la strada più breve è passare dalla Francia.
Per questo quel -20% di traffico oggi come oggi rimane inscalfibile.
Malpensa è tornato un buon aeroporto ma di seconda fascia, almeno per ora distante dall’hub di tutte le Padanie vagheggiato dal fronte del Nord.
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
IL PAESE VA A PUTTANE: LELE MORA PRESENTA UNA CARD RICARICABILE DURANTE UNA MEGAFESTA, CON LA PRESENZA DI DIVERSE RAGAZZE, OSPITI ASSIDUE DI ARCORE… MA LA CARTA DI CREDITO VISA PERSONALIZZATA LANCIATA DA MORA NON E’ LEGALE: MAI AVUTO IL PERMESSO DALLA SOCIETA’, MORA E’ STATO COSTRETTO A RITIRARLE
Che Lele Mora abbia inviato molte ragazze ai festini del presidente del
Consiglio, è emerso dall’inchiesta della Procura di Milano.
Ma che le “arcorine” della sua scuderia avessero fatto da testimonial a una carta di credito Visa personalizzata lanciata dallo stesso Mora e poi risultata «non autorizzata» – e quindi eliminata dal circuito bancario – questo ancora non era dato sapere.
La storia risale al 31 dicembre 2010.
E’ la sera di Capodanno e l’ex agente dei vip – indagato assieme a Emilio Fede e Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione – riunisce molti volti della sua agenzia (LM Production) al Villaggio delle Meraviglie di Milano.
L’evento si chiama Welcome 2011: è un cenone con canti e brindisi dove il pigmalione di molte “ragazze” unisce – come da abitudine – divertimento e business.
Ci sono, fra le altre, Francesca Cipriani e Miriam Loddo, ospiti alle feste a Arcore dove – secondo l’accusa – Berlusconi pagava donne in cambio di rapporti sessuali.
Ma a Capodanno l’inchiesta è ancora sconosciuta.
Si festeggia, fra i tavoli ci sono lo stesso Emilio Fede, Elenoire Casalegno, Paolo Limiti e Platinette.
L’occasione è appunto il lancio di una nuova carta di credito del circuito Visa. Prepagata, e cioè ricaricabile, e soprattutto marchiata con la griffe LM, le iniziali di Mora.
Il marchio, essendo il medesimo della vecchia società fallita dell’agente (la LM Management), teoricamente rientrerebbe nello stesso asset fallimentare per il quale il curatore della società ha chiesto al tribunale di Milano il fallimento personale del talent scout di soubrette e tronisti.
Ma tant’è, Mora lo piazza sulla sua nuova Lm credit card: sfondo nero, scritta color oro. «E’ rivolta a coloro che amano la bellezza, l’eleganza, a coloro che ne fanno uno stile di vita», chiosa l’agente amico di Berlusconi.
La Lele Mora card si appoggia al circuito Visa e – come scopre l’agenzia Adgnews24 diretta da Antonello De Gennaro, la prima a interessarsi al caso – è un prodotto distribuito in esclusiva da Retemanager sps (gruppo Blue Life Group LTD, una holding anglosassone con sede a Londra).
Per averla basta cliccare su un apposito sito: www.lmcreditcard.com.
Una segnalazione arriva a Visa Europa.
Che dopo alcuni accertamenti verifica che la carta lanciata sul mercato da Mora «non è autorizzata».
Scattano subito i provvedimenti: le carte vengono ritirate e il sito viene oscurato.
Del caso vengono messi a conoscenza anche Banca d’Italia e guardia di finanza.
Ora per Mora potrebbero esserci conseguenze amministrative e penali.
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)
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