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A CENTO SI CANDIDA CON LA LEGA, A FINALE EMILIA COL PD: CHI E’ TIZIANO PIRANI, IL GIANO BIFRONTE DELLE AMMINISTRATIVE

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

ASSESSORE NELLA GIUNTA DI CENTO PRIMA CHE VENISSE COMMISSARIATA, EX CRAXIANO, IN POLITICA DA UN VITA. E’ UNO DEI “GRANDI ACQUISTI” DELLA LEGA EMILIANA… MA NON DISDEGNA DI APPOGGIARE ANCHE LA LISTA DI SINISTRA NEL PAESE DI ORIGINE DELLA MOGLIE

Tiziano Pirani, in politica da sempre, fino a qualche giorno fa, prima del commissariamento, era seduto nella giunta di Cento, retta dal pluri inquisito Flavio Tuzet che fa parte di un altro schieramento ancora, quello degli ex An. Adesso oltre alla “città  del carnevale” (dove si presenta in quota Carroccio) vuole un posto anche a Finale Emilia, vicino a Modena, paese di origine della moglie. Qui sostiene il Pd, visto che la destra ha pochissime probabilità  di farcela
Candidarsi per due liste civiche che sostengono schieramenti opposti, la Lega Nord a Cento di Ferrara e il centrosinistra a Finale Emilia, in provincia di Modena.
Il Giano bifronte delle amministrative è Tiziano Pirani, 56enne funzionario dell’anagrafe con un passato di militanza nel Psi di Craxi e un presente come assessore nella Giunta centese di centrodestra dell’ormai ex sindaco Flavio Tuzet.
Il tentativo di accedere a due diversi consigli comunali, tecnicamente possibile in assenza di tessere partitiche, sta ovviamente regalando le ultime polemiche, o meglio dire ironie, prima del voto di domani e lunedì.
Ma Pirani non si scompone: “Sostengo in entrambi i casi quello che ritengo essere il bene della comunità  locale. Mia moglie è di Finale, dove ho pure amici e parenti e dove vado spesso, abito a Reno Centese (paesino al confine fra le due province) e a Cento lavoro, anche se fra sei o sette mesi andrò in pensione. Credo sino in fondo alla logica delle liste civiche e le sostengo sia da una parte che dall’altra”.
Alle critiche dei candidati di Sinistra per Finale Stefano Lugli e del Movimento 5 Stelle Carlo Valmori la lista di centrosinistra che sostiene Fernando Ferioli assieme a Pd, Idv e Sel, replica che “il candidato sindaco era a conoscenza della situazione, già  discussa con tutta la coalizione: la lista civica di Pirani è composta da non iscritti a partiti, quindi non è incompatibile la sua candidatura”. Se il caso ha creato un certo imbarazzo a Finale Emilia, dove Ferioli dovrà  vedersela anche con Maurizio Poletti (Pdl, Lega Nord più due civiche) e con il coordinatore provinciale dell’Udc Fabio Vicenzi, a Cento il caos era già  totale, non solo per i nove aspiranti sindaci in lizza.
Il Comune ferrarese, retto da un ventennio dal centrodestra, è stato commissariato nei giorni scorsi dopo le dimissioni in blocco di 12 consiglieri anche di maggioranza al culmine di un lungo braccio di ferro con il sindaco Tuzet (area ex An), imputato di istigazione alla corruzione e violenza privata per una sorta di campagna acquisti fra le minoranze.
Il commissario Pinuccia Niglio, inviato dal Prefetto, gestirà  la situazione per le elezioni fino al 3 giugno.
A Cento il centrodestra rigetta nella mischia Paolo Fava, sindaco per due legislature prima di Tuzet, con un’alleanza che abbraccia Pdl, Udc e La Destra più liste civiche, per sbarrare la strada a Piero Lodi e al suo centrosinistra ricompattato (con Pd, Sel, Psi, Federazione della Sinistra e Idv).
La Lega Nord, consumata la rottura con il Pdl, corre da sola con l’immobiliarista Marco Amelio sostenuto da tre liste civiche che pescano nello schieramento avverso.
Oltre a Claudio Tassinari, ultimo segretario centese dei Ds, c’è la presenza del ‘doppio candidato’ civico Pirani.
Nel valzer delle poltrone, è passato inosservato.

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I LEGHISTI SI SPUTTANANO CON DOSSIER TRA DI LORO: LA STORIA DEL CAPOGRUPPO IN REGIONE CON UN PASSATO DI AFFIDAMENTO AI SERVIZI SOCIALI

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

E’ QUANTO EMERGE DALL’INCHIESTA DELLA PROCURA DI BRESCIA DOPO L’ESPOSTO DI DUE GIORNALISTI: AL CENTRO DELLA VICENDA L’ASSESSORE REGIONALE LOMBARDA DELLA LEGA MONICA RIZZI… TRA LE VITTIME DEI SUOI DOSSIER CI SAREBBE ANCHE IL SUO CAPOGRUPPO STEFANO GALLI, “AFFIDATO” ANNI PRIMA AI SERVIZI SOCIALI PER UNA SERIE DI REATI CHE ADESSO VENGONO USATI PER UN REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO

C’è anche Stefano Galli, capogruppo del Carroccio al Consiglio regionale della Lombardia, tra i dossierati della Lega Nord.
La vicenda è quella della guerra sotterranea interna al partito di Umberto Bossi. Una storia brutta e scivolosa portata alla luce dagli esposti di due giornalisti, Leonardo Piccini e Marco Marsili, che hanno denunciato alla Procura di Brescia di essere stati vittime di una illegittima raccolta di informazioni: c’è una piccola macchina del fango verde Padania — giurano i due — che è stata messa in moto per regolare conti interni al Carroccio.
Per mettere in difficoltà  non solo loro, ma anche (anzi, soprattutto) alcuni esponenti leghisti sgraditi a un gruppo di potere interno, pronto a utilizzare anche metodi illegali per fermare le carriere degli avversari.
Questo almeno è ciò che raccontano i due giornalisti, che hanno indicato anche i presunti manovratori della macchinetta del fango padano: l’assessore regionale lombarda Monica Rizzi e la sua maga, la medium Adriana Sossi, titolare dell’agenzia investigativa Cagliostro.
Braccio operativo: un sottufficiale della Guardia di finanza in forza al Comando provinciale di Brescia, il maresciallo Francesco Cerniglia.
Accuse pesanti. Tutte da dimostrare. I due dicono la verità  o stanno calunniando persone innocenti?
L’unica cosa certa, per ora, è che il procuratore aggiunto della Procura di Brescia, Fabio Salamone, ha aperto un’inchiesta “contro ignoti”.
Sono stati interrogati i due giornalisti che hanno presentato gli esposti e alcuni dei presunti dossierati.
Ma ora emerge che tra questi (benchè non ancora interrogato) ci sarebbe anche Stefano Galli.
Ai danni del capogruppo leghista lombardo sarebbe stata estratta dalle banche dati del ministero dell’Interno la scheda con la sua storia giudiziaria.
Tra il 2005 e il 2007 è stato affidato in prova ai servizi sociali, come misura alternativa al carcere.
Galli fu denunciato per vilipendio della bandiera, perchè nel 1997, durante un comizio, disse: “Io il Tricolore l’ho appeso nel cesso e da quel momento non ho più avuto problemi di stitichezza”.
Ma gli insulti all’italianità  sono reati d’opinione e per di più considerati titoli d’onore dentro la Lega.
Più duro digerire ciò che la fedina penale racconta sui primi passi del giovane Galli.
Nel 1984 si prese una condanna a 3 anni e 8 mesi per un pestaggio con sparatoria avvenuto in Valtellina. Lesioni personali, articolo 582 del codice penale.
Più tardi, entrato nella Lega, fu denunciato da una compagna di partito alla quale avrebbe dato un ceffone durante una discussione politica.
Seguirono condanne e, in alternativa al carcere, un primo affidamento in prova ai servizi sociali, nel 1986.
Storie vecchie. Riportate alla luce dai misteriosi manovratori della macchina del fango padana. Perchè?
Per escludere Galli dalle decisioni sui manager sanitari lombardi, ipotizzano i due giornalisti.
Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 si consuma, infatti, l’ultima lottizzazione delle poltrone di Asl e ospedali, con la Lega in corsa per riempire molte caselle. Tagliato fuori Galli, è Monica Rizzi a trattare con il presidente Roberto Formigoni nomi, cariche e sedi.

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INQUISITA LA CANDIDATA MISS DEL PDL, LA VENETA SABRINA FORTIN

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

FOTOMODELLA E SUPERBERLUSCONIANA, ERA IN GRAN ASCESA E A INCORONARLA ERA ARRIVATO ANCHE LA RUSSA DA ROMA…ORA NASCE UNA BRUTTA STORIA DI CONCUSSIONI SU CUI STA INDAGANDO LA MAGISTRATURA E LEI GRIDA AL COMPLOTTO

Da modella a candidata del Pdl, si sa la strada è breve: e diverse carriere politiche nel centrodestra sono felicemente iniziate così.
Ma quella di Sabrina Fortin, 39 anni, avvocatessa ma soprattutto miss mamma 2010 nonchè aspirante consigliera comunale berlusconiana ad Abano Terme (Padova) rischia di infrangersi prima ancora di essere iniziata per una brutta storia di (presunte) concussioni ed estorsioni.
Peccato, perchè la Fortin era in grande ascesa, nel Pdl veneto: per incoronare la sua candidatura nei giorni scorsi era giunto alla città  termale addirittura il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
Mentre lui parlava di Bin Laden, lei distribuiva sorrisi.
Da ‘velina’ consumata si è fatta subito fotografare accanto al politico.
Poi, a tempo di record, ha stampato i volantini con la foto da diffondere copiosamente in città .
Ora però la candidatura della miss rischia di andare a pezzi.
Motivo dell’indagine della magistratura padovana e del pm Paolo Luca, che ha ordinato ai carabinieri di perquisire sia lo studio legale sia la casa della donna, è di aver agito da “intermediaria”, per una presunta concussione nei confronti di due commercianti locali, messa in atto da due carabinieri della compagnia di Abano Terme, indagati per tentata concussione e omessa denuncia per oltraggio di pubblico ufficiale.
L’avvocatessa avrebbe agito, secondo l’ipotesi di reato del pm, avvalendosi del suo ruolo di legale.
I due militari sarebbero, inoltre, assistiti dalla stessa Fortin in un’altra indagine per tentata concussione.
Il giochetto, suppone la magistratura, sarebbe stato quello di minacciare di denunciare negozianti per oltraggio e poi prospettargli la rinuncia dietro compenso di quattro mila euro.
A contattare i due commercianti ci avrebbe pensato, secondo le prime indagini, l’intermediara Fortin.
Un grosso guaio per il Pdl di Abano, che tra l’altro è a pezzi: la città  è infatti commissariata da un anno e mezzo, perchè la vecchia giunta è caduta sul nuovo piano urbanistico.
Troppi appetiti edilizi attorno alle terme.
Tanto che il centrodestra si è spaccato in tre.
La Lega corre in solitaria, il Pdl con Davide Faggion, disturbato a destra da Luca Claudio, ex sindaco di Montegrotto, fido scudiero di Francesco Storace e assurto a un quarto d’ora di notorietà  per aver denunciato il comune di Napoli e la Regione Campania per danni d’immagini al suo ex comune per l’emergenza rifiuti napoletani.
La bella candidata naturalmente griida al complotto: «Mi ha colpito l’avvio delle indagini con tanto di perquisizione domiciliare a soli cinque giorni dalle elezioni», ha dichiarato.
Su Facebook del resto la sua ‘frase preferita’ è: «Non sopporto i moralisti».

Paolo Tessadri
(da “L’Espresso“)

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LE FATTURE CHE INGUAIANO SCAJOLA: ECCO GLI APPALTI DI ANEMONE

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

SMENTITA LA TESI CHE ANEMONE NON AVESSE MAI PRESO UN APPALTO QUANDO SCAJOLA REGGEVA IL MINISTERO: DUE FATTURE DI APRILE E GIUGNO 2002 AGLI ATTI DIMOSTRANO IL CONTRARIO….NON E’ STATO INDAGATO PERCHE’ A FRONTE DEL REGALO DA 900.000 EURO PER LA CASA AL COLOSSEO, NON SI E’ RIUSCITI A DIMOSTRARE LA CONTROPARTITA RICEVUTA DA ANEMONE

Nelle carte dell’indagine sulla cricca spuntano due prove non ancora valutate
Le due fatture che inguaiano Claudio Scajola portano la data del 30 aprile e del 31 giugno 2002.
Riguardano una fornitura di condizionatori per un lavoro svolto dalla Tecnocos e provano che Anemone ha lavorato al Viminale nel periodo in cui il titolare del dicastero non era Giuseppe Pisanu, come si è creduto finora, ma proprio Scajola, beneficiato due anni dopo degli assegni usati per comprare la casa vicino al Colosseo.
Quelle fatture sono depositate negli atti dell’indagine di Perugia sulla cosiddetta “Cricca dei grandi eventi”, ma nessuno finora si era reso conto della loro importanza.
Dopo la chiusura dell’indagine perugina dove Scajola non è mai stato iscritto nel registro degli indagati, Berlusconi ha dichiarato: “Quello che è successo al mio amico Claudio Scajola, uscito totalmente estraneo da una vicenda che ha profondamente ferito lui e la sua famiglia è una clamorosa dimostrazione della necessità  di una riforma della giustizia”.
Ieri Scajola ha pubblicato sul web un trattatello di 12 pagine dedicato alla vicenda dell’appartamento pagato “a sua insaputa” grazie ai 900 mila euro degli assegni di Anemone.
A giorni si attende il suo ingresso al governo.
Finora si è detto che Anemone non ha preso nemmeno un appalto dal Viminale, quando era retto da Scajola.
Per controllare questa affermazione, il Fatto Quotidiano ha riletto le carte, a partire dalle due fatture emesse dalla Simait Service Srl, un fornitore storico di Anemone che si è occupato anche dei condizionatori della casa del ministro nel 2004.
Simait fattura a Tecnocos di Anemone con questa motivazione: “Ns. riferimento commessa n. 26/2002 del 4 febbraio 2002 per la fornitura e posa in opera di impianto di condizionamento per una fornitura di impianti di condizionamento aria per condizionatore multisplit e inverter presso il ministero degli Interni di Roma”.
La seconda fa riferimento alla commessa del 14 febbraio del 2002 per altri condizionatori sempre “presso il ministero degli Interni”.
Le date delle fatture dimostrano che c’è un buco nelle ricostruzioni di investigatori e giornalisti.
Non è vero che la scalata di Anemone è iniziata con il contratto per i lavori di ristrutturazione della sala crisi del Viminale nel settembre del 2002, due mesi dopo l’arrivo di Pisanu.
Sulla base di questa affermazione — nonostante siano provati i vantaggi ottenuti da Scajola — l’ex ministro non è stato indagato perchè, per dirla con il brocardo latino, c’è il do di Anemone ma non c’è l’ut des di Scajola.
Insomma c’è un regalone da un milione di euro, ma manca la controprestazione. Non tanto perchè i 21 contratti firmati dal 2002 al 2009 dalle società  di Anemone per un centinaio di milioni di euro abbiano come controparte il Provveditorato delle Opere pubbliche del ministero delle Infrastrutture.
Tutti sanno che si tratta di un contraente formale che esegue le direttive del committente reale, che spesso era il ministero dell’Interno.
Scajola era escluso perchè la stagione d’oro di Anemone al Viminale, così si era detto finora, era iniziata solo dopo il 4 luglio del 2002, quando Scajola si dimette dopo aver dato del “rompicoglioni” al professor Marco Biagi.
E invece non è così.
E basta leggere le carte di Perugia per capirlo.
Già  nell’elenco dei lavori sequestrato ad Anemone e allegato all’informativa del Ros dei Carabinieri del 29 aprile 2010, spunta un contratto per “manutenzione dei locali del compendio del Viminale” datato 13 maggio del 2002.
Ma anche il primo contratto importante, quello da 2 milioni e 494 mila euro per la “Ristrutturazione degli ambienti destinati alla Sala Situazioni, all’area di crisi agli uffici contermini e all’archivio dell’Onorevole Ministro-Compendio del Viminale” che risulta firmato il 19 settembre 2002, stando alle fatture della Simait pubblicate oggi dal Fatto, risale a febbraio del 2002.
“Quando Pisanu arriva”, spiegano al Fatto i collaboratori dell’ex ministro Pisanu, “i lavori della sala di crisi e dell’ufficio erano stati già  appaltati ed erano quasi terminati”.
Non basta: Scajola diventa ministro altre tre volte e in tutti e tre i casi Anemone si occupa di ristrutturare i suoi uffici: al ministero dell’Attuazione del programma nel 2004, al ministero Attività  produttive (23 mila e 880 euro) nel 2005 e poi ancora al ministero dello Sviluppo economico: 31 mila euro pubblici spesi per “lavori nella stanza di riposo e attiguo bagno del ministro”.
Sono importi piccoli.
Ma nelle carte dell’indagine c’è traccia di un intervento più importante.
Il 3 aprile del 2009 Bertolaso, dice al telefono al dottor Guidelli che “i ministri Tremonti e Scajola hanno trasferito sul conto (della Protezione civile) 226 milioni di euro e quindi pagheranno tutti gli stati di avanzamento dei lavori a La Maddalena”.
Proprio quelli che interessavano ad Anemone e Balducci.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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UN VECCHIO. CHE HA FATTO IL SUO TEMPO

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

QUALCHE MOTIVO PER NON VOTARE SILVIO BERLUSCONI (E I SUOI PRESTANOMI)

Il vecchio è ormai andato: tutti lo sanno ma solo i suoi avversari lo dicono.
Il vecchio non è più in grado di gestire la cosa pubblica.
Il vecchio spara boiate a rotta di collo.
Non è più gestibile nemmeno dai suoi più stretti collaboratori.
Se non fosse così potente, il vecchio sarebbe uno di quei nonni un po’ rinco a cui tutti dicono di sì tanto non fanno male a nessuno.
Ma il vecchio è ricco e potente e ogni suo desiderio diventa un ordine.
E ogni suo ordine diventa realtà .
Il vecchio fa vergognare.
Il vecchio fa abbassare lo sguardo, ammutoliti, ogni volta che il mondo parla dell’Italia.
Il vecchio mette sotto i tacchi (alti) il nostro orgoglio nazionale.
Il vecchio se ne frega di tutti noi.
Il vecchio dice una cosa e poi l’esatto contrario.
Il vecchio ci prende in giro come nessuno l’ha mai fatto.
Il vecchio è un vecchio porco.
Il vecchio crede a qualsiasi fesseria gli raccontano.
Il vecchio crede che anche gli altri debbano credere alle stesse fesserie.
Il vecchio fa promesse impossibili.
E quelle possibili non le rispetta.
Il vecchio si accompagna con brutta gente.
Il vecchio si trucca troppo.
Il vecchio non è di destra.
Non è di sinistra.
Non è niente.
Il vecchio non sa cosa significhino patria e patriottismo.
Il vecchio pretende che cantiamo tutti quanti quell’orrenda canzoncina. L’unico inno che lo commuove.
Il vecchio si fa evidentemente i cazzi suoi e tutto il resto non conta.
Il vecchio si attacca al telefono e non la smette più.
Il vecchio ha una figlia che, forse, vuole seguire le sue orme.
La scala valoriale del vecchio è la seguente: se stesso, la propria azienda, la propria famiglia.
Punto: tutto il resto non conta.
Il vecchio accetta solo risposte affermative.
Il vecchio racconta vecchie barzellette zozze che non fanno ridere.
Il vecchio si crede onnipotente.
Il vecchio è ridicolo.
E la sua ridicolaggine coinvolge tutti noi.
Il vecchio si crede politicamente immortale.
Dimostriamogli che non è vero.
Perchè il vecchio è vecchio.
E ha fatto il suo tempo.

Filippo Rossi
(da “Il Futurista“)

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PENNACCHI: “SILVIO HA PAURA DEI FASCIOCOMUNISTI, E FA BENE”

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE A LATINA E VIENE CONTESTATO…”ABBIAMO CONSIGLIATO A CHI AVEVA FIGLIE MINORENNI DI NON FARLE USCIRE DI CASA”…”DI GIORGI CANDIDATO SINDACO DEL PDL? NO CANDIDATO DEL MOF, IL MERCATO ORTOFRUTTICOLO DI FONDI, QUELLO INFILTRATO DALLA CAMORRA”

Il cavaliere sceso nell’agro pontino? Perchè ha paura.
Ma di chi o di cosa? Semplice: dell’esperimento fascio comunista, del tentativo di scompaginare menti e persone per andare oltre blocchi ideologici e valoriali.
E concentrarsi sul bene di una città . E poi di un paese.
Il premio Strega Antonio Pennacchi, intervistato dal Corriere della Sera, spiega, rigorosamente a modo suo, il perchè di questa scommessa, che lo vede ispiratore assoluto della lista Pennacchi per Latina- Futuro e Libertà , in compagnia di intellettuali, giornalisti, contro il candidato del Pdl.
«Non sono sceso in campo in prima persona perchè pluri infartuato», risponde a chi gli chiedeva come mai non fosse candidato lui al posto di Filippo Cosignani.
In quanto, spiega, fare il sindaco «significa morì, devi litigare 4-5 volte al giorno, meglio che faccio lo scrittore».
Quanto al premier catapultatosi a Latina, Pennacchi lo aggancia al timore del Pdl di perdere, «e stavolta perderanno, sarebbe pure ora, sono vent’anni che Berlusconi mette paura a noi, anche se non fa niente».
Il riferimento è alla variante di valico, alla Salerno-Reggio, e attacca: «Lui è capace solo di andare con le signorine».
Se è andato a sentire il suo comizio? «Per carità , sotto elezioni ci vuole aplomb, ad ogni modo abbiamo consigliato a tutti quelli che hanno figlie minorenni di tenerle chiuse a casa».
E non risparmia fendenti sul candidato del Pdl Di Giorgi: «Quello mica è l’aspirante sindaco di Latina, ma il candidato del Mof, il mercato ortofrutticolo di Fondi, comune sospettato di infiltrazioni camorristiche. Io non posso votare uno del senatore Fazzone».
Capito?

(da “Il Futurista“)

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MORATTI E PISAPIA ALLA PARI, BERLUSCONI STUDIA IL MEGA SPOT: LA FIFA LO PORTA AD ATTACCARSI AL TRAM MILAN

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

OGGI SILVIO SFILA COME UNA MAJORETTE PER LA FESTA DEL MILAN E LUNEDI SARA’ PRESENTE AL PROCESSO MILLS PER ASSICURARSI IL DOMINIO MEDIATICO… NEL FRATTEMPO AGGIUNGE ALTRI POSTI A TAVOLA: RIMPASTO IN ARRIVO CON NUOVE POLTRONE ANCHE PER LA LEGA… ALTRO CHE COMICHE FINALI

È un megaspot quello che sta organizzando il Cavaliere per tirare il rush finale a Letizia Moratti, un piano che può contare su una “coincidenza” straordinaria: la festa del Milan a piazza Duomo.
Oggi pomeriggio, giornata in teoria di silenzio elettorale, a partire dalle cinque l’intero centro cittadino si trasformerà  infatti in una grande kermesse rossonera per celebrare il “trionfo” del “presidente che ha più vinto nella storia del calcio”.
La festa del Diavolo si sarebbe dovuta tenere inizialmente dopo la partita del Milan con il Cagliari a San Siro, ma Berlusconi ha chiesto di anticipare tutto per sfruttare meglio i Tg della sera.
E in piazza Duomo verranno allestiti dei megaschermi che celebreranno i 25 anni di Milan berlusconiano.
Non è nemmeno escluso che il premier – se riuscirà  a convincere gli uomini della sicurezza – salga sul pullman scoperto per il city tour con i campioni d’Italia.
La kermesse calcistico-politica consentirà  a Berlusconi di bucare il video a dispetto della par condicio, ma non è l’unica arma segreta che il Cavaliere intende sfruttare per saturare fino all’ultimo giorno utile la campagna elettorale. Domenica infatti andrà  a votare alla scuola Dante Alighieri di via Scrosati e, come già  successo numerose altre volte, sarà  un’altra occasione per violare l’obbligo del silenzio.
Ma non è finita.
Perchè dopo il candidato-presidente del Milan e il candidato-al-seggio, la terza occasione di parlare il Cavaliere se la regalerà  lunedì, a urne ancora aperte, come candidato-imputato.
È già  prevista udienza al processo Mills e Berlusconi conta di sfruttare l’effetto-comizio contro i pm che lo inquisiscono.
Un diluvio di dichiarazioni, che va a sommarsi alla congestione di interviste televisive di quest’ultima settimana.
Il tutto nella convinzione che “a Milano non ci possiamo permettere di andare al ballottaggio, la partita va chiusa subito al primo turno”.
Un timore che si è acuito dopo la lettura dei sondaggi, che hanno certificato l’erosione di consenso del sindaco uscente per il colpo basso rifilato a Pisapia. Tanto che ora i due candidati sarebbero alla pari.
Nel Pdl si spera quindi che le divisioni nel campo del centrosinistra possano regalare alla Moratti la vittoria al primo turno.
E non solo per la presenza della lista cinque stelle di Beppe Grillo.
“Se vince Pisapia – riflette Giorgio Stracquadanio, uno degli spin del sindaco – è la vittoria della linea Vendola-Bindi e una grande sconfitta della segreteria Bersani. Anche a una parte del Pd conviene far vincere Moratti”.
L’altra partita aperta è quella di Napoli, anche se Lettieri stacca notevolmente i due inseguitori di sinistra.
Il ballottaggio è praticamente certo e a quel punto il Pdl spera in un confronto con il prefetto del Pd: “Morcone è in risalita su De Magistris – confida Nicola Cosentino al termine del comizio di Berlusconi alla fiera d’Oltremare – e per noi non è una notizia negativa”.
In ogni caso il coordinatore del Pdl è sicuro che al ballottaggio la partita si chiuderà  senza troppi sforzi: “Il terzo polo sarà  un fiasco e l’Udc farà  votare Lettieri al secondo turno. Cos’altro possono fare? Casini già  governa con noi in provincia e in regione!”.
L’unico cruccio dei napoletani è il no della Lega alla moratoria per le demolizioni delle case abusive.
Incontrando i maggiorenti del partito Berlusconi li ha rassicurati: “Tranquilli, con la lega andrà  tutto a posto”.
Un ottimismo fondato anche su un’operazione segreta grazie alla quale il premier è convinto di riuscire ad addolcire la pillola per il Carroccio.
Dopo le amministrative Berlusconi intende infatti mettere mano al governo, offrendo un altro ministero a Umberto Bossi.
“Un ministero andrà  a loro, siamo già  d’accordo – ha spiegato il Cavaliere – ma non dovete preoccuparvi. Ho deciso che nominerò ministro un uomo del Sud per compensare la presenza del leghista”.
Anzi, “se la Lega insisterà  per portare un ministero al Nord, ne poteremo uno anche a Napoli”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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IL BACIO DI GIUDA: LA TENTAZIONE DEI LEGHISTI

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

NEL PDL GIRA LA SENSAZIONE CHE MOLTI LEGHISTI DISERTERANNO A MILANO LE URNE   PER TRASCINARE AL BALLOTTAGGIO LADY MESTIZIA… IN QUELLE DUE SETTIMANE SI APRIREBBE UNA CRISI CHE AUMENTEREBBE IL POTERE DI RICATTO DEL CARROCCIO….E PER LA PRIMA VOLTA ANCHE COMUNIONE E LIBERAZIONE NON INVITA A VOTARE PDL

Ma siamo proprio sicuri che i leghisti milanesi, turandosi il naso, si recheranno compatti alle urne per votare Letizia Moratti?
Lo sapremo fra quarantotto ore.
Nel frattempo il dubbio serpeggia fra i clan rivali di un Pdl trascinato a forza su posizioni estremiste da Berlusconi, non appena intuito il rischio di rompersi l’osso del collo proprio nella sua capitale; a presidio della quale s’è ritrovato una sindachessa più fragile e impopolare del previsto.
Le perplessità  di Umberto Bossi sulla ricandidatura della Moratti furono sempre dichiarate in pubblico.
E nei giorni scorsi sono state ribadite con un duplice avvertimento al partner di governo: sia ben chiaro che, presentandosi capolista a Palazzo Marino, Berlusconi ha scelto di legarsi mani e piedi alla sorte di lady Mestizia; dunque il mancato conseguimento di quota 50% al primo turno, determinerebbe una “situazione difficile”.
La Lega, con ragione, descrive il ballottaggio a Milano come una grave incognita; non solo per l’incertezza del suo esito, ma anche per il deterioramento nei rapporti interni alla coalizione che ne conseguirebbe.
Nel frattempo, il candidato del Carroccio alla carica di vicesindaco, Matteo Salvini, accusa la Moratti di avere indirizzato un messaggio fuorviante ai milanesi con il suo attacco a Pisapia, e, peggio ancora, di aver “detto una bugia”. Pesante.
Se ci aggiungiamo le critiche di Calderoli al condono edilizio promesso da Berlusconi ai napoletani, e le ripetute attestazioni di stima al presidente Napolitano con cui la Lega ha voluto distinguersi dal premier, ne emerge uno smarcamento plateale.
Una somma di indizi tale da caricare di significati premonitori le parole pronunciate da Roberto Maroni a Gallarate, dove la Lega ha deciso di presentarsi da sola in contrapposizione al Pdl: “Correndo da soli torniamo alle origini. Questo è un esperimento interessante di ritorno al futuro”.
Ritorno al futuro? Il calcolo della Lega è evidente.
Confida di usufruire a tempo debito della crisi del berlusconismo, incassando pure in Lombardia e in Piemonte un massiccio travaso di elettori come già  avvenuto in Veneto.
Così raggiungerebbe il suo vero obiettivo: diventare il partito di maggioranza relativa del Nord Italia.
Il trauma di una mancata vittoria della Moratti al primo turno delle elezioni milanesi, se gestito da Bossi con la dovuta enfasi, potrebbe accelerare questo processo.
Da qui il sospetto, niente più che un sospetto: i dirigenti del Carroccio non starebbero facendo tutto il necessario per vincere l’ostilità  culturale della loro base milanese nei confronti della Moratti.
Sensazione che innervosisce assai il Pdl milanese, già  allarmato da un’altra circostanza: per la prima volta da molti anni, Comunione e Liberazione non ha dato un’esplicita indicazione di voto ai suoi militanti.
È questo insieme di fattori che sta determinando la sconcertante inversione di ruoli in atto fra i due partiti della destra italiana: oggi la Lega riesce a presentare di sè, con disinvolta messinscena, una fisionomia moderata; approfittando dell’estremismo di Berlusconi che modifica i connotati del Pdl strattonandolo fin sulle posizioni estremistiche dei Lassini, dei Sallusti e delle Santanchè.
Assecondate infine maldestramente dalla Moratti.
Con la sua astuta presa di distanze dalla campagna forsennata contro i magistrati e il presidente della Repubblica, il partito di Bossi (che pure in passato sparò sui medesimi bersagli) intravede un nuovo spazio da occupare e mira a offrirsi come alternativa ragionevole per l’elettorato conservatore del Nord.
Tremonti se ne compiace in silenzio.
E pure Formigoni cerca uno spazio autonomo, profittando delle difficoltà  della Moratti e di La Russa.
Gli stessi clan affaristici milanesi finora subalterni a Berlusconi si guardano intorno preoccupati, in cerca di nuovi protettori per il dopo.
La rottura già  sfiorata sulla guerra di Libia, ma soprattutto lo sconcerto determinato nell’opinione pubblica di destra dal fallimento della politica di contenimento del flusso migratorio dei nordafricani, potrebbero sollecitare il gruppo dirigente leghista a forzare i tempi.
Bossi è prudente. Subodora il prossimo disfacimento della galassia berlusconiana, ma l’esperienza lo induce a non sottovalutare le risorse e la capacità  di ricatto del suo partner.
Da stratega navigato dell’antipolitica, inoltre, sa bene che per raccogliere l’eredità  del berlusconismo non gli gioverebbe il ruolo del sicario.
Meglio attendere che il Cavaliere finisca di farsi male da sè.
A meno che un eventuale fallimento della Moratti gli consenta di presentare il conto in anticipo.

Gad Lerner

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FINI E CASINI TESTANO IL TERZO POLO “PDL ESTREMISTA, NOI L’ALTERNATIVA”

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

INSIEME A BOLOGNA SOGNANDO UN RISULTATO A DUE CIFRE…E SUI BALLOTTAGGI NON SI SBILANCIANO….ESORDIO ELETTORALE DEL TERZO POLO ED E’ GIA BATTESIMO DEL FUOCO…DETERMINANTI AI BALLOTTAGGI

Primo test, col sogno della doppia cifra, per lanciare la sfida al Pdl su scala nazionale.
Ma prima ancora prova di sopravvivenza per la componente di Futuro e libertà , che sulla tenuta in queste amministrative post-strappo si gioca anche la compattezza del gruppo parlamentare.
Non è passato giorno senza che Berlusconi – ieri compreso da Napoli-non li abbia`presi di mira.
Ieri i due leader «Gianfranco e Pier» si sono presentati insieme, uno al fianco dell`altro.
Maniche di camicia, alla chiusura della campagna nella loro città , Bologna, in sostegno di Stefano Aldrovandi.
Caffè insieme in centro e poi a piedi fino al conservatorio.
Va detto che i tre partiti che compongono il nuovo polo si sono presentati compatti nei 13 più grandi centri, ma in altri hanno dato vita in solitaria a talune alchimie.
Del tipo Udc con Pdl aCrotone (con la ormai ex centrista DorinaBianchi) o Flicon la Lega a Gallarate, ma anche l`Api di Rutelli col Pd, a Savona.
In ogni caso, i tre hanno un obiettivo comune, da Napoli a Torino, da Milano a Cagliari: trarre profitto elettorale dallo scontro a colpi bassissimi tra i due poli. Rutelli ne è convinto: «I toni di questa campagna produrranno voti per noi». Perchè, per dirla con Fini, «il bipolarismo non può essere solo delegittimazione e palate di fango».
Equidistanza dai poli, ma all`attacco soprattutto dei berluscones, i terzopolisti. «Il Pdl ormai è la Santanchè, la metafora del Pdl è la Santanchè, le idee del Pdl sono le sue, ovvero quelle più estreme» dice Casini.
«Il gesto compiuto dalla Moratti è il segno che da loro la linea la dà  la Santanchè, la forza moderata è la Lega e tra i due partiti ne vedremo delle belle da martedi».
Ma da martedì sarà  interessante capire anche con chi si schiererà  il nuovo polo, invista dei ballottaggi.
A Milano, per esempio? «Se andremo ai ballottaggi valuteremo» taglia corto, piuttosto vago, il leader Udc, che però esclude un sostegno a Pisapia, perchè «non è il candidato giusto».
Quasi a lasciar presagire libertà  di coscienza per i loro elettori, dato che con«l`estremista» Moratti comunque non si schiererebbero.
Fini al suo fianco è d`accordo: «Le intese si fanno con coloro che condividono un obiettivo: non ha senso chiederci con chi, semmai va chiesto per che cosa».
Sia l`uno che l`altro prendono le distanze da Berlusconi e dalla sua campagna.
«Vergognoso fermare l`abbattimento delle case abusive» attacca il centrista. Il capo di Fli mena fendenti: «Berlusconi è stato bravissimo a far si che non si parlasse dei problemi delle città  su cui dovrebbe rendere conto, dato che per 8 degli ultimi 10 anni l`inquilino di Palazzo Chigi è stato lui: grida al complotto per spostare l`attenzione dai problemi reali».
A conti fatti, secondo il presidente della Camera, ha ragione Bossi: il Carroccio ormai ha davvero in mano il Paese, con la complicità  del Pdl.
È il momento di dire basta alla politica alla «ok Corral», al «derby permanente» conclude Fini citando Napolitano: «Al capo dello Stato tutti plaudono, ma per fare subito dopo esattamente il contrario».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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