Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
SALTA LA NORMA CHE INTERVENIVA NELLA BATTAGLIA TRA I SOCI D’AZIENDA… AVREBBE FAVORITO UNA GRANDE AZIENDA ROMANA
La legge Salini va in mille pezzi. Ieri il governo ha ritirato l’emendamento destinato a cambiare le
regole sulle azioni proprie.
Un emendamento con efficacia transitoria, solo fino al 30 giugno, che avrebbe avuto come unico effetto pratico quello di consegnare il controllo della grande azienda di costruzioni romana a uno dei due rami della famiglia Salini da tempo in lite tra loro.
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Zoppini è quindi stato costretto a fare marcia indietro.
Proprio lui, l’avvocato e docente universitario entrato al governo nella squadra dei professori di Mario Monti, aveva presentato la nuova norma solo giovedì scorso in commissione giustizia del Senato.
E ieri, dopo che il Fatto Quotidiano ha svelato in un articolo i retroscena di quella che stava per diventare la “legge Salini”, l’emendamento si è arenato in commissione. Niente da fare, quindi.
Le regole sulle azioni proprie non cambiano.
E del resto, a parte il caso Salini, gli esperti del settore stentavano a individuare quale fosse l’interesse generale di una norma della durata di soli cinque mesi che interveniva su un tema appena regolato (dicembre 2010) dal precedente esecutivo su delega del Parlamento.
“Non è una ritirata del governo”, abbozza una replica del portavoce del ministero della Giustizia. “Abbiamo preso atto del diverso orientamento dei senatori”, spiega. In effetti, ieri Zoppini si è trovato di fronte all’opposizione pressochè compatta di tutti i membri della commissione.
E così, assieme alla norma sulle azioni proprie, sono stati ritirati anche altri emendamenti che non avevano niente a che fare con il decreto legge in discussione, che riguardava il “sovraindebitamento delle imprese e la giustizia civile”.
Alla Salini resta tutto com’è, con il capoazienda Pietro Salini, forte del 47 per cento del capitale, in lite con i figli di suo zio Franco, che hanno il 43 per cento, mentre il 10 per cento è bloccato sotto forma di azioni proprie, cioè di proprietà della stessa Salini spa.
Zoppini invece è costretto a incassare una sconfitta bruciante.
Il primo scivolone di una carriera fin qui rapidissima, tra mille incarichi privati e pubblici e ottimi agganci su entrambi gli schieramenti politici.
Sono noti i suoi rapporti di amicizia con Enrico Letta, di cui fu collaboratore ai tempi dell’ultimo governo Prodi.
Nel 2007 il futuro sottosegretario alla Giustizia studiò un riassetto delle authority (Antitrust, Consob, Energia, Telecomunicazioni) che il centrosinistra provò (senza grande convinzione e senza successo) a trasformare in legge.
Le autorità indipendenti sono uno dei cavalli di battaglia di Zoppini che ha pubblicato un volume sul tema.
A firmarlo con lui il suo amico e collega Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica.
Caduto Prodi, il rampante professore (insegna all’università Roma Tre) è rimasto ben saldo in sella anche con Silvio Berlusconi.
Giusto l’anno scorso la Presidenza del Consiglio ha affidato una consulenza a Zoppini. L’incarico porta la firma di Gianni Letta. Il compenso è di 20 mila euro.
Poca cosa, tutto sommato, in rapporto al giro d’affari dell’avvocato.
Che due mesi fa è finalmente approdato al governo con la divisa del tecnico. Inciampato sulle azioni proprie.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
NELLA NOTTE AVEVA TREMATO IL VERONESE…STAMANE ALLE 9.06 HA CREATO ALLARME ANCHE A MILANO, TORINO E GENOVA
Una forte scossa di terremoto, poco dopo le 9 del mattino ha interessato il Nord Italia ed è stata distintamente avvertita dalla Lombardia al Veneto.
La scossa, di magnitudo 4.9 ha avuto epicentro nella pianura padana emiliana, in provincia di Reggio Emilia, a una profondità di 33,2 chilometri.
Secondo quanto accertato dall’Istituto di Geofisica, i comuni più vicini all’epicentro sono Poviglio, Brescello e Castel di Sotto.
La scossa è stata avvertita nelle province di Mantova, Parma e Reggio Emilia. Il terreno ha tremato per qualche istante, allarmando i cittadini che hanno iniziato a telefonare ai Vigili del Fuoco. L’Istituto di Geofisica l’ha registrata alle 9.06 e l’ha definitiva significativa.
«È stata una scossa forte, l’abbiamo avvertita molto bene e siamo usciti in strada», dicono alcuni dipendenti comunali di Brescello, il paese di Peppone e don Camillo. «Abbiamo avuto un po’ di paura, poi ci siamo tranquillizzati – commentano – e dopo un po’ siamo rientrati in municipio. In Comune non ci sono stati danni, anche in piazza non se ne vedono».
La Prefettura di Reggio Emilia non ha ricevuto al momento segnalazioni di danni. Sono in corso ricognizioni nelle aree dove il sisma è stato avvertito, in coordinamento con l’Amministrazione provinciale, Comuni, vigili del fuoco, forze dell’ordine e protezione civile.
A Milano alcuni edifici sono stati fatti evacuare e molte persone si sono riversate per le strade: in centro, la gente si è riversata in strada in Piazzale Lugano e in piazza Cordusio, dove i clienti delle Poste sono letteralmente fuggiti dal palazzo.
Sono state temporaneamente evacuate molte scuole: diversi istituti scolastici hanno autonomamente deciso di far uscire i bambini e i ragazzi a scopo precauzionale, per poi farli rientrare.
In una dozzina di casi, la Polizia locale ha inviato pattuglie per aiutare gli insegnanti nelle operazioni di evacuazione e di rientro.
La scossa è stata sentita distintamente anche in Piemonte e in Emilia, nelle province di Parma e Reggio, dove in alcune abitazioni sono cadute suppellettili. Al momento non sono registrati danni a cose o persone.
La scossa è stata avvertita ai piani alti delle case anche in Toscana, in particolare a Firenze e nella Toscana nord-occidentale, nelle province di Lucca e Massa Carrara. Segnalazioni e telefonate in Val d’Aosta.
E anche in Trentino Alto Adige i vigili del fuoco di Bolzano hanno ricevuto una serie di chiamate di cittadini preoccupati.
Nella notte, poco dopo l’1, una forte scossa di magnitudo 4.2 era stata avvertita dalle popolazioni tra i comuni di Negrar, Marano di Valpolicella, Grezzano e San Pietro in Cariano, in provincia di Verona.
Non risultano danni a persone e cose. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Goefisica e Vulcanologia, l’evento sismico principale si è verificato alle 00,54, seguito all’1.05 da una replica di 2.1 gradi della scala Richter. Sono quattro in totale le scosse registrate nella zona delle Prealpi venete da martedì sera: le prime due, di magnitudo 2.7 e 2.1, sono state avvertite alle 20.41 e alle 20.49.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
LA NOVITA’ DELL’ULTIMA ORA E’ IL PAGAMENTO DI 5,7 MILIARDI DI EURO AI CREDITORI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L’IMPOSTA DEL 20% PER I REDDITI DI NATURA FINANZIARIA
Il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori per un
totale di 5,7 miliardi: è questa la principale novità contenuta nel testo finale del decreto per le liberalizzazioni che, trasmesso per le vie brevi ad alcuni senatori, e che è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dopo la firma del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
I circa 6 miliardi di pagamenti della Pubblica amministrazione ai creditori sbloccati con il decreto liberalizzazioni “sono una cifra limitata”, rispetto all’enorme ammontare dello scaduto, “ma si tratta pur sempre di 11mila miliardi di vecchie lire” ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenendo a Ballarò.
Nel decreto, per i redditi da capitale ed i redditi di diversa natura finaziaria è prevista un’aliquota del 20 per cento.
Più alta, quindi, di quanto previsto l’estate scorsa in un provvedimento del governo Berlusconi.
Per il resto i 97 articoli confermano in gran parte le indiscrezioni circolate il giorno del varo da parte del Consiglio dei ministri, dalle norme sui taxi a quelle sulle farmacie (con mini ritocchi), da quelle sui notai alla possibilità di creare Srl da parte di giovani con un solo euro, dal gas alla Rc Auto.
La vera novità è rappresentata dalle misure per accelerare il pagamento dei crediti commerciali vantati da parte delle imprese nei confronti della amministrazioni statali.
L’articolo utilizza tre diverse forme di finanziamento per complessivi 5,7 miliardi.
2,7 miliardi saranno messi a disposizione riutilizzando i fondi speciali derivanti dai residui passivi; 1 miliardo, recuperato riallocando alcune poste contabili, servirà ad estinguere i crediti relativi ai consumi intermedi; 2 miliardi saranno pagati tramite titoli di Stato e l’assegnazione di tali obbligazioni statali non sarà computata nei limiti delle emissioni nette dei titoli di Stato indicata nella legge di bilancio.
Tra le novità introdotte ci sono due articoli relativi alla filiera agroalimentare, le norme consentono l’attivazione di un volume di investimenti nel settore Food e No-Food quantificabili – spiega la relazione tecnica – in 250-300 milioni di euro, l’intervento – viene spiegato – assume carattere di urgenza in considerazione della fase di crisi economica e dell’esigenza di rilancio degli investimenti che, in particolare, il comparto attende da oltre tre anni.
Ma questa norma viene accompagnata anche da una disciplina sulle “relazioni commerciali in materia di cessioni di prodotti agricoli e agroalimentari” che servono a limitare pratiche commerciali sleali che, vista la crisi, rischierebbero di ampliarsi nei prossimi mesi.
Tra le altre novità un articolo prevede l’applicazione della deducibilità degli interessi passivi per le società , a prevalente capitale pubblico, che forniscono acqua, energia, teleriscaldamento e servizi di smaltimento e depurazione. Alcune modifiche di dettaglio vengono introdotte anche per la tassazione delle rendite finanziarie con l’aliquota unica prevedendo la soppressione dell’esclusione della tassa del 20% sui redditi di capitale e sui redditi differenti di natura finanziaria (la norma ha valore interpretativo) ma anche l’applicazione dell’aliquota del 12,5% sui pronti contro termine su titoli pubblici emessi da Stati esteri e dell’11% sui fondi pensione Ue (per rispondere ad una procedura di infrazione comunitaria).
Nel testo vengono fissate con dettaglio anche le norme sull’autotrasporto e rispetto all’ultimo testo vengono introdotte alcune novità che sembrano confermare la volontà di sterilizzare l’effetto degli aumenti dei carburanti per il settore.
La modifica – spiega la relazione tecnica – si è resa opportuna per equiparare la normativa italiana a quella degli altri Paesi europei ma anche per limitare l’esposizione finanziaria che gli aumenti delle accise comportano in attesa del rimborso, che è oggi annuale e diventerà trimestrale. Nella relazione tecnica infatti il governo riconosce che “i recenti aumenti delle accise sul gasolio per autotrazione stanno mettendo a dura prova la tenuta del comparto, che ha già dovuto sopportare ulteriori rincari di altre voci di spesa come assicurazioni e manutenzione dei veicoli, in un contesto economico che è tuttora al di sotto dei livelli antecedenti alla crisi”.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
GRANATA (FLI) GLI RICORDA CHE “E’ UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA E DI CIVILTA'”… E SUL WEB IL COMICO GENOVESE VIENE CRITICATO DALLA BASE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE: “BORGHEZIO NON POTEVA FARE DI MEGLIO”
Per il comico genovese è una proposta che serve solo a distrarre l’opinione pubblica, ma il Movimento 5 stelle di Torino prende le distanze e voterà un ordine del giorno per l’adesione della Città alla campagna.
Dura la reazione del Pd. Livia Turco:”E’ fuori di testa. Questa e’ una legge per rendere italiani i bambini stranieri che nascono nel nostro paese”
Beppe Grillo ha criticato la proposta di concedere la cittadinanza sulla base dello ‘ius soli’ ai figli di immigrati nati in Italia.
“E’ senza senso. O, meglio, un senso lo ha — ha scritto il comico genovese sul suo blog – Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della liberalizzazione delle nascite”.
Le frasi di Grillo hanno fatto in breve tempo il giro del web e la rete non ha risprmiato dure critiche al fondatore del Movimento 5 stelle: “Bravissimo. Borghezio non saprebbe fare di meglio”, attacca l’utente Alessandro Cavalotti, mentre per Franco Barilozzi, che scrive da Lussemburgo, “la cittadinanza a tutti coloro che sono nati in Italia è un semplice atto di civiltà ”. E anche all’interno dello stesso Movimento 5 stelle c’è chi ha preso le distanze da queste dichiarazioni.
Il Movimento 5 Stelle di Torino ha fatto sapere che voterà un ordine del giorno per l’adesione della Città alla campagna sulla cittadinanza: “Dopo ampia consultazione in rete, — si legge in un post — abbiamo deciso di votare favorevolmente perchè così vuole la stragrande maggioranza dei nostri simpatizzanti ed elettori che si sono espressi”.
Forti critiche alla presa di posizione di Grillo arrivano anche dal mondo della politica.
“Sullo ius soli — ha dichiarato Andrea Sarubbi, deputato del Pd e primo firmatario del testo di riforma bipartisan sulla cittadinanza — si possono avere opinioni diverse, ma le argomentazioni con cui Beppe Grillo liquida sul suo blog il problema della cittadinanza ai figli degli immigrati non sono degne di una risposta a 5 stelle”.
E Livia Turco, responsabile Immigrati del Pd, è stata ancora più netta: “Grillo è fuori di testa. Noi vogliamo si approvi una legge per dare la cittadinanza ai bambini che nascono in Italia, il prima possibile”.
E anche a destra non sono piaciute le dichiarazioni del comico genovese. Fabio Granata, vice coordinatore nazionale di Fli, ha commentato: “Deluderò Beppe Grillo, ma pur essendo un uomo di destra con un percorso politico a destra, ritengo la cittadinanza ai nuovi italiani una questione di giustizia e di civiltà legata a una visione politica e laica della cittadinanza e della partecipazione ai destini della nazione. Una visione, questa, che nel suo qualunquismo generalista, Grillo probabilmente non riesce nè a cogliere, nè a comprendere. La cittadinanza ai nuovi italiani riguarda un milione di ragazzi nati in Italia e culturalmente italiani, figli di migranti, regolarmente residenti in Italia e che contribuiscono per oltre l’11% al Pil nazionale”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
A BREVE SARANNO ESAMINATI I FASCICOLI PRESENTATI DAI DEPUTATI CONTRO IL PASSAGGIO AL CONTRIBUTIVO E L’INNALZAMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE… L’ON. CONSOLO CHE PRESIEDE: “SI E’ SCATENATO IL PUTIFERIO”
“Guardi, si è scatenato un putiferio che non potevo neanche immaginare, quindi ho deciso: quei
fascicoli li ho chiusi in cassaforte. E siccome non c’è nessuna urgenza ho già avvertito Ignazio Abrignani e Tino Iannuzzi che sono in Consiglio di Giurisdizione con me: ci riuniamo il primo febbraio e decidiamo cosa fare”.
L’avvocato (e deputato finiano) Giuseppe Consolo nella sua carriera da penalista ne ha viste di cotte e di crude.
Ma ora che ha per le mani i ricorsi presentati da alcuni deputati contro la riforma dei vitalizi è un uomo sfinito.
Inutile cercare di estorcergli particolari.
Di quelle proteste recapitate al “tribunale” di Montecitorio scoperte dall’agenzia Dire si sa solo che sono 18.
Ma c’è tempo fino al 14 febbraio per fare ricorso. Solo allora scatteranno i 60 giorni a disposizione dei deputati per impugnare la delibera con cui l’ufficio di Presidenza della Camera ha deciso di trasformare il sistema previdenziale in contributivo e di alzare a 65 anni l’età pensionabile per chi è rimasto 5 anni in Parlamento.
E non tutti hanno gradito.
Ci sono i deputati alla loro prima legislatura che non accettano il cambio in corsa: quando si sono candidati le regole erano diverse, se avessero saputo come andava a finire non si sarebbero messi in lista.
Poi c’è chi contesta l’allungamento dell’età : prima il diritto alla pensione si maturava a 50 anni, ora minimo a 60, se hai fatto dieci anni di Aula.
E due lustri in una vita fanno la differenza.
Poi ci sono gli ex deputati.
Magari anche quelli freschi di dimissioni: Adriano Paroli, per esempio, viene dato tra i ricorrenti.
Ha lasciato la Camera quattro giorni fa, il 17 gennaio, costretto (da una sentenza della Corte Costituzionale recepita dalla giunta delle elezioni di Montecitorio) a scegliere tra la sua poltrona di sindaco di Brescia e lo scranno da deputato.
Come lui, hanno appena salutato i colleghi deputati anche i Pdl Giulio Marini (primo cittadino a Viterbo) e Marco Zacchera (Verbania).
Pare che tra i 18 ribelli della casta (un gruppo assolutamente “trasversale”) ci sia un alto tasso di leghisti, tra cui Daniele Molgora.
Stanno all’opposizione del governo Monti e, già che ci sono, anche dei tagli ai costi della politica.
D’altronde proprio del Carroccio sono due dei tre deputati che hanno lasciato la Camera entro il 31 dicembre, prima che scattasse il nuovo regime pensionistico.
Ettore Pirovano, per esempio, si è improvvisamente reso conto che da due anni e mezzo ricopriva un doppio incarico: così, nonostante non fosse obbligato a dimettersi, ha lasciato il Parlamento per fare solo il presidente della provincia di Bergamo.
Lo stesso il leghista Luciano Dussin, che ha preferito rimanere sindaco di Castelfranco Veneto.
Nel giro di tre mesi, Consolo, Abrignani e Iannuzzi dovrebbero venire a capo della questione.
Da una parte ascolteranno i legali dei deputati che hanno fatto ricorso, dall’altro terranno conto delle ragioni dell’amministrazione della Camera.
La battaglia si preannuncia seria. Ma tra i parlamentari che masticano il diritto quasi nessuno crede che stavolta gli highlander del vitalizio riusciranno a spuntarla.
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
STUDIO DELLA FONDAZIONE AGNELLI: LA TRIENNALE FA TROVARE LAVORO, MA CON STIPENDI SEMPRE PIU’ BASSI
I “nuovi laureati” sono aumentati rispetto ai “vecchi”, e per la gran parte provengono da famiglie che non hanno mai conosciuto l’università .
Ma – una volta trovata occupazione – guadagnano meno dei predecessori, e minimo appare il vantaggio retributivo nel confronto con i diplomati.
Fine di un’illusione? Ai nuovi laureati è dedicato il rapporto della Fondazione Giovanni Agnelli che sarà presentato ieri alla Laterza dal direttore Andrea Gavosto e dal ministro Elsa Fornero.
È il primo tentativo di fare un bilancio della “riforma del 3 più 2” alla prova del mercato del lavoro.
Sulle “luci” – l’allargamento della base sociale e l’aumento della percentuale di laureati nella popolazione – sembrano prevalere le “ombre”.
Un parziale fallimento testimoniato anche dalla recente riduzione delle immatricolazioni dopo lo spettacolare picco dell’esordio, segno della disillusione delle famiglie.
Inutile dunque prendere una laurea? Conclusione frettolosa e sbagliata, suggerisce il rapporto. Laurearsi significa avere maggiori probabilità di impiego. Occorre però che università e imprese facciano molto meglio. I “nuovi laureati” triennali sono ancora all’inizio del loro percorso professionale.
Prematuro, forse, tracciarne un’analisi.
Ma alcuni indizi sono sufficienti per correggere radicati clichè.
L’università come fabbrica di disoccupati intellettuali? No, questo non è vero.
Con la nuova laurea triennale si trova lavoro. E si trova anche di più rispetto a prima, soprattutto a causa dei contratti flessibili.
Ma le condizioni sono molto meno favorevoli nel confronto con la vecchia laurea.
Se al principio di questo decennio un laureato guadagnava il 20% in più rispetto a un diplomato, oggi il vantaggio è ridimensionato (14%), e per i giovani al di sotto dei 35 anni è calato al 9 per cento. In altre parole, per assicurarsi un impiego i “nuovi laureati” hanno dovuto accettare mansioni vicine a quelle d’un diplomato.
Tutto questo a favore delle imprese? Si potrebbe supporre di sì.
I “nuovi laureati” dovrebbero disporre di maggiori conoscenze rispetto ai colleghi diplomati, a tutto vantaggio della produttività dell’azienda.
Ma in realtà questo non succede. «La produttività del sistema Italia», si legge nel rapporto, «è stata molto deludente proprio negli anni in cui aumentava l’accumulazione del “capitale umano”». Le conclusioni sono poco rassicuranti: “l’accumulazione” era solo apparente, «dovuta alla classificazione nella categoria di “laureato” di lavoratori in realtà meno qualificati rispetto ai predecessori».
In altre parole, il profilo delle competenze dei “nuovi laureati” non risulta adatto alle esigenze del mercato.
Fin qui le responsabilità sembrano ricadere sull’Università , più attenta alla protezione degli interessi accademici che alle esigenze formative degli studenti.
Ma il rapporto della Fondazione Agnelli non assolve neppure le imprese, che tendono a prediligere le lauree magistrali, rinunciando a promuovere la formazione.
«Ancora percepiscono in modo confuso le novità della riforma», dice Gavosto, «non distinguendo tra un titolo e l’altro e tra un’università e l’altra».
Conclusione del rapporto.
Di ampliamento degli accessi c’era e c’è bisogno. L’Italia si presentava – e ancora si presenta – con tassi di iscrizione e di conseguimento di titoli universitari assai inferiori alla media europea e dei paesi Ocse.
Ma occorrerebbe distinguere tra le diverse funzioni del sistema universitario, tra la formazione generale di base triennale, la formazione professionalizzante e la formazione magistrale/dottorale. «Ciascuna richiede competenze diverse e non tutti gli atenei sono in grado di garantirle. Anche l’università italiana ha dunque bisogno di differenziarsi, abbandonando il principio che tutti sanno fare tutto».
Senza questa diversificazione, sarà difficile restituire peso alla laurea.
Simonetta Fiori
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
LA COMUNICAZIONE DEL VIMINALE MENTRE IN VARIE PARTI D’ITALIA LA SINISTRA VA AVANTI CON LE PRIMARIE PER SCEGLIERE IL PROPRIO CANDIDATO….PROBLEMI CON LEGA E IDV
Le amministrative sono la prova del nove per la politica. 
E i partiti hanno circa tre mesi di tempo per attrezzarsi.
Il Viminale ha infatti individuato la data: si andrà alle urne il 6 maggio e il 20 maggio ci saranno i ballottaggi.
Ma intanto crescono tensioni e polemiche sulle alleanze, perchè il cambio di stagione sta frammentando e ricomponendo il quadro.
Il centrodestra a pezzi, è alle prese con le minacce di Bossi di fare saltare il tavolo là dove la coalizione con il Pdl c’è e, a maggior ragione, di mandare i lumbà rd alla conta da soli alle amministrative.
Nel centrosinistra è Di Pietro ad alzare i toni e ad avvertire il Pd: “Non voglio fare saltare il banco delle alleanze locali come Bossi, però Bersani faccia presente ai dirigenti che hanno il maldipancia mentre rincorrono il Terzo Polo, che stiamo facendo le primarie o coalizioni insieme in 1.500 comuni”.
Morale? “Ci auguriamo che Bersani faccia come Ulisse, si leghi per resistere alle sirene e non rinneghi l’idea del sistema bipolare”.
Insomma, la foto di Vasto – ovvero la triplice alleanza tra Bersani, Vendola e Di Pietro – è la strada da non mollare. Rincara Nichi Vendola: “Il popolo del centrosinistra vuole un’alternativa”. Giovedì il leader di Sel e di Idv torneranno all’attacco in una conferenza stampa.
Il Pd comunque incassa le vittorie alla prima tornata di primarie del centrosinistra per le amministrative di maggio.
Vincono i candidati sindaci democratici ad Asti (Fabrizio Brignolo), a Lecce (Loredana Capone), a Monza (Roberto Scanagatti), mentre a Rieti ha la meglio il candidato di Sel, Simone Petrangeli.
Il “caso” Lecce (si era parlato di infiltrati della destra per far perdere la Capone) si è smontato da solo.
A Rieti, Petrangeli, 36 anni, viene già indicato come lo Zedda bis: come il sindaco di Cagliari ha infatti avuto la meglio sullo sfidante del Pd, e dovrà cercare di strappare dopo 18 anni la città al centrodestra.
Bersani è soddisfatto: “I risultati delle primarie confermano che il Pd è il pilastro su cui si ricostruisce la fiducia del paese”, e il segretario si complimenta per la partecipazione, la correttezza e la serenità delle consultazioni, “esempio di buona politica”.
Sottolinea Davide Zoggia che “in un momento in cui i rapporti tra cittadini e politica è spesso critico questo risultato fa bene”
Molti sono tuttavia i “nodi” nel centrosinistra.
A cominciare da Palermo, dove le primarie per Palazzo delle Aquile si terranno il 26 febbraio. Il Pd è spaccato. Di Pietro spara alzo zero contro “le finte primarie” e comunque avverte che Idv neppure parteciperà se non viene dichiarata subito ed espressamente “l’esclusione anche al ballottaggio di ogni accordo con l’Mpa di Lombardo e con il Terzo Polo”.
Rita Borsellino è in corsa con l’appoggio della sinistra e di parte dei Democratici. Leoluca Orlando, Idv, finora ha fatto sapere che può candidarsi sindaco ma senza primarie; Fabrizio Ferrandelli, pure lui di Idv, ha annunciato che invece si confronterà alle primarie, dove potrebbe avere l’appoggio di una fetta di Pd che fa capo a Cracolici e a Lumia.
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
LASCIA UN BUCO DI QUASI 4 MILIONI DI EURO: GRAZIE A UNO DEI SUOI CAVALLI CHE CORRE E VINCE, LO STATO HA GIA’ RECUPERATO 150.000 EURO
Quando la crisi ha iniziato a mordere le aziende del Nordest lui ha deciso di darsi all’ippica, nel vero senso della parola: ha messo sulla strada i suoi 300 dipendenti senza pagare contributi previdenziali e stipendi, e con i soldi “risparmiati” ha comprato una decina di ottimi cavalli da corsa.
Tra loro c’è Mustang Grif, uno dei tanti figli del supercampione Varenne, che stravince negli ippodromi di mezza Europa.
È l’incredibile storia di un piccolo imprenditore dell’Alta Padovana, erede e figlio anche lui.
Lo stalloncino-imprenditore ha ereditato da papà una florida azienda di trasporti e facchinaggio alle porte di Limena, lungo la statale che da Padova porta a Bassano del Grappa.
Il rampollo ha 25 anni, una bella moglie e un villone con giardino alle porte del paese. Macchine di lusso, tanti viaggi all’estero e la passione sfrenata per le scommesse e gli ippodromi: insomma un tenore di vita che pochi suoi coetanei possono permettersi.
Gli affari trottano come i suoi cavalli, ma a un certo punto il meccanismo si inceppa: la ditta di trasporti inizia a imbarcare acqua e allora tac, eccola la soluzione: licenziare tutti i 300 operai tra diretti e appartenenti alle imprese di subappalto.
Senza pagare gli ultimi stipendi, senza contributi previdenziali, senza niente: solo una stretta di mano, non ci sono più soldi, arrivederci e grazie.
“In realtà ci siamo insospettiti perchè quando sono avvenuti i primi licenziamenti l’azienda era ancora molto fiorente — racconta il capitano delle Fiamme gialle di Padova Ivano Maccani — infatti gli operai licenziati si sono rivolti a noi perchè i conti non tornavano”.
Le indagini, avviate un paio di anni fa, portano le Fiamme Gialle davanti a un buco nero enorme, un’evasione fiscale per 2,2 milioni di euro di contributi non versati ai dipendenti, ai quali si aggiungono 1,5 milioni per il mancato pagamento dell’Iva e di tutte le ritenute Irpef.
Una vicenda che sfocia alla svelta nel penale, dove si aggiungono il sospetto di un meccanismo di riciclaggio internazionale – per il quale è accusata anche la moglie dell’imprenditore — e le accuse di bancarotta fraudolenta e impiego di beni di provenienza illecita, accusa estesa a un terzo personaggio che pur sapendo dell’origine dei cavalli li ha fatti gareggiare lo stesso in gare internazionali.
“Milioni di euro venivano riciclati tramite una fiduciaria svizzera — spiega Maccani — e rientravano successivamente in Italia per essere reinvestiti nell’acquisto dei cavalli da corsa”.
Una truffa milionaria ai danni dell’Erario per “foraggiare” le corse dei cavalli: un gioco che ora stava diventando sempre più pericoloso.
Infatti ieri mattina le Fiamme gialle hanno bloccato per un soffio due furgoncini dove erano stipati 10 quintali di carte: tutte le prove cartacee dell’enorme truffa dell’azienda, in partenza per destinazione ignota. “Volevano far sparire tutto alla svelta”, dice Maccani.
L’unica nota positiva di questa storiaccia di evasione fiscale senza vergogna, germogliata proprio nella terra degli imprenditori suicidi per il disonore di non poter pagare gli stipendi, è legata a Mustang Grif.
Da quando è scattato il sequestro dei beni – ora l’azienda è in fallimento pilotato — il cavallino campione è diventato di proprietà della Guardia di finanza e corre con le insegne dello Stato.
Un acquisto che finora ha già portato 150mila euro alle casse del Fondo unico di giustizia, insomma alle casse pubbliche.
Bravo Mustang, almeno tu sei un erede di razza!
Erminia della Frattina
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 25th, 2012 Riccardo Fucile
TRA I SENZA LAVORO, 74,8 MILIONI HANNO TRA I 15 E I 24 ANNI… QUEST’ANNO SARANNO TRE MILIONI LE PERSONE A RESTARE SENZA OCCUPAZIONE
Nel mondo ci sono 200 milioni di disoccupati, tra questi 74 milioni e 800mila hanno tra i 15 e i 24
anni e nel 2012 altri tre milioni di persone rimarranno senza lavoro.
Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) intitolato “Tendenze globali dell’occupazione 2012: prevenire una crisi ancora più profonda”.
Per poter garantire una crescita sostenibile e mantenere la coesione sociale, la “sfida urgente” è creare 600 milioni di posti di lavoro produttivi nei prossimi dieci anni.
E per farlo i governanti dovrebbero agire in modo “deciso e coordinato” per fare in modo che il settore privato “possa tornare ad essere il principale motore della creazione di posti di lavoro”.
La ripresa economica, spiega l’Organizzazione mondiale del lavoro, è stata “più debole del previsto” e come risultato “è difficile che i mercati del lavoro si riprendano dalla tensione che li ha tenuti sotto pressione dall’inizio della crisi”.
“Dopo tre anni di crisi continuata dei mercati del lavoro e di fronte alla prospettiva di un ulteriore peggioramento della situazione economica mondiale – scrive l’Ilo – la disoccupazione mondiale ha raggiunto la cifra di 200 milioni di unità ” (27 milioni in più rispetto all’inizio della crisi, visto che la ripresa del 2009 è stata “di breve respiro”).
Nei prossimi dieci anni sarebbero necessari oltre 400 milioni di nuovi posti di lavoro per assorbire la crescita annuale di manodopera stimata in 40 milioni l’anno.
Il mondo dovrà poi confrontarsi con un’ulteriore sfida: creare posti di lavoro dignitoso per circa 900 milioni di lavoratori che vivono sotto la soglia di povertà dei due dollari al giorno, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.
“Il fatto che le economie non creino posti di lavoro sufficienti – osserva l’Ilo – si ripercuote nel rapporto occupazione-popolazione, che ha registrato un declino record tra il 2007 (61,2%) e il 2010 (60,2%).
“Nonostante il vigoroso impegno dei governi, la crisi dell’occupazione continua senza sosta, con un lavoratore su tre nel mondo (circa 1,1 miliardi di persone) che è disoccupato o vive al di sotto della soglia di povertà “, sottolinea il direttore generale dell’Ilo Juan Somavia.
“Quello che serve – aggiunge – è che la creazione di posti di lavoro nell’economia reale diventi la nostra priorità numero uno”.
I giovani continuano ad essere le principali vittime della crisi occupazionale, evidenzia il rapporto, che avverte: “Viste le tendenze attuali, sono poche le speranze di vedere un sostanziale miglioramento delle loro prospettive di impiego nel breve termine”.
Secondo l’Ilo nel 2011 erano disoccupati 74,8 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni, quattro milioni in più rispetto al 2007: a livello globale, un giovane ha circa tre possibilità in più di essere disoccupato rispetto a un adulto.-
Aumentano inoltre i lavoratori con un impiego “vulnerabile”: nel 2011 ammontavano a 1,52 miliardi, 136 milioni in più rispetto al 2000 e circa 23 milioni in più dal 2009.
In particolare, il 50,5% delle donne ha un’occupazione “vulnerabile”, rispetto al 48,2% degli uomini.
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