Destra di Popolo.net

IL DILEMMA DEI CENTRISTI

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

PROPORZIONALE E ALLEANZE DI GOVERNO

Con l’annunciato ritorno alla proporzionale, ridiventerà  lecito ciò che non lo era dopo il 1994: correre da soli alle elezioni e fare le alleanze di governo in Parlamento dopo il voto.
Era il sistema della Prima Repubblica.
Grazie a esso l’Italia riuscì a collezionare ben 45 governi in 44 anni (dal 1948 al 1992): un record negativo eccezionale.
Allora però ce lo potevamo permettere: la democrazia italiana viveva di puntelli esterni. C’erano la guerra fredda, la Nato, la minaccia comunista, la conventio ad excludendum.
C’è da dubitare che una democrazia così mal funzionante possa reggere a lungo nel burrascoso mondo in cui viviamo.
Ma la politica è interessata solo al breve termine. E nel breve termine una legge elettorale proporzionale serve a tanti.
Serve ai probabili sconfitti (il centrodestra) perchè, a differenza delle leggi maggioritarie, consente di limitare le perdite, di rimanere in gioco.
E serve a chi si è posizionato «al centro» (Pier Ferdinando Casini).
Perchè gli assicura una rendita di posizione, lo rende indispensabile in qualunque combinazione parlamentare.
Può svolgere il ruolo del king maker quale che sia lo schieramento, di sinistra o di destra, con cui, dopo le elezioni, si troverà  a trattare la formazione del governo.
Facciamo un esercizio di fantasia, immaginiamo lo scenario del dopo elezioni (la storia poi, si sa, va per suo conto, ma disegnare scenari è un modo per dotarsi di una bussola artigianale).
È probabile che l’alleanza Bersani-Vendola prevalga sul centrodestra nelle prossime elezioni.
Non avrà  però, verosimilmente, i numeri per governare.
Dovrà  fare i conti con Casini. Quanto potrà  reggere il governo che si formerà ?
Nello «schema di gioco» di Bersani, a Casini spetterà  la difesa della continuità  con il governo Monti, a Vendola (ma anche a una parte del Partito democratico) spetterà  rivendicarne la discontinuità .
Con Bersani al centro che media fra le due componenti.
Ma potrà  mai reggere quello schema di gioco?
Sicuramente no, se dovremo fare ricorso allo scudo anti- spread e accettare le rigide condizioni che ciò comporta: l’ala sinistra, vincolata a un programma di rigore e di tagli alla spesa che non è il suo, non potrebbe reggere a lungo il gioco.
Ma anche senza scudo, e connesso commissariamento, lo schema di Bersani incontrerebbe grossi problemi.
Non sarebbe facile per il governo, data la sua composizione, guadagnarsi la fiducia dei mercati.
Le probabilità  di fallimento nel giro di un anno sarebbero piuttosto alte. Figurarsi poi se all’assedio dei mercati dovesse sommarsi, poniamo, una improvvisa pressione politico-diplomatica dovuta al precipitare di una crisi militare (fra Israele e Iran) in Medio Oriente.
Esaurito l’esperimento, Casini cercherebbe di smarcarsi, di cambiare cavallo, di aprire una trattativa con la destra (grazie anche al ridimensionamento politico di Berlusconi dovuto alla sconfitta elettorale).
Potrebbe farlo, però, solo se esistessero in Parlamento i numeri necessari per rovesciare le alleanze.
Ma se quei numeri non ci fossero? La benedizione rappresentata dal posizionamento al centro si trasformerebbe in una maledizione. Perchè i centristi non potrebbero allora schivare le macerie del fallito esperimento di governo.
La verità  è che a Casini conviene solo una grande coalizione.
La distribuzione delle forze in Parlamento che risulterà  quando, a urne chiuse, si saranno contati i voti e proclamati i risultati, ci dirà  se i centristi avranno ragioni per brindare o per essere spaventati.

Angelo Panebianco
(da “il Corriere della Sera“)

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BOSSI, NEURO IN LIBERTA’: “ALESSANDRO MANZONI? UNA CANAGLIA CHE HA UNITO L’ITALIA, LA SUA OPERA UN MATTONE”

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

IL SENATUR ESPERTO IN SCUOLE BOSINE FINANZIATE DALLO STATO ITALIANO E IN UNIVERSITA’ TAROCCO ALBANESI STRONCA PURE I PROMESSI SPOSI

Umberto Bossi è un disco rotto.
Alla festa della Lega Nord di Corgeno, in provincia di Varese, torna nuovamente sugli stessi temi di sempre.
Espone la teoria del complotto nei suoi confronti: “E miei figli non c’entrano niente” e che “sono stati tirati in mezzo per colpire me”.
Nel lungo discorso di Bossi (ha parlato per 40 minuti) c’è stato ancora spazio per le parabole di Armin (il generale germanico che ha sconfitto tre legioni romane) e di Bobby Sands (l’eroe dell’indipendentismo irlandese, che si è immolato in carcere lasciandosi morire di stenti), ripetute allo sfinimento in ogni occasione pubblica.
Tra le tante frasi ripetute, Umberto Bossi ha avuto un guizzo, introducendo un nome nuovo nell’elenco dei nemici giurati della Lega: Alessandro Manzoni.
Lo scrittore, reo di essersi piegato alla volontà  del Re di trovare una lingua che unisse l’Italia, si è meritato l’appellativo di “traditore” e “canaglia”.
“Siccome per fare una nazione serviva una lingua — ha affermato — il re trovò un grande traditore, una canaglia, cioè Alessandro Manzoni e gli fece scrivere “Fermo e Lucia”.
Poi aggiunge: “Per questo motivo si studia a scuola- continua — non perchè è una grande opera, visto che è un mattone, ma perchè era scritto nella lingua italiana” di Alessandro Madron.
C’è da credergli, lui di scuole se ne intende: quella della moglie, finanziata con soldi pubblici e gli atenei albanesi tarocco del figlio.

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SCANDEREBECH (FLI): “COALIZIONE CON CENTRISTI, MONTEZEMOLO E MINISTRI”. FINI TACE E OGNUNO DICE LA SUA

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

PER I PARTITI LA RESA DEI CONTI SARA’ AL RITORNO DALLE VACANZE… “RIDICOLO RIPROPORRE BERLUSCONI PREMIER”….ATTACCO DELL’UDC AL CAVALIERE… CHI TACE E CHI PARLA TROPPO

Il Pdl che continua ad attaccare l’Udc, per l’ipotesi di accordo con il centrosinistra.
Gli scomparsi di Fli che promettono riorganizzazione e grandi manovre.
I centristi che definiscono «ridicolo» il partito di Silvio Berlusconi.
Poi Di Pietro, che continua la sua marcia solitaria e anti-Pd. E Sel che recalcitra, davanti alle frasi montiane di Casini.
Si rivedranno tutti al voto di fiducia sulla spending review, alla Camera. Poi, forse, mercoledì per il voto finale.
Dopo saranno vacanze, fino a inizio settembre. Ma vacanze infuocate, a giudicare dalle dichiarazioni dei primi giorni di agosto.
Ieri i capigruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, sono tornati ad accusare l’Udc di «confusione», «imbroglio», «mistificazione».
Raffaele Lauro accusa esplicitamente Casini di mirare al Colle: «Dietro queste manovre, ai più indecifrabili, si celano inconfessabili aspirazioni al Quirinale di vecchi gattopardi».
«Un ballo del pinguino», lo definisce il senatore, provocando la reazione stizzita degli ex alleati: «Ringraziamo gli amici del Pdl, ma non abbiamo bisogno nè dei loro consigli nè dei loro avvertimenti – dice Lorenzo Cesa – . Piuttosto ci chiediamo come mai non capiscano che dopo venti anni e dopo le sue performance presidenziali, riproporre Berlusconi a Palazzo Chigi è qualcosa che sta tra il ridicolo e il drammatico».
Un contrattacco, ritardato di un giorno ma comunque efficace.
Tanto che nessuno risponde, a difesa del leader ritrovato.
E invece, torna a farsi sentire Fli. «Non siamo in ferie. Lavoriamo per costruire la coalizione di responsabilità  nazionale con Udc, Fli, Lista Civica, membri del governo, lista Montezemolo e lista ex Pdl».
Il deputato finiano Deodato Scanderebech però ne è certo: «La vera novità  nei prossimi mesi sarà  la costituente della coalizione in cui Monti, Casini e Fini lanceranno il progetto programmatico, nel percorso iniziato del risanamento e del rilancio dell’economia italiana».
Più che altro, sembra un desiderata.
Tanto che lo stesso giornale d’area, il Futurista, davanti a un’apertura di Fabio Granata addirittura all’Idv, lancia l’allarme: «Rischiamo di sparire. Basta colonnelli. Scenda in campo Fini».
Che tace, invece. Almeno per ora.
Mentre Di Pietro continua a parlare. «Tutto siamo tranne che isolati – scrive sul suo blog il leader Idv – Senza vanterie, siamo la maggioranza». Poi respinge ogni accusa di divisione del suo partito, giura che sono uniti più che mai, segnala l’armonia vissuta alla festa agostana nella sua Montenero di Bisaccia.
«Le cose che non stanno bene a noi non stanno bene nemmeno ai cittadi-ni – continua l’ex pm – non ci sta bene dire che bisogna fare una politica diversa da quella di Monti e poi votare le leggi di cui quella politica è lastricata».
Proprio questo, sta diventando un problema per Sel.
Ad allontanare Vendola e Casini, più che i ventilati temi etici, è l’economia. «Il governo devono sceglierlo i cittadini – dice Gennaro Migliore – le chiacchiere di Casini e Buttiglione sulla continuità  con Monti vogliono dire che il voto è inutile, anzi commissariato». Non sarà  facile. Con il fiscal compact, con nuove condizioni imposte dall’Europa che potrebbero arrivarci nei prossimi mesi, Bersani dovrà  intraprendere la strada della responsabilità , come ha fatto finora.
Per Sinistra e Libertà  è diverso. Appoggiando l’“agenda Monti” rischia di perdere gran parte del suo elettorato.
Ma tanto, si litiga già  nel Pd.
Giorgio Merlo chiede al suo partito di scegliere: «O decide di costruire una coalizione con chi ha una cultura di governo, oppure opta per rifare l’Unione di prodiana memoria, uno dei periodi più incolori e squallidi della storia».
Risponde furibonda Sandra Zampa, deputata ed ex portavoce del Professore.
Ricorda i successi del governo Prodi, i conti in ordine, lo spread a 35.
Merlo parla solo «per garantirsi un’alleanza con Casini – conclude – spero di non dover leggere più cose così, ma dubito che il mio desiderio sarà  esaudito».

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)

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PINTABONA, IL “RICATTATORE DI BERLUSCONI” CON L’ONOREFICENZA DEL QUIRINALE

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

LA STORIA DELL’INGEGNERE ARRESTATO ASSIEME A LAVITOLA… FU PORTATO IN TRIBUNALE PER AVER COPIATO IL NOME DI UNA ASSOCIAZIONE SICILIANA, MA, SU RICHIESTA DI FRATTINI, IL COLLE LO DECORO’ CON UNA STELLA DELLA SOLIDARIETA’

Sogna di sedersi al tavolo con Putin, Lula e Condoleeza Rice, e fa da autista all’avvocato Fredella per le strade di Buenos Aires.
Si dice amico dell’ambasciatore Curcio e della presidente dell’Argentina, che sta per presentare (o ha già  presentato) a Berlusconi.
Intanto fissa appuntamenti con i dirigenti del Milan per promuovere giovani promesse del pallone; progetta piantagioni di colza da 600mila ettari (!) in Argentina ma riesce a procurare i tabulati dell’utenza di Buenos Aires utilizzata da Lavitola per chiamare Berlusconi il 17 luglio 2011.
“Non so — dice l’imprenditore Mauro Velocci — come se li è procurati”.
Viaggia tra l’Italia e il Sudamerica a cavallo tra sogni di grandeur, il millantato credito e probabilmente qualche amicizia inconfessabile l’ingegner Carmelo Pintabona, l’uomo che parlando di Berlusconi usa la frase: “Dobbiamo parlare con il nano maggiore, una volta che lui è fuori dobbiamo sederci a tavola per giocare una briscola ed è una briscola che perde di sicuro”, è stato arrestato venerdì dai pm di Napoli con l’accusa di aver ricattato l’ex premier per estorcergli 5 milioni.
Pintabona ha sessant’anni, è siciliano di Piraino (Messina), il suo passpartout è la presidenza della Fesisur, la Federazione delle Associazioni Siciliane in Sud America, l’atout è l’amicizia con Valter Lavitola.
In Sicilia lo conoscono bene i dirigenti dell’istituto Fernando Santi, costretti a ricorrere al tribunale di Palermo per proteggere il nome dell’istituto, intestato allo storico cofondatore della Cgil, copiato da Pintabona in Argentina attestando, per registrarlo, che si trattava di una denominazione “innovativa e di fantasia”.
Trucchi da prestigiatore che non hanno impedito alla Regione Siciliana di assegnargli nel 2006 un milione di euro, per lo svolgimento delle “attività  indicate dallo stesso Pintabona al periodico Voce d’Italia, connesse all’apertura della sede del Ciapi di Palermo a Buenos Aires”, come ha denunciato il vero istituto Fernando Santi in una nota in cui invita la Regione a vigilare sulla destinazione delle somme ricevute, puntando il dito anche sul percorso politico dell’ingegnere messinese, candidato nel 2008 nelle fila del Pdl nella circoscrizione estera, definito “piroettante” e quindi “inaffidabile sul piano politico”: “L’inclusione nella lista del PdL dell’ing. Carmelo Pintabona — era scritto nella nota — rappresenta l’ulteriore tentativo da parte dello stesso di utilizzare e strumentalizzare le comunità  siciliane in Argentina e nel Continente dell’America del Sud a fini personali”.
E non ha impedito neanche al Quirinale di insignirlo nell’ottobre del 2010, su richiesta del ministero degli Esteri (all’epoca era Franco Frattini), dell’ordine della Stella della solidarietà  italiana, una delle onorificenze distribuite dallo Stato.
Eppure l’istituto presieduto da Luciano Luciani aveva denunciato “la spregiudicata condotta sul piano personale, morale e politico dell’ing. Pintabona, il quale, in più circostanze, ha mostrato odio e ha diffamato dirigenti del mondo associativo siciliano che godono di prestigio presso le Istituzioni e le comunità  siciliane” ed è forse anche per questa ragione che il 23 aprile 2008 a Rosario, in provincia di Santa Fe, in Argentina, all’ottavo Convegno nazionale di giovani di origine siciliana l’Usef (Unione Siciliana Emigrati e Famiglie) ha ordinato ai suoi ragazzi di non assistere alla chiusura dell’evento “perchè c’era come dissertante il Presidente della Fesisur, Carmelo Pintabona”.
Ma se il salotto di casa Lavitola a Panama con lui e Pintabona che dettano e l’imprenditore Mauro Velocci (“ero più veloce di loro al computer”) che scrive la lettera-ricatto a Berlusconi sembra un remake della scena del film “Totò, Peppino e la malafemmena”: punto, punto e virgola punto e punto e virgola.
Quella richiesta di estorsione, assai seria, per il gip, è arrivata a destinazione: “Dalla consegna per conto di Berlusconi dei soldi a Craxi in Tunisia durante la sua latitanza riferita da Velocci Mauro, come origine della speciale vicinanza tra Lavitola e Berlusconi, al ruolo svolto dallo stesso Lavitola nel caso Fini-Montecarlo, al traghettamento verso corrispettivo economico di senatori del centrosinistra nel Pdl (caso De Gregorio ed altri); dalla vicenda delle escort di Tarantini fino alle ragioni sotterranee dei finanziamenti all’Avanti! da parte di Forza Italia, non si può escludere che il Lavitola effettivamente ritenga, sulla scorta dei segreti di cui è depositario, di poter ricattare Berlusconi ottenendone le rilevantissime somme riferite”.

Giuseppe Lo Bianco
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LEGGE ELETTORALE, I PARTITI VERSO UN COMPROMESSO CHE NON SCONTENTI NESSUNO

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

IL PDL POTREBBE RINUNCIARE ALLE PREFERENZE, MA GLI EX AN NON SONO D’ACCORDO… IN CAMBIO IL PD DOVREBBE ACCETTARE CHE IL PREMIO DI MAGGIORANZA VADA AL PRIMO PARTITO, NON ALLA COALIZIONE… CASINI PUNTA A UNA NORMA CHE PERMETTA DI FORMARE LE ALLEANZE DI GOVERNO DOPO IL VOTO

Solo una settimana fa il Pd minacciava la crisi di governo sulla legge elettorale, adesso i “rumors” del Parlamento parlano di accordo possibile e questa settimana si capirà  davvero, forse in modo definitivo, se a settembre potremo dire addio al Porcellum.
Sempre che, poi, non si finisca dalla padella nella brace.
E’ dunque una settimana clou, quella che si apre, per il futuro dell’accordo politico che dovrebbe portare a voltare pagina.
Persino quel Bersani furioso di qualche giorno fa, prima del fine settimana si è mostrato ottimista sull’accordo, ha parlato di possibili “novità ” nei prossimi giorni.
Martedì sarà  la giornata del chiarimento.
Si riunirà  il gruppo di lavoro che al Senato si occupa della materia, il comitato ristretto della Commissione Affari Costituzionali, ma il relatore Pd Enzo Bianco non sarà  presente.
Quello che sembra certo è che il Pdl non tenterà  di forzare facendo asse con la Lega, come aveva minacciato una settimana fa.
In realtà , come spiega più di un senatore Pd, quella mossa del Pdl sembra sia stata decisa da Silvio Berlusconi con un unico vero obiettivo: impedire un primo voto della riforma elettorale prima dell’estate per scongiurare l’ipotesi di elezioni a novembre che Mario Monti e Giorgio Napolitano avevano valutato come alternativa possibile ad uno stallo del governo rispetto alle riforme e alle “risposte” da dare all’Europa in caso di una fiammata speculativa agostana sui mercati.
Ora che l’ipotesi delle urne sembra allontanarsi (ma non in modo definitivo, ci tiene a riferire qualche ben informato sulle idee del Colle in merito alla questione), i passi avanti, per quanto timidi, si intravedono.
La riforma elettorale è fondamentale nel progetto del voto (anticipato o a scadenza che sia), perchè serve una normativa che, come ripete spesso Pier Ferdinando Casini, permetta di andare ad elezioni non con la classica contrapposizione centrodestra-centrosinistra, ma con uno schieramento di “responsabilità  nazionale”, qualcosa di simile all’attuale larga coalizione, ma magari senza l’ala dura del Pdl.
Berlusconi, secondo la ricostruzione del Pd, si sarebbe mosso per impedire la riforma in tempi brevi proprio per evitare di essere tagliato fuori.
Di sicuro, il Pdl non parla più di “voto a maggioranza” e, anzi, i contatti tra gli “ambasciatori” dei partiti di maggioranza hanno delineato il quadro di un possibile compromesso.
Il problema sarà  vedere il “livello del compromesso” che si dovesse riuscire a raggiungere.
Lo scambio di cui si parla da giorni e che questa prossima riunione di martedì dovrà  tentare, in qualche modo, di sciogliere, è quello tra preferenze e premio di maggioranza: il Pd dovrebbe accettare un premio riservato solo al primo partito e non anche alla coalizione, mentre il Pdl dovrebbe rinunciare alle preferenze.
Bianco si era addirittura lasciato andare ad una dichiarazione ottimistica, dicendo che avrebbe invitato Gaetano Quagliariello a Salina, dove il senatore Pd è in vacanza, per chiudere l’accordo “davanti ad una granita”.
L’ipotesi ha subito provocato la reazione del presidente del Senato Renato Schifani: “Auspico la massima condivisione ma questa potrà  realizzarsi solo se i parlamentari avranno la certezza che l’intesa verrà  trovata nella casa degli italiani e non nelle singole stanze private”.
Poco dopo Quagliariello ha precisato che lui passerà  l’estate nel suo trullo in Puglia, e Bianco ha chiarito che la sua era “solo una battuta”.
Di fatto i “dettagli” da chiarire non sono affatto marginali; il premio riservato solo al primo partito, per esempio, creerebbe dei problemi a Pd e Sel, che hanno anche valutato l’ipotesi di una lista unica per aggirare la norma che non riconosce la coalizione.
Un progetto che però non è di facile realizzazione.
In alternativa, i democratici propongono una doppia possibilità : premio al primo partito o alla coalizione che supera il 40%.
Ipotesi ritenuta troppo favorevole al Pd dagli altri pariti. Inoltre, l’entità  del premio è un altro capitolo spinoso: il Pdl parla del 10%, il Pd suggerisce il 15%. Anche in questo caso, la differenza non è da poco: un premio del 15% darebbe ottime chance a Bersani di puntare a palazzo Chigi (i sondaggi danno il solo Pd al 26-27%), mentre uno del 10% renderebbe più probabili le larghe intese.
Senza contare che gli ex An non vogliono rinunciare alle preferenze.
Insomma, la matassa appare ancora fortemente ingarbugliata, così come le pressioni si fanno, però, molto pesanti con il passare delle settimane.
Qualora si riuscisse ad arrivare ad un compromesso, è più che probabile che a settembre ci sarà  la stretta finale sulla legge.
E questo, però, non dovrebbe portare ad elezioni anticipate, anche se, nella realtà  dei fatti, la vera “fretta” di cambiare la legge elettorale non è stata determinata, come ha detto Mario Monti, dalla necessità  di dare un segnale ai mercati “ballerini”, quanto per lasciare al Quirinale (e anche a lui, perchè no) mani libere sulla decisione del quando andare a votare; senza aver superato il Porcellum, ovviamente, il percorso appare precluso. Berlusconi questo lo sa bene e gioca di fioretto per portare gli attori della partita sul suo terreno di gioco.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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COSA RESTA DEL SOGNO DELLA MADDALENA: MURI SCROSTATI, RUGGINE E NIDI D’UCCELLO, BUTTATI 460 MILIONI DI EURO

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

VIAGGIO NELLA STRUTTURA CHE DOVEVA OSPITARE IL G8 E LASCIATA INVECE IN ABBANDONO… LA SOCIETA’ DELLA MARCEGAGLIA ALLA QUALE ERA STATO DATA IN GESTIONE CHIEDE 10 MILIONI DI DANNI

No, non può essere questa la “casa di vetro” di Obama.
Conciata così, con pezzi di tetto volati via, i muri strappati dalle onde e dal vento, gli escrementi degli uccelli che l’hanno colonizzata, cristalli rotti, erba che spunta dai piastrelloni di cemento.
E invece è proprio lei, che impressione.
Giri le spalle allo specchio d’acqua che è ancora pieno di veleni, percorri le banchine dove hanno lasciato a mo’ di monumento alla vita (in effetti ce n’è bisogno) il nero scafo di Mascalzone Latino. Il triste colpo d’occhio prosegue verso ovest: gli scheletri di ferro che sorreggono i padiglioni sono divorati dalla ruggine. Il sole, la salsedine, gli schiaffi del maestrale hanno fatto il resto sgretolando le pareti, distruggendo le coperture, lasciando al suolo lamiere e sporcizie.
Come diavolo siano riusciti a ammazzare per la seconda volta un luogo costruito per ospitare i grandi della Terra – le cose del mancato G8 sono andate come si sa, e pure le inchieste e gli arresti dentro e attorno alla Protezione Civile – , più che un mistero è uno scorno.
La casa di vetro è morta. Come tutto dentro l’area dell’ex Arsenale militare della Maddalena. Il padiglione del mare. Lo spazio dei delegati. L’hotel cinque stelle lusso. La “stecca”. I moli.
Lo specchio d’acqua intorno che, nonostante interventi farsa, è ancora abitato da una fanghiglia imbevuta di inquinanti di ogni genere (arsenico, idrocarburi, piombo, zinco, rame, mercurio).
È tutto chiuso per inagibilità  e per motivi di sicurezza. Abbandonato da un anno. Centocinquantacinquemila metri quadrati di vergogna nazionale.
Una delle più scriteriate operazioni di Stato che, dopo avere bruciato 460 milioni di euro – tanto ci è voluto per rimettere a nuovo l’arsenale – , anzichè giungere finalmente a un capolinea o a una soluzione, continua a fare danni.
Il 9 giugno 2009 il governo ha dato in gestione questa landa deserta per 40 anni a prezzi di saldo alla Mita (società  dell’ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia).
Il nuovo Porto Arsenale doveva diventare il nuovo polo di attrazione turistica dell’isola.
Per due stagioni il Porto apre al pubblico (hotel, ristorante, porticciolo).
Poi, come in una gigantesca sabbia mobile, tutto si impantana, e finisce di nuovo a scatafascio.
Colpa di un pasticcio all’italiana chiamato bonifiche, un’ignobile tarantella ballata dalla Cricca di Guido Bertolaso e costata già  72 milioni di soldi pubblici (alla fine si arriverà  a 85).
È andata così.
L’ex capo della Protezione civile affida l’opera al cognato Francesco Piermarini, ingegnere e “esperto in bonifiche ambientali”, già  supervisore dei lavori alla Maddalena.
Talmente esperto che a maggio 2011 i carabinieri del Noe, su disposizione della Procura di Tempio Pausania, mettono sotto sequestro 60mila metri quadri di acque e fondali prospicienti l’ex Arsenale.
Un anno dopo le perizie della Procura (l’inchiesta è in mano al pm Riccardo Rossi) accertano che la bonifica affidata a Piermarini (per complessivi 72 milioni) è stata disastrosa: rimuovendo la fanghiglia velenosa si è in realtà  allargata la zona inquinata. Da 6 ettari contaminati si è passati a 12.
Un capolavoro.
La competenza sulle operazioni di ripristino passa al ministero dell’Ambiente. Che se la prende comoda. Intanto la struttura inizia a appassire.
In conferenza dei servizi, la Protezione civile ha assicurato che a settembre sarà  finalmente pronto il progetto per il completamento delle bonifiche (costo: 10 milioni).
Mita resta alla finestra, sempre più scettica.
Pronta a mollare tutto. “Se non si sbloccano le cose è chiaro che non saremo più disposti a buttare, come stiamo facendo, 700 mila euro l’anno solo per tenere chiusa una struttura – dice il procuratore speciale Donato Rossi.
La battaglia legale in realtà  è caldissima: la società  della Marcegaglia, dopo il “pacco” che le è stato rifilato, ha promosso un arbitrato nei confronti della Protezione Civile.
La richiesta di risarcimento danni complessiva, tra mancato completamento delle opere, difetti vari, mancati ricavi e danni di immagine, supera i dieci milioni di euro.
Un quarto di quello che lo Stato, attraverso la Corte dei Conti, ha chiesto a Bertolaso (40 milioni, danno erariale).
Per che cosa? Proprio per avere affidato la gestione dell’ex Arsenale alla Mita, con un bando di gara contestatissimo.
Paradossale? Abbastanza.
Ma è tutta la vicenda che è contorta.
Repubblica raccontò il flop della Maddalena (dal G8 all’abbandono) il 28 gennaio 2010. Pochi giorni dopo scoppiò lo scandalo della cricca che gestì gli appalti per il vertice sull’isola (poi trasferito all’Aquila terremotata).
Da allora a oggi tutto quello che poteva andare storto, per le sorti dell’ex Arsenale e della Maddalena, è andato proprio in quella direzione.
Risultato: tra bugie, battaglie legali e rimpalli di responsabilità , a due anni dall’inaugurazione post-Cricca, Porto Arsenale cade di nuovo a pezzi.
“Il riflesso sociale è enorme – dice l’assessore all’urbanistica Mauro Bittu – . Penso ai maddalenini, ai posti di lavoro (un paio di centinaia), all’immagine dell’isola”.
Già . Un tempo, dopo lo smantellamento della base americana che per 35 anni ha sfamato Maddalena, la chiamavano l'”isola usa e getta”.
“Adesso siamo diventati l’isola che chiude – commenta amaro il sindaco Angelo Comiti – . Spero che col 2013 si possa tornare ad aprire qualcosa… “.
La lista del “chiuso per negligenze altrui” è lunga: oltre all’ex Arsenale ci sono il mastodontico ospedale militare trasformato in hotel (sempre per il G8 fantasma, costo 75 milioni, 742mila euro a stanza e nessuno lo vuole), l’enorme villaggio Trinità  (un tempo abitato dagli americani, proprietario Ligresti attraverso la Seis), e, da quattro stagioni, il mitico Club Med (la proprietà  vuole ristrutturare ma non ci sono ancora i permessi).
In attesa di buone nuove quest’anno sull’isola che chiude sono sbarcati la metà  dei turisti che c’erano lo scorso anno.
Sergio Roland, il giardiniere che con la sua Roland Garden tiene in vita le poche piante rimaste dentro l’ex Arsenale, usa la metafora che gli è più congeniale.
“Se a un albero gli togli l’acqua muore”.
Per un’isola nell’isola è davvero il colmo.

Paolo Berizzi

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IL MANIFESTO DELLA “GENERAZIONE PERDUTA” : I TRENTA-QUARANTENNI VOGLIONO ESSERE UNA RISORSA DEL PAESE

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

SU INTERNET E’ PARTITA UNA INTERESSANTE INIZIATIVA TUTTA WEB E SOCIAL PER RISPONDERE CON UNO SCATTO D’ORGOGLIO AL DIBATTITO SUL DESTINO DI UNA GENERAZIONE… “GENERAZIONE PERDUTA” E’ UNA PIATTAFORMA-MANIFESTO DI COLORO CHE NON SI ARRENDONO

La generazione “perduta” dei trenta-quarantenni coinvolge ben dieci milioni di cittadini, più o meno un sesto della popolazione: Monti ha dichiarato che il governo per loro potrebbe solo sforzarsi di “limitare i danni”.
“Generazione Perduta” vorrebbe facilitare il confronto fra tutti coloro che si sentono, al contrario, una risorsa per il Paese.
Chi c’è dietro questo appello?
I promotori sono i seguenti 24, tutti presenti su Twitter: Stefano Epifani, Ernesto Belisario, Guido Scorza, Roberto Scano, Alessandra Poggiani, Vincenzo Capozzoli, Marco Pierani, Francesca Comunello, Alessio Jacona, Diletta Parlangeli, Sergio Ragone, Andreas Voigt, Domitilla Ferrari, Maurizio Pesce, Mirko Lalli, Matteo Fantuzzi, Andrea Fama, Gianluca Sgueo, Nicola Ballotta, Francesco Paolo Micozzi, Alessandra Farabegoli, Gianluca Diegoli, Mariangela Vaglio, Valentina Spotti.
Ma stanno già  fioccando centinaia di firme che sottoscrivono.

Ecco il Manifesto:
“Noi siamo la generazione perduta. Quei 30-40enni italiani per i quali — come ha di recente confermato il Presidente Monti — lo Stato non potrebbe far altro che limitare i danni.
Perchè è ormai troppo tardi per offrirci speranze e futuro.
Siamo consapevoli — e ce lo ha ricordato lo stesso Premier — che le responsabilità  di questa situazione sono di un’altra generazione: quella alla quale appartiene buona parte della classe dirigente che negli ultimi venti anni ha guidato questo Paese.
Oggi i quasi dieci milioni di italiani che appartengono alla nostra generazione vengono considerati “perduti” ed invitati ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze nè futuro. E padri senza futuro non possono generare figli capaci di averne.
Praticamente, il risultato di un esperimento dall’esito fallimentare, che ha avuto per laboratorio il Paese intero e noi come cavie. Dieci milioni di vittime sono un bilancio inaccettabile per il Paese, rispetto al quale è necessario interrogarsi sulle reali responsabilità  di chi ha prodotto questo disastro.
Eppure non ci sentiamo “perduti”. Nè abbiamo voglia di rassegnarci ad un destino che altri hanno scritto per noi, anche se siamo consapevoli che molti di noi per troppo tempo hanno atteso che ‘altri’ si occupassero dei nostri problemi.
Per questo motivo, siamo convinti che non possono essere gli stessi che ci hanno condotto sin qui a farci uscire da questo guado, soprattutto se la loro più elevata ambizione è quella di ‘limitare i danni’.
È arrivato il momento, prima che sia davvero troppo tardi, di ritrovarci, contarci edaggregarci attorno ad alcune parole chiave, cinque tag dai quali ripartire.
La nostra non è una iniziativa finalizzata a creare un’associazione o un movimento politico. Nè cerchiamo o vogliamo padrini di alcun tipo.
Siamo professionisti, dirigenti, giornalisti, docenti, ricercatori, imprenditori, cocopro, che non vogliono — e, visti i risultati, non possono — delegare ancora ad altri il compito di scrivere il proprio futuro e quello dell’Italia.
Vogliamo impegnarci, ciascuno nel proprio ambito di competenza, a scrivere per noi e per il Paese un destino diverso rispetto a quello al quale chi ci ha governato sin qui ci vorrebbe inesorabilemnte condannati, perchè siamo convinti di essere una risorsa per il Paese troppo a lungo ignorata e sacrificata.
Servono, probabilmente, poche parole, tanta buona volontà , speranze ed ottimismo. Doti che, evidentemente, non appartengono più a chi ci vorrebbe convincere che il miglior futuro possibile per noi sia la limitazione dei danni.
Ecco le parole per raccontare quello che vogliamo e che faremo.
1. Rispetto
È innanzi tutto quello che chiediamo a chi ci ha condotto a questa situazione ed oggi pretende di tenerci ancora ai margini delle decisioni che riguardano il nostro presente ed il nostro futuro, e quindi quello del Paese, raccontando che per noi è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Rispetto è quello che diamo e promettiamo alle generazioni che ci hanno preceduto, ma alle quali chiediamo ora di passare il testimone. Senza ‘guerre generazionali’ ma seguendo il normale ordine delle cose.
2. Merito
Non chiediamo favori o ‘quote giovani’ che tanti danni hanno già  fatto al Paese. Vogliamo impegnarci per l’affermazione di una vera cultura del merito che premi i migliori e porti con sè un’etica delle responsabilità  per la quale essere giovani non debba essere un vantaggio, ma non rappresenti nemmeno un ostacolo. Un Paese che non si doti delle necessarie regole per garantire il merito, oggi rinuncia alle migliori energie ed idee che ha a disposizione. Non perde solo una generazione, ma perde sè stesso.
3. Impegno
Vogliamo recuperare la dimensione perduta dell’impegno. Quella dimensione che ci porta ad essere cittadini attivi nel lavoro, nella società , nella famiglia. È una dimensione troppo spesso dimenticata in questo Paese in favore proprio di quei disvalori (clientelismo, corruzione, lottizzazioni) che ci hanno condotto nella situazione attuale.
4. Progetto
Abbiamo voglia di recuperare progettualità  individuale e collettiva. La prima che ci permetta di avere un mutuo, comprare casa, fare figli. La seconda che ci consenta di disegnare il Paese che vogliamo: più moderno, solidale, competitivo. In grado di superare le contingenze guardando sempre al proprio futuro con un obiettivo chiaro.
5. Fiducia
Siamo stanchi di facili disfattismi e diagnosi che, sottraendoci la speranza, ci negano la possibilità  di progettare e sognare. Abbiamo deciso di avere fiducia in noi stessi perchè siamo convinti di essere una risorsa per il Paese e chiediamo fiducia per non essere considerati prima eterni ragazzi che non sono ancora pronti, e poi errori di percorso da non ripetere e che basta dare per persi.”

argomento: Lavoro, radici e valori | Commenta »

ECCO COSA CAMBIA IL DECRETO SVILUPPO: DETRAZIONI, AIUTI E FISCO AGEVOLATO

Agosto 6th, 2012 Riccardo Fucile

INFRASTRUTTURE, EDILIZIA E TRASPORTI, IMPRESE, RICERCA SCIENTIFICA E TECONOLOGICA, TURISMO: SONO I QUATTRO GRANDI CAPITOLI DEL DDL SVILUPPO

Ecco le principali misure:

PROJECT BOND: Regime fiscale agevolato per i titoli emessi per costruire infrastrutture: aliquota al 12,5%, anzichè 20%
INFRASTRUTTURE: Le defiscalizzazioni già  previste per le società  di project financing, sono estese a tutti i casi di partenariato pubblico-privato. Diventa obbligatoria la Conferenza di servizi preliminare per la finanza di progetto. Sale dal 50% al 60% la percentuale minima di lavori che i concessionari devono affidare a terzi. Arrivano 70 milioni per le infrastrutture dei porti, che avranno autonomia finanziaria.
EXPO 2015: Accelerate le procedure per realizzare le opere. Finanziamento di 5 milioni alla Fabbrica del Duomo di Milano e istituzione della Fondazione Grande Brera.
ECOBONUS 55%: La detrazione Irpef del 55% per interventi di risparmio energetico degli edifici è prorogata al 30/6/2013.
RISTRUTTURAZIONI: Sale dal 36% al 50% la detrazione Irpef per le ristrutturazioni edilizie (limite sale a 96.000 euro).
SI RAFFORZA SPORTELLO UNICO EDILIZIA: Si rafforza lo sportello unico per l’Edilizia, che diventa l’unico canale cui rivolgersi per tutte le pratiche.
PIANO NAZIONALE CITTà€: 224 milioni confluiscono nel Fondo per l’attuazione del Piano. Altri 68 milioni per il recupero di alloggi ex Iacp non assegnati.
AUTO ELETTRICA: Incentivi dai 3.000 a 5.000 euro per l’acquisto di un auto elettrica, e contributi per costruire le colonnine di ricarica. Saranno omologate le auto che da benzina o diesel diventano elettriche montando il kit.
AGENZIA ITALIA DIGITALE: Attuerà  l’Agenda digitale, e cioè la diffusione delle tecnologie informatiche.
FONDO CRESCITA SOSTENIBILE: Vengono eliminati alcuni FOndi di incentivi alle imprese osboleti e nasce questo strumento volto a sostenere la green-economy e i settori innovativi.
CREDITO IMPOSTA: Per le assunzioni a tempo indeterminato di laureati in materie scientifiche. Il contributo copre il 35% delle spese con un tetto di 200.000 euro per impresa. Perdono il beneficio le aziende che delocalizzano all’Estero.
CAMBIALI FINANZIARIE: Le imprese possono di emettere cambiali finanziarie e obbligazioni a condizione che sia assistita da uno sponsor, e che il bilancio sia assoggettato a revisione.
IVA PER CASSA: Viene elevata da 200mila a 2 milioni di euro la soglia di volume d’affari delle imprese che possono posticipare il pagamento dell’Iva all’atto di emettere fattura.
ARRIVA `FILTRO’ PER APPELLO PROCESSI: In base alla norma sul `filtro’ per l’appello nel processo civile, l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità  di essere accolta.
FALLIMENTI: Modificata la legge consentendo il concordato con continuità  aziendale, con prosecuzione dell’attività  d’impresa.
FILTRO APPELLO PROCESSI: Nel processo civile l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità  di essere accolta.
RIGASIFICATORI: Concessione demaniale entro 150 giorni. Il governo interviene se la Regione non esprime il proprio parere.
CONTRATTO DI RETE: Alle imprese che formano un Contratto di rete, istituendo un fondo patrimoniale unico, è riconosciuta la possibilità  di acquisire soggettività  giuridica.
LAVORO: Modificata la recente riforma sulla flessibilità  in entrata e sugli ammortizzatori sociali (mobilità  fino al 2014).
IMPRESE SPETTACOLO COME PMI: Gli organismi dello spettacolo dal vivo vengono assimilati alle Pmi, consentendo quindi di poter usufruire delle agevolazioni previste da questo settore.
CINEMA ESONERATI DA TASSA COMUNALE: I cinema vengono esonerati dal pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità .
SISTRI: L’entrata in vigore del Sistema sulla tracciabilità  dei rifiuti è sospeso fino al 30 giugno 2013.
GIOVANI E GREEN ECONOMY: Finanziamenti alle imprese verdi che assumono a tempo indeterminato giovani Under 35.
ALIMENTARE: Nuovo sistema di etichettatura contro le contraffazioni del Made in Italy.
RICERCA: Imprese, università  ed enti di ricerca, potranno ottenere contributi a fondo perduto, crediti agevolati, crediti di imposta e agevolazioni fiscali.
TERREMOTO ABRUZZO: La gestione commissariale della ricostruzione dell’Abruzzo finisce il 31 agosto prossimo e dal 16 settembre inizierà  la gestione ordinaria. I poteri passano ai Comuni. I fondi per la ricostruzione non saranno conteggiati ai fini del patto di stabilità  interna.
SISMA EMILIA: Assegnati 79 milioni per la ricostruzione o la messa in sicurezza dei capannoni industriali delle zone di Emilia, Veneto e Lombardia colpite dal sisma. Nel `cratere’ inseriti anche i comuni di Mantova e Ferrara e altri centri delle province di Ferrara, Mantova, Cremona e Rovigo

argomento: economia | Commenta »

POLITICI, SINDACALISTI E PRELATI: TUTTI ALLA CORTE DELL’UOMO FORTE DELL’ILVA

Agosto 5th, 2012 Riccardo Fucile

IL SISTEMA DI POTERE MESSO IN PIEDI DAL DIRIGENTE DEL SIDERURGICO ARCHINA’… LA FINANZA SPULCIA IN NOVE MESI DI INTERCETTAZIONI

La “repubblica indipendente dell’Ilva” tutto vedeva e a tutti provvedeva.
Dagli uomini politici ai sindacalisti, dagli alti prelati ai giornalisti.
Tremano gli operai, perchè i magistrati sequestrano l’area “a caldo” del più grande centro siderurgico d’Europa.
Ma adesso trema anche tutta Taranto, perchè dalle carte di un’altra inchiesta penale tuttora coperta dal segreto istruttorio potrebbe saltare fuori l’immagine di una città  più o meno compromessa col re dell’acciaio, Emilio Riva.
L’indagine la coordina il pm Remo Epifani, che chiede sei mesi di proroga.
Il reato è quello di corruzione in atti giudiziari.
Si tratta della stessa indagine da cui il procuratore Franco Sebastio e il sostituto Mariano Buccoliero stralciano tra le dieci e le quindici intercettazioni per dimostrare che gli otto indagati accusati di disastro ambientale devono rimanere ai domiciliari perchè potrebbero continuare, se fossero in libertà , a inquinare le prove.
Ma ci sono altre decine di telefonate ascoltate dagli investigatori della Finanza e tuttora riservate, che raccontano della capacità  di Ilva di tessere una impareggiabile rete di rapporti, ma pure dell’insistenza di chi dall’Ilva reclama piaceri, favori, un occhio di riguardo o solo un’attenzione particolare.
Uomini politici che favorirebbero assunzioni, sindacalisti o ex sindacalisti che non disdegnerebbero promozioni aziendali o l’assegnazione di premi di produzione, preti altolocati che porgerebbero l’altra guancia se riuscissero a ottenere il contributo richiesto, cronisti disposti a diventare malleabili.
Nei documenti nascosti di un processo destinato a prendere forma, si materializza lo spaccato di una comunità  ostaggio nel bene come nel male dei “padroni delle ferriere”.
Tutto ruoterebbe attorno alla figura di Girolamo Archinà , da ieri ex responsabile delle relazioni istituzionali di Ilva nel capoluogo ionico.
Era, perfino inevitabilmente, arruolato per chiacchierare con tutti.
Ma non per questo autorizzato ad alzare la voce, come fa invece col direttore generale dell’Arpa, il professor Giorgio Assennato: protesta dopo l’uscita di un dossier dell’agenzia per l’ambiente che “a suo dire porterebbe alla chiusura dello stabilimento” annotano le fiamme gialle.
La conversazione telefonica risale al 21 giugno del 2010.
Dodici giorni prima, un avvocato dell’Ilva, Francesco Perli, spiegava a Fabio Riva che la visita della commissione istruttoria l’autorizzazione ambientale integrata “va un po’ pilotata” e che la pignoleria di Assennato “è dettata da ambizioni politiche”.
Tutto parte proprio dall’eclettico Archinà , filmato mentre consegna all’ombra di una stazione di servizio di Acquaviva delle Fonti una busta bianca al professore universitario Lorenzo Liberti. Non un professore qualsiasi, ma il consulente della procura ingaggiato per mettere a nudo presunti giochi di prestigio dell’Ilva lungo il fronte della tutela ambientale.
Lo sospettano tuttavia di avere intascato denaro per 10mila euro.
Comincia così questa storia, tenuta insieme dalle maledette-benedette intercettazioni andate avanti per nove mesi, nel 2010.
Due anni più tardi Bruno Ferrante, nuovo presidente di Ilva, taglia la testa al toro: “La società  ha interrotto ogni rapporto di lavoro con il signor Girolamo Archinà  che pertanto in alcun modo e in nessuna sede può rappresentare la società  stessa”.
E’ la linea riveduta e corretta impressa alla multinazionale dall’ex prefetto di Milano: patti chiari e amicizia lunga.
Con tutti.
Per “abbassare i toni e essere meno conflittuali”.

Lello Parise
(da “La Repubblica”)

argomento: Ambiente, Lavoro | Commenta »

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