Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
IL PDL PUNTA SU CASCIO, SFIDA A TRE NEL CENTROSINISTRA
Mentre scaldano i muscoli Francesco Cascio e Gianfranco Miccichè, Gianpiero D’Alia, Massimo Russo e tanti altri, la prima campagna elettorale balneare dell’autonomia siciliana comincia a colpi di fioretto all’interno del centrosinistra.
Fra due dei dieci, forse dodici, candidati già in corsa per la successione a Raffaele Lombardo.
Con un fendente di Claudio Fava, l’ex eurodeputato di Sel, coordinatore nazionale del partito di Vendola, diretto contro Rosario Crocetta, l’eurodeputato del Pd che arriva dalle lotte a mafia e racket, accusato di non avere «mai espresso un commento critico su Lombardo, nemmeno sui suoi ultimi indecenti atti».
Un modo per chiamare a raccolta «chi vuol davvero rompere col vecchio sistema», a cominciare dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, destinatario di un appello di Fava lanciato forse nell’ora sbagliata perchè, mentre lui si augurava «di condividere con Italia dei valori la battaglia alternativa e di liberazione della Regione», le agenzie rilanciavano la notizia su Vendola pronto a stracciare la foto di Vasto, annunciando a Bersani «un sì all’alleanza con l’Udc» e bollando Di Pietro di «populismo».
Quanto basta per capire quanto questa campagna balneare sia intercettata da un dibattito nazionale che rischia di spiazzare perfino i candidati già partiti in quarta.
Crocetta non si lascia condizionare, definisce la sua «una candidatura popolare che parte dalla gente» invitando Fava e tutta l’area alle primarie, deciso in alternativa a restare in sella.
Anche contro il suo partito.
O davanti alle perplessità del capogruppo Pd all’Assemblea Antonello Cracolici, critico con la «fiera delle vanità » e soddisfatto dal salto di Vendola, anche perchè una delle strategie alle quali si pensa, dopo gli infondati boatos su Ivan Lo Bello e Piero Grasso, è proprio quella di «una larga maggioranza in grado di reggere la botta in arrivo su una Regione destinata comunque a ridurre la spesa del 20%, con i tagli di servizi essenziali».
È l’amaro quadro che si prospetta per il nuovo governatore chiamato ad amministrare una Sicilia lasciata con tanti nodi irrisolti, dal rischio default alla bloccata spending rewiew.
E «una larga maggioranza» non potrebbe non coinvolgere per larga parte del Pd proprio l’Udc richiamata da Vendola, un tempo qui egemonizzata da Totò Cuffaro, ma oggi guidata in Sicilia da Gianpiero D’Alia, l’ex sottosegretario all’Interno, dai suoi amici dato in pole position.
Un dibattito che non esalta Stefania Prestigiacomo, l’ex ministro per l’Ambiente, ieri pronta a scuotere il Pdl perchè faccia sua la candidatura dell’autonomista Gianfranco Miccichè.
E lui parla con Angelino Alfano. Ma sarà dura.
Perchè, da una parte, il Pdl ufficiale potrebbe convergere su Francesco Cascio, determinato presidente dell’Assemblea spesso in questi anni in aperta contrapposizione con Lombardo e i suoi sostenitori.
E c’è pure Giuseppe Castiglione, il vicepresidente delle Province italiane.
Mentre risorge sempre da «tecnico» papabile Roberto Lagalla, il rettore di Palermo.
Dall’altra, freme un pezzo di Pdl che con la candidatura di Vincenzo Leontini s’avvicina al Pid di Rudy Maira e Saverio Romano, l’ex ministro appena assolto.
Un turbinio dal quale prende le distanze Gaspare Sturzo, il magistrato dei «liberi e forti», pronipote del sacerdote che nel 1919 fondò il Partito Popolare.
Anche lui in corsa, come i bastian contrari dei grillini, qui incerti sul nome da candidare, forse orientati su un geometra nisseno, Giancarlo Cancellieri, nessuna parentela col ministro.
Mentre affilano le lame i leader dei «Forconi», gli indignados spaccati in due aree, una delle quali aperta al partito della rivoluzione di Sgarbi che lancia un acuto e candida niente di meno che Franco Battiato, il cantautore che sui blog figura, però, come sponsor di Claudio Fava.
Felice Cavallaro
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LE TESI DEI PM MENTRE FORMIGONI CAMBIA AVVOCATO
L’avvocato di Roberto Formigoni rinuncia al mandato. 
E ora è da capire se il mutamento significhi anche un cambio di strategia del presidente pdl della Regione Lombardia, indagato per l’ipotesi di corruzione aggravata nell’inchiesta sui 60 milioni di euro pagati dalla Fondazione Maugeri ai mediatori Pierangelo Daccò e Antonio Simone per le loro «consulenze» nei rapporti contabili con la Regione.
Una settimana fa Formigoni dichiarò di voler rispondere alle domande per le quali i pm lo invitavano a comparire sabato scorso, in un interrogatorio per il quale il giorno prima chiese alla Procura solo un breve differimento e offrì in cambio la propria disponibilità a un’altra data ravvicinata.
Adesso, invece, l’avvocato Salvatore Stivala, che venerdì scorso aveva appunto rappresentato questa richiesta coerente con l’approccio di replicare nel merito alle accuse mosse dalla Procura, esce dal procedimento: lo si ricava dal deposito in cancelleria della sua irrevocabile rinuncia al mandato difensivo di Formigoni, con il quale sono notori gli ottimi rapporti.
Il governatore, che fino a ieri non aveva ancora nominato un nuovo legale, deve dunque ora decidere se mantenere l’orientamento di rispondere all’interrogatorio conoscendo solo la contestazione, oppure se mutare linea e riservarsi di farsi interrogare soltanto alla chiusura delle indagini dopo il deposito di tutti gli atti d’indagine.
Gli addebiti elencati dai pm scendono nel dettaglio dei benefit da quasi 8 milioni di euro (viaggi, soggiorni, lo sconto su una villa, l’uso esclusivo di tre yacht, sostegni elettorali) pagati da Daccò agli amici Formigoni e Alberto Perego nelle misure sintetizzate nello schema qui sopra, e sembrano eccedere di parecchio la «cortesia» di qualche weekend o le compensazioni di «vacanze di gruppo».
Inoltre per la prima volta compare in una contestazione dei pm un riferimento esplicito a Cl: circa i 70.000 euro spesi da Daccò per l’organizzazione di cene e convention nel corso del Meeting di Rimini. Infatti, la Procura le qualifica «occasioni volte a promuovere consenso elettorale» non solo «per Formigoni», ma anche «per il movimento di Comunione e liberazione».
Il governatore, Perego, definito dai pm «”capo-casa” di Formigoni», il direttore generale dell’assessorato alla Sanità Carlo Lucchina, Umberto Maugeri e il suo ex manager Costantino Passerino sono accusati di essersi accordati dal 2011 da un lato affinchè Daccò e Simone ricevessero dal polo della sanità privata Fondazione Maugeri compensi per 60 milioni, parte dei quali impiegati appunto per procurare le elencate «utilità economiche» a Formigoni; e dall’altro lato, in cambio, affinchè la Giunta regionale presieduta da Formigoni, su proposta di Lucchina, includesse tra le «funzioni non tariffabili» quelle di «riabilitazione di alta complessità » e di «qualità nella riabilitazione», così costruendo su misura parametri di liquidazione che assicurassero alla Maugeri 12 milioni di euro nel 2002, 15,6 nel 2003, 17 nel 2004, 19,2 nel 2005, 22,7 nel 2006, 24,3 nel 2007, 23,7 nel 2008, 25,1 nel 2009, 26,4 nel 2010 e 20 milioni nel 2011.
Luigi Ferrarella
(da “Il Corriere della Sera“)
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DELLA PROCURA DOPO APPROFONDIMENTI INVESTIGATIVI E L’ACQUISIZIONE DI CARTE E DELIBERE
E’ una tranche di Linea d’Ombra, l’inchiesta sulle collusioni tra la camorra e la politica a Pagani, sfociata nell’arresto dell’ex sindaco e consigliere regionale Pdl Alberico Gambino, attualmente sospeso dalla carica elettiva.
E’ l’indagine sul falso tesseramento del Pdl a Salerno e in provincia, culminata nell’acquisizione dei tabulati di circa 25mila iscrizioni.
Nell’ambito di questo procedimento Edmondo Cirielli, deputato Pdl e presidente della Provincia di Salerno, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati.
Lo anticipa la versione on line del quotidiano La Città .
La decisione della Procura di Salerno guidata da Franco Roberti sarebbe arrivata dopo alcuni approfondimenti investigativi.
In questi mesi i carabinieri hanno acquisito carte e delibere del Palazzo Sant’Agostino. Nel mirino dell’inchiesta condotta dal pm della Dda Vincenzo Montemurro ci sarebbero — scrive La Città — gli atti relativi all’affidamento di alcuni lavori di manutenzione stradale e di una fornitura a una cooperativa sociale di Nocera Superiore.
Ai primi boatos Cirielli ha replicato con una nota ufficiale: “Apprendo da fonti giornalistiche di un’indagine a mio carico per la vicenda del tesseramento del mio Partito, e mi sembra logico, atteso che ne sono il leader. Non conosco, ovviamente, i contorni della vicenda ma so per certo che ho sempre rispettato la legge, per cui chiederò di andare dai magistrati per chiarire qualsiasi eventuale dubbio che potrebbero nutrire sul mio operato. D’altro canto — prosegue Cirielli — la mia posizione sulla giustizia non cambia di certo: sono garantista ma rispetto la Magistratura e ho fiducia nella sua azione complessiva. Non credo a teorie complottiste e sono convinto che ci si debba difendere nei processi e non dai processi”.
Delle 25mila tessere staccate nel salernitano, la quasi totalità farebbero capo a Cirielli e ai suoi referenti territoriali, tra i quali era annoverato anche Gambino.
Solo 3000 sarebbero attribuibili all’ex ministro Mara Carfagna.
Vincenzo Iurillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
PREVISTO UN RIBASSO DEL 2,8%: “NON ACCADEVA DAGLI ANNI TRENTA”…LE PREVISIONI DANNO UNA ULTERIORE DISCESA NEL 2013
Quest’anno si registrera’ in Italia il peggiore calo dei consumi dal dopoguerra
ad oggi. E’ quanto emerge dal Rapporto sulle economie territoriali ed il terziario di mercato presentato da Confcommercio.
In particolare, secondo le stime della confederazione, i consumi delle famiglie dovrebbero scendere nel 2012 del 2,8%.
Si tratta, ha spiegato il direttore dell’Ufficio studi, Mariano Bella, ”del dato peggiore nella storia repubblicana in termini di consumi pro capite”.
Consumi che continueranno a scendere dello 0,8% anche nel 2013.
L’ufficio studi di Confcommercio ha rivisto al ribasso anche le stime sul prodotto interno lordo.
Le nuove stime indicano un calo del Pil per il 2012 del 2,2% (dal -1,3% di marzo). Anche il 2013 peggiora: se nei mesi precedenti Confcommercio aveva previsto un pareggio, oggi stima una riduzione dello 0,3%.
«Il livello del Prodotto interno lordo in Italia «sta raggiungendo i suoi minimi storici», ha affermato Mariano Bella.
I picchi negativi, spiega, si sono raggiunti tra aprile-giugno e saranno riaggiornati tra luglio e settembre 2012.
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
I PATRIMONI PRODOTTI DALLA BOLLA IMMOBILIARE IN PATRIA….MA SOLO IL 28% HA FIDUCIA NELL’ECONOMIA NAZIONALE
Più di un milione di milionari: secondo l’ultimo Hurun Report, pubblicato ieri a Shanghai assieme al Gruppo M Knowledge, che fa la fotografia dei ricchi cinesi, quest’anno il Paese registra il più alto numero di milionari mai visto.
Hanno superato il milione raggiungendo quota 1,020,000, un aumento del 6,3% rispetto al 2011.
Ovvero, dice Hurun, un cinese ogni 1300 è milionario: il tetto minimo per entrare in classifica è fissato a 10 milioni di yuan, pari a 1.3 milioni di euro, e comprende tutta la fortuna dei diretti interessati, in beni mobili, immobili e liquidi.
Ci sono anche i super-ricchi, ovvero quelli con più di 100 milioni di yuan — una fortuna di 130 milioni di euro o più — che hanno raggiunto quota 63,500: di nuovo, un discreto aumento: 5,3% in più dello scorso anno.
Nell’ordine, le città interessate da questo fiorir di milionari sono Pechino, con 179,000 (e 10,500 superricchi), poi l’intera regione urbana del Guangdong che ne vanta 167,000 (di cui 9,500 super-ricchi) e terza arriva Shanghai, con 140,000 milionari e 8,200 multimilionari (Hong Kong, Macao e Taiwan non rientrano nello studio).
Queste fortune sono state fatte nella stragrande maggioranza nell’immobiliare, e l’aumento dei paperoni cinesi è dovuto all’inflazione immobiliare, che non ha risentito significativamente dei tentativi del governo centrale di riportarne i prezzi a più miti consigli.
Secondo l’Ufficio nazionale di Statistica cinese, infatti, nel corso del 2011 l’immobiliare è aumentato del 13,7% in tutto il paese, e del 21% per i prezzi dell’immobiliare di lusso, consentendo quindi a chi ha investito nel mattone di vedersi aumentare il capitale a sua disposizione senza aver bisogno di fare nulla.
La metà dei ricchi possiede un’azienda (non è specificato in quale settore) e l’altra metà vive di investimenti — in Borsa e nel mercato immobiliare, per l’appunto.
Ma c’è anche un gruppo chiamato dei «colletti d’oro», o executives di alto livello.
Il sondaggio cerca di analizzare chi sono e cosa amano fare i ricchi cinesi, e ci mostra che al primo posto per i consumi dei ricconi ci sono i viaggi: in patria, in particolare nell’isola tropicale di Hainan, e nelle terre pre-himalayane e sub-tropicali dello Yunnan (ai confini con Vietnam, Laos e Birmania) e Hong Kong.
All’estero si riconfermano le mete ambite degli scorsi anni: la Francia, dove i cinesi accorrono per acquistare alta moda, vini famosi (e l’occasionale vigneto) e familiarizzarsi con la migliore cucina francese, seguita dagli Usa e dall’Australia, queste ultime due privilegiate anche per l’educazione dei figli. Infatti, l’85% dei ricchi manda o manderà i figli a studiare all’estero, una percentuale che sale al 90% se si interpellano i ricchissimi.
Per studiare si spedisce la prole in America, in Canada e in Gran Bretagna, seguite dall’Australia.
Per vivere, ed emigrare in modo più permanente, si scelgono invece gli Stati Uniti, Singapore (dove il regime d’immigrazione nei confronti dei cinesi al momento è piuttosto aperto), e il Canada (dove sono state già imposte alcune restrizioni, dopo un iniziale entusiasmo).
Tornando agli investimenti e alle spese, però, di nuovo è l’immobiliare che la fa da padrone: il 60% dei ricchi cinesi lo reputa il miglior posto per piazzare la ricchezza.
La fiducia dei ricconi cinesi nel proprio Paese non è ai massimi livelli, se consideriamo che il 16% di loro è già emigrato, o ha iniziato i preparativi per farlo, e il 44% ha intenzione di farlo quanto prima: un bel 60% del totale dei milionari che vuole lasciare la Cina.
Questo si accompagna a un investimento all’estero crescente, che di nuovo privilegia l’immobiliare, e che in alcuni dei luoghi prediletti dai cinesi sta portando a significative tensioni con i locali, che si ritrovano a gestire un’inflazione crescente esportata dalla Cina, fenomeno visibile in particolare a Singapore e Hong Kong. Questo malgrado il divieto ufficiale a esportare più di 50,000 yuan (circa 6300 euro) l’anno a persona — ma i ricchi che vogliono fare le cose in modo legale «acquistano» il numero di carta di identità dei meno abbienti, prendendo a prestito il potere di esportazione di contante da chi il contante non ce l’ha, e trasferendo fondi.
Molti altri, invece, arrivano a Hong Kong con valigie piene di soldi, e da lì vedono come sbrigarsela.
Del resto, i ricchi cinesi, che abbiano la valigia in mano o meno, sono piuttosto preoccupati dell’andamento economico nazionale: soltanto il 28% di essi si è detto ottimista al riguardo: nel 2011, gli ottimisti erano il 54%.
Ilaria Maria Sala
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
CON LA CRISI CRESCE IL SENTIMENTO NAZIONALISTA CHE PREMIA LA DESTRA POPULISTA
Oggi Jukka ha bisogno di «sisu». I finlandesi la chiamano così: forza,
coraggio, razionalità , voglia di lottare quando le forze sembrano non esserci più.
E’ l’ultimo giorno nell’ufficio al centro di ricerche della Nokia di Ruoholathi, tre fermate di metro dal centro di Helsinki.
«Dalla prossima settimana mi sposto nella sede centrale. Hanno detto che non c’era alternativa».
L’enorme palazzo ecosostenibile è ormai deserto. Le porte sono serrate, le luci spente, qualche parete di vetro comincia a mostrare i segni dell’incuria.
A giugno il gruppo ha annunciato un piano di ristrutturazione che costerà il posto a diecimila persone in giro per il mondo.
Il simbolo industriale della rinascita finlandese del dopo guerra fredda e della recessione seguita al crollo degli scambi con la fu Unione Sovietica, paga il conto della concorrenza spietata di Apple e Samsung.
Nokia taglia, eppure sul viale alberato che costeggia l’isolato tutto procede con apparente tranquillità .
All’Itameren Helm c’è chi approfitta dell’ultimo sole dell’estate per godersi una birra. Il proprietario, un immigrato indiano, alza le spalle: «Mi mancano i clienti nel week-end, ma non mi lamento».
Le mamme passeggiano, i ciclisti sfrecciano sulla ordinatissima ciclabile. Internet impazzisce per buffi passeri colorati, gli «Angry Birds» di Rovio, la letteratura mondiale consacra Sofi Oksanen e i suoi romanzi.
Il Giappone d’Europa, la patria intoccata della tripla A, non si arrende alle difficoltà . E’ lo spirito «sisu» che permise ai finlandesi di tenere testa ai russi nel 1940.
Di fronte al disastro spagnolo, alla tragedia greca, alle ricette imposte a Irlanda e Portogallo quel che accade qui non è ancora nulla.
Il Pil quest’anno crescerà dell’1,5%, il deficit è sotto controllo, la disoccupazione è all’8%, i consumi interni tengono.
La Finlandia resta il Paese in Europa con la più alta spesa per la ricerca in rapporto al Pil, quasi il 4%.
E però quella stessa crescita è la metà di due anni fa, la disoccupazione giovanile sfiora il 20%, il tasso di invecchiamento della popolazione minaccia la tenuta del sistema pensionistico, il debito pubblico è 8 punti superiore a tre anni fa.
L’ultimo rapporto Ocse ha sottolineato la crisi dell’export di un Paese povero di materie prime: dal +7,8% del 2010 l’anno scorso è crollato a -0,8%, quest’anno dovrebbe risalire al 2,2%.
La Banca centrale ha dedicato gran parte del suo ultimo rapporto all’enorme scarto fra i prezzi (troppo alti) delle case e gli affitti.
Il governo ha pianificato la costruzione di due centrali nucleari, ma intanto il progetto finanziato insieme ai francesi di Areva è in stallo, sepolto da polemiche e ritardi tecnici.
L’anno scorso la politica ha dovuto fare i conti con uno scandalo che ha fatto esplodere al 20% i consensi di un partito populista, xenofobo e antieuropeista che fino ad allora era rimasto ai margini della vita pubblica, i «veri finlandesi».
Il leader si chiama Tino Soini, è cattolico, un mix fra Beppe Grillo e Umberto Bossi.
I più critici, come il ministro degli Affari europei Alexander Stubb, interpretano il boom di Soini come la reazione alla scarsa disciplina di alcuni partner europei e alla crisi dell’Eurozona.
In Finlandia oggi al governo c’è un’inedita maggioranza destra-sinistra, per metterla insieme ci sono voluti due mesi.
Per tenere in ordine i conti pubblici, anche i finlandesi stanno tagliando le spese.
A pochi mesi dalle elezioni amministrative, in Parlamento si discute una riforma che – in nome del rigore finanziario – punta a dimezzare gli attuali 330 Comuni.
Nonostante i sacrifici, i sondaggi dicono che la «strana maggioranza» guidata dal giovane Jyrki Katainen gode di ampio consenso e che i voti di Soini calano.
Merito a quanto pare della scelta di non nascondere le difficoltà e la fermezza con la quale si è posto rispetto alle crisi greca espagnola: il via libera di Helsinki al pacchetto di aiuti europeo è stato condizionato alla firma di due accordi bilaterali che vincolano Atene e Madrid a offrire al governo finlandese garanzie reali.
«Negli anni novanta abbiamo dovuto fare scelte drastiche. Come allora abbiamo bisogno di un nuovo slancio», dice spesso Katainen.
Alessandro Barbera
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
LA CANCELLIERA TEDESCA DEVE CONIUGARE EURO E INTERESSI TEDESCHI
«Se esistesse ancora la Ddr, lei sarebbe stata capace di conquistare il posto di numero uno», dicono di lei i critici più maligni, nel suo partito.
«Chi la sottovaluta, la ritiene solo una tatticista abile ma debole e vuole sfidarla ha già perso il duello», ribatte Gerd Langguth, il suo biografo più autorevole.
All’inizio della crisi dell’euro lei negava ogni concessione, passo per passo ha ceduto su questioni chiave.
Più lenta rispetto alla crisi, per trascinarsi dietro i tedeschi.
Adesso nella tempesta perfetta continua a difendere gli interessi di Berlino, ma si è avvicinata in modo decisivo a Draghi, Monti e Hollande.
Fa ancora muro contro la licenza bancaria e quindi crediti illimitati per il nuovo fondo salva-Stati, l’Esm, sa di essere più debole di prima rispetto ai due Mario e all’Eliseo. Rischia forte su due fronti, mette in gioco la sua immagine internazionale quanto il suo potere a casa, come in una duplice roulette russa con gli elettori e gli alleati, lei cui fans e detrattori attribuiscono tanto istinto e voglia di potere.
Rischia consapevole una “no win situation”: se il salvataggio dell’euro fallisce il resto d’Europa la vedrà come prima colpevole, se costerà troppo ai contribuenti federali la Germania le volterà le spalle.
Certo, parliamo di lei, Angela Merkel.
Non è davvero invidiabile, la posizione della “donna più potente del mondo” temuta e spesso anche odiata tra la gente a sud delle Alpi e a ovest del Reno, ma vista non senza diffidenze e paure a casa.
Ancora una volta, lei l’apparente tatticista incerta di fino a ieri reagisce sfoderando carattere d’acciaio e coraggio di tentare svolte.
Decisionista e amletica insieme, qui un sì e là un no a Monti, chi sa quanta tensione si tiene dentro, celata da sorrisi di circostanza.
Per due volte – venerdì e domenica – con i segnali lanciati ai telesummit con Hollande e Monti – ha imposto una doccia fredda agli elettori: supremazia Bundesbank un corno, la Bce è ind ipendente da tutti, anche da Jens Weidmann e dai suoi falchi, e per la salvezza dell’euro va fatto tutto il possibile.
Segnali a distanza, dalle vacanze semplici in Alto Adige, poi per rassicurare a casa il no alla licenza bancaria per l’Esm.
Tra gite e trekking con Reinhold Messer come guida, “Angie” cerca, probabilmente invano, di scacciare lo stress.
Tiene duro, o ci prova. La svolta non è totale, ma fa riflettere.
Fino a ieri appariva temporeggiamento tattico, per poi cedere poco a poco a Parigi o Roma senza traumatizzare gli elettori.
Ora non più: «sa dove vuole andare, non spera più nella Grecia, ma ritiene che se l’euro fallisce sarà la catastrofe totale», dice di lei il professor Michael Stuermer, un duro ortodosso, ex consigliere di Kohl.
«Sta cambiando e come fece Kohl mostra di non temere frizioni con la Bundesbank.
Quell’immagine di leader tiepida verso l’Europa se l’è scrollata di dosso, e sta imparando ad affrontare le spinte populiste », incalza Karl Lamers, un altro ex del team del cancelliere della riunificazione, ma leader del fronte delle colombe.
Conversione da patriota ad europeista, o adattamento allo Zeitgeist, uno spirito dei tempi che attorno alla “fanciulla dell’est”, con Hollande e Monti al posto di Sarkozy e Berlusconi, è cambiato come un nuovo vento?
Forse nelle scelte dure di Angela Merkel in questi giorni c’è qualcosa di entrambi gli elementi.
Abilità tattica e ricerca di alleanze per restare leader si esprimono in modo nuovo. Audacia seminascosta, come quando studentessa nella Ddr rispettava il regime, ma a Mosca o Varsavia si procurava al nero dischi dei Beatles o pamphlets di Solidarnosc. Non è da ieri che mostra un carattere capace di svolte e strappi temerari.
Come quando lei per prima nel partito denunciò il padre e mèntore Helmut Kohl per lo scandalo dei fondi neri.
Quando, a una Cdu che tra i partiti fratelli in Europa ha quello di Orbà n, impose col “Programma di Berlino” una netta svolta a sinistra, mano tesa ai sindacati, ai migranti e alle coppie di fatto etero e gay.
O quando – lei che credeva nel nucleare – dopo Fukushima, cogliendo la paura della gente, ha scelto di spegnere i reattori.
Sorriso impassibile, arrivo puntuale alla prima del festival wagneriano di Bayreuth con l’abito scollato (ma vecchio di dieci anni, sul guardaroba si risparmia), Angie finora ha vinto, o superato le sconfitte, con questo understatement sempre all’attacco. Stress nei momenti difficili affrontato a sera con una rara sigaretta e un bicchiere di Sauvignon.
A volte anche con humour. Se la intervisti e il registratore ti s’inceppa, lei sorride e cerca subito di riavviartelo.
Se la incontri a un ricevimento a Washington con politici vip americani a braccetto e lei sa che scrivi per Repubblica, per spiegare agli ospiti chi sei dice sogghignando “tranquilli, è solo una spia di Berlusconi”.
Guanto di velluto e mano d’acciaio.
La mostrò in tanti summit europei, ma anche a Bush chiedendo la chiusura di Guantanamo, e a Putin denunciando la repressione.
Ma questa volta la sfida di Angie è più difficile: non è una grande comunicatrice, e ha fretta di spiegare al suo popolo che la solidarietà con gli altri europei conviene anche alla Germania globale e forte, con una donna al comando.
Potrebbe anche non riuscirci, e tornare rigida o perdere.
Allora magari in mancanza di meglio qui rimpiangeremmo un po’ i suoi moniti, i suoi enigmatici sorrisi, persino i suoi “nein”.
Andrea Tarquini
(da “La Repubblica”)
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
INTERROTTI I DISCORSI DEI LEADER SINDACALI… CAMUSSO: “SI E’ RUBATA LA PIAZZA AI LAVORATORI”
L’irruzione di un gruppo di circa 150 persone ha bloccato la manifestazione sindacale
prevista per oggi a Taranto con la partecipazione dei leader nazionali Angeletti, Bonanni e Camusso.
Il gruppo, formato principalmente da Cobas di Taranto e Brindisi, è giunto nel cuore della piazza a bordo di un furgoncino.
Hanno lanciato fumogeni colorati. Sono stati invitati dagli organizzatori della manifestazione sindacale a prendere la parola dal palco.
Si tratta di formazioni che sostengono la necessità di chiusura immediata dell’Ilva per interrompere la diffusione di inquinanti e contestano la posizione dei sindacati che vogliono salvaguardare lavoro e ambiente.
Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa hanno impedito che i contestatori raggiungessero il palco.
Ma la situazione era tale da impedire la prosecuzione della manifestazione. L’interruzione è avvenuta durante l’intervento del segretario Fiom Landini. Impossibile per i leader sindacali proseguire i discorsi.
Susanna Camusso ha sottolineato: “Così si è rubata una piazza ai lavoratori”. «Erano anni che non si vedeva una manifestazione di questo genere. È stato un errore interromperla».
È il commento del segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, sulla contestazione di Cobas e centri sociali che ha interrotto e fatto concludere anticipatamente a Taranto la manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil.
«La nostra controparte è l’Ilva – ha aggiunto – noi siamo per unire la città . La Fiom non nasconde che c’è un problema di recuperare il rapporto con i lavoratori. Ma per il fatto che la magistratura debba supplire alla politica, non si può dimenticare quello che non ha fatto la politica in passato».
La manifestazione è ripresa, ma ci sono stati nuovi scontri.
(da “La Stampa“)
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Agosto 2nd, 2012 Riccardo Fucile
L’EX GOVERNATORE DELLA SICILIA: “SMETTO CON LA POLITICA, MA L’MPA FARA’ IL 20%”
Presidente Lombardo, cosa farà adesso che si è dimesso? Si ritira nella sua casa di campagna in contrada San’Antonino, in provincia di Catania? Farà come Cincinnato in attesa di essere chiamato dalla politica?
«Macchè, basta con la politica. Cincinnato aveva 40 anni e io ne ho 62. Sono gli altri, i giovani autonomisti che devono andare avanti. Io sto fuori, mi voglio finalmente godere il mio “buen retiro” dove ho sette specie di galline e da lì osservare lo spettacolo esilarante di una campagna elettorale dove i candidati sono più dei partiti. Ma lei lo sa che nei 4 anni in cui sono stato presidente siciliano ci sono andato tre volte?».
Difficile credere che lei smetterà di fare politica. Non si candida alle regionali e nemmeno alle prossime politiche?
«Esatto. Certo darò un contributo agli amici che me lo chiederanno, andrò un po’ in giro. Anche se mi e ci descrivono come brutti, sporchi e cattivi, il movimento politico che ho fondato non scomparirà , anzi sono sicuro che avrà un ottimo risultato. Prevedo un 20% e non si chiamerà più Mpa ma il partito dei siciliani».
Darà un contributo, sia lei sia le persone che in questi anni ha assunto, soprattutto nelle Asl e nel settore della sanità ?
«Smettiamola con questo tormentone. Durante la mia presidenza non c’è stata una sola assunzione ingiustificata. Tutte le persone nominate negli enti ospedalieri e per le cariche dirigenziali delle Asl andavano nominate perchè bisognava riempire caselle lasciate vuote in seguito a dimissioni o a pensionamenti. Se non lo avessi fatto commettevo il reato di omissione d’atti d’ufficio».
Ma sono tutti targati “LombardoMpa”?
«Ancora con questa storia del clientelismo… Senta, non facciamo gli ingenui o gli ipocriti. Tutti facevano segnalazioni, e quando dico tutti dico proprio tutti, deputati, senatori di tutti i partiti, nessuno escluso. Le dico di più: le segnalazioni sono arrivate anche da fuori il mondo politico, dal mondo degli imprenditori, delle forze dell’ordine, della chiesa, ma non ci trovo nulla di scandaloso se viene segnalato un bravo professionista. Anche lei poteva segnalarmi una persona meritevole… Qui adesso mi vogliono far passare per il diavolo mentre gli altri sono tutti delle verginelle. Ma su, finiamola con i luoghi comuni! Si è urlato allo scandalo perchè, prima di dimettersi, ho nominato il nuovo assessore alle Autonomie e all’Energia. Era però necessario: il primo deve occuparsi delle elezioni regionali del 28 e 29 ottobre, il secondo dell’emergenza dei rifiuti, con tutto quello che sta succedendo nella discarica di Bellolampo a Palermo».
La Regione ha un buco nel bilancio di oltre 5 miliardi, la spesa sanitaria nel 2011 è aumentata del 7,36% rispetto all’anno precedente, i dipendenti sono 28 mila, i forestali un esercito...
«Intanto la Regione Siciliana non si trova in una situazione peggiore di molte altre Regioni. Per non parlare dei conti dello Stato, che ci deve un miliardo e ha utilizzato i nostri fondi Fas. Molte spese sono state tagliate, la spesa corrente è la stessa del 2011. Poi io mi sono trovato tutti questi dipendenti regionali, che dovevo fare? Ammazzarli, buttare per strada migliaia di padri di famiglia, gettando un cerino in una polveriera sociale? C’è tanta disinformazione, un’aggressione criminale nei miei confronti per uccidermi politicamente. Un morto che cammina, ma io mando tutti a quel paese. Allora è meglio separarci e vediamo se riusciamo a camminare con le nostre gambe».
Qual è stata la sua più grande amarezza?
«Intanto l’accusa di collusioni mafiose che dimostrerò essere falsa. Io non sono stato nemmeno ascoltato dai magistrati e prima ancora di ricevere un avviso di garanzia sono stato fucilato sulla pubblica piazza dai media. Poi c’è un’amarezza personale dovuta al tradimento di alcuni amici. Mi riferisco soprattutto a Nicola Leanza che era venuto da me piangendo quando nessuno voleva più candidarlo e invece con me è diventato segretario e capogruppo regionale dell’Mpa, deputato nazionale, presidente facente funzione della Regione. Ora è ritornato tra le braccia di Casini e di un partito che vuole mettere gli artigli sulla Sicilia. Ma Casini sappia che si è messo in casa un traditore, un trasformista, un quaquaraquà . Forse vanno cercando gente simile, degli ascari che predicano il rinnovamento e sono stati alla corte siciliana di Cuffaro fino a quando Cuffaro è caduto in disgrazia. Lui, Casini, è stato il beneficiario degli anni in cui l’Udc ha governato in prima linea la Regione Siciliana. Sono stati gli anni delle assunzioni facili e degli sprechi, che noi abbiamo cercato di correggere. Ora vediamo cosa metterà in campo, s’avanza un certo D’Alia: è il frutto del patto tra Bersani e Casini, una merce di scambio per compensare Casini che aspirava a fare il premier, il presidente della Repubblica… Come quando ai bambini si danno 10 euro più cinque caramelle. Magari gli faranno fare pure il presidente di una due Camere, più la Sicilia».
Questo è veleno puro.
«No, è la pura verità . Casini non vede l’ora di mettere le mani sul malloppo cuffariano in tutti i sensi».
Che intende?
«Oltre che i voti, lui e i suoi alleati vogliono scambiare la Sicilia con i petrolieri e i grandi gruppi imprenditoriali. Conosco poche persone che disprezzano la Sicilia come Casini».
Lei chi metterà in pista?
«Il mio assessore Russo, un ex magistrato antimafia. Secondo me, di fronte alla frammentazione di tutti i partiti e gli schieramenti, ha qualche chance di vincere se riuscirà a far conoscere la rivoluzione che ha fatto nella sanità ».
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
argomento: elezioni, Politica | Commenta »