Febbraio 8th, 2013 Riccardo Fucile
INDENNITà€ AI SENATORI, PRELIEVI IN CONTANTI, VERSAMENTI AL SIN.PA, BONIFICI A SOCIETà€ VICINE, CARTE DI CREDITO, VIAGGI, CENE E REGALI
Dodici milioni di euro pubblici bruciati in quattro anni. 
Soldi dei contribuenti versati al gruppo della Lega Nord di Palazzo Madama come rimborsi elettorali e spesi “principalmente per contributi vari per indennità ai senatori (oltre agli stipendi per l’attività parlamentare, ndr), prelievi in contanti, versamenti al Sinpa (il sindacato di Rosi Mauro, ndr), numerosi bonifici a diverse società ” tra cui la Pontida Fin, la cassaforte finanziaria del Carroccio che poi gira oltre un milione di euro alla scuola Bosina fondata e diretta da Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi.
E poi carte di credito per viaggi, cene, regali, “spese varie” per centinaia di migliaia di euro, acquisti in negozi di abbigliamento, alberghi, telefonini.
LA BELLA VITA
La bella vita romana dei senatori padani è stata meticolosamente scandagliata dagli analisti della Price Water House nella relazione sui conti del partito conclusa il 19 aprile 2012 e consegnata da Domenico Aiello, avvocato della Lega di Roberto Maroni, ai pm che indagano sull’uso dei fondi pubblici da parte dei leghisti nel periodo compreso tra il 24 aprile 2008 e il 27 aprile 2012.
Una relazione che ha portato gli inquirenti a svolgere accertamenti sui singoli senatori su indicazione della stessa Price che non ha potere di compiere indagini.
Analoghe indagini sono in corso sul gruppo della Camera e sulla movimentazione dei conti aperti al Banco di Napoli intestati ai leghisti di Montecitorio.
IL RIMBORSO FORFETTARIO
Le tre relazioni svolte dalla Price (sui conti di via Bellerio, del gruppo alla Camera e di quello al Senato) si limitano all’analisi delle movimentazioni finanziarie e indicano le “incongruenze riscontrate” sulle quali solo la magistratura può compiere indagini. Ricostruire il flusso di dodici milioni di euro (per l’esattezza 11.964.750 in entrata e 11.753.744 in uscita) non è cosa semplice.
In particolare per quanto riguarda le spese.
Dal conto corrente del gruppo accesso alla Bnl di Palazzo Madama ogni mese escono 2.650 euro come “rimborso forfettario” a ognuno dei ventitrè senatori leghisti.
A tutti, inoltre, vengono versati dei generici “rimborsi per attività politica” a marzo 2012 di 4.200 euro come regalo di Pasqua e mille euro a ridosso delle feste di Natale. Compensi che si aggiungono al “rimborso spese di soggiorno” (3.500 euro), al “rimborso delle spese per l’esercizio del mandato” (2.090 euro) e al “rimborso forfettario delle spese generali” (1.650 euro).
Il gruppo del Carroccio però per alcuni senatori fa di più.
A Federico Bricolo, capogruppo al Senato, viene pagato anche l’affitto dell’abitazione romana e affidata una carta di credito Visa con la quale spende 24 mi-la euro per vitto, alloggio e trasporti: “Cene, alberghi e viaggi”, traduce la Price.
Ma ci sono anche acquisti per diverse migliaia di euro da Davide Cenci, nota boutique romana, oggetti di argenteria, articoli regalo e altro.
Anche l’ex tesoriere Piergiorgio Stiffoni (indagato per peculato dalla procura di Roma) ha una carta di credito legata al conto della Lega.
Lui spende in cinque anni 79 mila euro.
E anche lui per lo più tra ristoranti, viaggi e alloggi.
SOLDI AL CAMPIDOGLIO
Tanti poi i “fuori busta” riconosciuti in particolare ad alcuni collaboratori dei singoli senatori: il portavoce di Stiffoni riceve duemila euro mensili fuori busta, stessa cifra versata alla segretaria di Bricolo, Stefania La Rosa, a “decorrere dal mese di ottobre 2009” e di mille euro dall’ottobre 2010.
La Rosa però figura anche dipendente del Comune di Roma. Ma è la Lega che versa i soldi al Campidoglio per i suoi stipendi: il 27 marzo 2012, infatti, dal conto corrente del gruppo al Senato esce un bonifico a beneficio della tesoreria del Comune di Roma per un importo di 27.578,90 euro per “costo del personale, rimborso per comando costo La Rosa anno 2011”.
Anche il collaboratore di Calderoli, Marco Penna, riceve “compensi extra” alla retribuzione della Presidenza del Consiglio .
Contributi anche a Giuseppe Cortese, collaboratore di Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte, ma in carica al gruppo del Carroccio.
LA REGINA DEI COMPENSI
Ma la regina dei compensi è Manuela Privitera, assistente di Stiffoni: riceve 372.482 euro di cui 189 mila in bonifici e 183 mila con assegni a lei intestati.
Ma, scrive la Price, negli importi “non includono i trasferimenti bancari per stipendi e premi di risultato”.
Infatti la Privitera percepisce cinque mila euro mensili di compenso.
Dal gruppo, ovviamente.
Va detto che tutti i senatori coinvolti nel “saccheggio” dei rimborsi elettorali non sono candidati alle prossime elezioni politiche.
Tutti tranne uno: Roberto Calderoli. Che non solo è in lista ma ha la poltrona da Parlamentare assicurata grazie alla sua legge, il Porcellum.
L’ex ministro della Semplificazione al momento “costa” al partito oltre seimila euro al mese per spese che la Price riassume in “vitto e alloggio”.
Oltre a stipendi per i collaboratori personali, segretarie, rimborsi spese, varie ed eventuali.
Per i leghisti che sbarcheranno a Roma, il segretario Maroni ha scelto la guida migliore.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 8th, 2013 Riccardo Fucile
PRIMA CHE IL PARLAMENTO BLOCCASSE TUTTO, I TEDESCHI SI ERANO ACCORDATI PER 2 MILIARDI UNA TANTUM… LA UE RICHIEDE UN’INTESA DELLA SVIZZERA CON TUTTI GLI STATI EUROPEI, QUINDI SE NE PARLERA TRA ANNI
Restituire l’Imu e abolirla con i soldi dalla Svizzera? Solo un’illusione.
L’Unione europea non ha dubbi: i soldi non basteranno.
Berlusconi, leader del Pdl, ha stimato che dall’accordo con la Svizzera si potrebbero ottenere 20 miliardi di euro.
Ma i conti dei tecnici europei sono ben diversi: la stima del gettito atteso da un eventuale accordo si ferma a 2,3 miliardi di euro, scrive La Stampa.
Berlusconi ha parlato di un “flusso per imposta sui capitali di circa 5 miliardi l’anno”, mentre La Stampa riporta il parere dei tecnici di Bruxelles, secondo cui anche solo ottenere un decimo della cifra stimata l’anno sarebbe “un miracolo”:
Restituirò l’Imu… ride un po’ meno
“Il contratto bilaterale prevede che a chi detiene soldi negli istituti elvetici viene data la scelta fra dichiararli e pagare le tasse a casa, oppure restare anonimo e sottoporsi a una ritenuta alla fonte sulle plusvalenze da versare all’Erario di origine.
Come sanatoria per il passato si prevede una tantum pagata dalle banche per liquidare ogni contenzioso pregresso e sbiancare il curriculum degli investitori”.
Intanto è da dicembre che l’accordo è fermo, poichè bocciato dal governo di Mario Monti.
Spetterà dunque al prossimo governo decidere se rimettere mano all’accordo, che comunque potrebbe non essere pronto prima di mesi o anni.
Ma il problema principale, sottolinea La Stampa, non riguarda il quando ma il quanto:
“I tedeschi, prima del marcia indietro, avevano spuntato una tantum di 2 miliardi. L’Italia, spiegano, potrebbe ottenere una cifra analoga, certo non i 20 miliardi di Berlusconi. Quanto al reddito annuale, viene in soccorso l’accordo in vigore tra Svizzera e Ue attualmente in vigore. Qui le banche elvetiche tosano del 35% i ricavi in cambio dell’anonimato, oppure consegnano alle capitali chi opta per l’emersione.
Nel caso italiano, la somma percepita dal Fisco nel 2011 è di 65 milioni.
La nuova intesa allargherebbe la base imponibile. In compenso non è detto che si resti al 35% di imposta, Londra è sotto il 30. Anche supponendo un gettito quintuplicato non si passerebbero i 300 milioni. Totale: 2,3 miliardi, se va bene. Altro che 25″.
(da “Blitz quotidiano“)
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Febbraio 8th, 2013 Riccardo Fucile
UN EXPLOIT DEL 5 STELLE METTEREBBE IN CRISI QUALSIASI ALLEANZA AL SENATO… IL COMIZIO A SAN GIOVANNI POTREBBE DIVENTARE IL COLPO FINALE
Il riepilogo più efficace della cavalcata elettorale fin qui compiuta da Beppe Grillo lo propone un
combattente della “vecchia politica” come Antonio Bassolino: «Lui sta usando uno strumento modernissimo e uno antico con eguale abilità : da anni è in contatto con un numero vastissimo di persone attraverso la Rete ed è l’unico che va in piazza, che ha capito come le elezioni abbiano bisogno di un contatto fisico, piccoli paesi e una piazza storica come San Giovanni a Roma… ».
Una campagna elettorale talmente efficace, quella di Grillo, che in queste ore nelle segrete stanze degli istituti di sondaggio e in quelle dei partiti è in corso un frenetico ricalcolo delle stime previsionali e soprattutto – e questa è la novità – delle proiezioni per i seggi del Senato, la Camera decisiva per gli assetti di governo della prossima legislatura.
Il primo dato, dunque, è un boom elettorale del Cinque Stelle che sarebbe superiore a quello finora rilevato dai sondaggi, un trend che si desume dai dati incrociati tra diversi istituti, su iniziativa di Euromedia Research, da anni dotata di antenne e mezzi finanziari che la rendono affidabile non solo a Berlusconi, che se ne serve.
E la sentenza è questa: «Il Cinque Stelle è il movimento che in questi giorni sta crescendo con più velocità di tutti gli altri».
Un trend non pienamente certificato dai sondaggi e che è alimentato anche da una certa ritrosia degli elettori a “confessare” il voto pro-Grillo.
Una sensazione confermata da uno dei parlamentari più esperti, l’ex dc pugliese Pino Pisicchio, ora con Bruno Tabacci: «Percepisco tra la gente un non-detto che inquieta e mi fa pensare che il risultato di Grillo potrebbe essere superiore a quello finora testato».
E infatti il dato più interessante contenuto nelle proiezioni elaborate dagli istituti è esattamente questo: da qui alla conclusione della campagna elettorale il Movimento Cinque Stelle è accreditato di un ulteriore salto, dall’attuale 14-15%, fino a quote attorno al 20%.
E qui scatta il secondo fenomeno di queste ore: l’operazione-ricalcolo seggi del Senato.
Disciplina molto complessa perchè influenzata da molteplici incognite.
La prima: la difficoltà di disporre di sondaggi regionali attendibili e aggiornati.
La seconda: l’offerta frastagliata come mai e che in alcune regioni fa entrare in competizione per la conquista dei seggi non i soliti due poli (centrosinistra e centrodestra), ma almeno il doppio.
Tutto ciò premesso, se i dati attuali restassero stabili fino allo spoglio elettorale, sia al Pd che al Pdl si calcola che il partito di Bersani potrebbe contare sulla maggioranza dei seggi alla Camera, mentre al Senato sarebbe quasi certamente costretto ad allearsi con l’area Monti per poter raggiungere una solida maggioranza.
Ma si tratta di previsioni basate sui dati attuali e cioè sulla previsione di un Cinque Stelle al 14-15% e di un’Area Monti attestata su unaquota oscillante tra il 12,4% attribuito da Lorien e il 15% di Ipsos.
Se alla fine fosse confermata grosso modo questa percentuale, la Scelta civica di Monti potrebbe contare su 30-40 senatori, la quantità giusta per risultare non solo determinante per la formazione di un governo, ma garantendo anche un margine di sicurezza: sommando i 140-150 senatori attribuibili a Pd-Sel e i 30-40 di Monti-Casini si arriverebbe su quote nettamente superiori a quella necessaria, 158, per la maggioranza a Palazzo Madama.
Ma se l’escalation dei consensi a Grillo e il declino dell’area Monti (quorum dell’8 per cento a rischio in Puglia, persino nel Lazio e in altre regioni) fossero confermati, il ricalcolo in corso nei partiti propone scenari diversi: 40-50 senatori a Grillo, 20-25 all’area Monti.
Con scenari parlamentari diversi da quelli finora immaginati.
E’ per questo motivo che in queste ore cresce, incoffessata, l’attesa negli altri partiti per la manifestazione di chiusura di Beppe Grillo a piazza San Giovanni, fissata alle ore 18 di venerdì: un successo, rilanciato dalle tv a poche ore di chiusura dalla campagna elettorale, rappresenterebbe uno spot davvero “imparabile”.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 8th, 2013 Riccardo Fucile
DA SCILIPOTI A RAZZI, NIENTE TV E MANIFESTI… MINZOLINI: “BISOGNA STARE SUL TERRITORIO”
Mario Tronti, storico filosofo della Classe operaia, classe 1931, Facebook non lo frequenta granchè: «Sono scettico su queste cose virtuali. Preferisco di gran lunga il contatto con i corpi».
Candidato con il Pd, ha un’impostazione solida ma un po’ classica: «Niente teatrini televisivi. Manifesti? No, che cosa odiosa vedersi rappresentati in immagine. Piuttosto ho incontri con il mondo intellettuale, scrivo sull’ Unità e sono aperto a un discorso sulla questione antropologica e sociale».
La giovane candidata del Movimento Cinque Stelle, Roberta Lombardi, classe 1973, si definisce una «smanettona» e ha aderito con entusiasmo a un’iniziativa che unisce il massimo dell’interazione virtuale con il massimo del contatto diretto: «Si chiama “Invita a cena un candidato”.
“Su Facebook chi è interessato ci contatta e noi si va a cena. Stasera in un’osteria di Primavalle mi aspettano una ventina di persone». Niente aragoste e niente cene offerte, inutile dirlo: «Si fa alla romana».
La campagna elettorale cambia.
Pochi comizi, scomparse o quasi le sedi di partito. Vuoti Arci e Case della Cultura. Sono cambiati tempi, media e anche la legge elettorale.
Lo spiega Tronti: «C’è la personalizzazione. Tutto è legato ai candidati premier, gli altri scompaiono. Non che sia un male, per me: questa idea che si vota prima per il partito e poi per i candidati, viene demonizzata, ma ha le sue virtù».
La pensa così un candidato che non potrebbe essere più distante da Tronti, Augusto Minzolini, già direttore del Tg1, candidato con il Pdl: «Contano molto i leader. Noi dobbiamo stare molto sul territorio. E, certo, sulla rete».
Minzolini ha avuto qualche disavventura, con l’account Twitter sospeso per eccesso di virulenza verbale, addebitata poi all’esuberanza del figlio: «Ma quale sospeso, a me non risulta affatto. E comunque la questione è nata per lo squadrismo, lo dico tra virgolette, del mucchio selvaggio di 400 grillini organizzati».
Quanto a Facebook, c’è un «Minzolini fan club» con 13 mila adepti: «Ma non lo gestisco io. È aperto da anni, mi stupisce che ci sia tanta gente che scriva ogni giorno un notiziario su di me».
CasaPound, il movimento appena investito da un’inchiesta giudiziaria, sceglie il Carnevale per la sua campagna: a Firenze Saverio di Giulio e altri militanti sfilano con le maschere di Monti, Berlusconi e Bersani.
Josefa Idem, la campionessa di canotaggio candidata con il Pd, invece, macina chilometri, passando da un’azienda di ceramica di Castelbolognese a un incontro a Novi: «Niente manifesti, è una scelta del partito. Ma io sono stata la seconda più votata in Emilia Romagna e quindi mi conoscono. Meglio andare nei mercati: qui si incontra molta rabbia verso la politica, c’è da faticare per convincerli a votare». Antonio Razzi (Pdl), sorpresa, usa molto la Rete.
La sua pagina Facebook lo vede protagonista, con lettori che lo paragonano a Lincoln e altri – inconvenienti del web – che postano il video di La7 con le sue parole: «Io penso ai cazzi miei».
Razzi si fa «intervistare» in un video da una voce off, con sfondo di alberi brulli. È «il mio programma». Comincia così: «Nella mia Regione manca tante cose. Siamo fortunati di avere una regione dove ha il mare e ha la montagna».
Poi enumera i suoi impegni in Abruzzo: il volo Zurigo-Pescara, i tornei di tennis e calcio di Francavilla a Mare e Montesilvano per i terremotati.
Domenico Scilipoti, l’altro protagonista del ribaltone filoberlusconiano, preferisce andare sul campo, in Calabria, dove è stato candidato tra le polemiche: «Sono stato a Rosarno, Polistena, Gioia Tauro, Cotrone».
Cotrone? «Sì, scusi, come si chiama?». Crotone? Cotronei? «Senta… Comunque ho messo già due uffici qui e sarò presente almeno due volte ogni dieci giorni».
Scilipoti batte il territorio: «Sono appena stato alla discarica Petrosi di Casignana e ho parlato con il commissario ai rifiuti: subito risolto, una grande vittoria».
Tra le battaglie in corso, la restituzione dei resti del brigante Villella: «Sono ingiustamente custoditi a Torino: li riporterò in patria».
Alessandro Trocino
(da “Il Corriere della Sera“)
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Febbraio 8th, 2013 Riccardo Fucile
“CON UN NUMERO RISTRETTO DI INTERVISTATI I MARGINI DI ERRORE SONO ANCHE DEL 5% INTERNO”… INTERVISTE A TELEFONI FISSI E NON MOBILI
Mentre sui grandi numeri ci si gioca il governo, sui piccoli c’è in gioco la sopravvivenza. 
“L’unica cosa certa è che dei sondaggi bisogna fidarsi sempre poco“, come spiega Marco Cucchini, docente di diritto costituzionale all’Università di Trieste e responsabile delle studio di consulenza elettorale, Poli@archia.
Lui di elezioni ne ha seguite parecchie e quando si parla di sondaggi sui partiti neonati il suo giudizio è netto: “Sono totalmente inaffidabili, e spesso sono fatti anche in maniera superficiale, alla carlona: con un numero ristretto di intervistati si hanno spesso margini di errore attorno al 5%, il che non si traduce nel fatto che un partito dal 3 potrebbe raggiungere l’8%: ma potrebbe avere il 3,9 % e fa una bella differenza”. Infatti per i piccoli il quorum, cioè lo sbarramento per entrare in Parlamento, è del 4% alla Camera, per le liste non coalizzate, e il 2% per quelle che fanno parte di una coalizione. Al Senato si alza ancora di più l’asticella: 3% per le liste non coalizzate e 8% per le altre.
“Il problema del sondaggio — spiega ancora Cucchini — è che spesso ha in sè la risposta alla domanda. Un conto è se io faccio una domanda specifica su un partito, un conto è se spero che sia l’intervistato autonomamente a nominarmelo. I veri sondaggi sono quelli che i partiti si tengono nel cassetto”.
Fratelli d’Italia, tra i nuovi partiti, è quello che vive di più l’incertezza nei sondaggi. Partito molto forte, almeno secondo quanto sottolinea Fabio Rampelli, tra i dirigenti della nuova formazione fondata dal trio Meloni-Crosetto-La Russa, adesso il gradimento oscilla tra il 2 e il 3%: “È una percentuale di cui non abbiamo riscontro — dice l’ex deputato Pdl — siamo fortemente presenti sul territorio e capiamo quando una forza politica sta all’1 o al 5%”.
Una spiegazione Rampelli se la dà attribuendola all’alleanza con il Pdl del redivivo Berlusconi, che starebbe rosicchiando consensi che nelle urne potrebbero andare a Fratelli d’Italia (partito su temi e programmi concorrente al Pdl se pur alleato).
Uno che sicuramente ai numeri non ha pensato, prima di lanciare la sfida di un nuovo movimento, è Oscar Giannino con Fare per Fermare il declino.
Loro corrono da soli e la maggior parte dei sondaggi li danno tra l’1 e il 2%, ben lontani dalla tagliola del quorum.
“La maggioranza dei sondaggisti tradizionali usa la metodologia CATI con campione limitato, che è distorta verso la sottostima di un movimento con le caratteristiche socio-demografiche del nostro” scrivono sul sito del movimento. Il sistema Cati si basa su interviste telefoniche, solo che una parte crescente della popolazione non usa più il fisso ma il cellulare, precisano quelli di Fare.
Ma allora i sondaggi sono inutili specialmente quando si tratta di nuovi partiti?
“Sono da prendere con le pinze. Noi non facciamo interviste in 8.103 comuni, la totalità dei comuni, facciamo interviste in un centinaio”.
A parlare è uno che i sondaggi li fa da una vita, come Nicola Piepoli dell’Istituto omonimo: “Facciamo un caso: immaginiamo un partito che vale l’1% e che è un numero tipico di un nuovo movimento. l% su 1000 casi sono 10 casi. Immaginiamo che sia distribuito inegualmente sul territorio dello Stato e che il campione di intervistati sia fatto in 100 comuni, in cui il partito sia presente in 10 o in nessuno. Abbiamo così due casi: nel primo sarà sopravvalutato e nel secondo sottovalutato, e questo è tipico dei piccoli partiti. Il campione è rappresentativo di grandi formazioni, non di piccole unità che magari sono inegualmente distribuite sul territorio”.
Per Piepoli per fare un sondaggio oggettivamente attendibile, servirebbe 10 mila interviste, ma “è molto raro che si usino campioni così grandi perchè costano molto”. Un rischio, quello di rilevazioni pagate e quindi strumentali, che Piepoli non percepisce: “Chi paga il sondaggio vuole vedere lo specchio della realtà . Al di là di questo, non lo so se vengono usati in modo strumentale, non mi occupo di come il cliente usa il mio lavoro”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 7th, 2013 Riccardo Fucile
PAOLO GALIMBERTI, EX COMPAGNO DEL DIRETTORE DI “CHI” E’ OTTAVO AL SENATO IN LOMBARDIA… UN SEGGIO CERTO DOPO I BIG DEL PARTITO
Paolo Galimberti ci teneva tanto a quella foto con Silvio Berlusconi, scattata al compleanno del suo compagno Alfonso Signorini.
E così quando è scattata l’ora della fatidica e agognata candidatura l’ha presa da Dagospia e con un facile lavoro al computer si è fatto fare i manifesti per la campagna elettorale delle politiche.
Numero otto del Pdl al Senato in Lombardia. Un seggio certo, dietro il Capo e i big del partito: Berlusconi, Formigoni, Bondi, Bonaiuti, Mantovani, Romani, Caliendo e poi lui, finalmente.
Il posto in lista a Paolo Galimberti è l’ultima frontiera del berlusconismo che candida famigli, fedelissimi e “mignotte” (Vittorio Feltri dixit).
E’ l’evoluzione del sanfedismo nel senso di Emilio.
Nel 2008 toccò a Diana De Feo, sempre al Senato, moglie del fu direttore del Tg4 nonchè solerte commensale delle “cene eleganti” del Bunga Bunga di Arcore.
Oggi è la volta dell’amico del cuore di Signorini, il direttore di Chi che organizzò il pink-tank di Palazzo Grazioli per arginare la valanga di scandali a luci rosse del Cavaliere della Satiriasi.
Memorabile l’invenzione del tronista finto fidanzato di Noemi Letizia.
Galimberti infatti, come si racconta nella Milano bene, è stato a lungo il convivente di Signorini, omosessuale dichiarato.
I due avrebbero abitato nello stesso appartamento, in piazza Diaz.
E lui Galimberti avrebbe fatto il fidanzato sempre, anche andando a fare la spesa e chiedendo lo sconto come “quando viene Alfonso”.
Ma chi è l’ultima icona del berlusconismo edizione del 2013, per la serie Forza Gnocco, che di fatto è un riconoscimento sic et simpliciter alle coppie omo, alla faccia degli alleati omofobi tipo Giovanardi o Ignazio La Russa?
Paolo Galimberti è un ricco industriale di famiglia.
I suoi sono entrati in Euronics e lui è stato anche presidente dei giovani di Confcommercio.
Ma il suo pallino è sempre stata la politica, come disse in un’intervista di due anni fa.
Con il compagno Alfonso ha anche frequentato Marina Berlusconi, la primogenita di B. legatissima al direttore di Chi.
Tanti i pranzi e le cene insieme, ridendo, inciuciando e facendosi leggere il futuro da Maddalena, la maga- sensitiva che il giornalista principe del depistaggio da gossip porta sempre con sè.
I tre erano in vacanza insieme (Paolo, Alfonso e la maga), quando esplose lo scandalo di Noemi Letizia e Signorini fu portato con aereo privato a Roma dal Cavaliere.
Fu in quel momento che nacque il pink-tank della crisi a luci rosse, d’intesa con Carlo Rossella.
Sempre a Milano, raccontano che i due, Paolo e Alfonso, forse non stanno più insieme.
Ma questo è un dettaglio di poco conto per la generosità di Berlusconi.
Nella prossima legislatura, al Senato, che diventerà di nuovo centrale come nel 2006 dopo il ‘pareggio’ tra Prodi e B., siederà anche Paolo Galimberti, in quota ‘fidanzati’ o ‘ex fidanzati’.
E’ il simbolo del berlusconismo anarchico che mescola tutto e tutti, rompe l’ennesimo tabù e non dimentica gli amici che gli sono stati al fianco nei momenti della tragedia, quando tutto era perduto e l’ingrata moglie sentenziò: “Mio marito è malato perchè va con le minorenni”.
Alle politiche del 2013 c’è il fidanzato di Signorini, ma non la fidanzata di B., Francesca Pascale.
Chissà Chi se dedicherà spazio a entrambi.
Lo scopriremo solo leggendo.
Fabrizio d’Esposito
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Febbraio 7th, 2013 Riccardo Fucile
SI ALLARGA LO SCANDALO DELLE PRESUNTE MAZZETTE PER AGGIUDICARSI 11 MILIARDI DI COMMESSE… COINVOLTI IL NUMERO UNO DI ENI E ALTRI MANAGER… PERQUISITI UFFICI: L’IPOTESI DI REATO E’ CORRUZIONE
Una commessa di 11 miliardi di dollari e una maxi tangente da 197 milioni di euro. 
Un canovaccio già visto che coinvolge la Saipem, la controllante Eni e il suo amministratore delegato, Paolo Scaroni.
Per aggiudicarsi i lavori del progetto Medgaz e del progetto Mle in joint venture con l’ente di stato algerino Sonatrach, le due società italiane avrebbero versato alla società di Hong Kong, Pearl Partners Limited dell’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui quasi 200milioni di presunte mazzette da distribuire a faccendieri, esponenti del governo algerino e manager della stessa Sonatrach.
Per capire la vicenda, che ha investito i vertici di Saipem, portando alle dimissioni del vicepresidente e dell’amministratore delegato, Pietro Franco Tali, del direttore finanziario Alessandro Bernini e alla sospensione cautelare del direttore dell’area Engineering & Construction, Pietro Varone, il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza è andato dritto al cuore dell’Eni, perquisendo gli uffici di Scaroni a Roma, a San Donato Milanese e la sua abitazione di Viale Majno a Milano.
Il numero uno dell’Eni, avrebbe partecipato almeno a un incontro con Bedjaoui, per far aggiudicare all’Eni e alle sue società le commesse miliardarie.
Ora Scaroni risulterebbe indagato e le due società , Eni e Saipem sarebbero coinvolte per via della legge 231 sulla responsabilità amministrativa nei confronti dei propri dipendenti.
Secondo le indagini dei sostituti procuratori Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro, i rapporti con la Pearl Partners per conto dell’Eni sarebbero stati tenuti dai manager Pietro Varone e Alessandro Bernini e dai documenti sequestrati sarebbero emersi dei legami economici tra Bedjaoui, rappresentante legale della società di Hong Kong con la ex moglie di Varone: si indaga su alcuni versamenti all’azienda agricola di Varone di cui lo stesso Bedjaoui risulta socio.
Avere Bedjaoui come amico, del resto, era fondamentale per operare in Algeria.
Il faccendiere è il nipote dell’ex ministro degli Esteri algerino ed è stato indicato da una gola profonda dell’inchiesta sia come il tramite per poter influire sul potente ministro dell’Energia, Chekib Khelil, sia come il dispensatore delle tangenti per ottenere i contratti miliardari.
«Nel corso del 2007 – dice la fonte ai magistrati – ho saputo da Varone che si sarebbe incontrato a Parigi con Chekib Khelil e “il suo contatto” (Bedjaoui n.d.r).
Poi ha cominciato a chiamare quest’ultimo “il giovane” e quindi aveva preso l’abitudine di dirmi che incontrava “il vecchio” e “il giovane”».
Gli incontri non sarebbero stati meno di cinque e a uno di questi avrebbe partecipato, sempre in un albergo di Parigi, l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, con il responsabile di Eni per il Nord Africa, Antonio Vella.
Il tema era una commessa per aumentare la redditività del giacimento di Menzel Ledjemet Est.
Walter Galbiati e Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2013 Riccardo Fucile
D’ALEMA: “SEL SCELTA STRATEGICA PERO’ SERVE UN’INTESA CREDIBILE”
«Non sacrificherò mai Nichi. Mai. Ma anche lui deve capire che per andare al governo ci vogliono le spalle larghe, non può perdersi nelle questioni ideologiche». Pier Luigi Bersani vuole salvare il centrosinistra ma non a costo di avere una linea confusa o, peggio ancora, echi della defunta Unione, con la rissa continua tra massimalisti e riformisti, le minacce di rottura evocate un giorno sì e uno no.
«Anche se vinciamo in maniera netta, tutti dobbiamo sapere, Sel compresa, che il 26 febbraio i problemi non spariscono. La crisi sociale sarà una montagna da scalare pure nel 2013».
Ecco perchè una forma di collaborazione con Mario Monti non può essere esclusa e sta scritta nella carta d’intenti del centrosinistra.
Questa è la posizione del candidato premier.
Dal Pd si affrettano a spedire messaggi rassicuranti al governatore pugliese.
Dario Franceschini è molto comprensivo con i tormenti di Sinistra ecologia e libertà : «Devono pur difendersi. Ingroia li marca stretti. E Monti li mette tutti i giorni sul banco degli imputati».
Dal momento in cui sono nate le liste, la guerra a sinistra si è fatta pesante.
Esclusioni e inclusioni nell’elenco dei candidati hanno spostato, giocoforza, alcuni equilibri in cui Rivoluzione civile si è infilata strappando pezzi di consenso e di classe dirigente ai vendoliani.
Massimo D’Alema, che in Puglia ha un’asse solidissimo con Vendola, trova, proprio da Bari, le parole per chiudere in fretta l’incidente.
«Nichi è strategico nel centrosinistra», dice.
Cioè, indispensabile, irrinunciabile. Motivando, nelle discussioni con gli amici pugliesi, questo assioma: «Dopo il voto potremmo essere obbligati a costruire un’alleanza credibile guidata dal Pd. Ma la sinistra sarà dentro a questo schema perchè il prossimo governo dovrà fare cose di sinistra».
Non si può quindi sbattere la porta in faccia al centro, ma va creata una totale discontinuità con le politiche “moderate” degli ultimi anni.
È la formula adatta per tenere insieme Vendola e la collaborazione con il Professore che sembra segnata nel Dna di queste elezioni.
Ma Sel insiste: è incomprensibile la fretta di delineare gli scenari futuri. «Bersani non capisce che la chiarezza dell’alleanza è anche un valore elettorale? I calcoli, la tattica, la supercazzola sono dannosi per il centrosinistra» avverte Nicola Fratojanni, braccio destro e sinistro di Vendola.
«La campagna elettorale si fa per vincere. Oggi c’è la competizione, quello che succede dopo si vedrà ».
Il punto non è la preoccupazione di Vendola per il brutto calo della lista nei sondaggi: così dice Fratojanni. «Il punto è che Bersani commette un errore che toglie voti a lui e a tutto il centrosinistra».
Ma la verità può essere diversa.
Sel crolla nei sondaggi.
In Emilia, dove ha svolto le “parlamentarie lo stesso giorno del Pd, i militanti democratici hanno visto con i loro occhi i seggi di Sinistra e libertà desolatamente senza code.
C’è un oggettivo appannamento di Vendola che non consente, alla coalizione di centrosinistra, sbandamenti verso la lista Monti.
Ecco perchè, dopo la presentazione a Roma, diventa necessaria una “foto” dei leader pubblica e con la folla dei comizi importanti.
Domenica 17 febbraio Bersani, Vendola, Tabacci saranno insieme sul palco di Piazza del Duomo a Milano.
Un evento simbolico nella regione in bilico fondamentale per le sorti del Senato e quindi per una vittoria assoluta della coalizione. Poi, sarà più semplice un accordo con altri partiti. «Un’intesa per le riforme», precisa Francesco Boccia.
Che sarebbe garantito dall’assegnazione dei ruoli istituzionali: le presidenze delle Camere e la presidenza della Repubblica.
Ma se il centrosinistra avrà la maggioranza in Parlamento, allora il governo avrà un colore preciso. «Governo di sinistra che fa cose di sinistra», come dice D’Alema. La formula più gradita a Vendola.
Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 7th, 2013 Riccardo Fucile
MA IL GIORNALISTA DICE NO AL CAVALIERE: “SIAMO IL SUO INCUBO”… L’ASSE CON MARCEGAGLIA, BOLDRIN E ZINGALES
L’ultima carta Silvio Berlusconi l’ha giocata poche ore prima che Oscar Giannino varcasse gli studi
televisivi di Ballarò.
«La Ghisleri mi ha detto che sei al 4% in Lombardia. Così mi fai perdere. Devi disimpegnarti, cosa posso fare per convincerti?».
Da un po’ di tempo, infatti, è proprio l’eclettico giornalista e fondatore di “Fermare il declino” a rappresentare l’incubo del Cavaliere.
«Vuoi fare vincere Bersani? Complimenti, direttore», si è via via irritato Berlusconi.
Ma la reazione di Giannino è stata gelida: «Presidente, non posso. Non c’è niente che possa convincermi, fermandomi perderei la faccia».
Una linea dura contro il Pdl concordata anche con Emma Marcegaglia, amica del giornalista e attivissima dietro le quinte nel sostenere “Fare”, (l’acronimo della lista).
Non a caso sarà proprio l’ex leader di Confindustria — sabato a Milano — a vestire i panni dell’ospite d’onore della convention di Fermare il declino.
La Lombardia è snodo decisivo delle elezioni, è lì che Berlusconi si gioca tutto nella sfida per il Senato.
Ed è proprio in Lombardia che Giannino raccoglie consensi crescenti. Sondaggi alla mano, “Fermare il declino” va forte anche in Veneto, ma non abbastanza da danneggiare il centrodestra.
A Milano e dintorni la storia è diversa e il giovane movimento può fare male al Pdl.
L’ex premier, consigliato dalla sondaggista di fiducia, ha deciso di non lasciare nulla d’intentato. Senza esclusione di colpi.
Non a caso da giorni ha intensificato gli appelli al voto utile e non a caso l’esempio negativo è diventato quello di Giannino.
Che infatti replica: «Siamo l’ossessione di Silvio».
Marcegaglia e Giannino — bloccati mesi fa sulla porta d’ingresso del movimento di Mario Monti — condividono il medesimo destino.
Su entrambi pesò il veto di Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, oltre all’ostilità di Fli verso altri potenziali “miglior perdenti” della coalizione.
Per questo il giornalista ha deciso di impegnarsi al massimo dove sa di poter fare male, a partire dalla Lombardia.
Pronto, il giorno dopo il voto, a far rientrare “Fermare il declino” nel laboratorio del grande centro che verrà .
Con Mario Monti, tra l’altro, i rapporti sono meno tesi di quanto gli attacchi del giornalista possano lasciare intendere.
Quella di Giannino — vera incognita della decisiva sfida lombarda — è una squadra agile e capace di destreggiarsi al meglio sui social network.
A consigliare il giornalista sono innanzitutto gli economisti Michele Boldrin e Luigi Zingales.
Molto ascoltato è anche il giornalista Carlo Stagnaro.
Con Marcegaglia costituiscono la cabina di regia di “Fare”.
Il resto è affidato a Giannino, molto presente sul piccolo schermo e iperattivo anche su Twitter.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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