Destra di Popolo.net

MONTI: “BERLUSCONI NON HA MAI MANTENUTO LE PROMESSE, GLI ITALIANI LO SANNO”

Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

FINI: “NEL SECONDO CONSIGLIO DEI MINISTRI FARA’ UN DECRETO PER GARANTIRE LA VINCITA CERTA AI GIOCATORI DEL LOTTO”… LE ALTRE REAZIONI ALLA PROPOSTA “VOTO DI SCAMBIO” DI BERLUSCONI

“E’ magnifico, Berlusconi ha governato per tanti anni e non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte. Non ha mantenuto la promessa di fare la rivoluzione liberale, non ha mantenuto la promessa di ridurre le tasse, in più ha creato molti problemi, tanto è vero che ha dovuto lasciare. Ci prova per la quarta volta. Gli italiani hanno buona memoria”. La “proposta schock” di Silvio Berlusconi non lascia indifferente Mario Monti, che nel giro di un’ora replica così alle dichiarazioni del Cavaliere.
Dello stesso tenore la reazione del Pd. Il tesoriere Antonio Misani commenta: “Altro che proposte shock. Sono gli italiani a essere scioccati da quanto continua a raccontare e promettere Berlusconi. Un elenco di stupidaggini che ripete ormai da vent’anni, a cui si sono aggiunte le leggende metropolitane sull’Imu, sull’euro e su quanto si stava bene quando governava Lui. Gli italiani non ci cascano più, di favole ne hanno sentite fin troppe”.
Scettica anche Anna Finocchiaro su Twitter: “La proposta shock? Ma per favore! La solita minestra, demagogia, promesse irrealizzabili, bugie. Ma l’Italia non gli crede più”.
Anche Gianfranco Fini affida a il suo commento alla Rete: ”E nel secondo Cdm Berlusconi farà  decreto per garantire la vincita certa ai giocatori del Lotto…”.
Sul sito di microblogging i commenti si sprecano.
Il tono è più che altro ironico: “Berlusconi toglierà  l’Imu e salverà  le famiglie e se serve verrà  a casa per combattere lo sporco impossibile”, scrive un utente.
“Risarciremo l’Imu…e alle prime cento telefonate anche una batteria di pentole”, gli fa eco un altro.
Laconico il commento di Gad Lerner: “Berlusconi promette di restituire l’Imu in contanti: venghino signori, venghino. Ormai è proprio ridotto a venditore da fiera di strapaese”.

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BERLUSCONI LEGALIZZA IL VOTO DI SCAMBIO: “DATEMI IL VOTO E VI RESTITUISCO I SOLDI DELL’IMU”

Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

PIU’ CHE DA CHOC E’ UNA PROPOSTA DA ART. 86 DEL DPR N.570, PUNITO CON LA RECLUSIONE DA SEI MESI A TRE ANNI…SONO 4 I MILIARDI GIA’ INCASSATI DALLO STATO CHE NON SI POSSONO RESTITUIRE SE NON CON UN’IMMEDIATA ENTRATA CHE COPRI IL BUCO: E LA COPERTURA NON ESISTE… QUELLA DELL’ACCORDO CON LA SVIZZERA NECESSITA DI TEMPI LUNGHI, E’ STATA PROPOSTA DA MONTI E IGNORATA DAL CAVALIERE PER ANNI E NON GARANTISCE ALCUN GETTITO CERTO

“Se mi votate, nel primo consiglio dei ministri restituirò agli italiani i soldi dell’Imu sulla prima casa”. Eccola la cosiddetta “proposta choc” di Silvio Berlusconi per rastrellare gli ultimi voti possibili in vista del voto del 24-25 febbraio.
E il ministro dell’Economia che invierà  ai contribuenti la lettera con il lieto annuncio sarà  proprio lui, Silvio Berlusconi.
Berlusconi interviene in una conferenza stampa — “rinforzata” dalla presenza di militanti e bandiere — in una sala della vecchia Fiera di Milano.
“Via l’Imu sulla prima casa, eliminazione dell’Irap per cinque anni, nessun aumento Iva e nessuna patrimoniale“, snocciola l’uomo che ha governato otto anni sugli ultimi dieci.
L’Imu sulla prima casa — approvata peraltro anche con i voti del Pdl — “è stato l’atto” del governo Monti, “che ha dato il via alla crisi”, ha continuato Berlusconi, e ha indotto “ansia” nelle famiglie italiane, inducendo uno stato psicologico “che è il primo fattore di crisi”.
Quindi “cancelleremo l’Imu nel primo consiglio dei ministri dopo la vittoria”.
E’ a questo punto che arriva il colpo di teatro, che nei piani di Berlusconi dovrebbe ribaltare le sorti di una campagna elettorale avviata alla sconfitta e richiamare a lui gli elettori di centrodestra delusi per l’ennesima volta dai risultati dei suoi governi e dagli scandali che hanno coinvolto il cavaliere e il Pdl.
L’atto che consente “un nuovo inizio” è la restituzione a tutti i contribuenti dell’Imu sulla prima casa pagata nel 2012.
Un provvedimento che secondo il Cavaliere può essere deliberato, in caso di vittoria del centrodestra, “nel primo consiglio dei ministri” e realizzata “entro un mese” .
Una famiglia “che ha pagato 1.200 euro, riavrà  1.200 euro”, ha sintetizzato Berlusconi.
La restituzione dovrebbe avvenire “con un rimborso sul conto corrente oppure, specie per i pensionati, in contanti agli sportelli delle Poste”.
L’operazione, secondo Berlusconi, vale “4 miliardi”, poca cosa rispetto agli “800 miliardi” complessivi che costa la macchina dello Stato.
Ma gli unici tagli che l’ex premier annuncia sono i “costi della politica”, che saranno ridotti tra l’altro “dimezzando il numero di parlamentari” e “abolendo del tutto il finanziamento pubblico dei partiti”.
Quello che il suo governo non ha fatto in pratica in otto anni in cui ha governato.
Ma la copertura finanziaria della promessa sull’Imu sarà  garantito dall’”accordo con la Svizzera sulla tassazione dei capitali italiani esportati”.
In base a quegli accordi stipulati a suo tempo ad es. dalla Gran Bretagna, ma mai richiesti da Berlusconi per anni: c’è voluto Monti per intavolare una trattativa con il governo elvetico ma necessita di tempi lunghi.
E la “cancellazione definitiva dell’Imu” sarà  coperta da un “aumento delle accise su giochi e tabacchi” (cioè solite altre tasse sui meno abbienti)
Citazione finale: “Anche un imbecille è in grado di introdurre nuove tasse, ma non di ridurre le spese”.
Giusta conclusione autolesionistica .
Ma questa proposta di choccante ha solo il riferimento all’art. 86 del DPR n. 570 del 1960 che precisa il reato di “voto di scambio” ovvero “il voto dato regolarmente da un elettore, ma non motivato da scelte politiche frutto di riflessioni sincere e disinteressate, bensì corrotto da qualche tornaconto ricevuto da parte di chi si candida o chi per lui”.
Reato punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
“Datemi il voto e vi restituisco i soldi dell’Imu” comporta un buco immediato nelle casse delle Stato di 4 miliardi già  incassati che nessuno ha titolo per restituire, salvo che qualcuno non stacchi un equivalente assegno circolare personale .
Sostenere che il buco si coprirà  con la tassazione dei capitali italiani in Svizzera e’ UNA BALLA STRATOSFERICA perche‘:
1) Un accordo con la Svizzera non esiste e ci vorrà  almeno un anno per trovarlo
2) Nel frattempo i capitali saranno trasferiti altrove
3) Le uniche previsioni di esperti esistenti parlano di un gettito di non più di 1 miliardo se si appplicasse da oggi.

Se gli esperti del Cavaliere dopo sette giorni di meditazione hanno partorito questa proposta demenziale forse ci si spiega perchè il Pdl ha perso metà  dei voti in pochi anni.

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LA NUOVA LEGA DI MARONI: SI RAMAZZANO PURE I SOLDI PROMESSI AI TERREMOTATI

Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

17,5 MILIONI DI RIMBORSI ELETTORALI SONO STATI “GIRATI” SULLA CAMPAGNA DI MARONI DOPO AVERLI PROMESSI CON LA GRANCASSA ALLE VITTIME DEL TERREMOTO

Eppure lo avevano promesso. Che l’ultima tranche dei rimborsi elettorali della legislatura 2008-2013 sarebbe andata alle popolazioni terremotate dell’Emilia.
Prima Roberto Maroni annunciò che sarebbero stati devoluti in beneficenza.
Poi il 3 giugno 2012 Giampaolo Dozzo, capogruppo del Carroccio alla Camera, afferma durante il congresso della Liga Veneta: “Proporrò che l’intera tranche di rimborsi elettorali riguardanti le politiche del 2008 venga devoluta alle popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto”.
Sembrava fatta. Soprattutto dopo che lo stesso segretario , l’11 novembre, aveva lasciato tra le mani del sindaco di Bondeno, il leghista Alan Fabbri, un assegno da un milione di euro come promesso nella sua prima uscita ufficiale il 14 luglio.
Tutti gli altri comuni duramente colpiti, si pensava, sarebbero seguiti di lì a poco, dividendo il rimanente della faraonica terza tranche del rimborso.
La stessa che era stata bloccata, sempre a giugno 2012, dopo che al Senato erano state riscontrate incongruenze nei bilanci leghisti: 17 milioni e 547 mila euro.
Invece no. La Lega non ha dato più un soldo. Se li è messi tutti in tasca.
Con uno scopo preciso: finanziare la campagna elettorale per Maroni presidente della Lombardia.
Il segretario del Carroccio, con in tasca il sogno della “macroregione europea”, un’illusione geografica prima ancora che politica, ha deciso di dare fondo alle casse leghiste per i manifesti 6à—3 che tappezzano (non sempre legalmente) Milano e il resto della regione.
A confermare le voci e i malumori che da giorni si rincorrevano nelle tante case del Carroccio, lo stesso tesoriere della Lega Nord, Stefano Stefani, in un’illuminante intervista alla Padania di due giorni fa.
“Per la campagna elettorale spenderemo cinque milioni di euro — ha detto Stefani — considerata la doppia campagna, per le Politiche e per le Regionali”.
Secondo il tesoriere è una cifra in linea con le campagne elettorali del passato, ma nè Zaia nè Cota hanno goduto di tanto ben di Dio in Veneto e Piemonte.
Stefani ha spiegato che stavolta il gioco vale la candela, che “è in gioco la Lombardia, che è un passaggio molto importante”, dunque per il segretario e la conquista del Pirellone si può fare.
E i terremotati?
Dice Gianluca Pini, capolista alla Camera in Emilia per il Carroccio: “Abbiamo dato un milione di euro di rimborsi elettorali . Comunque, queste cose deve chiederle a Fabio Rainieri segretario dell’Emilia, è lui che ha gestito. Io mi occupo della Romagna dove fortunatamente non abbiamo avuto il dramma del terremoto. È Rainieri che se ne è occupato. Io non le so dire assolutamente nulla. Mi pare di ricordare che la proposta di dare una parte dei rimborsi elettorali alle popolazioni terremotate venne fatta immediatamente dopo le scosse quando ancora il rimborso elettorale era ‘pieno’. Dopodichè venne fatto un decreto per dimezzarli (che però non è passato, ndr) e dare la parte eccedente ai terremotati”.
E che dice, allora, Fabio Rainieri, segretario del Carroccio in Emilia e numero 2 nella lista per il Senato subito dopo Tremonti?
“Un milione, abbiamo sempre detto uno. A voi risulta sbagliato. Lo abbiamo detto a Bologna alla manifestazione (di novembre, ndr), lo abbiamo detto a Ferrara e a Bondeno quando Maroni disse questa cosa. Noi avevamo detto uno solo”.
Ma voi avevate chiesto qualcosa in più come emiliani, per i terremotati?
“No, quel milione di euro per Bondeno e per altri paesi attorno”.
Quindi non ci sarà  altro?
“No, sono quelli che avevamo promesso e che abbiamo stanziato”.
Peccato che quella dichiarazione di Maroni in cui si parla “solo” di un milione se la ricordi solo Rainieri.
Di quelle che dicono il contrario, invece, la rassegna stampa è piena.
Così come è certo che quel denaro sarà  finalizzato ai manifesti e alle singole segreterie del Movimento per le spese correnti in campagna elettorale: 840 mila euro al Veneto, 354 mila al Pie-monte, 168 mila all’Emilia, 76 mila alla Romagna, 126 mila al Friuli-Venezia Giulia, 113 mila alla Liguria, 68 mila alla Toscana, 17 mila alla Valle d’Aosta e 14 mila all’Umbria.
“Questi fondi — spiega ancora Stefani, confermando le voci — sono parte dei contributi elettorali che abbiamo accantonato e parte dei contributi che hanno versato tutti i parlamentari e i consiglieri regionali”.
Esattamente ciò che la Lega, a macerie ancora fresche, aveva promesso per la ricostruzione, se Maroni avesse mantenuto la promessa.
Non a caso, secondo Gabriele Albertini, i manifesti nei quali Maroni giura di avere “la Lombardia in testa” sarebbero costati circa un milione di euro, mentre secondo la Lega solo 350 mila euro.
Alla fine, comunque vada, saranno complessivamente 5 milioni quelli che verranno buttati nella campagna elettorale.
”Sono — spiega Stefani — i soldi che abbiamo stanziato e che spenderemo; con me tesoriere del movimento non scappa neppure un euro, e speriamo pure di recuperare quelli che ci hanno ciulato”.
A rubarli non è stata Roma ladrona, come raccontano le storie poco edificanti dei fondi di partito investiti in diamanti o in fondi della Tanzania: “Abbiamo fatto i conti e penso che al momento opportuno ci costituiremo parte civile — continua Stefani — speriamo di recuperare il maltolto. Non sono molti soldi — precisa — rispetto a quelli di altri partiti”.
.Come invece non sono i rimborsi elettorali.
Che i terremotati non vedranno mai per consentire a Maroni di far pensare a tutti i “lùmbard” di avere il Pirellone in testa.
Ma solo quello.

Sara Nicoli e Davide Marceddu
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA CEDOLARE SECCA SUGLI AFFITTI IN NERO SI E’ RIVELATA UN FLOP: NELLE CASSE DELL’ERARIO UN BUCO DI 5 MILIARDI

Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

SECONDO GLI APPRENDISTI STREGONI TREMONTI E CALDEROLI LA SUA ENTRATA IN VIGORE AVREBBE RISOLTO IL PROBLEMA DEGLI AFFITTI IN NERO CHE INVECE RESTANO UN MILIONE IN ITALIA

La “cedolare secca” non ha funzionato: gli affitti in nero sono quasi un milione e la loro mancata dichiarazione ha comportato, nei primi due anni, un buco di 5 miliardi di euro per le casse dell’erario.
La stima è della Cgia di Mestre ed è anche per difetto, secondo l’organizzazione, poichè non tiene conto dei “contratti” riferiti al milione e mezzo di studenti universitari che, per quasi tutto l’anno, risiedono fuori sede e quasi sempre non in abitazioni di proprietà .
A queste cifre la Cgia è giunta partendo dal numero delle famiglie italiane che vivono stabilmente in affitto: secondo l’Istat sono circa 4.800.000.
Ipotizzando che ognuna di queste famiglie risieda in una distinta unità  abitativa è stato sottratto il numero delle abitazioni che i locatori – persone fisiche – dichiarano di affittare (2.700.000), le unità  immobiliari riconducibili all’edilizia pubblica (800.000) e quelle date in affitto dalle società  (350.000).
Il risultato finale, come dicevamo più sopra, sfiora il milione di unità , precisamente 950.000.
Con l’introduzione della cedolare secca, nel 2011, il legislatore si era prefissato di inasprire la lotta contro gli affitti in nero attraverso “agevolazioni” sul piano fiscale sia per il locatario che per il locatore.
Per l’associazione degli artigiani, sia l’eventuale ricorso volontario alla cedolare da parte del proprietario sia l’autodenuncia del conduttore si sono però rivelati un flop con mancati incassi erariali.
“E’ l’ennesima dimostrazione – ha detto Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – che il contrasto di interessi non funziona. La gente preferisce non pagare nulla piuttosto che pagare poco. Anzichè continuare ad accanirsi su chi è conosciuto dal fisco, è necessario anche in questo caso di concentrare l’attività  di contrasto all’evasione su chi opera completamente in nero attraverso una più incisiva attività  di intelligence”
La cedolare prevede l’applicazione di un’aliquota fissa sugli affitti degli immobili ad uso abitativo.
Con essa, la tassazione avviene sull’intero canone di affitto con un’aliquota del 21% – senza alcuna deduzione forfetaria – che si riduce al 19% nel caso di affitti a canone concordato.
Con questa novità  legislativa i canoni di locazione non possono essere adeguati annualmente all’inflazione e il proprietario non può richiedere la rivalutazione del 75% dell’indice Istat-Foi.
Allo stato attuale, però, si ritiene che la cedolare secca abbia solo scalfito l’enorme sommerso, senza intaccarlo in maniera decisa.
Infatti nel 2011, il gettito incassato dalla cedolare è stato di 675 milioni di euro contro 3.194 milioni attesi e nel 2012 a fronte di 3,5 miliardi previsti, il fisco ne ha presi 976 milioni: totale meno 5 miliardi in due anni.
Le registrazioni degli inquilini dei contratti di locazione ‘in nero’ sembrano essere 3mila.
Dall’analisi dei dati a consuntivo relativi al 2012 (ancora provvisori), si stima che lo Stato abbia perso almeno 650 mln nel 2011 e altrettanti nel 2012.
In futuro, però, la situazione potrebbe cambiare .
Infatti, l’introduzione Imu, con la riduzione della deduzione forfetaria per spese di manutenzione degli immobili, che passa dal 15% al 5%, renderà  sicuramente più conveniente il ricorso alla cedolare.

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GLI AUTISTICI NON VOTANO, MA I LORO GENITORI SI: I CANDIDATI LOMBARDI DEI PROBLEMI DEI DISABILI SE NE FOTTONO

Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

CHIEDONO IN UNA LETTERA AI CANDIDATI GOVERNATORI DELLA LOMBARDIA COSA INTENDONO FARE PER I LORO FIGLI: NON RISPONDE NESSUNO DEI CINQUE ASPIRANTI AL TRONO

Adesso qualcuno potrà  dire che abbiamo trovato un punto su cui converga il consenso bipartisan di tutte le forze politiche, all’ apparenza non esisterebbe nessun dubbio tra i candidati alla Presidenza della Regione Lombardia sul fatto che gli autistici non siano una realtà  che meriti attenzione.
Nessuno dei cinque in corsa per il Pirellone, e nessuno per loro, ha infatti dato un cenno di risposta a una civilissima lettera inviata dal padre di un ragazzo autistico, che chiedeva, a nome suo e dei suoi almeno 9000 potenziali “colleghi” con un simile problema in famiglia (è una stima per grande difetto e di molti anni fa   degli autistici lombardi), di poter conoscere, in vista delle prossime elezioni (si voterà  il 24 e 25 febbraio 2013) quali orientamenti avrebbero inserito nel loro programma rispetto alle tematiche relative alla disabilità  mentale — cognitivo/relazionale e su quali scelte intendessero impegnarsi.
L’autore della lettera è Paolo Zampiceni, presidente dell’ associazione “Autismando”, che riunisce i genitori di soggetti con autismo di Brescia e provincia: “Visto che la situazione dei nostri ragazzi è condizionata anche da scelte politiche-dice Zampiceni- per esempio rispetto all’ organizzazione dei servizi, alle scelte sul welfare, ecc. Abbiamo provato a vedere se, in vista delle elezioni, riuscivamo ad avere un paio di idee più chiare. Ci abbiamo provato … purtroppo l’unica cosa che c’è arrivata, tanto per cambiare, è il silenzio!”
La lettera è stata mandata da fine dicembre,   a più riprese,   a tutti gli indirizzi mail pubblici che venivano indicati dai vari comitati che rappresentano rispettivamente a Gabriele Albertini, Umberto Ambrosoli, Roberto Maroni, Carlo Maria Pinardi, Silvana Carcano.
Oltre che alle loro rispettive pagine Facebook.
Ad oggi però nessuna risposta.
Paolo Zampiceni dice che i genitori che rappresenta non si sarebbero aspettati certo una risposta diretta dei candidati, ma almeno che qualcuno per loro si fosse preso la briga di dare un cenno che il problema dei disabili psichici non fosse per loro del tutto indifferente: “Speravamo che nelle loro segreterie ci fosse qualcuno che seguisse in maniera specifica le problematiche del mondo delle disabilità , che ci arrivasse comunque qualche indicazione; purtroppo tutto ciò che ci è arrivato è stato il loro silenzio. Forse pesiamo poco agli occhi dei politici visto che le persone con autismo nella maggior parte dei casi non votano.”
La lettera toccava nel dettaglio tutti i punti più critici rispetto ai bisogni dei bambini, ragazzi e adulti con autismo.
Venivano esposti alcuni dei nodi maggiormente problematici, su cui i genitori si sarebbero augurati almeno un impegno.
”Nel momento in cui ci viene chiesto di votare vi chiediamo di indicarci su quanto, realisticamente, ritenete di potervi impegnare e in che direzione intendete orientare la vostra azione rispetto alle politiche per la disabilità  e, nello specifico, rispetto alle problematiche correlate all’autismo.”
Alla fine forse sarebbe bastata anche una risposta di pura formalità , poco più che la versione elettronica di quelle lettere prestampate che i vari supporter affaccendati in campagna elettorale, infilano nelle buche delle poste di cittadini di ogni categoria.
Al contrario di quel   patteggio   pre elettorale “aum aum”,   che inquieta e solleva sospetto,   qui   l’ accordo era più che evidente, come dice lo stesso Zampiceni: “vista la totale assenza del problema della disabilità  in tutti i programmi di questa campagna elettorale, noi ci siamo rivolti a ognuno dei candidati chiedendogli cosa avesse intenzione di fare per sostenere il diritto a una vita dignitosa per i nostri ragazzi, il senso della lettera è chiaro: dimostra concreta attenzione al disabile che rappresento e io ti voto, comunque tu possa pensarla, perchè il mio problema equivale alla mia vita.”
A essere proprio maligni verrebbe di pensare che a bloccare un segno di riscontro, che in campagna elettorale davvero non si nega a nessuno, sia stata proprio questa stringata e lapidaria frasetta in calce alla lettera: “Vi chiediamo inoltre l’autorizzazione a pubblicare la vostra risposta sul nostro sito (www.autismando.it).” Non vorremo certo pensare che sbilanciarsi sulla vita degli autistici, da ricordare che l’ autismo è numericamente la prima causa di disabilità , sia considerato così compromettente   per i futuri amministratori, molto più che promettere di abbassar tasse, di tagliare i costi della politica, creare posti di lavoro. E’ singolare che una domanda, così legittima, che oltretutto riguarda gli autistici, i più deboli tra le categorie dei deboli, sia riuscita a creare tanto imbarazzo, da evitare il rischio di una risposta che sarebbe stata resa pubblica.

Gianluca Nicoletti
(da “La Stampa”)

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TUTTE LE COLPE DELL’EUROFINANZA

Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

IL “SISTEMA BANCARIO OMBRA” DI ENTI FINANZIARI CHE NON SONO BANCHE MA OPERANO COME BANCHE: PRESTANO DENARO, EMETTONO TITOLI, ACCOLGONO DEPOSITI

La vicenda del Monte dei Paschi si può così riassumere: la banca senese ha messo in pratica un modello di affari identico a quello delle maggiori banche europee.
È un modello dissennato, che è all’origine della crisi economica in corso dal 2007 e ha portato al dissesto decine di banche in quasi tutti i paesi.
Mps ha potuto applicarlo fino a ieri perchè una seria riforma della finanza Ue non ha compiuto finora alcun passo avanti.
Ma parlare dei guai di Mps non dovrebbe condurre a ignorare, come sta accadendo, che all’origine di essi vi sono le storture dell’intero sistema finanziario europeo.
Un posto di riguardo in esso occupa il sistema bancario ombra.
È formato da enti finanziari che non sono banche ma operano come banche: prestano denaro, emettono titoli e li negoziano, accolgono depositi.
Si tratta di fondi monetari, fondi speculativi, veicoli di investimento speciale o strutturato (Siv).
Nel 2007 gli attivi del sistema ombra europeo valevano circa 20 trilioni di euro, più o meno quanto gli attivi in bilancio.
Stando a un recente rapporto del Financial Stability Board, nel 2011 essi erano saliti a 25 trilioni.
Come si legge in un rapporto presentato al Congresso Usa fin dal giugno 2008, il carattere che giustifica l’espressione “sistema ombra” è l’assenza di regolazione e di sorveglianza.
Quando Mps acquistò anni fa da un Siv della Dresdner Bank un derivato per 400 milioni non fece altro che avvalersi del sistema bancario ombra per finanziarsi.
Si dirà : ma li ha pur presi da una banca.
Errore: un Siv è creato da una banca come una società  di scopo giuridicamente autonoma.
In quasi tutti i casi non ha una sede fisica nè personale; però ha facoltà  di trasformare i crediti della banca sponsor in titoli negoziabili, pagandoli con il ricavato di titoli a breve termine che esso emette.
È il processo chiamato da noi cartolarizzazione.
Tra il 2000 e il 2008, tramite i loro veicoli — che possono essere decine per ciascuna banca — le banche europee hanno effettuato un volume di cartolarizzazioni pari a 3,7 trilioni di euro.
Italia e Germania effettuano ciascuna circa il 10 per cento delle transazioni, corrispondenti a 347 miliardi di euro per la prima, 326 per la seconda.
Il tutto all’ombra, cioè al di fuori della portata dei regolatori e dei sorveglianti.
Una riforma finanziaria della Ue dovrebbe quindi mettere in primo piano una drastica riduzione del sistema bancario ombra e un severo controllo di quel che resta, mentre governi ed esperti dovrebbero battersi per avviare la riforma stessa, piuttosto che cercare ogni volta in vicende locali la chiave del dissesto di questa o quella banca.
Se qualcuno, per dire, si mettesse a studiare le origini locali del dissesto di gran parte delle banche regionali tedesche, alcune grandi come Mps, dovrebbe lavorare decenni. Mentre la causa è nuda e cruda, come nel caso Mps: hanno fatto ciò che le leggi permettevano di fare, grazie a trent’anni di deregolazione della finanza.
Il caso Mps offre altre due utili indicazioni per una riforma efficace del sistema finanziario.
In primo luogo va notato che il titolo che ha comprato e utilizzato per operazioni di rifinanziamento è il peggio che l’ingegneria finanziaria abbia inventato.
Si è trattato infatti, a quanto si legge, di una obbligazione avente per collaterale un debito (acronimo Cdo), ma al quadrato.
Una Cdo, anche semplice, è di per sè un oggetto pericoloso.
Infatti può contenere fino a un centinaio di altri titoli obbligazionari sostenuti da un’ipoteca, ciascuno dei quali può contenere, a sua volta, gran numero di titoli di debito.
Ciò spiega sia il costo di una Cdo, in genere superiore al miliardo (per cui viene venduta quasi soltanto a fette), sia l’impossibilità  di stabilire il rischio che contiene se non mediante complicatissimi modelli matematici, che quasi nessuno è in grado di capire: inclusi, parrebbe, i dirigenti di Mps.
Ora, si noti bene, una Cdo al quadrato è formata da fette o trance di altre Cdo.
Il che significa, al confronto, che tenere un barile di nitroglicerina in tinello non è più pericoloso di una bottiglia di minerale.
Ci sono poi i guai in cui si è cacciata Mps con l’acquisizione di Antonveneta nel 2007. Sembra siano stati, i suoi dirigenti, piuttosto sprovveduti.
Ma fin dagli anni ’90 la corsa all’ingigantimento delle banche è stata favorita ed esaltata come un segno di modernizzazione dalle organizzazioni internazionali, dagli esperti, dai governi di tutta la Ue.
Come risultato il numero delle banche europee è assai diminuito, mentre è aumentato il peso economico delle più grandi, senza che ciò abbia minimamente giovato all’econo-mia reale.
Se nel 2007 erano troppo grandi per lasciarle fallire, oggi sono troppo grandi per evitare che la Bce presti loro 1.100 miliardi all’1 per cento di interesse — di cui oltre un quarto sono andati a banche italiane — come ha fatto tra il novembre 2011 e il febbraio 2012.
Un monte di denaro che in misura minima è affluito all’economia reale sotto forma di crediti delle piccole e medie imprese: per la massima parte è stato utilizzato dalle banche per rifinanziarsi e ricapitalizzarsi.
Un segno, ve ne fosse mai bisogno, che una riforma del sistema finanziario europeo dovrebbe pure imporre un limite alla grandezza delle banche.
In sostanza, la vicenda Mps, nata dall’applicazione letterale di un modello d’affari comune a tutte le banche europee, che ne ha già  condotte decine di altre al dissesto, sembra un’ottima occasione per evitare non solo di prendere posizione, ma perfino di parlare di riforma dell’eurofinanza.
Eppure c’è un testo da cui si potrebbe partire per discutere di quella che anche sul piano politico, non solo su quello economico, è la più importante riforma di cui l’Italia e la Ue avrebbero bisogno.
Magari per criticarlo.
Mi rifersico al Liikanen Report — dal nome del presidente del gruppo che l’ha redatto — relativo alla riforma della struttura del sistema bancario Ue trasmesso alla Commissione a ottobre 2012, è nato male. Infatti undici su dodici membri del gruppo erano dirigenti di istituzioni finanziarie.
Sarebbe come nominare un gruppo di architetti per giudicare i progetti di ciascuno di loro.
Tuttavia qualcosa di solido su cui discutere nel rapporto c’è.
Tra i problemi del sistema bancario europeo esso indica infatti l’eccessiva assunzione di rischio; l’aumento di complessità , volume e portata che rende difficile il controllo da parte dei dirigenti; l’aumento eccessivo dell’effetto di leva finanziaria e la limitata capacità  di assorbire le perdite; l’eccessiva fiducia riposta sui modelli interni di gestione del rischio e sulla “disciplina dei mercati”.
È da un confronto risoluto e ravvicinato con simili questioni che dipende l’avvio a soluzione della crisi europea, dinanzi ai costi sociali e umani che essa infligge a milioni di persone.
Ed è questo che l’Italia dovrebbe pretendere da Bruxelles. In alternativa, possiamo continuare a discutere se il portone della Mps debba essere restaurato o no.

Luciano Gallino
(da “La Repubblica”)

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PARLA BILL EMMOTT: IL MIO FILM FILM CENSURATO DAL MAXXI

Febbraio 3rd, 2013 Riccardo Fucile

ABBIAMO SOLO RACCONTATO L’ITAIA, ALLA TATE NON SAREBBE MAI SUCCESSO

Beh, non mi sarei sorpreso se fosse stato un governo guidato da Silvio Berlusconi a impedirmi di tenere la mia anteprima italiana al museo d’arte MAXXI.
Sarebbe stato normale, dopo che mi ha citato in giudizio due volte per diffamazione.
Ma mi lascia letteralmente sbalordito che la prima, prevista a Roma il 13 febbraio, del mio documentario sull’Italia, «Girlfriend in a Coma», sia stata cancellata dalla Fondazione MAXXI dopo una consultazione con il ministero dei Beni Culturali.
La prima avrebbe dovuto essere un evento riservato agli ospiti invitati.
Ed era stato previsto che questi includessero i leader di tutti i partiti politici, così come gli uomini d’affari al vertice, i giornalisti, gli ambasciatori, i personaggi intervistati dal film: potete immaginare il tipo di persone.
Sarebbe stato ospitato da Terravision, la compagnia di autobus aeroportuali che è stata registrata in Gran Bretagna a causa delle difficoltà  di gestire un’impresa in Italia.
Terravision aveva anche ospitato un lancio del mio libro «Forza, Italia» a Roma nel novembre 2010.
Così mi ritrovo a chiedermi: sarebbe potuto accadere in qualsiasi altra democrazia occidentale? La motivazione fornita dal MAXXI è che, essendo una fondazione privata che gestisce un museo sotto il controllo del ministero della Cultura, non ha il permesso di ospitare eventi che potrebbero essere considerati «politici», data l’imminenza delle elezioni.
Il punto davvero più curioso è che nessuno al MAXXI ha effettivamente visto il nostro film, e nemmeno chiesto di vederlo.
Ma comunque, questo sarebbe successo al British Museum o all’equivalente del MAXXI per l’arte contemporanea a Londra, diciamo la Tate Modern o l’Istituto d’Arte Contemporanea (dove in realtà  abbiamo debuttato nel Regno Unito a novembre)?
La risposta è no, certo che no.
Se un giornalista italiano, anche lavorando con un regista inglese, avesse fatto un film sulla Gran Bretagna (Che so, un «Boyfriend in a Coma») e avesse prenotato un cinema in uno di quei musei per proiettare il film un paio di settimane prima delle elezioni britanniche, nessuno si sarebbe dato pena.
Nessun ministero sarebbe intervenuto. Nessuna fondazione privata si sarebbe preoccupata per la «politicità » del film.
Al contrario: avrebbero apprezzato l’attenzione, l’importanza, il fatto di partecipare, in quanto istituzione culturale, a uno dei principi fondamentali della democrazia: la libertà  di espressione.
Allora, che conclusioni posso trarre?
In primo luogo che al MAXXI sono sulla difensiva.
Hanno vietato un film senza averlo mai visto, giusto nel caso potesse dare adito a polemiche.
In secondo luogo, ritengo che con questa mentalità  difensiva troppi italiani, il che significa in particolare quelli che operano nella politica e occupano posizioni ufficiali pubbliche, non vogliono affrontare e capire la verità  e la realtà  di ciò che è accaduto in Italia negli ultimi 20 anni.
Oh, certo, il nostro film non è l’unica versione di quella verità .
Ma si tratta di un tentativo onesto, indipendente, di illustrare agli italiani il punto di vista di questo solidale, affettuoso osservatore straniero, per aiutare gli italiani come gli stranieri a comprendere la situazione in Italia e ciò che va fatto.
È stato fatto apposta per suscitare un dibattito.
E se il momento giusto per provocare quel dibattito, nella capitale d’Italia, non è una campagna elettorale, non so quale possa essere il momento giusto.
Spero sinceramente che il MAXXI e il ministero della Cultura cambino idea e annullino la folle decisione.
Ma in ogni caso, «Girlfriend in a Coma» verrà  rappresentato in Italia durante la campagna elettorale.
E in molte città  italiane.
Forse non al MAXXI, con un pubblico di leader politici ed economici che il museo avrebbe dovuto essere orgoglioso di ospitare.

Bill Emmott
(da “La Stampa”)

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DOMANI ALLE 12 GUARDATE IN CIELO: VOLANO LE NUOVE PALLE DEL CAVALIERE (E CONSERVATE LO SCONTRINO)

Febbraio 2nd, 2013 Riccardo Fucile

LE ANTICIPAZIONI SUL CONTRATTO CON GLI ITALIANI… ALFANO: “DETRAZIONE DALLE TASSE DI OGNI SCONTRINO”, COSI’ NESSUNO PAGHERA’ PIU’ NULLA…IL FISCO CERCA UGUALMENTE GLI EVASORI? “LIMITARE I POTERI DI EQUITALIA”… E POI VIA L’IMU E MENO TASSE PER LE IMPRESE CHE ASSUMONO

Mentre si attende il nuovo contratto con gli italiani che Silvio Berlusconi ”stipulerà ” nella conferenza stampa alle ore 12 di domani, 3 febbraio, dal Pdl filtrano già  le prime indiscrezioni e le prime promesse.
Se il Popolo della libertà  vincerà  le prossime elezioni sarà  possibile detrarre gli scontrini dalle tasse.
Lo annuncia il segretario del partito Angelino Alfano. ”Uno dei primi atti che faremo sarà  quello di riformare profondamente i poteri di Equitalia — ha annunciato -Il cittadino non deve avere paura del fisco, il cittadino onesto deve essere considerato come tale e abbiamo alcune proposte molto nette per fare sì che il fisco risulti amico: rivedere i poteri di Equitalia e consentire ai cittadini di scaricare nella dichiarazione dei redditi scontrini e fatture. In questo modo tutto il nero emergerà  e non ci sarà  bisogno di inseguire, con un meccanismo da stato di polizia tributaria, i cittadini italiani. Infine chiediamo che l’amministrazione finanziaria, cioè il fisco, faccia consulenza preventiva ai cittadini dando consigli per non sbagliare la dichiarazione dei redditi”.
Tra le altre promesse, detassazione per le imprese e abolizione dell’Imu.
Questi i primi punti del programma di Berlusconi anticipati da Micaela Biancofiore. ”A breve Belusconi farà  un altro contratto con gli italiani e sarà  anche molto divertente, secondo lo spirito che lo contraddistingue” ha dichiarato l’altoatesina nominata oggi Commissario straordinario regionale del Pdl per le elezioni in Trentino Alto Adige. “Saranno divertenti le clausole — ha aggiunto la Biancofiore — ma non posso anticiparvele. Certo è che i primi punti del programma vedranno l’abolizione subito dell’Imu, che grazie a Monti è servito a coprire il buco bancario fatto dal Pd con Mps, e subito la detassazione per cinque anni per le imprese che assumono giovani a tempo indeterminato, così come la detrazione dalle tasse di ogni scontrino”.
Secondo il Corriere della Sera Berlusconi ha cambiato strategia di comunicazione rispetto al 2006.
Questa volta per tentare la rimonta alle urne il Cavaliere punta su fisco e potere di acquisto delle famiglie.
I sondaggi infatti indicano che l’elettorato è concentrato   sui temi dell’occupazione, della crescita economica e del lavoro giovanile.
Per questo l’ex premier ha deciso di lanciare proposte che “a difesa del benessere familiare”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Berlusconi, PdL | Commenta »

MONTI: “AUMENTARE L’ETA’ PENSIONABILE EFFETTIVA”… LE TASSE? “HANNO EVITATO IL FALLIMENTO NELL’EMERGENZA, ORA SI PUO’ PENSARE A RIDURLE”

Febbraio 2nd, 2013 Riccardo Fucile

IL PROFESSORE PRESENTA A MILANO IL SUO PIANO SUL LAVORO: “RIMODULARE IL CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO, PER RENDERLO PIU’ FLESSIBILE E MOLTO MENO COSTOSO”

C’è «la necessità  di aumentare l’età  pensionabile effettiva, e garantire nel tempo l’equilibrio dei sistemi pensionistici pubblici nonostante il progressivo invecchiamento del Paese e le ricadute che ciò comporta sul mercato del lavoro»: è quanto si legge nelle linee di politiche di lavoro che Mario Monti presenta a Milano.
In materia di lavoro, oltre all’intervento sull’età  pensionabile «si affianca l’istituzione dell’Aspi (assicurazione sociale per l’impiego) cioè un trattamento di disoccupazione di livello europeo (70% dell’ultima retribuzione) universalmente applicabile a tutti i lavoratori dipendenti».
Monti sottolinea soprattutto il ruolo delle donne: «L’Italia non è un paese per donne ma è prioritario che lo diventi».
È quanto si legge nelle linee guida per il welfare di Scelta Civica, nel quale si ricorda che «il mercato del lavoro non incoraggia la partecipazione delle donne che rientrano con più difficoltà  e vi rimangono con oggettivi vincoli rispetto ad altri ruoli».   Contratto di lavoro
Il Professore propone, nel suo programma di governo, una rimodulazione sperimentale del contratto a tempo indeterminato, per renderlo più flessibile e meno “costoso”.
Nelle linee di politica di lavoro e welfare, presentate oggi in un incontro a Milano, si propone una incisiva riduzione del cuneo fiscale e contributivo collegata ad alcune linee guida per la contrattazione collettiva aziendale, tendenti al superamento dell’attuale dualismo del mercato del lavoro.
In questa prospettiva – si spiega – a fronte di un’assunzione a tempo indeterminato diventerà  possibile assicurare maggiori tutele sostanziali ai giovani senza rilevanti aumenti di costo o di rigidità  per le imprese.
Tasse
Il governo Monti ha introdotto nuove tasse per scongiurare l’Italia dal rischio fallimento.
Archiviata la fase più difficile della crisi economica, è possibile procedere a una modulare riduzione del carico fiscale.
Questo, in sintesi, il concetto espresso dal premier uscente Mario Monti, durante la sua conferenza stampa a Milano.
Il leader di Scelta Civica si è dapprima soffermato sulle critiche che gli sono state lanciate dai suoi principali avversari: ” Mi vorrebbero mummificato nella veste di quello che aumenta le tasse”, ha detto Monti, che ha spiegato: ” Abbiamo messo le tasse che aveva lasciato il predecessore e quelle che serviranno ad evitare il fallimento del Paese. Le tasse sono servite perchè l’Italia si e’ salvata e lo spread si è dimezzato. Ora, intervenendo sulla spesa pubblica, è possibile puntare a una diminuzione. Se la situazione cambia e soprattutto se la si e’ fatta cambiare – ha detto ancora Monti – le cose possono cambiare”.
La riforma del lavoro
La riforma del lavoro approvata dal governo dei tecnici sarebbe potuta essere più incisiva, ma ” non c’è stata la disponibilità  della sinistra, e in particolare di un sindacato, per fare altri passi in avanti”.
Lo ha evidenziato il leader di Scelta Civica Mario Monti, presentando a Milano le linee guida del suo programma in materia di lavoro e welfare.
Obiettivo di Scelta Civica, ha detto ancora Monti, è quello di ” scongiurare il rischio, dopo tanti sacrifici chiesti agli italiani, di dissipare quei sacrifici e di non andare avanti su quelle riforme che danno speranza ai giovani”.
Il premier uscente ha citato il recente report del Fmi sulla finanza pubblica italiana, che ” in termini strutturali è una delle più solide” perciò, ha detto ancora Monti, ” vale la pena di provare ad andare avanti”.
Durante la legislatura che si sta per concludere «abbiamo constatato in materia di riforma del mercato del lavoro la disponibilità  delle tre forze politiche a fare qualche passo avanti, ma non la disponibilità  della sinistra e in parte di uno dei sindacati a fare altri passi in avanti che a me sarebbero sembrati nell’interesse dei lavoratori».
Lo ha detto il premier uscente Mario Monti nel corso di una conferenza stampa a Milano. Monti ha sottolineato quindi che «è nata l’idea di cercare di catturare la cooperazione di quelle forze che hanno dimostrato di essere a favore delle riforme».

(da “La Stampa“)

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