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INELEGGIBILITA’, ORA IL PDL TEME L’ASSE TRA GRILLO E PARTE DEL PD

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA PREOCCUPATO CHE ALCUNI SENATORI DECIDANO DI VOTARE CON I CINQUESTELLE

Prima Renato Schifani nell’intervista al nostro giornale; ora il suo collega della Camera Brunetta. I due capigruppo del Pdl hanno lo stesso timore: il voto che la giunta per l’immunità  del Senato dovrà  esprimere su Silvio Berlusconi.
Il punto esclamativo lo mette Brunetta, quando strilla «aridateci il Pci», volendo così affondare il coltello sugli accordi non mantenuti dal Pd e sul controllo dei parlamentari dell’alleato.
Schifani e Brunetta temono che si possa ripetere la stessa scena dell’elezione di Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia del Senato.
Cioè senatori Pd che vanno per la propria strada, come è successo in forma più eclatante con il falò di Marini e Prodi durante l’elezione del capo dello Stato.
Incidenti avvenuti sempre a scrutinio segreto e il Pdl teme la «recidiva», come la chiama Brunetta.
«I parlamentari del Pd sono recidivi, inaffidabili per il passato, speriamo non lo siano per il futuro». Il futuro sta arrivando, con l’insediamento della Giunta per l’immunità  (martedì) che dovrà  verificare le condizioni di eleggibilità  dei parlamentari.
Anche quelle del senatore Berlusconi, appunto. Una questione da non sottovalutare.
Qualunque componente di questa giunta potrebbe sollevare un problema di incompatibilità  e si andrebbe allo scrutinio segreto.
Così, un senatore 5 Stelle pone il problema e magari al voto si tira dietro una parte del Pd e di Sel.
Solo una volta che si insedierà  la giunta si capirà  se ci sono i voti potenziali per una simile pugnalata politica.
E allora Brunetta ricorda che «se si sommano i voti dei Democratici a quelli di Sel e M5S, è come se io sottoscrivessi con una mano una società  e con l’altra denunciassi il socio».
In politica questo può avvenire e avviene molto più frequentemente che nel diritto aziendale. Sapendolo, Schifani e Brunetta mettono le mani avanti e pongono il problema ai loro dirimpettai del Pd.
Ma questo passaggio è l’ultima cosa che il Pd vuole affrontare adesso, avendo già  tanti fronti da gestire. I vertici del gruppo sono sicuri che sui provvedimenti del governo non ci saranno problemi. Ma su questi provvedimenti si vota a scrutinio palese.
Più problematico è controllare lo scrutinio segreto, proprio mentre inizia la scalata del governo Letta
Ecco perchè è l’ultima cosa che vorrebbe affrontare, il capogruppo del Pd Zanda, crocifisso per la sua intervista all’Avvenire in cui parlava di ineleggibilità  di Berlusconi.
Ma lo ha fatto a titolo accademico, perchè ogni partito deve tenere viva l’appartenenza al partito, l’«identità », mentre al governo ci si mescola con gli storici nemici.
E lì, al governo, non c’è la stessa tensione che circola tra le truppe parlamentari a maggioranza variabile su certe questioni.
Cosa succederebbe se venisse messo ai voti il dll anti-corruzione, come vorrebbe il presidente Grasso, che l’ha presentato a inizio legislatura?
Ora che si insedia la giunta per l’immunità  può succedere l’incidente – lo teme anche il Pd: «Sono voti non controllabili. Non sarà  una rogna da poco», è la sincera e preoccupata ammissione che si fa a Palazzo Madama.
Il partito guidato da Epifani vorrebbe prima sciogliere, mercoledì al vertice sulle riforme con il premier, il nodo della legge elettorale, sottoposta alla Consulta per vizi di incostituzionalità .
I capigruppo Zanda e Speranza vogliono proporre la cancellazione del Porcellum e il ritorno al Mattarellum. Pdl e mezzo governo non sono d’accordo, a cominciare dal ministro Franceschini. Si cerca l’accordo nelle prossime ore, ma almeno sulla legge elettorale si vota a scrutinio palese. In giunta per l’immunità  no, e le sorprese sono messe nel conto.
Non dovrebbero essere i senatori Democratici a sollevare il problema dell’incompatibilità  di Berlusconi.
Ma – ci si chiede – i senatori che andranno a comporre la giunta saranno «indisciplinati» come quelli della commissione Giustizia?
Martedì, quando l’organo si insedia (salvo proroghe), il Pdl capirà  se il pericolo è reale: conteranno quei senatori Pd che potrebbero sostenere una richiesta di voto proveniente da 5 Stelle.
Tutti i filogovernativi della maggioranza si augurano che il direttivo del gruppo Pd al Senato indichi senatori insensibili al canto delle sirene grilline.
Largo del Nazareno sa che sarebbe un errore imperdonabile, non uno di quei «falli di reazione» nei confronti dei quali Berlusconi lo statista chiede di non reagire.
Qui si tratta dello stesso Berlusconi, della sua ineleggibilità .
Alta tensione a Palazzo Chigi.

Amedeo Lamattina
(da “La Stampa”)

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REBUS CINQUESTELLE: POCHI FONDI E PIAZZE SENZA FOLLA

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

NUMERI IN CALO NEI COMIZI DI GRILLO…PER L’INCONTRO DI ROMA RACCOLTI APPENA 4.000 EURO SU 40.000, I MILITANTI: “SIETE IN PARLAMENTO, PAGATE VOI”

Il rebus delle piazze anima i Cinque Stelle.
Alla vigilia delle Amministrative sul web corre una guerra di numeri e opinioni.
Cifre che non hanno a che fare solo con le presenze, ma che si legano anche ad esigenze pratiche.
Come la raccolta fondi da giorni presente sul blog con un appello di Beppe Grillo: un invito che fino a ieri pomeriggio ha ricevuto una risposta esigua, nonostante il risalto dato all’iniziativa.
A cinque giorni dal comizio finale del leader in piazza del Popolo per sostenere la candidatura di Marcello De Vito nella capitale, il Movimento 5 Stelle Roma ha raccolto il 10% circa delle donazioni necessarie per coprire i costi dell’evento (stimati in 40 mila euro).
Ad indicarlo un contatore (non più presente, forse temporaneamente, nelle ultime ore di ieri) nella pagina dedicata sul sito web dei pentastellati romani.
Possibile che a rendere difficoltosa la raccolta siano state – involontariamente – le donazioni già  chieste e ricevute dai militanti negli scorsi mesi.
A partire da quelle per le Politiche: Grillo ha raccolto oltre 770 mila euro, donandone 400 mila per la costruzione di una palestra a Mirandola.
Uno sforzo continuo, quello dell’autofinanziamento, che comincia a pesare anche sui militanti: «Molti attivisti mi domandano: ora che siete in Parlamento perchè non le finanziate voi queste cose?», dice Elena Fattori.
Che spiega: «A mio avviso, sul territorio il Movimento fa più fatica da sempre, come è già  successo per le Regionali nel Lazio: ci sono logiche di voto di cui risentiamo». Attivisti e fonti vicine ai Cinque Stelle fanno notare come il peso di una campagna locale possa comunque «aver pesato sulla minore generosità  rispetto ai mesi scorsi».
Dalle casse alle discussioni, le Amministrative però monopolizzano il mondo internet. Sulla Rete, infatti, campeggiano scontri verbali sulle presenze raccolte da Grillo in piazza negli ultimi giorni.
Numeri lusinghieri, senza dubbio, ma in calo rispetto alle folle dello «Tsunami Tour». A rendere l’idea sono le cifre: ad Ancona da ottomila a tremila presenze, a Treviso da cinquemila a cinquecento, a Vicenza da seimila a duemila.
E poi ancora mille ad Imperia, duemila a Barletta.
A «ostacolare» Grillo il meteo inclemente, tanto temuto dal leader a febbraio e guastatore invece a maggio.
Ma anche altri fattori, almeno a sentire Vito Crimi, che domani sarà  con Grillo sul palco a Brescia.
«Mentre le Politiche hanno un coinvolgimento che riguarda tutta la Provincia – spiega il capogruppo al Senato –, queste Amministrative impegnano solo le città : è completamente diverso».
Intanto, però, il calo dei numeri è diventato oggetto di discussione tra attivisti e non sui social network e nei forum, in attesa del riscontro del voto.
Un botta e risposta continuo, con mille opinioni e sfaccettature.
«Siamo tanti e lo dimostreremo alle elezioni», commenta su Facebook Max Iannone. Achille Livio, invece, si rivolge «agli opportunisti del Movimento: siamo fieri di perdervi e non ci appartenete».
Ieri Grillo ha catturato l’attenzione di duemilacinquecento persone ad Orbassano, in provincia di Torino.
Intanto, sempre parlando di piazze, il leader oggi sarà  ad Aosta per le Regionali.
E proprio qui i candidati hanno firmato un codice etico ancora più restrittivo di quello dei parlamentari, con l’obbligo – tra gli altri – «a sostenere pubblicamente le posizioni e il programma decisi dal gruppo dei candidati», «a partecipare ad almeno il 90% delle attività  legate all’incarico presso il Consiglio regionale», «a sospendere incondizionatamente lo svolgimento di qualsiasi attività  retribuita».
Spiega Stefano Ferrero, portavoce del Movimento in Valle d’Aosta: «Non si può lavorare part-time nella vasca degli squali. È un momento di emergenza e ci vogliono impegni d’emergenza. Chi si dedica alla politica deve assicurare un impegno assoluto per il mandato».
«Noi abbiamo un problema di legalità  peggiore che nel resto d’Italia – motiva le scelte Ferrero – ci sono diversi condannati in Consiglio regionale».

Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)

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L’IVA AUMENTA A LUGLIO, LETTA RASSEGNATO

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

IL GOVERNO NON RIUSCIRà€ A BLOCCARE LO SCATTO DELL’ALIQUOTA UNICA IPOTESI DI LAVORO: CONGELARLA FINO A DICEMBRE

L’aumento di un punto percentuale dell’Iva, l’imposta sui consumi, a luglio ci sarà : la gestione della riforma dell’Imu impedisce al governo di lavorare su qualche riforma struttura-le che permetta di trovare la copertura richiesta per evitarlo, 2 miliardi per il 2013 e 4 miliardi per il 2014.
Lo lascia intendere il premier Enrico Letta in un colloquio con Repubblica. .
E da palazzo Chigi confermano: “Il presidente si atterrà  al discorso di insediamento, in cui non si parlava dell’Imu sui capannoni industriali e l’impegno sull’Iva era soltanto al condizionale”.
Al Tesoro stanno provando a ragionare sul dossier, “ma 2 miliardi sono un sacco di soldi”, spiega il sottosegretario Pd Pier Paolo Baretta.
In questi giorni il governo sta provando a tacitare tutte le richieste dicendo che “bisogna aspettare la chiusura della procedura d’infrazione europea”, cioè il fatidico 29 maggio in cui la Commissione europea chiederà  di spostare l’Italia nella lista dei Paesi virtuosi con il deficit sotto il 3 per cento del Pil.
Ma al ministero dell’Economia sanno benissimo che quella evoluzione, pur positiva, non sarà  la panacea: “Per l’Iva è un problema di coperture, non di procedura d’infrazione”.
E se per il momento non si sono trovate per abolire l’Imu, figurarsi per Imu più Iva.
I prossimi due mesi saranno tutti dedicati alla riforma della tassazione sulla casa, la sospensione della rata dura fino al 31 agosto.
In assenza di una nuova legge, la prima rata Imu dovrà  essere pagata il 16 settembre.
Ed è ormai chiaro che intervenire sull’imposta relativa alle prime case può costringere il governo a cambiare a catena sia il carico fiscale sugli altri immobili che a rivedere la Tares, un’altra imposta legata ai rifiuti che però si fonda sulla casa .
Vasto programma, che assorbirà  tutte le energie del governo Letta.
Se a luglio l’aliquota più alta del-l’Iva passerà  dal 21 al 22 per cento, le conseguenze saranno rilevanti: circa 135 euro in più a famiglia se ne andranno in tasse invece che in consumi e 26 mila imprese potrebbero chiudere entro fine 2013, stima la Confcommercio.
Letta sta studiando un piano di emergenza, secondo l’approccio del suo governo: se non puoi risolvere un problema, rimandalo.
“Tenteremo di scongiurare l’aumento, di allontanarlo per poi lavorarci”, ha detto il premier un paio di settimane fa durante l’intervista a Che tempo che fa .
L’unica via è questa: sospendere l’aumento Iva come si è sospesa la rata dell’Imu, rinviarlo a dicembre e legarlo, anche in questo caso, a una riforma strutturale e ambiziosa, quella delle agevolazioni fiscali (le ha già  censite da tempo Vieri Ceriani, da sottosegretario).
Una lista di piccoli privilegi e giusti aiuti la cui revisione può valere 20 miliardi, ma richiede tempo e pazienti negoziati.
Ogni agevolazione è cara a un gruppo preciso di elettori, pronti a lottare per non esserne privati. A dicembre 2012 Pier Paolo Baretta e Rena-to Brunetta, da relatori Pd e Pdl alla legge di Stabilità , provarono a eliminare la detrazione del 19 per cento per le spese veterinarie.
Dopo le proteste hanno dovuto arrendersi. La furia di chi si vedrebbe di fatto aumentate le tasse non è l’unico ostacolo.
L’Iva si incassa su base mensile, congelare l’aumento fino a dicembre significa bloccare sei mesi di gettito e creare poi una congestione per fine anno tra Imu (tutta o la seconda rata), Tares e, appunto, l’Iva dovuta.
Sempre ammesso che il governo sopravviva alla gestione della questione Imu.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LEGGE ELETTORALE: LETTA ACCELERA, PRONTO IL DECRETO AMMAZZA-PORCELLUM

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

SUL TAVOLO DUE OPZIONI: PREMIO AL 45% O RITORNO AL PROPORZIONALE PURO

Perchè l’esperienza insegna che in Italia nulla è più definitivo degli aggiustamenti nati come provvisori.
«La mia idea – spiega con grande cautela il ministro Gaetano Quagliariello – è arrivare a una soluzione che “anestetizzi” il problema. Una soluzione che non deve convenire a nessuno, in modo da non indurre in tentazione quel partito che pensasse di poterne trarre vantaggio».
Il ministro delle riforme, che ha passato il week end sulle carte, non anticipa nulla di più.
«Nella relazione programmatica che farò mercoledì davanti alle commissioni Affari costituzionali, il paragrafo sulla legge elettorale sarà  di appena quattro righe».
Ma nei circoli di governo comincia a prendere corpo l’identikit di questa legge “ammazza-Porcellum”.
Letta si trova infatti di fronte a due strade, entrambe percorribili.
L’ipotesi numero uno prevede di fissare una soglia alta, intorno al 45%, per conquistare il premio di maggioranza.
Una soglia così elevata che attualmente nessuna coalizione potrebbe sognare di raggiungere.
E proprio l’assenza di una soglia per accedere al premio è stata la principale obiezione che la Corte costituzionale ha in passato rivolto al Porcellum, invitando (invano) il legislatore a provvedere.
L’altra strada, più estrema, è quella di abolire del tutto il premio di maggioranza.
«Così il Porcellum – si osserva a Palazzo Chigi – diventerebbe un proporzionale puro, una legge che non vuole nessuno perchè ucciderebbe il bipolarismo».
Insomma, stretto tra la pronuncia della Consulta attesa per fine anno e la prospettiva di rivotare con un proporzionale stile Prima Repubblica, il sistema dei partiti avrebbe tutto l’interesse ad approvare in fretta una riforma vera.
Fin qui le intenzioni del governo.
Che andranno verificate nella trattativa interna alla maggioranza, a partire dal vertice di mercoledì.
Poi lo stesso Quagliariello sonderà  tutti i gruppi parlamentari e gli altri partiti – dalla Lega a Fdi, da Sel ai 5stelle – e riferirà  la prossima settimana in Consiglio dei ministri.
Da quel momento ogni occasione potrebbe essere quella giusta per tirare fuori dal cassetto il ddl “ammazza-Porcellum”.
Ma il problema vero, al momento, è che l’operazione di «cosmesi» sulla legge elettorale ha proprio dentro al Pd i suoi più strenui oppositori.
E non ci sono soltanto Anna Finocchiaro, che ha preannunciato un ddl per ripristinare il vecchio Mattarellum o Roberto Giachetti, che sta raccogliendo le firme dei deputati con lo stesso obiettivo.
A sollevare un problema politico ci si mette anche Beppe Fioroni: «Quando la legge elettorale non si fa dentro il Pd se ne discute tutti i giorni, quando invece la fanno davvero sembra che si proceda a trattativa privata. Visto che si tratta di una scelta importante, con tutto il rispetto per Speranza e Zanda, non credo che possa bastare un vertice tra il governo e i capigruppo o una battuta di Renzi per dirimere la questione».
L’idea di Fioroni è quella di «una convocazione di una Direzione ad hoc» sull’argomento ma anche «una grande consultazione di base, che coinvolga i nostri circoli e i nostri iscritti».
Un dibattito allargato oltre la legge elettorale, «per dirimere una questione ormai matura, quella sul presidenzialismo/ semipresidenzialismo ».
Se Fioroni esce allo scoperto sul tema del presidenzialismo (un tempo un tabù culturale per l’area dei popo-lari), Matteo Renzi è da tempo su quella sponda.
«C’è una sola legge elettorale che funziona, è quella dei sindaci ed è un modello che porta al semipresidenzialismo sul quale io sono d’accordo», ha dichiarato ieri a “In mezz’ora”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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