Dicembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
SI TEMONO INFILTRAZIONI DEI PROFESSIONISTI DEL DISORDINE ORGANIZZATO… PREVISTO L’ARRIVO DI DIECIMILA PERSONE
Gli allarmi dell’intelligence e quello dei “forconi dissidenti” (l’ala moderata) coincidono: la manifestazione di domani a Roma indetta dai duri del movimento è ad altissimo rischio.
Il pericolo è quello dell’infiltrazione di professionisti del disordine organizzato, gli ultrà del calcio in primo luogo. §
“Abbiamo notizie dirette — assicura l’indipendentista veneto Lucio Chiavegato, uno dei leader del frastagliato movimento — che la manifestazione di Roma potrebbe avere delle frange violente che non fanno parte del nostro movimento. Non c’è controllo su quello che potrebbe accadere”.
Chiavegato e i suoi affermano di aver fatto alla polizia nomi e cognomi di possibili infiltrati. L’allarme è alto, tanto che oggi della questione forconi si parlerà anche al Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, dove interverrà l’ambasciatore Giampiero Massolo, direttore del Dipartimento informazione e sicurezza.
La spaccatura del movimento dei forconi, è l’analisi delle forze di sicurezza, influirà di sicuro sulla partecipazione alla manifestazione di domani, ma non garantisce che corteo e presidio a piazza del Popolo saranno pacifici.
“Bastano pochi facinorosi per creare un clima di disordine”. Secondo le previsioni degli apparati di sicurezza, domani in piazza ci saranno almeno diecimila persone, il rischio, che sarà valutato nel corso di una riunione al Viminale in programma per oggi, è quello di cortei spontanei e di una sorta di “assedio permanente” alle istituzioni.
Perchè se è vero che una serie di comitati, presidi, e altri spezzoni del movimento si sono dissociati dall’iniziativa indetta da Danilo Calvani, il pittoresco leader dell’ala “pontina” dei forconi, le altre manifestazioni indette proprio nel clou del periodo natalizio allarmano non poco. “Tutti in piazza San Pietro il 22”, annunciano i comitati 9 dicembre, che promettono anche una due giorni di “passeggiate” per Roma.
Per evitare blocchi stradali, fino al 20 dicembre a Roma è vietato l’assembramento di Tir in prossimità dei caselli autostradali e anche la circolazione dei mezzi pesanti che non trasportano merci.
Lo ha deciso il prefetto in una ordinanza che vieta la circolazione dei mezzi adibiti al trasporto di merci non destinati alla distribuzione.
L’allarme alto non ferma le strumentalizzazioni politiche.
“Questa gente — si poteva leggere nel “Mattinale” di ieri, l’house organ di Forza Italia alla Camera — è la nostra gente, tocca a noi difenderla”.
Una conferma delle attenzioni che Silvio Berlusconi rivolge a questa moderna jacquerie per risalire la china elettorale.
“La verità — ci dice Luigi Tenderini, del coordinamento dei presidi — è che qui spuntano leader come funghi. Ma chi li ha eletti? Invitiamo tutti i presidi a non partecipare alla manifestazione di domani a Roma, è una pagliacciata. Quel Calvani, Danilo, vuole solo visibilità , le elezioni europee sono alle porte e lui cerca una candidatura in qualche formazione di destra”.
Poi l’annuncio minaccioso: “Dobbiamo aumentare i presidi in giro per l’Italia, far sentire la nostra voce, poi invaderemo Roma con migliaia di persone, ma lo faremo pacificamente”.
La brutta aria che tira ha indotto anche il capo dello Stato a intervenire: “Va data la massima attenzione a quanti non sono raggiunti da risposte al loro disagio: categorie, gruppi, persone, che possono farsi coinvolgere in proteste indiscriminate e finanche violente, in un estremo e sterile moto di contrapposizione totale alla politica e alla istituzioni”.
Perchè “il malessere sociale si esaspera nel confronto con i fenomeni di corruzione o insultante malcostume che si producono nelle istituzioni politiche, anche a livello regionale e negli apparati dello Stato, così come con ogni sorta di comportamenti volti a evadere o alterare l’obbligo della lealtà fiscale”.
Enrico Fierro
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
CON QUEI SOLDI DEL GRUPPO PDL HA STIPULATO UNA POLIZZA VITA A FAVORE DEI SUOI FAMILIARI… LI HA RESTITUITI SU RICHIESTA DEL PARTITO IN DUE RATE DA 300.000 EURO L’UNO
Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri accusato di peculato. 
Il parlamentare avrebbe stipulato una polizza da 600mila euro dopo un prelievo dal conto del gruppo. Soldi che il politico avrebbe poi restituito in seguito.
I militari del nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno notificato al senatore un avviso di chiusura indagini, che è stato firmato dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Rossi e Caporale e dai sostituti procuratori Orano e Pioletti.
La notifica è avvenuta presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Valentino, difensore di Gasparri (FI-Pdl).
Secondo i pm l’accusa per Gasparri, che ora rischia il rinvio a giudizio, è quella di peculato, “perchè quale senatore della Repubblica e presidente del gruppo parlamentare Pdl, avendo sul conto corrente numero 10373 presso la Bnl del Senato, a lui intestato nella qualità di presidente, pubblico ufficiale, la disponibilità di somme di denaro provenienti dal bilancio del Senato della Repubblica a titolo di contributo al funzionamento dell’ufficio di presidenza del suddetto gruppo parlamentare, si appropriava di 600mila euro“.
Gasparri avrebbe utilizzato i 600mila euro “in data 22-03-2012 per l’acquisto, con il versamento del relativo ‘premio unico spot’ di una polizza ‘Bnl private selection Pmua 0154856′, polizza intestata a lui personalmente, avente quale durata la sua intera vita e i cui beneficiari, in caso di morte dell’assicurato, erano i suoi eredi legittimi, procedendo poi al riscatto anticipato della polizza in data 01-02-2013 liquidata in euro 610.697,28 e alla restituzione della somma di 600mila euro al gruppo Pdl-Senato con due bonifici di euro 300mila ciascuno, rispettivamente in data 20-02-2013 e 12-03-2013, a seguito di specifiche richieste della direzione amministrativa del gruppo“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
NEL MIRINO UNA SOMMA DI 400.000 EURO PRELEVATI DAL CONTO DEL PDL E POI RESTITUITI
Militari del nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno notificato, secondo quanto
apprende l’ANSA, un avviso di chiusura indagini nei riguardi del senatore Maurizio Gasparri.
Secondo quanto riporta TmNews, l’inchiesta sull’ex ministro riguarderebbe un finanziamento ricevuto nel 2012 dal gruppo Pdl in Senato e poi restituiti.
Il provvedimento di chiusura indagini è stato firmato dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Rossi e Caporale e dai sostituti procuratori Orano e Pioletti. La notifica è avvenuta presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Valentino, difensore di Gasparri (FI-Pdl).
Nel luglio 2013, come aveva riportato il Corriere della Sera, il senatore era finito nel mirino di Bankitalia per un prelievo ritenuto “anomalo” di 400mila euro sui conti del Pdl ed era stato segnalato alla Procura di Roma dagli uffici finanziari.
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Dicembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
COLLEGAMENTO TRA GIOCATE CLANDESTINE E CALCIATORI
Nuova operazione della Polizia contro le scommesse clandestine nel calcio: decine di agenti della squadra mobile di Cremona e del Servizio centrale operativo stanno eseguendo in diverse città italiane alcune ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip della città lombarda Guido Salvini.
L’ex giocatore del Milan e campione del mondo a Berlino, Gennaro Gattuso, e l’ex giocatore della Lazio Cristian Brocchi sono indagati nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta sul calcioscommesse.
Secondo quanto si apprende, l’accusa ipotizzata nei loro confronti dalla procura di Cremona è associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Nei confronti di entrambi sono state eseguite dalla polizia delle perquisizioni.
I due giocatori erano in contatto con due delle quattro persone coinvolte oggi dalle ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip Guido Salvini.
In particolare Francesco Bazzani detto Civ in un’occasione si era introdotto nel centro sportivo di Milanello, dove si allena il Milan, e aveva inviato messaggi allo stesso Gattuso.
È accaduto nel febbraio del 2012 quando si erano svolte partite di Milan, Lazio e Juventus sulle quali Bazzani avrebbe cercato di influire. Agli arresti è finito anche Salvatore Spadaro, che insieme a Bizzani, sarebbe uno dei soggetti che i calciatori coinvolti nel corso delle precedenti fasi dell’inchiesta avevano identificato come ‘Mister X’.
I due, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano il collegamento tra il mondo delle scommesse clandestine e i giocatori e le società di calcio.
Spadaro, secondo l’accusa, sarebbe legato al giro dei `bolognesi’ di Giuseppe Signori mentre Francesco Bazzani avrebbe avuto collegamenti sia con i commercialisti dell’ex bomber della Nazionale, Bruni e Giannone (entrambi finiti in carcere in una delle precedenti fasi dell’inchiesta), sia con Almir Gegic, uno dei leader del gruppo degli zingari.
Le altre due ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Cosimo Rinci, amico di Spadaro e dirigente del Riccione calcio nonchè in contatto con l’ex presidente dell’Ancona calcio Ermanno Pieroni (anche lui coinvolto nella prima fase dell’inchiesta) e Fabio Quadri, considerato il factotum dello stesso Spadaro.
I provvedimenti, richiesti dalla procura di Cremona, sono relativi all’ultima fase dell’inchiesta `Last Bet’, partita a giugno del 2010, che ha già portato in carcere decine di giocatori ed ex giocatori anche di serie A, tra cui Beppe Signori, Cristiano Doni e Stefano Mauri.
L’operazione di oggi «è un ulteriore risultato che conferma l’impegno della Polizia contro il fenomeno del calcioscommesse e che va inserito in un contesto più ampio di indagini».
Lo dice il direttore del Servizio centrale operativo della Polizia, Raffaele Grassi, in relazione al nuovo filone d’inchiesta della procura di Cremona conclusosi con l’emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare e diverse perquisizioni.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 16th, 2013 Riccardo Fucile
PREVISTO IL TAGLIO DI 3.000 DETENUTI… TOSSICODIPENDENTI IN COMUNITA’ DI RECUPERO E STRANIERI CHE SCONTANO GLI ULTIMI DUE ANNI NELLE CARCERI DEL PAESE DI ORIGINE
Meno detenuti nelle carceri, circa 3mila, e taglio dei tempi per i processi civili e penali. Questo l’obiettivo
del pacchetto di misure che domani andrà in Consiglio dei ministri.
Un modo, come ha spiegato Enrico Letta per “dare seguito alle parole di Giorgio Napolitano”. Il presidente della Repubblica nel tradizionale saluto di fine anno alle cariche istituzionali, ha sottolineato ancora una volta “le condizioni disumane” alle quali sono costretti i detenuti, “è un problema da non trascurare nemmeno un giorno in più”, ha sottolineato la prima carica dello Stato.
E l’esecutivo, dopo settimane di mediazioni e di confronto, porta sul tavolo del Cdm un pacchetto corposo che prevede un dl sulle carceri e due ddl sul processo civile e penale.
La novità più importante sarà il taglio dei tempi per quanto riguarda i processi civili e penali. Misure, tra queste l’obbligo di notifiche per via telematica, che verranno inserite in due ddl.
Il Dl, invece, riguarderà in particolare i tossicodipendenti. Per fatti non rilevanti “verrà tolta la recidiva”, inoltre i tossicodipendenti verranno aiutati a reinserirsi nella società , attraverso le comunità di recupero.
Nel decreto è prevista anche un’altra misura importante per gli extracomunitari colpevoli di reati: in alcuni casi gli ultimi due anni di carcere li sconteranno nelle prigioni dei paesi di origine.
Il dl prevede anche l’uso dei braccialetti. Dopo un confronto con il ministero dell’Interno è arrivato l’ok definitivo e anche questa misura approderà domani in Cdm. Inoltre viene introdotta la figura del Garante nazionale dei detenuti.
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Dicembre 16th, 2013 Riccardo Fucile
L’AUMENTO DELLE SALE BINGO E DELLE VIDEOLOTTERY
Fare cassa. Non importa come.
Succede che, come sempre, a rimetterci siano i disgraziati. Così lo Stato biscazziere — non cambia se al governo c’è D’Alema o Berlusconi o Letta — si rivolge a persone affette da una patologia che si chiama gioco d’azzardo.
Come? Con l’aumento delle Sale Bingo e, più pericoloso ancora, delle Videolottery (o Vlt), macchinette mangiasoldi come le Slot Machine che sono collegate in rete e hanno la possibilità di incassare, uniche nel loro genere, banconote da 500 euro.
à‰ tutto scritto, letto e controfirmato, nella legge di Stabilità , quella che dovrebbe far tornare i conti dello Stato e rilanciare l’economia dell’Italia.
Quel Paese che, a detta di coloro che governano, vede la luce in fondo al tunnel, ma non risulta abbia agganciato nessuna ripresa concreta.
Così, Letta 145 milioni di euro conta di metterli in tasca grazie al gioco d’azzardo. Ripartiti in 40 milioni che dovrebbero rientrare tra il rinnovo delle concessioni ai soliti noti per nove anni, e 105, invece, dalle 7000 nuove videolottery che andranno ad aggiungersi alle 50.500 già esistenti.
Letto, scritto e controfirmato, nonostante nessuno se ne sia accorto. La notizia è passata inosservata, sommersa da un grande calderone di norme che abbracciano di tutto e di più.
Le nuove slot online
Il mercato delle slot online. I colossi del settore non si sono fatti sfuggire l’occasione e hanno già chiesto le concessioni per le slot.
Già prima della scadenza del 29 novembre, data in cui scadeva per le 12 società (Cirsa, Codere, Cogetech, Gament, Gamtica, Gtech/Lottomatica, Hbg, Intralot, Nts Network, Net Win, Snai, Sisal a cui aggiungere Bplus — che opera in proroga della vecchi convezione del 2004) la possibilità di presentare le opzioni preliminari per i titoli delle Vlt, tra il 60 e l’80 per cento dei diritti a disposizione delle compagnie storiche, mentre i tre nuovi soggetti assegnatari puntavano al maggior numero possibile.
In linea teorica ognuna delle società aveva la possibilità di acquisire un numero compreso di diritti tra il 7 e il 14% delle new slot collegate alla propria rete, al costo di 15 mila euro ciascuno
L’unico concessionario a fare l’en plein è stato Intralot Gaming Machines che ha rilevato i 770 diritti a propria disposizione.
Segue un altro dei nuovi soggetti Nts Network, con 720 titoli su 910 disponibili, seguito da Sisal e Gmatica, che hanno entrambi rilevato 600 diritti (con il primo che poteva puntare a un massimo di circa 840 mentre il secondo a oltre 1100). Dopo di loro si posiziona Lottomatica Videolot con 500 diritti (su 720 circa a disposizione); l’ultima new entry NetWin Italia, con circa 400 diritti rispetto ai 725 a sua disposizione e infine Codere con 250 diritti (come Gmatica è il concessionario protagonista del maggiore incremento di new slot rispetto all’ultima gara).
Non hanno esercitato la facoltà di acquisire titoli aggiuntivi Cogetech e Hbg, mentre Bplus, Gamenet, Cirsa e Snai, non avevano incrementato le proprie reti.
Il business delle sale Bingo in Italia non è mai decollato. Il primo a incentivare l’apertura delle sale fu il governo D’Alema. Spuntarono come funghi in tutte le città .
A volte veri e propri villaggi del gioco.
Molto americanizzate, moquette, tabelloni e cartelle stile tombola. Ma dietro il boom iniziale il fenomeno è sempre andato in discesa. Anche perchè in quel caso la possibile vincita è sempre direttamente proporzionale al numero di giocatori.
Il governo Letta, però, ha comunque colto la palla al balzo in tema di rinnovo delle concessioni. 200.000 euro da ogni società , altri 300 mila di anticipo come garanzia, più i canoni mensili.
Per arrivare a cifra tonda, già che si trovavano a trattare la materia. “L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli procederà nel corso dell’anno 2014”, è scritto nella legge, “alla riattribuzione delle medesime concessioni attenendosi ai seguenti criteri direttivi fissazione nella somma di euro 200.000 la soglia minima per l’attribuzione di ciascuna concessione (da versare in due trance la prima alla presentazione della domanda, la seconda alla sottoscrizione della nuova concessione); durata delle concessioni pari a sei anni; 300.000 di garanzia bancaria ovvero assicurativa dovuta dal concessionario, per tutta la durata della concessione, a tutela dell’Amministrazione statale; il mantenimento dei requisiti soggettivi ed oggettivi, dei livelli di servizio e di adempimento delle obbligazioni convenzionali pattuite”.
Letta, sempre nel principio di fare cassa e portare in Europa dei conti almeno presentabili, ha anche scelto la strada migliore per risolvere il contenzioso con le società che gestiscono il mercato.
Secondo la Corte dei conti, come scritto nei giorni scorsi dal sito lanotizia.it  , già nel 2008 la procura della Corte dei conti aveva stabilito un risarcimento nei confronti dello Stato da parte dei re delle slot, fissato in 98 miliardi di euro per non aver collegato le macchine ai sistemi informatici del ministero. Una cifra da capogiro.
Ma dovuta al fatto, secondo i magistrati contabili, che avevano operato senza nessun controllo. Il procedimento è ancora pendente, ma il governo ha chiuso con una richiesta di 700 milioni, neanche l’uno per cento di quello che avrebbe dovuto entrare nelle casse statali. Una sorta di sanatoria letta da più parti come un favore — l’ennesimo — alle società che gestiscono l’azzardo ormai non solo legalizzato, ma parastatale.
Visto che gran parte delle entrate arrivano da lì. La terza azienda italiana, come Finmeccanica e la Fiat.
La tassa sui disperati
Per capire di cosa parliamo bisogna rifarci ai conti. E così si scopre che nelle scommesse legali gli italiani hanno speso 15,4 miliardi di euro nel 2003 e 79,8 miliardi nel 2011. Sedici volte il business che produce Las Vegas. In pratica parliamo di un incremento del 52% l’anno, per un fatturato che vale il 5% del Pil e mette il settore fra le prime industrie del Paese. In base ai dati dei Monopoli, in Italia la spesa media in scommesse per abitante maggiorenne è stata di 1.586 euro nel 2011: il 13,5% del reddito.
Questo mentre crescono come funghi i nuovi casinò. Perchè le sale bingo in realtà sono una semplice insegna: il business e tutto nelle macchinette mangiasoldi che, con le nuove concessioni, rischiano di aumentare ancora la spesa media. E ridurre sul lastrico le famiglie.
Il tutto mentre i Comuni cercano di portare avanti la strategia contraria: disincentivare il gioco. In provincia di Reggio Emilia, nei mesi scorsi, è addirittura nata la struttura residenziale per curare i pazienti dall’azzardo compulsivo. Le Asl, a livello locale, investono perchè ritengono la ludopatia una vera e propria malattia.
Poi però arriva lo Stato a gamba tesa che scombina tutti i buoni propositi. Le regioni cosiddette virtuose, come l’Emilia Romagna, hanno aperto servizi per la cura da gioco in tutte le città . Non solo. Si sono spinti oltre.
Le sale gestite dalle società dovrebbero esporre (il condizionale è obbligatorio) gli opuscoli su come ci si cura. La buona sostanza: entrate e giocate, è legale, lo Stato incassa e allo stesso però si lava la coscienza offrendo la cura.
Una sorta di larghe intese prima ancora che learghe intese si materializzassero sotto gli occhi di tutti. In principio fu il governo Berlusconi a comprendere che quello del gioco era un business da poter spremere. Ci si è tiffato dentro dD’Alema, ha proseguito ancora Berlòusconi: fu una legge del suo governo a stabilire che le concessioni avessero una durata di nove anni.
Quello che il governo in loden di Mario Monti ha assunto a modello e che adesso prosegue con Enrico Letta, buon conoscente di Antonio Porsia che già nel 2004 finanziò con 15 mila euro la sua campagna elettorale.
I signori del gioco d’azzardo si ritrovano anche tra gli sponsor della lobby che Letta guida da anni, Vedrò. Tutto naturalmente avviene per una serie di casualità .
Il business è business. Anche se fatto alle spese dei poveracci che vengono riconosciuti come malati. Lo Stato si curerà di loro, prima però li svuota le tasche. E’ la regola del gioco e non conta niente se il governo sia targato centrodestra, centrosinistra o abbracci tutto l’arco politico e di schieramenti.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 16th, 2013 Riccardo Fucile
LAURA BOTTICI USA L’AUTO DI STATO PER ANDARE A FARE GLI AUGURI A NAPOLITANO: MA NON VOLEVANO L’IMPEACHMENT?
I Cinque Stelle chiedono l’impeachment di Napolitano un giorno sì e l’altro pure, ma l’etichetta
istituzionale sembra essere più importante.
Così la senatrice grillina Laura Bottici, eletta Questore del Senato a marzo, non si è sottratta alla consueta cerimonia al Quirinale per lo scambio degli auguri di Natale e Capodanno con le alta cariche dello Stato.
Di più: forse per non fare tardi, la senatrice è salita al Colle con l’auto blu (proprio quell’auto blu che fino a pochi mesi fa era il simbolo della casta da abbattere).
Laura Bottici è stata eletta in Parlamento nella circoscrizione Toscana.
Dal 21 marzo 2013 è eletta Questore del Senato della Repubblica per M5S con 120 voti di preferenza.
E’ intervenuta in aula diverse volte per criticare gli sprechi della Casta e per chiedere uan riduzione dei cnonessi privilegi.
Insomma si predica bene e si razzola male…
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Dicembre 16th, 2013 Riccardo Fucile
DIVERGENZE SIA PER QUANTO CONCERNE IL TIMORE DI INFILTRATI CHE PER I RAPPORTI DA TENERE CON IL GOVERNO
Che fosse un movimento eterogeneo era chiaro fin dall’inizio.
Tanto eterogeneo da biforcarsi quasi subito, con portavoce e modalità di protesta ben diversi.
Le due anime dei Forconi sveleranno tutta la loro distanza nel corso di questa settimana. Da una parte l’ala che si riconosce in Danilo Calvani, il leader in Jaguar; dall’altra il Comitato 9 dicembre, decisamente più moderato e meno intransigente.
Il primo ha confermato di voler manifestare mercoledì 18 dicembre in piazza del Popolo a Roma (seppur senza presidio); i secondi hanno in mente una “passeggiata pacifica” per le vie della Capitale, in data ancora da definirsi.
Più che piccole sfumature, divergenze che hanno già il sapore della spaccatura.
Dal movimento ovviamente negano. “Tra noi e Danilo Calvani non c`è nessuna spaccatura, ma solo una divergenza sulla trattativa con il governo”, spiega Mariano Ferro, fondatore e leader del movimento il popolo dei Forconi.
“Calvani dice ‘tutti a casa senza trattar’ — osserva Ferro – e può essere una scelta, noi invece vogliamo mettere sul tavolo del governo la crisi e conoscere le risposte che il governo dà alla crisi”.
Sulla manifestazione già in programma mercoledì 18 a Roma ha poi aggiunto: “Spostarsi dalla Sicilia costa, spostarsi dalla Lombardia costa, spostare persone per portarle in una ‘gabbia’ che si chiama piazza del Popolo, nonostante sia bellissima, non serve a niente: se spostiamo le persone non credo sia utile chiuderle in un ovile come si fa con le pecore, e non credo che radunarle in piazza del popolo sia una protesta esaltante”.
Comitato 9 dicembre: “Domenica a messa in piazza San Pietro”.
Anche per ribadire la sua vocazione pacifica, il Comitato 9 dicembre ha annunciato di voler partecipare alla messa di Papa Francesco domenica prossima in piazza San Pietro.
Lo annuncia il leader del movimento in Sicilia, Mariano Ferro, precisando di “voler vivere un momento di serenità e di pace”.
“Non possiamo rassegnarci – aggiunge Ferro – non vogliamo vedere violenza, non comprendiamo l’indifferenza del governo.
‘I poveri non possono aspettare’ ha detto qualche giorno fa Papa Bergoglio e noi che siamo i poveri ci affidiamo a lui ancor prima che agli uomini che decidono della nostra vita. Poveri – sottolinea l’esponente dei Forconi – ma ricchi, ricchi di voglia di vivere, ricchi di speranza, ricchi di voglia di serenità , di pace e di giustizia.
Ci piacerebbe – auspica Mariano Ferro – se Papa Francesco lanciasse per noi un messaggio per quanto sta accadendo nel nostro Paese”.
Calvani, invece, non molla l’ipotesi piazza del Popolo.
“Mercoledì a Piazza del Popolo non avremo nessuna tenda e il sindaco Marino dovrebbe sapere che siamo stati autorizzati a fare una manifestazione senza alcuna occupazione di suolo pubblico. Mentre il Prefetto può stare tranquillo, perchè non ci saranno neanche cortei di camion o adunate al di fuori dei presidi autorizzati”, dice il leader del Forconi e del Cra, Comitati Agricoltori Riuniti.
“Capisco la preoccupazione dei politici e i loro tentativi di scoraggiare in ogni modo chi vuole manifestare”, aggiunge. “Ma noi siamo certi che riempiremo piazza del Popolo senza alcuna violenza e senza nessun movimento politico di estrema destra che non ha nulla a che fare con noi e dei quali non devo rispondere”.
Il Comitato 9 dicembre, però, punta sulla passeggiata pacifica, anche per il timore che la “gabbia” di piazza del Popolo possa trasformarsi in una calamita per estremisti e violenti.
Una parte del movimento, infatti – quello che si è dissociato da Danilo Calvani – sta lavorando a una due giorni a Roma: le date non sono ancora decise, fanno sapere dal movimento, ma non è escluso che l’iniziativa si tenga già in settimana. Non si tratterà di un corteo, spiegano dal Comitato 9 dicembre, ma di una “passeggiata”, un “serpentone pacifico e silenzioso” nelle vie della Capitale.
Si stanno studiando anche altre strategie non convenzionali di protesta.
Al comitato – che ha promosso anche le iniziative dei giorni scorsi, prima che nei Forconi si producesse una frattura con l’ala più dura che fa capo a Calvani – fa riferimento l’ala più morbida del movimento, preoccupata di possibili infiltrazioni da parte di frange estremiste.
L’iniziativa a cui si sta lavorando è quella di convogliare nella Capitale un gran numero di persone provenienti da tutta Italia, con cifre che secondo quanto viene riferito, al momento, in base alle adesioni, possono aggirarsi sulle 200-300 mila suddivise in due giorni consecutivi.
“Non vogliamo creare nessun disagio – dicono gli organizzatori – la nostra vuole essere una passeggiata pacifica, non un corteo, con lavoratori, famiglie, bambini, pensionati, anche disabili”. Una platea variegata che è anche quella di un movimento costituito da molte categorie diverse, accomunate da un forte disagio e dalla richiesta di un taglio della pressione fiscale. Nel frattempo il comitato vuole mantenere i presidi in sede locale e, in concomitanza dell’ iniziativa a Roma, manifestare anche di fronte alle prefetture nelle diverse città .
Poi c’è l’idea di portare avanti “forme di proteste alternative”, gesti simbolici di impatto mediatico, “assolutamente legali, ma che lascino un segno”, dicono.
Tra le idee sui cui si sta ragionando, il prelievo di massa di somme importanti dai conti correnti delle banche, lo stop concordato su larga scale del rifornimento di carburante, la riconsegna dei documenti allo Stato per indicare che non si sentono più cittadini italiani, invitando Equitalia a spiegare come, dopo questo gesto, potrà fare i sequestri.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 16th, 2013 Riccardo Fucile
SUL MATTARELLUM PRONTO AL DIALOGO ANCHE CON BERLUSCONI
I contatti sono già stati avviati nella discrezione più assoluta. Ambasciatori renziani hanno sondato, nei
giorni scorsi, alcuni fedelissimi di Grillo in parlamento sulla legge elettorale. L’oggetto del reciproco “annusamento” – non ancora una trattativa – è proprio quel Mattarellum che Angelino Alfano e il nuovo centrodestra vedono come una sciagura assoluta. Perchè una cosa è certa: al di là dei guanti di sfida che si lanciano in faccia in pubblico, Renzi coltiva un piano segreto per usare «Beppe» a suo favore nella battaglia contro i guardiani del governo a tutti i costi.
Pronto anche ad andare a elezioni in un election day che tenga insieme Politiche ed Europee.
La strategia del segretario democratico è un doppio binario.
E non è un caso se ieri, all’assemblea nazionale del suo partito, non sia sceso nei dettagli di quale modello elettorale preferisca.
Renzi ha infatti posto la deadline di fine gennaio per trovare un accordo con il nuovo centrodestra «all’interno dei confini della maggioranza».
Respingendo dunque la tesi di chi, come i ministri Quagliariello e Franceschini, vorrebbe invece collegare la riforma elettorale con la riforma costituzionale che riguarda la fine del bicameralismo.
«Sono scuse per perdere tempo – ha spiegato ai suoi il sindaco di Firenze – , mentre noi dobbiamo approvare subito una riforma prima che la Corte costituzionale arrivi con le motivazioni della sentenza che ha abolito il Porcellum ».
Dunque questo mese di tempo è la finestra che Renzi concede ad Alfano per provare a scrivere insieme una legge a doppio turno con premio di coalizione e preferenze.
Ma già prepara il secondo binario, ovvero la sua exit strategyse la prima ipotesi – l’accordo all’interno della maggioranza – dovesse rivelarsi una palude.
E qui entrano in scena Grillo e Berlusconi, interlocutori indispensabili. E cambia anche il modello elettorale, virando rapidamente verso la legge Mattarella.
Tuttavia con una modifica sostanziale, in chiave ipermaggioritaria: il 25% di recupero proporzionale del vecchio Mattarellum dovrebbe infatti essere trasformato in premio di maggioranza per garantire la governabilità .
Era quello che proponeva un ordine del giorno firmato due settimane fa da Roberto Calderoli e poi abbandonato.
Il problema è che la prima “chiacchierata” tra renziani e M5S su questo SuperMattarellum al momento è stata una fumata nera. I suoi sarebbero favorevoli, ma Grillo teme una legge elettorale che lo confinerebbe nell’irrilevanza, mentre con il vecchio Mattarellum senza il premio (data la presenza di tre poli) il centrosinistra renziano non avrebbe alcuna garanzia di vittoria. Ma il calcolo di Renzi prescinde da queste prudenze grilline.
Il sindaco infatti, se Alfano facesse melina sul doppio turno, andrebbe comunque avanti da solo – tanto più che Berlusconi e Forza Italia si sono già pubblicamente espressi a favore del legge in vigore dal ’94 al 2005 – e il redde rationem ci sarebbe in Aula.
A quel punto, con il Super-Mattarellum in campo, per i cinquestelle sarebbe difficile dire di no. E il rischio di un’implosione parlamentare del M5S sarebbe molto alto.
«Il dissenso sta crescendo. Quando presenteremo la proposta – ha confidato ai suoi il segretario dem – in aula li massacriamo. Dentro di loro stanno esplodendo conflitti».
La legge elettorale, nell’ottica di Renzi, costituisce anche un’ottima leva per costringere il governo e i partiti alleati a marciare sulla sua agenda.
Alfano è infatti consapevole che, se non si raggiungesse un accordo di maggioranza sulla legge elettorale, l’alternativa (il SuperMattarellum) lo costringerebbe a tornare a Canossa dal Cavaliere e a dire addio al sogno di una ristrutturazione post-berlusconiana del centrodestra.
Quali saranno i contenuti che il segretario democratico metterà nel “patto alla tedesca” da siglare a gennaio sono stati esposti ieri davanti ai delegati dell’assemblea nazionale. Renzi con i suoi la chiama la «triplice intesa» perchè tocca tre settori: le proposte sul lavoro «de-ideologizzato» (ovvero senza accettare la piattaforma della Cgil), i diritti civili con le unioni gay e il superamento della Bossi-Fini – e il capitolo cultura&scuola.
Che sia il patto alla tedesca con Alfano e Letta o il piano d’emergenza con Grillo e Berlusconi per arrivare al Mattarellum, al momento Renzi è l’unico giocatore che ha in mano una carta di riserva.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
argomento: Renzi | Commenta »