Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER NON GUARDA IN FACCIA IL SUCCESSORE E TWITTA: “STACCO”
Così furioso da sembrare assente. La mano destra (che stringe poco) concessa a Matteo Renzi
e il piede avanti per la fuga.
Venti secondi con lo sguardo verso il pavimento, corrucciato, nervoso e, chissà , vendicativo.
Quando Enrico Letta consegna la campanella, che fa suonare il Renzi I, il segretario democratico abbozza un sorriso, talmente forzato e plastico che le guance s’arricciano in rivoli di rughe.
L’ex presidente non biascica una parola, forse avrà sussurrato un simbolico “arrivederci” o un sospettoso “auguri”, neanche i collaboratori riescono a decifrare le sensazioni di Enrico che, mai commosso e mai loquace, saluta i dipendenti di Palazzo Chigi e lascia Renzi e ministri con un applauso di malinconia.
E si rifugia in un dilemma, ancora non risolto, che l’accompagna in viaggio a Londra con la famiglia: che fare, adesso, lasciare il Partito democratico? Non è escluso, anzi: è probabile.
L’agenda di Letta s’incrocia con l’insediamento di Renzi: martedì, giorno di fiducia a Montecitorio, il deputato Enrico Letta sarà presente. Così ha promesso.
Ma consegna una inequivocabile precisazione ai suoi interlocutori, una precisazione instillata di veleno per il successore: “Mi sento un uomo che serve le istituzioni, voterò sì al governo di Renzi perchè sostenuto da una maggioranza che conosco bene, la mia”.
L’ex vicesegretario democratico, che da ex democristiano compensava gli ex comunisti al vertice, non ha dimenticato la sfiducia in una pubblica direzione Pd e, soprattutto, non ha rimosso le conversioni miracolose di numerosi deputati e senatori. La corrente lettiana è ormai un ruscello, prosciugato: restano Francesco Boccia, Paola De Micheli, Guglielmo Vaccaro, Francesco Russo, Anna Ascani, Marco Leoni e Alessia Mosca.
Una minoranza insufficiente per muovere una battaglia interna. Ma le baruffe sono automatiche .
La senatrice (renziana) Rosa Maria Di Giorgi ha definito “inqualificabile” il comportamento di Letta e il deputato (lettiano) Boccia ha chiesto a Renzi di censurare la collega.
Sarà paradossale, eppure Di Giorgi e Boccia condividono la stessa tessera di partito. E ancora. Sarà un particolare, ma non è cas
uale, non è distrazione: il profilo Twitter di Letta recita “deputato della Repubblica”. Per esclusione: non un deputato democratico, non un politico che segue e insegue il segretario Renzi.
Non occorre una disquisizione accademica per confermare che Letta, in pubblico e in privato, s’allontana da quel Partito democratico che ha contribuito a fondare.
E l’ultimo messaggio, sempre su Twitter, scatena ipotesi e desideri: “Ora stacco via da Roma per prendere le migliori decisioni. Futuro”. In questa settimana di isolamento volontario, telefonino in disparte e (quasi) zero contatti politici, Letta ha riannodato le tappe di un esecutivo di larghe intese durato dieci mesi.
Non vuole usare improperi, ma l’ex premier è convinto di aver subito “un’operazione di palazzo”.
Per non cadere in revisionismo da complotti — come ovvio al mondo terracqueo — il pisano Letta indica il fiorentino Renzi, e il tradimento che ha generato la staffetta.
E non è riuscito a fingere un sentimento di amicizia per il successore, non voleva e non poteva. Ha attraversato il cortile di Palazzo Chigi con la faccia all’insù, stavolta, per il commiato ai funzionari e ai dipendenti affacciati; s’è portato il pugno al petto e s’è liberato da qualsiasi repulsione renziana: spontaneo e coreografico insieme. Sarà uomo di Stato, Letta, ma non ha risparmiato nulla a Renzi: doveva ricambiare, dicono. Quando torna a casa per fare i bagagli con la moglie e i bambini, dopo aver completato le formalità per i 300 giorni di governo, il primo gesto è chiaro: spegne il cellulare. Semplice.
Come sbolognare la campanella a Renzi e giurargli opposizione eterna.
Carlo Tecce
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Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
L’ACCORDO RENZI-VERDINI PER METTERE UN MINISTRO CHE TUTELI GLI INTERESSI COMMERCIALI DEL CAVALIERE
Col sorriso delle grandi occasioni, Silvio Berlusconi l’ha salutata così, alla fine di una cena tra vecchi amici: “Federica, prima o poi questa tessera di Forza Italia dovrai fartela…”.
Lunedì sera, Federica Guidi era ad Arcore, insieme al padre Guidalberto. Cena tra vecchi amici, che hanno un’antica consuetudine.
Per parlare degli imprenditori da coinvolgere nella nuova Forza Italia. Cinque giorni dopo è arrivato il ministero allo Sviluppo economico, quello, per intenderci con delega alle Comunicazioni: “Un capolavoro di Verdini” sussurrano nella corte del Cavaliere.
Perchè Federica è una berlusconiana vera, imprenditrice tosta.
Più volte Berlusconi l’ha corteggiata come volto nuovo da lanciare. E più volte l’ha coinvolta nell’attività che considera più importante degli organigrammi di partito: coinvolgere imprenditori, fare fund raising, tenere i contatti con quel mondo refrattario nei confronti della politica politicante.
Ecco perchè una delle prime telefonate di congratulazioni alla neo ministra è arrivata proprio dal Cavaliere.
Che ai suoi ha consegnato una battuta che la dice lunga: “Abbiamo un ministro pur stando all’opposizione”.
Significa che è in buone mani non solo lo Sviluppo del paese, ma la tutela di Mediaset, il dossier più importante per Berlusconi.
È una delega su cui Berlusconi vuole stare sempre al governo.
Al sicuro con Passera, ai tempi di Monti, grazie anche alla supervisione dell’allora sottosegretario alla presidenza Catricalà .
Poi al sicuro con Catricalà , ai tempi del Letta uno.
Ora in mani sicurissime, quelle di Federica Guidi.
E chissà se il prestigioso incarico non fosse già nell’aria lunedì sera. Fonti informate assicurano che l’oggetto della cena era il coinvolgimento di Federica in Forza Italia.
E che la trattativa si è composta nelle ultime ore. Comunque: meglio di così non poteva andare.
E meglio di così non poteva andare neanche sull’altra casella, la Giustizia.
Il Cavaliere si sente tutelato da Orlando, uomo di sinistra, ma garantista, equilibrato, certo non espressione del partito dei giudici e della Procura di Milano.
Uno che fu attaccato dai “manettari” dopo un’intervista al Foglio, ai tempi in cui si occupava di giustizia nel Pd di Veltroni, quello della “nuova stagione” e del dialogo col Cavaliere sulle riforme.
Raccontano ad Arcore che anche sulla Giustizia la trattativa è stata assai complessa, molto più di quanto è uscito sui giornali.
E che Orlando è stato tutt’altro che imposto dal Colle, cui non dispiacevano anche altri nomi tra cui, secondo i berlusconiani, lo stesso Gratteri, il magistrato che Enrico Letta aveva inserito nella task force contro la criminalità . Chissà .
Sia come sia, di tutti i nomi, quello finale è il meno ostile, visto dalle parti di Arcore. Non certo come “Federica” ma buono per non incrinare il confronto con Renzi sulle riforme e sulla legislatura costituente
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
PRIMARIE FARSA DELLE “SORELLE DI SILVIO”: SI PUO’ SCEGLIERE (FORSE) IL SIMBOLO, MA NELL’OFFICINA E’ BLINDATA LA POLTRONA DELL’EX MINISTRO DI BERLUSCONI
In questo fine settimana si tengono le cosiddette “primarie” promosse da “Fratelli d’Italia che
hanno preso in affitto per un anno dalla Fondazione An anche il simbolo di Alleanza Nazionale.
Se renderà qualcosa rinnoveranno la polizza, altrimenti la restituiranno.
Ricorsi giudiziari permettendo.
In cosa consistono “le prime primarie del Centrodestra” è quindi ben presto spiegato: si potrà votare, bontà sua, il Presidente Nazionale del Movimento, ovvero l’unica candidata Giorgia Meloni, proclamandola “Santa subito”.
In secondo luogo si potranno votare i “grandi elettori” locali, cioè complessivamente 3150 delegati che, nel congresso nazionale di Fiuggi l’8 e 9 marzo, ratificheranno l’elezione del Presidente nazionale, la scelta del simbolo e l’elezione dei membri dell’Assemblea Nazionale del movimento (puro stile piramidale vecchia Dc)
In pratica una presa d’atto per acclamazione per la sorella d’Italia.
Da sottolineare che ogni votante alle primarie potrà indicare fino a 5 preferenze, in modo da far apparire più numerose le stesse.
Ma non finisce qua la liberalità del consulto: si potrà scegliere tra otto simboli come nelle migliori pizzerie: con o senza fiamma e con ingredienti diversamente posizionati, con un piccolo dettaglio.
Sette simboli su otto prevedono che i caratteri di Fratelli d’Italia siano molto più grandi di quelli di Alleanza Nazionale.
Poi si passa alla consultazione sul programma (temi ovviamente originali), dieci i quesiti posti: l’uscita dell’Italia dall’euro; impedire l’importazione di merci che fanno concorrenza sleale al Made in Italy; il blocco di flussi migratori fin quando il tasso di disoccupazione non sarà inferiore alla media europea; condonare le cartelle esattoriali per interessi, sanzioni e oneri sospendendo versamenti per famiglie e imprese in difficoltà ; scaricare dalla dichiarazione dei redditi le spese fatturate; elezione diretta del Capo dello Stato; incentivare le famiglie numerose; vietare nuove sale giochi; pretendere le elezioni primarie per il leader del centrodestra; regolamentazione della prostituzione.
Tra demogogia e populismo insomma, senza specificare le coperture, in una visione da destra ottocentesca e mancanza del senso del ridicolo, lontani dalle moderne destre europee.
Scopiazzando il Pd, occorre anche un’ «adesione» ai valori di Fdi-An (quali?) e versare due eurini che fanno sempre comodo.
Alla fine della santificazione potranno riprendere le trattative della “famiglia Addams” con gli aspiranti apostoli o meglio dire questuanti: obiettivo lista comune con la Destra, ex Fli e Noi Sud per le Europee.
Tra appelli e contrappelli, trattative su capilista e caporali, finanziamenti e percentuali, riusciranno i nostri eroi a mettersi d’accordo?
Le alternative sono due: o non raggiungere il 4% di sbarramento insieme o da soli.
Anche perchè senza idee, alleanze e volti nuovi non si va da nessun parte.
Soprattutto se chi dirige i vecchi commedianti sta sempre nella cabina di regia di Arcore.
Un consiglio: fatevi assumere direttamente, almeno Silvio vi versa le marchette (termine mai così adatto…)
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Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
LA DOCENTE AMALIA SIGNORELLI: “VORREBBE FARTI SENTIRE CHE E’ UNO DEI TUOI, MA PURTROPPO DIETRO C’E’ IL VUOTO”
Te ne accorgi che è nuovissimo da come ti dà la mano. Matteo Renzi usa appiopparla a cinque dita, col palmo aderente sull’altro.
“L’ho natato anch’io, dà il cinque. In verità è un costume giovanile, lo vedo fare ai miei nipoti ventenni e lui sarebbe anzianotto per questa pratica. Rientra nella sua linea di estraneità ai rituali istituzionali. Come sa il corpo del Sovrano è sacro, riassume la potenza salvifica, sintesi della società . Poco tempo fa ho visto in tv una scena da un comizio di Berlusconi in Sardegna: una bimbetta che urlava “l’ho toccato, l’ho toccato”. Era riuscita ad arrivare al suo corpo. Invece Renzi ti agguanta con quel contatto così amichevole e familiare. Rompe lo schema classico, è vicino a te, anzi è proprio come te. Cerca il contatto, tocca, spinge, s’allarga, fraternizza, sorride”.
Agli occhi di una antropologa del valore di Amalia Signorelli la postura contribuisce a irrobustire l’indagine sul leader.
Serve partire dalla stretta di mano, passare dal giubbotto tipo Fonzie, proseguire con la bici e poi giungere al punto centrale: quella foto che lo ritrae davanti a palazzo Vecchio mentre Enrico Letta, il suo predecessore pugnalato, appena insediato a palazzo Chigi gli fa visita di cortesia. Enrico è lì che saluta, Matteo ha lo sguardo già rivolto altrove.
“E’ del tutto logico: una persona così egocentrata cosa vuole che lo leghi a una persona come Letta se non un rapporto strumentale? E infatti si è visto”.
La professoressa Signorelli ha insegnato per una vita antropologia culturale alla Federico II di Napoli, e osserva il corso del nuovo mondo con una dose robusta di diffidenza.
“Comprendo che sia venuto il momento di imboccare una via d’uscita, tentare almeno di intravederla. L’analisi dei disastri italiani conta una grandissima bibliografia e non se ne può più. Siamo stanchi dei nostri difetti, della nostra precaria etica pubblica, dei nostri scandali. Ed è anche vero che specialmente noi intellettuali subiamo il costante pessimismo, l’insoddisfazione perenne. E sto zitta quando mi dicono: finalmente questo Renzi è un portatore sano di energia, è giovane, ha la linfa vitale e ci prospetta un futuro senza i vincoli, i retaggi del passato. E’ un fenomeno politico da osservare con attenzione, non c’è dubbio”.
Da quel che intuisco adesso arriva la mazzata che lo annienta.
“Ah ah! Il fatto, semplice e insieme straordinario, è che ancora non abbiamo capito nulla dei programmi. Queste riforme mensili oggettivamente fanno ridere per la loro banalità , la superficialità e anche l’inadeguatezza di un tempo di gestazione così modesto. E la squadra di governo che ha formato non appare affatto monumentale. E se tutto questo è vero affidiamo a lui la salvezza in virtù di cosa?”.
E’ il governo del Ghe Renzi mì, un po’ come successe con Berlusconi. E ci sono modalità espressive di una personalità straripante che lo fanno assurgere almeno come un “vice unto del Signore”
“Concordo col suo pensiero. E mi pare che Renzi abbia subìto così densamente l’egemonia culturale berlusconiana da vederlo nutrito prevalentemente di quella”.
E’ andato alla Ruota della Fortuna, ha gareggiato con Mike di fronte!
“Uno che va alla Ruota della fortuna conferma la sua attrazione per quel modello di successo, che passa dalla televisione, e che si fa modello di vita”.
Il ventennio berlusconiano non si chiude mai. Davvero siamo a un clone?
“Mi faccia fare un passo indietro. Non mi è piaciuta neanche un po’ la conduzione della crisi da parte del presidente Napolitano. Perchè tenerla fuori dalle aule del Parlamento? Perchè farla gestire nei sotterranei di un partito? Perchè dare a lui ciò che non si è concesso agli altri?. Ora vengo alla sua domanda. Mi dicono che Renzi innova, e cosa innova?”.
Non le sembra già tanto che abbia rotto gli schemi, abbia prosciugato la palude, abbia disarticolato un potere immobile
“Non contesto, però riduciamo la portata della dimensione della rottura. Finora ha contrattato i posti con Alfano e Schifani. Ha inchiodato Berlusconi a una profonda sintonia. Mi dia ancora qualche giorno di dubbio sull’annunciata palingenesi, credo proprio di meritarlo”.
Non le garba il nuovo presidente del Consiglio.
“Bah! Diciamo che Renzi ha ottenuto una primazia conquistata con le armi tipiche delle società post-moderne: alla visibilità è corrisposto il successo, al successo il consenso. I fattori dovrebbero invece avere un ordine diverso: illustro le mie idee, guadagno il consenso e poi ottengo il successo. Prima c’era l’ideale come carattere collettivo. Si stava col Pci, non con Togliatti. E si poteva cambiare l’Italia solo stando in quel partito. Oggi esiste l’unica proiezione individuale: non c’è gruppo, comunità , partito. Ieri si combatteva per una causa oggi per una persona. E così siamo giunti alla fine senza conoscere l’inizio, abbiamo applaudito il film senza averlo visto. Ci è bastata una suggestione, una promessa, una intuizione”.
Antonello Caporale
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Febbraio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
CAMILLERI CANDIDATO, CONTATTI CON ZAGREBELSKY E ALTRI INTELLETTUALI
Giornata positiva ieri per il comitato Tsipras, il leader della sinistra greca che ha dato il
proprio avallo alla lista promossa, tra gli altri, da Barbara Spinelli, e Andrea Camilleri.
Positiva per almeno due fatti: la disponibilità di quest’ultimo a candidarsi e a dare una forte riconoscibilità alla lista.
E poi il primo sondaggio pubblico che ha dato la lista al quarto posto con un sorprendente 7,2 per cento.
La rilevazione è quella settimanale di Ixè per la trasmissione Agorà su Rai3.
Se si votasse oggi per le elezioni europee, il primo partito sarebbe il Pd col 27,6 per cento, a seguire il M5S col 24,9 e Forza Italia col 22,4.
La lista di sinistra ispirata a Tsipras raggiungerebbe incredibilmente il quarto posto con il 7,2 per cento staccando nettamente il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano – azionista del governo – fermo al 3,1.
Ad allietare il clima del Comitato promotore, però, c’è anche la grande disponibilità a candidarsi offerta da numerose personalità .
La più significativa, per ora, è proprio quella dello scrittore siciliano, Andrea Camilleri, creatore del Commissario Montalbano, seguito e amato da un pubblico ampio e diversificato.
Ma disponibilità importanti, nei giorni scorsi, sono venute da Riccardo Petrella, Ermanno Rea, la scrittrice Valeria Parrella.
Ci stanno seriamente pensando alcune figure intellettuali che potrebbero avere un certo impatto nel mondo del Pd.
Ci sta pensando Tomaso Montanari, ma, soprattutto, la stessa Barbara Spinelli o anche il giurista Gustavo Zagrebelsky, su cui si fanno molte pressioni ma che al momento non ha sciolto la riserva.
Ci sarà sicuramente l’ex disobbediente Luca Casarini o l’ex leader del ’77 bolognese Franco Berardi “Bifo”.
I promotori poi vogliono muoversi con candidature di prestigio anche sul piano internazionale.
È stato contattato il regista inglese Ken Loach, icona della sinistra radicale, ma anche il filosofo Slavoj Zizek.
Le candidature possono essere presentate da gruppi di almeno 50 persone, aderenti al progetto, entro domenica sera.
Dovrebbero essere circa 250 proposte, comprese quelle di area di partito, da cui selezionarne 73, quanti sono i candidati al Parlamento europeo.
Sel punterà molto probabilmente sui sindaci (quello di Cagliari, Zedda, ma anche Paola Natalicchio di Molfetta o Giovanni Speranza di Lametia Terme), Rifondazione su figure di partito.
A decidere, i sei garanti nazionali.
Salvatore Cannavò
(da “il Fatto Quotidiano”)
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